Marta Cartabia
Marta Maria Carla Cartabia (San Giorgio su Legnano, 14 maggio 1963) è una giurista italiana.
Dal 13 settembre 2011 al 13 settembre 2020 è stata giudice della Corte costituzionale, della quale dall'11 dicembre 2019 è stata anche presidente, diventando la prima donna a ricoprire tale carica. È stata ministra della giustizia nel governo Draghi (2021-2022).
== Biografia ==
Nasce nel 1963 a San Giorgio su Legnano, nell'Alto Milanese, da Teresa Lampugnani e dal geometra Giancarlo Cartabia, e cresce tra Varese e Milano. Si laurea nel 1987 con lode presso la Facoltà di Giurisprudenza all'Università degli Studi di Milano, discutendo la tesi Esiste un diritto costituzionale europeo? con relatore il futuro presidente della Corte costituzionale Valerio Onida.
Nel 1993 ha conseguito il dottorato di ricerca in legge presso l'Istituto universitario europeo di Fiesole (con supervisore Bruno de Witte). Specializzatasi all'Università di Aix-Marseille sui temi della giustizia costituzionale comparata, ha svolto periodicamente attività di ricerca all'estero, in particolare negli Stati Uniti d'America. Subito dopo la laurea è stata research fellow all'Università del Michigan Law School di Ann Arbor, sotto la direzione dei professori Joseph Halevi Horowitz Weiler e Terrance Sandalow.
=== Attività accademica ===
Dal 1993 al 1999 è stata ricercatrice di diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Milano e fra il 1993 e il 1995 ha svolto funzioni di assistente di studio presso la Corte costituzionale; successivamente è stata professoressa associata (1999-2000) e ordinaria (2000-2004) di Istituzioni di diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Verona. Ha insegnato in numerosi atenei all'estero, tra cui Tours, Tolone, San Sebastián, Eichstätt.
Dal 2004 al 2020 è stata professoressa ordinaria di Diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove è anche stata titolare del corso Jean Monnet in Diritto costituzionale europeo (2005 - 2008); è stata in aspettativa per tutta la durata del mandato di giudice costituzionale (2011-2020).
È stata Inaugural Fellow allo Straus Institute for the Advanced Study in Law & Justice (Università di New York), diretto da Joseph H. H. Weiler. Ha incarichi di direzione in numerose riviste di settore nazionali e internazionali ed è tra i fondatori, nonché co-direttrice, di Italian Journal of Public Law, la prima rivista giuridica italiana interamente in lingua inglese. Da gennaio 2021 è co-direttrice della rivista de il Mulino Quaderni costituzionali.
È membro dell'Associazione italiana dei costituzionalisti e dell'Inaugural Society's Council di ICON•S – The International Society of Public Law di cui è co-presidente eletta a partire da luglio 2021. Nel 2017 è tra i fondatori dell'Italian Chapter di ICON•S di cui è stata co-presidente fino al 2021.
Dal settembre 2020, fa parte del Senato dell'associazione internazionale di diritto European Law Institute (ELI).
Il 14 settembre 2020, cessato l'incarico alla Corte Costituzionale, ha ripreso servizio come docente ordinaria di Diritto Costituzionale e di Giustizia Costituzionale presso l'Università "Bocconi" di Milano, dove, dal 13 febbraio 2021 al 22 ottobre 2022, in conseguenza della nomina a ministra, è stata in aspettativa.
Il 9 dicembre 2020 le è stato conferito il dottorato honoris causa in legge dalla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa dove ha tenuto una lectio magistralis dal titolo "Per l'alto mare aperto". L'università al tempo della grande incertezza.
Il 15 giugno 2022, insieme a Elizabeth Odio Benito, già vicepresidente della Corte penale internazionale ed ex presidente della Corte Interamericana dei diritti umani, ha ricevuto il dottorato honoris causa in diritto presso l'Università Complutense di Madrid.
=== Incarichi istituzionali ===
Dal 2003 al 2006: componente aggiunto del Network of Independent Experts on Fundamental Rights della Commissione europea.
Dal 2008 al 2010: esperta italiana di FRALEX - "Fundamental Rights Agency Legal Experts", Agenzia europea dei diritti fondamentali dell'Unione europea a Vienna.
Dal dicembre 2017: membro della Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto, nota anche come Commissione di Venezia. Nel dicembre 2023 è stata eletta vicepresidente fino al dicembre 2025.
=== Giudice costituzionale ===
Il 2 settembre 2011 è stata nominata giudice della Corte costituzionale della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in sostituzione di Maria Rita Saulle (morta in carica). Ha prestato giuramento al Quirinale il 13 settembre 2011 insieme al giudice Aldo Carosi eletto a luglio e proveniente dalla Corte dei conti. È la terza donna nominata giudice dopo Fernanda Contri e Maria Rita Saulle; è anche tra i più giovani giudici mai nominati.
Il 12 novembre 2014 viene nominata vicepresidente della Corte costituzionale dal suo presidente Alessandro Criscuolo, venendo riconfermata il 24 febbraio 2016 dal neoeletto presidente Paolo Grossi e l'8 marzo 2018 dal presidente Giorgio Lattanzi. L'11 dicembre 2019 è stata eletta presidente della Corte costituzionale all'unanimità (14 voti a favore e la sua scheda bianca), succedendo a Giorgio Lattanzi, e risultando così la prima donna eletta presidente.
Cessa dall'incarico di presidente e di giudice costituzionale il 13 settembre 2020 allo scadere dei nove anni di mandato, succeduta da Mario Rosario Morelli come presidente e Emanuela Navarretta come giudice.
In una intervista con Giovanni Bianconi, pubblicata sul Corriere della Sera il 16 ottobre 2020, ha dichiarato che non sarebbe contraria all'introduzione dell'"opinione dissenziente", «purché usata con responsabilità e cautela, solo in casi estremi»; tuttavia, ha anche riconosciuto che il suo utilizzo potrebbe indurre nella Corte «il rischio di rinunciare troppo presto a trovare soluzioni condivise».
=== Ministra della Giustizia ===
Il 13 febbraio 2021 diventa ministra della giustizia nel governo tecnico di unità nazionale Draghi, succedendo ad Alfonso Bonafede. Cartabia è la terza donna (dopo Paola Severino e Annamaria Cancelleri) a ricoprire questa carica.
Il 28 aprile ottiene, in merito all'azione di governo di cui fa parte e al Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, l'estradizione in Italia di sette ex terroristi del periodo degli anni di piombo, che avevano trovato protezione in Francia grazie alla dottrina Mitterrand. L'8 luglio dello stesso anno il Consiglio dei Ministri dà il via alla riforma del sistema giudiziario penale, firmata dalla stessa Cartabia, a cui aveva contribuito una commissione di esperti presieduta dall'ex presidente della corte costituzionale Giorgio Lattanzi. Nel novembre 2021 viene approvata definitivamente dal parlamento anche la riforma del processo civile. Tali riforme erano importanti al fine di ottenere i fondi europei del PNRR. Da titolare del dicastero della Giustizia si è mostrata favorevole all'introduzione delle pene sostitutive al carcere come la semilibertà , detenzione domiciliare, lavori di pubblica utilità e pene pecuniarie per coloro che riportano una condanna entro quattro anni.
=== Altri incarichi ===
L'11 settembre 2021 è stata nominata da papa Francesco membro ordinario della Pontificia accademia delle scienze sociali.
Nel 2021, è entrata a far parte del Comitato Generale Premi della Fondazione Internazionale Premio Balzan; nel gennaio 2024 è stata eletta presidente dello stesso Comitato.
Da aprile 2023 è membro del CdA della Fondazione Agnelli e della Sezione per le questioni fondamentali dell'evangelizzazione nel mondo del Dicastero per l'evangelizzazione della Curia romana.
È membro della Commissione per l’Etica e l’Integrità nella Ricerca del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) per il mandato 2023-2027. Nel dicembre 2025 è eletta presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa.
== Orientamento culturale ==
È cattolica e considerata vicina al movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione (CL) sin dall'epoca degli studi universitari. Il suo contributo nell'ambito della libertà religiosa, che emerge anche dalle sue pubblicazioni accademiche, si caratterizza per la difesa della laicità positiva dello Stato, ossia il diritto alla esposizione di simboli religiosi in spazi pubblici, e per un approccio ai conflitti ispirato alla metodologia della reasonable accommodation di origine nordamericana.
=== Altre posizioni ===
Cartabia, a giugno 2011, ha preso posizione contro l'equiparazione tra le unioni omosessuali e il matrimonio tra uomo e donna ricordando, fra l'altro, come la Consulta abbia «chiaramente affermato (sentenza n. 138 del 2010) che la Costituzione italiana protegge la famiglia, differenziandola da altre forme di convivenze e non permette il matrimonio omosessuale». Tali prese di posizione hanno suscitato le critiche di alcune associazioni appartenenti al mondo LGBT, ribadite in occasione di ogni nuovo incarico conferito o ventilato per la stessa.
Nel suo ultimo libro del 2020, scritto insieme al criminologo Adolfo Ceretti, Cartabia ha sottolineato l'importanza della giustizia riparativa come strumento di realizzazione del principio della finalità rieducativa e riabilitativa della pena stabilito dall'art. 27 della Costituzione italiana. Su questo tema, nell'ambito del semestre di Presidenza italiana del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, il 13 e 14 dicembre 2021, a Venezia, si è tenuta la conferenza dei Ministri della giustizia dei Paesi membri del Consiglio d'Europa a conclusione della quale il ministro Cartabia ha definito quella riparativa come “una nuova forma di giustizia a beneficio delle vittime, degli autori del reato e per la società intera, che può ricostruire i legami sociali distrutti dal crimine. La giustizia riparativa – ha concluso – non è una utopia ma nasce dalle esperienze concrete già avvenute in molti Statiâ€.
== Onorificenze e riconoscimenti ==
=== Onorificenze italiane ===
=== Onorificenze straniere ===
=== Premi e riconoscimenti ===
Premio Minerva Anna Maria Mammoliti alle Istituzioni (27 novembre 2019)
Premio di Cultura Politica "Giovanni Spadolini" (29 settembre 2020)
Premio Bellisario per la categoria Istituzioni (17 ottobre 2020)
== Opere scelte ==
Marta Cartabia, Custodi della democrazia, Milano, Egea, 2026.
Marta Cartabia, Nicola Lupo, The Constitution of Italy. A Contextual Analysis, Oxford-New York-Dublino, Hart Publishing, 2022.
Vittoria Barsotti, Paolo G. Carozza, Marta Cartabia e Andrea Simoncini (a cura di), Dialogues on Italian Constitutional Justice. A Comparative Perspective, Abingdon-on-Thames, Routledge, 2020.
Marta Cartabia, Adolfo Ceretti, Un'altra storia inizia qui. La giustizia come ricomposizione, Milano, Bompiani, 2020.
Marta Cartabia, Cooperazione e mutualità : la Costituzione come storia di popolo, Roma, ECRA. Edizioni del Credito Cooperativo, 2019.
Marta Cartabia, Luciano Violante, Giustizia e mito. Con Edipo, Antigone, Creonte, Bologna, il Mulino, 2018.
Vittoria Barsotti, Paolo G. Carozza, Marta Cartabia, Andrea Simoncini, Italian Constitutional Justice in Global Context, New York, Oxford University Press USA, 2015.
Marta Cartabia e Andrea Simoncini (a cura di), La legge di re Salomone. Ragione e diritto nei discorsi di Benedetto XVI, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 2013.
Marta Cartabia (a cura di), Dieci casi sui diritti in Europa, Bologna, il Mulino, 2011.
Marta Cartabia e Andrea Simoncini (a cura di), La sostenibilità della democrazia nel XXI secolo, Bologna, il Mulino, 2009.
Marta Cartabia, L'universalità dei diritti umani nell'età dei nuovi diritti, "Quaderni costituzionali", 2009, 3, 537-68.
Marta Cartabia, Europe and Rights: Taking Dialogue Seriously, "European Constitutional Law Review", 2009, 5-31.
Marta Cartabia (a cura di), I diritti in azione, Bologna, il Mulino, 2007.
Raffaele Bifulco, Marta Cartabia, Alfonso Celotto, L'Europa dei diritti, Bologna, il Mulino, 2001.
Marta Cartabia e Joseph H.H. Weiler, L'Italia in Europa, Bologna, il Mulino, 2000.
Marta Cartabia, Cittadinanza europea, "Enciclopedia Giuridica Italiana Treccani", Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1995.
Marta Cartabia, Principi inviolabili e integrazione europea, Milano, Giuffrè Editore, 1995.
== Note ==
== Voci correlate ==
Corte costituzionale della Repubblica Italiana
Ministri della Giustizia della Repubblica Italiana
Governo Draghi
Ministero della Giustizia
== Altri progetti ==
Wikiquote contiene citazioni di o su Marta Cartabia
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Marta Cartabia
== Collegamenti esterni ==
Cartabia, Marta, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
(EN) Opere di Marta Cartabia, su Open Library, Internet Archive.
(FR) Pubblicazioni di Marta Cartabia, su Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de l'Innovation.
Registrazioni di Marta Cartabia, su RadioRadicale.it, Radio Radicale.
Registrazioni audiovisive di Marta Cartabia, su Rai Teche, Rai.
(EN) New York University, su nyu.edu.
(EN) Agenzia dei diritti dell'Unione Europea, su fra.europa.eu. URL consultato il 12 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2012).
Università degli Studi di Milano-Bicocca, su unimib.it.
Curriculum vitae di Marta Cartabia, su dsgni.unimib.it (archiviato dall'url originale il 19 aprile 2015).
Corte costituzionale, su cortecostituzionale.it.
(EN) ICON·S – The International Society of Public Law, su icon-society.org.
(EN) Italian Journal of Public Law, su ijpl.eu. URL consultato il 7 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2015).
Luciano Violante
Luciano Violante (Dire Daua, 25 settembre 1941) è un ex magistrato e politico italiano, parlamentare alla Camera dei deputati dal 1979 al 2008, dov'è stato presidente della Commissione parlamentare antimafia dal 1992 al 1994 e presidente della Camera dal 1996 al 2001.
== Biografia ==
Nacque a Dire Daua in Etiopia, in un campo di concentramento dove la famiglia era stata internata per volontà delle truppe del Regno Unito; il padre, giornalista comunista, era stato costretto dal regime fascista a emigrare in quel paese. I componenti della famiglia furono liberati alla fine del 1943 e al termine della seconda guerra mondiale tornarono in Italia, nella loro città d'origine Rutigliano, in provincia di Bari.
Conseguita la maturità classica al Liceo-Ginnasio "Domenico Morea" di Conversano, intraprese gli studi giuridici laureandosi in giurisprudenza nel 1963 presso l'Università degli Studi di Bari, dove fu giovane assistente di Aldo Moro.
Nel 1966 superò il concorso in magistratura e nel 1970 divenne libero docente di diritto penale all'Università degli Studi di Torino.
== Attività professionale ==
È stato giudice istruttore a Torino fino al 1977. Nel 1974 ha istruito il processo sul cosiddetto "Golpe bianco", che ha portato all'arresto di Edgardo Sogno e Luigi Cavallo, imputati di tentativo di colpo di Stato con Randolfo Pacciardi; i tre successivamente sono stati assolti da ogni accusa. Dal 1977 al 1979 ha lavorato, su segnalazione del ministro democristiano Francesco Paolo Bonifacio, presso l'ufficio legislativo del Ministero della giustizia, occupandosi prevalentemente di terrorismo. Dal 1974 al 1981 ha svolto l'attività di professore incaricato di Istituzioni di diritto pubblico presso la stessa università e nel 1983 ha vinto la cattedra di Istituzioni di diritto e procedura penale e si è dimesso da magistrato.
È diventato poi professore ordinario di Istituzioni di diritto e procedura penale presso la Facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Camerino concludendo il suo incarico il 30 dicembre 2009. Il 30 marzo 2013, su invito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accettò di far parte del gruppo di lavoro finalizzato alla presentazione di proposte programmatiche in materia istituzionale, economico-sociale ed europea.
È presidente onorario della Fondazione Italia decide e dal 4 febbraio 2019 al 27 gennaio 2025 presidente della Fondazione Leonardo - Civiltà delle Macchine.
Nel settembre 2023 è designato dall'assemblea dei soci presidente del gruppo Multiversity, gruppo italiano del settore education.
== Attività politica ==
=== Commissione antimafia ===
Nel 1979 si iscrisse al Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer e venne subito eletto deputato. Nel 1991 aderisce alla svolta della Bolognina di Achille Occhetto, entrando nel Partito Democratico della Sinistra.
In Parlamento fece parte della Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Moro e poi è stato Presidente della Commissione parlamentare antimafia dal 28 giugno 1992 al 10 maggio 1994. Fu in questo ruolo che raccolse le deposizioni "choc" di Tommaso Buscetta, Antonino Calderone, Gaspare Mutolo e Leonardo Messina, che rivelarono l'esistenza del "terzo livello" della mafia, cioè il legame con il mondo politico e con la massoneria deviata. Nel 1993 preparò una relazione sui rapporti tra mafia e politica, la prima in assoluto a essere approvata nella storia repubblicana, che fu accompagnata da numerose polemiche perché accusava apertamente una parte della Democrazia Cristiana (ossia la corrente andreottiana) di collusione con Cosa nostra. Nel 1994, Totò Riina (capo indiscusso di Cosa nostra) lo minacciò di morte, accusandolo di essere a capo di un "complotto comunista" ai suoi danni. La sua gestione della Presidenza della Commissione fu criticata da Giulio Andreotti come improntata a parzialità politica all'indomani dalla sentenza di Palermo che l'assolse dall'addebito di associazione per delinquere di stampo mafioso per i fatti successivi al 1980, mentre confermò la colpevolezza per i fatti antecedenti, ormai prescritti. Nel 1994 fu invitato a dimettersi da Presidente dell'antimafia da Silvio Berlusconi dopo una sua intervista sul quotidiano La Stampa in cui menzionava un'inchiesta in corso riguardante Marcello Dell'Utri.
=== Presidenza della Camera ===
Dopo la vittoria di Romano Prodi e dell'Ulivo alle elezioni politiche del 1996, il 10 maggio viene eletto Presidente della Camera dei deputati al quarto scrutinio con 316 voti. Il suo discorso d'insediamento fu un appello alla riconciliazione tra le forze che, in merito alle vicende italiane del 1943, si richiamano alla Resistenza e coloro che avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana.
Sotto la sua Presidenza è stata introdotta una revisione del Regolamento della Camera, dal medesimo in passato definita "novità di maggior rilievo" fra quelle comprese nell'apertura di Montecitorio al web, approvata dall'Assemblea nel 1998. Secondo il Lippolis, la riforma recepiva le mutazioni del sistema di comando del paese in senso maggioritario a seguito delle riforme elettorali del 1993; a questo tipo di commento, in ordine alla maggiore attualità della "novella" regolamentare, si affianca il giudizio critico espresso da parte della dottrina giuridica in ordine all'estromissione della magistratura dal giudizio sul contenzioso tra la Camera ed i terzi.
Più travagliato fu il suo rapporto con la struttura amministrativa della Camera dei deputati. Il 14 ottobre 1999, a seguito di un Ufficio di Presidenza in cui confermò la rottura del rapporto di fiducia con il segretario generale Mauro Zampini, il massimo funzionario dell'amministrazione, il 18 ottobre 1999 il Consiglio dei ministri affidò a Zampini l'incarico di presiedere il comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio per la valutazione e il controllo dei risultati dell'attività della pubblica amministrazione. Di conseguenza il 10 novembre 1999 l'Ufficio di Presidenza della Camera designò a sostituirlo come segretario generale Ugo Zampetti, su proposta di Violante. Violante firmò anche un contratto di affitto ventennale, senza clausole di recesso e senza gara pubblica, per Palazzo Marini che avrebbe dovuto contenere uffici per i deputati, ma che è praticamente inutilizzato, come risulta da un'inchiesta del 2013.
Già a inizio d'anno vi era stato un altro segnale in controtendenza rispetto all'antica disponibilità delle Camere a favorire la circolazione dei loro migliori funzionari tra le Amministrazioni costituzionali. All'annuncio della chiamata di Carmela Decaro (vice segretario generale della Camera, in carriera direttiva dal 1979, responsabile dei Rapporti comunitari e internazionali) al Quirinale come consigliere economico del neopresidente Ciampi, emerse il moderato disappunto della Presidenza della Camera per non essere stata previamente consultata. L'anno prima, su richiesta delle opposizioni, aveva disposto un'inchiesta amministrativa sulla fattura dei quiz del concorso a consigliere parlamentare, giudicati da più parti capziosi o di parte.
=== Partito ===
Rieletto deputato alle elezioni del 13 maggio 2001, fu nominato presidente del gruppo Democratici di Sinistra - L'Ulivo. Ancora eletto alla Camera dei deputati nel 2006, è stato nominato presidente della Prima Commissione Permanente, Affari Costituzionali. Dopo la caduta del governo Prodi II, in vista delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, ha dichiarato di non volersi più ricandidare a parlamentare per rispettare il ricambio generazionale perseguito dal segretario del Partito Democratico Walter Veltroni.
Dal 2008 è stato editorialista del quotidiano Il Riformista. Sempre nel 2008 si era parlato di Violante come possibile nuovo giudice della Corte costituzionale. Il 23 luglio 2009, sentito dai magistrati di Palermo, ha confermato le dichiarazioni di Massimo Ciancimino circa la proposta di incontrare «in modo riservato, a quattr'occhi» Vito Ciancimino, proposta avanzata da Mario Mori nel settembre del 1992, quando Violante era ancora Presidente della Commissione parlamentare antimafia.
L'incontro, che, secondo Violante, non ebbe mai luogo, avrebbe dovuto inserirsi nell'ambito della cosiddetta "trattativa tra Stato e Mafia" e in particolare avrebbe dovuto riguardare le "garanzie politiche" richieste da Ciancimino per portare avanti la trattativa fra Cosa nostra e membri delle istituzioni durante la stagione delle stragi del 1992. In passato Violante non aveva mai fatto cenno a questa richiesta.
Ha sostenuto la candidatura di Pier Luigi Bersani in occasione delle elezioni primarie del Partito Democratico del 2009.
Fu presidente del Forum Riforme del Partito Democratico dal 2009 dal neo segretario Pier Luigi Bersani.
Nel 2014 è stato proposto dal PD come Giudice della Corte costituzionale in sostituzione di Gaetano Silvestri, ma non ha raggiunto il quorum necessario all'elezione.
== Controversie ==
=== Rapporti col Popolo della Libertà ===
Viene da molti considerato il ponte di collegamento per le questioni sulla giustizia tra il PD e il PdL, tanto da essere l'unico esponente del centro-sinistra invitato alla Festa delle Libertà di Milano nel 2008.
Nell'intervento nella seduta n. 106 della XIV legislatura del 28 febbraio 2002 alla Camera dei deputati ha dichiarato:
Nella stessa seduta, prima di abbandonare l'aula per protesta contro la legge in discussione, egli dichiarò pure (da pag. 73 del resoconto stenografico della seduta):
Nel 1994 venne invitato a dimettersi da presidente della commissione antimafia da esponenti di Forza Italia, dopo avere rilasciato una intervista in cui menzionava un'inchiesta in corso su Marcello Dell'Utri.
Nel 2003 rilasciò un'intervista a Pierluigi Diaco nel programma C'è Diaco su Sky Tg 24, in cui dichiarò che la mafia non uccideva più perché non aveva più paura, grazie alle politiche del centro-destra:
In riferimento all'ineleggibilità di Silvio Berlusconi, il 21 maggio 2013 ha dichiarato:
Su Silvio Berlusconi ha dichiarato:
=== Verifica "preventiva" dei titoli per la candidatura alla Corte costituzionale ===
Secondo il Movimento 5 Stelle, Violante sarebbe stato privo dei requisiti, come indicati dall'art. 135 della Costituzione, in quanto non è mai stato magistrato di giurisdizioni superiori (Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei Conti o Corte costituzionale), né avvocato e non risultando più professore ordinario di università (Università di Camerino, da cui andò in pensione nel 2009) in materie giuridiche per cui la legge per quest'ultimo caso non specifica l'opzione "anche a riposo" (con l'eccezione dei professori emeriti).
Secondo altri, l'art. 135 non specifica che i professori ordinari di università in materie giuridiche debbano essere in attività , che sarebbe un limite d'anzianità per i soli professori non è presente nella disposizione costituzionale; per gli avvocati, lo stesso articolo richiede almeno 20 anni di attività pregressa, non richiesta ai professori. Dopo queste polemiche anche Forza Italia, divenuta insofferente alle critiche del PD sulla votabilità dei propri candidati, ha chiesto la verifica dei titoli di Violante che ritira ufficialmente la sua candidatura, ma per altri motivi: «Il protrarsi dell'indecisione, che mi auguravo superabile, sta producendo un grave discredito delle istituzioni parlamentari accentuato dal manifestarsi in Aula, nel corso delle ultime votazioni, di comportamenti, limitati ma gravi, di dileggio del Parlamento».
== Opere ==
La mafìa dell'eroina (libro-intervista), Editori Riuniti, 1987.
I corleonesi (libro-intervista), l'Unità , 1993.
Non è la piovra, Einaudi, 1995.
Cantata per i bambini morti di mafia, Bollati Boringhieri, 1995.
Dizionario delle istituzioni e dei diritti del cittadino, Editori Riuniti, 1996.
Mafie e antimafia - Rapporto 1996, Laterza, 1996.
Mafia e società italiana - Rapporto 1997, Laterza, 1997.
I soldi della mafia - Rapporto 1998, Laterza, 1998.
Le due libertà . Contributo per l'identità della sinistra, Laterza, 2000.
Il ciclo mafioso, Laterza, 2002.
Giustizia penale e poteri dello Stato, con Carlo Federico Grosso e Guido Neppi Modona, Garzanti, 2002.
Un mondo asimmetrico, Einaudi, 2003
Secondo Qoèlet. Dialogo fra gli uomini e Dio, Piemme, 2004.
Lettera ai giovani sulla Costituzione, Piemme, 2006.
Diario di montagna. Scripta volant, Le Chateau, 2007.
Uncorrect. Dieci passi per evitare il fallimento del partito democratico, Piemme, 2007.
Magistrati, Einaudi, 2009.
Politica e menzogna, Einaudi, 2013.
Governare, San Paolo 2014.
Il dovere di avere doveri, Einaudi, 2014.
Democrazie senza memoria, Einaudi, 2017.
Giustizia e mito. Con Edipo, Antigone e Creonte, con Marta Cartabia, il Mulino, 2018.
Colpire per primi, Solferino, 2019.
Notizie della signora Marthensen?, Marsilio, 2022.
«Ma io ti ho sempre salvato». La maschera della morte e il «nomos» della vita, Bollati Boringhieri, 2024.
La democrazia non esiste in natura. Lezioni di storia politica in difesa dei valori comuni, con Marta Cartabia, Bollati Boringhieri, 2026.
=== Curatele ===
La criminalità ("Annali della Storia d'Italia", 12), Einaudi, 1997.
Legge Diritto Giustizia ("Annali della Storia d'Italia", 14), con Livia Minervini, Einaudi, 1998.
Il Parlamento ("Annali della Storia d'Italia", 17), Einaudi, 2001.
== Onorificenze ==
=== Onorificenze italiane ===
=== Onorificenze straniere ===
== Note ==
== Voci correlate ==
Partito Democratico
Il Popolo della LibertÃ
Silvio Berlusconi
== Altri progetti ==
Wikisource contiene una pagina dedicata a Luciano Violante
Wikiquote contiene citazioni di o su Luciano Violante
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Luciano Violante
Wikinotizie contiene l'articolo Violante: intorno a Berlusconi molti mafiosi., 22 marzo 2006
== Collegamenti esterni ==
Violante, Luciano, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
Paola Salvatori, Violante, Luciano, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000.
Opere di Luciano Violante, su MLOL, Horizons Unlimited.
Luciano Violante, su storia.camera.it, Camera dei deputati.
Luciano Violante, su Openpolis, Associazione Openpolis.
Registrazioni di Luciano Violante, su RadioRadicale.it, Radio Radicale.
Luciano Violante, in Archivio storico Ricordi, Ricordi & C.
Altre informazioni, su beppegrillo.it. URL consultato il 22 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 24 agosto 2012).