MahÄbhÄrata
Il MahÄbhÄrata ([mÉɦaËˈbʱaËrÉtÉ]; devanÄgarÄ«: महाà¤à¤¾à¤°à¤¤, "La grande [storia] dei BhÄrata" da intendersi come "La grande [storia] dei discendenti di Bharata"), conosciuto anche come Kṛṣṇaveda ("Veda di Kṛṣṇa"), è uno dei più grandi e importanti poemi epici (ItihÄsa) indiani assieme al RÄmÄyaṇa.
Seppur considerato nell'ambito di un'antica epopea, il MahÄbhÄrata, come il RÄmÄyaṇa, è inserito nella raccolta delle Smá¹›ti, la cui lettura è tradizionalmente consentita a tutti gli hindÅ«, ivi compresi gli appartenenti alla casta (varṇa) dei śūdra e alle donne. Conservando al suo interno (nel VI parvan) la BhagavadgÄ«tÄ, risulta essere uno dei testi religiosi più importanti dell'Induismo, di cui intende compendiare l'intero scibile dei contenuti, per cui, a differenza del RÄmÄyaṇa, il MahÄbhÄrata tratta anche del moká¹£a (la liberazione dal ciclo del saṃsÄra).
Composto originariamente in lingua sanscrita, nelle edizioni a noi pervenute, il MahÄbhÄrata consta di più di 95 000 Å›loka (versi) nella versione detta "meridionale"; in oltre 82 000 versi nella versione detta "settentrionale", questa detta anche vulgata; in circa 75 000 versi nella versione ricostruita in epoca moderna, detta "critica"; più un'appendice (khila), l'Harivaṃśa, che ne fanno il poema epico più imponente non solo della letteratura indiana, ma dell'intera letteratura mondiale.
== Origini ==
La tradizione hindÅ« narra che il poema religioso sia opera del mitico saggio VyÄsa (il "Compilatore", appellativo di Kṛṣṇa DvaipÄyana), che include se stesso tra i più importanti personaggi dinastici del racconto.
I fatti narrati nel MahÄbhÄrata sono, sempre secondo la tradizione, avvenuti nel XXXII secolo a.C., quindi al termine dell'era DvÄpara-yuga che precede l'era attuale detta del Kali-yuga.
Gli studiosi ritengono che il MahÄbhÄrata derivi da un originale lavoro molto più breve, chiamato Jaya ("Vittoria", a significare la vittoria del dharma sull'adharma, grazie all'intervento del dio Kṛṣṇa) di circa 8 800 strofe, risalente al IV secolo a.C., e che poi si sia sviluppato nel corso dei secoli fino al IV secolo d.C., passando per la versione intermedia denominata BhÄrata di complessive 24 000 strofe.
Gli autori delle prime versioni del MahÄbhÄrata attinsero con ogni probabilità a tradizioni epiche ancora più antiche, risalenti alle tradizioni delle invasioni arie e forse anche prima in considerazione del fatto che la mitologia qui presente ha una tipica struttura indoeuropea.
== Edizioni e traduzioni ==
Il MahÄbhÄrata si è andato dunque sviluppando nei secoli a partire dall'inizio del IV secolo a.C., raggiungendo un suo completamento verso la fine dello stesso secolo.
La sua messa per iscritto, tarda, è avvenuta su corteccia di betulla nel nord dell'India e su foglie di palma nel sud, questo prima dell'introduzione della carta avvenuta nell'XI secolo d.C.
I più antichi testimoni conservatisi fino a noi risalgono a manoscritti del XVI secolo.
Va tuttavia evidenziato come la ulteriore copiatura e diffusioni dei manoscritti nel corso dei secoli ha riguardato chi disponeva dell'opera, il quale si poteva sentire libero di fare delle aggiunte, per quanto riguarda "racconti" da lui conosciuti ma assenti nel testo, promuovere delle correzioni, o intervenire laddove il testo risultava "corrotto" o, infine, redigere delle note a margine. Questi interventi avvenuti lungo i secoli, seppur promossi al fine di migliorarne la redazione, possono aver alterato, e non poco, il testo originale. A ciò va aggiunto, con tutto quello che ne consegue, la traduzione in altre lingue, e dialetti, differenti dal sanscrito come ad esempio il bengali o il malayalam, e la ulteriore copiatura e diffusione di questi nuovi testi.
=== Edizioni moderne ===
Nel XVII secolo il brahmano di VÄrÄṇasÄ«, NÄ«lakaṇá¹ha Caturdhara, raccolse, commentandola, quell'edizione del MahÄbhÄrata oggi indicata come versione "settentrionale" o vulgata.
La prima edizione moderna del MahÄbhÄrata risale tuttavia al 1839, indicata come "edizione di Calcutta" di derivazione "settentrionale". Consta di 4 volumi editi rispettivamente: 1° vol. dalla Education Commitee Press nel 1834; 2° vol. dalla Baptist Mission Press nel 1836; 3° e 4° voll. dall'Asiatic Society of Bengal nel 1837 e nel 1839.
Nel 1863, è intervenuta l'"edizione di Bombay", basata su degli scritti in devanÄgarÄ«, sempre di derivazione "settentrionale". Consta di 6 volumi, editi dalla Gaṇapata KṛṣṇajÄ«'s Press (questa edizione contiene anche il commento di NÄ«lakaṇá¹ha Caturdhara).
Nel 1910 si completa una nuova edizione, indicata come "Kumbakonam", che incorpora per la prima volta delle versioni "meridionali". Consta di 18 volumi editi tra il 1906 e il 1910 dalla Nirnaya Sagar Press, curati da T. R. Krishnacharya e da T. R. Vyasacharya.
Tra il 1929 e il 1936 viene pubblicata l'edizione detta di "Poona" basata sulla versione "settentrionale" con l'aggiunta del commento di NÄ«lakaṇá¹ha Caturdhara. Curata da Kinjawadekar è stata pubblicata dalla Chitrashala Press in 7 volumi e ristampata nel 1979 dalla Oriental Books di New Delhi.
Terminata nel 1936, viene edita a Madras la versione detta "meridionale". Consta di 18 volumi ed è curata da P. P. S. Sastri, pubblicata dalla Sastrulu and Sons tra il 1931 e il 1936.
Già nei primi del Novecento alcuni sanscritisti occidentali, come l'austriaco Moriz Winternitz (1863-1937), auspicavano la ricostruzione del testo originale del MahÄbhÄrata, incontrando per lo più scetticismo tra i colleghi, dubbiosi sulla riuscita di tale ambizioso tentativo. Ma alla fine, con l'aiuto di alcune università come quelle di Gottinga, Vienna e Berlino, si pervenne nel 1901 ad avviare un primo tentativo di edizione "critica" curata da Heinrich Lüders (1869-1943) che, tuttavia, non guadagnò sufficienti apprezzamenti e che finì per interrompersi con l'inizio della prima guerra mondiale.
Il tentativo di realizzare un'edizione "critica" avente lo scopo di ricostruire la versione originale del poema fu promosso, e questa volta con successo, anche da sanscritisti indiani i quali, a partire dal 1918 e sotto l'egida della Bhandarkar Oriental Research Institute di Pune (Poona), avviarono la loro edizione che ebbe in Vishnu Sitaram Sukthankar (1887-1943), allievo di Lüders, il suo principale curatore. Il processo di ricostruzione del testo considerato "originale" fu completato nel 1971 con la pubblicazione dell'ultimo volume dello Harivaṃśa. Indicata con l'acronimo BORI (Bhandarkar Oriental Research Institute), l'edizione "critica" è partita dalla recensione detta "settentrionale" omettendo dei versi considerati note, aggiunte e glosse, interpolate nel corso dei secoli rispetto alla versione "originale". Tale operazione di "taglio" della recensione "settentrionale", per quanto maggiormente apprezzato rispetto al precedente tentativo occidentale, non ha mancato di suscitare severe critiche da parte di importanti indologi occidentali. La versione "critica" consta di: 18 volumi in 22 tomi del MahÄbhÄrata pubblicati tra il 1933 e il 1966; 2 volumi dello Harivaṃśa pubblicati tra il 1969 e il 1971; 6 volumi di "indici" (Pratika) pubblicati tra il 1967 e il 1972.
Nel 1942 si è completata a Gorakhpur un'edizione completa della versione "settentrionale" che, nel 1994, è stata edita in versione bilingue, sanscrito-hindi, quest'ultima curata da Ramnarayan Dutt Shastri Pandey, in 6 volumi, pubblicati dalla GitÄ Press.
=== Traduzioni integrali in lingua occidentale ===
Per quanto attiene alle traduzioni in lingua occidentale, esistono sei traduzioni integrali del MahÄbhÄrata (di cui tre non ancora completate), tutte in inglese. Esse sono:
quella operata tra il 1883 e il 1886 da Kisari Mohan Ganguly (si basa sulla versione "settentrionale") è stata pubblicata dalla Bharata Press di Calcutta in 19 volumi; poi riveduta e pubblicata dalla Oriental Publishing Company nel 1955-1962 in 12 volumi; ristampa in 4 volumi della South Asia Books, Delhi, 1991;
quella di Manmatha Nath Dutt operata tra il 1895 e il 1905 (si basa sulla versione "settentrionale") è stata pubblicata in 3 volumi dalla Elysium Press di Calcutta;
quella della University of Chicago, curata da Johannes Adrianus Bernardus van Buitenen, avviata dal 1973 (si basa sull'edizione detta "critica" di Pune), ancora non completata;
quella della Writers Workshop, curata da Purushottama Lal, avviata negli anni '70 (consiste in una versione poetica delle differenti edizioni), ancora non completata;
quella pubblicata dalla Clay Sanskrit Library, avviata dal 2005, curata da Paul Wilmot (non si basa sulla versione "critica" ma su quella detta "settentrionale" o vulgata), ancora non completata.
quella pubblicata da Penguin Books India, curata da Bibek Debroy, iniziata nel 2010 e completata nel dicembre 2014 (basta sull'edizione "critica" di Pune)
=== Notazioni critiche sulle edizioni ===
Esistono quindi due recensioni del MahÄbhÄrata: quella detta "settentrionale" o vulgata e quella detta "meridionale".
Da quella "settentrionale" è stata derivata una edizione detta "critica" che ha comportato una riduzione del testo, qui tagliato secondo le valutazioni di studiosi indiani tesi a riportare l'opera all'originaria redazione risalente al IV secolo d.C. I tagli operati non sono stati cancellati ma vengono riportati negli apparati critici in quanto considerati "secondari" e non "strutturali" (appartenenti alla "struttura del testo").
Così se la versione "meridionale" consta di complessivi 95 586 śloka (versi), quella "settentrionale" (vulgata) di 82 136, la "critica" si riduce a 73 784.
Il dibattito sulla validità dell'edizione "critica" di Pune è ancora aperto. Le critiche a tale operazione di "riduzione" sono state avviate da importanti indologi come, ad esempio, John Dunham, Madeleine Biardeau, Georges Dumézil.
== Il tema centrale ==
Il MahÄbhÄrata è un'epica dai contenuti mitici e religiosi che intende narrare un lontano passato degli Arii, ovvero di quel popolo indoeuropeo invasore dell'India.
Intriso di epica guerriera propria degli ká¹£atriya (la casta guerriera), la vicenda si svolge nell'attuale regione del Doab, ovvero in quell'area compresa tra il fiume Gange e il fiume YamunÄ che corrisponde a uno dei primi stanziamenti del popolo invasore degli Arii.
La trama del MahÄbhÄrata è molto ampia e complessa. Essa è all'origine di racconti mitologici molteplici e diversi che non sempre si intrecciano tra loro. Riassumerla, soprattutto in modo succinto, è compito assai arduo.
Semplificando e omettendo importanti intrecci e spiegazioni, si può individuare il tema centrale dell'epica nella rivalità fra due schieramenti di cugini appartenenti al medesimo clan di stirpe lunare (somavaṃśa): i Kaurava (discendenti di Kuru, i cento figli di Dhá¹›tarÄá¹£á¹ra guidati da Duryodhana) e i PÄṇá¸ava (i cinque figli di PÄṇá¸u, ma in realtà figli di alcune divinità : Yudiá¹£á¹hira, figlio del dio Dharma; BhÄ«ma, figlio del dio Vayu, il Vento; Arjuna, figlio del dio Indra; e i gemelli Nakula e Sahadeva, figli degli dèi AÅ›vin).
Alla morte del re PÄṇá¸u, suo fratello, il cieco Dhá¹›tarÄá¹£á¹ra, sale sul trono in attesa che il figlio primogenito di PÄṇá¸u, Yudiá¹£á¹hira, raggiunga l'età per essere re.
Il figlio di Dhá¹›tarÄá¹£á¹ra, Duryodhana, non si rassegna all'idea di perdere il regno a favore del cugino e, consumato da un profondo odio nei confronti dei cinque PÄṇá¸ava, è mandante di una serie di agguati per ucciderli. Uno di questi, l'incendio dell'abitazione in cui Duryodhana li aveva convinti ad abitare, costringe i PÄṇá¸ava a fuggire insieme con la loro madre, KuntÄ«.
Nonostante queste difficili condizioni Arjuna, travestitosi da brahmano, riesce a vincere uno Swayamvara e a prendere in moglie la principessa DraupadÄ« (che in realtà altri non è che l'incarnazione della dea ÅšrÄ«), e la accompagna quindi dai PÄṇá¸ava. Non avendo visto DraupadÄ«, e credendo che si tratti solo di un premio, KuntÄ« invita Arjuna e i suoi fratelli a "godere insieme del dono ricevuto", e perciò DraupadÄ« diviene la moglie di tutti e cinque i fratelli.
Nel frattempo il re cieco Dhá¹›tarÄá¹£á¹ra viene a sapere che i giovani PÄṇá¸ava sono sopravvissuti all'incendio provocato da Duryodhana e si decide a lasciare loro la metà del regno.
I PÄṇá¸ava erigono quindi la capitale del nuovo regno, Indraprastha, e lì sono raggiunti dal loro cugino Kṛṣṇa, capo del clan degli YÄdava.
Nel frattempo Duryodhana, consumato sempre dall'odio, sfida a una partita a dadi Yudiá¹£á¹hira il quale, appartenendo alla casta degli ká¹£atriya (casta dei guerrieri), non può rifiutare una sfida al gioco né un duello. Ma la partita a dadi organizzata da Duryodhana è truccata e Yudiá¹£á¹hira perde non solo l'intero regno, ma anche i fratelli e la sposa DraupadÄ«.
Il re Dhá¹›tarÄá¹£á¹ra annulla tuttavia gli esiti della partita, restituendo tutti i beni ai PÄṇá¸ava, ma si risolve a convocarne una nuova dove lo sconfitto si impegna a esiliarsi per dodici anni nella foresta, vivendo il tredicesimo anno in incognito.
Yudiá¹£á¹hira perde anche la nuova la partita a dadi e quindi va in esilio con i fratelli e la moglie DraupadÄ«.
Il tredicesimo anno dell'esilio i fratelli PÄṇá¸ava, e la loro moglie, riescono a trascorrerlo senza far scoprire la loro reale identità , quindi inviano Kṛṣṇa a reclamare il regno o, almeno, cinque villaggi. Duryodhana rifiuta di rispettare i patti concordati negando ai PÄṇá¸ava persino i cinque villaggi.
La guerra tra i cugini Kaurava e PÄṇá¸ava si fa quindi inevitabile e nella località di Kuruká¹£etra ("piana dei Kuru", 150 km a nord di Delhi, oggi luogo santo, tÄ«rtha) si riuniscono in tutto diciotto armate (aká¹£auhiṇī) ognuna delle quali formata da 21.870 carri e altrettanti elefanti, da 65.610 cavalli e 109.350 fanti. Undici delle diciotto armate sono schierate a favore dei Kaurava, le restanti sette con i PÄṇá¸ava.
La battaglia di Kuruká¹£etra, che la cronologia tradizionale hindÅ« colloca a cavallo tra il 3139 e il 3138 a.C., divampa per diciotto giorni, e qui i Kaurava vengono sconfitti e trovano la morte, Duryodhana tra loro. Si salvano solo tre capi dei Kuru, tra questi AÅ›vatthÄman il quale, posseduto dal dio Åšiva, si introduce durante la notte nel campo vittorioso dell'esercito dei PÄṇá¸ava compiendo una carneficina. Da questa ultima carneficina si salvano solo i cinque fratelli PÄṇá¸ava. Yudiá¹£á¹hira, sconvolto dal massacro, decide di abbandonare il trono appena conquistato per vivere come un santo eremita, ma Kṛṣṇa e i suoi fratelli lo convincono a recedere da questa sua scelta.
Il vecchio re Dhá¹›tarÄá¹£á¹ra aiuta Yudiá¹£á¹hira nel governo del regno, finché, quindici anni dopo si ritira in eremitaggio nella foresta dove perisce a seguito di un incendio provocato dal fuoco di alcuni sacrifici.
Trascorsi trent'anni dalla battaglia di Kuruká¹£etra, anche Kṛṣṇa muore. Dalla morte di Kṛṣṇa, la cronologia tradizionale hindÅ« fa terminare l'era detta del DvÄpara-yuga, avviandosi la nostra era detta del Kali-yuga.
Giunto alla vecchiaia, Yudiá¹£á¹hira abdica a favore del nipote Pariká¹£it (nato morto ma resuscitato da Kṛṣṇa) e, insieme con i fratelli e alla moglie DraupadÄ«, decide di recarsi in eremitaggio sull'Himalaya e quindi sul Monte Meru, accompagnato da un cane che altri non è che il suo vero padre, il dio Dharma.
Solo Yudiá¹£á¹hira e il cane raggiungeranno la vetta.
Nel VI parvan dell'opera è conservata la BhagavadgÄ«tÄ (Canto dell'Adorabile Signore), quel testo dal forte contenuto religioso composto in circa 700 versi (Å›loka) divisi in 18 canti (adhyÄya). Qui il PÄṇá¸ava Arjuna, nel mentre gli eserciti sono schierati e pronti al combattimento, viene preso dallo sconforto di dover uccidere maestri, amici e i cugini schierati nel campo avversario, decide quindi di abbandonare il combattimento. Allora il suo auriga e amico Kṛṣṇa gli impone di rispettare i suoi doveri di ká¹£atra (guerriero), quindi di combattere e uccidere, senza farsi coinvolgere da quelle stesse azioni (karman). Per convincere Arjuna della bontà dei propri suggerimenti Kṛṣṇa espone una vera e propria rivelazione religiosa finendo per manifestarsi come l'Essere supremo. Innanzitutto Kṛṣṇa precisa che la sua "teologia" e la sua "rivelazione" non sono affatto delle novità (IV,1 e 3) in quanto già da lui trasmesse a Vivasvat e da questi a Manu in tempi immemorabili, ma che tale conoscenza venne poi a mancare e con essa il Dharma e, quando ciò accade e per proteggere gli esseri benevoli dalle distruzioni provocate da quelli malvagi, qui è lo stesso Kṛṣṇa a parlare, «io vengo all'esistenza» (IV,8; dottrina dell'avatÄra). Kṛṣṇa si manifesta nel mondo affinché gli uomini, e in questo caso Arjuna, lo imitino (III, 23-4). Così Kṛṣṇa, l'Essere supremo manifestatosi, spiega che ogni aspetto della Creazione proviene da lui (VII, 4-6, e altri) per mezzo della sua praká¹›ti, e che, nonostante questo, egli rimane solo uno spettatore di questa creazione:
L'uomo deve quindi imparare a fare lo stesso essendo legato alle proprie azioni, in quanto anche se si astiene dal compierle, come stava per fare Arjuna rifiutandosi di combattere, i guṇa agiranno lo stesso incatenandolo al proprio karman (III, 4-5), egli deve comunque compiere il proprio dovere (svadharma) persino in modo "mediocre" (III, 35).
Altre due parti del poema che vanno considerati, unitamente alla BhagavadgÄ«tÄ, sia per una migliore comprensione dello stesso, sia in considerazione del profondo messaggio religioso ivi contenuto, sono:
il SanatsujÄtÄ«ya ("L'insegnamento di SanatsujÄta"): V, 42-62 della recensione detta vulgata;
l'Anu-gÄ«tÄ (anche Uttara-gÄ«tÄ; "Il canto successivo"): XIV, 16-51 della recensione detta vulgata.
Dal punto di vista filosofico e spirituale vanno prese in considerazione, sempre unitamente alla BhagavadgÄ«tÄ, ulteriori due parti del poema:
il Åšantiparvan ("Libro della pace"):
l'Anuśasanaparvan ("Libro degli insegnamenti"):
== Interpretazioni del testo ==
Lo scontro tra i due schieramenti di cugini, i PÄṇá¸ava e i Kaurava, rappresenta, nell'intenzione dell'epica, un vero e proprio scontro tra il bene e il male. I PÄṇá¸ava, guidati da Yudiá¹£á¹hira figlio del Dio Dharma, sono i campioni del bene e della giustizia, mentre i Kaurava, guidati da Duryodhana qui inteso come incarnazione del demone Kali, rappresentano il male e la condotta iniqua.
I PÄṇá¸ava sono anche quello schieramento in cui Arjuna, figlio del dio Indra, è accompagnato sempre dalla divinità , Kṛṣṇa/Viṣṇu, celebrata come la persona suprema nel VI parvan, nella BhagavadgÄ«tÄ. Divinità venuta a essere nel mondo, avatÄra, proprio per ristabilire il dharma:
Mircea Eliade ricorda che anche nella mitologia propria degli antichi Iranici lo scontro tra le forze del bene guidate da Ahura MazdÄ e dai sei AmeÅ¡a Spenta, sconfiggono le forze del male condotte Angra Mainyu (Ahriman) e dai suoi daeva. Allo stesso modo per lo studioso romeno si presenta il mito germanico del RagnarÇ«k con lo scontro finale tra le forze divine del bene e quelle demoniache del male.
Stig Wikander e Georges Dumézil hanno evidenziato importanti paralleli con miti comuni agli Indoeuropei: dalle vicende narrate nelle Gesta Danorum di Saxo Grammaticus, ovvero nella Battaglia del Brávellir tra il re cieco dei Danesi, Harald Hildetand, e suo nipote Sigurðr Hringr re di Svezia, Haraldr Hildetand ascolta le vicende proprio dal racconto del suo auriga Bruno, personaggio sotto cui si cela Óðinn, Odino. Così l'eroe Ubbo trafitto da 144 frecce, come accade all'eroe Bhīṣma. Ulteriori paralleli sono rinvenibili nei Sette contro Tebe in cui Edipo accecato è relazionabile al cieco Dhá¹›tarÄá¹£á¹ra, quindi Eteocle (Duryodhana) rifiuta di restituire il regno a Polinice (Yudiá¹£á¹hira) al rientro dal suo esilio. Quindi nella fondazione leggendaria di Roma e la narrazione di DvÄrÄka. Il Viraá¹Äparvan presenterebbe, infine, dei notevoli paralleli con il Táin Bó Cúailnge, la saga irlandese della razzia di bovini.
== I parvan del MahÄbhÄrata ==
1: Ä€di parvan (devanÄgarÄ«: आदि परà¥à¤µ) - Libro dell'inizio
2: SabhÄ parvan (सà¤à¤¾ परà¥à¤µ) - Libro della sala delle adunanze
3: Vana parvan (वन परà¥à¤µ) - Libro della foresta
4: Viraá¹Ä parvan (विराट परà¥à¤µ) - Libro di Viraá¹Ä
5: Udyoga parvan (उदà¥à¤¯à¥‹à¤— परà¥à¤µ) - Libro dei preparativi
6: Bhīṣma parvan (à¤à¥€à¤·à¥à¤® परà¥à¤µ) - Libro di Bhīṣma
7: Droṇa parvan (दà¥à¤°à¥‹à¤£ परà¥à¤µ) - Libro di Droṇa
8: Karṇa parvan (करà¥à¤£ परà¥à¤µ) - Libro di Karṇa
9: Åšalya parvan (शलà¥à¤¯ परà¥à¤µ) - Libro di Åšalya
10: Sauptika parvan (सौपà¥à¤¤à¤¿à¤• परà¥à¤µ) - Libro dell'assalto ai dormienti
11: StrÄ« parvan (सà¥à¤¤à¥à¤°à¥€ परà¥à¤µ) - Libro delle donne
12: Åšanti parvan (शानà¥à¤¤à¤¿ परà¥à¤µ) - Libro della pace
13: AnuÅ›asana parvan (अनà¥à¤¶à¤¾à¤¸à¤¨ परà¥à¤µ) - Libro degli insegnamenti
14: Āśvamedhika parvan (आशà¥à¤µà¤®à¥‡à¤§à¤¿à¤• परà¥à¤µ) - Libro del sacrificio del cavallo
15: AÅ›ramavÄsika parvan (आशà¥à¤°à¤®à¤µà¤¾à¤¸à¤¿à¤• परà¥à¤µ) - Libro della vita nell'eremo
16: Mausala parvan (मौसल परà¥à¤µ) - Libro dello scontro con le mazze
17: MahÄprasthÄnika parvan (महापà¥à¤°à¤¸à¥à¤¥à¤¾à¤¨à¤¿à¤• परà¥à¤µ) - Libro della grande dipartita
18: SvargÄrohaṇa parvan (सà¥à¤µà¤°à¥à¤—ारोहण परà¥à¤µ) - Libro dell'ascesa al cielo
Appendice: Harivaṃśa (हरिवंश) - Genealogia di Hari
== Opere derivate ==
Nell'XI secolo la trama del MahÄbhÄrata fu riassunta da Ká¹£emendra nell'opera BhÄratamañjarÄ«, ossia Il mazzo di fiori del MahÄbhÄrata.
Il Mahabharata, è stato adattato cinematograficamente dal regista inglese Peter Brook nel 1989.
== Note ==
== Bibliografia ragionata in lingua italiana ==
=== Testi di provenienza accademica ===
Nella raccolta Hinduismo antico, su progetto editoriale e introduzione generale di Francesco Sferra, pubblicata nei Meridiani della Mondadori nel 2010 vi è una selezione dei brani del MahÄbhÄrata curata da Stefano Piano e Alberto Pelissero (la BhagavadgÄ«tÄ inserita in un capitolo a parte è curata da Raniero Gnoli) che fanno riferimento alla versione detta vulgata dell'opera. Alle pp. CXXIX-CLXXIII di questo testo vi è l'introduzione all'opera di Antonio Rigopoulos.
Un organizzato sommario dei 18 parvan del MahÄbhÄrata, curato da Stefano Piano, è alle pp. 163–207 e 215-218 di Giuliano Boccali, Stefano Piano, Saverio Sani, Le letterature dell'India edito dalla UTET di Torino nel 2000.
Alberto Pelissero, Letterature classiche dell'India. Brescia, Morcelliana, 2007, pp. 74–91.
Oscar Botto, Letterature antiche dell'India. Milano, Vallardi, 1969, pp. 47–64.
Una introduzione filosofica ad alcune parti del poema è in Alberto Pelissero, Filosofie classiche dell'India, Brescia, Morcelliana, 2014, pp. 65–85.
=== Sunti in lingua italiana ===
Nel 2019 Luni Editrice pubblica una selezione antologica del testo integrale in cinque volumi del Mahabharata, tradotta e curata da Michele Kerbaker che utilizza la forma dell'ottava ariostesca per rendere la musicalità del testo, ISBN 9788879846448
La casa editrice La Comune di Milano ha edito, a partire dal 2008, in sette volumi, una versione adattata e moderna del MahÄbhÄrata, che tuttavia manca di alcuni racconti, curata da Ramesh Menon.
Jean-Claude Carrière, Il Mahabharata, Varese, Vallardi Industrie Grafiche, 2003. Si tratta di un breve sunto dell'opera compiuto dallo sceneggiatore della riduzione teatrale e cinematografica del poema, questa sotto la regia di Peter Brook.
Giorgio Cerquetti ha curato nel 2009 una traduzione in lingua italiana dell'adattamento ridotto del Mahabharata, quest'ultimo opera del britannico e devoto gauá¸Ä«ya, Krishna Dharma (Kenneth Anderson, 1955-), per i tipi della casa editrice Om edizioni.
== Bibliografia ==
Samhita Arni, Il Mahabharata raccontato da una bambina, traduzione di Ottavio Fatica, vol. 1, Milano, Adelphi, 2002, ISBN 978-88-459-1690-8.
Samhita Arni, Il Mahabharata raccontato da una bambina, traduzione di Ottavio Fatica, vol. 2, Milano, Adelphi, 2003, ISBN 978-88-459-1815-5.
Oscar Botto, Storia delle letterature d'Oriente, Milano, 1969, SBN MOD0376339. Contiene una sintesi del MahÄbhÄrata nel vol. III pagg. 48 sgg..
Jean-Claude Carrière, Il Mahabharata, traduzione di Cesare Barioli, Vallardi Industrie Grafiche, 2003, ISBN 978-88-7696-363-6.
Anne-Marie Esnoul (a cura di), BhagavadgÄ«tÄ, traduzione di l francese da Bianca Candian, Milano, Oriente Universale Economica Feltrinelli, febbraio 2007, ISBN 978-88-07-81953-7.
Salvatore Lo Bue, La storia della poesia, prefazione di Agata Pellegrini, vol. 4 (Gli altari della parola. Poesia orientale vedica. Inni e Mahabharata), Milano, FrancoAngeli, 2004, ISBN 978-88-464-5268-9.
Il Mahabharata, raccontato da Rasupuram K. Narayan, tradotto da Riccardo Mainardi, Milano, Guanda, 1992, ISBN 978-88-7746-376-0. Nell'originale è una riduzione in inglese dell'opera.
Alberto Pelissero (a cura di), Arjuna e l'uomo della montagna (dal MahÄbhÄrata), presentazione di Giuliano Boccali, Il leone verde, 1997, ISBN 978-88-87139-03-7.
Mia Peluso (a cura di), Mahabharata, versione per bambini, illustrata da Simona Vajana, Milano, Mursia, 1996, ISBN 978-88-425-2112-9.
Vittore Pisani (a cura di), Mahabharata. Episodi scelti, Torino, UTET, 1968, SBN MIL0332522.
Flavio Poli, Induismo, vol. 4 (I testi della tradizione. Il Mahà bhà rata), Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 2000, ISBN 978-88-7094-413-6.
Mahabharata, raccontato da Chakravarti Rajagopalachari, tradotto da Marzio Tosello, Milano, Mondadori, 1995, ISBN 88-04-39432-3.
Daniela Sagramoso Rossella (a cura di), Storia di ÅšakuntalÄ: MahÄbhÄrata, Venezia, Marsilio, 1991, ISBN 88-317-5505-6.
Bharati Swami Veda, Bhishma. Vivere e morire secondo il Mahabharata, Milano, Mimesis Edizioni, 2006, ISBN 978-88-8483-494-2.
== Voci correlate ==
Induismo
ItihÄsa
PurÄṇa
BhagavadgÄ«tÄ
== Altri progetti ==
Wikiquote contiene citazioni dal MahÄbhÄrata
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul MahÄbhÄrata
== Collegamenti esterni ==
Mahabharata, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
MahÄbhÄrata, su sapere.it, De Agostini.
(EN) Wendy Doniger, Mahabharata, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
(EN) MahÄbhÄrata, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
(EN) Edizioni e traduzioni di MahÄbhÄrata, su Open Library, Internet Archive.
(EN) MahÄbhÄrata, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
=== Versioni complete ===
Edizione integrale del testo sanscrito in caratteri devanÄgarÄ« e latini (IAST) del MahÄbhÄrata nella sua versione detta "critica" curata da Muneo Tokunaga e rivista da J.D. Smith, su bombay.indology.info.
Il MahÄbhÄrata nella traduzione integrale della versione detta "settentrionale" in lingua inglese di Kisari Mohan Ganguly (pubblicata tra il 1883 e il 1896), su sacred-texts.com.
=== Versioni e sunti amatoriali ===
Traduzione amatoriale integrale - in corso d'opera, su ilgrandebarata.blogspot.com. URL consultato il 2 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 20 maggio 2019).
Sunto amatoriale, su guruji.it.