Jane Goodall

Dame Valerie Jane Morris-Goodall (Londra, 3 aprile 1934 – Los Angeles, 1º ottobre 2025) è stata un'etologa e antropologa britannica.
È nota in tutto il mondo per i suoi studi sugli scimpanzé e per il suo impegno ambientalista. La sua ricerca sulla vita sociale e familiare degli scimpanzé, iniziata nel 1960 al Parco nazionale del Gombe Stream, in Tanzania, ha portato alla conoscenza questa specie, gli esseri viventi più simili all’uomo.
Jane Goodall è la fondatrice dell'Istituto Jane Goodall, per la ricerca, l’educazione e la conservazione, impegnato nello studio e nella tutela delle grandi scimmie antropomorfe. L’Istituto Jane Goodall, nato nel 1977, è presente in 25 Paesi nel mondo, inclusa l’Italia.
Jane Goodall è fondatrice anche del Programma di Educazione alla Sostenibilità Roots & Shoots (Radici e Germogli), nato nel 1991 e rivolto in particolare ai giovani, dalle scuole materne all’università, per l’impegno civico nelle proprie comunità.
Jane Goodall è stata una fervente sostenitrice di cause ambientaliste e umanitarie, ed era vegetariana. Per il suo impegno scientifico, politico e sociale, ha ricevuto molte onorificenze, incluse la Medaglia della Tanzania, il prestigioso Premio di Kyoto, la Medaglia Benjamin Franklin per le scienze della vita, e il Premio Gandhi-King per la nonviolenza. Nell'aprile del 2002, Kofi Annan l'ha nominata Messaggero di Pace delle Nazioni Unite. Nel 2011 è stata insignita del titolo di Grande Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana.


== Biografia ==
Jane Goodall nacque nel 1934 a Londra, figlia di Mortimer Herbert Morris-Goodall (1907–2001), un uomo d'affari, e Margaret Myfanwe Joseph (1906–2000), una romanziera di Milford Haven, Pembrokeshire, che scrisse sotto lo pseudonimo di Vanne Morris-Goodall.
Fin da bambina Jane Goodall si interessò alla vita degli animali e all’Africa. Nel 1957 Jane Goodall partì per il Kenya, stabilendosi presso la fattoria di un amico.
Nel 1960 Leakey, ritenendo che lo studio delle grandi scimmie antropomorfe potesse fornire indicazioni importanti sul comportamento dei primi ominidi, inviò Goodall a osservare il comportamento degli scimpanzé del Parco nazionale del Gombe Stream (all'epoca Gombe Stream Chimpanzee Reserve), in Tanzania. Goodall si recò nella riserva, accompagnata dalla madre Vanne, la cui presenza si era resa necessaria per rispondere alle preoccupazioni delle Istituzioni per la sua sicurezza. Goodall ha sempre sostenuto quanto la madre l’abbia incoraggiata a perseguire la carriera in primatologia, campo che a quel tempo era dominato dagli uomini. Goodall ha anche dichiarato che all’epoca le donne non erano accettate per gli studi sul campo. Oggi la primatologia è rappresentata quasi uniformemente sia da uomini che da donne, in parte grazie al pionierismo di Jane Goodall e all’aver essa stessa incoraggiato tante giovani donne agli studi sul campo.
Nel 1962, per quanto lei non avesse una laurea, Leakey la inviò all’Università di Cambridge. Jane Goodall fu l’ottava persona alla quale fu permesso di studiare per un dottorato senza aver prima ottenuto una laurea. La sua tesi, completata nel 1965 sotto la supervisione di Robert Hinde, dal titolo “Behaviour of free-living chimpanzeesâ€, era incentrata sui suoi primi 5 anni di studi alla riserva Gombe.
In seguito, numerose università nel mondo le hanno conferito onorificenze incluso, nel 2006, il dottorato di ricerca della Open University of Tanzania.
Jane Goodall è morta per cause naturali il 1º ottobre 2025 a Los Angeles.


== Vita privata ==
Si è sposata due volte. La prima volta, nel 1964, fu con il noto fotografo naturalista Hugo van Lawick, dal quale divorziò nel 1974. La seconda volta fu con il biologo Derek Bryceson, membro del parlamento della Tanzania e direttore dei parchi nazionali del paese: il matrimonio terminò alla morte di lui, nel 1980.


== Risultati scientifici ==

Jane Goodall è nota soprattutto per la sua ricerca sugli scimpanzé del Parco nazionale del Gombe Stream, che portò a risultati fondamentali nella comprensione del comportamento e dell'apprendimento sociale di questi animali, dei loro processi di pensiero, e della loro cultura.
Goodall avviò i suoi studi nel 1960 sulla comunità di scimpanzé Kasakela del Gombe Stream National Park in Tanzania e iniziò subito ad allontanarsi dalle convenzioni tradizionali dell’epoca in quanto, pur non interferendo con le attività dei gruppi da lei studiati, era solita assegnare dei nomi agli animali nei suoi studi sui primati anziché marcarli con codici alfanumerici come consueto. Così, diede agli scimpanzé dei nomi, come Fifi o David Greybeard, e notò che ognuno aveva personalità uniche e individuali - altra idea non convenzionale a quel tempo: “non sono solo gli esseri umani ad avere personalità, pensiero razionale ed emozioni come gioia e doloreâ€. La numerazione era una pratica quasi universale all’epoca, si pensava fosse importante rimuovere sé stessi dal potenziale attaccamento emotivo al soggetto studiato.
Ella inoltre osservò che il comportamento degli scimpanzé nella comunità includeva anche scambi di abbracci, baci, pacche sulle spalle e anche solletico, ed altre azioni che consideriamo “umaneâ€. Goodall insiste nel sostenere che questi gesti sono evidenza del “legame prossimo, supportivo, affettivo, che si sviluppa tra membri familiari ed altri individui all’interno di una comunità, che possono persistere nel corso di tutta una vita per oltre 50 anniâ€.. Tutti questi studi suggeriscono che le similarità tra uomini e scimpanzé esistono non solo a livello genetico ma possono essere osservate nell'emozione, nell'intelligenza, nelle relazioni familiari e sociali.
La ricerca di Jane Goodall a Gombe è nota alla comunità scientifica in particolare per aver dimostrato la non veridicità di due assunti dell'epoca: che solo gli uomini potessero costruire utensili e che gli scimpanzé fossero vegetariani.. Un giorno, infatti, mentre osservava uno scimpanzé nutrirsi sulla sommità di un termitaio, lo vide posizionare ripetutamente dei ramoscelli nei buchi del termitaio, poi rimuoverli dal buco ricoperti da termiti aggrappate: lo scimpanzé stava, di fatto, “pescando†termiti. Nel proseguire le sue osservazioni, notò che gli scimpanzé, allo scopo di raggiungere il proprio obiettivo, sceglievano specifici ramoscelli dagli alberi e li spogliavano dalle foglie per renderli più efficaci, di fatto modificando un oggetto, comportamento definito quale rudimentale costruzione di utensili.
Al tempo si soleva distinguere l’uomo dal resto del regno animale con la definizione “l'Uomo, il costruttore di utensiliâ€. In risposta alle scoperte rivoluzionarie di Goodall, il paleoantropologo Louis Leakey scrisse: “ora dobbiamo ridefinire l’uomo, ridefinire lo strumento, o accettare gli scimpanzé come umaniâ€.
In contrasto con i comportamenti pacifici e affettuosi osservati, nel corso dei suoi studi a Gombe Jane Goodall ha inoltre rivelato la natura aggressiva degli scimpanzé: gli scimpanzé cacciano e mangiano sistematicamente primati più piccoli, come le scimmie colobo. Infatti, Goodall osservò un gruppo di scimpanzé a caccia isolare un colobo su un albero bloccando tutte le possibili vie di fuga. Poi, uno scimpanzé catturò e uccise il colobo, e ne condivise la carcassa con il resto del gruppo. I membri del gruppo, a loro volta, potevano condividere pezzi di carcassa con altri membri della comunità rispondendo alle loro richieste. Anche questa scoperta scientifica ha smentito le precedenti convinzioni sulla dieta esclusivamente vegetariana degli scimpanzé.
Jane Goodall scoprì la possibile tendenza all’aggressione e alla violenza degli scimpanzé anche all’interno del loro gruppo di appartenenza: osservò femmine dominanti uccidere deliberatamente i piccoli di altre femmine per mantenere la loro posizione dominante, giungendo talvolta al cannibalismo.. Goodall commenta così questa sua scoperta “durante i primi 10 anni del mio studio avevo creduto […] che gli scimpanzé di Gombe fossero per la maggior parte più gentili degli esseri umani. […] Poi improvvisamente scoprimmo che potevano essere brutali, che avevano come noi un lato oscuro della loro naturaâ€.
Jane Goodall descrisse anche la guerra tra comunità di scimpanzé del Parco di Gombe, avvenuta dal 1974 al 1978 nel suo libro “Through a Window: 30 years observing the Gombe chimpanzeesâ€. Le sue scoperte rivoluzionarono la conoscenza contemporanea del comportamento degli scimpanzé e furono prova ulteriore delle somiglianze sociali con l’uomo.


== Progetti ==
Nel 1977 Jane Goodall fonda il Jane Goodall Institute, che sostiene la ricerca al Parco Nazionale di Gombe ed è un'organizzazione globale leader nello sforzo di proteggere gli scimpanzé e il loro habitat. Con 25 uffici in tutto il mondo è ampiamente riconosciuto per i programmi innovativi di conservazione e sviluppo incentrati sulle comunità in Africa. Il suo programma giovanile globale Roots & Shoots (radici e germogli) fu avviato nel 1991 e conta attualmente migliaia di gruppi in oltre 65 paesi.
Nel 1992 Jane Goodall, con il Jane Goodall Institute, fonda il Tchimpounga Chimpanzee Rehabilitation Center nella Repubblica del Congo, per prendersi cura degli scimpanzé orfani a causa del traffico illegale di animali selvatici. Il santuario ospita oltre 100 scimpanzé nelle sue tre isole.
Nel 1994 Jane Goodall fonda il progetto TACARE (acronimo per Lake Tanganyika Catchment Reforestation and Education, conosciuto anche come Take Care), un progetto pilota per la tutela degli habitat degli scimpanzé attraverso la riforestazione delle aree intorno al Parco nazionale di Gombe, l’educazione delle comunità locali prossime al Parco e la formazione in agricoltura sostenibile. Il progetto TACARE sostiene anche l’istruzione delle giovani donne offrendo loro borse di studio. Nella regione di Kigoma, cui appartiene il Parco Nazionale di Gombe, dal 1998 la sezione italiana del Jane Goodall Institute sostiene anche, con lo sviluppo dell’orfanotrofio  Sanganigwa Children’s Home., l'istruzione per i più vulnerabili: bambine e bambini orfani e abbandonati.
Dal 1990 tutti gli appunti, le fotografie e le ricerche di Jane Goodall sono raccolti presso il Centro per gli Studi sui Primati dell’Istituto Jane Goodall dell’Università del Minnesota.


== Attivismo ==
Jane Goodall attribuiva alla Conferenza Understanding Chimpanzees del 1986, ospitata dalla Chicago Academy of Sciences, la spinta a spostare la sua attenzione dall’osservazione degli scimpanzé alle attività di conservazione e tutela degli animali, dell’ambiente e dell’uomo.
Jane Goodall era vegetariana e sosteneva tale dieta per motivi etici, ambientali e di salute. In “The Inner World of Farm Animals: Their Amazing Intellectual, Emotional and Social Capacities†Goodall scrive che gli animali da allevamento intensivo sono “molto più consapevoli e intelligenti di quanto abbiamo mai immaginato†e, nonostante siano stati allevati come schiavi domestici, sono esseri individuali a pieno titolo. Come tali meritano il nostro rispetto e il nostro aiuto. Chi chiederà aiuto per loro se stiamo in silenzio?â€. Goodall ha anche detto che “migliaia di persone che dicono di “amare†gli animali si siedono una o due volte al giorno per godersi la carne di creature che sono state trattate con così poco rispetto e gentilezza solo per farne più carneâ€.
Jane Goodall era sostenitrice dell’ambiente e ricordava costantemente degli effetti del cambiamento climatico sulle specie in via di estinzione, come gli scimpanzé. Goodall, con il Jane Goodall Institute, ha collaborato con la NASA per l’uso di immagini satellitari Landsat per porre rimedio agli effetti della deforestazione sugli scimpanzé e sulle comunità locali dell’Africa occidentale, offrendo agli abitanti dei villaggi informazioni strategiche su come ridurre l’attività di deforestazione e preservare il loro ambiente.
Nel 2000, per assicurare un trattamento etico agli animali nel corso di studi etologici, Goodall fonda insieme al professor Mark Bekoff l’organizzazione “Etologist for the Etical Treatment of Animalsâ€.
Nel 2008 Goodall ha chiesto all’Unione europea di porre fine all’uso della ricerca medica sugli animali e di garantire maggiori finanziamenti per lo sviluppo di metodi alternativi nella ricerca medica.
Nel novembre 2020 Jane Goodall e il Jane Goodall Institute Italia chiedono ai Ministeri dell’Ambiente, della Salute e delle Politiche Agricole e Forestali italiani l’adozione di Criteri e Requisiti Minimi per garantire le migliori condizioni possibili alle grandi scimmie antropomorfe in cattività nelle strutture zoologiche italiane.
Nel febbraio 2021 Jane Goodall insieme ad oltre 140 scienziati chiede alla Commissione UE di abolire le gabbie degli allevamenti intensivi.


== Pubblicazioni ==


=== Libri ===
1970 My Friends the Wild Chimpanzees Washington, DC: National Geographic Society
1971 In the Shadow of Man Boston: Houghton Mifflin; London: Collins.
1973 Assassini innocenti (con H. van Lawick), traduzione di Sergio Frugis, Rizzoli
1986 The Chimpanzees of Gombe: Patterns of Behavior Boston: Bellknap Press of the Harvard University Press.
1990 Through a Window: 30 years observing the Gombe chimpanzees London: Weidenfeld & Nicolson; Boston: Houghton Mifflin.
1991 Il popolo degli scimpanzé: Rizzoli Editore
1993 Visions of Caliban (co-autore Dale Peterson, Ph.D.).
1999 Brutal Kinship (con Michael Nichols). New York: Aperture Foundation.
1999 Reason For Hope; A Spiritual Journey (con Phillip Berman). New York: Warner Books, Inc.
2000 40 Years At Gombe New York: Stewart, Tabori, and Chang.
2000 Africa In My Blood (edito da Dale Peterson). New York: Houghton Mifflin Company.
2001 Beyond Innocence: An Autobiography in Letters, the later years (edito da Dale Peterson). New York: Houghton Mifflin Company
2002 The Ten Trusts: What We Must Do To Care for the Animals We Love (con Marc Bekoff). San Francisco: Harper San Francisco
2005 Harvest for Hope: A Guide to Mindful Eating New York: Warner Books, Inc.
2008 Cambiare il mondo in una notte Roma: Di Renzo Editore
2012 L'ombra dell'uomo Roma, Orme Editori, Prefazione di Stephen Jay Gould, a cura di Helena Colombini e Federica Frasca
2016 Io e l'Africa. Jane Goodall e Massimo Di Forti. Postfazione di Daniela De Donno. Armando Editore.


=== Libri per bambini ===
1972 Grub: The Bush Baby (with H. van Lawick). Boston: Houghton Mifflin.
1988 My Life with the Chimpanzees New York: Byron Preiss Visual Publications, Inc.
1989 The Chimpanzee Family Book Saxonville, MA: Picture Book Studio; Munich: Neugebauer Press; London: Picture Book Studio.
1989 Jane Goodall's Animal World: Chimps New York: Macmillan.
1989 Animal Family Series: Chimpanzee Family; Lion Family; Elephant Family; Zebra Family; Giraffe Family; Baboon Family; Hyena Family; Wildebeest Family Toronto: Madison Marketing Ltd.
1994 With Love New York / London: North-South Books.
1999 Dr. White (illustrato da Julie Litty). New York: North-South Books.
2000 The Eagle & the Wren (illustrato da Alexander Reichstein). New York: North-South Books.
2001 Chimpanzees I Love: Saving Their World and Ours New York: Scholastic Press
2004 Rickie and Henri: A True Story (con Alan Marks) Penguin Young Readers Group


=== Film ===
1963 Miss Goodall and the Wild Chimpanzees National Geographic Society
1984 Among the Wild Chimpanzees National Geographic Special
1988 People of the Forest con Hugo van Lawick, disponibile in italiano come DVD: Il Popolo della Foresta - Universal - 2009
1990 Chimpanzee Alert in Nature Watch Series, Central Television
1990 Chimps, So Like Us HBO film nominato per gli Academy Awards del 1990
1990 The Life and Legend of Jane Goodall National Geographic Society.
1990 The Gombe Chimpanzees Bavarian Television
1995 Fifi's Boys per la serie Natural World della BBC
1996 Chimpanzee Diary for BBC Two Animal Zone
1997 Animal Minds per BBC
2000 Jane Goodall: Reason For Hope PBS prodotta per KTCA
2001 Chimps R Us PBS special Scientific Frontiers.
2002 Jane Goodall's Wild Chimpanzees (IMAX format), in collaborazione con Science North
2005 Jane Goodall's Return to Gombe for Animal Planet
2006 Chimps, So Like Us HBO film candidato agli Academy Award 1990
2007 When Animals Talk We Should Listen documentario teatrale co-prodotto da Animal Planet
2010 Jane's Journey documentario teatrale co-prodotto da Animal Planet
2012 Chimpanzee documentario naturalistico teatrale co-prodotto da Disneynature
2017 Jane documentario biografico National Geographic Studios, in associatione con Public Road Productions. Il film è scritto e diretto da Brett Morgen, musiche di Philip Glass
2018 Zayed's Antarctic Lights Dr Jane Goodall è presente nel film Environment Agency-Abu Dhabi, proiettato dal National Geographic-Abu Dhabi and vincitore del World Medal at the New York Film and TV Awards.
2020 Jane Goodall: The Hope, film documentario biografico, National Geographic Studios, prodotto da Lucky 8


== Onorificenze ==


=== Onorificenze britanniche ===


=== Altre onorificenze ===

2002: Messaggero di Pace delle Nazioni Unite
2008: Premio « Préservation de la biodiversité » della Fondazione Principe Alberto II di Monaco conferitole da SAS Principe Alberto II di Monaco
2010: Colombe d'Oro conferitole da Archivio Disarmo per la Pace con Rita Levi-Montalcini
2012: Premio Monito del Giardino


== Note ==


== Bibliografia ==
(EN) Meg Greene, Jane Goodall. A Biography, Greenwood, 2005, ISBN 978-1-59102-611-2.
(EN) Dale Peterson, Jane Goodall. The Woman who Redefined Man., Boston/New York, Houghton Mifflin Company, 2006, ISBN 978-0-395-85405-1.
(DE) Volker Schütz, Gerda Melchior, Jane’s Journey. Die Lebensreise der Jane Goodall. hansanord, Feldafing 2010, gebunden, ISBN 978-3-940873-07-1.
(EN) Kendall Haven, Donna Clark, 100 Most Popular Scientists for Young Adults: Biographical Sketches and Professional Paths, Libraries Unlimited, Englewood 1999, ISBN 978-1-56308-674-8, S. 221–225
(EN) María Isabel Sánchez Vegara, Jane Goodall: Little People, Big Dreams. Deutsche Ausgabe. Insel-Verlag. 2019. ISBN 978-3-458-17832-3.


== Voci correlate ==
Donne nella scienza
Guerra degli scimpanzé del Gombe


== Altri progetti ==

 Wikiquote contiene citazioni di o su Jane Goodall
 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Jane Goodall


== Collegamenti esterni ==
 Istituto Jane Goodall Italia Onlus, su janegoodall.it.

(EN) Sito ufficiale, su janegoodall.org. 
 Dr. Jane Goodall & the Jane Goodall Institute USA (canale), su YouTube. 
(EN) Jane Goodall, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. 
 Jane Goodall, su enciclopediadelledonne.it, Enciclopedia delle donne. 
(EN) Jane Goodall, su TED, TED Conferences LLC. 
(EN) Opere di Jane Goodall / Jane Goodall (altra versione), su Open Library, Internet Archive. 
(EN) Bibliografia di Jane Goodall, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff. 
(EN) Jane Goodall (autore), su Goodreads. 
(EN) Jane Goodall / Jane Goodall (altra versione) (personaggio), su Goodreads. 
(EN) Jane Goodall, su Comic Vine, Fandom. 
 Jane Goodall, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l.. 
(EN) Jane Goodall, su IMDb, IMDb.com. 
(EN) Jane Goodall, su AllMovie, All Media Network. 
(DE, EN) Jane Goodall, su filmportal.de. 
(EN) https://web.archive.org/web/20070314045539/http://www.literati.net/Goodall/
(EN) Big Picture TV. URL consultato il 10 settembre 2018 (archiviato dall'url originale il 19 luglio 2009). Video di Jane Goodall
(EN) Trascrizione parziale. di un episodio di Talk of the Nation in cui Goodall parla di Bigfoot.
(EN) I pensieri di Jane Goodall sulla Terra del 2006, su support.nature.org.
 Jane Goodall all'edizione 2012 Il Monito del Giardino, su ilmonitodelgiardino.it. URL consultato il 6 dicembre 2021 (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2013).

Romy Schneider

Romy Schneider, pseudonimo di Rosemarie Magdalena Albach-Retty (Vienna, 23 settembre 1938 – Parigi, 29 maggio 1982), è stata un'attrice austriaca naturalizzata francese.
Fu una delle più importanti attrici europee della sua generazione, celebre anche per la grande bellezza e l'espressività. Lavorò con alcuni dei più importanti registi della sua epoca.


== Biografia ==

Nata nella Vienna post-Anschluss, Romy Schneider era figlia della tedesca Magda Schneider e dell'austriaco Wolf Albach-Retty, attori di successo in Austria. 
Dal 1949 al 1953 frequentò il collegio retto dalle canonichesse agostiniane della Beata Vergine Maria a castel Goldenstein, in cui dimostrò un certo talento per la pittura, per poi tornare in famiglia a Vienna. La madre nel frattempo aveva contratto un secondo matrimonio con un pasticciere di Colonia, in Germania, dove da quel momento visse la famiglia.
Nonostante non ne fosse convinta, Romy Schneider fu fortemente influenzata dalla madre nell'intraprendere la carriera cinematografica. Apparve per la prima volta sullo schermo all'età di soli 15 anni, nel film Fiori di lillà (1953) di Hans Deppe. Ottenne il suo primo successo l'anno successivo con L'amore di una grande regina (1954) di Ernst Marischka, un film sulla giovinezza della Regina Vittoria, dove venne accreditata con il nome d'arte di Romy Schneider, prendendo quindi il cognome della madre, e non quello del padre, che era Albach-Retty. Il ruolo della baronessa Lehzen, fedele governante della regina Vittoria, venne interpretato proprio da Magda, che durante la prima parte della carriera della figlia, ricoprirà più volte il ruolo di madre e zia in film successivi, tra cui i più famosi sono quelli della trilogia di Sissi, dedicati all'Imperatrice d'Austria Elisabetta. Prodotti nel triennio 1955-1957, le pellicole consentirono a Romy Schneider di ottenere un'immensa popolarità, grazie alla freschezza e all'ingenuità che l'attrice seppe infondere nel personaggio. Ancora oggi i tre film sono riproposti spesso in televisione, a dimostrazione del loro perdurante successo. Per il grande pubblico che ignora le interpretazioni della seconda parte della carriera dell'attrice, Romy Schneider è semplicemente identificata come "Sissi".
Ai film della trilogia di Sissi seguirono o si inframmezzarono altri lavori più o meno dello stesso tenore, favole romantiche a lieto fine, o commedie divertenti, in cui l'attrice interpretò sempre la parte della fanciulla pura, onesta e allegra, magari solo sfiorata da tentazioni, come in Eva. Confidenze di una minorenne (1958) di Rolf Thiele, ruolo che aveva interpretato anche la madre nel film Eva (1935). Durante questi primi anni di carriera, Magda guidò la figlia nella scelta dei ruoli cinematografici e curò la sua immagine, mentre il patrigno gestì gli aspetti finanziari.

Già alla fine degli anni cinquanta l'attrice incominciò a manifestare una certa insofferenza ai ruoli leggeri fino ad allora interpretati. Rifiutò infatti di girare un quarto film sulla vita di Sissi, già in preparazione. Più tardi confesserà a Karlheinz Böhm, l'attore che interpretava il ruolo di Francesco Giuseppe e con cui rimase sempre in amicizia, di vergognarsi profondamente dei film girati in quel periodo. In un'intervista pubblicata in Italia su la Repubblica, Böhm dichiarò di ritenere che questa insoddisfazione di fondo fosse diventata con il tempo un peso per l'attrice e che avesse contribuito (insieme con altri fattori molto più determinanti) a condurla all'alcolismo e alla depressione che l'afflissero nell'ultimo periodo della sua vita, prima della tragica fine.
La svolta nella carriera della Schneider giunse con il film L'amante pura (1958) di Pierre Gaspard-Huit. Durante la lavorazione conobbe Alain Delon e con lui ebbe una lunga relazione sentimentale, trasferendosi a Parigi. Dopo aver recitato in inglese ne Il processo (1962) di Orson Welles, facendosi notare accanto ad Anthony Perkins, Jeanne Moreau ed Elsa Martinelli, recitò in vari film hollywoodiani come Il cardinale (1963) di Otto Preminger, Scusa, me lo presti tuo marito? (1964) di David Swift, in coppia con Jack Lemmon, nel cult Ciao Pussycat (1965) di Clive Donner, con Peter O'Toole e Woody Allen, e Alle 10:30 di una sera d'estate (1966) di Jules Dassin, al fianco di Peter Finch e Melina Merkouri.
In seguito la Schneider apparve prevalentemente in film di produzione francese e italiana, come La piscina (1968) di Jacques Deray in cui ritrovò Alain Delon, La Califfa (1970) di Alberto Bevilacqua, L'amante (1970) di Claude Sautet, L'assassinio di Trotsky (1972) di Joseph Losey, Ludwig (1973) di Luchino Visconti, dove fu una più matura e accorata Elisabetta di Baviera, ben diversa dalla spensierata Sissi degli esordi, Una donna alla finestra (1976) di Pierre Granier-Deferre e La morte in diretta (1980) di Bertrand Tavernier, distinguendosi per la luminosa bellezza e il temperamento drammatico. 
Nel frattempo, dopo la rottura con Delon nel 1964, la vita sentimentale dell'attrice fu tormentata e complicata dal fallimento di due matrimoni, eventi che la portarono a depressione e alcolismo, malgrado la nascita di due figli, David, nato il 3 dicembre 1966 dal primo matrimonio con il regista Harry Meyen, e Sarah, nata il 21 luglio 1977 dalla seconda unione con il giornalista italo-francese Daniel Biasini, e divenuta anch'essa attrice. La fragilità e l'equilibrio emotivo dell'attrice vennero ulteriormente compromessi dalla scomparsa del primo marito Harry Meyen, impiccatosi nel 1979 nella sua casa di Amburgo. Quello stesso anno prese parte a Linea di sangue di Terence Young, il suo ultimo film di produzione americana.

Inquietante e toccante, il film Fantasma d'amore (1981) di Dino Risi contiene segni premonitori del tragico epilogo cui l'attrice andò incontro nella vita reale. Ormai segnata dall'alcol, dall'asportazione di un rene a causa di un tumore e, soprattutto, dalla tragica scomparsa del quattordicenne figlio David (morto il 5 luglio 1981 dopo essere rimasto infilzato in un cancello che tentava di scavalcare a casa dei nonni), la Schneider fu trovata morta il 29 maggio 1982 nella casa parigina del produttore Laurent Petin, al quale era legata da circa un anno. Aveva 43 anni. All'inizio la voce di un suicidio ebbe molta diffusione, ma dopo l'autopsia venne stabilita come causa del decesso un fatale arresto cardiaco. È sepolta accanto al figlio David, a Boissy-sans-Avoir, paesino vicino alla capitale francese.
Secondo un articolo del 21 dicembre 2009 del quotidiano tedesco Bild, dal 1976 sino alla morte la Schneider fu vittima di spionaggio da parte della Stasi, i servizi segreti della DDR, per il suo sostegno a un comitato d'opposizione. In effetti l'attrice, nota per la sua generosità e per il sostegno che dava a diverse iniziative umanitarie e di beneficenza, aiutò un movimento d'opposizione nell'allora DDR.


== Filmografia ==
Fiori di lillà (Wenn der weiße Flieder wieder blüht), regia di Hans Deppe (1953)
Fuoco d'artificio (Feuerwerk), regia di Paul Burkhard, Erik Charell e Kurt Hoffmann (1954)
L'amore di una grande regina (o La giovane regina Vittoria) (Mädchenjahre einer Königin), regia di Ernst Marischka (1954)
4º fanteria (Die Deutschmeister), regia di Ernst Marischka (1955)
Il mio primo amore (Der letzte Mann), regia di Harald Braun (1955)
La principessa Sissi (Sissi), regia di Ernst Marischka (1955)
Kitty (Kitty und die große Welt), regia di Alfred Weidenmann (1956)
Sissi - La giovane imperatrice (Sissi - Die junge Kaiserin), regia di Ernst Marischka (1956)
Le avventure di Robinson (Robinson soll nicht sterben), regia di Josef von Báky (1957)
Un amore a Parigi (Monpti), regia di Helmut Käutner (1957)
Destino di una imperatrice (Sissi - Schicksalsjahre einer Kaiserin), regia di Ernst Marischka (1957)
Eva. Confidenze di una minorenne (Die Halbzarte), regia di Rolf Thiele (1958)
Sissi a Ischia (Scampolo), regia di Alfred Weidenmann (1958)
Ragazze in uniforme (Mädchen in Uniform), regia di Géza von Radványi (1958)
L'amante pura (Christine), regia di Pierre Gaspard-Huit (1958)
Angelica ragazza jet (Ein Engel auf Erden), regia di Géza von Radványi (1959)
Sissi, la favorita dello zar (Die schöne Lügnerin) regia di Alex Von Ambesser (1959)
Katia, regina senza corona (Katia), regia di Robert Siodmak (1959)
Delitto in pieno sole (Plein soleil), non accreditata, regia di René Clément (1960)
Boccaccio '70, episodio "Il lavoro" di Luchino Visconti (1962)
Forever My Love, regia di Ernst Marischka (1962)
Gli amanti dell'isola (Le combat dans l'île), regia di Alain Cavalier (1962)
Il processo (Le Procès), regia di Orson Welles (1962)
L'amour à la mer, regia di Guy Gilles (1963)
I vincitori (The Victors), regia di Carl Foreman (1963)
Il cardinale (The Cardinal), regia di Otto Preminger (1963)
L'enfer, regia di Henri-Georges Clouzot (1964)
Scusa, me lo presti tuo marito? (Good Neighbor Sam), regia di David Swift (1964)
Ciao Pussycat (What's new, Pussycat?), regia di Clive Donner (1965)
La voleuse, regia di Jean Chapot (1966)
Alle 10:30 di una sera d'estate (10:30 P.M. Summer), regia di Jules Dassin (1966)
Agli ordini del Führer e al servizio di Sua Maestà (Triple Cross), regia di Terence Young (1966)
L'incredibile affare Kopcenko (Otley), regia di Dick Clement (1968)
La piscina (La piscine), regia di Jacques Deray (1969)
La Califfa, regia di Alberto Bevilacqua (1970)
L'amante (Les choses de la vie), regia di Claude Sautet (1970)
Uccidi uccidi, ma con dolcezza (My Lover My Son), regia di John Newland (1970)
Il cadavere dagli artigli d'acciaio (Qui?), regia di Léonard Keige (1970)
Il commissario Pelissier (Max et les ferrailleurs), regia di Claude Sautet (1971)
Un uomo in vendita (Bloomfield), regia di Richard Harris e Uri Zohar (1971)
L'assassinio di Trotsky (The Assassination of Trotsky), regia di Joseph Losey (1972)
È simpatico, ma gli romperei il muso (César et Rosalie), regia di Claude Sautet (1972)
Ludwig, regia di Luchino Visconti (1973)
Noi due senza domani (Le train), regia di Pierre Granier-Deferre (1973)
Il montone infuriato (Le mouton enragé), regia di Michel Deville (1974)
Male d'amore (Un amour de pluie), regia di Jean-Claude Brialy (1974)
Trio infernale (Le trio infernal), regia di Francis Girod (1974)
L'importante è amare (L'important c'est d'aimer), regia di Andrzej Zulawski (1975)
Gli innocenti dalle mani sporche (Les innocents aux main sales), regia di Claude Chabrol (1975)
Frau Marlene (Le vieux fusil), regia di Robert Enrico (1975)
Mado, regia di Claude Sautet (1976)
Una donna alla finestra (Une femme à sa fenêtre), regia di Pierre Granier-Deferre (1976)
Foto di gruppo con signora (Gruppenbild mit Dame), regia di Aleksandar Petrović (1977)
Una donna semplice (Une histoire simple), regia di Claude Sautet (1978)
Linea di sangue (Bloodline), regia di Terence Young (1979)
Chiaro di donna (Claire de femme), regia di Costa-Gavras (1979)
La morte in diretta (La mort en direct), regia di Bertrand Tavernier (1980)
La banchiera (La banquière), regia di Francis Girod (1980)
Fantasma d'amore, regia di Dino Risi (1981)
Guardato a vista (Garde à vue), regia di Claude Miller (1981)
La signora è di passaggio (La passante du Sans-Souci), regia di Jacques Rouffio (1982)


== Riconoscimenti ==
Golden Globe
1964 – Candidatura alla migliore attrice in un film drammatico per Il cardinale
David di Donatello
1979 – David speciale per Una donna semplice
Bambi
1955 – Candidatura alla miglior attrice per L'amore di una grande regina
1956 – Candidatura alla miglior attrice per La principessa Sissi
1957 – Candidatura alla miglior attrice per Sissi - La giovane imperatrice
1958 – Candidatura alla miglior attrice per Destino di una imperatrice
Bravo Otto
1957 – Candidatura alla migliore attrice
1958 – Migliore attrice
1959 – Candidatura alla migliore attrice
1971 – Candidatura alla migliore attrice
1972 – Candidatura alla migliore attrice
1977 – Candidatura alla migliore attrice
Deutscher Filmpreis
1959 – Candidatura alla miglior attrice protagonista per Ragazze in uniforme
1973 – Candidatura alla miglior attrice protagonista per Ludwig
1977 – Miglior attrice protagonista per Foto di gruppo con signora
Premio César
1976 – Migliore attrice per L'importante è amare
1977 – Candidatura alla migliore attrice per Una donna alla finestra
1979 – Migliore attrice per Una donna semplice
1980 – Candidatura alla migliore attrice per Chiaro di donna
1983 – Candidatura alla migliore attrice per La signora è di passaggio
2008 – Premio César onorario
Sant Jordi Awards
1982 – Miglior attrice in un film straniero per Ludwig, La morte in diretta e Fantasma d'amore
Taormina Film Fest
1975 – Migliore attrice per L'importante è amare


== Doppiatrici italiane ==
Nelle versioni in italiano dei suoi film, Romy Schneider è stata doppiata da:

Maria Pia Di Meo in Destino di una imperatrice, Il cardinale, Scusa, me lo presti tuo marito?, La piscina, Ludwig, Il montone infuriato, Male d'amore, L'importante è amare, Frau Marlene, Una donna alla finestra, Guardato a vista, La morte in diretta, La signora è di passaggio
Rita Savagnone in La principessa Sissi, Sissi - La giovane imperatrice, La Califfa, Linea di sangue
Fiorella Betti in L'amante pura, Il processo, Agli ordini del Führer e al servizio di Sua Maestà, L'incredibile affare Kopcenko
Claudia Giannotti in Il commissario Pelissier, È simpatico, ma gli romperei il muso, L'amante, Il cadavere dagli artigli d'acciaio
Vittoria Febbi in Noi due senza domani, Gli innocenti dalle mani sporche, Chiaro di donna, Fantasma d'amore
Cristiana Lionello nei ridoppiaggi de L'amore di una grande regina, La principessa Sissi, Sissi - La giovane imperatrice, Destino di una imperatrice
Adriana Asti in Boccaccio '70
Valeria Valeri in Ciao Pussycat
Valeria Perilli in Foto di gruppo con signora
Melina Martello in Una donna semplice
Noemi Gifuni in La banchiera


== Note ==


== Bibliografia ==
 Hildegard Knef, Romy Schneider. Il racconto appassionato di un mito, collana Superstar, Gremese Editore, 2011, ISBN 9788884406811.
(DE) Hans-Jürgen Tast, Romy Schneider. Ein Leben auf Titelseiten, Schellerten, 2008, ISBN 978-3-88842-036-8.


== Altri progetti ==

 Wikiquote contiene citazioni di o su Romy Schneider
 Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Romy Schneider


== Collegamenti esterni ==

 Schneider, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. 
 Schneider, Romy, su sapere.it, De Agostini. 
(EN) Romy Schneider, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. 
(EN) Opere di Romy Schneider, su Open Library, Internet Archive. 
(EN) Romy Schneider, su Discogs, Zink Media. 
(EN) Romy Schneider, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation. 
(EN) Romy Schneider, su WhoSampled. 
 Romy Schneider, su Cinematografo, Fondazione Ente dello Spettacolo. 
 Romy Schneider, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l.. 
 Romy Schneider, su Movieplayer.it, NetAddiction s.r.l.. 
 Romy Schneider, su FilmTv.it, Tiche Italia s.r.l.. 
 Romy Schneider, su Comingsoon.it, Anicaflash. 
 Federica Pescatori, SCHNEIDER, Romy, in Enciclopedia del cinema, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004. 
(EN) Romy Schneider, su IMDb, IMDb.com. 
(EN) Romy Schneider, su AllMovie, All Media Network. 
(EN) Romy Schneider, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC. 
(EN) Romy Schneider, su Metacritic, Red Ventures. 
(EN) Romy Schneider, su AFI Catalog of Feature Films, American Film Institute. 
(EN) Romy Schneider, su BFI Film & TV Database, British Film Institute (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2018). 
(DE, EN) Romy Schneider, su filmportal.de.