Paul Marcinkus
Paul Casimir Marcinkus, AFI: [pÉ”Ël ˈkæzɪmɪə(ɹ) mÉ‘rˈsɪŋkÉ™s] (Cicero, 15 gennaio 1922 – Sun City, 20 febbraio 2006), è stato un arcivescovo cattolico statunitense.
== Biografia ==
Nacque a Cicero, un sobborgo di Chicago (Illinois), il 15 gennaio 1922, figlio degli immigrati lituani Mykolas Marcinkus (Lituania, 15 gennaio 1889 - Cicero, 2 febbraio 1955), emigrato prima a Pittsburgh e poi a Fond du Lac per non assolvere il servizio di leva nell'esercito zarista, ed Helen Lenortowicz Marcinkus (Lituania, 26 febbraio 1894 - Cicero, 1º maggio 1972), quarto di cinque figli: Hippolyte Paul “Ippolito†(1915-1973), Brunoslovas Carl “Bruno†(1916-1990), Boleslovas Charles “William†(1917-1983) e Matilda Helen “Mattyâ€(1927-1988). Il padre si guadagnava da vivere pulendo i vetri degli uffici.
Entrato a diciotto anni nel seminario maggiore di St. Mary of the Lake a Mundelein, in Illinois, studiò filosofia e teologia e fu ordinato sacerdote per l'arcidiocesi di Chicago il 3 maggio 1947 dal cardinale Samuel Alphonsius Stritch, per poi passare l'anno seguente al tribunale diocesano.
Negli anni cinquanta, trasferitosi a Roma, studiò teologia presso la Pontificia Università Gregoriana ed ebbe la possibilità di lavorare nella prestigiosa sezione inglese della Segreteria di Stato. Ebbe così l'occasione di incontrare e lavorare con monsignor Giovanni Battista Montini, il quale nel 1963 fu eletto papa col nome di Paolo VI. Fu proprio Stritch, divenuto per soli sei mesi prefetto della Congregazione Propaganda Fide prima di una morte improvvisa, a inviarlo a Roma. Nello stesso anno fece costruire Villa Stritch, un complesso progettato per ospitare i prelati statunitensi, divenendone il primo rettore.
Il 24 dicembre 1968 fu nominato organizzatore dei viaggi papali e vescovo titolare di Orta. Ricevette la consacrazione episcopale il 6 gennaio 1969 nella basilica di San Pietro in Vaticano dallo stesso pontefice, co-consacranti gli arcivescovi Sergio Pignedoli, segretario della congregazione per l'evangelizzazione dei popoli e Ernesto Civardi, segretario della congregazione per i vescovi.
Negli anni settanta Paolo VI lo incaricò di organizzare anche il servizio di guardia del corpo alla sua persona. Per tale incarico, oltre che per l'aspetto imponente e le maniere spicce, fu soprannominato "Il Gorilla".
Strinse amicizia con l'uomo d'affari statunitense David Matthew Kennedy, allora presidente della Continental Illinois National Bank di Chicago, poi nominato nel 1969 ministro del tesoro nell'amministrazione Nixon. Fu proprio il banchiere-ministro a mettere Marcinkus in contatto con Michele Sindona (finanziere siciliano, membro della P2 e in stretti contatti con la mafia), il quale a sua volta lo introdusse al presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi (anch'egli appartenente alla loggia massonica P2). Secondo il giornalista Nick Tosches, invece, che raccolse le memorie di Sindona intervistandolo in carcere (Il mistero Sindona, edito nel 1986), fu quest'ultimo a presentare a Marcinkus il presidente della Continental. La Continental era in affari già dal 1960 con Sindona: la banca statunitense aveva acquistato in quell'anno un cospicuo pacchetto azionario della Banca Privata Finanziaria (24,5%). Il 15 gennaio 1969 Montini lo nominò segretario dello IOR.
Con Calvi fondò nel 1971 la Cisalpina Overseas Nassau Bank (poi Banco Ambrosiano Overseas, indagato per riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico) nelle Bahamas, nel cui consiglio di amministrazione figuravano anche Sindona e Licio Gelli.
Fu quindi nominato presidente dell'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano nel 1971. Di particolare rilievo risultano i rapporti con il Banco Ambrosiano, al cui consiglio di amministrazione Marcinkus partecipò ben ventitré volte.
Nel 1972 entrò in contrasto con l'allora patriarca di Venezia Albino Luciani (poi papa Giovanni Paolo I) riguardo alla cessione da parte dello IOR del 37% delle azioni della Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, senza avvisare i vescovi veneti.
Il 26 aprile 1973 fu interrogato da William Lynch, capo della Organized Crime and Racketeering Section (OCRS) del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, e William Aronwald, vice capo della Strike Force del distretto sud di New York, riguardo a un caso di riciclaggio di denaro e obbligazioni false che partiva dalla mafia newyorkese e approdava in Vaticano, per un totale di 950 milioni di dollari. Alle indagini fecero seguito alcuni arresti, ma Marcinkus fu assolto per insufficienza di prove.
Il 26 settembre 1981 papa Giovanni Paolo II lo elevò alla dignità di arcivescovo e lo nominò pro-presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, posizione da cui si dimise il 30 ottobre 1990. Nel 1989 aveva già lasciato lo IOR.
In quanto presidente dello IOR rimase invischiato nello scandalo del crack del Banco Ambrosiano, riuscendo a evitare, grazie al passaporto diplomatico vaticano, il mandato di cattura emesso il 20 febbraio 1987 dal giudice istruttore Renato Bricchetti, del tribunale di Milano.
Il suo nome è citato anche in altri scandali, quali la morte di papa Giovanni Paolo I, la sparizione di Emanuela Orlandi e gli abusi sessuali compiuti nei seminari romani.
Nel 1997, come prescritto dal Codice di diritto canonico, al compimento del settantacinquesimo anno di età , si dimise da ogni incarico in Curia romana. Nel 1998 lasciò Roma per ritirarsi a Sun City, in Arizona, dove ricoprì il ruolo di vicario parrocchiale della piccola parrocchia di San Clemente.
Morì il 20 febbraio 2006 a Sun City, venendo sepolto presso il St. Casimir Catholic Cemetery di Chicago.
== Genealogia episcopale ==
La genealogia episcopale è:
Cardinale Scipione Rebiba
Cardinale Giulio Antonio Santori
Cardinale Girolamo Bernerio, O.P.
Arcivescovo Galeazzo Sanvitale
Cardinale Ludovico Ludovisi
Cardinale Luigi Caetani
Cardinale Ulderico Carpegna
Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni
Papa Benedetto XIII
Papa Benedetto XIV
Papa Clemente XIII
Cardinale Marcantonio Colonna
Cardinale Giacinto Sigismondo Gerdil, B.
Cardinale Giulio Maria della Somaglia
Cardinale Carlo Odescalchi, S.I.
Cardinale Costantino Patrizi Naro
Cardinale Lucido Maria Parocchi
Papa Pio X
Papa Benedetto XV
Papa Pio XII
Cardinale Eugène Tisserant
Papa Paolo VI
Arcivescovo Paul Marcinkus
== Scandali e questioni irrisolte ==
=== Il crack del Banco Ambrosiano e il "caso IOR" ===
All'inizio degli anni 1980, il nome di Marcinkus fu collegato a scandali finanziari riportati in prima pagina sulla stampa di tutto il mondo.
In particolare fu accertato che lo IOR, a quel tempo diretto da Marcinkus, aveva avuto un ruolo primario nel crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, in un complicato "risiko bancario" che aveva come ulteriori protagonisti personaggi discussi come Michele Sindona e il "venerabile maestro" della loggia massonica P2, Licio Gelli.
Lo IOR, infatti, aveva concesso nel 1981 a Calvi lettere di patronage, con le quali confermava che «direttamente o indirettamente» esercitava il controllo su Manic. S.A. (Lussemburgo), Astolfine S.A. (Panama), Nordeurop Establishment (Liechtenstein), U.T.C. United Trading Corporation (Panamá), Erin S.A (Panamá), Bellatrix S.A (Panamá), Belrosa S.A (Panamá), Starfield S.A (Panamá), società fantasma con sede in noti paradisi fiscali, che avevano fatto da "paravento" alla destinazione dell'ingarbugliato flusso di denaro che aveva drenato duemila miliardi di lire dalle casse dell'Ambrosiano.
Inoltre, secondo le dichiarazioni rese dal pentito di Cosa nostra Vincenzo Calcara, considerate credibili nel 2003 con sentenza del tribunale di Roma (nona sezione penale, con sentenza del 6 giugno 2003), e rese pubbliche solo nel 2008, Marcinkus sarebbe stato il personaggio di raccordo fra l'"entità vaticana" e quella di Cosa nostra per le attività di riciclaggio di denaro. Il pentito, fra l'altro, riferisce di aver trasportato a Roma, pochi mesi prima dell'attentato a Giovanni Paolo II nel 1981, per conto di Tonino Vaccarino (presunto consigliere della famiglia di Castelvetrano) dieci miliardi di lire da investire in Sud America e nei Caraibi attraverso Marcinkus, la Banca Vaticana e il notaio Salvatore Albano. L'incontro si sarebbe svolto a casa di quest'ultimo (a detta di Calcara membro, come Marcinkus, dell'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, "contatto" fra Cosa nostra e il Vaticano, nonché notaio personale di Giulio Andreotti, del boss Luciano Liggio e di Frank Coppola), alla presenza del notaio stesso, di Marcinkus, di un cardinale, di Roberto Calvi, Vincenzino Culicchia (deputato al Parlamento siciliano), Stefano Accardo (detto «cannata»), Vincenzo Furnari, Enzo Leone (anch'egli componente del Parlamento siciliano), Antonino Marotta e il suo padrino Tonino Vaccarino.
A seguito dello scandalo, l'allora Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta impose lo scioglimento dell'Ambrosiano e la sua liquidazione coatta, avvenuta il 6 agosto 1982. Andreatta stesso tenne uno storico discorso in Parlamento l'8 ottobre 1982, riferendo pubblicamente delle responsabilità della banca vaticana e dei suoi dirigenti, fra cui lo stesso Marcinkus. Secondo i suoi calcoli il Vaticano fu coinvolto nello scandalo per una somma di circa 1.500 miliardi di lire.
Nel 1987 Marcinkus venne indagato, assieme ad altri due dirigenti dello IOR, per concorso in bancarotta fraudolenta e venne emesso un mandato di cattura dalla magistratura italiana in rapporto al crack dell'Ambrosiano, ma dopo pochi mesi la Corte di cassazione prima, e quella Costituzionale poi, annullarono il mandato in base all'articolo 11 dei Patti Lateranensi, facendo venir meno anche la conseguente richiesta di estradizione.
L'opinione del Vaticano, accreditata da recenti esternazioni di Giulio Andreotti e dall'opinione di Angelo Caloia, è che si agì con leggerezza nel delegare incarichi così delicati a una persona che si rivelò alla fine inadeguata e inesperta.
Per David Yallop, però, Paul Marcinkus era tutt'altro che un incapace. Semmai, attraverso la conoscenza di Roberto Calvi, Michele Sindona e Licio Gelli, portò il livello economico del Vaticano a vette mai raggiunte prima, influenzando direttamente o indirettamente svariati governi.
I fatti dell'Ambrosiano tuttavia rimangono ancora tutti da chiarire e costituiscono una zona oscura della recente storia italiana. In particolare, tanto Calvi quanto Sindona furono trovati morti in circostanze misteriose. Il primo, fuggito a Londra, fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri sul Tamigi. Il secondo, in carcere per l'omicidio di Giorgio Ambrosoli, fu avvelenato da un caffè al cianuro il 20 marzo 1986 e morì due giorni dopo. Inoltre, la segretaria di Calvi, Graziella Corrocher, fu trovata morta dopo un volo da una finestra del Banco Ambrosiano di Milano il 17 giugno 1982, il giorno prima del ritrovamento del corpo di Calvi.
=== Presunto coinvolgimento nella morte di Papa Giovanni Paolo I ===
Oltre a questi scandali, alcuni autori (fra cui il giornalista britannico David Yallop, autore del best seller In nome di Dio, pubblicato nel 1984), ipotizzarono che il monsignore fosse coinvolto, insieme al cardinale Villot (all'epoca Segretario di Stato), al cardinale Cody, a Licio Gelli e allo stesso Roberto Calvi, nella morte di papa Giovanni Paolo I, il cui pontificato durò solo 33 giorni e col quale esisteva una forte ostilità . Questa risaliva agli anni settanta, quando Marcinkus aveva venduto a Roberto Calvi del Banco Ambrosiano di Milano il 37% delle azioni della Banca Cattolica del Veneto di Vicenza (fondata per contribuire al lavoro assistenziale del clero veneto), senza informare il patriarca di Venezia (a quei tempi Albino Luciani, futuro Papa Giovanni Paolo I) e i vescovi veneti. Essi, per protesta, chiusero i loro conti presso la Banca Cattolica del Veneto e Luciani trasferì i conti dell'arcivescovado nel Banco di San Marco.
Divenuto Papa, riconosciuto come innovatore e rinnovatore, Luciani intendeva riportare la Chiesa cattolica agli ideali originari di umiltà e semplicità , operando riforme nello IOR e nella stessa Curia. Secondo Yallop e il vaticanista Gianni Gennari, infatti, il Papa aveva con sé un taccuino, sparito poco dopo il ritrovamento del corpo, che conteneva un piano di ristrutturazione delle gerarchie ecclesiastiche (fra cui la sostituzione di Villot e Marcinkus).
Secondo questa tesi, la morte del papa, nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1978, sarebbe avvenuta per avvelenamento da digitale.
A dar ulteriore adito all'ipotesi dell'avvelenamento, concorrono le rivelazioni del pentito Vincenzo Calcara rilasciate a Paolo Borsellino e pubblicate nel suo memoriale. Calcara scrive di un colloquio con l'imprenditore e politico mafioso Michele Lucchese (membro di una loggia massonica segreta, secondo Calcara) subito dopo l'attentato a Giovanni Paolo II (al quale i mafiosi partecipano indirettamente). Lucchese rivela a Calcara che Giovanni Paolo II stava perseguendo un disegno simile a quello di Papa Luciani, il quale intendeva «rompere gli equilibri all'interno del Vaticano», attuando una redistribuzione dei beni della Banca Vaticana sostituendo i vertici dello IOR e della Segreteria di Stato (Marcinkus e Villot). Calcara parla così di una "congiura" di quattro cardinali (tra cui Jean-Marie Villot, Giovanni Benelli e un certo Gianvio) che, usando Marcinkus, avrebbero fatto uccidere papa Luciani per mezzo di ingenti dosi di calmante, con l'aiuto del suo medico personale.Calcara è già stato considerato attendibile, in merito ad altre dichiarazioni, dal tribunale di Roma, nona sezione penale, con sentenza del 6 giugno 2003.
Queste ipotesi non hanno avuto seguito per il momento, ma sussistono dubbi in merito, anche a causa del diniego delle autorità ecclesiastiche a effettuare l'autopsia sul corpo.
Un malvivente statunitense, Antony Luciano Raimondi, della famiglia mafiosa dei Colombo, nipote del famoso padrino Charles "Lucky" Luciano nonché cugino del presule, nel suo libro di memorie intitolato When the Bullet Hits the Bone, pubblicato negli USA dalla casa editrice Page Publishing (2019), sostiene la versione dell'omicidio compiuto direttamente dall'arcivescovo. Questi l'avrebbe convocato a Roma, inserendolo all'interno del Vaticano stesso, affinché studiasse le abitudini del papa. Secondo quanto scritto, Marcinkus avrebbe aggiunto del valium nella tazza di tè che il pontefice era solito bere prima di andare a letto, per indurgli un sonno profondo, per poi inserirgli del cianuro, tramite un contagocce, in bocca. Lo stesso, con gli altri suoi complici, poi, in seguito alla notizia della morte del santo padre, sarebbero accorsi al suo capezzale, simulando stupore per non dare alcun sospetto. L'autore afferma, inoltre, che anche Giovanni Paolo II rischiò di fare la medesima fine, se non fosse stato che aveva accantonato l'idea di perseguire i responsabili della frode in cui erano coinvolti i congiurati.
=== Presunto coinvolgimento nella scomparsa di Emanuela Orlandi ===
Altra vicenda oscura in qualche modo collegata alla figura di Marcinkus fu la scomparsa di Emanuela Orlandi. Per le telefonate di un uomo, che fu soprannominato l'Amerikano per la sua inflessione, nelle quali si proponeva lo scambio della stessa in cambio della libertà del terrorista Mehmet Ali Ağca, alcuni giornali dell'epoca additarono Paul Marcinkus. Questa ipotesi non ha avuto riscontri oggettivi.
Nel giugno 2008, uno dei supertestimoni della vicenda Orlandi, cioè Sabrina Minardi, ex compagna del boss Enrico De Pedis detto Renatino, ha rilasciato agli inquirenti dichiarazioni secondo cui Emanuela Orlandi sarebbe stata rapita dall'organizzazione criminale di De Pedis, tenuta in un'abitazione in via Antonio Pignatelli 13 a Roma, che ha «un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all'ospedale San Camillo» (la cui esistenza è stata confermata dagli inquirenti), poi uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica. La palazzina in questione sulla gianicolense sarebbe stata restaurata da Danilo Abbruciati, membro della Banda della Magliana e vicino a Calvi (con il quale Marcinkus aveva contatti).
Il rapimento sarebbe stato richiesto, secondo una confidenza fatta da De Pedis alla stessa Minardi, proprio da Mons. Marcinkus, «come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro». È la stessa Minardi ad ammettere di aver accompagnato in auto la ragazza dal bar del Gianicolo fino al benzinaio del Vaticano, dove le attendeva un sacerdote a bordo di una Mercedes targata Città del Vaticano.
Nella stessa sede, la Minardi ha altresì aggiunto di aver personalmente accompagnato ragazze compiacenti a incontri privati col monsignore in via Porta Angelica.
Nelle rivelazioni della donna affiora anche Giulio Andreotti, presso la dimora del quale la testimone afferma di aver cenato due volte, assieme al compagno De Pedis, a quel tempo già ricercato dalla polizia. La donna specifica però che Andreotti «non c'entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì».
Sebbene le dichiarazioni della Minardi siano state messe in dubbio a causa di alcune incongruenze temporali del verbale e, come da sua stessa ammissione, per aver fatto notevole abuso di sostanze stupefacenti, il ritrovamento, nell'agosto 2008, della BMW che la stessa Minardi ha raccontato di aver utilizzato per il trasporto di Emanuela Orlandi, rende le sue dichiarazioni sempre più credibili. L'auto, infatti, risulta appartenuta prima a Flavio Carboni (imprenditore indagato e poi assolto nel processo sulla morte di Roberto Calvi) e successivamente a uno dei componenti della Banda della Magliana.
La pubblicazione dei verbali resi alla magistratura dalla Minardi ha suscitato le proteste del Vaticano che, per bocca di padre Federico Lombardi (portavoce della Sala Stampa della Santa Sede), ha dichiarato che oltre alla «mancanza di umanità e rispetto per la famiglia Orlandi, che ne ravviva il dolore», ha poi definito come «infamanti le accuse rivolte a Mons. Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi».
=== Il legame con Sabrina Minardi ===
Tra il 2006 e il 2009 Sabrina Minardi, amante di Enrico De Pedis, ha raccontato alla giornalista Raffaella Notariale di aver conosciuto Roberto Calvi e Paul Marcinkus a casa di Flavio Carboni e di aver avuto un imprecisato "legame" con il prelato al quale avrebbe portato diverse ragazze e borse piene di denaro su richiesta di De Pedis, soldi che sarebbero serviti "a farne altri".
== Onorificenze ==
== Filmografia ==
Agli scandali che riguardano Marcinkus è liberamente ispirato il film Il padrino - Parte III di Francis Ford Coppola, dove la storia della famiglia mafiosa Corleone si intreccia con le vicende vaticane nella persona dell'Arcivescovo Gilday.
Il film I banchieri di Dio - Il caso Calvi del 2002 di Giuseppe Ferrara, dedicato allo scandalo IOR, è tuttora sospeso dalla distribuzione per ordine della magistratura, in quanto i fatti riportati dalla pellicola sono ancora oggetto di indagine. La pellicola è stata però trasmessa in diverse occasioni dall'emittente satellitare italiana Sky. Il personaggio di Marcinkus è interpretato da Rutger Hauer, e la figura che ne esce è quella di un cinico finanziere più che di un ministro della Chiesa.
La fiction Papa Luciani - Il sorriso di Dio, in cui Marcinkus viene interpretato da Jacques Sernas.
Il film La verità sta in cielo dedicato alla sparizione di Emanuela Orlandi. Marcinkus viene interpretato da Randall Paul.
== Note ==
== Bibliografia ==
Mario Almerighi (a cura di), I banchieri di Dio: il caso Calvi, Roma, Editori Riuniti, 2002, p. 221, ISBN 88-359-5168-2.
Mario Almerighi, La borsa di Calvi: IOR, P2, mafia: le lettere e i segreti mai svelati del banchiere di Dio, Chiarelettere, 2015-02-05, p. 352, ISBN 978-88-329-6028-0.
Maria Antonietta Calabrò, Le mani della mafia: finanza e politica tra IOR, Banco Ambrosiano, Cosa Nostra: la storia continua, Milano, Chiarelettere, 2014-02-10, p. 320, ISBN 978-88-6190-581-8.
Luigi Cavallo, Corruzione in Vaticano, Agenzia A, settembre 1982.
Leonardo Coen e Leo Sisti, Il caso Marcinkus: le vie del denaro sono infinite, Milano, Mondadori, 1991, p. 306, ISBN 88-04-30562-2.
Rita Di Giovacchino, Storie di alti prelati e gangster romani: i misteri della chiesa di Sant'Apollinare e il caso Orlandi, Roma, Fazi, 2008, p. xvii,245, ISBN 978-88-8112-984-3.
Rossend Domènech Matillo, Marcinkus: l'avventura delle finanze vaticane, Napoli, Pironti Editore, 1988, p. 302.
Lucio D'Orazi, In nome di Dio o del diavolo? la morte di papa Luciani, Roma, Logos, 1988.
Giuseppe Ferrara, L'assassinio di Roberto Calvi, 2002, p. 159, ISBN 88-457-0179-4.
Mario Guarino, I mercanti del Vaticano: affari e scandali: l'impero economico delle anime, Roma, Kaos Editore, 2008-11-11 [1993], p. 350, ISBN 978-88-7953-177-1.
I Millenari (pseudonimo), Via col vento in Vaticano, Milano, Kaos Editore, 2018-11-09 [1999], ISBN 978-88-7953-327-0.
Gianluigi Nuzzi, Vaticano S.p.A.: da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa (PDF), Milano, Chiarelettere, 2009, p. 275, ISBN 978-88-619-0067-7.
Gianluigi Nuzzi, Peccato originale: conti segreti, verità nascoste, ricatti: il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco, Milano, Chiarelettere, 2018-11-22, p. 339, ISBN 978-88-329-6107-2.
Gerald Posner, I banchieri di Dio: una sconvolgente inchiesta sulla storia segreta della Banca Vaticana, Newton Compton Editori, 2016-11-17, p. 768, ISBN 978-88-541-9773-2.
Fabio Marchese Ragona, Il caso Marcinkus: il banchiere di Dio e la lotta di papa Francesco alle finanze maledette, Milano, Chiarelettere, 2018-11-29, p. 176, ISBN 978-88-329-6048-8.
Fabrizio Rizzi, Vaticano & Ambrosiano, Napoli, Pironti, 1988, p. ix,298.
Max Morgan-Witts e Thomas Gordon, Pontiff: dentro il Vaticano: storia segreta del pontificato di Giovanni Montini, Albino Luciani e Karol Wojtyla, Napoli, Pironti, 1995 [1989], p. 597, ISBN 88-7937-157-6.
David Yallop, In nome di Dio: un'indagine sulla morte di papa Luciani, 2ª ed., Napoli, Pironti, 2013 [1985], p. xxxi,335, ISBN 978-88-7937-056-1.
Bibliografia sul Caso Calvi e il crack dell'Ambrosiano (PDF), su misteriditalia.it. URL consultato il 5 giugno 2019 (archiviato il 19 giugno 2017).
== Voci correlate ==
P2
Crack del Banco Ambrosiano
Sparizione di Emanuela Orlandi
Banda della Magliana
Istituto per le Opere di Religione (IOR)
Roberto Calvi
Michele Sindona
Donato De Bonis
Vaticano S.p.A.
Luigi Cavallo
== Altri progetti ==
Wikiquote contiene citazioni di o su Paul Marcinkus
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Paul Marcinkus
== Collegamenti esterni ==
(EN) David M. Cheney, Paul Marcinkus, in Catholic-Hierarchy.org.
È morto Marcinkus il "banchiere di Dio", articolo de "La Repubblica", del 21 febbraio 2006
Storia del banchiere di Dio "amico" di Calvi e Sindona, articolo de "la Repubblica" del 22 febbraio 2006
Marcinkus, monsignore e finanziere, articolo de "la Repubblica" del 22 febbraio 2006
Da Solidarnosc al clan della Magliana tutti i segreti del banchiere di Dio, articolo de "la Repubblica" del 7 ottobre 2005
Emanuela Orlandi, Marcinkus e la Banda della Magliana. Un mistero all'italiana. Articolo sul sito de La Destra
Marcinkus, come farsi un tesoro in terra (e forse pure in Cielo), articolo del quotidiano "Il Foglio" del 25 giugno 2008
Gli speciali di Avvenire sulle ultime dichiarazioni che tirano in ballo Marcinkus, 25 giugno 2008
Caso Orlandi, Cossiga difende Marcinkus: “Era un galantuomo, la sua unica colpa fu di essere incompetente. E sulla sepoltura di De Pedis a Sant'Apollinare vi dico io la verità …â€, articolo di "Petrus" del 25 giugno 2008
dalle lettere di patronage all'"esilio" di Marcinkus articolo dal "Corriere della Sera" del 19 aprile 1992
Quando monsignor Marcinkus era il vero re di Roma, articolo del "Corriere della Sera" del 20 luglio 1998
La morte di Paul Marcinkus «banchiere di Dio» in esilio, articolo dal "Corriere della Sera" del 22 febbraio 2006
Scheda su Paul Marcinkus su avvenimentitaliani.it, su avvenimentitaliani.it. URL consultato il 23 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2008).
Scheda su Paul Marcinkus sul vecchio sito di avvenimentitaliani, su rifondazione-cinecitta.org.
"Marcinkus e Sindona" su avvenimentitaliani.it, su avvenimentitaliani.it. URL consultato il 23 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 26 giugno 2008).
"Banchieri, mafiosi e il Vaticano" su avvenimentitaliani.it, su rifondazione-cinecitta.org. URL consultato il 23 ottobre 2008 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2008).
(EN) The Shady Deals of God's Banker in The Boot, su theboot.it.
Luigi Tenco
Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938 – Sanremo, 27 gennaio 1967) è stato un cantautore, poeta, compositore e polistrumentista italiano.
È considerato da alcuni critici come uno dei più importanti cantautori italiani. Insieme a Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi e altri, fu uno degli esponenti della cosiddetta "scuola genovese", un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana a partire dagli anni sessanta.
Il 27 gennaio 1967, a soli 28 anni, si tolse la vita nell'albergo Savoy di Sanremo durante l'edizione del 1967 del Festival della canzone italiana. La sua morte fu un tragico evento di cronaca che scosse profondamente il panorama musicale e culturale italiano, privando il mondo di un cantante straordinario e di un poeta ancora poco compreso. Anni più tardi nacque il Club Tenco, dedicato a tutelare la memoria dell'artista e della canzone d'autore.
== Biografia ==
=== Infanzia ===
Luigi Tenco nacque il 21 marzo 1938 da una relazione extraconiugale della madre, Teresa Zoccola (1906-1977), appena separata da suo marito e cameriera presso una famiglia di notabili molto benestante di Torino, la famiglia Micca, dove ebbe un rapporto con Ferdinando Micca (1921-1983), il figlio sedicenne della famiglia stessa. La madre Teresa scappò da Torino, ancora incinta, per ritornare a Cassine (AL), nel Monferrato, il paese dove abitava precedentemente, nella casa di Corso Garibaldi 10, dove appunto partorì Luigi. Il piccolo prese quindi il cognome del marito della ragazza, Giuseppe Tenco, il quale, tuttavia, morì prima che lui nascesse, in circostanze dai del tutto chiarite e a causa di un incidente nella stalla della casa il 21 settembre 1937. I due coniugi Tenco avevano già dato alla luce un loro precedente figlio, di nome Valentino (che morirà nel novembre del 1997). Ferdinando Micca nel frattempo, aveva tentato di riconoscere il suo figlio biologico già da subito, ma suo padre glielo impedì: sposerà poi un'altra donna, ma non avrà più altri figli. Orfano di un padre mai conosciuto, Luigi Tenco quindi trascorse la sua prima infanzia tra il paese di Cassine, Maranzana e Ricaldone (i paesi originari della madre e dei nonni), ma scoprirà , qualche anno più tardi, che Giuseppe Tenco non era il suo vero padre. La notizia, non solo sconvolse il giovane Luigi, ma causerà sia l'allontanamento dei nonni Tenco, ignari del fatto, dalla stessa famiglia Zoccola, disconoscendo e diseredando il giovane.Nel 1948 si trasferì assieme al fratello Valentino e a tutta la famiglia a Genova: qui visse dapprima a Nervi, in una piccola villetta di proprietà di suo zio Giovanni dove questi aprì una bottiglieria di vini tipici piemontesi, cedendone la conduzione alla sorella e al nipote Valentino, che nel frattempo aveva lasciato gli studi per aiutare economicamente la famiglia. Proprio in quel negozio il giovane Luigi, tornato da scuola, riempiva le sue giornate con le prime, formative esperienze amicali. La madre, che nutriva grosse aspettative nei confronti del figlio, oltre che la ferma determinazione di consentirgli gli studi che né lei né il primogenito avevano potuto seguire, lo affidò a una giovane maestra, Sandra Novelli, che lo introdusse alle lezioni di pianoforte, strumento che risulterà sia una genuina passione e un'attitudine naturale. Non solo il ragazzo mostrerà un'innata predisposizione al pianoforte, ma comincerà a suonare ed esercitarsi, come autodidatta, in chitarra, clarinetto e sassofono. Terminate le scuole medie presso la "Giovanni Pascoli", nel 1951 Luigi si iscrisse al liceo classico "Andrea Doria", che frequentò soltanto un anno, per poi trasferirsi al liceo scientifico "Galileo Galilei", dove conseguì la maturità da privatista nel 1956.
Nel 1956 si iscrisse al corso di laurea in ingegneria elettrotecnica. Superò il primo esame di disegno tecnico il 2 giugno 1957, riportando la votazione di 20/30, ma in seguito fallì due volte l'esame di geometria analitica e proiettiva (il professore era il matematico Eugenio Giuseppe Togliatti) e per due anni non sostenne più esami. Nel 1959 decise di cambiare facoltà e si iscrisse al corso di laurea in scienze politiche. Il 18 giugno 1960 sostenne l'esame di geografia politica ed economica, superato con votazione 24/30. Il 27 giugno sostenne anche l'esame di sociologia generale, anch'esso superato con votazione 24/30. Quindi non sosterrà più esami e abbandonerà definitivamente gli studi, per dedicarsi completamente alla musica.
==== La scuola genovese ====
La sua passione per la musica, incominciata già da adolescente nel 1953 quando fu fondato il gruppo musicale Jelly Roll Boys Jazz band (composto da Danilo Dègipo alla batteria, Bruno Lauzi al banjo, Alfred Gerard alla chitarra ed egli stesso al clarinetto), lo fece esordire con alcune cover di Nat King Cole e Kid Ory.
Dopo le superiori entrò saltuariamente a far parte, come sassofonista, del Modern Jazz Group del pianista Mario De Sanctis, che vedeva fra i componenti anche un giovanissimo Fabrizio De André alla chitarra elettrica. Una particolare parentesi da citare fu la sua breve amicizia con De André, consolidatasi quando quest'ultimo, nel 1960, gli confessò di essersi attribuito la paternità di Quando per conquistare le donne. Sette anni più tardi De André gli dedicherà , alla sua morte, la canzone "Preghiera in gennaio".
Nel 1957 Tenco fu chiamato da Marcello Minerbi (in seguito fondatore dei Los Marcellos Ferial e arrangiatore per Claudio Lolli in Aspettando Godot) nel Trio Garibaldi, con Ruggero Coppola alla batteria e Minerbi al pianoforte; proprio per il trio Tenco scrisse la sua prima canzone, la sigla di apertura dell'orchestra.
Seguì, nel 1958, la costituzione del gruppo I Diavoli del Rock, con Graziano Grassi, soprannominato Roy, alla batteria e Gino Paoli alla chitarra.
=== Il trasferimento a Milano ===
Tuttavia, nello stesso anno, il giovane musicista si trasferì a Milano, ospite, con l'amico Piero Ciampi, di Gian Franco Reverberi che, lavorando come arrangiatore alla Dischi Ricordi, lo introdusse come session man alle registrazioni di La tua mano di Gino Paoli e Se qualcuno ti dirà di Ornella Vanoni. Dalla casa di Reverberi si trasferì, sempre insieme a Ciampi, alla Pensione del Corso di Galleria del Corso 1, dove alloggiavano altri cantanti, come Gino Paoli, Sergio Endrigo, Franco Franchi, Bruno Lauzi e altri celebri artisti che, spesso, si esibivano al noto "Santa Tecla Club".
Nel periodo milanese riuscì a ottenere un contratto discografico con la Ricordi, in veste di cantante. Il suo esordio fu nel 1959 col gruppo I Cavalieri, che gravitava intorno alla casa discografica Tavola Rotonda, sotto etichetta della Ricordi, da cui il nome, e del quale facevano parte Reverberi, Paolo Tomelleri, Enzo Jannacci e Nando de Luca. Qui incise un EP con quattro brani: Mai, Giurami tu, Mi chiedi solo amore, Senza parole (che vennero anche pubblicati suddivisi in due 45 giri), pubblicato a nome «Tenco».
Dopo questa incisione, Tenco adottò gli pseudonimi di "Gigi Mai", "Dick Ventuno" e "Gordon Cliff", chiedendo allo stesso Nanni Ricordi di non apparire con il suo vero nome per non subire danni d'immagine, essendo studente di scienze politiche e iscritto al Partito Socialista Italiano. Come accadrà a molti altri artisti e intellettuali italiani, considerati dagli intolleranti dell'epoca appartenenti a una certa "sinistra" eccessivamente contestatrice e rivoluzionaria, Tenco verrà schedato e inserito nella cosiddetta "lista nera" del SIFAR, ritrovata poi nei cosiddetti "fascicoli".
=== La carriera ===
A maggio 1961 fu in gara con Una vita inutile alla Sei giorni della canzone 1961, non qualificandosi però alla fase finale. Nell'estate 1961, Tenco partì per la sua prima tournée in Germania, in compagnia di Reverberi, Paolo Tomelleri, Giorgio Gaber e Adriano Celentano. Lo stesso autunno uscì il suo primo 45 giri, inciso come solista e con il suo vero nome, intitolato I miei giorni perduti.
Nel 1962 invece, cominciò una breve esperienza cinematografica, con il film La cuccagna, di Luciano Salce (con Donatella Turri tra gli interpreti), pellicola nella quale cantò il brano La ballata dell'eroe, composta dall'amico De André. Nello stesso anno uscì il suo primo 33 giri: conteneva successi quali Mi sono innamorato di te e Angela, ma anche Cara maestra, che non fu ammessa all'ascolto dalla Commissione per la censura (per quest'ultimo brano fu allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni). Sempre negli anni sessanta strinse un'amicizia importante con il poeta anarchico genovese Riccardo Mannerini.
Nel 1963 ruppe l'amicizia con Gino Paoli, a causa della relazione di questi con la giovane attrice Stefania Sandrelli, che Tenco non approvava perché anche lui aveva avuto, nel frattempo, un breve rapporto sentimentale con lei. Pare che Tenco avesse avuto questa relazione per tentare di salvare il matrimonio dell'amico il quale, a sua volta, aveva tentato il suicidio di recente sparandosi al torace, allontanandolo dalla giovane (anche se questa versione fu poi smentita dallo stesso Paoli in un'intervista del 2017). Poco prima Tenco aveva abbandonato la Ricordi per passare alla Jolly. Nel settembre dello stesso anno le sue canzoni Io sì e Una brava ragazza furono nuovamente bloccate dalla censura.
Agli inizi del 1965, Tenco fa la sua seconda apparizione cinematografica, nel film musicale 008 operazione ritmo, di Tullio Piacentini, distribuito con successo in tutta Italia. Nello stesso anno, dopo vari rinvii per motivi di studio, fu chiamato per il servizio militare di leva nei Lupi di Toscana di Scandicci; dichiaratosi antimilitarista convinto, riuscì a terminare il servizio grazie a vari ricoveri ospedalieri dovuti a una forma di ipertiroidismo, riuscendo a congedarsi nel marzo 1966.
Diviso tra Recco, Genova e Milano, il giovane Tenco si trasferì infine a Roma, dove firmò un contratto con la RCA Italiana. Nella capitale, inciderà il brano Un giorno dopo l'altro, che diventerà la sigla dello sceneggiato televisivo Il commissario Maigret. Altri successi dell'epoca furono Lontano, lontano (in gara a Un disco per l'estate 1966), Uno di questi giorni ti sposerò, E se ci diranno, Ognuno è libero.
A Roma conobbe a casa di Mario Cantini, responsabile delle edizioni musicali RCA, la cantante italo-francese Dalida, con la quale ebbe una relazione. Nello stesso periodo, Tenco collaborò anche con il gruppo beat The Primitives, guidato da Mal, per i quali scrisse, in collaborazione con Sergio Bardotti, il testo italiano di due canzoni: I ain't gonna eat my heart out anymore, che diventò il grande successo italiano Yeeeeeeh!, e Thunder 'n' Lightnin, qui tradotta in Johnny no! e contenuta nell'album del gruppo Blow Up.
=== Festival di Sanremo 1967 ===
Nel 1967 Tenco si presentò (Fabrizio De André sostenne che non ne era affatto entusiasta e che andò controvoglia) al Festival di Sanremo con la canzone Ciao amore ciao, cantata, come si usava a quel tempo, da due artisti separatamente: in questo caso, Tenco stesso e Dalida.
In realtà , il brano aveva inizialmente un altro testo e un altro titolo, Li vidi tornare (il provino con il testo originale venne pubblicato qualche anno dopo in un'antologia della RCA Lineatre), ma Tenco decise di modificare le parole originali di tono antimilitarista ("dicevano domani / domani torneremo / Chiedevo alla gente / quando torneranno / la gente piangeva / senza dirmi niente") per non incorrere nella censura, poiché parlavano di alcuni soldati che partivano per la guerra e riprendevano in parte i versi della poesia di Luigi Mercantini La spigolatrice di Sapri sulla sfortunata spedizione di Sapri di Carlo Pisacane ("Erano trecento / erano giovani e forti"). Soltanto il ritornello ("ciao amore, ciao amore, ciao") era uguale. Il testo presentato invece era una canzone d'amore sul dramma dell’Italia contadina costretta a urbanizzarsi. In qualche modo aveva ripreso le stesse tematiche di Pasolini ("in un mondo di luci, sentirsi nessuno").
Il brano di Tenco non venne apprezzato dalla giuria del Festival e non fu ammesso alla serata finale. Fallito anche il ripescaggio, dove fu favorita la canzone La rivoluzione di Gianni Pettenati, pare che Tenco sia stato preso dallo sconforto. Già poco prima di salire sul palco, la sera del 26 gennaio, Tenco parlò con l'allora conduttore del Festival, Mike Bongiorno, e secondo Anselmi disse:
E, a queste parole, Bongiorno rispose con le seguenti:
L'esibizione di Ciao amore ciao da parte di Tenco fu condizionata dall'assunzione di un farmaco e di un alcolico (una grappa alle pere), tanto che lo stesso direttore d'orchestra Gian Piero Reverberi fece fatica a seguire il cantautore. La cognata Graziella, invece, dichiarò che l'esecuzione lenta fu una scelta di Tenco stesso, in polemica con la versione di Dalida, da lui giudicata una "marcetta", e che ne aveva parlato nel pomeriggio a Reverberi, il quale però si era rifiutato di cambiare l'arrangiamento. Tenco allora decise di fare per conto suo, eseguendo il brano con ritmo lento, a rischio di apparire fuori tempo. La stessa Dalida ebbe invece modo di lamentarsi dietro le quinte, pronunciando le seguenti parole: «Così mi rovina la canzone».
L'eliminazione fu comunicata a Tenco mentre il cantautore stava dormendo su un tavolo da biliardo. Appena saputo dell'eliminazione definitiva del suo brano, prima riconfermò di volersi dedicare solo alla carriera di compositore e abbandonare quella di interprete, poi se la prese con Marcello Minerbi del gruppo Los Marcellos Ferial, imputandogli di averlo lui introdotto nel mondo della musica, e con l'amico Piero Vivarelli. A prendere con maggior filosofia l'eliminazione di Ciao amore ciao fu invece Dalida, che invitò Tenco a un brindisi. Il cantante infine se ne andò contrariato e da quel momento le informazioni sono più frammentate.
I nastri dell'ultima esibizione (come di altri cantanti) di Luigi Tenco del 26 gennaio 1967 andranno perduti negli archivi RAI; rimasero solo fotografie e la registrazione filmata delle prove, mentre la registrazione audio originale fu recuperata in seguito grazie all'archivio radio. Nel 2017 fu diffuso il filmato della puntata finale del 28 gennaio 1967 (dove non si fa cenno del suicidio del cantante), grazie a una registrazione estera recuperata tramite la diffusione in eurovisione.
=== La morte ===
Secondo l'ultima ricostruzione dei giornalisti Ragone e Guarneri, Luigi Tenco si recò nella sua stanza all'hotel Savoy, la 219, dove effettuò due telefonate: la prima a Ennio Melis (capo della RCA) non ottenne risposta, la seconda a Valeria (sua presunta fidanzata dal 1964) ebbe buon esito. I due parlarono di progetti, di intenzioni da realizzarsi a breve, di rincontrarsi il giorno dopo e di partire per il Kenya, e Tenco, secondo quanto avrebbe riferito la stessa Valeria ad alcuni giornalisti nel 2002, asserì di avere scritto dei fogli con nomi e cognomi denunciando «fatti che vanno ben al di là della manifestazione». La telefonata sarebbe terminata all'una di notte del 27 gennaio. Un'ora dopo, il corpo di Tenco verrà ritrovato da Dalida nella stanza 219. Valeria rivelerà che, nel corso della telefonata ricevuta da Luigi nella notte del 26 gennaio, il cantante, visibilmente irritato, le aveva detto di voler tenere all’indomani una conferenza stampa per denunciare una combine di scommesse clandestine sui risultati del festival, facendo nomi e cognomi, e che avrebbe buttato giù due righe come promemoria.
I primi a rinvenire il corpo furono, presumibilmente, il suo amico Lucio Dalla, e successivamente la stessa Dalida con cui, soltanto qualche ora prima, aveva cantato al Salone delle feste del Casinò di Sanremo. L'ultimo a fotografare vivo il cantante fu il giornalista Renato Casari, nella tarda serata; Tenco appare sorridente a una battuta del fotografo, ma con lo sguardo assente. L'originale di questa foto è attualmente conservato nella casa di Casari (scomparso il 17 novembre 2010 in una casa di riposo a Lecco), a Mandello del Lario.
Il corpo riportava un foro di proiettile alla testa; il foro di entrata era sulla tempia destra, quello d'uscita era sulla tempia sinistra. Apparentemente, nessuno sentì lo sparo. Venne trovato un biglietto scritto a mano, che più perizie grafologiche hanno poi consentito di attribuire allo stesso Tenco, contenente il seguente testo:
Questo fece subito pensare al suicidio come spiegazione della morte, tanto più che Tenco aveva acquistato una pistola l'anno precedente per difesa personale. Tuttavia, per molti decenni, sono sussistiti dubbi in merito all'ipotesi di suicidio: Tenco aveva sostenuto che poche settimane prima, a Santa Margherita Ligure, due automobili, dopo averlo speronato, avevano tentato di mandarlo fuori strada senza alcun motivo apparente. Per questi e per altri motivi, dopo anni di pressioni esercitate da una parte della stampa e dal fratello Valentino, il 12 dicembre 2005, a trentotto anni dai fatti, la procura generale di Sanremo ha disposto la riesumazione della salma per effettuare nuovi esami (per la prima volta viene eseguita un'autopsia) che il 15 febbraio 2006 hanno confermato l'ipotesi del suicidio.
La famiglia, dopo il 2006, affermò, tramite la nipote Patrizia Tenco, di condividere la tesi ufficiale come veritiera, considerando speculazioni le altre ipotesi. Anche i colleghi Bruno Lauzi, Gino Paoli e Ornella Vanoni (così come l'amico Fabrizio De André) sostennero come verosimile la tesi del suicidio: Tenco era rimasto colpito dal tentativo di suicidio con arma da fuoco di Paoli stesso nel 1963, prima di rompere la loro amicizia, e negli ultimi giorni di vita aveva fatto allusioni a un "epilogo drammatico". Lauzi disse in seguito che Tenco, sebbene non fosse depresso, in momenti di sconforto gli aveva più volte detto di volersi sparare. Inoltre la sera della morte era apparso stravolto anche prima di esibirsi, mentre dopo, secondo Ezio Radaelli, "aveva lo sguardo strano di chi era già in un altro mondo". Paoli e Vanoni (presente al festival) affermano che, quella sera, per smaltire la delusione dell'eliminazione, Tenco avesse bevuto cognac o whisky e assunto di nuovo molte pastiglie di Pronox, un tranquillante appartenente alla classe dei barbiturici (nella stanza ne fu ritrovata una scatola vuota) che tra gli effetti indesiderati ha il possibile aumento di ideazione suicida, e che queste sostanze gli avessero causato uno stato di forte alterazione psicologica tale da spingerlo al tragico gesto.
Il 29 gennaio 1967 il cadavere fu trasferito a Recco per essere compianto dalla madre Teresa e dal fratello Valentino; da lì, ancora un ultimo viaggio della salma presso i suoi luoghi d'infanzia, dove fu istituita una camera ardente nella casa degli zii di Ricaldone, in provincia di Alessandria.
Tuttavia non vi fu partecipazione dei cantanti o discografici né alla camera ardente né ai funerali, avvenuti a Ricaldone il 30 gennaio 1967, tranne che per la presenza di Fabrizio De Andrè, di Lucio Dalla e della moglie di Gino Paoli, del cantante Michele, di Vito Pallavicini, di Mogol, dei fratelli Gian Piero e Gian Franco Reverberi, di Gianni Boncompagni e di Ezio Radaelli.
Luigi Tenco fu tumulato presso il cimitero di Ricaldone nella tomba di famiglia della madre.
== Discografia ==
=== Album in studio ===
1962 – Luigi Tenco
1965 – Luigi Tenco
1966 – Tenco
=== Raccolte (parziale) ===
1967 - Se stasera sono qui
1972 - Luigi Tenco canta Tenco, De André, Jannacci, Bob Dylan, Mogol
1976 - Le canzoni di Luigi Tenco
1994 - Dalida Tenco - The Classic Collection
2002 - Tenco
=== Materiale inedito ===
I brani inediti, scritti da Mogol e Carlo Donida - Più m'innamoro di te, con sovrapposizione di orchestra d'archi, e il provino di Serenella, cantati da Tenco -, sono inclusi nell'album di cover Quando... tributo a Luigi Tenco (cd, WEA 1994), che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Loredana Bertè, Alice, Cristiano De André, Pierangelo Bertoli, Ornella Vanoni, Eugenio Finardi, Nomadi, ecc.
Il 13 novembre 2009 è uscito per Ala Bianca l'album doppio Inediti, opera realizzata dal Club Tenco di Sanremo. Il primo CD contiene registrazioni di Tenco mai pubblicate in precedenza, tre delle quali (poiché mai incise dall'autore) interpretate ex novo rispettivamente da Massimo Ranieri (Se tieni una stella), Stefano Bollani (No no no) e Morgan (Darling Remember, versione in inglese della sanremese Vola colomba); si può ascoltare anche un'intervista rilasciata a suo tempo dal cantautore a Sandro Ciotti. Il secondo CD invece contiene alcune reinterpretazioni eseguite dal vivo, in occasione di varie edizioni della Rassegna della Canzone d'Autore, da altrettanti artisti (fra gli altri Alice, Vinicio Capossela, Simone Cristicchi, Eugenio Finardi, Roberto Vecchioni); sono inoltre presenti due brani, anch'essi inediti, del 1957 che vedono Tenco impegnato come sassofonista in un gruppo jazz genovese.
Esistono due brani di Tenco andati perduti di cui sono rimasti noti solo i titoli: Le stelle dell'Orsa maggiore e Liscio o al seltz.
== Videografia ==
Per la testa grandi idee, curato da Enrico de Angelis, 2008: libro e un DVD che raccoglie documenti video di Luigi Tenco conservati nelle Teche Rai e di altra provenienza
== Filmografia ==
La cuccagna, regia di Luciano Salce (1962)
008 operazione ritmo, regia di Tullio Piacentini (1965)
Questo pazzo, pazzo mondo della canzone, regia di Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi (1965)
== Influenza culturale ==
La rivoluzione artistica, culturale e sociale di Tenco fu riscontrabile nella volontà di una profonda rottura con la musica tradizionale italiana e nella necessità di trattare tematiche d'avanguardia per l'epoca, quali il sentimento umano nella sua crudezza, l'amore nelle sue molteplici prospettive, le esperienze esistenziali, fino alla critica sociale come la politica, l'ideologia, i diritti della donna, la guerra, e ai temi dell'emarginazione, con forti accenni individualisti, ricollegandosi ai toni dell'esistenzialismo francese e spesso anticipando i temi del sessantotto.
Fabrizio De André espresse pubblicamente profonda stima e amicizia nei confronti di Tenco, arrivando a dichiarare che "senza Tenco io non ci sarei stato", e sottolineando il vuoto artistico che Tenco ha provocato con la sua morte.
Secondo il poeta Salvatore Quasimodo, la musica di Tenco voleva colpire a sangue il sonno mentale dell'italiano medio, oramai dormiente rispetto al cambiamento dell'emergente protesta della critica sociale ai dogmi e alle vecchie tradizioni della società .
=== Contributi biografici postumi ===
Nel 1967, tra agosto e settembre, il regista e produttore Tullio Piacentini realizzò il film musicale Passeggiando per Subiaco, dedicando buona parte della pellicola e del repertorio musicale a Luigi Tenco coinvolgendo, tra i vari musicisti, il gruppo Le Pecore Nere con il brano Ricordo un ragazzo, oppure la band The Primitives del giovanissimo Mal con la canzone Yeeeeeh!, scritta dallo stesso Tenco.
Sempre nel 1967, Ornella Benedetti, pochi mesi dopo la morte del cantautore, costituisce il Club Luigi Tenco di Venezia, un vero e proprio fan club con l'obiettivo di raccogliere, ricordare e diffondere il messaggio dell'artista.
Due canzoni di Tenco furono usate, dopo la sua morte, come sigle di sceneggiati RAI: "Guarda se io" per "Questi nostri figli" di Diego Fabbri nel 1967 e "Vedrai Vedrai" per "Storia di Anna" di Salvatore Nocita nel 1981. [1] [2]
Nel 1972, Amilcare Rambaldi a Sanremo costituì il cosiddetto "Club Tenco", con lo scopo di riunire tutti coloro che si propongono di valorizzare la canzone d'autore. Dal 1974, in suo onore, al Teatro Ariston di Sanremo, fu istituito, dallo stesso Club, il Premio Tenco, manifestazione a cui partecipano, ancor oggi, i più grandi cantautori degli ultimi decenni. Nel novembre 2007, il Club gli dedica l'intera edizione della Rassegna e il volume Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti (BUR) curato da Enrico de Angelis, Enrico Deregibus e Sergio Secondiano Sacchi.
Nel 1990, il giornalista Corrado Augias dedicò una puntata del suo programma di approfondimento molto seguito Telefono giallo.
Nel febbraio 1992, la Biennale di Poesia di Alessandria promosse, in collaborazione con il Club Tenco, il comune di Ricaldone e il quotidiano Il Secolo XIX di Genova, un convegno dedicato a Luigi Tenco a venticinque anni dalla scomparsa. La manifestazione si tenne presso il Teatro Umberto I di Ricaldone e la serata di spettacolo si svolse presso il Teatro Comunale di Alessandria. Per la Biennale di Poesia intervennero Giancarlo Bertolino e Aldino Leoni. Amilcare Rambaldi rappresentò di persona il Club Tenco. Fra i giornalisti, Marinella Venegoni, Mario Luzzatto Fegiz e altri; al concerto serale parteciparono Gino Paoli, Umberto Bindi e Cristiano De André. Fu la prima manifestazione dedicata a Tenco nel suo paese di nascita dove, dall'estate successiva, prenderà il via la rassegna "L'Isola in Collina".
A Cusano Milanino, il 19 gennaio 2006, presso il Centro Sociale Cooperativo Ghezzi, da un'idea di Renzo Zannardi, si tenne la conferenza "Il sax ribelle che anticipò il 68", centrata sull'impegno sociale di Tenco e sul clima culturale da lui vissuto. L'evento fu caratterizzato dalla partecipazione, tra gli altri, del biografo Aldo Fegatelli Colonna e del giornalista Daniele Biacchessi.
A Ricaldone, il 20 luglio 2006 fu inaugurato il Centro di Documentazione Permanente Luigi Tenco, prima struttura museale in Italia dedicata a un cantautore.
A Milano, nel dicembre 2007, presso il Teatro Litta, la pittrice sassarese Maria Vittoria Conconi realizzò una mostra dal titolo "Tenco, le donne e la musica. Un immaginario visivo ispirato da Luigi Tenco", con dodici acquerelli di immagini femminili, ispirati alla musica di Tenco. Nell'ambito della mostra fu presentato anche un calendario con le dodici opere, dedicato al 70º anniversario della nascita di Tenco.La mostra fu replicata nel febbraio 2008, presso la Biblioteca Comunale di Rescaldina e, il 21 marzo 2008 a Sassari, con la mostra "I fiori di ieri. Un omaggio a Luigi Tenco", presso il Centro d'Arte e Cultura "Giuseppe Biasi".
A Busto Garolfo, il 15 febbraio 2008, presso la Biblioteca Comunale, il gruppo di studiosi ed estimatori di Luigi Tenco "Binario21" diede luogo alla conferenza "Gli anni di Luigi Tenco e quelli di Internet", con analisi e approfondimenti su vita, musica e testi del cantautore.
A Sassari, il 16 e il 17 ottobre 2010 al teatro Il Ferroviario, l'associazione culturale e studentesca "Materia Grigia" presentò lo spettacolo teatrale La Forza delle Parole: Luigi Tenco, incentrato sulla figura umana e artistica del cantautore e realizzato nell'ambito del laboratorio "Università e Teatro" con la direzione di Pier Paolo Conconi per "La Botte e Il Cilindro".
== Omaggi ==
Diversi furono i tributi a Tenco nati nel corso degli anni da colleghi cantautori, amici, musicisti ed estimatori. Tra i più interessanti e significativi:
Preghiera in gennaio di Fabrizio De André, pubblicata per la prima volta nel 1967, con la quale il cantautore onora l'amico e collega scomparso, immaginando per lui un posto in paradiso.
Signori benpensanti, spero non vi dispiacciase in cielo, in mezzo ai santi, Dio, fra le sue braccia,soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte,che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte
Ricordo un ragazzo del 1967 del gruppo beat romano Le Pecore Nere.
Ricordo un ragazzo dall'aria un po' triste
di lui si diceva che era un poeta
aveva da dire qualcosa di nuovo
comprò una chitarra e si mise a cantare.
Passeggiando per Subiaco, film di Tullio Piacentini del 1967 che inserisce nella prima pellicola cinematografica dedicata a Luigi Tenco diversi riferimenti musicali alla sua figura, tra cui il primo video musicale di Ricordo un ragazzo.
Nicola Di Bari canta Luigi Tenco, disco del 1971 nel quale Nicola Di Bari, che aveva conosciuto Tenco nel periodo Jolly diventandone amico, interpreta suoi brani come Lontano lontano o Cara maestra. È inoltre presente una canzone inedita di Tenco, intitolata Il mondo gira, la cui musica è scritta da Gian Piero Reverberi.
Festival di Francesco De Gregori, dall'album Bufalo Bill del 1976, nella quale difese l'umanità di Luigi ("qualcuno ricordò che aveva dei debiti, mormorò sottobanco che quello era il motivo. Era pieno di tranquillanti, ma non era un ragazzo cattivo") e mise in luce l’ipocrisia di chi, solo dopo la tragedia, si affannò a dichiararsi suo amico ("si ritrovarono dietro il palco, con gli occhi sudati e le mani in tasca, tutti dicevano: «Io sono stato suo padre!», purché lo spettacolo non finisca").
Italo Salizzato e la sua orchestra nel 1977 incide su dischi Tosco Records (TR/502) e gli dedica la canzone A Luigi Tenco (musica di Italo Salizzato/Giuseppe Damele, testo di Mario Gioli):
Caro, caro Tencosolo quando ci hai lasciatotanta gente ti ha capitoma niente è cambiato…ora è troppo tardi
Donatella Rettore, con È morto un artista, dal suo omonimo album del 1977, dedica questa canzone a Tenco in ricordo ai 10 anni dalla sua scomparsa.
Nei suoi sogni cercava da sempre una donna idealee voleva la banda e i cavalli al suo funeraleE le notti d'inverno, rosse d'amore e di vinoConfessava la donna che aveva e che avrebbe voluto!Un giorno di gloria almeno!È morto un artista, e invece di piangere fanno festa!
Molto commosso il ricordo di Luigi Tenco nell'autobiografia dell'amico Bruno Lauzi.
Ciao ciao di Francesco De Gregori, dall'album Scacchi e tarocchi del 1985, in cui viene citata nel testo Ciao amore ciao e Sanremo (nei versi "Guarda che belli i fiori in questa città ") e la morte di Tenco ("Andarsene è un peccato...").
Brown plays Tenco, mini LP inciso nel 1987 in Italia da Steven Brown, polistrumentista del gruppo statunitense Tuxedomoon, contiene cinque cover di altrettanti pezzi di Tenco tra cui una versione in inglese di Lontano, lontano e le altre in italiano: Un giorno dopo l'altro, Vedrai, vedrai, Ciao amore ciao e Mi sono innamorato di te.
Nel 1999 è stato allestito lo spettacolo teatrale Solitudini - Luigi Tenco e Dalida, presso il Teatro Greco di Roma, scritto e diretto da Maurizio Valtieri.
Danza di una ninfa, disco della cantante jazz Ada Montellanico e del pianista Enrico Pieranunzi, edito da Egea nel 2005, nel quale vengono musicate per la prima volta 4 canzoni inedite di Tenco: Da quando, Mia cara amica, O me, Danza di una ninfa sotto la luna. Ed è proprio quest'ultima la canzone più bella secondo il sito internet Jazzitalia, che la definisce "raffinata, colta", eterea, una perfetta fusione tra musica e parole.
Nel luglio 2006 esordisce al 40º Festival Teatrale di Borgio Verezzi Tenco a Tempo di Tango scritto da Carlo Lucarelli, per la regia di Gigi Dall'Aglio, con Adolfo Margiotta e Mascia Foschi, prodotto da Giorgio Ugozzoli.
Durante la serata finale del Festival di Sanremo 2007, Renato Zero riporta a Sanremo Ciao Amore, Ciao (all'interno di un medley di tributo a Tenco).
Antonello Venditti rende omaggio a Tenco nella canzone Tradimento e perdono, contenuta nell'album del 2007 Dalla pelle al cuore.
Nel 2007 il rapper casertano Kaos campiona Mi sono innamorato di te (nella versione cantata da Ornella Vanoni) per utilizzarla nella base di Insomnia, contenuta nell'album Karma.
Un altro rapper, Fabri Fibra, sempre nel 2007, nel suo album Bugiardo, nel testo Andiamo a Sanremo, ipotizza di andare al Festival di Sanremo e di venir ritrovato "...sdraiato sul tappeto/con una pistola in mano e un buco in testa/non sono il primo che protesta...", proprio in riferimento al ritrovamento del corpo senza vita di Luigi nella sua camera d'albergo.
Nel 2007 l'attore e regista Giulio Bufo realizza lo spettacolo teatrale "E se mi diranno....Tenco. Una storia di 40 anni fa".
Nel 2008 i Cluster, nel programma X-Factor hanno riproposto Mi sono innamorato di te in una versione a cappella.
Tenco, brano scritto dal cantautore rock Luca Masperone e selezionato nel 2008 per la Stanza dello Scirocco (programma di teatro in onda su radio Life Gate). Nel testo, Luca definisce Tenco "una lettera d'avulso", giocando sul triplo significato del verso: la lettera può essere intesa come riferimento all'ultimo messaggio lasciato da Luigi prima di morire, oppure come lettera dell'alfabeto unica e originale, e come tale non capita fino in fondo. O ancora come lettera che il mondo di allora ha, superficialmente, rispedito al mittente.
La canzone Colpo smarrito dell'album Cauto e acuto da Ravenna a Roma via Rimini di Max Arduini del 2011 parla del proiettile mai ritrovato. Lo stesso cantautore Nell'album L'arte del chiedere e dell'ottenere gli dedica la canzone "TencoVive".
Nella canzone Baudelaire dell'album Amen del 2008, i Baustelle cantano: "Luigi Tenco è morto per te".
Il 30 settembre 2008, il sito web "La verde isola" di Luigi Tenco pubblica La ballata del Tenchiano, canzone volta a dissacrare lo stereotipo di Luigi Tenco quale personaggio triste e malinconico.
Nel 2008, in occasione del concerto di beneficenza "Musicamore", gli Stadio hanno suonato Vedrai vedrai di Luigi Tenco.
Il 18 aprile 2009 il gruppo dei CaljAmari ha tenuto il concerto Mille Cose da Dire, tributo a Luigi Tenco.
Il 18 febbraio 2010, Edoardo Bennato, ospite al festival, rende omaggio a Luigi Tenco cantando Ciao Amore, Ciao.
Dal 20 gennaio 2011, Francesco Baccini, in tour nei teatri italiani, rende omaggio a Tenco con il concerto "Baccini canta Tenco", da cui è tratto l'omonimo album-tributo.
Nell'album Il sogno eretico, il cantautore pugliese Caparezza, cita indirettamente Luigi Tenco nel brano Chi se ne frega della musica, cantando: «toglimi tutto questo che magari mi fermo / di certo non mi freddo in una stanza d'albergo», in funzione critica nei confronti del mercato discografico italiano.
In agosto 2011 il rapper milanese J-Ax, nella sua canzone Reci-divo, canta "perché io su 'sta roba non posso morire, Tenco senza pistola, Cobain senza fucile..." riferendosi al ritrovamento del corpo di Luigi.
Nell'ottobre 2011 il rapper Marracash, nella canzone ... Quando ero vivo, contenuta all'interno dell'album King del rap, omaggia il cantautore riferendosi al suo modo di fare musica, ai suoi ideali e al modo in cui si è suicidato.
Il 21 giugno 2012, l'editore Michele Piacentini, organizza a Genova la mostra "Luigi Tenco e Tullio Piacentini: i rivoluzionari della Video Musica" che dagli iniziali dieci giorni di cartellone viene prorogata fino al 25 novembre 2012.
Durante la serata dedicata a Sanremo Story nell'edizione 2013, Marco Mengoni presenta Ciao Amore, Ciao.
Il 16 marzo 2012, la "3ª Mostra del Cinema di Subiaco - Memorial Tullio Piacentini", già insignita della Medaglia Premio Presidente della Repubblica, dedica l'intera manifestazione alla figura di Luigi Tenco e inaugura l'evento con la partecipazione della Famiglia, del gruppo beat Le Pecore Nere e dell'editore Michele Piacentini.
Il 6 dicembre 2013 durante la trasmissione Tale e quale show in onda su Rai Uno, l'attore Attilio Fontana canta Vedrai vedrai nei panni di Luigi Tenco
Il 21 marzo 2014, l'editrice Les Artistes di Roma, presenta in anteprima internazionale le cartoline postali dedicate alla figura di Luigi Tenco.
A Ricaldone, Tenco viene ricordato ogni anno, in estate, tramite la manifestazione L'Isola in Collina, con la puntuale partecipazione di cantautori più o meno affermati.
Ciao Amore, Ciao è il titolo di uno spettacolo del cantastorie e attore calabrese Nino Racco.
Il 22 settembre 2013 a Cassine (AL), paese natale, è stata inaugurata Piazza Luigi Tenco.
Il 21 marzo 2016 il cantautore Franco Simone ha inciso un album di cover di canzoni di Luigi Tenco, intitolato Carissimo Luigi - Franco Simone Canta Luigi Tenco , a cui ha dedicato la sua canzone Carissimo Luigi.
L'11 luglio 2016 al Summer Festival la cantante salentina Emma ha reinterpretato il brano di Tenco Se stasera sono qui.
Il 24 settembre 2016, nella prima di 2 serate dedicate a Mogol, durante una chiacchierata a 3 tra Massimo Giletti, Gino Paoli e Mogol sono stati ricordati gli eventi legati alla tragica fine del cantautore. In seguito alle affermazioni dei 3, la famiglia Tenco è andata contro le affermazioni negando e contrastando buona parte delle parole dette su Rai1.
Tiziano Ferro apre il festival di Sanremo 2017 con un toccante e unico ricordo in bianco e nero di "Mi sono innamorato di te".
A luglio 2017 esce "Tenco. Come ti vedono gli altri", un progetto di Mauro Ottolini.
Nel settembre 2018 esce "Playin' Tenco", disco d'esordio del pianista jazz Simone Locarni incentrato sulle musiche di Luigi Tenco.
A dicembre 2022 il rapper Egreen pubblica sulla piattaforma Spotify un singolo dal titolo "Tenco" in cui viene omaggiato il cantautore.
== Reinterpretazioni ==
Molti artisti hanno inciso nella propria discografia reinterpretazioni di Luigi Tenco. Di seguito un elenco di queste incisioni che non vuole essere esaustivo.
Altre opere sono ad esempio "L'altro Tenco" di Ada Montellanico Quartetto & Enrico Rava-CD pubblicato nel 1996 e la raccolta di cover Come fiori in mare - Luigi Tenco riletto, pubblicata da Lilium / ExtraLabel / Virgin nel 2001 con la seguente scaletta:
Ashes, Amore, amore mio, 5.07
Teresa De Sio, Lontano lontano, 3.29
Stefano Giaccone, Io vorrei essere là , 4.34
Ivano Fossati, Ragazzo mio, 4.09
Lalli, Vedrai, vedrai, 3.07
Il Parto delle Nuvole Pesanti, Ognuno è libero, 3.01
La Crus, Un giorno dopo l'altro, 3.38
Marco Parente e Millennium Bugs' Orchestra, Se potessi amore mio, 4.03
GianCarlo Onorato, Come le altre/toi, 5.13
Giulio Casale, Ciao amore, ciao, 3.47
Giovanni D'Anna Io sono uno, 4.26
Roy Paci & Aretuska, featuring Meg, Se stasera sono qui 2.40
Mario Congiu, Se qualcuno ti dirà , 4.43
J.A.P, Uno di questi giorni ti sposerò, 3.00
y:dk, Una vita inutile 3.10
John De Leo, e Stefano Benni, Vedrai, vedrai / Un giorno dopo l'altro, 7.15
== Note ==
== Bibliografia ==
Matteo Abatti, Ognuno è libero. Luigi Tenco e la nascita della canzone d'autore in Italia, Arezzo, Zona, 2014. ISBN 978-88-6438-499-3.
Franco Brancatella (a cura di), Luigi Tenco. Le canzoni, la poesia, la musica di un grande cantautore suicida, Roma, Savelli, 1981.
Philippe Brunel, Ciao amore. Tenco e Dalida, la notte di Sanremo, Milano, Rizzoli, 2012. ISBN 978-88-17-05518-5.
Michele Caccamo, Non si vedeva il fiorito. Poemetto su Luigi Tenco, Roma, Castelvecchi, 2023. ISBN 978-88-6826-518-2.
Mario Campanella e Gaspare Palmieri, Forse non sarà domani. Narrazioni a due voci su Luigi Tenco, Roma, Arcana, 2017. ISBN 978-88-6231-938-6.
Club Luigi Tenco, Venezia (a cura del), In ricordo di Luigi Tenco, Venezia Lido, Ist. tipografico editoriale, 1968.
Aldo Colonna, Vita di Luigi Tenco, prefazione di Umberto Broccoli, discografia a cura di Enrico de Angelis, Michele Neri e Franco Settimo, Milano, Bompiani, 2017. ISBN 978-88-452-8360-4.
Aldo Colonna, Atti relativi alla morte di Luigi Tenco, Roma, Castelvecchi, 2017. ISBN 978-88-328-2071-3.
Enrico De Angelis (a cura di), Io sono uno. Canzoni e racconti, con VHS, Milano, Baldini & Castoldi, 2002. ISBN 88-8490-215-0.
Cinzia Comande e Roberta Bellantuono, Genova per noi. Zena cantautrice da Luigi Tenco a Roberto Ballerini, Roma, Arcana, 2014. ISBN 978-88-6231-354-4.
Enrico de Angelis, Enrico Deregibus, Sergio Secondiano Sacchi (a cura di), Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti, Milano, BUR, 2007. ISBN 978-88-17-01892-0.
Enrico De Angelis e Mario Dentone (a cura di), Luigi Tenco. Per la testa grandi idee, con DVD, Milano-Roma, Fondazione Giorgio Gaber-Radio Fandango-Rai Trade, 2008.
Enrico de Angelis, Coltivo una rosa bianca. Antimilitarismo e nonviolenza in Tenco, De André, Jannacci, Endrigo, Bennato, Caparezza, prefazione Luigi Ciotti, introduzione di Mao Valpiana, illustrazioni di Massimo Cavezzali e Milo Manara, Milano, Vololibero, 2020. ISBN 978-88-320-8517-4.
Mario Dentone, con Nedo Gonzales (a cura di), A Luigi Tenco, 35 anni da quel Sanremo. Genova 23 gennaio 2002, Foggia, Bastogi, 2003. ISBN 88-8185-528-3.
Enrico Deregibus (a cura di), Dizionario completo della canzone italiana, Firenze, Giunti, 2006. ISBN 978-88-09-04602-3.
Fernando Di Rienzo, Tenco. Psicologia e mistero svelato, Lecce, Youcanprint, 2019. ISBN 978-88-316-0446-8.
Piercarlo Fabbio, Matteo Forcherio, Luigi Tenco. La valle e l'anima. Sceneggiatura e backstage del documentario sul giovane Tenco, Alessandria, MF Studios Editore, 2017.
Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, Roma, Lato Side, 1982.
Aldo Fegatelli, Tenco, Padova, Muzzio, 1987. ISBN 88-7021-430-3.
Aldo Fegatelli Colonna, Luigi Tenco. Vita breve e morte di un genio musicale, Milano, Oscar Mondadori, 2002. ISBN 88-04-50087-5.
Claudio Forti, La stanza bianca. Luigi Tenco e l'immortalità , Cesena, Caissa Italia editore, 2015. ISBN 978-88-6729-031-4.
Valerio Gaglione e Giuseppe Bità , Se sapessi come fai. Le cinque prove dell'omicidio di Luigi Tenco, s.l., Edizioni Il Foglio, 2015. ISBN 978-88-7606-544-6. (graphic novel)
Marco Ghirelli, Sogna ragazzo sogna. Amilcare Rambaldi e la nascita del Premio Tenco, Civitella in Val di Chiana, Zona, 2010. ISBN 978-88-6438-146-6.
Luigi Granetto Luigi Tenco, con LP, Roma, Armando Curcio, 1983.
Nicola Guarneri e Pasquale Ragone, Luigi Tenco. Storia di un omicidio, con una intervista esclusiva al prof. Martino Farneti, presentazione di Francesco Bruno, Chieti, Tabula Fati, 2011. ISBN 978-88-7475-226-3.
Nicola Guarneri e Pasquale Ragone, Le ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco, prefazione di Francesco Bruno, Roma, Castelvecchi Rx, 2013. ISBN 978-88-7615-791-2; con un ricordo di Orietta Berti, 2017. ISBN 978-88-6944-811-9.
Bruno Lauzi, Tanto domani mi sveglio. Autobiografia in controcanto, Sestri Levante, Gammarò, 2006. ISBN 88-95010-10-8.
Paolo Logli, Tenco e gli altri. Monologhi Teatrali, Roma, Cut-up, 2011. ISBN 978-88-95246-29-1.
Carlo Lucarelli, Tenco a tempo di tango, con CD, Roma, Fandango libri, 2007. ISBN 978-88-6044-078-5.
Mario Luzzatto Fegiz, Morte di un cantautore. Biografia di Luigi Tenco, Milano, Gammalibri, 1976.
Federica Minarelli, Luigi Tenco. Io sono uno... e nessuno, Aicurzio, Castel Negrino, 2019. ISBN 978-88-99341-71-8.
Ferdinando Molteni, L'ultimo giorno di Luigi Tenco, Firenze-Milano, Giunti, 2015. ISBN 978-88-09-80922-2.
Ada Montellanico, Quasi sera. Una storia di Tenco, Roma-Viterbo, Stampa alternativa-Nuovi Equilibri, 2006. ISBN 88-7226-910-5.
Renzo Parodi, Luigi Tenco, Genova, Tormena, 1997. ISBN 88-86017-88-X.
Renzo Parodi, Luigi Tenco. Canterò finché avrò qualcosa da dire, Milano, Sperling & Kupfer, 2007. ISBN 978-88-6061-185-7.
Michele Piacentini, Luigi Tenco, Reggio Emilia, Imprimatur, 2017. ISBN 978-88-6830-494-2.
Emanuela Profumo, Liguria criminale. Dai serial killer Minghella e Bilancia alla banda 22 ottobre, dal misterioso suicidio di Luigi Tenco all'esecuzione spietata di Guido Rossa ad opera delle Brigate Rosse, dalle sanguinose faide dei paesi dell'entroterra alla grande tragedia del G8, Roma, Newton Compton, 2008. ISBN 978-88-541-1239-1.
Gian Franco Reverberi, La testa nel secchio. Tenco, Paoli, Lauzi, Ciampi, Dalla, le mie figiuate in compagnia dei cantautori, prefazione Maurizio Becker, Guidonia, Iacobelli, 2017. ISBN 978-88-6252-391-2.
Graziano Roy Grassi, Caso Tenco. È stato un suicidio?, Genova, Graphos, 1992.
Luigi Tenco, Lontano, lontano. Lettere, racconti, interviste, a cura di Enrico De Angelis ed Enrico Deregibus, Milano, Il saggiatore, 2024. ISBN 978-88-428-3086-3.
Marco Santoro, Effetto Tenco. Genealogia della canzone d'autore, Bologna, Il Mulino, 2010. ISBN 978-88-15-13407-3.
Alfredo Stoppa, Luigi Tenco. Il ragazzo che sapeva sognare, Meduna di Livenza, Alba Edizioni, 2017. ISBN 978-88-99414-12-2.
Renato Tortarolo, con Giorgio Carozzi, Luigi Tenco. Ed ora che avrei mille cose da fare, Roma, Arcana Editore, 2007. ISBN 978-88-7966-431-8.
Luca Vanzella, con Luca Genovese, Luigi Tenco. Una voce fuori campo, Ponte di Piave, BeccoGiallo, 2008. ISBN 978-88-85832-41-1.
Alberto Vincenzoni, Luigi Tenco e Dino Campana. Poeti allo specchio, Cagliari, Logus mondi interattivi, 2013. ISBN 978-88-98062-35-5
== Voci correlate ==
Caso Tenco
Club Tenco
Discografia di Luigi Tenco
Via del Campo 29 rosso
== Altri progetti ==
Wikiquote contiene citazioni di o su Luigi Tenco
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Luigi Tenco
== Collegamenti esterni ==
Tènco, Luigi, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Marco Santoro, TENCO, Luigi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 95, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2019.
Luigi Tenco, su Discografia nazionale della canzone italiana, Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi.
(EN) Luigi Tenco, su AllMusic, All Media Network.
(EN) Luigi Tenco / Dick Ventuno, su Discogs, Zink Media.
(EN) Luigi Tenco / Dick Ventuno, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
Registrazioni audiovisive di Luigi Tenco, su Rai Teche, Rai.
Luigi Tenco, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
(EN) Luigi Tenco, su IMDb, IMDb.com.
on line su Banca Dati Musicale
Monografia di Luigi Tenco, su ondarock.it.
Il Caso Tenco, su casotenco.it. URL consultato il 16 febbraio 2020 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2018).