Boris Becker

Boris Franz Becker (Leimen, 22 novembre 1967) è un ex tennista e allenatore di tennis tedesco.
Soprannominato Bum Bum per l'esplosività del servizio e l'abilità nel serve-and-volley, è il più giovane vincitore nella storia del Torneo di Wimbledon maschile, avendolo vinto per la prima volta a 17 anni (confermandosi campione del torneo l'anno seguente). Ha vinto in totale 6 tornei del Grande Slam, 3 ATP Finals, 2 Coppe Davis, 2 World Team Cup, una Hopman Cup, la medaglia d'oro in doppio alle Olimpiadi di Barcellona ed è stato per 12 settimane numero uno al mondo. 
Ha avuto, agli inizi della carriera, uno straordinario impatto a livello mediatico, non solo per la precocità, ma anche per essere stato il primo tennista a saper associare, con grande efficacia, la potenza dei colpi, tipica del tennis moderno, alla raffinatezza del tennis classico ed è considerato uno dei più forti tennisti di sempre, avendo disputato 7 finali al Torneo di Wimbledon e vinto 49 tornei.
È l'unico tennista uomo della storia ad aver vinto due tornei del Grande Slam prima di compiere i 19 anni ed è stato inserito nella International Tennis Hall of Fame nel 2003.


== Biografia ==
È nato a Leimen, nell'allora Germania Ovest, il 22 novembre 1967. Ha incominciato a giocare a tennis a cinque anni, vincendo il primo torneo a otto. Il suo talento in questo sport era tanto evidente che il Ministero della pubblica istruzione gli concesse una dispensa speciale, consentendogli di abbandonare la scuola dopo il conseguimento dell'equivalente tedesco della licenza media
Becker è vegetariano. Nel 1991 dichiarò di aver tentato il suicidio, cambiando poi idea.
Nel 2017, un tribunale britannico, dopo la richiesta di una banca privata, dichiara il fallimento di Becker. Nel 2020, l'amministratore fallimentare britannico ha riconosciuto un credito di 34 milioni di sterline (37 milioni di euro) ad Hans-Dieter Cleven, ex socio in affari di Becker. Nel 2022 viene condannato da un tribunale inglese a 30 mesi di reclusione, metà dei quali da trascorrere in carcere, per bancarotta fraudolenta. 
Becker fu detenuto in custodia nel carcere di Wandsworth a Londra dal 29 aprile 2022. Nel dicembre 2022 il tabloid Daily Mirror comunicò che l'ex tennista, non avendo cittadinanza britannica, avrebbe beneficiato, come altri detenuti non britannici, di un trattato internazionale per estradizione nella nazione di origine, dove scontare in libertà il tempo rimanente della pena, ma senza poter fare ritorno nel Regno Unito.
Ritornato in patria nel dicembre 2022, Becker ha pianto durante un'intervista con l'emittente televisiva tedesca Sat.1 riferendo di aver temuto di essere assassinato in prigione: infatti è stato minacciato di morte da due assassini, prima nel carcere londinese e poi in quello dove fu trasferito successivamente.


=== Vita privata ===
Dal 1993 al 2001 è stato sposato con la modella afroamericana Barbara Feltus Pabst, dalla quale ha avuto due figli, Noah Gabriel ed Elias Balthasar. Dal 2009 al 2018 è stato sposato con la modella olandese Sharlely "Lilly" Kerssenberg, dalla quale ha avuto un altro figlio maschio, Amadeus Benedict Edley Luis. Nel 2024 si è sposato con Lilian de Carvalho Monteiro, dalla quale ha avuto una figlia, Zoe Vittoria. Becker è padre anche di Anna, avuta dalla modella Angela Ermakova nel 2000. Per un breve periodo è stato legato a Sabrina Setlur.


== Carriera ==


=== 1984-1992: esordio e grandi vittorie ===

Divenne professionista nel 1984, sotto la guida del coach Günther Bosch e del manager Ion Țiriac. Già nell'anno dell'esordio ottiene risultati importanti vincendo il suo primo titolo nel doppio agli Internazionali di Tennis di Baviera 1984 in coppia con Wojciech Fibak e raggiungendo il terzo turno al suo primo torneo di Wimbledon in cui viene eliminato da Bill Scanlon. A fine anno gioca agli Australian Open 1984 ed elimina Meyer, testa di serie numero 7 Tim Mayotte, Hank Pfister e Guy Forget, perdendo nei quarti di finale contro Ben Testerman. Chiude l'anno al 66º posto della classifica mondiale.
Nel 1985 colleziona importanti risultati, tra cui spicca la semifinale agli Internazionali d'Italia persa contro Yannick Noah. Al suo primo Open di Francia elimina al primo turno il veterano Vitas Gerulaitis e perde subito dopo contro Mats Wilander. Rivela sull'erba il suo potenziale: prima si aggiudica il Queen's Club Championships 1985 superando Johan Kriek in finale (e lo specialista Pat Cash nei quarti) e poi si aggiudica contro ogni pronostico il torneo di Wimbledon, senza essere testa di serie. Supera nei primi turni Pfister, Anger, Nyström e Mayotte. Nei quarti di finale elimina in quattro set Henri Leconte e in semifinale ha la meglio su Anders Järryd. In finale supera Kevin Curren e diventa a 17 anni e 227 giorni il più giovane vincitore di sempre in un torneo del Grande Slam (il record sarà battuto da Michael Chang che si aggiudicherà l'Open di Francia 1989 all'età di 17 anni e 110 giorni). In agosto vince anche al Cincinnati Open 1985 battendo Mats Wilander. A novembre arriva in finale al torneo di Wembley e cede in cinque set a Ivan Lendl. mentre agli Australian Open perde al secondo turno contro Michiel Schapers. Grazie a questi risultati si qualifica per la prima volta in carriera per il Masters di fine anno, nel quale sarà di nuovo sconfitto da Lendl in finale, e chiude l'anno al sesto posto del ranking mondiale.
Comincia il 1986 senza grandi risultati fino a marzo, quando vince il doppio al Brussels Indoor in coppia con Slobodan Živojinović, e il singolare al Chicago Grand Prix, con la vittoria in finale contro Lendl. Il mese successivo raggiunge per la prima volta in carriera la finale alle WCT Finals e viene sconfitto in quattro set da Anders Järryd. Nel primo slam stagionale, a Parigi, perde nei quarti di finale da Mikael Pernfors. Al Queen's delude uscendo nei quarti di finale per mano di Tim Mayotte (che poi vincerà il titolo). La rivincita arriva a Wimbledon dove difende con autorevolezza il titolo sconfiggendo in finale Lendl in tre set. Nel corso del torneo aveva eliminato anche i quotati Miloslav Mečíř e Henri Leconte. In agosto centra due finali consecutive: nella prima a Stratton Mountain è sconfitto da Lendl e nella seconda a Montréal si impone su Stefan Edberg. All'US Open viene eliminato da Miloslav Mečíř in semifinale. Nella parte finale di stagione vince tre tornei in pochi giorni, il primo a Sydney contro Lendl (vince anche il torneo di doppio insieme con John Fitzgerald), poi a Tokyo superando Connors ed Edberg e infine vince la finale a Parigi contro Sergio Casal. Nel Masters di fine anno si ripete il copione dell'anno precedente con la sconfitta in finale contro Lendl. Chiude l'anno al secondo posto del ranking mondiale.
Il 1987 si apre con l'eliminazione al quarto turno negli Australian Open per mano di Wally Masur, poche settimane dopo Boris si aggiudica l'Indian Wells Classic battendo in finale Edberg in cinque set. Nei mesi seguenti vince il torneo di singolare e di doppio a Milano e nello Slam di Parigi raggiunge per la prima volta le semifinali, in cui viene battuto da Mats Wilander. Comincia la stagione sull'erba da grande favorito aggiudicandosi il torneo del Queen's (tradizionale prologo di Wimbledon) ma nello Slam londinese cede sorprendentemente al secondo turno contro Peter Doohan (numero 70 della classifica mondiale). In agosto perde la finale a Cincinnati contro Edberg in due set e all'US Open viene eliminato al quarto turno da Brad Gilbert. Quell'anno in Coppa Davis vince per 4–6, 15–13, 8–10, 6–2, 6–2 una delle più lunghe partite della storia del tennis contro John McEnroe, durata 6 ore e 22 minuti. Nel Masters di fine anno non supera la fase a gironi e chiude l'anno al quinto posto mondiale.
Nel 1988 non prende parte all'Australian Open e il primo successo arriva a febbraio a Indian Wells. Alle WCT Finals batte Edberg nella finale. I due si erano già affrontati in diverse occasioni, e quell'anno cominceranno una vera e propria rivalità, soprattutto sui campi d'erba (i preferiti di entrambi), che toccherà l'apice a Wimbledon. Al Roland Garros supera Korda e lo specialista della terra rossa Muster e viene eliminato da Leconte. A giugno vince al Queen's la finale contro Edberg e si presenta a Wimbledon da favorito. Nei quarti supera in tre set lo specialista Pat Cash e in semifinale infrange nuovamente il sogno di Lendl (che mai in carriera riuscirà a vincere sui prati londinesi). In finale ritrova Edberg, che si prende la rivincita in quattro set. Il prosieguo della stagione è caratterizzato da alti e bassi: vince a Indianapolis (contro McEnroe in finale) ma esce clamorosamente al secondo turno dell'US Open per mano della sorpresa del torneo Darren Cahill (che perderà in semifinale contro Wilander). Nel finale di stagione vince i tornei di Tokyo, Stoccolma e il Masters di fine anno contro Lendl in finale. Quell'anno vince anche con la Germania Ovest la sua prima Coppa Davis. A fine anno è il numero 4 del ranking mondiale.
Nel 1989 viene eliminato al quarto turno dell'Australian Open da Jonas Svensson e in febbraio vince due tornei consecutivi a Milano e a Philadelphia. In preparazione al Roland Garros partecipa ad alcuni tornei sulla terra rossa, raggiunge la finale a Monte Carlo e viene sconfitto dallo specialista Alberto Mancini. Affronta due volte in un mese il rivale Edberg, perde in semifinale all'Open di Francia e si riscatta a Wimbledon in finale prendendosi la rivincita per la sconfitta nella finale dell'anno precedente. In agosto vince agli US Open il secondo Slam stagionale e quarto in carriera (il primo lontano dai prati inglesi) battendo Ivan Lendl in finale. Nel finale di stagione affronta altre due volte in finale Edberg, nella prima a Parigi riesce a imporsi, ma nella seconda al Masters di fine anno è lo svedese ad avere la meglio. Con la squadra della Germania conferma il titolo in Coppa Davis vinto l'anno prima. Nonostante occupi la seconda posizione del ranking mondiale a fine stagione viene nominato ITF World Champion e ATP player of the year, titoli che vengono assegnati quasi sempre al primo giocatore del ranking.
Nel 1990 vince cinque tornei minori (Bruxelles, Stoccarda, Indianapolis, Sydney, Stoccolma) ma nel Grande Slam le sue prestazioni sono al di sotto delle aspettative. All'Australian Open viene eliminato nei quarti di finale da Mats Wilander e all'Open di Francia esce al primo turno contro il giovane Goran Ivanišević. Nella finale di Wimbledon va in scena il terzo atto della sfida con Edberg. I due stabiliscono il primato di essere i primi a contendersi il titolo per tre anni consecutivi (eguagliati da Federer e Nadal nel triennio 2006-2007-2008). Stavolta lo svedese vince dopo una lunga e combattuta partita chiusa al quinto set. Anche agli US Open non difende il titolo del 1989 venendo eliminato da Andre Agassi in semifinale. Ancora Agassi lo eliminerà in semifinale nell'ATP Tour World Championships (nuova denominazione del Masters di fine anno). Chiude l'anno al secondo posto del ranking mondiale.
Il 1991 è l'anno della sua prima vittoria all'Australian Open, in finale sconfigge Ivan Lendl e con questo successo il 28 gennaio conquista per la prima volta in carriera il primo posto del ranking scalzando Stefan Edberg. Dopo solo tre settimane lo svedese si riprende il primato in classifica. All'Open di Francia supera Chang nei quarti di finale e in semifinale si deve arrendere ad Andre Agassi. A Wimbledon raggiunge per la quarta volta consecutiva la finale, questa volta contro Michael Stich, che in semifinale ha eliminato Edberg e si aggiudica il titolo sconfiggendo Becker. L'8 luglio si riprende per nove settimane il primo posto del ranking mondiale per poi ricederlo nuovamente a Edberg e non riuscirà più a riprenderlo. Agli US Open cede al terzo turno a Paul Haarhuis. In ottobre vince il secondo torneo della stagione a Stoccolma e a fine anno non va oltre la fase a gironi dell'ATP Tour World Championships. Chiude l'anno al terzo posto del ranking mondiale.
Nel 1992 Becker vince cinque tornei tra cui il suo secondo ATP Tour World Championships sconfiggendo Jim Courier in quattro set nella finale.


=== 1993-1994: infortuni, caduta e risalita ===
Nel 1993 la carriera di Becker subisce un rapido declino, imputabile a vari fattori tra cui gli infortuni, il matrimonio con la modella Barbara Feltus che lo porterà al centro della vita mondana (distraendolo dall'attività sportiva) e i problemi con la magistratura tedesca per evasione fiscale. In tutto l'anno vince solo due tornei minori a Doha e a Milano. Nel grande slam riesce ad andare bene solo a Wimbledon, in cui raggiunge la semifinale venendo eliminato da Pete Sampras, negli altri tre tornei viene sempre eliminato in uno dei primi turni. A fine anno è sceso al numero 11 della classifica mondiale, per la prima volta dal 1984 chiude l'anno fuori dalla top-10.
Anche la prima parte del 1994 è da dimenticare. Salta i primi due slam di stagione e l'unico risultato di rilievo è la vittoria nel torneo di Milano in febbraio. A Wimbledon raggiunge ancora la semifinale ma viene battuto da Goran Ivanišević, negli US Open perde subito al primo turno. Solo nel finale di stagione si riprende vincendo a Los Angeles, New Haven e Stoccolma centrando poi la finale nel Masters (battuto da Sampras). A fine anno è riuscito a risalire al terzo posto del ranking riconquistando un ruolo da protagonista nel tennis mondiale.


=== 1995-1996: ultime grandi vittorie ===
Nel 1995 raggiunge per la settima e ultima volta la finale di Wimbledon dopo aver faticato molto contro Cédric Pioline e aver sconfitto anche Andre Agassi in semifinale, nell'ultimo atto del torneo viene però battuto da Pete Sampras in quattro set. Durante l'anno vince il torneo di Marsiglia e alla fine della stagione conquista per la terza volta in carriera l'ATP Tour World Championships a Francoforte contro Michael Chang in finale. Chiude l'anno al quarto posto del ranking mondiale.
Il sesto e ultimo titolo nel Grande Slam di Boris Becker arriva all'inizio del 1996 in Australia contro Chang. In giugno vince per la quarta volta il Queen's Club Championships incontrando e battendo nella finale per l'ultima volta in carriera il rivale Edberg con il punteggio 6–4, 7–6(3). Questa vittoria fa ben sperare per il torneo di Wimbledon ma nel terzo turno sul 6 pari nel primo set Boris si deve arrendere contro Neville Godwin a causa di un infortunio al polso. In ottobre vince prima a Vienna e poi a Stoccarda battendo Sampras in una finale chiusa al quinto set. Dopo l'incontro Pete in conferenza stampa userà parole di grande stima per complimentarsi con il tedesco. I due si incontreranno nuovamente nella finale dell'ATP Tour World Championships dando vita a un incontro altamente spettacolare vinto da Sampras in cinque set. Al termine della stagione riesce a vincere il suo 49º e ultimo titolo nella Grand Slam Cup di Monaco di Baviera, battendo in tre set Goran Ivanišević nella finale. A fine anno è sesto nella classifica mondiale ATP.


=== 1997-1999: fine carriera ===
A partire dal 1997 Becker diminuisce costantemente i propri impegni e partecipa solo a due Slam. In Australia viene eliminato al secondo turno e a Wimbledon raggiunge i quarti di finale in cui viene eliminato da Pete Sampras. Durante tutta la stagione non riesce ad aggiudicarsi nessun torneo e a fine anno è numero 62 del mondo.
L'anno seguente non partecipa a nessuno Slam raggiungendo come miglior risultato i quarti di finale a Monte Carlo. Il 1999 è l'ultimo anno della sua carriera, partecipa a pochi tornei e prima di ritirarsi tenta l'avventura per l'ultima volta nel suo amato Wimbledon. Sconfigge la wild card Miles Maclagan, poi Nicolas Kiefer, il giovane Lleyton Hewitt (che due anni dopo diventerà numero 1 del ranking mondiale) e infine si arrende a Patrick Rafter.


=== Carriera da allenatore ===
Nel dicembre 2013 Becker diventò allenatore di Novak Đoković, il quale non congedò Marian Vajda che lo allenava già dal 2006. Successivamente il serbo dichiarò di aver assunto Becker come "personal coach". La collaborazione tra i due terminò  alla fine del 2016.
Nell'ottobre 2023 è diventato allenatore di Holger Rune quando il giocatore danese era settimo nella graduatoria mondiale dell'Association of Tennis Professionals, abbandonando l'incarico dopo soli quattro mesi a causa di motivi professionali e privati.


== Stile di gioco ==

Il suo tennis era caratterizzato da una notevole potenza a cui univa uno stile di gioco estremamente tecnico, dinamico e spettacolare (uno degli ultimi interpreti del "serve and volley") con frequenti cambi di ritmo e numerose discese a rete anche in controtempo, senza dimenticare le spiccate doti acrobatiche (suoi i famosi "tuffi"), che gli consentivano di coprire la rete in maniera eccellente.

I suoi colpi migliori erano senza dubbio il dritto e il servizio ma disponeva anche di un ottimo rovescio e di una grande manualità nel gioco di volo.


== Statistiche e riconoscimenti ==
Nel corso della sua carriera Becker ha vinto 49 titoli nel singolare (di cui 6 nel Grande Slam) e 15 nel doppio in 14 differenti nazioni (Australia, Austria, Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Qatar, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti). È stato numero uno del mondo in singolare per 12 settimane divise in due periodi, il primo da 3 e il secondo da 9. Ha vinto tre Masters Cup, un WCT Finals e una Grand Slam Cup. Unico grande neo della sua carriera (comune a molti giocatori serve & volley) è quello di non aver vinto in singolare nessun torneo sulla terra (dove ha disputato alcune importanti finali e nello Slam parigino è arrivato in semifinale nel 1987, 1989 e 1991), ma ha vinto una finale di Coppa Davis e due di World Team Cup su questa superficie con la squadra tedesca.
È il terzo tennista più giovane di sempre ad essere entrato in top 10 (17 anni e 7 mesi), dopo Aaron Krickstein (17 anni e 11 giorni) e Michael Chang (17 anni e 3 mesi), oltre a essere uno dei quattro giocatori, insieme a Björn Borg, Rafael Nadal e Carlos Alcaraz, ad aver raggiunto almeno la posizione nº 2 della classifica ATP da teenager.
Nel doppio ha conquistato 15 titoli raggiungendo, il 22 settembre 1986, la sesta posizione del ranking mondiale della categoria. Ha vinto la medaglia d'oro alle olimpiadi di Barcellona nel 1992 in coppia con Michael Stich.
Ha guadagnato complessivamente 25.080.956 dollari in premi in carriera.
In Coppa Davis (vinta nel 1988 e nel 1989) ha un bilancio di 54-12 (38-3 nel singolare). Oltre alla Davis ha vinto anche le altre due maggiori competizioni a squadre del circuito: la Hopman Cup nel 1995 e la World Team Cup nel 1989 e nel 1998.
Nel 2003 Becker è stato introdotto nella International Tennis Hall of Fame. Occasionalmente ha giocato nel circuito senior e nel World TeamTennis.


== Altre attività ==

Dal 2003 Becker ha collaborato come commentatore della BBC a Wimbledon. Inoltre è patrono della Elton John AIDS Foundation ed è tuttora un imprenditore nel settore delle attrezzature sportive, in particolare tennistiche.
Becker è un buon giocatore di scacchi e il 15 marzo del 2000 ha giocato una partita contro il campione del mondo Garri Kasparov via Internet e commentata in diretta sulla rete statunitense CNN. Sebbene il tennista tedesco sia un buon giocatore dilettante, come prevedibile non si dimostrò all'altezza del suo avversario e perse alla 18ª mossa.
Nel 2004 ha pubblicato per Bantam Press il libro Player. Ha partecipato anche allo show Top Gear nella sezione Star in a Reasonably-Priced Car in cui ha realizzato il tempo di 1 minuto e 45,9 secondi.
Appassionato di Poker, dal 2007 è stato testimonial del sito internet PokerStars e con la relativa squadra Team PokerStars ha partecipato a diversi tornei in circuiti professionistici dell'European Poker Tour. Dal 2013 è invece testimonial di Youwin.com.
Nell'intervista rilasciata a Playboy Italia n. 14 (aprile 2010), Boris Becker ha dichiarato, a proposito del possibile parallelismo tra poker e tennis:

Nel 2025 ha pubblicato il libro Inside. Vincere, perdere, ricominciare da zero, pubblicato da Mondadori.


== Finali del Grande Slam (10) ==


=== Vinte (6) ===


=== Perse (4) ===


== Titoli vinti (64) ==


=== Singolare (49) ===


=== Sconfitte in finale nel singolare (28) ===


=== Doppio (15) ===
1984 (1) - Monaco di Baviera
1986 (2) - Sydney, Bruxelles
1987 (3) - Francoforte sul Meno, Bruxelles, Milano
1988 (2) - Indian Wells, Milano
1989 (1) - Indian Wells
1990 (1) - Indian Wells
1992 (3) - Bruxelles, Oro Olimpiadi Barcellona '92, Monte Carlo
1993 (1) - Doha
1995 (1) - Milano


== Incontri disputati in Coppa Davis ==
1985
Germania - Spagna (1º turno)
Juan Aguilera 6-3,6-4,6-4
Sergio Casal 4-6,6-1,5-7
Germania - Stati Uniti (4º di finale)
Eliot Teltscher 6-2,6-2,6-3
Aaron Krickstein 6-2,6-2,6-1
Germania - Cecoslovacchia (semifinale)
Miloslav Mečíř 6-3,7-5,6-4
Libor Pimek 6-1,6-4
Germania - Svezia (finale)
Stefan Edberg 6-2,3-6,7-5,8-6
Mats Wilander 6-3,2-6,6-3,6-3
1986
Messico - Germania (1º turno)
Leonardo Lavalle 6-3,6-2,6-4
Francisco Maciel 6-3,6-1,6-1
Germania - Ecuador (Spareggio retrocessione)
Raúl Viver 6-4,6-4,10-8
Andrés Gómez 7-5,6-2
1987
Spagna - Germania (1º turno)
Emilio Sánchez 6-4,7-5,5-7,3-6,6-3
Sergio Casal 2-6,6-0,2-6,3-6
USA - Germania (Spareggio retrocessione)
John McEnroe 4-6,15-13,8-10,6-2,6-2
Tim Mayotte 6-2,6-3,5-7,4-6,6-2
1988
Germania - Brasile (1º turno)
Cássio Motta 6-0,6-2,6-0
Germania - Danimarca (4º di finale)
Michael Tauson 7-5,6-4,6-3
Morten Christensen 6-3,6-4
Germania - Jugoslavia (semifinale)
Slobodan Živojinović 7-5,6-2,6-4
Goran Prpić 7-5,6-4
Svezia - Germania
Stefan Edberg 6-3,6-1,6-4
Edberg/Järryd 3-6, 2-6, 7-5, 6-3, 6-2 (in coppia con Jelen)
1989
Germania - Indonesia (1º turno)
Abdul Kahar Mim 6-0,6-1,6-1
Tintus Arianto Wibowo 6-2,7-5
Cecoslovacchia - Germania (4º di finale)
Karel Nováček 7-6,6-4,6-4
Milan Šrejber 6-3,6-4,6-3
Germania - USA (semifinale)
Andre Agassi 6-7,6-7,7-6,6-3,6-4
Germania - Svezia (finale)
Stefan Edberg 6-2,6-2,6-4
Järryd/Gunnarsson 7-6, 6-4, 3-6, 6-7, 6-4 (in coppia con Jelen)
Mats Wilander 6-2,6-0,6-2
1991
Germania - Italia (1º turno)
Paolo Canè 3-6,6-1,6-4,6-4
Omar Camporese 3-6,4-6,6-3,6-4,6-3
Germania - Argentina (4º di finale)
Javier Frana 6-3,6-4,6-4
Martín Jaite 6-1,7-6(8-6)
1992
Germania - Brasile (1º turno)
Luiz Mattar 6-4,5-7,1-6,7-6,6-0
Germania - Belgio (Qualificazioni)
Filip Dewulf 6-4,6-4,6-4
1995
Germania - Croazia (1º turno)
Saša Hiršzon 6-4 6-1 6-3
Paesi Bassi - Germania (4º di finale)
Paul Haarhuis 6-4 2-6 4-6 6-7
Richard Krajicek 6-3 6-4 3-6 6-1
Russia - Germania (semifinale)
Andrej Česnokov 6-7 6-3 7-6 7-5
1997
Germania - Messico (1º turno)
Luis Herrera 7-5 6-2 6-3
Alejandro Hernández 6-4 7-5


== Omaggi e riconoscimenti ==
In merito alle vicende legate alla relazione con la modella Angela Ermakova, la band Avant-garde metal Give Us Barabba ha dedicato a Boris Becker il brano The Troubled Story of Boris Becker’s Balls contenuto nell'album Sadomasokissme del 2017.
Boris Becker è inoltre citato esplicitamente sia nel testo che soprattutto nel video nella canzone del 1986 Geil del duo Bruce & Bongo.
Nella serie tv Boris (in cui v'è un regista appassionato di tennis), tutti i pesci rossi presenti sul set portano il nome di tennisti famosi: il pesce Boris è appunto ispirato all'omonimo tennista.


== Note ==


== Altri progetti ==

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== Collegamenti esterni ==

(EN) Sito ufficiale, su borisbecker.com. 
 Becker, Boris, su sapere.it, De Agostini. 
(EN) Boris Becker, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. 
(EN) Opere di Boris Becker, su Open Library, Internet Archive. 
(EN) Partite di Boris Becker, su Chessgames.com, Chessgames Services LLC. 
(EN) Boris Becker, su 365Chess.com. 
(EN) Boris Becker, su atpworldtour.com, ATP Tour Inc. 
(EN) Boris Becker, su itftennis.com, ITF. 
(EN) Boris Becker, su daviscup.com, ITF. 
(EN) Boris Becker, su wimbledon.com, IBM Corp. 
(EN) Boris Becker, su tennisfame.com, International Tennis Hall of Fame. 
(EN) Boris Becker, su tennistemple.com. 
(EN, FR) Boris Franz Becker, su olympics.com, Comitato Olimpico Internazionale. 
(EN) Boris Becker, su Olympedia. 
(EN) Boris Becker, su sports-reference.com, Sports Reference LLC (archiviato dall'url originale il 1º novembre 2017). 
(EN) Boris Becker, su Discogs, Zink Media. 
(EN) Boris Becker, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation. 
 Boris Becker, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l.. 
(EN) Boris Becker, su IMDb, IMDb.com. 
(DE, EN) Boris Becker, su filmportal.de.

Coppa del Mondo di rugby

La Coppa del Mondo di rugby (in inglese Men's Rugby World Cup) è la massima competizione internazionale di rugby a 15 per squadre nazionali maschili.
Istituita nel 1985 dall'International Rugby Football Board (IRFB, oggi World Rugby), si tenne per la prima volta nel 1987 in Australia e Nuova Zelanda, e da allora si svolge regolarmente a cadenza quadriennale.
Alla squadra vincitrice del torneo è conferito il titolo di campione del mondo e consegnata la coppa William Webb Ellis, trofeo intitolato a colui che il folklore del rugby indica come ispiratore della nascita della disciplina.
A partire dal 2027 la Coppa si disputa tra ventiquattro squadre; in precedenza, tra il 1999 e il 2023, le squadre ammesse erano venti e, tra il 1987 e il 1995, sedici.
La formula sempre adottata prevede una prima fase a gironi più una a eliminazione diretta, che si conclude con la finale in gara unica.
Campione in carica è il Sudafrica, vincitore nel 2023 in Francia dell'edizione più recente.
Tale squadra è anche primatista dell'albo d'oro della competizione, avendola vinta quattro volte su dieci edizioni tenutesi (e su otto cui ha preso parte).
Delle altre sei edizioni, tre sono appannaggio della Nuova Zelanda e due dell'Australia, mentre l'Inghilterra, campione nel 2003, è l'unica formazione dell'Emisfero Nord nel palmarès.
A parte le quattro citate, l'unica altra squadra ad avere raggiunto la finale è la Francia in tre occasioni, risoltesi in altrettante sconfitte (due volte contro la Nuova Zelanda e una volta contro l'Australia).
L'undicesima edizione del torneo è in programma nel 2027 in Australia.


== Storia ==


=== I prodromi ===
Fino all'inizio degli anni ottanta non esisteva alcuna manifestazione ufficiale mondiale a livello seniores: le quattro nazionali europee storiche dell'IRFB (Galles, Inghilterra, Irlanda e Scozia) con l'aggiunta della Francia erano annualmente impegnate nel Cinque Nazioni; ogni anno le nazionali dei due emisferi si incontravano nel corso dei tour, in genere durante l'inverno australe a metà anno e quello boreale a fine anno.
L'organizzazione parallela all'IRFB, la FIRA (oggi Rugby Europe), organizzava dal 1936 il proprio campionato noto con varie denominazioni, che coinvolgeva di massima tutte le squadre dell'Europa continentale, compresa la stessa Francia, non affiliate all'IRFB.

L'unica competizione con la palla ovale storicamente assimilabile in qualche maniera al concetto di torneo mondiale fu, per lungo tempo, il campionato interforze dell'Impero Britannico (noto come King's Cup) tenutosi in Gran Bretagna nel 1919 tra le rappresentative composte da militari dell'esercito della madrepatria e quelle di Australia, Canada, Nuova Zelanda e Sudafrica e a lungo considerato informalmente «la prima coppa del mondo di rugby», cui nello stesso periodo fece da contraltare, in tono minore, il torneo rugbistico ai Giochi Interalleati di Parigi, al quale presero parte Francia, Romania e Stati Uniti.
Ciclicamente, già a partire dagli anni sessanta, le federazioni meridionali dell'IRFB (sostenute anche dalla Francia) ventilavano la creazione di un torneo di ambito mondiale nonostante la contrarietà delle Isole Britanniche, poco inclini ad accettare il rischio della partecipazione all'organizzazione di partner commerciali e consce che, nel medio termine, tale eventualità avrebbe aperto la strada al professionismo nella disciplina.
Nel 1977, inoltre, una catena televisiva neozelandese aveva valutato l'ipotesi di produrre un campionato di rugby a 15 a pagamento, iniziativa presa in considerazione nel 1979 anche dalla federazione sudafricana mentre contemporaneamente la Francia, promossa nel 1978 a membro effettivo IRFB, si aggiungeva all'elenco di federazioni che, invano, proponevano un torneo di portata equivalente a quello di un campionato del mondo.
Il tentativo del promoter sportivo australiano David Lord di creare nel 1983 una lega professionistica formata da giocatori internazionali pagati 91000 £ a stagione spinse le federazioni australiana e neozelandese a pressare l'IRFB affinché si prendesse alfine in considerazione l'idea di un campionato mondiale; tuttavia, nonostante il rischio di perdere buona parte dei migliori elementi – e benché tale torneo già avesse potenziali acquirenti come Kerry Packer, già fautore di una lega professionistica di cricket, mentre Rupert Murdoch ventilava in parallelo una coppa del mondo a inviti con le squadre del Cinque Nazioni più Australia, Nuova Zelanda e, sotto falso nome per via del bando internazionale per l'apartheid, Sudafrica – i rappresentanti di Irlanda e Scozia opposero un fermo rifiuto, temendo – in retrospettiva a ragione – che una competizione assimilabile a un campionato del mondo avrebbe aperto la porta al professionismo, rendendo quindi vana la loro difesa dello spirito dilettantistico del rugby a 15.
Successivi eventi, quali lo stato di bancarotta e le instabili premesse del suo progetto sportivo, misero David Lord fuori gioco già a fine 1983, ma la sua manovra fu sufficiente a convincere l'IRFB dell'improcrastinabilità di una manifestazione mondiale prima che qualche altro soggetto esterno al Board la realizzasse, anche alla luce del fatto che il dilettantismo forzato stava mostrando i suoi limiti: in concomitanza con il tramonto del progetto di Lord, il fornitore di equipaggiamento sportivo Adidas rivelò di avere sponsorizzato rugbisti britannici di rilievo, contro i quali le loro Union minacciarono squalifiche e radiazioni.
L'organismo mondiale commissionò quindi alle federazioni neozelandese e australiana uno studio di fattibilità di una manifestazione, che trovò l'appoggio di Albert Ferrasse, il presidente della federazione francese.
A parte le scontate obiezioni di Irlanda e Scozia, Galles e Inghilterra si mostrarono invece possibilisti; determinante fu il parere favorevole del South African Rugby Board, la federazione "bianca" all'epoca al governo del rugby in Sudafrica, che diede ai proponenti la maggioranza necessaria a far passare il progetto di Coppa del Mondo che così, il 21 marzo 1985, fu ufficialmente varato a Parigi: le tre federazioni dell'Emisfero Sud si espressero favorevolmente con i loro due voti ciascuno di cui disponevano e lo stesso fece la Francia; l'opposto fecero l'Irlanda e la Scozia i cui quattro voti complessivi furono contro la proposta.
I rappresentanti di Galles e Inghilterra, altresì, si divisero sulla preferenza, esprimendo ciascuno un voto a favore e un voto contro la mozione, che così, con dieci voti contro sei, fu approvata.
Premiati furono anche gli sforzi della Francia per allargare la nuova competizione anche alle federazioni FIRA, della quale Ferrasse era all'epoca presidente.


=== Le prime edizioni ===
La prima Coppa del Mondo fu messa in calendario a maggio 1987 e, per ristrettezza di tempi, non si poté procedere ad alcun processo di qualificazione, rendendo quindi necessario ricorrere agli inviti.
Benché ammesse di diritto della prima ora, Inghilterra, Irlanda e Scozia presero tempo prima di confermare la loro partecipazione in quanto dubbiose sulla destinazione dei proventi della nuova manifestazione; IRFB annunciò al riguardo di avere costituito una società, Rugby World Cup Limited, incaricata di gestire gli aspetti commerciali della neonata competizione.
Alle tre citate federazioni si aggiunsero Francia, Galles, Australia e Nuova Zelanda; il Sudafrica, ancora sotto bando per via delle politiche razziste di apartheid nel Paese, non prese parte al torneo e le rimanenti nove federazioni furono scelte tra quelle di maggior rilievo in ambito FIRA, l'organizzazione alternativa all'IRFB: Argentina, Canada, Figi, Giappone, Italia, Romania, Stati Uniti, Tonga e Zimbabwe.

In un primo momento l'IRFB aveva anche sondato la disponibilità dell'Unione Sovietica, all'epoca considerata tra le più promettenti squadre emergenti nonché la più seria sfidante continentale delle quattro nazioni britanniche e della Francia ma, su ordine dei vertici del Partito Comunista, la federazione dell'URSS declinò l'offerta con la motivazione ufficiale che, pur essendo il Sudafrica bandito dalla competizione, esso ancora era presente nell'IRFB, anche se la stampa specializzata tende a leggere tale rifiuto come la volontà di non esporre una nazionale promettente ma ancora acerba e inesperta al ruolo di squadra materasso.
Paesi affidatari della prima edizione furono Australia e Nuova Zelanda – ma già prima dell'avvio del torneo circolò la notizia ufficiosa che l'edizione successiva sarebbe stata organizzata dall'Inghilterra – e fu l'Italia che ebbe la ventura di condividere con la Nuova Zelanda il palcoscenico di debutto della Coppa, all'Eden Park di Auckland: per gli All Blacks fu una vittoria 70-6 e il primo marcatore su azione della storia del torneo fu il neozelandese Michael Jones.
Mentre i neozelandesi giunsero alla finale di Auckland con un percorso netto, l'Australia cadde in semifinale per mano della Francia, capace quindi di portare l'Europa alla sfida per il titolo che, tuttavia, fu appannaggio della squadra di casa, impostasi 29-9 e divenuta prima campionessa mondiale della disciplina.
Nel 1988 l'IRFB formalizzò la decisione di affidare la Coppa del Mondo 1991 all'Inghilterra in collaborazione logistica con tutta l'area dell'allora Cinque Nazioni (Francia metropolitana e Isole britanniche), da Edimburgo a Béziers includendo anche sedi prestigiose come il Parco dei Principi di Parigi, Lansdowne Road a Dublino e Twickenham a Londra; il Galles, permettendo che la finale si tenesse a Twickenham e, di fatto, ufficializzando il ruolo inglese di federazione organizzatrice, concluse con Londra un gentlemen's agreement: qualora Cardiff avesse presentato in futuro la candidatura a ospitare la Coppa, l'Inghilterra avrebbe dato il suo voto favorevole.
La Coppa del Mondo 1991 fu anche la prima a implementare il meccanismo delle qualificazioni, riservate a 32 Paesi che si contesero gli otto posti non automaticamente assegnati alle nazionali ammesse di diritto in quanto qualificatesi ai play-off della Coppa del Mondo 1987.
A titolo statistico tali qualificazioni rappresentarono l'ultimo atto rugbistico di diversi Paesi europei destinati a sparire o a cambiare politicamente prima dell'edizione successiva: è il caso della Jugoslavia (che nel 1992 cessò di esistere nella forma in cui fu nota per il mezzo secolo precedente), la Cecoslovacchia (scioltasi nel 1993) e, in forma minore, anche della Germania Ovest, alle ultime uscite con tale nome prima della riunificazione tedesca.
La competizione vide l'esordio di Canada e Samoa Occidentali, che tuttavia non passarono la prima fase.
Eroe del torneo fu David Campese, che condusse l'Australia alla vittoria mondiale battendo 12-6 l'Inghilterra nella finale di Twickenham.
Dal punto di vista mediatico la Coppa del Mondo conobbe un netto incremento di visibilità rispetto a quattro anni prima, raggiungendo un pubblico televisivo di circa 1750000000 spettatori di 103 Paesi e staccando 1021827 biglietti per asistere agli incontri sugli spalti, benché su quest'ultimo fronte non mancarono polemiche a causa di episodi di bagarinaggio a prezzi maggiorati del 1000% (fino a 250 sterline per biglietto)), in parte dovuti a errata programmazione di IRFB che concesse 4200 biglietti alle agenzie turistiche riducendo così il numero dei posti disponibili ai locali con conseguente lievitazione del prezzo.

La Coppa del Mondo 1995 giunse al culmine di una serie di cambiamenti politici iniziati con lo scioglimento dell'Unione Sovietica: in Sudafrica il presidente Frederik de Klerk avviò il processo di uscita dall'apartheid e a febbraio 1990 ordinò la scarcerazione, dopo 27 anni di detenzione, di Nelson Mandela, eroe-simbolo della lotta antirazzista sia in patria che nel mondo; a partire dal 1991 il Paese intraprese un graduale rientro nella comunità internazionale, con conseguente rimozione di bandi ed embarghi inflittigli nel passato e ad aprile 1992 l'IRFB affidò al Sudafrica l'organizzazione della terza Coppa del Mondo, in programma tre anni più avanti.
Nelson Mandela, nel frattempo eletto presidente del Paese, era conscio che per la popolazione di colore la nazionale di rugby era espressione del Sudafrica bianco e afrikaner e, nel periodo che mancava alla competizione, si spese per promuovere la squadra quale uno dei simboli del Paese riconciliato: per fare questo trovò sponda nel capitano, François Pienaar, che durante il torneo guidò i compagni di squadra alla visita di Robben Island, luogo di detenzione di Mandela per circa vent'anni.
Il torneo vide l'esplosione del neozelandese Jonah Lomu, salito prepotentemente alla ribalta nel corso della semifinale vinta 45-29 contro l'Inghilterra grazie a quattro sue mete, la prima delle quali, dopo appena due minuti di gioco, marcata travolgendo tre inglesi sul suo cammino.
In finale gli All Blacks trovarono un Sudafrica decimato dal giudice sportivo dopo una rissa in campo a Port Elizabeth nella fase a gironi contro il Canada, passata alla cronaca come Battaglia del Boet Erasmus: per la prima volta, nell'ancor giovane storia della competizione, la gara finì senza mete e si decise ai tempi supplementari, con lo Springbok Joël Stransky a marcare i punti definitivi per la sua squadra: il trofeo fu consegnato personalmente a Pienaar da Mandela, che si presentò in pubblico con la replica della maglia numero 6 del capitano.
La vicenda di Nelson Mandela e della squadra alla Coppa del Mondo ha ispirato un romanzo del giornalista inglese John Carlin, Ama il tuo nemico, da cui nel 2009 fu tratto il film Invictus, diretto da Clint Eastwood e interpretato da Morgan Freeman (Mandela) e Matt Damon (Pienaar).
Si trattò dell'ultimo torneo mondiale completamente dilettantistico: ad agosto, pochi mesi dopo la vittoria sudafricana, l'IRFB rimosse qualsiasi proibizione ai compensi economici nella disciplina, a cent'anni esatti di distanza dallo scisma del 1895 che provocò la divaricazione tra rugby a XIII, divenuto professionistico, e quello a XV.


=== L'era professionistica ===
Onorando la promessa fatta qualche anno prima, con i suoi voti l'Inghilterra permise alla federazione gallese di avere la meglio sulla candidatura australiana per l'organizzazione della Coppa del Mondo 1999, la prima a schierare giocatori professionisti.
Al pari dell'edizione inglese del 1991, la Coppa si svolse in varie parti delle Isole britanniche e in Francia: il Galles di per sé ospitò la competizione a Cardiff, Llanelli e Wrexham.
Prima edizione a svolgersi tra venti contendenti, ebbe solo quattro squadre ammesse automaticamente (le prime tre classificate dell'edizione 1995 Sudafrica, Nuova Zelanda e Francia più il Galles Paese organizzatore).
Dopo la caduta di tutte le Isole britanniche tra barrage e play-off, la Francia (cucchiaio di legno solo pochi mesi prima al Cinque Nazioni) fu l'unica rappresentante dell'Emisfero Nord in semifinale e, una volta giuntavi, smentì clamorosamente uno dei pronostici più scontati della vigilia confermando altresì, dopo l'eliminazione dell'Australia nel 1987, la sua fama di «ammazzagrandi»: a cadere contro i Bleus fu infatti la Nuova Zelanda, battuta 43-31 nella semifinale di Twickenham.
A Cardiff la Francia incontrò gli Wallabies ma non ripeté l'exploit: gli australiani si imposero 35-12 divenendo così la prima plurivincitrice della competizione nonché la prima, e al 2025 l'unica, a laurearsi campione partendo dalle qualificazioni.
Con il nuovo millennio l'International Rugby Board (IRB) prese in considerazione di affidare congiuntamente ad Australia e Nuova Zelanda l'organizzazione della Coppa del Mondo 2003, analogamente a come avvenuto nel 1987, ma la federazione neozelandese pose alcune condizioni che rendevano di fatto impraticabile la collaborazione, quali la disponibilità degli stadi durante il campionato nazionale provinciale e la possibilità di gestire in proprio le pubblicità all'interno degli impianti.
Stante l'incapacità di giungere a un accomodamento, IRB dapprima ritirò alla Nuova Zelanda lo status di candidata organizzatrice e, un mese più tardi, a qualificazioni ancora in corso, ufficializzò l'assegnazione del torneo alla sola Australia, che ebbe così poco meno di un anno e mezzo di preavviso per preparare la competizione sul proprio territorio.

Il torneo vide un sostanziale equilibrio tra i due emisferi, tanto che le due semifinali furono una sorta di spareggio interzone: nella prima i padroni di casa australiani ebbero la meglio sui vicini di casa degli All Blacks per 22-10; mentre nell'altra furono gli inglesi a estromettere la Francia dalla gara per il titolo e andare a giocarsi la Coppa del Mondo, come dodici anni prima ma a campi invertiti, di nuovo contro gli Wallabies.

L'incontro di Sydney è giudicato, in retrospettiva, la finale più spettacolare della Coppa del Mondo e, più in generale, uno dei migliori incontri della competizione: il punteggio altalenò dal 5-0 iniziale australiano al 14-5 inglese fino al 14 pari al tempo regolamentare, nei supplementari la partita rimase bloccata sul 17 pari fino ai secondi conclusivi, quando Jonny Wilkinson ricevette palla da un raggruppamento e centrò i pali australiani con un calcio in drop da 25 metri, dando all'Inghilterra i tre punti per vincere la sua prima e, al 2025, unica Coppa del Mondo, prima squadra dell'Emisfero Nord a laurearsi campione.
Da un sondaggio tra i tifosi condotto nel 2015 per conto di Mastercard, tale drop emerse come momento più simbolico e spettacolare della competizione, ancor più della consegna del trofeo a François Pienaar da parte di Nelson Mandela nel 1995.
Per il 2007 l'Inghilterra propose all'IRB l'organizzazione di un campionato mondiale a 48 squadre su due livelli, il primo costituito da 16 compagini in lizza per il titolo e un secondo da 32 la cui vittoria servisse da promozione al torneo maggiore successivo; la federazione francese, altresì, nell'esprimere critiche al modello proposto dagli inglesi circa la praticabilità di una manifestazione così strutturata, avanzò la propria candidatura basata sulla collaudata formula a 20 squadre su 4 gironi; nonostante alcuni aggiustamenti in corso da parte inglese, il consiglio dell'IRB non mostrò fiducia nella candidatura sottoposta da Londra e, ad aprile 2003, assegnò a larga maggioranza alla Francia l'organizzazione della Coppa del Mondo 2007.
Il progetto francese prevedeva inizialmente che tre sedi nelle Isole britanniche (Edimburgo, Cardiff e Dublino) ospitassero ciascuna un girone, ma la capitale irlandese non poteva assicurare la disponibilità di stadio idoneo e, pertanto, fu cassata.
Delle 20 squadre in Francia, 8 erano ammesse di diritto in quanto quartifinaliste dell'edizione 2023, e 12 passarono per le qualificazioni.

I padroni di casa persero subito nella partita inaugurale del torneo contro l'Argentina, vera sorpresa del torneo: la squadra sudamericana giunse fino alla semifinale, prima compagine fuori dal nucleo storico anglo-francese ad arrivare a tale traguardo; la stessa Francia, dirottata dalla sconfitta iniziale verso un play-off più impegnativo, riuscì anch'essa a raggiungere la semifinale eliminando ai quarti la Nuova Zelanda, vincendo un incontro che la vedeva in svantaggio all'intervallo.
I campioni uscenti dell'Inghilterra, giunti secondi nel girone dopo essere stati battuti 0-36 all'esordio dal Sudafrica, arrivarono alla semifinale eliminando ai quarti l'Australia 12-10 in maniera utilitaristica, al termine di una partita i cui aspetti più interessanti erano stati forniti alla vigilia dallo staff tecnico degli Wallabies, dichiaratosi convinto di poter sconfiggere gli inglesi con almeno trenta punti di scarto.
La stessa Inghilterra, allo Stade de France, vanificò l'exploit francese del turno prima battendo 14-9 i Bleus e ripresentandosi in finale per la seconda volta consecutiva nonostante l'imbarazzante esordio di torneo, mentre il Sudafrica ebbe ragione 37-13 di un'Argentina già largamente sotto nel punteggio all'intervallo e ancora mancante di personalità per incontri di tale livello: i Pumas comunque terminarono con il loro miglior risultato di sempre battendo di nuovo la Francia, ma nella finale di Parigi per il terzo posto.
Anche la finale fu una riproposizione dell'incontro della fase a gironi, ma gli inglesi schierati da Brian Ashton presentavano forma migliore di quella mostrata nel corso della pesante sconfitta subita un mese prima contro gli Springbok; tuttavia, seppure non in maniera schiacciante, questi ultimi ebbero la meglio con il puteggio di 15-9 al termine di una gara senza mete e si laurearono campioni dodici anni dopo l'edizione vinta davanti al pubblico amico: unico reduce dell'impresa precedente era Os du Randt, primo sudafricano pluricampione del mondo, che si affiancava ai cinque australiani Dan Crowley, John Eales, Tim Horan, Phil Kearns e Jason Little, campioni nel 1991 e 1999.
Pochi mesi prima del calcio d'inizio della Coppa l'IRB aveva stabilito che, a partire dall'edizione 2011, le qualificate automatiche sarebbero state 12, ovvero le prime tre qualificate di ogni girone dell'edizione precedente; le qualificazioni alla Coppa del Mondo 2011 riguardarono, quindi, solo otto squadre.


=== La nuova formula di qualificazione ===
Il primo torneo con le nuove regole di qualificazione fu la Coppa del Mondo 2011, assegnata nel 2005 alla Nuova Zelanda, che ebbe la meglio sulle candidature giapponese e sudafricana.
Sei mesi prima dell'inizio del torneo, tuttavia, Christchurch fu colpita da un terremoto di magnitudo 6,3 che provocò danni a numerose strutture tra cui quelli, irreversibili, a Lancaster Park, il che rese quindi necessario escludere la città dalle sedi della Coppa del Mondo e redistribuirne gli appuntamenti su altri impianti nel Paese.
Il 2011 fu anche l'edizione che vide l'esordio in Coppa del Mondo della Russia, a 24 anni di distanza dall'invito declinato dall'Unione Sovietica; la citata Russia costituì, tra l'altro, l'unica variazione rispetto all'edizione francese di quattro anni prima che, a parte il Portogallo non qualificato, schierava 19 squadre sulle 20 presenti in Nuova Zelanda.

Anche i playoff del 2011, come quelli del 2003 in Australia, videro le squadre di ciascun emisfero confinate in zone opposte del tabellone degli accoppiamenti, destinando alla finale il momento di incontro delle due metà del mondo: in semifinale giunsero i padroni di casa neozelandesi con una squadra che, lungo il percorso, aveva perso sia i due mediani d'apertura convocati (Dan Carter, Colin Slade), sia il rimpiazzo fuori rosa Aaron Cruden, rendendo necessario richiamare d'urgenza il quarta scelta Stephen Donald, neppure in preallarme alla vigilia e partito in vacanza.
A fare compagnia agli All Blacks figuravano Australia, Francia e Galles, ovvero le stesse quattro squadre già in semifinale nella coppa inaugurale del 1987, anche se con accoppiamenti diversi.
Neppure l'esito fu differente rispetto ad allora: nella prima semifinale la Francia vinse di misura 9-8 sul Galles rimasto in quattordici per un'ora per via dell'espulsione (contestata) di Sam Warburton causa placcaggio pericoloso, mentre invece nel derby oceaniano furono gli All Blacks a prevalere 20-6 per la riproposizione della stessa finale di 24 anni prima, ancora all'Eden Park di Auckland, che è passata alla storia come la gara per il titolo, al 2025, con il più stretto margine e il minor numero di punti della storia della competizione: 8-7 fu il risultato con cui la Nuova Zelanda si aggiudicò la settima edizione della Coppa del Mondo e affiancò Australia e Sudafrica a quota due titoli vinti.
Il punto della differenza lo segnò, su un calcio piazzato, Stephen Donald, che fino a dieci giorni addietro non rientrava nei piani tecnici del C.T. Graham Henry.
Con una procedura inedita, nel 2008 l'IRB aveva pubblicamente sollecitato le federazioni a comunicare il proprio interesse all'organizzazione delle Coppe del 2015 e del 2019: diverse risposero, anche se molte (tra cui Irlanda, Italia, Russia e perfino Giamaica), non sottoposero mai una candidatura formale; la scelta ricadde sull'Inghilterra per la Coppa del Mondo 2015 e sul Giappone per quella del 2019.
Il Galles, che rinunciò a presentare una propria candidatura per il 2015, appoggiò quella del comitato organizzatore inglese che ricambiò la cortesia offrendo a Cardiff diversi incontri da disputarsi al Millennium Stadium.
Londra, primo caso nella storia della Coppa, fornì all'organizzazione tre stadi: oltre al prevedibile Twickenham, furono designati lo stadio Olimpico e quello di Wembley, normalmente destinato al calcio.
Nel 2014, nel frattempo, l'International Rugby Board aveva cambiato nome in World Rugby, ma ancora per il 2015 il logo e l'acronimo IRB sarebbero rimasti invariati, in quanto varati prima della modifica.

Diversi furono i rovesci clamorosi verificatisi durante la fase a gironi del torneo: l'Inghilterra, sorteggiata in quello che fu giornalisticamente definito «il girone della morte», fu sconfitta dapprima dal Galles e, a seguire, dall'Australia subendo quindi la sua prima eliminazione alla fase a gironi e divenendo inoltre la prima squadra a non qualificarsi ai play-off da Paese organizzatore.
In un altro girone il Sudafrica subì invece una clamorosa sconfitta 32-34 dal Giappone, pronostico quotato 2000:1 dagli allibratori alla vigilia; la squadra del Sol Levante, tuttavia, mancò la qualificazione ai play-off nonostante tre vittorie nel girone, circostanza mai verificatasi in precedenza.
Per la prima volta nella storia del torneo, l'intero Emisfero Nord fu eliminato prima di giungere alle semifinali, che videro altresì di scena la Nuova Zelanda campione uscente battere di misura 20-18 il Sudafrica e l'Australia regolare l'Argentina 29-15.
Le due rivali oceaniane, entrambe bicampioni, si affrontarono per il primato in solitaria nell'albo d'oro della competizione: la terza Coppa andò agli All Blacks, vincitori 34-17 su un'Australia che ancora fino a un quarto d'ora dalla fine era sotto di soli 4 punti.
I neozelandesi divennero, nell'occasione, la prima squadra a vincere il titolo da campione uscente, ennesima novità statistica della competizione.

Al pari di quanto accadde nel 2011 in Nuova Zelanda, anche la Coppa del Mondo 2019 in Giappone fu colpita da un disastro naturale, ma a torneo in corso: l'uragano Hagibis, che batteva le coste meridionali del Paese compromettendo la sicurezza degli spettatori negli stadi.
In considerazione del rischio costituito dall'uragano, World Rugby decise l'annullamento con risultato di 0-0 di tre incontri della fase a gironi, Inghilterra – Francia, Namibia – Canada e Nuova Zelanda – Italia, con conseguente assegnazione di due punti in classifica alle squadre interessate dal provvedimento, ma se laddove per le prime due partite il risultato fu ininfluente o quasi, l'annullamento di quella tra All Blacks e gli Azzurri precluse a questi ultimi la possibilità, per quanto remota e teorica, di passare ai quarti di finale in caso di vittoria (mai verificatasi in precedenza negli incontri tra le due squadre); ciò provocò le proteste del capitano italiano Sergio Parisse, critico sull'opportunità di annullare un incontro decisivo che, a sua opinione, si sarebbe in qualche modo giocato se ad avere bisogno di punti fosse stata la Nuova Zelanda.

Tra le curiosità statistiche della fase a gironi figura la prestazione di prestigio dell'Uruguay che batté Figi: pur non essendo una novità assoluta – era la terza affermazione dopo quella sulla Spagna battuta nel 1999 e sulla Georgia nel 2003 – si trattava della squadra con il miglior ranking mondiale tra quelle battute dai Teros in Coppa del Mondo.
L'Inghilterra, eliminata quattro anni prima dall'Australia, si prese la rivincita suglli Wallabies ai quarti e occupando per prima il posto in semifinale; la seguirono la Nuova Zelanda, facile sull'Irlanda, il Galles di strettissima misura sulla Francia e il Sudafrica largamente sui padroni di casa giapponesi, per la prima volta ai play-off.
Dalle semifinali emersero Inghilterra, autrice di una maiuscola prestazione contro gli All Blacks, e Sudafrica, contrastata fino all'ultimo da un combattivo Galles sconfitto di soli tre punti, per la riproposizione della stessa finale del 2007 in Francia, quando a imporsi furono gli Springbok.
Il risultato non fu diverso da allora: un buon Sudafrica ebbe ragione 32-12 di un'Inghilterra giudicata appagata e mentalmente scarica dopo la vittoria in semifinale contro gli All Blacks.
Grazie a tale vittoria gli Springbok raggiunsero i neozelandesi in testa al palmarès con 3 coppe ciascuna e il loro capitano Siya Kolisi fu il primo skipper di colore nella storia della competizione a ricevere la coppa Webb Ellis.

Molto partecipate furono le selezioni per la sede della Coppa del Mondo 2023, avviate nel 2015 e a cui presero parte Francia, Irlanda, Italia e Sudafrica.
Tuttavia, già nel 2016 la Federazione Italiana Rugby dovette ritirarsi dalla gara di assegnazione a causa di interferenze politiche che resero la candidatura impraticabile.
La Francia, nella votazione svoltasi a novembre 2017, ebbe la meglio sulle altre candidature.
L'Argentina giunse alla sua terza semifinale in altrettante edizioni europee consecutive, e per la seconda volta in Francia: i Pumas si fermarono di fronte alla Nuova Zelanda, prima squadra a raggiungere cinque finali nonostante la sconfitta contro i padroni di casa nella gara inaugurale di torneo; nell'altra semifinale, l'Inghilterra arrivò a tre minuti dall'eguagliare il record neozelandese ma fu sconfitta 16-15 dal Sudafrica sul finire della gara e relegata alla finale per il terzo posto.
Springbok e All Blacks, tre titoli mondiali a testa, si affrontarono allo Stade de France per la superiorità nel palmarès: ad affermarsi furono, sia pur di misura 12-11, i sudafricani, alla loro quarta Coppa su altrettante finali e otto edizioni disputate, primi a vincere due coppe consecutive fuori casa e per la terza volta campioni senza marcare mete in finale.


=== Nuovo formato a 24 squadre ===
A novembre 2021 World Rugby inserì una novità nella gara di assegnazione delle edizioni maschili e femminili della Coppa del Mondo: fu istituita la figura di «candidato preferito», ovvero una federazione designata a priori come prima scelta con la quale negoziare l'organizzazione della Coppa; per quanto riguarda le edizioni maschili, sono state designate l'Australia per il 2027 e gli Stati Uniti per il 2031.


== Trofeo ==

La squadra campione è insignita della coppa Webb Ellis, trofeo intitolato a William Webb Ellis (1806-1872), presbitero anglicano studente della Rugby School ritenuto, nella tradizione rugbistica, il fondatore della disciplina, benché tale circostanza non sia mai stata storicamente confermata.
Creato nel 1906 a Londra da Garrard, orafo reale, il trofeo fu adottato nel 1987 per premiare i primi campioni del mondo ad Auckland e presentato al pubblico due settimane prima dell'avvio della competizione; l'originale viene consegnato durante la cerimonia di premiazione, ma successivamente torna a disposizione di World Rugby per manutenzione, mentre quello esibito nel quadriennio successivo è una riproduzione fedele.
L'officina di oreficeria incaricata della manutenzione del trofeo è la londinese Thomas Lyte, registrata tra i fornitori della casa reale britannica; la stessa Lyte si incarica di tenere aggiornato l'elenco dei vincitori inciso su una piastra nel piedistallo della coppa.


== Qualificazioni ==

Le prime qualificazioni si tennero in occasione della Coppa del Mondo 1991, in quanto per l'edizione inaugurale si ricorse agli inviti.
Fino dalla loro adozione, le qualificazioni si appoggiarono in buona parte su manifestazioni regionali o continentali già in essere, anche precedenti alla Coppa del Mondo stessa, come i campionati europei.
Tra il 1991 e il 2007 le qualificazioni coinvolsero praticamente tutte le maggiori squadre del panorama internazionale: di fatto, solo Francia, Nuova Zelanda e Sudafrica non hanno mai, alla Coppa del Mondo 2027, dovuto sottoporsi alle qualificazioni; in occasione della Coppa del Mondo 1999, quella con meno squadre qualificate automaticamente (solo 4), l'ultimo turno delle qualificazioni europee si tenne nelle Isole britanniche a Edimburgo, Huddersfield e Dublino dove rispettivamente Scozia, Inghilterra e Irlanda furono teste di serie nei rispettivi gironi da tre squadre ciascuno; in quell'edizione, l'Australia, partita dal terzo turno delle qualificazioni oceaniane, si laureò poi campione del mondo; nessun'altra concorrente ha eguagliato tale primato.
Infine, a maggio 2007, IRB stabilì che a partire dall'imminente edizione in Francia dodici squadre, nel frangente le prime tre classificate di ogni girone, si sarebbero qualificate automaticamente per l'edizione successiva, riservando quindi tutta la fase qualificatoria a 8 squadre (successivamente 12 per l'edizione 2027, allargata a 24 squadre).


== Formato ==
Quello che segue è il formato di competizione in vigore a partire dalla Coppa del Mondo 2027:

le 24 squadre sono ripartite su 6 gironi da 4 squadre ciascuna;
preliminarmente al sorteggio le squadre sono divise in quattro fasce di merito secondo il loro ranking World Rugby, a gruppi di sei dal più alto al più basso;
ogni girone è composto da una squadra per ciascuna fascia;
le squadre si affrontano all'italiana e per ogni incontro sono in palio quattro punti per la vittoria, due ciascuno per il pareggio, zero per la sconfitta più eventuale punto di bonus alla perdente con sette o meno punti di scarto e ulteriore punto alla squadra che realizzi almeno quattro mete:
al termine della fase a gironi passano a quella a eliminazione diretta 16 squadre, ovvero le prime due squadre di ogni girone più le terze migliori classificate; per stabilire le migliori terze la prima discriminante è il punteggio ottenuto nel proprio girone e, a seguire, la differenza punti fatti/subiti e poi ancora il numero di mete segnate.
agli ottavi di finale le vincitrici dei gironi A, B, C e D sono accoppiate ciascuna a una terza classificata non proveniente dal proprio girone, mentre due altre vincitrici di girone affrontano una seconda classificata e altre quattro seconde classificate sono accoppiate tra di esse; per tale ragione non è possible conoscere in anticipo gli accoppiamenti perché dipendono da quali sono le squadre terze classificate a qualificarsi.
ai quarti di finale accedono le otto vincitrici del turno precedente, e alla semifinale le quattro vincitrici dei quarti di finale. Le finali per il terzo posto e per il titolo si disputano in gara unica.


=== Precedenti formati ===
Anche nelle precedenti edizioni fino al 2023 il formato generale della competizione prevedeva una fase a gironi e, a seguire, una a eliminazione con finali per primo e terzo posto in gara unica, con le seguenti variazioni:

dal 1987 al 1995 (16 squadre): quattro gironi da quattro squadre ciascuna; la prima e la seconda di ogni girone accede ai play-off. Nei quarti di finale ciascuna vincitrice di girone è accoppiata a una seconda classificata non proveniente dal proprio girone;
1999 (20 squadre): cinque gironi da quattro squadre ciascuna; le cinque vincitrici di girone qualificate direttamente ai quarti di finale, in cui la vincitrice con il miglior punteggio è accoppiata a quella con il peggiore punteggio; le cinque seconde classificate e la migliore terza si affrontano in tre gare di barrage, la vincitrice di ciascuna delle quali accede ai quarti di finale contro una delle altre tre vincitrici di girone.
dal 2003 al 2023 (20 squadre): quattro gironi da cinque squadre ciascuna; la prima e la seconda di ogni girone accede ai play-off. Nei quarti di finale ciascuna vincitrice di girone è accoppiata a una seconda classificata non proveniente dal proprio girone.


== Inno ==

Dal 1991 la Coppa del Mondo ha un inno ufficiale, il brano classico World in Union scritto da Charlie Skarbek sulla musica del quarto movimento della suite di Gustav Holst I pianeti.
La prima incisione del brano fu a opera della soprano neozelandese Kiri Te Kanawa, ma a seguire altri artisti ne hanno proposto la propria versione, in genere in corrispondenza di una nuova edizione della Coppa come, per esempio, nel 1995 i sudafricani PJ Powers e Ladysmith Black Mambazo, i gallesi Shirley Bassey e Bryn Terfel nel 1999, l'inglese Paloma Faith nel 2015, e altri.


== Statistiche ==

A tutta l'edizione 2023, il miglior realizzatore di punti della Coppa del Mondo è l'inglese Jonny Wilkinson con 277 su 19 incontri disputati tra il 1999 e il 2011 (una meta, 28 trasformazioni, 58 calci piazzati e 14 drop); il neozelandese Grant Fox, altresì, detiene il record di punti per singola edizione, 126 nella Coppa inaugurale del 1987 in 6 incontri (30 trasformazioni, 21 piazzati e un drop).
L'altro neozelandese Jonah Lomu e il sudafricano Bryan Habana condividono il record di migliori realizzatori di mete del torneo, avendone marcate 15 a testa.
Tali due giocatori, insieme ad altri due All Blacks, Julian Savea e Will Jordan, condividono anche il record di mete realizzate in una singola edizione, 8 a testa.
Infine, l'ennesimo neozelandese, Simon Culhane, detiene il primato di punti marcati in un singolo incontro, stabilito durante la fase a gironi della Coppa del Mondo 1995 quando gli All Blacks sconfissero 145-17 il Giappone (21 mete, 20 trasformazioni): Culhane realizzò una meta e 20 trasformazioni su 21 tentativi per un totale di 45 punti personali.
Il citato incontro detiene anche il record di mete marcatevi da un singolo giocatore (Marc Ellis, a segno sei volte) e, relativamente alle prestazioni di squadra, quello dal punteggio più alto della storia della Coppa, 162 punti.
Non si tratta, tuttavia, del massimo scarto verificatosi nel torneo, in quanto i 17 punti del Giappone lo limitarono a 128 punti complessivi; tale ultimo primato appartiene all'Australia che, nella fase a gironi della Coppa del Mondo 2003, sconfisse 142-0 la Namibia, contemporaneamente stabilendo il record di 22 mete marcate in un singolo incontro.
Namibia e Giappone fanno altresì parte del ristretto novero di squadre costrette a subire almeno 100 punti in un incontro di Coppa del Mondo: assieme a loro figurano l'Uruguay, 13-111 dall'Inghilterra sempre nel 2003, il Portogallo, 13-108 dalla Nuova Zelanda nel 2007 e infine l'Italia, 3-101 ancora dagli All Blacks nel 1999.
Riguardo invece all'affluenza, il record per singolo incontro appartiene allo stadio di Wembley, normalmente adibito al calcio, che nella fase a gironi della Coppa del Mondo 2015 in Inghilterra registrò 89267 spettatori ad assistere a Irlanda – Romania; sempre la citata edizione inglese è quella con la maggiore affluenza complessiva, 2477805 spettatori (media 51621 per incontro).


== Identità visiva ==
Da 2023 World Rugby adotta un logo base unificato per le Coppe del Mondo maschili e femminili, consistente in un'ellisse (proiezione bidimensionale di un pallone da rugby, che ha forma ellissoidale) in posizione verticale che al suo interno riporta l'acronimo RWC disposto dall'alto in basso; oltre ciò, è stata inserita l'indicazione di genere per entrambe le classi di competizione, per cui la Coppa maschile porta dal 2027 il nome in inglese di Men's Rugby World Cup per simmetria con quella femminile, il cui nome è Women's Rugby World Cup.


== Copertura televisiva ==
La più recente edizione tenutasi, quella del 2023 in Francia, fu prodotta per il mercato televisivo da TF1; parte dei diritti furono venduti alla connazionale M6.
TF1 coprì anche l'utenza in lingua francese del Lussemburgo.
Per quanto riguarda gli altri Paesi del Sei Nazioni, in Italia la copertura fu assicurata su satellite da Sky Sport (tutti gli incontri) e in chiaro dalla Rai (quelli più rilevanti tra cui tutti quelli dell'Italia, più l'intera fase a eliminazione); nel Regno Unito da ITV e, limitatamente agli utenti del Galles in cymraeg, da S4C.
In Repubblica d'Irlanda il servizio di copertura, in chiaro e via satellite, fu fornito congiuntamente dall'emittente di Stato RTÉ e da Virgin Media Ireland.
RugbyPass TV (l'emittente di World Rugby) assicurò la visione in Europa dell'Est più Albania, Grecia e Liechtenstein, mentre invece SportKlub svolse analoga funzione nei Paesi dell'ex Jugoslavia.
Per la Scandinavia la copertura fu garantita dall'operatore svedese Viaplay.
Sky NZ e Stan trasmisero integralmente la Coppa del Mondo in, rispettivamente, Nuova Zelanda e Australia, mentre Sudafrica e Africa sub-sahariana furono servite da Supersport (il canale SARB coprì il solo Sudafrica).
Riguardo le Americhe, altresì, NBC garantì la copertura negli Stati Uniti, The Sports Network in Canada, ESPN in America centrale e Caraibi, StarPlus il resto del continente.


== Albo d’oro ==


=== Piazzamenti per edizione ===


=== Finali ===


=== Medagliere ===


== Note ==


===== Annotazioni =====


===== Fonti =====


== Bibliografia ==
 Luciano Ravagnani e Pierluigi Fadda, Rugby. Storia del rugby mondiale dalle origini a oggi, 2ª ed., Milano, Vallardi, 2007  [1992], ISBN 88-87110-92-1.
 Gianluca Barca e Gian Franco Bellè (a cura di), La sesta nazione. Ottant'anni di storia della Federazione Italiana Rugby, Parma, Grafiche Step, 2008.
(EN) Tony Collins, “The First Principle of Our Game”. The Rise and Fall of Amateurism: 1896-1995, in Greg Ryan (a cura di), The Changing Face of Rugby: The Union Game and Professionalism since 1995, Cambridge Scholars Publishing, 2009,  pp. 1-19, ISBN 1-4438-0414-2.


== Voci correlate ==
Coppa del Mondo di rugby femminile


== Altri progetti ==

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== Collegamenti esterni ==

(EN, FR, JA, ES) Sito ufficiale, su rugbyworldcup.com. 
(EN) Rugby Union World Cup, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.