Castelmagno (Italia)
Castelmagno (Castelmagn in piemontese, Chastelmanh in occitano, Castelmagne in francese) è un comune italiano sparso di 51 abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte.
== Geografia fisica ==
=== Territorio ===
Castelmagno si sviluppa interamente nel territorio montuoso della Valle Grana, della quale è il centro più elevato, con il santuario a quota 1 761 m s.l.m..
Il comune è un aggregato di diverse località , in origine quindici, delle quali solo sette sono rimaste abitate a seguito dello spopolamento dovuto all'industrializzazione ed all'emigrazione. Campomolino (Champdamoulin) è capoluogo del comune, Einaudi (Inaout), Colletto (Coulet), Valliera (Valiera), Campofei (Champdarfei), Nerone (Niroun), Chiotti (Quiot) e Chiappi (Quiap) sono le località ancora abitate, mentre Riolavato (Rulavà ), Cà uri (Caouri), La Croce (La Crous), Batùira (Batouira), Narbona (Arbouno), Albrato (Albrè) e Tetti (Tech) sono state abbandonate.
Dalla fine del XX secolo ci sono stati tentativi di recupero di alcune di queste frazioni: Batùira era il luogo di una comunità buddhista, mentre a Valliera e Campofei si cerca di reintrodurre la produzione dell'omonimo formaggio tramite alcuni agriturismi e di attirare escursionisti con l'apertura di un rifugio.
Il punto più elevato del territorio comunale è il monte Tibert.
È classificato nella zona sismica 3S(sismicità bassa).
=== Clima ===
Il comune è stato inserito nella zona climatica F ed ha un fabbisogno termico di 3 730 gradi giorno.
== Origini del nome ==
Il comune trae il suo nome dal latino castrum magnum (castello grande). Questo è probabilmente dovuto al castello che anticamente controllava la valle, di cui si possono ancora vedere alcuni resti presso la frazione Colletto.
== Storia ==
Grazie ai lavori effettuati nel 1894 sulla cappella Allemandi (il nucleo più antico del santuario) è stato ritrovato un altare romano dedicato a Marte ed alcuni oggetti, fra cui monete risalenti a circa il 250, da cui è evidente che la vallata è stata abitata almeno dai tempi della Roma imperiale.
La storia di Castelmagno è legata a quella della diocesi di Torino, il cui vescovo era signore della Valle Grana e a quella di Cuneo, nel cui distretto era inserito. Importante notare anche la forte influenza del marchesato di Saluzzo, delle terre dei Savoia e della Francia, siccome il territorio di Castelmagno veniva a trovarsi nel mezzo di queste potenze dell'epoca.
Esempio di questi legami fu l'assedio di Cuneo del 1744, quando i franco-spagnoli utilizzarono il valico del Colle Fauniera per attaccare Cuneo e saccheggiarono le frazioni di Chiappi e Chiotti.
Anche durante la seconda guerra mondiale il territorio di Castelmagno fu teatro di scontri, i quali vedevano contrapposte le brigate partigiane di Giustizia e Libertà e le truppe tedesche occupanti.
Dall'inizio del XX secolo, fra industrializzazione e guerre il comune, come molti altri, ha subito un forte spopolamento. Nonostante ciò ha sempre cercato di mantenere una certa vitalità , soprattutto grazie all'attrattiva turistica del santuario, la produzione del formaggio e alla tradizione della lingua e cultura occitana.
=== Simboli ===
Lo stemma di Castelmagno è descritto come Inquartato: al I e IV troncato d'argento, ai leoni passanti [illeoparditi] d'oro, al losangato di verde e d'oro in quattro file; al II e III d'argento, alla croce di rosso. Lo scudo è timbrato da corona comitale.
Lo stemma riprende il blasone della famiglia De' Morri (o Demorri) conti di Castelmagno: inquartato: al 1º e 4º rombeggiato d'oro e di verde, con il capo del secondo, carico di un leone del primo, illeopardito; al 2º e 3º d'argento, alla croce di rosso (che è di Vercelli).
Il gonfalone è un drappo di verde.
== Società ==
=== Evoluzione demografica ===
Abitanti censiti
=== Popolazione straniera residente ===
Al 31 dicembre 2019, gli unici due stranieri residenti nel comune erano provenienti dalla Romania.
== Cultura ==
Castelmagno fa parte della linguistica storica occitana, motivo di diversi festeggiamenti durante l'anno, come il tradizionale San Jouan Muzico a luglio ed il concerto di ferragosto dei Lou Dalfin, nonché l'antichissima festa di San Magno il 19 agosto.
=== Istruzione ===
Nel comune di Castelmagno non sono presenti istituti di formazione, ma è attiva una biblioteca con un fondo di ben 1 500 volumi.
=== Gastronomia ===
A Castelmagno si produce il formaggio omonimo.
== Monumenti e luoghi d'interesse ==
Santuario di San Magno: l'attuale configurazione dell'edificio risale al XVIII secolo, ma il nucleo principale a circa trecento anni prima, quando nel 1475 Enrico Allemandi di San Michele di Prazzo fece edificare una cappella in stile gotico dedicata a San Magno. Il crescente culto verso quel martire giustificò nel 1514 un ampliamento della struttura, con le decorazioni ad opera di Giovanni Botoneri che si possono apprezzare a tutt'oggi, ma solo nel 1716 si giunse al completamento del santuario attuale, che comunque subì ancora lavori nel 1775 per la costruzione dell'altare maggiore, nel 1845-48 per il sopraelevamento del campanile quattrocentesco, e tra il 1861 ed il 1868 per l'edificazione dei caratteristici porticati laterali e dei soprastanti alloggi per i pellegrini.
Pichot Muzeou d'la vita d'isì (Piccolo museo della vita di qui): Aperto dal 1992 da privati con il sostegno del centro culturale occitano Detto Dalmastro, raccoglie oggetti e ricordi della vita delle popolazioni locali, compresi documenti e testimonianze dei lavori dei castelmagnesi emigrati. Si trova nella frazione Colletto.
Museo del lavoro locale: esposizione di più di duecento oggetti ed utensili da lavoro tradizionali, utilizzati in campo agricolo dalle popolazioni locali. Si trova in frazione Chiappi
== Amministrazione ==
=== Gemellaggi ===
Quittengo, dal 1975, nel 2015 confluito in Campiglia Cervo.
=== Altre informazioni amministrative ===
Il comune fa parte della comunità montana Valle Grana ed appartiene alla minoranza linguistica storica occitana.
== Note ==
== Altri progetti ==
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Castelmagno
== Collegamenti esterni ==
Sito ufficiale, su comune.castelmagno.cn.it.
Castelmagno, su sapere.it, De Agostini.
Claudio Azzali (1937)
Claudio Azzali (Parma, 8 dicembre 1937) è un ex calciatore e allenatore di calcio italiano, di ruolo difensore o centrocampista.
Era noto anche come Azzali II per distinguerlo dal fratello, Carlo Azzali, di un anno più vecchio e che ha giocato in Serie B con il Parma per diventare, a sua volta, allenatore.
== Caratteristiche tecniche ==
Giocava come ala, interno di centrocampo o libero.
== Carriera ==
Cresciuto nella squadra della sua città , Parma, dove esordì in giovane età , nel 1956 con Vycpalek allenatore, in Serie B, venne successivamente acquistato, nel 1957 dal Palermo, società presso la quale rimase, in Serie B, sino al 1959, stagione in cui ritrova come allenatore il suo mentore Vycpalek.
Dopo 76 partite e 12 reti complessive fra i cadetti, Azzali venne acquistato, nel 1959, dalla Fiorentina con cui esordì in Serie A il 20 dicembre dello stesso anno. Giocò tra i viola, allenati da Luis Carniglia, assieme a Cervato, Sarti, Chiappella, Hamrin, Lojacono e Segato e per lui la stagione si concretizzò con 9 presenze e 3 reti con le quali concorse al secondo posto che i toscani conquistarono per la quarta volta consecutiva dopo lo scudetto del 1956.
Passò poi in prestito alla SPAL assieme a Carpanesi come conguaglio per la comproprietà di Micheli. A Ferrara, pur non partendo titolare, conquistò a novembre il posto in prima squadra, giocando in tandem con il centravanti Taccola con cui stabilirà una certa intesa calcistica e con il quale si ritroverà successivamente. Il suggello di questa intesa si materializzerà il giorno del suo ventitreesimo compleanno, l'8 dicembre 1960, quando a Ferrara arrivò la Fiorentina di Nándor Hidegkuti e i due ex viola, Taccola e Azzali, segnarono i goal della vittoria spallina. Tra i biancoazzurri militò solo per quella stagione, in quanto Paolo Mazza, non ritenendolo idoneo per una riconferma, lo rimandò a Firenze nel mese di giugno. Con i gigliati vinse una Coppa dell'Amicizia italo-francese, giocò poi la Coppa delle Alpi vinta dalle squadre italiane contro quelle svizzere, e iniziò la stagione successiva disputando 3 gare in campionato, venendo ceduto nel mese di novembre al Venezia. Restò fra i neroverdi sino al 1963 facendo coppia, nella seconda stagione, con l'altro ex spallino Mencacci.
Dopo 33 gare in Serie A con i lagunari, tornò poi in Serie B al neopromosso Prato ritrovando Taccola che anche in virtù del suo apporto vinse la classifica dei marcatori. Retrocesso di nuovo il Prato, Azzali giunse al Livorno e con i labronici restò sino al 1971 giocando, prima da interno e da mediano e infine da libero, 179 partite in Serie B. Successivamente intraprese la carriera da allenatore in Serie C e Serie D.
Ha complessivamente totalizzato, con le maglie di Fiorentina, SPAL e Venezia, 61 presenze e 10 reti in Serie A.
== Collegamenti esterni ==
(DE, EN, IT) Claudio Azzali, su Transfermarkt, Transfermarkt GmbH & Co. KG.
(EN) Claudio Azzali, su worldfootball.net, HEIM:SPIEL Medien GmbH.
Dario Marchetti (a cura di), Claudio Azzali, su Enciclopediadelcalcio.it (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2011).