Il Gattopardo
Il Gattopardo è un romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, nel periodo di transizione dal Regno Borbonico al Regno d'Italia. Dopo i rifiuti delle principali case editrici italiane (Mondadori, Einaudi, Longanesi), l'opera fu pubblicata postuma da Feltrinelli nel 1958, un anno dopo la morte dell'autore, vincendo il Premio Strega nel 1959, e diventando uno dei best seller del secondo dopoguerra; è considerato uno tra i più grandi romanzi di tutta la letteratura italiana e mondiale.
== Genesi e storia editoriale ==
L'autore aveva contemplato da lungo tempo l'idea di scrivere un romanzo storico basato sulle vicende della sua famiglia, gli aristocratici Tomasi di Lampedusa, in particolare sul bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi - nell'opera trasposto nella figura del principe Fabrizio Salina - vissuto durante il Risorgimento, noto per aver realizzato un osservatorio astronomico per le sue ricerche e morto nel 1885. Per raccontare la storia della sua famiglia, dei propri antenati, l'ispirazione gli venne in Curlandia. Dopo aver sposato la baronessa baltica Alexandra Wolff Stomersee, che aveva vinto la sua patologica timidezza, Tomasi risiedette nella tenuta familiare della moglie, il castello di Stomersee, vicino al Mar Baltico. Con il crollo dell'Impero Russo e l'indipendenza della Lettonia, era iniziata la fine della nobiltà baltica, spogliata di terre e proprietà , con baroni e conti ridotti in miseria, e le loro disilluse donne. La loro decadenza acuì il suo sguardo sull'analogo avvenire che si profilava per l'aristocrazia siciliana. Dal lontano Nord baltico, egli poté vedere con chiarezza, meditandovi, l'innegabile fine di un'epoca. Il Nord diede forma al Sud: nella Curlandia si rispecchiò la Sicilia.
Il mondo nel quale era vissuto fino ad allora Tomasi crollò invece definitivamente dopo che il Palazzo Lampedusa fu gravemente lesionato, e pressoché distrutto, dai bombardamenti aerei delle forze Alleate il 5 aprile 1943, durante la Seconda guerra mondiale, e saccheggiato. Alla vista della distruzione del palazzo l'autore fu talmente sconvolto che non parlò per i successivi tre giorni. Scivolò in una lunga depressione: egli amava profondamente la grande casa avita di Palermo, simbolo di secoli di storia e di orgoglio familiare, dov'era nato e dove avrebbe voluto morire. Il rimpianto per un Paradiso perduto lo seguirà per il resto della vita, ma dovettero passare altri 10 anni prima che Tomasi cominciasse a scrivere il romanzo.
Nell'estate 1954 Giuseppe accompagnò il cugino, il poeta Lucio Piccolo, a un convegno di poeti a San Pellegrino Terme, dove ebbe modo di parlare con letterati del calibro di Eugenio Montale, Maria Bellonci ed Emilio Cecchi. In quell'occasione l'aristocratico siciliano, molto riservato e di carattere taciturno, non passò totalmente inosservato in compagnia del cugino solo perché entrambi si presentarono vestiti fuorimoda, e per di più con un servitore. Il successo del cugino al convegno letterario, pungendolo psicologicamente, costituì la spinta decisiva per iniziare a scrivere, di punto in bianco, il romanzo, superando le proprie inibizioni. Alla fine di quell'anno, egli cominciò a scrivere a mano la storia, seduto a un tavolo del caffè Mazzara di Palermo. La stesura continuò per due anni e mezzo, fino al 1957, l'anno della morte dell'autore. Il quale era un erudito che in vita non aveva fatto altro che leggere (appassionato com'era delle letterature inglesi e francesi), oziare e viaggiare. Era però del tutto sconosciuto nei circuiti letterari italiani dell'epoca, tranne che a un ristrettissimo gruppo di persone. Al principio della primavera del 1956, l'autore cominciò a dettare i primi capitoli del Gattopardo all'allora giovanissimo Francesco Orlando, al quale Tomasi impartiva lezioni private di Letteratura inglese, che le batté a macchina in quattro copie.
Il manoscritto venne inviato alle case editrici con una lettera di accompagnamento scritta dal cugino di Tomasi, Lucio Piccolo. La spedizione della prima copia (una versione ancora parziale in quattro parti) avvenne il 24 maggio del 1956 da Villa Piccolo, indirizzata al conte Federico Federici della Mondadori, che da poco aveva pubblicato un libro di poesie del Piccolo. Durante l'estate, Orlando batté a macchina altre due parti del libro, quelle ambientate a Donnafugata, che il Piccolo inviò prontamente a Federici il 10 ottobre. Piccolo cercò di avere notizie dell'esito della lettura del manoscritto da parte di Mondadori, inviando una lettera all'amico e collega poeta Basilio Reale, per sincerarsi se la lettura avesse sortito l'esito sperato. Tuttavia, gli editori Mondadori e poi la Einaudi rifiutarono.
Il testo, privo come s'è detto di alcuni capitoli, dopo esser stato letto da Federici, era stato dato a Elio Vittorini, allora contemporaneamente consulente letterario per Mondadori e anche curatore della collana I gettoni per l'Einaudi. Vittorini, pur apprezzando l'opera, non acconsentì alla pubblicazione de Il Gattopardo per le dette case editrici, rimandando il testo all'autore, e accompagnando tale rifiuto con una lettera di motivazione. Messo di fronte al successo mondiale dell'opera, Vittorini si giustificò affermando goffamente che si trattava di un 'romanzo tradizionale', quindi non adatto alla 'sua' collana einaudiana dei Gettoni.
Il romanzo uscì poi per i tipi di Feltrinelli solo grazie al giudizio di Giorgio Bassani, che lo intercettò per il tramite di Elena Croce, figlia di «don Benedetto», e recuperò l’originale con i capitoli non letti da Vittorini e molte varianti. L'avventurosa pubblicazione infatti avvenne solo dopo la morte dell'autore, quando l'ingegner Giorgio Gargia, paziente della baronessa Alexandra Wolff Stomersee, la moglie psicoanalista di Tomasi, si offrì di consegnare una copia alla sua conoscente Elena Croce; la figlia di Benedetto Croce lo segnalò a Bassani, da poco divenuto direttore della collana di narrativa I Contemporanei per la Giangiacomo Feltrinelli Editore, e che sollecitava gli amici letterati a segnalargli interessanti inediti. Bassani ricevette dalla Croce il manoscritto incompleto e gli attribuì immediatamente un enorme valore. Lo diede a leggere all'amico Mario Soldati, il quale, dopo aver letto il testo in mano a Bassani, concordò trattarsi di un capolavoro. Nel febbraio 1958, Bassani volò a Palermo per recuperare e ricomporre il testo nella sua interezza: egli decise subito di pubblicare il libro, che uscì l'11 novembre dello stesso anno, curato da Bassani stesso.
Nel 1959, quando il romanzo ricevette il premio Strega, la tiratura aveva raggiunto in solo otto mesi le 250 000 copie, divenendo il primo best seller italiano con oltre centomila copie vendute. Tuttavia la candidatura allo Strega fu molto criticata soprattutto dagli scrittori di sinistra legati al PCI, il quale aveva dichiarato pubblicamente come il libro fosse "non grato" al partito a causa degli ideali conservatori inneggiati nel romanzo. In particolare ricordiamo come forti oppositori alla candidatura Pier Paolo Pasolini, in gara con il suo Una vita violenta, e Alberto Moravia il quale disse a Mario Soldati, che aveva telefonato a Maria Bellonci per candidare Il Gattopardo, che non l'avrebbe mai più guardato in faccia. La forza e l'importanza che ebbe il romanzo in quegli anni sono testimoniate anche dalla battuta che Eduardo De Filippo inserisce nella commedia del 1959 Sabato, domenica e lunedì: Memè, la zia colta di casa Priore, osservando i parenti troppo affaccendati nelle questioni quotidiane, uscendo di scena li ammonisce al grido di «compratevi il Gattopardo!».
Il titolo del romanzo ha origine nello stemma di famiglia dei principi di Lampedusa, rappresentato dal Felis leptailurus serval, una belva felina diffusa nelle coste settentrionali dell'Africa, proprio di fronte a Lampedusa. Nelle parole dell'autore l'animale ha un'accezione positiva: «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra». Tuttavia, proprio sull'onda del successo planetario del romanzo, sarebbe invalso invece un significato negativo, facendo dell'aggettivo "gattopardesco" l'emblema del trasformismo delle classi dirigenti italiane. A ben vedere, è anche vero che fu Tomasi stesso con le sue fiere parole a legare il termine a un significato ambiguo, quando pronosticò un destino di rassegnazione e di solo illusorio orgoglio per l'Italia futura.
Nel 1967 dal romanzo venne tratta un'opera musicale di Angelo Musco, con libretto di Luigi Squarzina.
== Trama ==
Il racconto inizia con la recita del rosario in una delle sontuose sale del Palazzo Salina, dove il principe Fabrizio abita con la moglie Stella e i loro sette figli: è un signore distinto e affascinante, raffinato cultore di studi astronomici ma anche di pensieri più terreni e a carattere sensuale, nonché attento osservatore della progressiva e inesorabile decadenza del proprio ceto; infatti, con lo sbarco in Sicilia di Garibaldi e del suo esercito, va prendendo rapidamente piede un nuovo ceto, quello borghese, che il principe, dall'alto del proprio rango, guarda con malcelato disprezzo, in quanto prodotto deteriore dei nuovi tempi. L'intraprendente e amatissimo nipote Tancredi Falconeri non esita a cavalcare la nuova epoca in cerca del potere economico, combattendo tra le file dei garibaldini (e poi in quelle dell'esercito regolare del Re di Sardegna), cercando insieme di rassicurare il titubante zio sul fatto che il corso degli eventi si volgerà alla fine a vantaggio della loro classe; è poi legato da un sentimento, in realtà più intravisto, per la raffinata cugina Concetta, profondamente innamorata di lui.
Il principe trascorre con tutta la famiglia le vacanze nella residenza estiva di Donnafugata; il nuovo sindaco del paese è don Calogero Sedà ra, un parvenu, ma intelligente e ambizioso, che cerca subito di entrare nelle simpatie degli aristocratici Salina, mercé la figlia Angelica, cui il passionale Tancredi non tarderà a soccombere; non essendo di famiglia nobile, Angelica non avrà immediatamente il consenso di don Fabrizio ma, grazie alla sua travolgente e incantevole bellezza, riesce a convincere casa Salina e a sposare Tancredi. Inoltre Calogero Sedara, il padre di Angelica, fornisce alla figlia nel contratto matrimoniale tutto quello che possiede.
Arriva il momento di votare l'annessione della Sicilia al Regno di Sardegna: a quanti, dubbiosi sul da farsi, gli chiedono un parere sul voto, il principe risponde suo malgrado in maniera affermativa; alla fine, il plebiscito per il sì sarà unanime. In seguito, giunge a palazzo Salina un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley di Monterzuolo, incaricato di offrire al principe la carica di senatore del Regno, che egli rifiuta garbatamente dichiarandosi un esponente del vecchio regime dei Borbone, ad esso legato da vincoli di decenza. Il principe condurrà da ora in poi vita appartata fino al giorno in cui verrà serenamente a mancare, circondato dalle cure dei familiari, in una stanza d'albergo a Palermo dopo il viaggio di ritorno da Caserta, dove si era recato per cure mediche. L'ultimo capitolo del romanzo, ambientato nel 1910, racconta la vita di Carolina, Concetta e Caterina, le figlie superstiti di don Fabrizio.
== Il significato dell'opera ==
L'autore compie all'interno dell'opera un processo narrativo che è sia storico che attuale. Parlando di eventi passati, Tomasi di Lampedusa parla di eventi del tempo presente, ossia di uno spirito siciliano citato più volte come gattopardesco ("Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi"). Nel dialogo con Chevalley di Monterzuolo, inviato dal governo sabaudo, il principe di Salina spiega ampiamente il suo spirito della sicilianità ; egli lo spiega con un misto di cinico realismo e rassegnazione. Spiega che i cambiamenti avvenuti nell'isola più volte nel corso della storia hanno adattato il popolo siciliano ad altri "invasori", senza tuttavia modificare dentro l'essenza e il carattere dei siciliani stessi. Così, il presunto miglioramento apportato dal nuovo Regno d'Italia appare al principe di Salina come un ennesimo mutamento senza contenuti, poiché ciò che non muta è l'orgoglio del siciliano stesso.
Egli infatti vuole esprimere l'incoerente adattamento al nuovo, ma nel contempo l'incapacità vera di modificare se stessi, e quindi l'orgoglio innato dei siciliani. In questa chiave egli legge tutte le spinte contrarie all'innovazione, le forme di resistenza mafiosa, la violenza dell'uomo, ma anche quella della natura. I siciliani non cambieranno mai poiché le dominazioni straniere, succedutesi nei secoli, hanno bloccato la loro voglia di fare, generando solo oblio, inerzia, annientamento (il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di "fare". [...] il sonno è ciò che i Siciliani vogliono).
Giuseppe Garibaldi è stato uno strumento dei Savoia, nuovi dominatori (da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento [...] ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio). Questi avvenimenti si sono innestati su una natura ed un clima violenti, che hanno portato ad una mancanza di vitalità e di iniziativa negli abitanti (... questo paesaggio che ignora le vie di mezzo fra la mollezza lasciva e l'asprezza dannata; [...] questo clima che ci infligge sei mesi di febbre a quaranta gradi; [...] questa nostra estate lunga e tetra quanto l'inverno russo e contro la quale si lotta con minor successo...).
=== Classificazione come romanzo storico ===
La vicenda descritta nel Gattopardo può a prima vista far pensare che si tratti di un romanzo storico. Tomasi di Lampedusa ha certamente tenuto presente una tradizione narrativa siciliana: la novella Libertà di Giovanni Verga, I Viceré di Federico De Roberto, I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello ispirata al fallimento risorgimentale, drammaticamente avvertito proprio in Sicilia, dove erano vive speranze di un profondo rinnovamento. Ma mentre De Roberto, che fra i tre citati è, per questa tematica, il più significativo, indaga le motivazioni del fallimento con una complessa rappresentazione delle opposte forze in gioco, Tomasi di Lampedusa presenta la vicenda risorgimentale attraverso il machiavellismo della classe dirigente, che alla fine si mette al servizio dei garibaldini e dei piemontesi, convinta che sia il modo migliore perché tutto resti com'era. Questa rappresentazione per la prospettiva da cui è descritta è parziale; restano fuori dal romanzo molti eventi significativi: solo per fare un esempio, la rivolta dei contadini di Bronte, che provocò 16 morti prima di essere stroncata nel sangue da Nino Bixio che fece condannare a morte 5 dei responsabili (oggetto invece della novella di Verga).
Da questo punto di vista quindi le mancanze de Il Gattopardo come romanzo storico del Risorgimento in Sicilia sono evidenti. Osservava Mario Alicata: «Una cosa è cercare di comprendere come e perché si affermò nel processo storico risorgimentale una determinata soluzione politica, cioè la direzione di determinate forze politiche e sociali, un'altra cosa è credere, o far finta di credere, che ciò sia stato una sorta di presa in giro condotta dai furbi (dai potenti di ieri e di sempre) ai danni degli sciocchi (coloro che si illudono che qualche cosa di nuovo possa accadere non solo sotto il sole di Sicilia ma sotto il sole tout court)». Pertanto è dubbio se il valore de Il Gattopardo vada ricercato al di fuori della prospettiva del romanzo storico; la faccenda appare più complicata di come poteva apparire ai primi lettori dell'opera, se il principe stesso negava di aver voluto scrivere un romanzo storico (semmai un testo intessuto di memoria e di memorie), nella seconda edizione de Il romanzo storico, invece Lukács riconduce Il Gattopardo al canone proprio del genere.
Di recente Vittorio Spinazzola, in un importante lavoro degli anni novanta, Il romanzo antistorico, attribuisce alla triade formata da I Viceré di De Roberto, I vecchi e i giovani di Pirandello, e il romanzo di Tomasi di Lampedusa, la fondazione di un nuovo atteggiamento del romanzo rispetto alla storia; non più l'ottimismo di una concezione storicista e teleologica dell'avvenire dell'uomo (ancora presente in Italia nelle grandi cattedrali di Manzoni e Nievo), ma la dolorosa consapevolezza che la storia degli uomini non procede verso il compimento delle magnifiche sorti e progressive, e che la "macchina del mondo" non è votata a provvedere alla felicità dell'uomo. Il romanzo antistorico è il deposito di questa concezione non trionfalistica della storia, nei tre testi citati il corso della storia genera nuovi torti e nuovi dolori, invece di lenire i vecchi. Malgrado la posizione nuova di Spinazzola, che rilegge in modo intelligente la questione, il problema resta aperto, e la critica non ha ancora trovato una soluzione condivisa su questo tema.
È un romanzo uscito dalla tradizione narrativa ottocentesca, della quale si avverte almeno la presenza di Stendhal; ma nel senso della solitudine e della morte che pervade il protagonista si rivela anche l'influenza determinante dell'esperienza decadente.
Un altro elemento di differenza con altri romanzi storici è il suo essere una trasposizione in un racconto di fantasia di vicende familiari che in parte sono realmente avvenute e sono state tramandate attraverso la bocca dei parenti di Tomasi di Lampedusa. A differenza di romanzi storici come ad esempio I promessi sposi, nel quale nessun dettaglio storico era specificato che non fosse già presente nelle fonti scritte consultate da Manzoni, Il Gattopardo rappresenta esso stesso una testimonianza storica (seppur offuscata dal tempo e dalla tradizione orale) di come una parte della nobiltà visse quel determinato periodo di transizione.
=== Sterilità e morte ===
Il modulo narrativo si discosta molto dai canoni del romanzo storico: il romanzo è suddiviso in blocchi, con una sequenza di episodi che, pur facendo capo ad un personaggio principale, sono dotati ciascuno di una propria autonomia. Inoltre, il fallimento risorgimentale descritto non è un esempio di uno scarto tra speranze e realtà nella storia degli uomini, ma sembra quello di una norma costante delle vicende umane, destinate inesorabilmente al fallimento: gli uomini, anche re Ferdinando o Garibaldi, possono solo illudersi di influire sul torrente delle sorti che invece fluisce per conto suo, in un'altra vallata.
La negazione della storia e la sterilità dell'agire umano sono alcuni dei motivi più ricorrenti e significativi del libro; in questa prospettiva di remota lontananza dalla fiducia nelle «magnifiche sorti e progressive», il Risorgimento può ben diventare una rumorosa e romantica commedia e Karl Marx un «ebreuccio tedesco», di cui al protagonista sfugge il nome, e la Sicilia, più che una realtà che storicamente si è fatta attraverso secoli di storia, resta una categoria astratta, un'immutabile ed eterna metafisica "sicilianità ". Nella descrizione del fallimento risorgimentale, secondo alcuni, si può intravedere un'altra riconferma della legge e degli uomini: il fallimento esistenziale che, negli anni in cui scriveva, Tomasi di Lampedusa poteva constatare.
Correlato a questo è il tema del fluire del tempo, della decadenza e della morte (che richiamano Marcel Proust e Thomas Mann) esemplificato nella morte di una classe, quella nobiliare dei Gattopardi che sarà sostituita dalla scaltra borghesia senza scrupoli dei Sedara, ma che permea di sé tutta l'opera: la descrizione del ballo, il capitolo della morte di don Fabrizio (secondo alcuni critici il punto più alto del romanzo), la polvere del tempo che si accumula sulle sue tre figlie e sulle loro cose. Si può dire che fra la tradizione del romanzo storico, siciliana ed europea, di fine Ottocento e Il Gattopardo è passato il decadentismo con le sue stanchezze, le sue sfiducie, la sua contemplazione della morte; l'opera di Tomasi di Lampedusa inoltre cadeva in un momento di ripiegamento dei recenti ideali della società italiana e di quella letteratura che si era sforzata di dare voce artistica a quegli ideali.
== Il manoscritto ==
Le fotocopie dei manoscritti originali si trovano presso il Museo del Gattopardo a Santa Margherita di Belice (AG), mentre gli originali sono custoditi presso il Palazzo Lanza Tomasi a Palermo, ultima dimora dello scrittore.
== Adattamenti ==
Dal romanzo è stato tratto il celeberrimo film omonimo del 1963, prodotto da Goffredo Lombardo e diretto da Luchino Visconti, vincitore della Palma d'Oro; a ricoprire i ruoli principali Burt Lancaster (Don Fabrizio), Alain Delon (Tancredi) e Claudia Cardinale (Angelica), con Romolo Valli, Paolo Stoppa e Rina Morelli.
Il 5 marzo 2025 viene pubblicata su Netflix l'omonima fiction televisiva, di produzione anglo-italiana, con Kim Rossi Stuart nel ruolo del principe, Benedetta Porcaroli nel ruolo di Concetta, e Saul Nanni e Deva Cassel nei rispettivi ruoli di Tancredi e Angelica.
== Edizioni ==
Il Gattopardo, Prefazione e cura di Giorgio Bassani, Collana Biblioteca di Letteratura n.4, Milano, Feltrinelli Editore, novembre 1958, p. 332.
Il Gattopardo, Collana Universale Economica n.416, Milano, Feltrinelli, febbraio 1963.
Il Gattopardo, antologia a cura di Riccardo Marchese, Collana Primo scaffale n.16, Firenze, La Nuova Italia, 1967, p. 240.
Il Gattopardo e i Racconti, Edizione conforme al manoscritto del 1957, Collana Gli Astri, Milano, Feltrinelli, dicembre 1969.
Il Gattopardo, Nota introduttiva di Maria Bellonci, Milano, Club degli Editori, 1969.
Il Gattopardo, Collana I Narratori n.229, Milano, Feltrinelli, novembre 1974.
Il Gattopardo, a cura di Giovanna Barbieri, Collana Narrativa scuola, Torino, Loescher Editore, 1979.
Il Gattopardo, Nuova edizione riveduta con testi d'Autore in Appendice, a cura di Gioacchino Lanza Tomasi, Collana Le Comete, Milano, Feltrinelli, giugno 2002, p. 300, ISBN 978-2-7028-7908-5. - Collana Universale Economica, LXXXVII ed., Feltrinelli, 2006 - CVI ed., marzo 2021; Collana Grandi Letture, Feltrinelli, 2013, ISBN 978-88-079-2222-0.
Il Gattopardo, Prefazione di Gioacchino Lanza Tomasi, Collezione Premio Strega, Torino, UTET - Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, 2006, ISBN 88-02-07540-9.
Il Gattopardo letto da Toni Servillo, edizione integrale in audiolibro, Emons 2017, ISBN 978-88-6986-127-7.
== Note ==
== Bibliografia ==
Alberto Anile, Maria Gabriella Giannice, Operazione Gattopardo: come Visconti trasformò un romanzo di "destra" in un successo di "sinistra", Genova, Le Mani, 2013.
Antonio La Torre Giordano, Il Gattopardo. I sessant'anni del film tra arte, media e società , Edizioni Lussografica, prefazione di Melo Freni, Caltanissetta, 2023.
Rosaria Bertolucci, Il principe dimenticato, Sarzana, Carpena, 1979.
G. Bottino, Saggio su "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Genova, 1973.
M. Castiello, Il Gattopardo, Milano, 2004.
Arnaldo Di Benedetto, Tomasi di Lampedusa e la letteratura, in Poesia e critica del Novecento, Napoli, Liguori, 1999.
Margareta Dumitrescu, Sulla parte VI del Gattopardo. La fortuna di Lampedusa in Romania, Catania, Giuseppe Maimone Editore, 2001.
G. Lanza Tomasi, I luoghi del Gattopardo, 2001.
G. Masi, Come leggere Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, 1996.
S.S. Nigro, Il Principe fulvo, Palermo, Sellerio editore, 2012.
F. Orlando, L'intimità e la storia. Lettura del Gattopardo, Torino, Einaudi, 1998.
Alberto Samonà , Giuseppe Tomasi di Lampedusa a Villa Piccolo: la dimora dell’immenso parla una lingua antica, in Maria Antonietta Ferraloro, Dora Marchese, Fulvia Toscano (a cura di), Itinerari Siciliani - Topografie dell’anima sulle tracce di Tomasi di Lampedusa, Roma, Historica edizioni, 2017.
G. P. Samonà , "Il Gattopardo", i "Racconti", Lampedusa, Firenze, 1974.
A. Vitello, I Gattopardi di Donnafugata, Palermo, 1963.
A. Vitello, Giuseppe Tomasi di Lampedusa: il Gattopardo segreto, 2008.
Luca Alvino, Il paradigma del rosario nel Gattopardo, su Nuovi Argomenti, 2021. URL consultato il 1º giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 31 maggio 2021).
Lorenzo Catania, Le scintille dopo il "Gattopardo" , "La Sicilia", 14 maggio 2022.
== Voci correlate ==
Il Gattopardo (film)
La Sicilia del Gattopardo
== Altri progetti ==
Wikiquote contiene citazioni da Il Gattopardo
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Il Gattopardo
== Collegamenti esterni ==
(EN) The Leopard, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
(EN) Edizioni e traduzioni di Il Gattopardo, su Open Library, Internet Archive.
(EN) Il Gattopardo, su Goodreads.
Riduzione radiofonica de "Il Gattopardo" Archiviato il 10 luglio 2020 in Internet Archive. (dal programma Ad alta voce di Rai Radio 3)
Audiolettura del dialogo tra Don Fabrizio e Chevalley, su elapsus.it.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa - Opera su Italialibri.net, su italialibri.net.
Audiolibro letto da Pietro Biondi
Alberto Sordi
Alberto Sordi (Roma, 15 giugno 1920 – Roma, 24 febbraio 2003) è stato un attore, doppiatore, regista e sceneggiatore italiano.
Fra i più importanti attori del cinema italiano, ha recitato in ben 160 film, di cui 18 anche diretti; sviluppò ambizioni artistiche in età giovanissima, cimentandosi in diverse attività tra cui canto, doppiaggio, radio e teatro di rivista, oltre a una gavetta di 15 anni nel cinema in parti da comparsa o comprimario, prima di giungere all'affermazione definitiva come attore protagonista nei primi anni '50, fino al debutto alla regia nel 1966; è considerato uno dei più grandi interpreti della commedia all'italiana con Nino Manfredi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, un quartetto al quale è generalmente accostato anche Marcello Mastroianni. Inoltre, insieme ad Aldo Fabrizi e Anna Magnani, fu tra i massimi esponenti della romanità cinematografica.
Filo conduttore della sua carriera durata oltre 60 anni fu la continua osservazione dell'evoluzione della società italiana, dalla quale, in collaborazione con registi, soggettisti e sceneggiatori di punta del cinema italiano (molti dei quali ricorrenti), trasse ispirazione per l'ideazione di molti dei suoi personaggi e ruoli, spesso associati con l'archetipo dell’"italiano medio", rappresentativo di virtù, difetti, contraddizioni e peculiarità del Paese.
== Biografia ==
=== La famiglia ===
Nacque a Roma, in via San Cosimato 7, nel rione di Trastevere, il 15 giugno del 1920, ultimo figlio di Pietro Sordi (1879-1941), originario di Valmontone, professore di musica e strumentista, titolare della tuba contrabbasso dell'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, e di Maria Righetti (1889-1952), originaria di Sgurgola, insegnante elementare. I coniugi Sordi avevano contratto matrimonio il 30 luglio 1910 a Pesaro, la città in cui si erano incontrati e dove risiedevano. Qui, il padre Pietro aveva inoltre studiato e conseguito il diploma di strumentista presso il Conservatorio Rossini.
La famiglia era composta anche dalla sorella Savina (1911-1972), insegnante di religione, dal fratello Giuseppe (1915-1990), ingegnere e, per lungo tempo, suo amministratore, e dalla sorella Aurelia (1917-2014), insegnante di religione, mentre il terzogenito, anch'egli di nome Alberto, era morto il 24 maggio 1916 dopo pochi giorni di vita. Anche i nonni paterni, Francesco Sordi (1847-1924) e Filotea Piacentini (1845-1909), erano di Valmontone, e lì Alberto trascorse parte dell'infanzia.
=== Le prime esperienze (1926 - 1936) ===
Nel 1926 vinse un concorso di bellezza per bambini, aggiudicandosi una tessera familiare per entrare gratis, per un anno, al cinema Italia Nova di Trastevere. A Roma, frequentò la scuola elementare "Armando Diaz" e fu qui che, in quinta classe, su iniziativa di un docente di educazione fisica appassionato di teatro, iniziò a recitare nel "Teatrino delle marionette", una piccola compagnia itinerante in cui gli attori interpretavano i personaggi in voga dei giornalini di quell'epoca. Partecipò al coro di Santa Maria in Trastevere, la sua parrocchia, e successivamente fu componente del coro dei pueri cantores della Cappella musicale pontificia sistina diretto da don Lorenzo Perosi, fino alla precoce trasformazione della voce in basso verso i 10 anni di età e divenuta poi una delle sue caratteristiche distintive. Frequentò l'Accademia di canto di Via Gregoriana; studiò canto lirico e si esibì sulla scena operistica per un certo periodo della giovinezza.
Nel 1936 si recò a Milano, su invito della casa discografica Fonit, per incidere un disco di fiabe musicali dedicate all'infanzia, tratte da racconti scritti da lui e pubblicati su un settimanale dell'epoca; con il ricavato e con altri lavori saltuari si finanziò la frequenza al corso di recitazione all'Accademia dei filodrammatici. Per trasferirsi al nord abbandonò gli studi all'Istituto di Avviamento Commerciale "Giulio Romano" di Trastevere (conseguì comunque come privatista il diploma di ragioniere alcuni anni più tardi per fare contenta la madre). L'esperienza ebbe un esito fallimentare e portò all'espulsione del giovane Sordi dovuta alla sua marcata inflessione dialettale romanesca e alla sprezzante valutazione della maestra Emilia Varini sulla sua presunta carenza di talento attoriale.
Tentò la strada del teatro leggero, riuscendo a ottenere una scrittura, insieme al suo amico romano Gaspare Cavicchi al cinema teatro Pace di Milano. Tuttavia, la prima esibizione fu un insuccesso; scoraggiato dall'esito negativo, Alberto decise di tornare a Roma.
=== Comparsa e doppiatore (1937 - 1956) ===
Rientrato nella capitale, nel 1937 trovò lavoro come comparsa a Cinecittà , apparendo nel film kolossal Scipione l'Africano in un ruolo da generico soldato romano. Nello stesso anno vinse un concorso indetto dalla Metro-Goldwyn-Mayer per doppiare la voce di Oliver Hardy insieme a Mauro Zambuto, che prestava la voce a Stan Laurel. Si presentò alle audizioni privo di esperienza specifica di doppiaggio e con poche aspettative di successo, considerata la concorrenza di professionisti affermati del settore; fu il direttore del doppiaggio della MGM Franco Schirato a ritenere il suo registro basso e il timbro di voce «caldo e pastoso» un connubio ideale per la notevole mole del personaggio (nonostante la voce di Hardy fosse in realtà nel registro tenorile); fu scritturato, debuttando nel ridoppiaggio della comica Sotto zero nel 1939, seguita dal lungometraggio I diavoli volanti nello stesso anno.
Come doppiatore, Sordi ebbe una carriera prolifica durata quasi 20 anni; oltre a numerosi altri film di Stanlio e Ollio, diede la voce, tra gli altri, a Bruce Bennett, Anthony Quinn, John Ireland, Robert Mitchum, Pedro Armendáriz e, per gli italiani, a Franco Fabrizi e Marcello Mastroianni, nel film Domenica d'agosto (1950). La sua voce è riconoscibile anche nei film di Frank Capra La vita è meravigliosa (1946) e di Vittorio De Sica Ladri di biciclette (1948), nonché nel film di Alessandro Blasetti Prima comunione (1950). Il 25 giugno di quell'anno, Sordi ebbe anche l'occasione di incontrare e doppiare dal vivo Hardy, nascosto dietro il sipario assieme a Zambuto, in occasione di una tournée italiana di Laurel & Hardy a Villa Aldobrandini a Roma, dove era stato organizzato uno spettacolo per bambini. Fu anche grazie al suo ruolo di voce di Ollio che riuscì a ottenere le prime scritture nel teatro di rivista, (inizialmente presentandosi con lo pseudonimo Albert Odisor), dove si cimentò nell'imitazione di entrambi. Concluse la sua esperienza di doppiaggio con I pinguini ci guardano del 1956, dove gli animali presenti nella pellicola parlano con le voci di famosi attori.
In due occasioni, Sordi si trovò come interprete a essere doppiato da un altro attore: nel film Cuori nella tormenta diretto da Carlo Campogalliani nel 1940, venne doppiato da Gualtiero De Angelis, e nel film Il Passatore, diretto da Duilio Coletti nel 1947, dove interpretava il ruolo di un brigante, gli prestò la voce Carlo Romano.
=== Il teatro di rivista, ruoli minori e la guerra (1936 - 1953) ===
Nel teatro leggero, dopo un tentativo infruttuoso con la compagnia di Aldo Fabrizi e Anna Fougez avvenuto nella stagione 1936-1937 nello spettacolo San Giovanni, ritentò in quella seguente, riuscendo finalmente a debuttare nel teatro di rivista nella compagnia di Guido Riccioli e Nanda Primavera nella stagione 1938-1939 con lo spettacolo Ma in campagna è un'altra... rosa. In questo spettacolo ebbe inizialmente il ruolo di stilé (ballerino di fila), fu poi promosso al ruolo di maggiordomo in uno sketch di Benini e Gori scritto appositamente per lui.
Al teatro, alternò in questo periodo la partecipazione a circa 20 film, per lo più in ruoli minori, come nel 1938 in La principessa Tarakanova con Anna Magnani e, l'anno successivo in La notte delle beffe. Di maggior rilievo fu la presenza in due film di regime del 1942: Giarabub di Goffredo Alessandrini e, da co-protagonista, I 3 aquilotti di Mario Mattoli oltre a L'innocente Casimiro di Carlo Campogalliani (1945). Ebbe anche l'occasione di lavorare con l'attore genovese Gilberto Govi e con un giovane Walter Chiari nel ruolo di un impresario argentino nel film Che tempi!, versione cinematografica della commedia teatrale Pignasecca e Pignaverde di Emerico Valentinetti.
Nel 1940, Alberto Sordi fu chiamato alle armi. Su intercessione di alcune conoscenze del padre, riuscì a evitare il fronte e venne arruolato nel Regio Esercito come allievo musicante. Prestò servizio presso la banda musicale presidiaria dell'81º Reggimento fanteria "Torino", accompagnando le partenze dei militari italiani per la breve campagna francese. Il servizio militare gli lasciò sufficiente tempo libero per proseguire la sua carriera artistica. È di questo periodo (stagione 1941-1942) la partecipazione a Tutto l'oro del mondo con la compagnia di Guido Fineschi e Maria Donati, Teatro della caricatura (1942) accanto a Fanfulla, Ritorna Za-Bum (1943) e Sai che ti dico? (1944) entrambe scritte da Marcello Marchesi e dirette da Mario Mattoli, la rivista musicale Un mondo di armonie di Alberto Semprini (1944), Imputati... alziamoci! di Michele Galdieri (1945), Soffia so'... di Garinei & Giovannini (1946), E lui dice... di Benecoste, diretto da Oreste Biancoli e Adolfo Celi (1947) e infine, nella stagione 1952-1953, Gran baraonda; fu questa la sua ultima apparizione sul palcoscenico, accanto a Wanda Osiris, che avrà poi modo di dirigere nel 1973 in una scena di Polvere di stelle, film ambientato proprio nel mondo della rivista.
=== La radio (1946 - 1953) ===
Fu alla radio, tra il 1946 e il 1953, che cominciò a ottenere una certa notorietà . Nel 1946, ispiratosi agli ambienti dell'Azione Cattolica, ideò la sua satira dei personaggi de I compagnucci della parrocchietta, dal caratteristico parlato nasale e atteggiamento da "persona come si deve". Uno di questi personaggi piacque talmente a Vittorio De Sica da proporre a Sordi la trasposizione cinematografica in Mamma mia, che impressione! del 1951, suo primo film da protagonista, attraverso la neonata P.F.C.(Produzione Film Comici), fondata da essi stessi. Il film, sceneggiato da Cesare Zavattini e diretto da Roberto Savarese, pur basato sul modello di recitazione tutto verbale sperimentato in radio, contribuì al consolidamento del personaggio, poi riproposto in altri lavori minori. Il responso critico prevalentemente negativo e i modestissimi incassi al botteghino sancirono il fallimento del progetto e della casa di produzione ma contribuirono a consolidare l'amicizia tra Sordi e De Sica, che collaborarono in numerose occasioni successive.Furono di questo periodo le partecipazioni a vari programmi (alcuni presentati da Corrado), che lo lanciarono in radio: Oplà (1947), Vi parla Alberto Sordi (1948-1950) e Rosso e nero (1951). Qui creò altri personaggi come il Signor Dice in collaborazione con Fiorenzo Fiorentini ed Ettore Scola, il Conte Claro, e Mario Pio. Quest'ultima caratterizzazione fu presentata anche al cinema nel film d'esordio di Mauro Bolognini, Ci troviamo in galleria del 1953, oltre alla riproposizione radiofonica, durante la stagione 1968-1969, nella trasmissione Gran varietà ; fu anche ripresa da Alighiero Noschese, nel 1970, nella trasmissione satirica Doppia coppia.
Al mezzo radiofonico, nel 1947, dedicò anche un omaggio con il film Il vento m'ha cantato una canzone diretto da Camillo Mastrocinque, accanto a Loris Gizzi, Galeazzo Benti e Laura Solari, impersonando l'amico di un cantante desideroso di sfondare a livello nazionale in un radiodramma sponsorizzato da una fantomatica radio privata italiana, Radio Sibilla.
A parte la riproposizione di personaggi noti in Gran varietà sul finire degli anni sessanta, l'ultima esperienza radiofonica prima che il cinema divenisse preponderante nella sua carriera fu Il teatrino di Alberto Sordi, in onda solo per pochi mesi sul Secondo Programma tra il 1952 e il 1953.
=== La grande popolarità (1952 - 1958) ===
Tra il 1953 e il 1955, la carriera cinematografica di Alberto Sordi giunse a un'importante svolta. Dopo il modesto riscontro di pubblico, e i giudizi della critica cinematografica dell'epoca in prevalenza negativi per il film Lo sceicco bianco (1952) di Federico Fellini, Sordi ottenne maggiore successo con il ruolo da non protagonista in I vitelloni (1953), anch'esso diretto da Fellini, incentrato su un gruppo di giovani riminesi che, nel vuoto di ideali e prospettive lasciato dalla guerra, si trovano confusi e disorientati, incapaci di trovare scopi e interessi.
Nonostante alcune iniziali controversie sulla sua capacità di attrarre il pubblico, la fiducia di Fellini nelle qualità di Sordi si rivelò decisiva. Giunto nelle sale, alcuni noleggiatori di pellicole avevano preteso che il nome di Sordi non apparisse sui manifesti a causa del precedente insuccesso di Lo sceicco bianco. Tuttavia, il personaggio malinconico e cinico di Alberto nei vitelloni contribuì al successo di Sordi, che da quel momento in poi lavorò senza interruzioni, arrivando a girare fino a dieci film all'anno.
Ai due lavori con Fellini seguì, tra gli altri 31 film girati tra il 1951 e il 1955, un trittico di pellicole dirette da Steno: Un giorno in pretura (1953), Un americano a Roma (1954) e Piccola posta (1955). In questi, Sordi diede vita al personaggio del giovane vigliacco, approfittatore, indolente e qualunquista, un archetipo che sarebbe diventato una caratteristica distintiva di molti dei suoi ruoli degli anni Cinquanta. Con il primo di questi Sordi consolidò la sua notorietà , interpretando Ferdinando "Nando" Mericoni, un ragazzo romano scansafatiche, logorroico e petulante, ossessionato dal mito dell'America. Questo personaggio ottenne un tale riscontro che venne ulteriormente sviluppato in Un americano a Roma, il primo film da protagonista coronato da un gran successo al botteghino, incassando circa 380 milioni di lire (equivalenti a circa 7 milioni di euro al 2025). La popolarità del personaggio cinematografico varcò addirittura i confini nazionali e gli valse un invito a Kansas City (un ricorrente tormentone di Mericoni) nel 1955, dove, accolto con tutti gli onori e alla presenza del presidente Eisenhower, venne nominato cittadino onorario e governatore onorario dell'American Royal.
Tra le sue altre interpretazioni di questo periodo ve ne furono alcune ritenute esempi significativi della commedia all'italiana. In Bravissimo di Luigi Filippo D'Amico (1955) Sordi interpretò il maestro elementare supplente Impallato, che scopre casualmente un allievo prodigio nel canto lirico e lo sfrutta per ottenere riconoscimenti e ricchezza. Un'altra commedia ambientata nel mondo della musica fu Mi permette, babbo!, in cui si narrano le vicende di uno studente di canto viziato, presuntuoso e mantenuto dall'esasperato suocero (interpretato da Aldo Fabrizi), che aspira a calcare le scene della lirica. Vi presero parte anche affermati cantanti lirici dell'epoca, tra cui il basso senese Giulio Neri. Altre interpretazioni furono il rigattiere Peppino in Fortunella di Eduardo De Filippo (1958) e il gondoliere rivale in amore di Nino Manfredi in Venezia, la luna e tu di Dino Risi (1958).
Tra i film minori di questo periodo è da citare, poiché ritenuto perduto per lungo tempo, Lo scocciatore (Via Padova 46), diretto nel 1953 da Giorgio Bianchi, dove Sordi interpretò il ruolo di un molesto e petulante vicino di casa di un impiegato (Peppino De Filippo) alla ricerca di un'avventura galante. Una copia incompleta (poi pubblicata in DVD) fu ritrovata nel giugno 2003 dalla Cineteca di Bologna.
=== L'italiano medio di Sordi ===
Con l'avvento della commedia all'italiana diede vita a una moltitudine di personaggi che la critica identificò come assimilabili all'italiano medio, spesso collaborando anche al soggetto e alla sceneggiatura dei film interpretati.
Vi sono nei personaggi di Sordi delle caratteristiche ricorrenti: tendenzialmente prepotenti con i deboli e servili con i potenti, a cui cercano di mendicare qualche privilegio. Secondo alcuni, proporre personaggi di questo tipo darebbe il "cattivo esempio", porterebbe infatti certi spettatori che altrimenti non avrebbero avuto il coraggio di rivendicare la propria pochezza, ad avere un alibi e addirittura un esempio da seguire, sentendosi rappresentati e legittimati.
=== La svolta degli anni sessanta (1959 - 1965) ===
A partire da La grande guerra diretto da Mario Monicelli nel 1959 (nel quale interpreta un soldato indolente e imboscato, costretto suo malgrado a morire da eroe), si distinse come interprete versatile, calandosi anche in ruoli drammatici. Interpretò nello stesso anno il ruolo di un marito - megalomane e inconcludente - di una donna ricchissima (interpretata da Franca Valeri) in Il vedovo, diretto da Risi nel 1959 e il componente di una commissione censoria che giudica impietosamente manifesti e film piccanti salvo poi, in privato, reclutare a fini immorali ballerine di night club in Il moralista di Giorgio Bianchi (1959).
Tra le interpretazioni di rilievo dei primi anni '60 sono da citare il sottotenente Innocenzi di Tutti a casa di Luigi Comencini (1960), il vigile inflessibile costretto a capitolare davanti al potente di turno in Il vigile di Luigi Zampa (1960), il giornalista Silvio Magnozzi di Una vita difficile di Dino Risi (1961), il piccolo imprenditore oberato dai debiti disposto a vendere un occhio per riassestare le sue finanze e accontentare una moglie sin troppo esigente in Il boom di Vittorio De Sica (1963).
=== Il debutto alla regia (1963 - 1969) ===
Sordi aveva manifestato il desiderio di cimentarsi nella regia cinematografica già dal 1962, per interpretare un personaggio che aveva in mente, disponendo di piena discrezionalità sulla realizzazione. Fu supportato dal produttore Dino de Laurentiis, per il quale tuttavia doveva girare ancora 6 film come attore, prima di poter concretizzare il progetto. Ebbe comunque l'occasione di introdursi nel campo della regia con il film Il diavolo (1963) che, pur diretto formalmente da Gian Luigi Polidoro, gli permise una certa discrezionalità , trattandosi di una pellicola ampiamente improvvisata della cui realizzazione si attribuì ampio merito, non senza strascichi polemici da parte dello stesso Polidoro.
Debuttò alla prima delle sue 18 regie nel 1966 con Fumo di Londra, basato sui risvolti comportamentali e sociali di un italiano in trasferta all'estero, tematica che si rivelerà ricorrente nelle sue regie e già affrontata in Il diavolo. Seguì nello stesso anno, Scusi, lei è favorevole o contrario?, ritratto di un agiato commerciante di tessuti, separato dalla moglie, con tante amanti da mantenere quanti sono i giorni della settimana, in un'Italia scossa dalle polemiche sull'eventuale introduzione del divorzio. Tornò a impersonare un italiano all'estero, anche dirigendosi, in Un italiano in America, insieme con Vittorio De Sica (1967); due anni dopo realizzò il primo dei tre film con Monica Vitti Amore mio aiutami.
Alla direzione, continuò ad alternare nel decennio interpretazioni per altri registi come ad esempio il giovane medico disposto a qualsiasi compromesso per far carriera, fino a diventare primario in una clinica di lusso nel dittico Il medico della mutua di Luigi Zampa (1968) e Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue di Luciano Salce (1969) e l'editore partito alla ricerca del cognato disperso in Africa in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? di Ettore Scola (1968).
Nel 1969 fu membro del VI Festival cinematografico internazionale di Mosca.
=== Gli anni settanta (1970 - 1979) ===
Sordi inaugurò il decennio dirigendosi nell'episodio La camera dal collettivo Le coppie (1970). Tra gli altri personaggi dei primi anni '70 vi sono il geometra incarcerato senza motivo mentre si trova in vacanza di Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy (1971) (per questo ruolo si aggiudicò nel 1972 l'Orso d'argento al Festival di Berlino), l'emigrato sfortunato in Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa in coppia con Claudia Cardinale, e il baraccato che una volta all'anno insieme alla moglie (Silvana Mangano) organizza interminabili partite a carte nella villa lussuosa di una ricca e bizzarra signora con segretario ed ex amante al seguito (impersonati da Bette Davis e Joseph Cotten) in Lo scopone scientifico di Luigi Comencini (1972).
Tornò alla regia per Polvere di stelle (1973), con co-protagonista Monica Vitti e Finché c'è guerra c'è speranza (1974). Tre anni dopo ricoprì il drammatico ruolo in Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli (1977), generalmente ritenuto il vertice delle sue capacità recitative. Concluse il decennio con l'episodio, anche diretto, Le vacanze intelligenti dal film collettivo Dove vai in vacanza? (1978) e con Il malato immaginario, diretto da Tonino Cervi nel 1979, la prima delle libere trasposizioni di Molière su cui tornerà verso fine carriera.
=== Gli anni ottanta (1980 - 1989) ===
Negli anni '80, Sordi continuò a proporre personaggi che riflettevano i difetti e le contraddizioni della società italiana, ma con una cifra stilistica che parte della critica cinematografica ritenne meno incisiva e approfondita rispetto alle opere precedenti. Di spessore inferiore risultarono quindi, secondo la stessa critica, i film realizzati nell'ultima fase della sua carriera; un declino condizionato dal tramonto generale del filone della commedia all'italiana, ma anche attribuito a una tendenza di Sordi a insistere su caratterizzazioni datate e non più originali, in cui ricorrevano tratti di moralismo, qualunquismo e attaccamento a modelli socio-comportamentali obsoleti, stereotipati e non più aderenti all'evoluzione sociale in corso.
Inaugurò il decennio con il film, interpretato e diretto da lui stesso, Io e Caterina (1980); la critica si divise sulla riuscita di questa pellicola, sottolineando i tratti pesantemente misogini e maschilisti con cui Sordi caratterizzò il suo personaggio (che si libera senza scrupoli di ogni presenza femminile nella sua vita per sostituirla con un androide apparentemente dimesso e servile), ma costituendo d'altra parte un affresco visionario e anticipatore del ruolo sempre più preponderante e invasivo della tecnologia e delle intelligenze artificiali molti anni prima che diventasse argomento di grande attualità .
Maggior apprezzamento di pubblico e critica fu attribuito al film successivo, la commedia storica Il marchese del Grillo di Mario Monicelli (1981), dove Sordi si calò nel doppio ruolo di un nobile romano dedito alle burle e di un popolano carbonaro suo sosia. Seguì Io so che tu sai che io so (1982), l'ultimo dei tre film da lui diretti e interpretati con Monica Vitti, in cui affronta la tematica dell'infedeltà coniugale e della tossicodipendenza.
Di questo periodo sono inoltre da citare il dittico di film, anche diretti, Il tassinaro del 1983 (dove compaiono, interpretando sé stessi, Giulio Andreotti, Silvana Pampanini e Federico Fellini) e Un tassinaro a New York (1987). Lavorò inoltre con Carlo Verdone (da alcuni considerato il suo naturale erede, pur perseguendo stili e tematiche assai diverse) nei film In viaggio con papà , con regia di Sordi (1982) e Troppo forte, diretto da Verdone (1986). Emblematico fu inoltre il ruolo di un giudice incorruttibile e spregiudicato nel film Tutti dentro del 1984, da lui diretto, con al centro i temi, anticipatori dei fatti di Tangentopoli, della corruzione politica dilagante e dell'esposizione mediatica della magistratura.
=== Gli ultimi film e il Leone d'oro alla carriera (1990 - 2002) ===
Sul filone di libere trasposizioni storiche, tornò a Molière con L'avaro (1990), con regia di Tonino Cervi, In nome del popolo sovrano diretto da Luigi Magni (1990) e Romanzo di un giovane povero (1995) di Ettore Scola, il quale, nel 2003, dopo la sua morte, gli dedicherà il film Gente di Roma.
Tra gli ultimi film, Sordi ebbe particolarmente a cuore, come disse in alcune interviste, Nestore, l'ultima corsa (1994), dove interpretò un anziano vetturino non ancora rassegnato a portare il suo cavallo al mattatoio. L'ultima pellicola da lui diretta fu Incontri proibiti (1998) accanto a Valeria Marini, presentato ancora nel 2002 con montaggio diverso e un altro titolo, Sposami papà .
Detentore di cinque Nastri d'argento, di sette David di Donatello e altri numerosissimi premi minori, ottenne nel 1995 il Leone d'oro alla carriera al Festival di Venezia.
=== I collaboratori ===
Durante tutta la sua lunga carriera, Sordi si circondò di collaboratori assidui, con cui intrattenne proficui sodalizi artistici. Tra questi, sono da citare gli sceneggiatori Rodolfo Sonego, con cui lavorò in 44 film dal 1954 in avanti (Il seduttore di Franco Rossi è il suo esordio) e Piero De Bernardi. Inoltre, lavorò assiduamente con il compositore Piero Piccioni, che firmò le colonne sonore di 18 dei suoi film, nonché alcune delle sue canzoni irriverenti e maliziose. Altri collaboratori di lungo corso furono la montatrice Tatiana Casini Morigi, la costumista Bruna Parmesan e l'agente e amministratore Gastone Bettanini.
=== La televisione ===
Alberto Sordi espresse opinioni contrastanti sulla televisione. Inizialmente, la criticò per la sua diffusione incontrastata e per la contaminazione culturale derivante dalla proliferazione di programmi in cui prevalevano aspetti sensazionalistici ed esibizionistici rispetto al talento e alla preparazione dei partecipanti e dei conduttori. Questi temi furono oggetto di due sue interpretazioni cinematografiche: Domenica è sempre domenica (1958), in cui recita il ruolo di un vanitoso industriale ossessionato dall'apparire in TV, e Guglielmo il dentone, episodio del film I complessi (1965), dove impersona un eruditissimo e spigliato candidato al ruolo di conduttore del telegiornale, che sbaraglia senza fatica tutti gli altri concorrenti, ma viene ostacolato con ogni mezzo dalla commissione esaminatrice a causa di una dentatura eccessivamente pronunciata, considerata un difetto imperdonabile in un contesto dominato dall'importanza della telegenia e dell'apparenza più che della preparazione.
In seguito, ammorbidì le sue posizioni e, contrariamente alla diffusa avversione del mondo del cinema verso la televisione, ne riconobbe il valore, apprezzandola sia come spettatore, sia per il suo potenziale promozionale, ritenendola utile per pubblicizzare film in uscita e per replicare opere uscite dal circuito delle sale, offrendo anche l'opportunità di rivalutare film inizialmente ignorati o sottovalutati. Se l'occasione era solitamente la promozione di un film, alcune delle sue partecipazioni costituirono comunque avvenimenti che restano nella storia della TV, come in Studio Uno, condotto dalla cantante Mina, nel 1966 (a cavallo dell'uscita del suo primo film da regista Fumo di Londra) e in una puntata di Serata d'onore (1991) presentata da Pippo Baudo, dove si cimentò in un improvvisato duetto, organizzato a sua insaputa, nell'aria Quel vecchio maledivami!, impersonando il basso Sparafucile, tratta dal Rigoletto con il baritono Renato Bruson.
Rifiutò di lavorare in spot pubblicitari e fiction televisive, tranne in rarissime occasioni; nel 1957 fu testimonial, nel Carosello, della casa vinicola Gancia. Per il film Il tassinaro realizzò una versione estesa per la TV in 4 puntate. Infine, verso fine carriera, impersonò Don Abbondio nella miniserie I promessi sposi (1989) con regia di Salvatore Nocita.
Contribuì inoltre alla sua popolarità la realizzazione della serie TV Storia di un italiano, in quattro edizioni, dove, attraverso una selezione tematica di spezzoni dei suoi numerosi film, si presentava la figura di un certo italiano medio, con i suoi pregi e i suoi difetti.
=== Le ultime apparizioni e la morte (2001 - 2003) ===
Sordi si ammalò di tumore ai polmoni nel 2001 e da allora le sue uscite pubbliche si diradarono. Una delle sue ultime apparizioni televisive risale al 18 dicembre 2001, nel programma Porta a Porta condotto da Bruno Vespa e dedicato interamente a lui, dove fu esposta la Harley Davidson 750cc WLA del 1942, esemplare originale di scena del film Un americano a Roma. Nel 2002 ricevette due lauree honoris causa, una a marzo dalla IULM di Milano e una il mese successivo dall'Università di Salerno, presenziando a entrambe le cerimonie. Partecipò ancora nel luglio di quell'anno all'evento Italiani nel mondo presentato da Pippo Baudo, sua ultima partecipazione pubblica.
Il 17 dicembre 2002 avrebbe dovuto intervenire a una serata in suo onore al Teatro Ambra Jovinelli di Roma ma dovette rinunciare per l'aggravarsi delle sue condizioni, limitandosi a comparire in un filmato girato nel suo studio e proiettato per il pubblico del teatro: fu questa la sua ultima apparizione in video. Continuò a lavorare fino all'ultimo a una nuova serie di Storia di un italiano che, tuttavia, rimase incompiuta.
Morì nella sua casa di Roma la sera del 24 febbraio 2003, all'età di 82 anni, per complicazioni broncopolmonari della malattia da cui era affetto. La salma, successivamente sottoposta a imbalsamazione, venne traslata nel Palazzo Senatorio al Campidoglio, nella Sala Giulio Cesare, dove per due giorni ricevette l'omaggio della gente, compresi molti personaggi del cinema italiano e della politica.
Il 27 febbraio, si svolsero i funerali solenni cattolici nella basilica di San Giovanni in Laterano ai quali presenziarono oltre 250.000 persone. Dopo la cerimonia funebre, il feretro venne tumulato nella cappella di famiglia nel cimitero monumentale del Verano di Roma, in cui, su una lapide a forma di pergamena, è inciso l'epitaffio: «Sor Marchese, è l'ora» battuta ripresa da uno dei suoi film più celebri, Il marchese del Grillo.
=== Lascito e causa sull'eredità (2003 - 2019) ===
Alla morte, tutto il patrimonio di Alberto Sordi passò alla sorella Aurelia, unica parente di secondo grado ancora in vita. La donna, deceduta nel 2014 all'età di 97 anni, lasciò in eredità l'intera fortuna a tre fondazioni intitolate al fratello. Tra queste, la Fondazione Museo Alberto Sordi, istituita nel 2011, ricevette la maggior parte della liquidità , circa 30 milioni di euro, e la villa dell'attore in Via Druso, con la disposizione di trasformarla in un museo.
Circa 37 parenti, veri o presunti tali, di vari gradi impugnarono il testamento e intentarono una causa, sostenendo che solo due delle tre fondazioni erano state create e patrocinate da Sordi: la Fondazione Alberto Sordi, istituita nel 1992, e la Fondazione Alberto Sordi per i giovani, fondata nel 2001. Secondo i querelanti, Aurelia era affetta da demenza senile e incapace di intendere e di volere quando, nel 2011, sarebbe stata indotta con circonvenzione a creare la terza fondazione e a convogliarvi la maggior parte dei fondi, anziché destinarli ai parenti, dai suoi collaboratori più vicini, tra cui un autista, una governante e alcuni avvocati. Questi ultimi, inoltre, avrebbero ottenuto da lei ingenti somme di denaro con l'inganno. Il caso iniziò a seguito di una denuncia presentata da una banca che aveva notato movimenti sospetti sui conti bancari di Aurelia. Tuttavia, dopo un processo durato cinque anni, il tribunale riconobbe la validità del testamento nel 2019, e assolse gli imputati da tutte le accuse.
=== La villa museo e l'archivio personale (2014 - oggi) ===
Alla morte dell'attore, il suo archivio personale fu sovrinteso per alcuni anni dalla segretaria Annunziata Sgreccia. Dal 2014 l'archivio di circa 20.000 documenti, sottoposto al vincolo del Ministero della Cultura e dichiarato “di interesse storico particolarmente importante†fu digitalizzato e la gestione affidata alla Fondazione museo Alberto Sordi, che lo mette a disposizione per consultazione e studio su richiesta. La stessa fondazione conserva inoltre i materiali e costumi di scena che Sordi aveva meticolosamente collezionato nel corso della carriera, la sua cineteca, comprendente circa 5.500 pellicole, tra cui le copie personali dei suoi film nel montato commercializzato, e moltissimo girato mai edito; gestisce inoltre la villa di Via Druso, trasformata in un museo per disposizione della sorella Aurelia e la tomba monumentale.
== Vita privata ==
A dispetto della sua immagine pubblica estroversa e dalla personalità strabordante, Sordi mantenne sempre un estremo riserbo sulla sua vita privata, di cui sono noti pochi dettagli.
=== Relazioni sentimentali ===
Cattolico praticante, non ebbe figli e non si sposò mai; al di là delle numerose relazioni attribuitegli dalle cronache rosa (tra le varie: Katia Ricciarelli, Patrizia De Blanck, Silvana Mangano, Shirley MacLaine e la principessa Soraya Esfandiary Bakhtiari), sono note due relazioni sentimentali significative: la prima con Andreina Pagnani, di quasi quattordici anni più grande di lui, durata nove anni. L'incontro tra i due avvenne nel 1941 durante il doppiaggio di Il giardino di Allah, in cui entrambi lavoravano; Pagnani prestava la voce a Marlene Dietrich. La seconda relazione fu con l'attrice austriaca Uta Franz, conosciuta nel 1954 sul set di Una parigina a Roma e con la quale giunse molto vicino al matrimonio. Tuttavia, al momento di fissare la data delle nozze, Sordi ebbe un ripensamento, causando grande disappunto a Franz e alla sua famiglia e sancendo la fine del rapporto.
Alla ricorrente domanda sul perché non fosse mai convolato a nozze, chiosava con uno dei suoi tormentoni "Che mi metto un'estranea in casa?"; salvo poi spiegare, in alcune interviste, che l'assoluta dedizione al suo mestiere non gli avrebbe consentito di dedicare a una famiglia il tempo e l'impegno necessari.
=== Residenze e patrimonio ===
A parte un soggiorno a Milano tra il 1936 e il 1937 per frequentare l'Accademia dei filodrammatici, Alberto Sordi visse sempre a Roma. Abitò dalla nascita fino al 1930 in via san Cosimato 7; dopo la demolizione dell'edificio originario per il costruendo palazzo delle Sacre Congregazioni, si trasferì in un appartamento in via Venezia; in seguito, alla morte del padre nel 1941, si spostò in un appartamento di via dei Pettinari.
Nel 1958 comprò per 80 milioni di Lire (circa 1,100,000 Euro al 2024) una villa progettata dall'architetto Clemente Busiri Vici in via Druso, presso le Terme di Caracalla, commissionata nel 1932 da Alessandro Chiavolini, per molti anni segretario particolare di Benito Mussolini. La villa attirò anche l’interesse di Vittorio De Sica, che però fu battuto sul tempo da Sordi. Visse qui, insieme alle sorelle e al fratello, per molti anni suo amministratore, e con la segretaria Annunziata Sgreccia fino al suo pensionamento.
Nel 1962 aveva acquistato una villa a Castiglioncello, dove era solito trascorrere l'estate con il fratello Giuseppe, che vi risiedeva stabilmente. La rivendette nel 1996, dopo che Giuseppe ebbe un malore che lo condusse alla morte mentre si trovava nella proprietà . Nello stesso anno, il Governo e l’esercito svizzeri gli impedirono l’acquisto di un terreno ad Andermatt, un villaggio alpino situato a 1.437 metri di quota nel Massiccio San Gottardo, temendo che uno straniero potesse carpire segreti delle basi militari presenti in quella zona. Sordi, con un noto avvocato locale, si oppose a tale diniego ma senza successo e dovette rinunziare al suo progetto di una casa in quella località .
Aveva posseduto inoltre una villa a Lignano Pineta, rivenduta dopo la morte della sorella Savina nel 1972 e una a Vindicio di Formia, un paio di appartamenti a Parigi e vari terreni a Roma e dintorni.
Sviluppò fin da giovanissimo una passione per l'arte e l'antiquariato, che reputò l'unico mestiere che avrebbe potuto intraprendere se la sua carriera artistica non fosse decollata, divenendone competente attraverso la frequentazione di noti antiquari dell'epoca, come ad esempio la famiglia Apolloni in via del Babuino. Oltre ad acquistarvi numerosi pezzi pregiati, spesso rivelatisi ottimi investimenti, la frequentazione del negozio degli Apolloni gli offrì l'opportunità di entrare in contatto con altri clienti, personalità del mondo dello spettacolo, tra cui Vittorio de Sica, Gino Cervi, Paolo Stoppa e il regista Mario Bonnard. Quest'ultimo gli assegnò una comparsa nel film Il feroce Saladino, e lo diresse successivamente in altre due produzioni cinematografiche.
=== La politica e lo sport ===
Sordi mantenne un sostanziale riserbo in materia di idee politiche, pur essendo stato avvicinato alla Democrazia Cristiana, partito per cui dichiarò di aver votato almeno una volta. Tale associazione fu attribuita anche alla sua amicizia personale con Giulio Andreotti, il quale fece una breve apparizione nel film Il tassinaro e in onore del quale Sordi partecipò a una celebrazione dei 40 anni di attività politica, tenutasi presso il teatro Adriano di Roma. Vi furono inoltre alcuni tentativi non concretizzati da parte di tale partito di coinvolgerlo politicamente (gli fu offerta la candidatura a sindaco negli anni '50 e di divenire capolista nel 1989). Sordi stesso riferì di un'altra proposta di entrare in politica da parte di un imprecisato leader della destra, produttore di un suo film. Ancora nel 1996 si diffuse la voce secondo cui Sordi volesse candidarsi come primo cittadino di Roma, concorrendo così con Francesco Rutelli (fatto smentito dallo stesso Sordi in TV). Il giorno del suo ottantesimo compleanno, il 15 giugno 2000, Rutelli, nel frattempo eletto, gli cedette comunque, simbolicamente, la fascia tricolore, nominandolo sindaco onorario per un giorno come tributo a uno dei cittadini più illustri.
In tema di passione calcistica non fece mai mistero di essere un grande tifoso della Roma, non mancando di far trasparire questa sua passione in alcuni film.
=== Filantropia ===
In ambito pubblico circolarono frequenti dicerie riguardo a una presunta avarizia attribuita ad Alberto Sordi (che egli non si curò mai di smentire), talvolta rafforzate dal suo stile di vita sobrio e riservato, per nulla incline agli eccessi tipici di una certa parte del mondo dello spettacolo. In privato, tuttavia, Sordi si distinse per un impegno costante e discreto in opere di beneficenza e filantropia. Le sue iniziative, rivolte sia a individui che a enti, beneficiarono istituti religiosi, case di riposo per anziani, ricoveri per animali e orfanotrofi, testimoniando una generosità che preferì mantenere lontana dai riflettori.
Con l'avanzare dell'età , maturò una particolare sensibilità alle difficoltà che gli anziani, nella società attuale, si trovano ad affrontare, concretizzando quest'attenzione nella costituzione e nella Presidenza onoraria dell'eponima Fondazione Alberto Sordi, nel 1992. La fondazione persegue obiettivi di pubblica utilità nei settori della formazione, dell’assistenza socio-sanitaria e la qualità di vita in età senile. Contribuì alle strutture necessarie a questo obiettivo donando un terreno di sua proprietà in località Trigoria, che venne usato per la costruzione di una parte dell'Università Campus Bio-Medico, comprendente un Centro per la Salute dell'Anziano e un Centro Diurno Anziani Fragili.
Nel 2001 costituì la Fondazione Alberto Sordi per i giovani, con l'obiettivo di promuovere iniziative connesse all’istruzione, alla formazione culturale e all’inserimento nel mondo del lavoro di giovani disagiati.
== Filmografia ==
=== Attore ===
==== Cinema ====
Scipione l'africano, regia di Carmine Gallone (1937) – come comparsa
Il feroce Saladino, regia di Mario Bonnard (1937) – come comparsa
La principessa Tarakanova, regia di Mario Soldati (1938)
La notte delle beffe, regia di Carlo Campogalliani (1939)
Cuori nella tormenta, regia di Carlo Campogalliani (1940)
Il bravo di Venezia, regia di Carlo Campogalliani (1941)
Le signorine della villa accanto, regia di Gian Paolo Rosmino (1942)
Giarabub, regia di Goffredo Alessandrini (1942)
I 3 aquilotti, regia di Mario Mattoli (1942)
La signorina, regia di László Kish (1942)
Casanova farebbe così!, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1942)
Sant'Elena, piccola isola, regia di Renato Simoni e Umberto Scarpelli (1943)
Circo equestre Za-bum, regia di Mario Mattoli, episodio Galoppo finale dal circo (1944)
Tre ragazze cercano marito, regia di Duilio Coletti (1944)
Chi l'ha visto?, regia di Goffredo Alessandrini (1945)
L'innocente Casimiro, regia di Carlo Campogalliani (1945)
Le miserie del signor Travet, regia di Mario Soldati (1945)
Il vento m'ha cantato una canzone, regia di Camillo Mastrocinque (1947)
Il delitto di Giovanni Episcopo, regia di Alberto Lattuada (1947)
Il Passatore, regia di Duilio Coletti (1947)
Sotto il sole di Roma, regia di Renato Castellani (1948)
Che tempi!, regia di Giorgio Bianchi (1948)
Mamma mia, che impressione!, regia di Roberto Savarese (1951)
Cameriera bella presenza offresi..., regia di Giorgio PÃ stina (1951)
Lo sceicco bianco, regia di Federico Fellini (1952)
Totò e i re di Roma, regia di Steno e Mario Monicelli (1952)
Giovinezza, regia di Giorgio PÃ stina (1952)
È arrivato l'accordatore, regia di Duilio Coletti (1952)
I vitelloni, regia di Federico Fellini (1953)
Canzoni, canzoni, canzoni, regia di Domenico Paolella, episodio Io cerco la Titina (1953)
Lo scocciatore (Via Padova 46), regia di Giorgio Bianchi (1953)
Ci troviamo in galleria, regia di Mauro Bolognini (1953)
Un giorno in pretura, regia di Steno (1953)
Due notti con Cleopatra, regia di Mario Mattoli (1954)
Amori di mezzo secolo, regia di Mario Chiari, episodio Dopoguerra 1920 (1954)
Il matrimonio, regia di Antonio Petrucci (1954)
Gran varietà , regia di Domenico Paolella, episodio Fregoli (1954)
Tempi nostri - Zibaldone n. 2, regia di Alessandro Blasetti, episodio Scusi, ma..., (1954)
Allegro squadrone, regia di Paolo Moffa (1954)
Il seduttore, regia di Franco Rossi (1954)
Accadde al commissariato, regia di Giorgio Simonelli (1954)
Una parigina a Roma, regia di Erich Kobler (1954)
Un americano a Roma, regia di Steno (1954)
L'arte di arrangiarsi, regia di Luigi Zampa (1954)
Tripoli, bel suol d'amore, regia di Ferruccio Cerio (1954)
Il segno di Venere, regia di Dino Risi (1955)
Buonanotte... avvocato!, regia di Giorgio Bianchi (1955)
Un eroe dei nostri tempi, regia di Mario Monicelli (1955)
La bella di Roma, regia di Luigi Comencini (1955)
Accadde al penitenziario, regia di Giorgio Bianchi (1955)
Bravissimo, regia di Luigi Filippo D'Amico (1955)
Piccola posta, regia di Steno (1955)
I pappagalli, regia di Bruno Paolinelli (1955)
Lo scapolo, regia di Antonio Pietrangeli (1955)
Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo, regia di Mauro Bolognini (1956)
Mio figlio Nerone, regia di Steno (1956)
Era di venerdì 17, regia di Mario Soldati (1956)
Mi permette, babbo!, regia di Mario Bonnard (1956)
Arrivano i dollari!, regia di Mario Costa (1957)
Souvenir d'Italie, regia di Antonio Pietrangeli (1957)
Il conte Max, regia di Giorgio Bianchi (1957)
Il medico e lo stregone, regia di Mario Monicelli (1957)
Addio alle armi (A Farewell to Arms), regia di Charles Vidor (1957)
Il marito, regia di Nanni Loy e Gianni Puccini (1958)
La vedova elettrica (Le septième ciel), regia di Raymond Bernard (1958)
Ladro lui, ladra lei, regia di Luigi Zampa (1958)
Fortunella, regia di Eduardo De Filippo (1958)
Domenica è sempre domenica, regia di Camillo Mastrocinque (1958)
Venezia, la luna e tu, regia di Dino Risi (1958)
Racconti d'estate, regia di Gianni Franciolini (1958)
Nella città l'inferno, regia di Renato Castellani (1959)
Il giovane leone (Oh, que Mambo!), regia di John Berry (1959)
Policarpo, ufficiale di scrittura, regia di Mario Soldati (1959)
Vacanze d'inverno, regia di Camillo Mastrocinque (1959)
Il moralista, regia di Giorgio Bianchi (1959)
Costa Azzurra, regia di Vittorio Sala (1959)
La grande guerra, regia di Mario Monicelli (1959)
I magliari, regia di Francesco Rosi (1959)
Il vedovo, regia di Dino Risi (1959)
Brevi amori a Palma di Majorca, regia di Giorgio Bianchi (1959)
Gastone, regia di Mario Bonnard (1960)
Tutti a casa, regia di Luigi Comencini (1960)
Il vigile, regia di Luigi Zampa (1960)
Crimen, regia di Mario Camerini (1960)
Il giudizio universale, regia di Vittorio De Sica (1961)
I due nemici, regia di Guy Hamilton (1961)
Una vita difficile, regia di Dino Risi (1961)
Il commissario, regia di Luigi Comencini (1962)
Mafioso, regia di Alberto Lattuada (1962)
Il diavolo, regia di Gian Luigi Polidoro (1963)
Il boom, regia di Vittorio De Sica (1963)
Il maestro di Vigevano, regia di Elio Petri (1963)
Tentazioni proibite, regia di Osvaldo Civirani (1963)
Risate all'italiana, registi vari (1964)
La mia signora, regia di Tinto Brass, Luigi Comencini e Mauro Bolognini (1964)
Il disco volante, regia di Tinto Brass (1964)
I tre volti, regia di Franco Indovina, episodio Latin lover (1965)
Quei temerari sulle macchine volanti (Those magnificent men in their flying machines, or: how I flew from London to Paris in 25 hours and 11 minutes), regia di Ken Annakin (1965)
I complessi, regia di Luigi Filippo D'Amico, episodio Guglielmo il dentone (1965)
Thrilling, regia di Carlo Lizzani, episodio L'autostrada del sole (1965)
Made in Italy, regia di Nanni Loy (1965)
Fumo di Londra, regia di Alberto Sordi (1966)
I nostri mariti, regia di Luigi Filippo D'Amico, episodio Il marito di Roberta (1966)
Le fate, regia di Antonio Pietrangeli, episodio Fata Marta (1966)
Scusi, lei è favorevole o contrario?, regia di Alberto Sordi (1966)
Le streghe, regia di Mauro Bolognini, episodio Senso civico (1967)
Un italiano in America, regia di Alberto Sordi (1967)
Il medico della mutua, regia di Luigi Zampa (1968)
Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?, regia di Ettore Scola (1968)
Amore mio aiutami, regia di Alberto Sordi (1969)
Nell'anno del Signore, regia di Luigi Magni (1969)
Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, regia di Luciano Salce (1969)
Contestazione generale, regia di Luigi Zampa, episodio Il prete (1970)
Il presidente del Borgorosso Football Club, regia di Luigi Filippo D'Amico (1970)
Le coppie, episodi La camera, regia di Alberto Sordi, e Il leone, regia di Vittorio De Sica (1970)
Detenuto in attesa di giudizio, regia di Nanni Loy (1971)
Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, regia di Luigi Zampa (1971)
Lo scopone scientifico, regia di Luigi Comencini (1972)
La più bella serata della mia vita, regia di Ettore Scola (1972)
Roma, regia di Federico Fellini (1972) – non accreditato
Anastasia mio fratello, regia di Steno (1973)
Polvere di stelle, regia di Alberto Sordi (1973)
Finché c'è guerra c'è speranza, regia di Alberto Sordi (1974)
Di che segno sei?, regia di Sergio Corbucci, episodio Il fuoco (1975)
Un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca, regia di Mario Morra (1975)
E il Casanova di Fellini?, regia di Gianfranco Angelucci e Liliana Betti (1975)
Il comune senso del pudore, regia di Alberto Sordi, primo episodio (1976)
Quelle strane occasioni, regia di Luigi Comencini, episodio L'ascensore (1976)
Un borghese piccolo piccolo, regia di Mario Monicelli (1977)
I nuovi mostri, regia di Mario Monicelli, Dino Risi ed Ettore Scola, episodi First Aid (pronto soccorso), Come una regina, L'elogio funebre (1977)
Dove vai in vacanza?, regia ep. di Alberto Sordi, episodio Le vacanze intelligenti (1978)
L'ingorgo, regia di Luigi Comencini (1978)
Il testimone (Le témoin), regia di Jean-Pierre Mocky (1978)
Il malato immaginario, regia di Tonino Cervi (1979)
Io e Caterina, regia di Alberto Sordi (1980)
Il marchese del Grillo, regia di Mario Monicelli (1981)
Io so che tu sai che io so, regia di Alberto Sordi (1982)
In viaggio con papà , regia di Alberto Sordi (1982)
Il tassinaro, regia di Alberto Sordi (1983)
Tutti dentro, regia di Alberto Sordi (1984)
Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, regia di Mario Monicelli (1984)
Sono un fenomeno paranormale, regia di Sergio Corbucci (1985)
Troppo forte, regia di Carlo Verdone (1986)
Un tassinaro a New York, regia di Alberto Sordi (1987)
Una botta di vita, regia di Enrico Oldoini (1988)
L'avaro, regia di Tonino Cervi (1990)
In nome del popolo sovrano, regia di Luigi Magni (1990)
Vacanze di Natale '91, regia di Enrico Oldoini (1991)
Assolto per aver commesso il fatto, regia di Alberto Sordi (1992)
Nestore, l'ultima corsa, regia di Alberto Sordi (1994)
Romanzo di un giovane povero, regia di Ettore Scola (1995)
Incontri proibiti, regia di Alberto Sordi (1998)
==== Televisione ====
Il tassinaro, regia di Alberto Sordi (1983) – versione TV in 4 puntate
I promessi sposi, regia di Salvatore Nocita – miniserie TV (1989)
=== Cortometraggi o documentari dove appare Alberto Sordi ===
Dieci minuti con i doppiatori, regia di Gaetano Amata (1948)
La città del cinema, regia di Vittorio Sala (1955)
La storia di Alberto Sordi, a cura di Manfredo Matteoli – documentario TV, Rai (1955)
I bersaglieri, regia di Corrado Prisco (1977)
La vita comincia a..., regia di Ettore Scola (1983)
=== Antologie ===
Prima di essere Albertone, regia di Massimo Ferrari (2007)
Siamo tutti napoletani, registi vari (2008)
Mina - Gli anni Rai, registi vari (2008)
Vittorio D., regia di Mario Canale e Annarosa Morri (2009)
Alberto il grande, regia di Carlo e Luca Verdone (2013)
Che strano chiamarsi Federico, regia di Ettore Scola (2013)
Siamo tutti Alberto Sordi?, regia di Fabrizio Corallo (2020)
Magnifico testimone (Canale 5, 2020)
Alberto Sordi - Un italiano come noi (Rai 1, 2020)
=== Regista ===
Fumo di Londra (1966)
Scusi, lei è favorevole o contrario? (1966)
Un italiano in America (1967)
Amore mio aiutami (1969)
Le coppie (episodio La camera) (1970)
Polvere di stelle (1973)
Finché c'è guerra c'è speranza (1974)
Il comune senso del pudore (1976)
Dove vai in vacanza? (episodio Le vacanze intelligenti) (1978)
Storia di un italiano - film TV, quattro edizioni (prima e seconda nel 1979, terza nel 1981 e quarta nel 1986)
Io e Caterina (1980)
Io so che tu sai che io so (1982)
In viaggio con papà (1982)
Il tassinaro (1983)
Tutti dentro (1984)
Un tassinaro a New York (1987)
Assolto per aver commesso il fatto (1992)
Nestore, l'ultima corsa (1994)
Incontri proibiti (1998)
== Teatro ==
San Giovanni, compagnia di Aldo Fabrizi e Anna Fougez (1936-1937)
Ma in campagna è un'altra... rosa, compagnia di Guido Riccioli e Nanda Primavera (1938-1939)
Tutto l'oro del mondo, compagnia di Guido Fineschi e Maria Donati (1941-1942)
Teatro della caricatura, accanto a Fanfulla (1942-1943)
Ritorna Za-Bum di Marcello Marchesi, regia di Mario Mattoli (1943-1944)
Sai che ti dico? di Marcello Marchesi, regia di Mario Mattoli
Un mondo di armonie, rivista musicale di Alberto Semprini (1944-1945)
Imputati... alziamoci! di Michele Galdieri
Soffia so'... di Pietro Garinei e Sandro Giovannini (1945-1946)
Soffia so'... n. 2 di Pietro Garinei e Sandro Giovannini
E lui dice... di Benecoste, regia di Oreste Biancoli e Adolfo Celi (1947-1948)
Gran baraonda di Pietro Garinei e Sandro Giovannini, accanto a Wanda Osiris (1952-1953)
== Film e progetti non realizzati ==
1957: Mario Monicelli riferì che gli fu affidata la regia di un film con protagonista Alberto Sordi, basato sul soggetto di quello che poi sarebbe diventato Un italiano in America. Si recò negli Stati Uniti insieme allo sceneggiatore designato Rodolfo Sonego, visitando numerosi luoghi alla ricerca di ispirazione per lo sviluppo della storia, ma alla fine, un mancato accordo tra il produttore Dino De Laurentiis e la Paramount Pictures impedì la concretizzazione del progetto. Il film fu poi realizzato 10 anni dopo dal solo Sordi, che lo diresse oltre a interpretarlo. Monicelli ebbe parole molto critiche sul risultato finale.
1958: sfumò il progetto di girare una pellicola tratta da La padrona di raggio di luna, una commedia musicale di Garinei e Giovannini, che Sordi avrebbe dovuto girare al fianco di Ginger Rogers.
1964: Sordi e Rodolfo Sonego, uno dei suoi sceneggiatori di fiducia, partirono per il Brasile per un progetto cinematografico che tuttavia non si concretizzò.
1971: Luigi Comencini lo prese in considerazione per il ruolo di Geppetto nello sceneggiato televisivo Le avventure di Pinocchio, ma poi optò per Nino Manfredi perché lo ritenne l'unico attore italiano in grado di parlare con naturalezza a un burattino.
1975: Sordi avrebbe dovuto interpretare l'allora Segretario di Stato degli USA Henry Kissinger, a cui lo accomunava anche una certa somiglianza fisica, nel film Il mio amico Henry. La sceneggiatura era stata approntata da Sergio Amidei con il contributo di Age & Scarpelli ed erano stati fatti i nomi di Ettore Scola e Billy Wilder per la regia. Tuttavia, il film non fu mai realizzato. Le ragioni ipotizzate inclusero ingerenze da parte di alte sfere della politica e l'opportunità di satirizzare un personaggio potente e controverso. Vi fu un secondo tentativo, anche questo senza esito, di riprendere il progetto, su iniziativa di Sordi dopo il 1976, all'indomani dell'elezione di Jimmy Carter alla Presidenza degli Stati Uniti.
Anni '80: Giancarlo Governi, riferì che Sordi (con cui stava collaborando alla produzione di Storia di un italiano) aveva a lungo coltivato il progetto di scrivere e dirigere un film basato su Benito Mussolini, immaginandolo in un contesto familiare dove lo avrebbe tratteggiato in modo diametralmente opposto alla sua immagine pubblica di dittatore. Il progetto non giunse mai a compimento per le minacce di nostalgici fascisti che Sordi ricevette quando la notizia fu divulgata.
1988: il produttore Franco Cristaldi propose a Giuseppe Tornatore di assegnare a Sordi, nel film Nuovo Cinema Paradiso, il ruolo che poi fu assegnato a Philippe Noiret, ma il regista fece in modo che non lo ottenesse perché non lo riteneva adatto a recitare in dialetto siciliano.
Anni '90: Sordi avrebbe dovuto essere il protagonista di un film incentrato sull'organizzazione Gladio, interpretando un anziano professionista con trascorsi di gioventù nell'Organizzazione. Il caso Gladio era di grande attualità , essendo venuto alla luce nel 1990. Furio Scarpelli ed Ettore Scola avevano scritto un trattamento intitolato Omissis e una sceneggiatura dal titolo Gladio. Tuttavia il film non fu mai girato.
1991: Sordi rifiutò il ruolo di Gioacchino Rossini offertogli da Mario Monicelli nel film che poi girò con protagonista Philippe Noiret intitolato Rossini! Rossini!
== Doppiaggio ==
Oliver Hardy in Tempo di pic-nic, Sotto zero, Un marito servizievole, Un nuovo imbroglio, Andiamo a lavorare, Un salvataggio pericoloso, Muraglie, La scala musicale, Il circo è fallito, Il compagno B, Ospiti inattesi, Ospedale di contea, Noi e il piccolo Slim, Buone vacanze, La ronda di mezzanotte, Lavori in corso, Fra Diavolo, Alchimia, Il regalo di nozze, I figli del deserto, Annuncio matrimoniale, Vita in campagna, Andando a spasso, Nel paese delle meraviglie, Il fantasma stregato, Questione d'onore, Allegri poeti, Fratelli di sangue, La ragazza di Boemia, Avventura a Vallechiara, Venti anni dopo, I diavoli volanti, Noi siamo le colonne, C'era una volta un piccolo naviglio, Ciao amici!, Sim salà bim, Il nemico ci ascolta, Gli allegri imbroglioni, Sempre nei guai, I toreador, Atollo K, Dopo Waterloo, La gioia della vita
Bruce Bennett in Notte di bivacco, La fuga, Il tesoro della Sierra Madre
John Ireland in Il fiume rosso, Purificazione, Violenza
Morris Ankrum in Giovanna d'Arco
Pedro Armendáriz in Il massacro di Fort Apache
Hank Bell in Romanzo del West
Abner Biberman in Gunga Din
Curt Bois in Casablanca
Charles Bradstreet in Il cervello di Frankenstein
Steve Brodie in Gli avvoltoi
J. Carrol Naish in Sahara
Jack Carson in Amore sotto coperta, Bionda fragola
Wallis Clark in L'eterna illusione
Perry Como in Parole e musica
Charles Drake in Winchester '73
Nelson Eddy in Musica maestro
Leif Erickson in Il terrore corre sul filo
Frank Faylen in La vita è meravigliosa
James Flavin in Arcipelago in fiamme
Preston Foster in La valle del destino
Cary Grant in Notte e dì (nel canto)
Woody Herman in La città del jazz
John Hubbard in Corrida messicana
Van Johnson in Lo stato dell'unione
Cy Kendall in Romanzo del West
Glen Lee in Anima e corpo
Sheldon Leonard in Il bandito senza nome
Bruce Lester in Ombre malesi
Alan Marshal in Il giardino di Allah
Paul Maxey in Nuvole passeggere
Scott McKay in Duello al sole
James Millican in La bella preda
Robert Mitchum in Notte senza fine
Kenneth More in La tragedia del capitano Scott
Gordon Oliver in La scala a chiocciola
Anthony Quinn in Buffalo Bill
Dan Riss in Bandiera gialla
Anthony Rivers in La città nuda
James Robertson Justice in La tragedia del capitano Scott
James Seay in Giungla d'asfalto
Bob Steele in La città del peccato
Craig Stevens in Perdutamente
Philip Terry in Bataan
Tom Tyler in Sangue sulla luna
Rudy Vallee in Vento di primavera, L'adorabile intrusa
Juan Varro in Dedizione
Richard Webb in Il tempo si è fermato
Peter Whitney in Destinazione Tokyo
Keenan Wynn in Tre piccole parole
Franco Fabrizi in Cronaca di un amore
Enzo Fiermonte in Teheran
Giacomo Gabrielli in Dov'è la libertà ...?
Marcello Mastroianni in Domenica d'agosto
Vittorio Mottini in Abbasso la ricchezza!
Francesco Mulè in Camilla
Venditore di biciclette (attore non identificato) in Ladri di biciclette
Voce di un animale in I pinguini ci guardano
Voce narrante in Prima comunione, Viva il cinema!, La balena che voleva cantare all'Opera
== Riconoscimenti ==
Golden Globe
1963 – Candidatura al miglior attore in un film commedia o musicale per I due nemici
1964 – Miglior attore in un film commedia o musicale per Il diavolo
1966 – Candidatura al miglior attore in un film commedia o musicale per Quei temerari sulle macchine volanti
BAFTA
1962 – Candidatura al miglior attore protagonista straniero per I due nemici
Chicago International Film Festival
1982 – Candidatura Gold Hugo per Io so che tu sai che io so
David di Donatello
1960 – Miglior attore protagonista per La grande guerra
1961 – Miglior attore protagonista per Tutti a casa
1966 – Miglior attore protagonista per Fumo di Londra
1969 – Miglior attore protagonista per Il medico della mutua
1972 – Miglior attore protagonista per Detenuto in attesa di giudizio
1973 – Miglior attore protagonista per Lo scopone scientifico
1977 – Miglior attore protagonista per Un borghese piccolo piccolo
1981 – Medaglia d'Oro del comune di Roma
1982 – Candidatura al miglior attore protagonista per Il marchese del Grillo
1984 – Targa speciale
1990 – David di Donatello speciale
1994 – David di Donatello speciale
1999 – David di Donatello speciale
Nastro d'argento
1954 – Miglior attore non protagonista per I vitelloni
1956 – Miglior attore protagonista per Lo scapolo
1959 – Candidatura al miglior attore protagonista per Il marito
1960 – Miglior attore protagonista per La grande guerra
1961 – Candidatura al miglior attore protagonista per Tutti a casa
1962 – Candidatura al miglior attore protagonista per Una vita difficile
1963 – Candidatura al miglior attore protagonista per Mafioso
1968 – Candidatura al miglior attore protagonista per Un italiano in America
1970 – Candidatura al miglior attore non protagonista per Nell'anno del Signore
1972 – Candidatura al miglior attore protagonista per Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata
1977 – Miglior attore protagonista per Un borghese piccolo piccolo
1981 – Candidatura al miglior attore protagonista per Io e Caterina
1984 – Candidatura al miglior attore protagonista per Il tassinaro
1995 – Nastro d'argento alla carriera
2003 – Nastro d'argento speciale (postumo)
Mostra del cinema di Venezia
1959 – Premio speciale per la sua interpretazione per La grande guerra
1995 – Leone d'oro alla carriera
2001 – Premio Pietro Bianchi
Art Film Festival
1996 – Premio attore
2001 – Diamond Awards
Ciak d'oro
1986 – Candidatura al miglior attore non protagonista per Troppo forte
Festival cinematografico internazionale di Mosca
1983 – Candidatura Gran Premio per Io so che tu sai che io so
1983 – Premio speciale per "For the contribution to the cinema" per Io so che tu sai che io so
Festival di Berlino
1972 – Orso d'Argento per il miglior attore per Detenuto in attesa di giudizio
Festival Internazionale del Cinema di Acapulco
1963 – miglior attore – Mafioso
1963 – Miglior attore per Il diavolo
Giffoni Film Festival
1994 – François Truffaut Award
Globo d'oro
1960 – Premio speciale della Giuria per Tutti a casa
1969 – miglior attore per Il medico della mutua
1981 – Miglior attore per Io e Caterina
1982 – Miglior attore per Il marchese del Grillo
2000 – Premio alla carriera
Gran Premio Internazionale dello Spettacolo
1990 – Telegatto per I Promessi Sposi
1994 – Telegatto di platino alla carriera
Grolla d'oro
1958 – Miglior attore per Il marito e Ladro lui, ladra lei
1961 – Miglior attore per Tutti a casa
1966 – Premio speciale per Fumo di Londra
1977 – Miglior attore per Un borghese piccolo piccolo
1989 – Premio alla carriera
1995 – Miglior attore per Romanzo di un giovane povero
Leggio d'oro
1995 – Menzione speciale
Premio Flaiano
1992 – Premio alla carriera
Premio Vittorio De Sica
1979 – Premio attore Cinema Italiano
2001 – Premio attore Cinema Italiano
Taormina film fest
1990 – Cariddi alla carriera
Una vita per il cinema
1959 – Medaglia d'oro
1969 – Vittoria alata
1970 – Vittoria di Samotracia
1971 – Vittoria di Samotracia
1977 – Vittoria di Samotracia
1986 – Vittoria di Samotracia
1991 – Vittoria di Samotracia
== Doppiatori italiani ==
Nei seguenti film, Sordi si trovò come interprete a essere doppiato da:
Gualtiero De Angelis in Cuori nella tormenta
Carlo Romano in Il Passatore
== Compositore e cantante ==
Il primo contatto di Sordi con la musica avviene già tra il 1939 e il 1942, periodo in cui doppia il personaggio di Ollio, nel film I diavoli volanti che include anche un intermezzo cantato, Guardo gli asini che volano nel ciel, rielaborazione di A Zonzo di Ernesto Bonino.
Soprattutto negli anni Quaranta, scrisse (sotto lo pseudonimo Maestro Gambara) e interpretò alcune canzoni o, come li definì lui stesso, ritmi lenti di satira leggera. Tra le altre: Nonnetta, Carcerato, Cerco una donna, Il bimbo che non conobbe infanzia, L'alpino. Alcune le ricantò nel 1957 in Carosello, negli sketch per la casa vinicola Gancia, unici episodi che lo videro protagonista nella nota rubrica pubblicitaria.
Nello stesso anno, Sordi si iscrisse alla SIAE come suonatore di mandolino, strumento che conosceva in virtù dei suoi trascorsi militari. Ottenne la qualifica di "Compositore melodista".
1942: Guardo gli asini che volano nel ciel (Gino Filippini) cantata da Alberto Sordi nel film I diavoli volanti doppiando Oliver Hardy
1966: You never told me (Alberto Sordi, Piero Piccioni) cantata da Julie Rogers nel film Fumo di Londra e in italiano da Mina con il titolo Breve amore
1966: Richmond bridge (Alberto Sordi, Piero Piccioni) cantata da Lydia MacDonald nel film Fumo di Londra
1967: Walk song (Alberto Sordi, Piero Piccioni) cantata da Lydia MacDonald nel film Un italiano in America e in italiano da Christy con il titolo Amore amore amore amore
1969: Luna non sei nessuna (Alberto Sordi, Piero Piccioni) del film Amore mio aiutami; Alberto Sordi cantò lo spin-off della canzone, conosciuto anche come Luna non sei più tu
1970: Il presidente del Borgorosso Football Club (singolo) (Alberto Sordi, Piero Piccioni) - tema del film omonimo
1973: Ma 'ndo... Hawaii? (Alberto Sordi, Piero Piccioni) cantata da Alberto Sordi e Monica Vitti nel film Polvere di stelle
1981: E va'... E va'... (Franco Migliacci/Claudio Mattone)
1981: Mia cara Olimpia... (Alberto Sordi, Nicola Piovani) - breve versione cantata della Gavotta di Olimpia tema del film Il marchese del Grillo
== Discografia ==
=== Album ===
1971 – Alberto Sordi (RCA Italiana, PSL 10514)
1973 – Alberto Sordi (Music Parade Cetra, LEL 61)
1973 – Buonasera amici miei carissimi (Fonit Cetra, LPX 75)
1991 – Le canzoni di Alberto Sordi (CGD, 9031 75659-1)
1997 – Le canzoni di Alberto Sordi (Mercury Records, 534 869-2)
1998 – Splendore dell'acqua con Monica Vitti - (BMG Ricordi, 74321 56713 2)
2003 – Storia di un italiano
2003 – Le più belle canzoni (Warner Music Italy)
2005 – Le più belle canzoni e i ricordi di Alberto Sordi (Warner Strategic Marketing Italy, 5050487-9735-2-7)
2007 – Alberto Sordi (Rhino Entertainment)
2009 – La radio di Alberto Sordi. Comprendi l'importanza? (Twilight Music, TWI CD AS0947)
=== Singoli ===
1958 – Nonnetta/Carcerato (Fonit, SP 30275)
1958 – Il bimbo/Finalmente solo (Fonit, SP 30276)
1958 – Il gatto/Il milionario (Fonit, SP 30277)
1958 – Cerco una donna/Fanciulla (Fonit, SP 30278)
1970 – Il presidente del Borgorosso Football Club/Free Mote One (Cinevox, MDF 020; lato B strumentale di Piero Piccioni)
1973 – Ma 'ndo...Hawaii/Hello Boys (General Music, ZGE 50468; lato A con Monica Vitti; lato B eseguito da Nora Orlandi)
1981 – E va'...e va'.../Il gatto (Easy Records Italiana, ER 006)
== Programmi radiofonici Eiar ==
Le avventure di Pinocchio, racconto a puntate per le scuole elementari (marzo 1942)
La leggenda di Francesca, tragedia allegra di Guglielmo Guasta, musiche di Zita Lana e Alberto Montanaro, con Alberto Sordi, Gustavo Conforti, orchestra Spaggiari, regia di Silvio Gigli, trasmessa il 15 marzo 1942.
La leggenda della civiltà ...E il fuoco ride!, fantasia radiofonica di Riccardo Aragno, orchestra Manno, con Rina Franchetti, Wanda Tettoni, Alberto Sordi, Gustavo Conforti, regia di Silvio Gigli, trasmessa il 20 marzo 1942.
Paradiso per tutti, rivista di Mario Brancacci e De Matteo, orchestra Spaggiari, con Wanda Tettoni, Alberto Sordi, Aleardo Ward, regia di Silvio Gigli, trasmesso il 15 aprile 1942.
Il gioco dell'oca, fantasia musicale di Riccardo Morbelli, orchestra Spaggiari, con Rina Franchetti, Alberto Sordi, Barbara Landi, Wanda Tettoni, regia di Silvio Gigli, trasmessa 22 aprile 1942.
== Programmi radiofonici Rai ==
Oplà (1947)
La fu signora suocera di Georges Feydeau, farsa con Laura Carli, Stefano Sibaldi, Alberto Sordi, Zoe Incrocci regia di Alberto Casella, trasmessa il 28 febbraio 1949.
Vi parla Alberto Sordi, appuntamento settimanale (1947-1950)
Rosso e nero (1951)
Alberto Sordi al microfono, programma settimanale tra gennaio e febbraio (1952)
Il teatrino di Alberto Sordi, regia di Riccardo Mantoni, settimanale dal 6 maggio al 24 giugno 1952.
Io, Alberto Sordi, settimanale (1968)
Il conte Claro, in Gran varietà , settimanale, con Gianni Agus e Wanda Tettoni (1969-1970)
== Film biografico ==
== Onorificenze ==
=== Onorificenze straniere ===
=== Lauree Honoris Causa ===
== Omaggi ==
Nel 1999 gli venne consegnato, su ideazione del regista Angelo Antonucci, il premio "Reggia d'oro" per l'interpretazione, come primo film da protagonista, del film I tre aquilotti, ambientato alla Reggia di Caserta.
Il 7 dicembre 2003 gli fu intitolata la restaurata galleria Colonna a Roma, divenuta dunque galleria Alberto Sordi. Sempre a Roma, il 16 febbraio 2013 è stato inaugurato all'interno di Villa Borghese un viale dedicato ad Alberto Sordi, alla presenza della sorella dell'attore, Aurelia, e del sindaco Gianni Alemanno. La città di Grosseto ha dedicato ad Alberto Sordi il viale principale nel nuovo quartiere del Casalone, così come successo a Cagliari - Pirri, Taranto, Noceto (PR), a Jesolo (VE); a Castiglioncello (LI), dove frequentemente trascorreva le sue vacanze gli fu dedicato un lungomare. Anche Vigevano (PV), Guidonia Montecelio (RM), Orta di Atella (CE), Sabaudia (LT), Capaci (PA), Misterbianco (CT), Ponte San Giovanni (PG), San Nicola la Strada (CE), Grugliasco (TO), Valenzano (BA), Frosinone, Ragusa e Taranto gli hanno dedicato una via.
Ad Alberto Sordi è stato dedicato il film del 2003 di Ettore Scola Gente di Roma.
Dal 2004 viene consegnato il premio speciale Leggio d'oro "Alberto Sordi" agli attori che si sono distinti dell'ambito del doppiaggio, del teatro, della televisione o del cinema. Tale premio viene conferito durante l'annuale edizione del Leggio d'oro, ed è stato dedicato all'attore perché egli fu il primo vincitore dello stesso premio nel 1995, per il doppiaggio di Oliver Hardy in Stanlio e Ollio.
Nel 2011 il Bif&st di Bari ha assegnato un premio intitolato ad Alberto Sordi per il "miglior attore non protagonista" tra i film del festival.
Ad Alberto Sordi è stata dedicata una scuola a Roma, l'Istituto comprensivo “Alberto Sordiâ€, nata dall'unione delle Scuole Medie Statali "PierLuigi Nervi" di piazzale Hegel e "Giacomo Puccini†di piazza Giuseppe Gola.
Dal 14 febbraio al 31 marzo 2013 il Vittoriano di Roma ha ospitato la mostra Alberto Sordi e la sua Roma, dedicata soprattutto al suo rapporto con la città natale.
Nel 2017 si è tenuta a Buenos Aires una mostra di fotografie, costumi e una serie di film su alcuni dei suoi film emblematici.
Gli è stato dedicato un asteroide, 83657 Albertosordi.
Il 15 giugno 2026, nel parco di Villa De Sanctis, nel quartiere Prenestino-Labicano di Roma, è stata inaugurata la prima statua dedicata ad Alberto Sordi. L'opera, che raffigura l'attore seduto su una panchina, è stata collocata in un'area scelta per il suo legame con la filmografia dell'artista: nei dintorni furono infatti girate alcune scene di Il medico della mutua e Un borghese piccolo piccolo.
== Note ==
Esplicative
Riferimenti
== Bibliografia ==
Alberto Anile, Alberto Sordi, Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia/Edizioni Sabinae, 2020.
Igor Righetti, Alberto Sordi segreto - Amori nascosti, manie, rimpianti, maldicenze, prefazione di Gianni Canova, Rubbettino Editore, 2020, ISBN 978-88-498-6171-6.
Sordi segreto, a cura di A. Anile, «Bianco e Nero» nº 592, Centro Sperimentale di Cinematografia/Edizioni Sabinae, Roma, 2018.
Bruno P. Pieroni, 90 anni di "Italie": Appunti del decano dei giornalisti medici, Springer Verlag, 2012, ISBN 978-88-4702-540-0.
Vito Pandolfi, Quel che significa Alberto Sordi, in Idea. Mensile di cultura politica e sociale, gennaio, 1961, pp. 54-56. (Opera conservata anche presso la Biblioteca della Camera dei Deputati).
Claudio G. Fava, Alberto Sordi. La biografia, la carriera artistica, i dati e le più belle foto di tutti i suoi film, Roma, Gremese Editore, 1979, ISBN 978-88-6692-098-4.
Maria Antonietta Schiavina, Storia di un commediante, Miilano, Zelig editore, 1999, ISBN 88-86471-73-4.
Maria Antonietta Schiavina (a cura di.), Alberto racconta Sordi, Milano, Mondadori, 2020, ISBN 9788804721567.
Alessandro Ticozzi, L'Italia di Alberto Sordi, Roma, Fermenti Editrice, 2009, ISBN 978-88-89934-57-9.
Silvana Giacobini, Albertone. Alberto Sordi, una leggenda italiana, Milano, Cairo Publishing, 2018, ISBN 978-88-6052-880-3.
Gerry Guida, Luce su Alberto Sordi! Alberto Sordi nei ricordi del direttore della fotografia Sergio D'Offizi, Dublino, Artdigiland, 2020, ISBN 978-19-0908-837-5.
Francesca Cantore, Il trasformista. Alberto Sordi, l'Italia, il cinema, Roma, Bulzoni, 2023, ISBN 978-88-6897-305-6.
Giancarlo Governi, Alberto Sordi, storia di un italiano, Roma, Fandango libri, 2020, ISBN 978-88-6044-694-7.
Tatti Sanguineti, Il cervello di Alberto Sordi, Rodolfo Sonego e il suo cinema, Roma, Adelphi, 2015, ISBN 978-88-4592-977-9.
Italo Moscati, Alberto Sordi, una vita tutta da ridere, Roma, Castelvecchi, 2020, ISBN 978-88-3282-923-5.
Marco Damilano, Democristiani immaginari. Tutto quello che c'è da sapere sulla Balena bianca, Roma, Vallecchi, 2006, ISBN 978-88-8427-113-6.
Mario Monicelli, La commedia umana. Conversazioni con Sebastiano Mondadori, Roma, Il Saggiatore, 2016, ISBN 978-88-42822-45-5.
Masolino d'Amico, La commedia all'italiana - Il cinema comico in Italia dal 1945 al 1975, Roma, La nave di Teseo, 2016, ISBN 978-88-346-0916-3.
Pippo Baudo, Ecco a voi Pippo Baudo, Roma, Solferino, 2018, ISBN 978-88-282-0140-3.
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== Collegamenti esterni ==
Masolino D'Amico, SORDI, Alberto, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004.
Francesco Bolzoni, SORDI, Alberto, in Enciclopedia Italiana, V Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1995.
Sórdi, Albèrto, su sapere.it, De Agostini.
Federica Pescatori, Sordi, Alberto, in Enciclopedia dei ragazzi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2006.
Alberto Crespi, SORDI, Alberto, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 93, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2018.
Opere di Alberto Sordi, su MLOL, Horizons Unlimited.
Alberto Sordi, su Discografia nazionale della canzone italiana, Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi.
(EN) Alberto Sordi, su Discogs, Zink Media.
(EN) Alberto Sordi, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
(EN) Alberto Sordi, su SecondHandSongs.
(EN) Alberto Sordi, su Genius.com.
Registrazioni audiovisive di Alberto Sordi, su Rai Teche, Rai.
Alberto Sordi, su Cinematografo, Fondazione Ente dello Spettacolo.
Alberto Sordi, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
Alberto Sordi, su Il mondo dei doppiatori.
Masolino D'Amico, SORDI, Alberto, in Enciclopedia del cinema, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004.
(EN) Alberto Sordi, su IMDb, IMDb.com.
(EN) Alberto Sordi, su AllMovie, All Media Network.
(EN) Alberto Sordi, su AFI Catalog of Feature Films, American Film Institute.
(DE, EN) Alberto Sordi, su filmportal.de.
Sito ufficiale della Fondazione Museo Alberto Sordi, su fondazionemuseoalbertosordi.org.
Alberto Sordi doppiatore, su sites.google.com. URL consultato il 18 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2015).
Addio Alberto Sordi, su La Repubblica, 25 febbraio 2003.
Il Film e la Mostra per il centenario, su ilsorpassocinema.com.