Reinhold MessnerReinhold Andreas Messner (Bressanone, 17 settembre 1944) è un alpinista, esploratore, scrittore e politico italiano. Inizialmente salito alla ribalta nel mondo dell'alpinismo per aver riportato in auge l'arrampicata libera in un periodo nel quale era preponderante la progressione artificiale, rendendosi protagonista nel 1968 del primo VIII grado in libera (seguendo la "linea logica") al Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc, il suo nome, legato a innumerevoli arrampicate e esplorazioni, è per lo più noto al grande pubblico per essere stato il primo alpinista al mondo ad aver scalato tutte le quattordici cime del pianeta che superano gli 8 000 metri sul livello del mare, spesso da versanti o in condizioni di eccezionale difficoltà (una di queste ha ispirato il film Nanga Parbat). Le sue innovazioni nell'arrampicata libera prima e nell'alpinismo di alta quota poi lo fanno figurare ai vertici dell'alpinismo internazionale a cavallo degli anni sessanta e settanta. Considerato uno dei sostenitori del cosiddetto "stile alpino" nelle grandi montagne himalayane, per lo più oggetto allora di spedizioni con molti scalatori e caratterizzate da grande dispendio di risorse (himalayismo), fondamentali a tal proposito furono due imprese: nel 1978 è il primo uomo a scalare l'Everest senza l'ausilio di ossigeno supplementare insieme a Peter Habeler, mentre nel 1980 raggiunge la medesima vetta in solitaria. È stato quindi un grande himalaista, capace di darsi sempre nuovi obiettivi e di comunicarli con grande efficacia anche a un pubblico di non addetti ai lavori. Tra le altre imprese, le traversate dell'Antartide e della Groenlandia senza il supporto di mezzi a motore né cani da slitta e la traversata del deserto del Gobi. Socio onorario e medaglia d'oro del Club Alpino Italiano, è anche autore di molti libri in cui narra le sue imprese e affronta tematiche inerenti alla cultura della montagna, mentre dal 1999 al 2004 è stato Membro del Parlamento europeo eletto come indipendente nella lista dei Verdi italiani, fatti che hanno contribuito alla sua notorietà. Agricoltore, si dedica alla gestione del Messner Mountain Museum, un complesso museale dedicato a tutti gli aspetti della montagna, dislocato tra Castel Firmiano a Bolzano, Solda, Castel Juval (dove Messner abita dal 1983), Monte Rite, Castello di Brunico e Plan de Corones. == Biografia == Nasce da Josef Messner e Maria Troi. Messner nasce secondogenito di nove fratelli a Bressanone nel 1944, da famiglia di lingua tedesca. Suo padre Josef, oltre che allevatore di polli e conigli, fa l'insegnante ed è anche il preside della piccola scuola valligiana. Cresciuto a Funes, a soli 5 anni compie la sua prima ascensione dolomitica sul Sass Rigais in compagnia del genitore. All'età di tredici anni inizia a scalare le vette della val di Funes in cui cresce; allarga quindi l'attenzione alle Dolomiti e successivamente alle intere Alpi. In seguito, dopo il diploma di geometra, studia all'Università degli Studi di Padova, presso la Facoltà di Ingegneria. Nel 1972 sposa la giornalista tedesca Uschi Demeter, dalla quale divorzierà nel 1977. Nel 1981 nasce la prima figlia, Leila. La madre è la fotografa canadese Nena Holguin. Il 1º agosto 2009, a 64 anni e dopo 25 di fidanzamento, si sposa con la compagna Sabine Eva Stehle; la cerimonia si svolge nel comune di Castelbello-Ciardes. Con lei Messner ha avuto tre figli: Magdalena (1988), Simon (1991), e Anna (2002), e si è separato nel 2019. Nel maggio 2021 si sposa per la terza volta, la moglie è Diane Schumacher, nata in Lussemburgo e residente a Monaco di Baviera, di 36 anni più giovane. Dal 1985 Messner ha importato poco più di una decina di esemplari di yak dall'Himalaya, dopo la spedizione sul Cho Oyu, nella quale questi lo hanno aiutato per il trasporto delle merci sino al campo base. Ogni inizio e fine estate, egli conduce la transumanza degli animali da Solda verso il rifugio Città di Milano, ai piedi del Gran Zebrù, e a fine stagione estiva per il percorso inverso. Una mezza dozzina di questi yak si trova anche nei pressi del monte Rite di Cibiana di Cadore, dove Messner ha costruito uno dei suoi musei. Nel 2005, un esemplare di orso bruno ha attaccato un esemplare di yak, causandogli ferite che lo hanno condotto a una morte assistita. Ad agosto 2015 esce la notizia che Messner ha dovuto abbandonare un'impresa scientifica "segreta" per la ricerca in Pakistan dello yeti (cui la figura di Messner era da sempre legata da pregresse vicende giornalistiche), salvo poi annullare il tutto in quanto era nota anche ai talebani la notizia del suo arrivo. Sulla stessa vicenda, nel 2015 Messner si era comunque già espresso, sostenendone la teoria mitologica ovvero la derivazione del mito popolare dello yeti da una sottospecie ibrida di orso, l'orso delle nevi, a cui alcuni scienziati avevano dato appena conferma attraverso l'esame del DNA di un presunto scalpo di yeti. === Le Alpi === Ispirato da Hermann Buhl e Walter Bonatti, sin dagli anni sessanta è uno dei primi e più convinti sostenitori di uno stile di arrampicata che non utilizzi ausili esterni (equipaggiamento minimo e leggero, senza portatori, sherpa, né ossigeno supplementare): una filosofia alpinistica volta a non invadere le montagne, ma solamente ad arrampicarle. Tra gli altri alpinisti che successivamente seguiranno le idee di Reinhold Messner vi furono il fratello Günther e Peter Habeler, che divennero in seguito suoi compagni d'imprese. Messner ha scritto una delle più importanti pagine della storia dell'alpinismo. In un tempo nel quale l'arrampicata libera aveva perso terreno a favore della progressione artificiale, Messner ripudia ogni artefatto umano. Interrompe questa tendenza con una serie di realizzazioni in arrampicata libera e anche attraverso una sua efficace argomentazione, che trova massima eco nel celebre articolo L'assassinio dell'impossibile, uscito su La rivista mensile del Cai nel 1968. Dopo un certo periodo di attività sui monti dell'Alto Adige, negli anni cinquanta e sessanta compie la sua prima impresa di rilievo nel 1965, insieme al fratello Günther, sulle "montagne di casa", con l'apertura di una via sulla parete nord dell'Ortles. Successivamente si dedica all'arrampicata dolomitica, aprendo nuove vie tassativamente in arrampicata libera. Dà il primo esempio di questo suo stile il 31 luglio 1967 aprendo la Via degli amici sulla parete nord-ovest del Monte Civetta insieme a Heini Holzer, Sepp Mayerl e Renato Reali. La via consta di 40 lunghezze di corda e durante l'apertura vengono utilizzati 42 chiodi e 2 cunei di legno (una quantità di materiale incredibilmente piccola per l'epoca). La salita inizialmente non desta molto scalpore, in quanto viene valutata di grado V+ (non vi era ancora stata l'apertura verso l'alto della scala UIAA). Il 18 agosto dello stesso anno Messner apre col fratello Günther e con Holzer una via di 1400 m sul versante nord-est del Monte Agner, salita interamente in libera con l'eccezione di un tratto di 20 m superato in artificiale. La via venne valutata di V+. Un'impresa di grande rilievo viene compiuta il 7 luglio 1968 dai fratelli Messner sull'inviolato Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc. La salita di questo pilastro comporta infatti il superamento di quattro metri particolarmente difficili. Reinhold Messner va da capocordata e tenta più volte il passaggio, riuscendo infine a passarlo quando ormai era tentato di rinunciare. Il passaggio Messner non fu più ripetuto per oltre dieci anni (i salitori successivi aggirarono il passaggio), fino a quando nel 1979 Heinz Mariacher lo superò, valutandolo di grado VII+/VIII-. La salita di Messner era quindi la prima in cui il settimo grado, già toccato da Vinatzer, veniva superato. In seguito Messner apre numerose vie, principalmente nelle Dolomiti, sempre seguendo la sua filosofia di ricercare non necessariamente i percorsi più diretti, bensì gli itinerari che gli permettessero di salire in arrampicata libera. === Gli ottomila === A proposito delle sue scalate alla fine degli anni sessanta, Messner scrive nel libro Sopravvissuto: Nel 1970 Reinhold Messner viene invitato insieme al fratello Günther a partecipare alla spedizione al Nanga Parbat (8 126 m) diretta da Karl Maria Herrligkoffer. L'obiettivo della spedizione era salire l'allora inviolato versante Rupal della montagna. Si trattava di una spedizione pesante, nella quale era previsto abbondante uso di corde fisse e ausili tecnologici, secondo lo stile dell'epoca. Il 27 giugno Messner si trovava col fratello Günther e con Gerhard Baur al campo V, l'ultimo campo. Avendo ricevuto notizia che il tempo sarebbe peggiorato il giorno successivo, era stato deciso che in questo caso sarebbe partito da solo dal campo senza usare corde fisse, sperando così di raggiungere velocemente la vetta prima della fine del bel tempo. Nel frattempo Gerhard Baur e Günther avrebbero attrezzato il canalone Merkl con 200 metri di corda, per facilitare la discesa. Invece Reinhold venne raggiunto dopo 4 ore dal fratello Günther, che aveva deciso di seguirlo di propria iniziativa. Gerhard Baur era tornato indietro a causa di un mal di gola che gli impediva la respirazione. I due raggiunsero la vetta nel tardo pomeriggio. Si trattava della terza salita di questa montagna. Essendo ormai il tramonto, però, non essendo in grado di ridiscendere per la via di salita, perché non era stata attrezzata e perché non si erano portati dietro le corde necessarie per affrontarla, i due furono costretti a un bivacco d'emergenza. Il giorno successivo decisero di scendere per il versante Diamir, senza aspettare Felix Kuen e Peter Scholz che stavano salendo con le corde e che usarono per ridiscendere in corda doppia. Günther morì quasi alla fine della discesa, travolto da una valanga. Reinhold, creduto morto, arrivò a valle sei giorni dopo, trasportato prima a spalle e poi in barella dai valligiani. Reinhold riportò gravi congelamenti a 7 dita dei piedi e alle ultime falangi delle mani, subendo una parziale amputazione delle dita dei piedi. Reinhold Messner, che durante quell'episodio estremo perse il fratello, diventò per anni oggetto di polemiche infamanti, con l'accusa fantasiosa di aver abbandonato Günther in cima al Nanga Parbat, ben prima della discesa, sacrificandolo alla propria ambizione di attraversare per primo il versante Diamir. Solo a distanza di 30 anni l'infondatezza delle critiche rivoltegli sarà dimostrata, grazie al ritrovamento del corpo del fratello laddove Messner aveva sempre affermato fosse scomparso. Nel 2010 è stato girato un film sulla tragedia, intitolato Nanga Parbat, diretto da Joseph Vilsmaier. Nel 1975 completa con Peter Habeler la prima ascesa senza ossigeno supplementare del Gasherbrum I. Lo stesso anno partecipa come alpinista di punta alla spedizione guidata da Riccardo Cassin che tentava di salire l'inviolata parete sud del Lhotse, fallita a causa di maltempo e valanghe. Nel 1978 sale l'Everest senza ossigeno, sempre con Habeler, diventando uno degli alpinisti più famosi del mondo. La scalata dell'Everest senza l'ausilio di bombole di ossigeno era considerata fino ad allora impossibile per l'uomo, tanto che Messner e Habeler vengono accusati di aver utilizzato di nascosto delle mini-bombole. Tuttavia, nel 1980, Messner mette a tacere le polemiche quando il 20 agosto raggiunge di nuovo la vetta dell'Everest in pieno periodo monsonico, ma questa volta in solitaria e sempre senza l'ausilio di ossigeno supplementare. Durante l'impresa, compiuta in quattro giorni, apre una nuova variante sul versante nord, senza aver preallestito campi di alta quota. Salendo deve anche affrontare la caduta in un crepaccio. Una continua agonia scriverà, in seguito, "una prova fisica mai prima affrontata". Sempre nel 1978, Messner ritorna al Nanga Parbat, da solo, realizzando la prima salita in solitaria e in stile alpino di un ottomila. Nel 1979 si reca invece al K2 alla guida di una piccola spedizione, con l'intenzione di salire per una nuova via lungo il pilastro sud. In fase di progettazione Messner progetta la via, che chiama magic line, sulla base di foto aeree. Arrivati sul posto, però, i componenti della spedizione constatano l'impossibilità di salire il pilastro e decidono di salire per lo Sperone degli Abruzzi. Messner divide quindi la spedizione in tre gruppi che si muoveranno autonomamente. Insieme a Michl Dacher raggiunge la vetta il 12 luglio. Si tratta della prima ascensione della montagna in stile alpino (il K2 era già stato salito senza l'uso di ossigeno nel 1978, ma da parte di una spedizione pesante). Gli altri due gruppi, formati da Alessandro Gogna, Friedl Mutschlechner, Robert Schauer e Joachim Hoelzgen, non riescono a raggiungere la vetta a causa del sopravvenuto maltempo. Della spedizione faceva parte anche Renato Casarotto, che tuttavia non partecipa ai tentativi finali. Dopo il 1980, Messner continua a conquistare numerose vette himalayane, spesso aprendo nuovi percorsi, o tentando per primo l'ascesa in inverno, sempre proponendo un approccio all'alpinismo basato sul suo stile di arrampicata leggera. Nel 1986 diviene il primo uomo ad aver conquistato tutti i quattordici ottomila (salendo anche alcune cime più di una volta). Nel dicembre dello stesso anno, con il raggiungimento della vetta del Monte Vinson, completa l'ascesa delle Seven Summits. Dopo aver abbandonato l'alpinismo himalayano organizza e finanzia nel 1989 una spedizione internazionale alla parete sud del Lhotse, ancora inviolata. In questa spedizione gli alpinisti Hans Kammerlander e Christophe Profit arrivano fino a quota 7 200 m, ma devono rinunciare a causa del maltempo e delle scariche di sassi. Nella sua carriera Messner ha effettuato oltre cento spedizioni e 3 500 scalate. === Le esplorazioni e l'impegno politico === Nel 1989-1990 lui e Arved Fuchs sono i primi uomini ad attraversare l'Antartide a piedi o con gli sci e con l'aiuto di vele spinte dal vento, passando per il Polo sud, senza l'ausilio di mezzi motorizzati o animali (in imprese precedenti erano stati utilizzati i cani da slitta). Dal novembre 1989 al febbraio 1990 percorrono 2 800 chilometri. Nel 1999 inizia l'impegno politico, diventando parlamentare europeo per i Verdi, ricevendo oltre 20 000 preferenze nella circoscrizione Nord-est. Nel 2004, a quasi 60 anni, attraversa a piedi il deserto del Gobi. Nel 2004, in seguito all'espulsione dal partito dovuta a una sua pubblicità per i fucili Beretta, non si ricandida alle successive elezioni. Dal 2004 l'attenzione di Messner è dedicata principalmente a un progetto di apertura dei musei della montagna. Ha dichiarato: Il 10 marzo 2006, insieme con Alex Zanardi, è testimonial della Cerimonia di apertura dei IX Giochi paralimpici invernali di Torino. Il 22 gennaio 2015 il presidente nazionale del Fronte Verde invita i parlamentari italiani a votare Messner come Presidente della Repubblica. == Salite sulle Alpi == Nel seguente elenco sono riportate alcune delle salite più significative di Reinhold Messner sulle Alpi. Variante Messner - Ortles - 1965 - Prima salita col fratello Günther di una variante sulla parete nord Via Messner - Pale di San Martino/Cima della Madonna - 15 ottobre 1965 - Prima salita col fratello Günther Via Cassin - Grandes Jorasses/Punta Walker - settembre 1966 - Salita con Peter Habeler, Sepp Mayerl e Fritz Zambra. Spigolo nord - Monte Agner - febbraio 1967 - Prima invernale con Sepp Mayerl e Heini Holzer Via Solleder - Furchetta - 5 marzo 1967 - Prima invernale con Heindl Messner Philipp-Flamm - Monte Civetta/Punta Tissi - 1967 - Salita con Heini Holzer Via degli Amici ("Weg der Freunde" in tedesco) - Monte Civetta - 1967 - Prima salita con Heini Holzer, Sepp Mayerl e Renato Reali Via Lacedelli - Cima Scotoni - 1967 - Terza salita con Sepp Mayerl, Heini Holzer e Renato Reali Via Soldà - Gruppo del Sella/Piz Ciavazes - 1º ottobre 1967 - Prima solitaria Via Jori - Monte Agner - dal 30 gennaio al 1º febbraio 1968 - Prima invernale con Heindl Messner e Sepp Mayerl Via Messner - Sass dla Crusc/Pilastro di Mezzo - 6-7 luglio 1968 - Prima salita col fratello Günther Austrian Route - Eiger/Sperone nord - dal 30 luglio al 1º agosto 1968 - Prima salita col fratello Günther, Toni Hiebeler e Frank Maschka Via Messner - Gruppo del Sella/Seconda Torre del Sella - agosto 1968 - Prima salita col fratello Günther Direttissima Messner - Cima Nove - 1968 - Prima salita col fratello Günther Grande Muro - Sass dla Crusc - 1969 - Prima salita con Hans Frisch Pilastro Bergland - Les Droites - 25 luglio 1969 - Prima salita con Erich Lackner Via Messner - Marmolada/Punta Rocca - 16-17 agosto 1969 - Aperta in solitaria, variante alla Vinatzer Pilone centrale del Freney - Monte Bianco - 1969 - Salita in giornata con Erich Lackner Philipp-Flamm - Monte Civetta/Punta Tissi - 1969 - Prima solitaria Axt-Gross - Les Droites - 1969 - Prima solitaria della parete nord delle Droites Via Goedeke - Cima del Burel - 1969 - Prima solitaria Via Messner - Gruppo del Catinaccio/Le Coronelle - 6 settembre 1969 - Prima salita con Heini Holzer Via Messner-Gruber - Furchetta - 12 agosto 1973 - Prima salita con Jochen Gruber Via Heckmair - Eiger - 14 agosto 1974 - Salita con Peter Habeler nel tempo record di 10 ore == Gli ottomila == Nella tabella seguente sono elencati, in ordine cronologico, tutti gli ottomila, incluse le ripetizioni, saliti da Messner. == Pubblicità == Nel corso della sua carriera ha prestato molte volte la sua immagine come testimonial per campagne pubblicitarie, anche di grande successo. Tra queste, oltre alla controversa pubblicità dei fucili Beretta, l'acqua minerale Levissima, gli orologi Citizen e Montblanc, le tende Ferrino, la casa automobilistica Opel, il gruppo assicurativo Unipol, l'abbigliamento sportivo Fila, Salewa e Millet, gli integratori alimentari Enervit, le fotocamere Minolta, la società di energie rinnovabili E.ON e realtà dell'Alto Adige come lo speck e i vini altoatesini. == Opere == Reinhold Messner è autore di numerosi libri in lingua tedesca, la maggior parte dei quali tradotti in molte altre lingue, tra cui l'italiano. Ritorno ai monti. L'alpinismo come forma di vita. Pensieri e immagini, fotografie di Ernst Pertl, Bolzano, Athesia, 1971. Gli sviluppi, in Sesto grado, Milano, Longanesi, 1971. Manaslu, cronaca di una spedizione in Himalaya, Milano, Gorlich, 1973. L'avventura alpinismo. Esperienze d'un alpinista in cinque continenti, Bolzano, Athesia, 1974. Il 7º grado. Scalando l'impossibile, Milano, Görlich, 1974. Settimo grado. Clean climbing, arrampicata libera, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1982. Dolomiti. Le vie ferrate. 35 percorsi attrezzati fra il Gruppo di Brenta e le Dolomiti di Sesto, Bolzano, Athesia, 1975. Dolomiti. Le vie ferrate. 60 percorsi attrezzati fra il Gruppo di Brenta e le Dolomiti di Sesto, Bolzano, Athesia, 1975. Vita fra le pietre. Popoli montanari prima che soccombano, Bolzano, Athesia, 1976. Arena della solitudine. Spedizioni ieri, oggi, domani, Bolzano, Athesia, 1977. Due e un ottomila, Milano, Dall'Oglio, 1977. Pareti del mondo. Storie, vie, esperienze vissute, Bolzano, Athesia, 1978. Alpi orientali. Le vie ferrate. 100 percorsi attrezzati dal lago di Garda all'Ortles dal Bernina al Semmering, con Werner Beikircher, Bolzano, Athesia, 1979. ISBN 88-7014-093-8. Everest, Novara, De Agostini, 1979. Il limite della vita, Bologna, Zanichelli, 1980. K2, con Alessandro Gogna, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1980. Nanga Parbat in solitaria, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1980. La mia strada, Milano, Dall'Oglio, 1983. Orizzonti di ghiaccio. Dal Tibet all'Everest, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1983. Il mio grande anno himalayano, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1984. Scuola di alpinismo, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1984. Tutte le mie cime. Una biografia per immagini dalle Dolomiti all'Himalaya, Bologna, Zanichelli, 1984; Milano, Corbaccio, 2011. ISBN 978-88-6380-037-1. La dea del turchese. La salita al Cho Oyu, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1985. Corsa alla vetta, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1986. Sopravvissuto. I miei 14 ottomila, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1987. L'arrampicata libera di Paul Press, ideato e curato da, Novara, Istituto geografico De Agostini-Serie Görlich, 1987. Le mie dolomiti, Bolzano, Tappeiner, 1988. ISBN 88-7073-041-7. Antartide. Inferno e paradiso, Milano, Garzanti, 1991. ISBN 88-11-70900-8. Attorno al Sudtirolo, Rovereto, BQE, 1992. ISBN 88-11-70908-3. La libertà di andare dove voglio. La mia vita di alpinista, Milano, Garzanti, 1992. ISBN 88-11-70906-7; Milano, Corbaccio, 2013. ISBN 978-88-6380-191-0. Le più belle montagne e le più famose scalate, Lainate, Vallardi industrie grafiche, 1992. ISBN 88-7696-139-9. Un modo di vivere in un mondo da vivere, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1994. ISBN 88-415-1822-7. Monte Rosa. La montagna dei Walser, Anzola d'Ossola-Varese, Fondazione Enrico Monti-Fondazione Maria Giussani Bernasconi, 1994. ISBN 88-85295-28-2. 13 specchi della mia anima, Milano, Garzanti, 1995. ISBN 88-11-70911-3. Oltre il limite. Polo Nord, Everest, Polo Sud. Le grandi avventure ai tre poli della Terra, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1997. ISBN 88-415-4637-9. Hermann Buhl. In alto senza compromessi, con Horst Höfler, Torino, Vivalda, 1998. ISBN 88-7808-135-3. Yeti. Leggenda e verità, Milano, Feltrinelli traveller, 1999. ISBN 88-7108-148-X. Non troverai i confini dell'anima, Milano, Mondadori, 1999. ISBN 88-04-45894-1. Annapurna. Cinquant'anni di un Ottomila, Torino, Vivalda, 2000. ISBN 88-7808-147-7. Salvate le Alpi, Torino, Bollati Boringhieri, 2001. ISBN 88-339-1336-8. La seconda morte di Mallory, Torino, Bollati Boringhieri, 2002. ISBN 88-339-1398-8. Popoli delle montagne. Fotografie e incontri, Torino, Bollati Boringhieri, 2002. ISBN 88-339-1406-2. Montagne. Immagini, pensieri. Per riuscire a salvare la montagna è fondamentale che le generazioni future ne capiscano i valori, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2002. ISBN 88-418-0495-5. Dolomiti. Le più belle montagne della terra, con Jakob Tappeiner, Lana d'Adige, Tappeiner, 2002. ISBN 88-7073-317-3. Vertical. 100 anni di arrampicata su roccia, Bologna, Zanichelli, 2003. ISBN 88-08-07513-3. La montagna nuda. Il Nanga Parbat, mio fratello, la morte e la solitudine, Milano, Corbaccio, 2003. ISBN 88-7972-579-3. Re Ortles, Lana-Trento, Tappeiner-BQE, 2004. ISBN 88-7073-350-5. König Ortler, Lana d'Adige, Tappeiner, 2004. ISBN 88-7073-349-1. K2 Chogori. La grande montagna, Milano, Corbaccio, 2004. ISBN 88-7972-665-X. La mia vita al limite. Conversazioni autobiografiche con Thomas Huetlin, Milano, Corbaccio, 2006. ISBN 88-7972-739-7. La montagna incantata, con Georg Tappeiner, Lana d'Adige, Tappeiner, 2006. ISBN 8870738817. Le Alpi. Fra tradizione e futuro, Caselle di Sommacampagna, Cierre, 2007. ISBN 8870734137. Nanga Parbat. La montagna del destino, Milano, Mondadori, 2008. ISBN 978-88-370-6501-0. La montagna a modo mio, Milano, Corbaccio, 2009. ISBN 978-88-6380-007-4. Grido di pietra. Cerro Torre, la montagna impossibile, Milano, Corbaccio, 2009. ISBN 978-88-6380-009-8. Avventura ai poli. L'eterna corsa ai confini del mondo, Milano, Mondadori, 2010. ISBN 978-88-370-7524-8. Dolomiti. Patrimonio dell'umanità, Lana, Tappeiner, 2009. ISBN 978-88-7073-515-4; Milano, Mondadori, 2010. ISBN 978-88-370-7656-6. Razzo rosso sul Nanga Parbat, Milano, Corbaccio, 2010. ISBN 978-88-6380-060-9. Tempesta sul Manaslu. Tragedia sul tetto del mondo, Scarmagno, Priuli & Verlucca, 2011. ISBN 978-88-8068-530-2. Parete Ovest. La montagna senza compromessi, Milano, Corbaccio, 2011. ISBN 978-88-6380-110-1. Spostare le montagne. Come si affrontano le sfide superando i propri limiti, Milano, Mondadori, 2011. ISBN 978-88-370-8691-6. On top. Donne in montagna, Milano, Corbaccio, 2012. ISBN 978-88-6380-313-6. La mia sesta vita. Reinhold Messner ci guida nei suoi musei, Torino, Vivalda, 2012, ISBN 9788874801787 Solitudine bianca. La mia lunga strada al Nanga Parbat, Scarmagno, Priuli & Verlucca, 2012. ISBN 978-88-8068-589-0. Gobi, il deserto dentro di me, in Edizioni Mare verticale, 2013, pp. 300 pagine, ISBN 978-88-97173-23-6 Walter Bonatti. Il fratello che non sapevo di avere, Mondadori Electa, 2013. ISBN 978-88-370-9315-0. La vita secondo me, Milano, Corbaccio, 2014. ISBN 978-88-6380-837-7. Cervino. Il più nobile scoglio, Milano, Corbaccio, 2015. ISBN 978-88-6700-041-8. L'assassinio dell'impossibile, Milano, Mondadori Electa, 2018. ISBN 978-8891818324. Wild. Tra i ghiacci del Polo Sud al fianco del capitano Shackleton, Milano, Corbaccio, 2019. ISBN 978-88-6700-454-6. Everest solo. Orizzonti di ghiaccio, Milano, Corbaccio, 2020. ISBN 978-88-6700-779-0. Il re dei ghiacci. Willo Welzenbach, innovatore e spirito libero, Milano, Corbaccio, 2021. ISBN 978-88-6700-714-1. Lettere dall'Himalaya, Milano, Rizzoli, 2021. ISBN 978-88-918-3226-9. Ritorno ai monti, Milano, Corbaccio, 2022. ISBN 9788867009367 Il senso dell'inutile. La rinuncia come stile di vita, con Diane Messner, Milano, Mondadori, 2022. ISBN 9788828210924 == Riconoscimenti == Il 10 aprile 2010 ha ricevuto il premio Piolet d'Or alla carriera, organizzato dalla rivista francese Montagnes e dal groupe de haute montagne. Gli è stato dedicato un asteroide, 6077 Messner. == Filmografia == Reinhold Messner ha partecipato alla realizzazione di diversi film e produzioni televisive sia nel ruolo di interprete sia con altre mansioni. Everest Unmasked (1978), direttore della fotografia. Gasherbrum - Der leuchtende Berg (1984), interprete nel ruolo di sé stesso e secondo operatore alla macchina. Grido di pietra (Cerro Torre: Schrei aus Stein) (1991), soggetto. Messner - Der Film (2013), interprete nel ruolo di sé stesso. Solo in Volo (2018) documentario. Cerro Torre (Mythos Cerro Torre: Reinhold Messner auf Spurensuche) (2020), regia. == Note == == Bibliografia == Dolomiti di Fanes, in Meridiani Montagne, n°29, pp. 144 pagine, ISBN 978-88-7212-616-5. François Labande, Monte Bianco Vol. 2 Guida Vallot, Edizioni Mediterranee, 1988, ISBN 978-88-272-0240-1. (DE) Sabine Boomers, Reisen als Lebensform, Francoforte - New York, Campus Verlag GmbH, 2004, ISBN 978-3-593-37476-5. Speciale ritratti - Reinhold Messner, in Alp n°1, Cda & Vivalda Editori, 2008, 120. Reinhold Messner, Orizzonti di ghiaccio, DeAgostini, 1982, ISBN 978-88-415-5317-6. Reinhold Messner, Settimo grado, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1982. Reinhold Messner, Tutte le mie cime, Zanichelli, 1984, ISBN 978-88-08-01454-2. Reinhold Messner, Sopravvissuto: i miei 14 ottomila, De Agostini, 1987, ISBN 978-88-402-4322-1. Reinhold Messner, Horst Höfler, Hermann Buhl. In alto senza compromessi, Vivalda, 4 maggio 1998, ISBN 978-88-7808-135-2. Reinhold Messner, La montagna nuda. Il Nanga Parbat, mio fratello, la morte e la solitudine, Corbaccio, 9 maggio 2003, ISBN 978-88-7972-579-8. Reinhold Messner, K2 Chogori. La grande montagna, Corbaccio, 8 luglio 2004, ISBN 978-88-7972-665-8. Reinhold Messner, Razzo rosso sul Nanga Parbat, Corbaccio, 29 aprile 2010, ISBN 978-88-6380-060-9. Reinhold Messner, Gobi, il deserto dentro di me, in Edizioni Mare verticale, 2013, pp. 300 pagine, ISBN 978-88-97173-23-6 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2015). Reinhold Messner, La vita secondo me, Corbaccio, 2014, ISBN 978-88-6380-837-7. Reinhold Messner, Cervino. Il più nobile scoglio, Corbaccio, 2015, ISBN 978-88-6700-041-8. == Voci correlate == Europarlamentari dell'Italia della V legislatura == Altri progetti == Wikiquote contiene citazioni di o su Reinhold Messner Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Reinhold Messner == Collegamenti esterni == (DE, EN, IT) Sito ufficiale, su reinhold-messner.de. Messner, Reinhold, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Enrico Brescia, MESSNER, Reinhold, in Enciclopedia Italiana, V Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1993. Messner, Reinhold, su sapere.it, De Agostini. (EN) Reinhold Messner, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. (EN) Opere di Reinhold Messner, su Open Library, Internet Archive. (EN) Reinhold Messner (autore), su Goodreads. (EN) Reinhold Messner (personaggio), su Goodreads. Reinhold Messner, su europarl.europa.eu, Parlamento europeo. (EN) Reinhold Messner, su Olympedia. (EN) Reinhold Messner, su Discogs, Zink Media. (EN) Reinhold Messner, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation. Registrazioni audiovisive di Reinhold Messner, su Rai Teche, Rai. Reinhold Messner, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l.. (EN) Reinhold Messner, su IMDb, IMDb.com. (EN) Reinhold Messner, su AllMovie, All Media Network. (DE, EN) Reinhold Messner, su filmportal.de. (IT, DE, EN) Messner Mountain Museum, su messner-mountain-museum.it. (EN) Profilo su Everest History, su everesthistory.com. (EN) Documentario di Les Guthman del 2002, su snagfilms.com. URL consultato il 14 novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 24 novembre 2010). Video-intervista a Reinhold Messner (2011) Video della placca Messner sul Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc, su vimeo.com. La Repubblica: "Messner - Dalle vette all'arte, la passione per le collezioni", su repubblica.it. Bibliografia dei testi editi in italiano di Reinhold Messner, su digilander.libero.it.Sandro BotticelliAlessandro di Mariano di Vanni Filipepi, conosciuto col nome d'arte di Sandro Botticelli (Firenze, 1º marzo 1445 – Firenze, 17 maggio 1510), è stato un pittore italiano inquadrabile nella corrente artistica del Rinascimento. In un'età dell'oro per il mondo dell'arte, il pittore ebbe una formazione di scuola fiorentina sotto Filippo Lippi e con il patronato della famiglia Medici, riuscendo a sviluppare uno stile elegante che proponeva un nuovo modello di bellezza ideale e che incarnava i gusti e la raffinatezza della società dell'epoca. La sua arte subì anche l'influenza di Andrea del Verrocchio e dei fratelli Antonio e Piero del Pollaiolo. Eccellente ritrattista, Botticelli fu un autore poliedrico e il suo corpus spazia dai soggetti di carattere mitologico-allegorico ai soggetti di carattere religioso. La sua fama oggi è legata soprattutto alle opere mitologiche, delle quali sono emblema due dipinti in particolare: questi sono due grandi tele custodite entrambe agli Uffizi di Firenze e sono la Nascita di Venere e la Primavera, che sono oggi tra i dipinti più famosi al mondo, tanto da essere considerate due icone del Rinascimento italiano e dell'arte occidentale, grazie anche ai profondi significati filosofici e letterari riscontrabili in esse. Mentre per quanto riguarda l'altro caposaldo dell'arte botticelliana, la produzione sacra, degna di nota è la cospicua produzione di Madonne col Bambino, realizzate preferibilmente in tondo e per le quali lui e la sua bottega divennero celebri; ma l'apice di questo genere è certamente rappresentato dai grandi affreschi realizzati per la Cappella Sistina a Roma. Tuttavia, nell'ultima parte della sua vita, l'arte e lo spirito di Botticelli subirono una crisi che culminò in un esasperato misticismo, anche per via dell'influenza di Savonarola. Così, oltre all'unico vero erede Filippino Lippi, suo allievo e collaboratore, dopo la morte di Botticelli la sua reputazione fu eclissata profondamente e i suoi dipinti rimasero quasi dimenticati nelle chiese e nei palazzi per i quali erano stati creati, così come i suoi affreschi nella Sistina che furono messi in ombra da quelli straordinari di Michelangelo. Il lungo abbandono ebbe fine a partire dal XIX secolo, venendo riscoperto dalla storiografia artistica anche grazie e soprattutto all'influenza che ebbe sui Preraffaelliti. Maestro del sacro e del profano, è stato descritto come un outsider nella corrente principale della pittura italiana, avendo egli un interesse limitato per molti degli aspetti associati alla pittura del Quattrocento, come l'ispirazione diretta all'arte classica e la rappresentazione realistica di anatomia umana, prospettiva e paesaggio. Infatti, la sua formazione gli ha permesso di rappresentare questi aspetti della pittura, senza però lasciarsi omologare dallo scenario contemporaneo. == Biografia == === Origini e famiglia === Sandro Botticelli nacque a Firenze nel 1445 in via Nuova (nel XXI secolo nota come via del Porcellana), ultimo di quattro figli maschi, e crebbe in una famiglia modesta ma non povera, mantenuta dal padre, Mariano di Vanni Filipepi, che faceva il conciatore di pelli e aveva una sua bottega nel vicino quartiere di Santo Spirito. Numerosi erano infatti nella zona di Santa Maria Novella (dove si trova via del Porcellana) i residenti dediti a tale attività, facilitata dalla prossimità delle acque dell'Arno e del Mugnone. I primi documenti sull'artista sono costituiti dalle dichiarazioni catastali (dette "portate al Catasto"), vere e proprie denunce dei redditi in cui i capifamiglia erano obbligati a comunicare il loro stato patrimoniale, elencando i propri beni, le rendite e le spese da essi sostenute nel corso dell'anno. In quello di Mariano Filipepi del 1458, troviamo citati i quattro figli maschi Giovanni, Antonio, Simone e Sandro: quest'ultimo, di tredici anni, viene definito "malsano", con la precisazione che "sta a leggere", da cui alcuni studiosi hanno voluto desumere un'infanzia malaticcia che avrebbe portato a un carattere introverso, riflesso poi in alcune sue opere dal tono malinconico e assorto. Il fratello Antonio era orefice di professione (battiloro o "battigello"), per cui è molto probabile che il giovane Sandro abbia ricevuto una prima educazione presso la sua bottega da cui gli derivò il soprannome, mentre sarebbe da scartare l'ipotesi di un suo tirocinio avvenuto presso quella di un amico del padre, un certo maestro Botticello, come riferisce il Vasari nelle Vite, dal momento che non esiste alcuna prova documentaria che confermi l'esistenza di questo artigiano attivo in città in quegli anni. Il nomignolo pare invece che fosse stato inizialmente attribuito al fratello Giovanni, che di mestiere faceva il sensale del Monte (un funzionario pubblico) e che nella portata al catasto del 1458 veniva vochato Botticello, poi esteso a tutti i membri maschi della famiglia e dunque adottato anche dal pittore. === Apprendistato === Il suo vero e proprio apprendistato si svolse nella bottega di Filippo Lippi dal 1464 al 1467, con cui lavorò a Prato negli ultimi affreschi delle Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista nella cappella maggiore del Duomo assieme a numerosi altri allievi. Risalgono a questo periodo tutta una serie di Madonne che rivelano la diretta influenza del maestro sul giovane allievo, a volte derivate fedelmente dalla Lippina agli Uffizi (1465). La primissima opera attribuita a Botticelli è la Madonna col Bambino e un angelo (1465 circa) dello Spedale degli Innocenti, in cui le somiglianze con la contemporanea tavola del Lippi sono davvero molto forti, al punto da lasciar pensare a una copia o a un omaggio; lo stesso discorso vale per la Madonna col Bambino e due angeli (1465 circa) oggi a Washington, se non per la sola variante dell'angelo aggiunto alle spalle del Bambino, e per la Madonna col Bambino e un angelo del Museo Fesch di Ajaccio. Risultarono però determinanti nel progressivo processo di maturazione del suo linguaggio pittorico anche le influenze ricevute da Antonio del Pollaiolo e Andrea del Verrocchio, del quale potrebbe aver frequentato la bottega dopo la partenza di Filippo Lippi per Spoleto. La componente verrocchiesca, infatti, appare chiaramente in un secondo gruppo di Madonne realizzate tra il 1468 e il 1469, come la Madonna del Roseto, la Madonna in gloria di serafini, entrambe agli Uffizi, e la Madonna col Bambino e due angeli (1468 circa) al Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli, in cui i personaggi sono disposti prospetticamente davanti al limite frontale del dipinto, inteso come "finestra", mentre l'architettura sullo sfondo definisce la volumetria dello spazio ideale entro cui è inserita l'immagine; la composizione si sviluppa quindi per piani scalari, svolgendo una mediazione tra lo spazio teorico reso dal piano prospettico e quello reale costituito dai personaggi in primo piano. L'accentuato linearismo, inteso come espressione di movimento, risulta altrettanto evidente, così come le meditazioni sulla concezione matematica della pittura, di grande attualità in quegli anni, con gli studi di Piero della Francesca; la stessa soluzione venne riproposta in altre opere dello stesso periodo, con la sola variante dei termini architettonici e naturalistici. === L'avvio della carriera in proprio === Nel 1469 Botticelli lavorava già da solo, come dimostra la portata al Catasto del 1469, in cui è segnalato come operante in casa propria. Il 9 ottobre 1469 Filippo Lippi morì a Spoleto e nel 1470 Sandro mise bottega per conto proprio. Dal 18 giugno al 18 agosto di quell'anno lavorò alla sua prima commissione pubblica, di notevole prestigio e risonanza. Si tratta di una spalliera allegorica, realizzata per il Tribunale della Mercanzia di Firenze raffigurante la Fortezza. Il pannello doveva inserirsi all'interno di un ciclo ordinato a Piero Pollaiolo che infatti eseguì sei delle sette Virtù. Botticelli accolse lo schema presentato dal Pollaiolo nelle sue linee generali, ma impostò l'immagine in modo del tutto diverso: al posto dell'austero scranno marmoreo usato da Piero, dipinse un trono riccamente decorato e dalle forme fantastiche che costituiscono un preciso richiamo alle qualità morali inerenti all'esercizio della magistratura, in pratica un'allusione simbolica al "tesoro" che accompagnava il possesso di questa virtù. L'architettura viva e reale si unisce alla figura di donna che vi è seduta sopra, solida, plastica, ma soprattutto di estrema bellezza; fu proprio la continua ricerca della bellezza assoluta, di là dal tempo e dallo spazio, che portò poi Botticelli a staccarsi progressivamente dai modelli iniziali e a elaborare uno stile sostanzialmente diverso da quello dei suoi contemporanei, che lo rese un caso praticamente unico nel panorama artistico fiorentino dell'epoca. Botticelli scelse di esaltare la grazia, cioè l'eleganza intellettuale e la squisita rappresentazione dei sentimenti, e fu per questo che le sue opere più celebri vennero caratterizzate da un marcato linearismo e da un intenso lirismo, ma soprattutto l'ideale equilibrio tra il naturalismo e l'artificiosità delle forme. Prima di produrre quegli autentici capolavori della storia dell'arte egli ebbe però modo di ampliare la sua esperienza con altri dipinti, che costituiscono il necessario passaggio intermedio tra le opere degli esordi e quelle della maturità. === Le opere dei primi anni settanta === Nel 1472 Botticelli s'iscrisse alla Compagnia di San Luca, la confraternita degli artisti a Firenze, e spinse a fare altrettanto il suo amico quindicenne Filippino Lippi, figlio del suo maestro Filippo. Filippino, oltre che caro amico, divenne presto il suo primo collaboratore. A questo primo periodo appartiene il San Sebastiano, già in Santa Maria Maggiore, opera in cui Botticelli mostra già un avvicinamento alla filosofia dell'Accademia neoplatonica, a cui doveva essersi accostato fin dai tempi della Fortezza. Nei circoli culturali colti vicini alla famiglia Medici, animati da Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano, la realtà era vista come la combinazione di due grandi principi, il divino da una parte e la materia inerte dall'altra; l'uomo così occupava nel mondo un posto privilegiato perché attraverso la ragione poteva giungere alla contemplazione del divino, ma anche recedere ai livelli più bassi della sua condizione se guidato solo dalla materialità dei propri istinti. In questa opera dunque Botticelli, oltre come sempre a esaltare la bellezza corporea, vuole sia distaccare la figura sospesa a mezz'aria del santo dalla mondanità, mettendolo in risalto con quella luce ai margini che lo avvicina al cielo e alla trascendenza, sia evidenziare, come ha fatto più esplicitamente Piero del Pollaiolo nell'analogo dipinto, la malinconia che emerge dall'offesa che il mondo non comprensibile di questi ideali ha attuato nei confronti di san Sebastiano. Il dittico con le Storie di Giuditta (1472), composto da due tavolette forse originariamente unite, può rappresentare un ulteriore compendio della lezione assimilata da Botticelli dai suoi maestri; nella prima, con la Scoperta del cadavere di Oloferne infatti, è ancora forte il richiamo allo stile del Pollaiolo, per la modellazione incisiva delle figure, l'acceso cromatismo e il marcato espressionismo della scena. Tutta la drammaticità e la violenza che caratterizzano questo primo episodio scompaiono totalmente nel secondo, dall'atmosfera quasi idilliaca e più consono al linguaggio "lippesco"; si tratta del Ritorno di Giuditta a Betulia, inserito in un delicato paesaggio, nel quale le due donne si muovono con passo quasi incerto. Non si tratta comunque dell'ennesima citazione del maestro perché il vibrante panneggio delle vesti suggerisce un senso di irrequietezza estraneo a Filippo, così come la malinconica espressione sul volto di Giuditta. Dal tradizionale desco da parto deriva il formato della tavola con l'Adorazione dei Magi eseguito tra il 1473 e il 1474, conservato alla National Gallery di Londra, è un esempio di anamorfismo (o anamorfosi), poiché per vederlo bisogna metterlo in posizione orizzontale. Questa è una delle sue prime sperimentazioni volte a snaturare la prospettiva come si era venuta a configurare nel Quattrocento. Negli anni settanta lo stile di Botticelli appare ormai pienamente delineato. Le sue opere successive si arricchiranno poi delle tematiche umanistiche e filosofiche in grandi commissioni affidategli da membri importanti della famiglia Medici, aprendo la sua stagione dei grandi capolavori. === L'influenza neoplatonica === I neoplatonici offrirono la più convincente rivalutazione della cultura antica data fino a quel momento, riuscendo a colmare la frattura che si era venuta a creare tra i primi sostenitori del movimento umanista e la religione cristiana, che condannava l'antichità in quanto pagana; essi non solo riproposero con forza le "virtù degli antichi come modello etico" della vita civile, ma arrivarono a conciliare gli ideali cristiani con quelli della cultura classica, ispirandosi a Platone e alle varie correnti di misticismo tardo-pagano che attestavano la profonda religiosità delle comunità pre-cristiane. L'influenza di queste teorie sulle arti figurative fu profonda; i temi della bellezza e dell'amore divennero centrali nel sistema neoplatonico perché l'uomo, spinto dall'amore, poteva elevarsi dal regno inferiore della materia a quello superiore dello spirito. In questo modo la mitologia fu pienamente riabilitata e le venne assegnata la stessa dignità dei temi di soggetto sacro, e ciò spiega anche il motivo per cui le decorazioni di carattere profano ebbero una così larga diffusione. Venere, la dea più peccaminosa dell'Olimpo pagano, venne totalmente reinterpretata dai filosofi neoplatonici, e diventò uno dei soggetti raffigurati più frequentemente dagli artisti secondo una duplice tipologia: la Venere celeste, simbolo dell'amore spirituale che spingeva l'uomo verso l'ascesi, e la Venere terrena, simbolo dell'istintualità e della passione che lo ricacciavano verso il basso. Un altro tema rappresentato di sovente fu la lotta tra un principio superiore e uno inferiore (ad esempio Marte ammansito da Venere o i mostri abbattuti da Ercole), secondo l'idea di una continua tensione dell'animo umano, sospeso tra virtù e vizi; l'uomo in pratica era tendenzialmente rivolto verso il bene, ma incapace di conseguire la perfezione e spesso insidiato dal pericolo di ricadere verso l'irrazionalità dettata dall'istinto; da questa consapevolezza dei propri limiti deriva perciò il dramma esistenziale dell'uomo neoplatonico, conscio di dover rincorrere per tutta la vita una condizione irraggiungibile in modo definitivo. Botticelli divenne amico dei filosofi neoplatonici, ne accolse pienamente le idee e riuscì a rendere visibile quella bellezza da loro teorizzata, secondo la sua personale interpretazione dal carattere malinconico e contemplativo, che spesso non coincide con quella proposta da altri artisti legati a questo stesso ambiente culturale. === Pisa === Nel 1474 Botticelli venne chiamato a Pisa per affrescare con un ciclo il Camposanto monumentale. Come prova della sua bravura gli venne chiesta una pala d'altare con l'Assunta, ma nessuna delle due commissioni venne mai portata a termine, per ragioni sconosciute. === Al servizio dei Medici === Le frequentazioni di Botticelli nella cerchia della famiglia dei Medici furono indubbiamente utili per garantirgli protezione e le numerose commissioni eseguite nell'arco di circa vent'anni. Nel 1475 dipinse il gonfalone per la giostra tenutasi in piazza Santa Croce raffigurante Simonetta Vespucci, musa dalla bellezza epica per tutta la carriera dell'artista, che fu vinto da Giuliano de' Medici. Nel 1478, dopo la congiura dei Pazzi in cui morì lo stesso Giuliano, a Botticelli fu chiesto di effigiare come appesi i condannati in contumacia su cartelloni da attaccare sul Palazzo della Signoria, lato Porta della Dogana, come anni prima aveva fatto Andrea del Castagno nel 1440 per il complotto antimediceo degli Albizi, che aveva valso all'artista il soprannome di "Andrea degli Impiccati". Chiaro è come Sandro avesse pienamente abbracciato la causa dei Medici, che lo accolsero sotto la loro ala dandogli la possibilità di creare opere di grandissimo prestigio. Particolarmente interessante per questo periodo è l'Adorazione dei Magi (1475), dipinta per la cappella funeraria di Gaspare Zanobi del Lama in Santa Maria Novella. Si tratta di un'opera molto importante perché introdusse una grande novità a livello formale, ossia la visione frontale della scena, con le figure sacre al centro e gli altri personaggi disposti prospetticamente ai lati; prima di questa infatti, si usava disporre i tre re e tutti gli altri membri del seguito lateralmente, a destra o a sinistra, in modo che i personaggi creassero una sorta di corteo, che ricordava l'annuale cavalcata dei Magi, una rappresentazione sacra che si teneva per le vie fiorentine. Botticelli inserì, anche per volere del committente, un cortigiano dei Medici, i ritratti dei membri della famiglia, per cui si riconoscono Cosimo il Vecchio e i suoi figli Piero e Giovanni, mentre Lorenzo il Magnifico, Giuliano de' Medici e altri personaggi della corte medicea sono ritratti tra gli astanti, disposti ai lati a formare due quinte, raccordate dalle figure dei due Magi in primo piano al centro. Ma il motivo iconografico più innovativo è quello della capanna entro cui si trova la sacra famiglia, posta su un edificio diroccato, mentre sullo sfondo si intravedono le arcate di un'altra costruzione semidistrutta su cui ormai è nata l'erba; questo tema avrà in seguito larga diffusione e sarà ripreso anche da Leonardo per la sua Adorazione dei Magi e si basava su un episodio della Legenda Aurea, secondo cui l'imperatore Augusto, che si vantava di aver pacificato il mondo, incontrò un giorno una Sibilla che gli predisse l'arrivo di un nuovo re, che sarebbe riuscito a superarlo e ad avere un potere ben più grande del suo. Gli edifici in rovina sullo sfondo perciò rappresentano simbolicamente il mondo antico e il paganesimo, mentre la cristianità raffigurata nella scena della Natività si trova in primo piano perché essa costituisce il presente e il futuro del mondo; il dipinto costituisce oltretutto un'eccezionale giustificazione, sia in termini filosofici sia religiosi, del principato mediceo a Firenze, con una rappresentazione dinastica dei principali esponenti della famiglia nelle vesti dei Magi e degli altri astanti. Riconducibili a questo periodo sono anche altre opere che, oltre a confermare i rapporti tra Botticelli e la cerchia neoplatonica, rivelano precise influenze fiamminghe sul pittore nel genere del ritratto. Nel primo, il Ritratto d'uomo con medaglia di Cosimo il Vecchio (1474-1475), il personaggio è raffigurato nella posa di tre quarti ed è vestito con il tipico abito della borghesia fiorentina dell'epoca; dopo varie ipotesi, oggi si ritiene che si tratti quasi certamente del fratello orafo di Botticelli, Antonio Filipepi, citato per l'appunto in alcuni documenti dell'archivio mediceo per la doratura di alcune medaglie (quella apposta in stucco sul dipinto venne coniata tra il 1465 e il 1469). L'unico esempio noto fino ad allora di questa tipologia di ritratto era quello eseguito dal pittore fiammingo Hans Memling intorno al 1470, con cui si riscontrano notevoli somiglianze. Come era già successo in altri casi però, il richiamo ai modelli fiamminghi costituì il semplice punto di partenza per l'artista che tese in seguito ad astrarre sempre più le figure dal loro contesto. Nel Ritratto di Giuliano de' Medici (1478), si notano ancora certe influenze fiamminghe, come la porta semiaperta sullo sfondo e la posa del soggetto, un richiamo al cromatismo e all'energico linearismo del Pollaiolo, ma la novità è rappresentata dalla tortora in primo piano che suggerisce una maggiore introspezione psicologica. Il percorso stilistico di Botticelli in questo genere pittorico appare concluso nei ritratti successivi come dimostra il Ritratto di giovane, realizzato dopo il 1478 e dominato dal linearismo formale che non esita a sacrificare la storica conquista del primo Rinascimento fiorentino: lo sfondo è totalmente assente e l'immagine completamente trasfigurata da ogni contesto perché la terza dimensione non è più considerata indispensabile per conferire realismo alla scena. Nella dichiarazione al Catasto del 1480 vengono citati un cospicuo numero di allievi e aiuti, dimostrando come la sua bottega fosse ormai ben avviata. A quell'anno risale il Sant'Agostino nello studio della chiesa di Ognissanti, commissionato dall'importante famiglia fiorentina dei Vespucci e caratterizzato da una forza espressiva che ricorda le migliori opere di Andrea del Castagno. In un libro aperto posto dietro la figura del santo si possono leggere alcune frasi su un frate che oggi vengono per lo più interpretate come uno scherzo che il pittore volle immortalare. All'anno successivo risale l'Annunciazione di San Martino alla Scala. === Gli affreschi della Cappella Sistina === La politica riconciliativa di Lorenzo de' Medici verso gli alleati della Congiura dei Pazzi (soprattutto Sisto IV e Ferrante d'Aragona) si realizzò in maniera efficace anche attraverso scambi culturali, con l'invio dei più grandi artisti fiorentini nelle altre corti italiane, quali ambasciatori di bellezza, armonia e del primato culturale fiorentino. Il 27 ottobre 1480 Botticelli, Cosimo Rosselli, Domenico Ghirlandaio, Pietro Perugino e i rispettivi collaboratori partirono per Roma per affrescare le pareti della Cappella Sistina. Il ciclo prevedeva la realizzazione di dieci scene raffiguranti le Storie della vita di Cristo e di Mosè e i pittori si attennero a comuni convenzioni rappresentative in modo da far risultare il lavoro omogeneo come l'uso di una stessa scala dimensionale, struttura ritmica e rappresentazione paesaggistica; inoltre utilizzarono accanto a un'unica gamma cromatica le rifiniture in oro in modo da far risplendere le pitture con i bagliori delle torce e delle candele. Secondo il programma iconografico voluto da Sisto IV, i vari episodi vennero disposti in modo simmetrico per consentire il confronto concettuale tra la vita di Cristo e quella di Mosè, in un continuo parallelismo tendente ad affermare la superiorità del Nuovo Testamento sul Vecchio e a dimostrare la continuità della legge divina che dalle tavole della Legge si trasfigurava nel messaggio evangelico cristiano e infine veniva tramandato da Gesù a san Pietro e da questi ai suoi successori cioè gli stessi pontefici. Botticelli si vide assegnare tre episodi e il 17 febbraio 1482 gli venne rinnovato il contratto per le pitture, ma il 20 dello stesso mese morì suo padre, costringendolo a tornare a Firenze, da dove non ripartì. I tre affreschi eseguiti da Botticelli, con ricorso ad aiuti che un'opera di tale vastità richiedeva, sono le Prove di Mosè, le Prove di Cristo e la Punizione di Qorah, Dathan e Abiram, oltre ad alcune figure di papi ai lati delle finestre (tra cui Sisto II) oggi molto deteriorate e ridipinte. In generale negli affreschi della Sistina Botticelli risultò più debole e dispersivo, con difficoltà nel coordinare le forme e la narrazione, generando un insieme spesso frammentario, forse a causa dello spaesamento del pittore nell'operare su dimensioni e tematiche non congeniali e in un ambiente a lui estraneo. === Il rientro a Firenze === Tornato a Firenze, Botticelli dovette manifestare la sua decisione di non tornare a Roma, impegnandosi in nuove commissioni per la sua città. Il 5 ottobre 1482 ricevette l'incarico di decorare, con alcuni dei più qualificati artisti del momento, quali Domenico Ghirlandaio, Perugino e Piero del Pollaiolo, la Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio. Alla fine il Ghirlandaio fu l'unico a occuparsi dell'opera, e, per ragioni sconosciute, gli altri finirono col non prendervi parte. In ogni caso il soggiorno romano ebbe una sicura influenza sull'evoluzione del suo stile, stimolando un rinnovato interesse per i motivi classici (derivato dalla visione diretta di sarcofagi antichi) e un più consapevole utilizzo degli elementi architettonici all'antica negli sfondi. === La serie di Nastagio degli Onesti === L'anno successivo, nel 1483, Botticelli ricevette la commissione medicea per quattro pannelli da cassone con le storie di Nastagio degli Onesti, tratte da una novella del Decameron. Forse commissionate direttamente da Lorenzo il Magnifico, erano un regalo per il matrimonio celebrato tra Giannozzo Pucci e Lucrezia Bini nello stesso anno. La trama della novella, ricca di elementi soprannaturali, consentì a Botticelli di fondere la vivacità narrativa della storia con un registro fantastico a lui non consueto e, nonostante in gran parte dell'esecuzione sia riscontrabile la mano di aiuti di bottega, il risultato è un'opera tra le più originali e interessanti della sua produzione artistica. I quattro episodi della novella sono: Primo episodio: Nastagio vaga solo e addolorato in una pineta di Ravenna perché è stato respinto dalla figlia di Paolo Traversari, quando improvvisamente gli appare una donna inseguita da un cavaliere e dai suoi cani che la azzannano nonostante i suoi tentativi per difenderla. Secondo episodio: Nastagio (a sinistra) rimane inorridito quando vede che il cavaliere le strappa il cuore dal petto e lo dà in pasto ai suoi cani. Subito dopo miracolosamente la donna resuscita e l'inseguimento riprende (sullo sfondo al centro), finché non si ripete la stessa scena vista alcuni minuti prima. Nastagio chiede al cavaliere chi sia e lui gli rivela di essere un suo avo, Guido, suicidatosi dopo essere stato respinto dalla donna che amava; la punizione divina lo costringe pertanto insieme all'antica amata a riapparire nello stesso luogo per tanti anni quanti mesi la donna ne aveva deriso il sentimento. Terzo episodio: Nastagio decide di invitare a un banchetto nel luogo dell'apparizione i Traversari con la figlia; alla solita ora appaiono nuovamente il cavaliere e la donna e tutti gli ospiti inorridiscono davanti alla scena. Nastagio ne spiega i motivi e la figlia del Traversari, impaurita dalle conseguenze del suo rifiuto, acconsente finalmente a sposarlo. Quarto episodio: raffigura il ricco banchetto nuziale e sopra i capitelli si vedono gli stemmi della famiglia Pucci, dei Medici e dei Bini. === La Villa di Spedaletto === Nel 1483 partecipò al più ambizioso programma decorativo avviato da Lorenzo il Magnifico, la decorazione della villa di Spedaletto, presso Volterra, dove vennero radunati i migliori artisti sulla scena fiorentina dell'epoca: Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio, Filippino Lippi e Botticelli. Gli affreschi, che avevano un carattere squisitamente mitologico, come è noto andarono completamente perduti. === La serie mitologica === ==== Primavera ==== La Primavera è una delle opere più famose di Botticelli. Non è chiaro se i due grandi dipinti, il primo su tavola, il secondo su tela, facessero pendant, come li vide Vasari verso il 1550 nella villa medicea di Castello. Almeno per la Primavera pare assodato che fu commissionata da Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, cugino di secondo grado del Magnifico, che pure era stato allievo di Marsilio Ficino e che in seguito fece realizzare all'artista anche un ciclo di affreschi (perduto) nella villa. La Primavera ha un soggetto non pienamente chiarito, in cui i personaggi mitologici sottintendono varie teorie dell'Accademia neoplatonica e, probabilmente, anche alcuni riferimenti al committente e al suo matrimonio (1482). Una delle interpretazioni più verosimili vede il gruppo di figure come una rappresentazione dell'amor carnale istintivo (del gruppo di destra), che pure innesca il cambiamento in natura (la trasformazione in Flora-Primavera) e viene poi sublimato, sotto lo sguardo di Venere ed Eros al centro, in qualcosa di più perfetto (le Grazie, simbolo dell'Amore perfetto), mentre a sinistra Mercurio scaccia le nubi col caduceo per una primavera senza fine. Venere sarebbe dunque l'ideale umanistico dell'amore spirituale, in una prospettiva purificatoria ascendente. Il mito viene descritto in termini moderni, con una scena idilliaca dominata da ritmi ed equilibri formali sapientemente calibrati, come la linea armonica che definisce i panneggi, i gesti, i profili elegantissimi, fino a esaurirsi nel gesto di Mercurio. Le figure spiccano con nitidezza sullo sfondo scuro, con una spazialità semplificata che ricorda gli arazzi, nella quale si colgono i primi segni della crisi del mondo prospettico-razionale del primo Quattrocento verso un più libero inserimento delle figure nello spazio. ==== Nascita di Venere ==== Risale a un momento immediatamente successivo una delle opere più celebri dell'artista e del Rinascimento italiano in generale, la Nascita di Venere, databile, come la Primavera, nell'arco che va dal 1477 al 1485 circa. Le teorie più recenti rendono le due opere praticamente contemporanee, anche se è difficile che Botticelli abbia concepito i due dipinti entro il medesimo programma figurativo, anche per le differenze nella tecnica e nello stile. Contrariamente alla Primavera, la Nascita di Venere non è citata negli inventari medicei del 1498, 1503 e 1516, ma sempre grazie alla testimonianza del Vasari nelle Vite sappiamo che si trovava nella Villa di Castello nel 1550, quando egli vide le due opere esposte insieme nella residenza di campagna del ramo cadetto della famiglia. Per quanto riguarda l'interpretazione, la scena rappresenterebbe il momento appena precedente a quello della Primavera (l'insediamento di Venere nel giardino di Amore), cioè quello dell'approdo dopo la nascita dalla spuma del mare alle coste dell'Isola di Cipro, sospinta dall'unione dei venti Zefiro e Aura, e accolta da una delle Ore che le sta stendendo un ricco mantello intessuto di fiori addosso. Molti storici sembrano concordare sul legame strettissimo tra il dipinto e un passo delle Stanze del Poliziano: la coincidenza quasi assoluta tra il racconto e la tela confermerebbe che si tratti di un'illustrazione relativa al poema del filosofo neoplatonico, con gli impliciti richiami agli ideali sull'amore che caratterizzavano questa corrente di pensiero. La nascita di Venere sarebbe pertanto la venuta alla luce dell'Humanitas, intesa come allegoria dell'amore quale forza motrice della Natura. La figura della dea, rappresentata nella posa di Venus pudica (ossia mentre copre la sua nudità con le mani e i lunghi capelli biondi), è la personificazione della Venere celeste, simbolo di purezza, semplicità e bellezza disadorna dell'anima. Si tratta di uno dei concetti fondamentali dell'umanesimo neoplatonico, che ritorna sotto diversi aspetti anche in altri due dipinti del Botticelli realizzati all'incirca nello stesso periodo: la Pallade e il centauro e Venere e Marte. La composizione è estremamente bilanciata e simmetrica, il disegno è basato su linee elegantissime che creano giochi decorativi sinuosi e aggraziati. In ogni caso l'attenzione al disegno non si risolve mai in effetti puramente decorativi, ma mantiene un riguardo verso la volumetria e la resa veritiera dei vari materiali, soprattutto nelle leggerissime vesti. Il colore chiaro e nitido, derivato dalla particolare tecnica che imita l'affresco, intride di luce le figure, facendone risaltare la purezza penetrante della bellezza. Ancora più che nella Primavera, la spazialità dello sfondo è piatta, bloccando le figure in una magica sospensione. La progressiva perdita dei valori prospettici fa collocare quest'opera dopo la Primavera, in una fase in cui la "crisi" che investirà Firenze alla fine del secolo, è già più che mai avviata. ==== Pallade e il centauro ==== Anche Pallade e il centauro (1482-84) è citata tra le opere presenti nel palazzo di Via Larga negli inventari medicei insieme alla Primavera; in base al pensiero neoplatonico, supportato da alcuni scritti di Marsilio Ficino, la scena potrebbe essere considerata come l'Allegoria della Ragione, di cui è simbolo la dea che vince sull'istintualità raffigurata dal centauro, creatura mitologica per metà uomo e per metà bestia. È stata però proposta anche un'altra lettura in chiave politica del dipinto, che rappresenterebbe sempre in modo simbolico l'azione diplomatica svolta da Lorenzo il Magnifico in quegli anni, impegnato a negoziare una pace separata con il Regno di Napoli per scongiurare la sua adesione alla lega antifiorentina promossa da Sisto IV; in questo caso, il centauro sarebbe Roma e la dea la personificazione di Firenze (va notato infatti che essa porta l'alabarda e ha la veste decorata con l'insegna personale di Lorenzo), mentre sullo sfondo si dovrebbe riconoscere il golfo di Napoli. ==== Venere e Marte ==== È una lettura essenzialmente in chiave filosofica quella invece proposta per un'altra allegoria raffigurante Venere e Marte, distesi su un prato e circondati da un gruppetto di satiri giocherelloni; la fonte d'ispirazione di Botticelli sembra ragionevolmente essere il Symposium di Ficino, in cui si sosteneva la superiorità della dea Venere, simbolo di amore e di concordia, sul dio Marte, simbolo di odio e discordia (era infatti il dio della guerra per gli antichi). I satiri sembrano tormentare Marte disturbando il suo sonno, mentre ignorano del tutto Venere, vigile e cosciente; questa scena sarebbe la figurazione di un altro degli ideali cardine del pensiero neoplatonico, ossia l'armonia dei contrari, costituita dal dualismo Marte-Venere, anche se il critico Plunkett ha messo in evidenza come il dipinto riprenda puntualmente un passo dello scrittore greco Luciano di Samosata, in cui viene descritto un altro dipinto raffigurante Le nozze di Alessandro e Rossane. L'opera potrebbe dunque essere stata realizzata per il matrimonio di un membro della famiglia Vespucci, protettrice dei Filipepi (come dimostrerebbe l'inconsueto motivo delle api in alto a destra) e quindi questa iconografia sarebbe stata scelta come augurio nei confronti della sposa. === La Madonna del Magnificat === Lo spirito filosofico che pare avvolgere tutte le opere di Botticelli nella prima metà degli anni ottanta, si estese anche a quelle di carattere religioso; ne è un significativo esempio il tondo con la Madonna del Magnificat, eseguita tra il 1483 e il 1485 e dove secondo André Chastel egli cercò di coniugare il naturalismo classico con lo spiritualismo cristiano. La Vergine è al centro, riccamente abbigliata, con la testa coperta da veli trasparenti e stoffe preziose e i suoi capelli biondi si intrecciano con la sciarpa annodata sul petto; il nome del dipinto deriva dalla parola "Magnificat" che compare su un libro retto da due angeli, abbigliati come paggi che porgono alla Madonna il calamaio, mentre il Bambino osserva la madre e con la mano sinistra afferra una melagrana, simbolo della resurrezione. Sullo sfondo s'intravede un paesaggio attraverso una finestra di forma circolare; la cornice di pietra dipinta schiaccia le figure in primo piano, che assecondano il movimento circolare della tavola in modo da far emergere le figure dalla superficie del dipinto, come se l'immagine fosse riflessa in uno specchio convesso e allo stesso tempo la composizione è resa ariosa grazie alla disposizione dei due angeli reggilibro in primo piano che conducono attraverso un'ideale diagonale verso il paesaggio sullo sfondo. Un'altra committenza pubblica lo tenne occupato fino al 1487: si tratta di un tondo per la sala delle Udienze della Magistratura dei Massai di Camera in Palazzo Vecchio, forse la Madonna della melagrana. === La crisi irreversibile === A partire da questo periodo la produzione del pittore iniziò a rivelare i primi segni di una crisi interiore che culminò nell'ultima fase della sua carriera in un esasperato misticismo, volto a rinnegare lo stile per il quale egli si era contraddistinto nel panorama artistico fiorentino dell'epoca. La comparsa sulla scena politico-religiosa del predicatore ferrarese Savonarola determinò, soprattutto dopo la morte di Lorenzo il Magnifico (1492), un profondo ripensamento della cultura precedente, condannando i temi mitologici e pagani, la libertà nei costumi, l'ostentazione del lusso. Il frate attaccò duramente i costumi e la cultura del tempo, predicendo morte e l'arrivo del giudizio divino, e imponendo penitenza ed espiazione dei propri peccati. La discesa di Carlo VIII di Francia (1494) sembrò far avverare le sue profezie, per cui, al culmine del prestigio personale, Savonarola riuscì a fomentare la sommossa che scacciò Piero il Fatuo restaurando la Repubblica fiorentina, nella cui organizzazione pare che il frate diede un contributo sostanziale. Botticelli fu, insieme a molti altri artisti come Fra Bartolomeo e il giovane Michelangelo, profondamente influenzato dal nuovo clima. Si infransero le sicurezze fornite dall'umanesimo quattrocentesco, a causa del nuovo e turbato clima politico e sociale. Nel 1497 e 1498 i seguaci di Savonarola organizzarono diversi «roghi delle vanità», che non solo dovettero impressionare molto il pittore, ma innescarono in lui grossi sensi di colpa per aver dato volto a quel magistero artistico così aspramente condannato dal frate. L'avversità del Vaticano con il papa Alessandro VI e di altri Stati italiani misero in crisi la popolarità del frate che, abbandonato dai suoi stessi concittadini, finì per essere scomunicato e poi condannato all'impiccagione e al rogo dopo un processo fortemente pilotato, subendo il supplizio in piazza della Signoria il 23 maggio 1498. Che Botticelli fosse seguace militante del frate domenicano non è documentato, ma si trova un accenno della sua perorazione della causa savonaroliana nella Cronaca di Simone Filipepi in cui l'artista è rappresentato in un dialogo in cui trova ingiusta la condanna del frate. Alcune tematiche del frate domenicano si trovano dopotutto in sue opere più tarde, come la Natività mistica e la Crocifissione simbolica, che testimoniano almeno una sua forte ammirazione verso tale personalità. Non dovette essere un caso che dopo il 1490 Botticelli cambiò le tematiche della sua arte dedicandosi esclusivamente a temi sacri. Le Madonne acquistano una fisionomia più che mai alta e longilinea, con lineamenti più affilati che danno loro un carattere ascetico (Madonna Bardi, Pala di San Barnaba, 1485 circa), che dimostrano un più marcato plasticismo e uso del chiaroscuro oltre all'accentuata espressività dei personaggi. In altri casi il pittore arriva a ripristinare un arcaico fondo oro, come nella Pala di San Marco (1488-1490). A questi anni è sicuramente datata l'Annunciazione di Cestello (1489-1490). Il 13 ottobre 1490 fu multato dagli Ufficiali di Notte e Monasteri, specializzati nel sanzionare i reati contro la moralità, per un'infrazione "contra ordinamenta" non specificata. Tra gli incarichi pubblici di quegli anni ci furono la decorazione a mosaico della Cappella di San Zanobi in Santa Maria del Fiore, eseguita poi da David Ghirlandaio, Gherardo e Monte di Giovanni, e la partecipazione alla commissione, con Lorenzo di Credi, Ghirlandaio, Perugino e Alesso Baldovinetti, per valutare i progetti per la facciata del Duomo, mai realizzata fino al XIX secolo. ==== La Calunnia ==== Il vero "spartiacque" tra le due maniere però è la cosiddetta Calunnia eseguita tra il 1490 e il 1495, un dipinto allegorico tratto da Luciano, e riportato nel trattato dell'Alberti che alludeva alla falsa accusa rivolta da un rivale al pittore antico Apelle, di aver cospirato contro Tolomeo Filopatore. La complessa iconografia riprende anche stavolta fedelmente l'episodio originale e la scena viene inserita all'interno di una grandiosa aula, riccamente decorata di marmi e rilievi e affollata di personaggi; il quadro va letto da destra verso sinistra: il re Mida (riconoscibile dalle orecchie d'asino), nelle vesti del cattivo giudice, è seduto sul trono, consigliato da Ignoranza e Sospetto; davanti a lui sta il Livore, l'uomo con il cappuccio nero e la torcia in mano; dietro a lui è la Calunnia, donna molto bella e che si fa acconciare i capelli da Perfidia e Frode, mentre trascina a terra il Calunniato impotente; la vecchia sulla sinistra è la Penitenza e l'ultima figura di donna sempre a sinistra è la Verità, con lo sguardo rivolto al cielo, come a indicare l'unica vera fonte di giustizia. Nonostante la perfezione formale del dipinto, la scena si caratterizza innanzitutto per un forte senso di drammaticità; l'ambientazione fastosa concorre a creare una sorta di "tribunale" della storia, in cui la vera accusa sembra essere rivolta proprio al mondo antico, dal quale pare essere assente la giustizia, uno dei valori fondamentali della vita civile. È una constatazione amara, che rivela tutti i limiti della saggezza umana e dei principi etici del classicismo, non del tutto estranea alla filosofia neoplatonica, ma che qui viene espressa con toni violenti e patetici, che vanno ben oltre la semplice espressione di malinconia notata sui volti dei personaggi delle opere giovanili di Botticelli. ==== Il Compianto e la Natività mistica ==== Savonarola venne giustiziato il 23 maggio 1498, ma la sua esperienza aveva inferto dei colpi così duri alla vita pubblica e culturale fiorentina, che la città non si riprese mai del tutto. Dopo la morte del Savonarola Botticelli non era più lo stesso e non poteva certamente tornare ad abbracciare i miti pagani come se nulla fosse successo. Il suo punto di vista è registrato nella Cronaca di Simone Filipepi (1499) in cui il pittore è descritto a colloquio con Dolfo Spini, uno dei giudici che aveva partecipato al processo di Savonarola, a proposito delle vicende che portarono alla condanna del frate. Le parole di Botticelli suonano come un rimprovero per una sentenza ritenuta ingiusta. Le opere degli anni successivi appaiono sempre più isolate nel contesto cittadino e animate da una fantasia visionaria. Botticelli si rifugiò in un desolato e acceso misticismo come attestano il Compianto sul Cristo morto di Milano, praticamente contemporaneo alla Calunnia, con figure dai gesti patetici e il corpo di Cristo al centro che si arcua a semicerchio, e la Natività mistica del 1501: Botticelli eseguì una scena dai toni apocalittici e dall'impianto arcaizzante, compiendo una consapevole regressione che arriva a rinnegare la costruzione prospettica, rifacendosi all'iconografia medievale che ordinava le figure in base alla gerarchia religiosa. La scritta in greco in alto (un unicum nella sua produzione), la danza degli angeli al di sopra della capanna e l'inedito motivo dell'abbraccio tra le creature celesti e gli uomini, costituiscono gli elementi di questa visione profetica sull'avvento dell'Anticristo. Botticelli voleva far entrare il dolore e il pathos nelle sue composizioni, in modo da coinvolgere maggiormente lo spettatore, ma il suo tentativo di percorrere a ritroso il cammino della vita e della storia, non incontrò né il favore, né la comprensione dei suoi contemporanei, che passata la "tempesta" savonaroliana, tentarono lentamente di tornare alla normalità. Del resto è solo nella produzione di Botticelli che le influenze del frate ebbero un effetto così duraturo. === Ultimi anni === Nel 1493 morì suo fratello Giovanni e nel 1495 concluse alcuni lavori per i Medici del ramo "Popolano", dipingendo per loro alcune opere per la villa del Trebbio. Nel 1498 i beni denunciati al catasto testimoniano un cospicuo patrimonio: una casa nel quartiere di Santa Maria Novella e un reddito garantito dalla villa di Bellosguardo nei dintorni di Firenze. Del 1502 è un suo celebre scritto relativo alla realizzazione di un giornaletto denominato beceri, di carattere prevalentemente satirico, destinato ad allietare la lettura delle frange nobiliari della società rinascimentale. Tale progetto, tuttavia, restò tale, non essendo mai stato portato a compimento. Nel 1502 una denuncia anonima lo accusò di sodomia. Nel registro degli Ufficiali di Notte, al 16 novembre di quell'anno, è riportato come il pittore "si tiene un garzone"... In ogni caso sia quest'episodio sia quello di dodici anni prima si risolsero apparentemente senza danni per l'artista. La sua fama era ormai in pieno declino anche perché l'ambiente artistico, non solamente fiorentino, era dominato dal già affermato Leonardo e dal giovane astro nascente Michelangelo. Dopo la Natività mistica Botticelli sembra rimanere inattivo. Nel 1502 scrisse una lettera a Isabella d'Este offrendosi, libero da impegni, per lavorare alla decorazione del suo studiolo. Nonostante fosse anziano e piuttosto in disparte il suo parere artistico doveva essere ancora tenuto in considerazione se nel 1504 venne incluso tra i membri della commissione incaricata di scegliere la collocazione più idonea per il David di Michelangelo. Il pittore ormai anziano e quasi inattivo trascorse gli ultimi anni di vita isolato e in povertà, morendo il 17 maggio 1510. Fu sepolto nella tomba di famiglia nella chiesa di Ognissanti a Firenze. L'unico suo vero erede fu Filippino Lippi, che condivise con lui l'inquietudine presente nella sua ultima produzione. == La presunta omosessualità == Sandro Botticelli, oltre che per le sue opere pittoriche, è noto anche per un altro aspetto, interessante nonché peculiare per l'epoca: il fatto che egli non si sposò mai ("La sola idea di matrimonio gli toglieva il sonno" raccontava Poliziano) ma che anzi, secondo diversi studi svolti dal Novecento a oggi, egli fosse omosessuale; nel 1490 egli fu accusato, da parte del tribunale di Firenze di sodomia, accusa che poi fu ripresa nuovamente nel 1502 per una denuncia anonima, sebbene l'episodio si risolse senza conseguenze legali. == Stile == Lo stile di Botticelli subì diverse evoluzioni nel tempo, ma fondamentalmente mantenne alcuni tratti comuni che lo rendono tutt'oggi ben riconoscibile, anche nel vasto pubblico. Gli input fondamentali della sua formazione artistica furono sostanzialmente tre: Filippo Lippi, Andrea del Verrocchio e Antonio del Pollaiolo. Dal Lippi, suo primo vero maestro, apprese a dipingere fisionomie eleganti e di una rarefatta bellezza ideale, il gusto per la predominanza del disegno e della linea di contorno, le forme sciolte, i colori delicatamente intonati, il calore domestico delle figure sacre. Dal Pollaiolo ricavò la linea dinamica ed energetica, capace di costruire forme espressive e vitali con la forza del contorno e del movimento. Dal Verrocchio imparò a dipingere forme solenni e monumentali, fuse con l'atmosfera grazie ai fini giochi luministici, e dotate di effetti materici nella resa dei diversi materiali. Dalla sintesi di questi motivi Botticelli trasse un'espressione originale e autonoma del proprio stile, caratterizzato dalla particolare fisionomia dei personaggi, impostati a una bellezza senza tempo sottilmente velata di malinconia, dal maggiore interesse riservato alla figura umana rispetto agli sfondi e l'ambiente, e dal linearismo che talvolta modifica le forme a seconda del sentimento desiderato ("espressionismo"), quest'ultimo soprattutto nella fase tarda dell'attività. Di volta in volta, a seconda dei soggetti e del periodo, prevalgono poi le componenti lineari o coloristiche o, infine, espressionistiche. Nell'ultima produzione si affacciò il dilemma nel contrasto tra il mondo della cultura umanistica, con le sue componenti cortesi e paganeggianti, e quello del rigore ascetico e riformatore di Savonarola, che portò l'artista a un ripensamento e a una crisi mistica che si legge anche nelle sue opere. I soggetti si fanno sempre più introspettivi, quasi esclusivamente religiosi, e le scene diventano più irreali, con la ripresa consapevole di arcaicismi quali il fondo oro o le proporzioni gerarchiche. In questa crisi però si trova anche il seme della rottura dell'ideale di razionalità geometrica del primo Rinascimento, in favore di una più libera disposizione dei soggetti nello spazio che prelude la sensibilità di tipo cinquecentesco. La pittura di Botticelli s'ispirò anche alla filosofia del neoplatonismo rinascimentale fiorentino il cui fondatore fu Marsilio Ficino. == Disegni == Di Botticelli resta anche una cospicua produzione di disegni. Spesso si tratta di opere preparatorie a dipinti, mentre altre volte furono opere indipendenti. L'esempio più celebre è dato dai disegni per la Divina Commedia, realizzati su pergamena tra il 1490 e il 1496 per Lorenzo il Popolano e oggi dispersi tra la Biblioteca Apostolica Vaticana e il Kupferstichkabinett di Berlino. In queste opere il linearismo è accentuato e il gusto è arcaizzante, con le figure che si muovono tra pochissimi dati ambientali. A Botticelli sono anche attribuiti i cartoni di varie tarsie, come quelle delle porte della Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio (1478) o alcune per lo studiolo di Federico da Montefeltro (1476). Gli Uffizi conservano la Lunetta con tre angeli volteggianti e al British Museum c'è lo schizzo a penna Allegoria dell'Abbondanza. == Omaggi == È il protagonista del romanzo Sandro, di Johannes Bramante. È personaggio di rilievo nel romanzo L'Alba del Priore, di Oriano Bertoloni (Edizioni Medicea Firenze, 2018). A Botticelli è stato intitolato il cratere Botticelli, sulla superficie di Mercurio. È stato dedicato alla sua figura il lungometraggio Botticelli, il suo tempo, i suoi amici artisti di Guido Arata (1993). L'artista appare anche nella seconda stagione della serie televisiva I Medici, in cui è interpretato da Sebastian de Souza. Nell'espansione videoludica Hearts Of Stone, si fa riferimento a lui sotto falso nome di "Votticelli". == Opere == === Fase giovanile === Madonna col Bambino degli Innocenti, 1465-1467, tempera su tavola, 87×60 cm, Firenze, Galleria dello Spedale degli Innocenti Madonna col Bambino e un angelo, 1465-1467, tempera su tavola, 110×70 cm, Ajaccio, Museo Fesch Adorazione dei Magi, 1465-1470, tempera su tavola, 50×136 cm, Londra, National Gallery Madonna col Bambino, 1467 circa, tempera su tavola, 71×51 cm, Avignone, Musée du Petit Palais Madonna della Loggia, 1467 circa, tempera su tavola, 72×50 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Madonna col Bambino e un angelo adorante, 1468 circa, tempera su tavola, 88×68 cm, Pasadena, Norton Simon Museum Madonna col Bambino, san Giovannino e due angeli, 1468 circa, tempera su tavola, 85×62 cm, Firenze, Galleria dell'Accademia Madonna col Bambino e due angeli, 1468-1469 circa, tempera su tavola, 100×71 cm, Napoli, Museo di Capodimonte Ritratto di giovane, 1469 circa, tempera su tavola, 51×33,7 cm, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina Madonna in gloria di serafini, 1469-1470, tempera su tavola, 120×65 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Madonna del Roseto, 1469-1470, tempera su tavola, 124×65 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Madonna delle Grazie (attribuzione incerta), 1470 circa, tempera su tavola, 80×58 cm, Castellammare di Stabia, collezione privata Fortezza, 1470 circa, tempera su tavola, 167×87 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Pala di Sant'Ambrogio, 1470 circa, tempera su tavola, 170×194 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Madonna dell'eucaristia, 1470 circa, tempera su tavola, 84×65 cm, Boston, Isabella Stewart Gardner Museum Ritratto di Esmeralda Brandini, 1470-1475, tempera su tavola, 65,7×41 cm, Londra, Victoria and Albert Museum Adorazione dei Magi, 1470-1475, tempera su tavola, tondo, diam. 131,5 cm, Londra, National Gallery Ritorno di Giuditta a Betulia, 1472 circa, olio su tavola, 31×24 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Scoperta del cadavere di Oloferne, 1472 circa, tempera su tavola, 31×25 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi San Sebastiano, 1474 circa, tempera su tavola, 195×75 cm, Berlino, Staatliche Museen === Prima fase medicea === Madonna adorante il Bambino con San Giovannino, 1475-1480 circa Piacenza, Palazzo Farnese Ritratto d'uomo con medaglia di Cosimo il Vecchio, 1474 circa, tempera su tavola, 57,5×44 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Adorazione dei Magi, 1475 circa, tempera su tavola, 111×134 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Adorazione del Bambino, 1476-1477, affresco, 200×300 cm, Firenze, chiesa di Santa Maria Novella Santa Caterina d'Alessandria, 1475 circa, Altenburg, Lindenau-Museum Madonna del Mare, 1477 circa, tempera su tavola, 60,5×49,5 cm, Firenze, Galleria dell'Accademia Ritratto di Giuliano de' Medici, 1478-1480, tempera su tavola, 75,6×52,6 cm, Washington, National Gallery of Art Ritratto di Giuliano de' Medici, 1478-1480 circa, tempera su tavola, 54×36 cm, Bergamo, Accademia Carrara Ritratto di Giuliano de' Medici, 1478-1480 circa, tempera su tavola, 53×36 cm, Berlino, Gemäldegalerie Madonna Raczynski, 1477 circa, tempera su tavola, tondo, diametro 135 cm, Berlino, Gemäldegalerie Sant'Agostino nello studio, 1480, affresco, 152×112 cm, Firenze, chiesa di Ognissanti Cristo benedicente, 1480 circa, tempera su tavola, 45×29 cm, Detroit, Detroit Institute of Arts Ritratto di giovane donna, 1480 circa, olio su tavola, 47,5×35 cm, Berlino, Gemäldegalerie Giovane uomo con in mano una medaglia, 1480 circa, tempera su tavola, 58,7×38,9 cm, New York Natività, tempera su tavola, tondo, Cassino, Museo Abbazia di Montecassino Madonna del Magnificat, 1480-1481, tempera su tavola, tondo, diametro 118 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Ritratto di dama, 1480-1485, tempera su tavola, 82×54 cm, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut Madonna del Libro, 1480-1481 circa, tempera su tavola, 58×39,5 cm, Milano, Museo Poldi Pezzoli Annunciazione di San Martino alla Scala, 1481, affresco staccato, 243×550 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi === Roma === Ritratti di papi, 1481 circa, affreschi, Città del Vaticano, Cappella Sistina Prove di Mosè, 1481-1482, affresco, 348,5×558 cm, Città del Vaticano, Cappella Sistina Punizione dei ribelli, 1481-1482, affresco, 348,5×570 cm, Città del Vaticano, Cappella Sistina Prove di Cristo, 1481-1482, affresco, 345×555 cm, Città del Vaticano, Cappella Sistina === Seconda fase medicea === Adorazione dei Magi, 1482 circa, tempera su tavola, 70×103 cm, Washington, National Gallery of Art Primavera, 1482 circa, tempera su tavola, 203×314 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Pallade e il centauro, 1482 circa, tempera su tela, 205×147,5 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Ritratto di giovane uomo, 1482-1483, tempera su tavola, 41×31 cm, Washington, National Gallery of Art Venere e Marte, 1483 circa, tempera su tavola, 69×173,5 cm, Londra, National Gallery Nastagio degli Onesti, primo episodio, 1483 circa, tempera su tavola, 83×138 cm, Madrid, Museo del Prado Nastagio degli Onesti, secondo episodio, 1483 circa, tempera su tavola, 82×138 cm, Madrid, Museo del Prado Nastagio degli Onesti, terzo episodio, 1483 circa, tempera su tavola, 83×142 cm, Madrid, Museo del Prado Nastagio degli Onesti, quarto episodio, 1483 circa, tempera su tavola, 83×142 cm, Firenze, collezione privata di palazzo Pucci Ritratto virile, 1483 circa, tempera su tavola, 37,5×28,2 cm, Londra, National Gallery Madonna Bardi, 1485, tempera su tavola, 185×180 cm, Berlino, Staatliche Museen Ritratto di giovane donna, 1485 circa, tempera su tavola, 61×40 cm, Firenze, Galleria Palatina Nascita di Venere, 1485 circa, tempera su tela, 172,5×278,5 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Annunciazione, 1485 circa, tempera e oro su tavola, 19,1×31,4 cm, New York, Metropolitan Museum Ciclo di villa Lemmi, 1486 circa, affreschi trasferiti su tela, Parigi, Musée du Louvre Venere e le tre Grazie offrono doni a una giovane, 211×284 cm Giovane uomo introdotto tra le Arti Liberali, 238×284 cm Madonna della melagrana, 1487, tempera su tavola, diametro 143,5 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi === Ultima fase === Pala di San Barnaba, 1488 circa, tempera su tavola, 268×280 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Visione di sant'Agostino, tempera su tavola di predella, 20×38 cm Cristo nel sepolcro, tempera su tavola di predella, 21×41 cm Salomè con la testa di Giovanni Battista, tempera su tavola di predella, 21×40,5 cm Estrazione del cuore di sant'Ignazio, tempera su tavola di predella, 21×40,5 cm Madonna col Bambino, san Giovannino e angeli, 1488-1490, tempera su tavola, tondo, diametro 170 cm, Roma, Galleria Borghese Annunciazione di Cestello, 1489-1490, tempera su tavola, 150×156 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Vergine adorante il Bambino, 1490 circa, tempera su tavola, tondo, diametro 59,6 cm, Washington, National Gallery of Art Vergine che adora il Bambino dormiente, 1490 circa, tempera su tela, 122×80 cm, Edimburgo, National Gallery of Scotland Pala di San Marco, 1490-1492, tempera su tavola, 378×258 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Incoronazione della Vergine e santi, tempera su tavola di predella, 378×258 cm San Giovanni Evangelista a Patmos, tempera su tavola di predella, 21×269 cm Sant'Agostino nella cella, tempera su tavola di predella, 21×269 cm Annunciazione, tempera su tavola di predella, 21×269 cm San Gerolamo penitente, tempera su tavola di predella, 21×269 cm Miracolo di sant'Eligio, tempera su tavola di predella, 21×269 cm Annunciazione, 1490 circa, tempera su tavola, 49,5×58,5 cm, Glasgow, Kelvingrove Art Gallery and Museum Sant'Agostino nello studio, 1490-1494, tempera su tavola, 41×27 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Ritratto di Michele Marullo Tarcaniota, 1490-1495 circa, tempera su tela trasferita da tavola, 49×35 cm, Barcellona, Collezione Guardans-Cambó (esposto in prestito a lungo termine al Prado, Madrid). Madonna col Bambino e san Giovannino, 1490-1495, tempera su tela, 134×92 cm, Firenze, Galleria Palatina Madonna col Bambino e san Giovannino, 1490-1500, tempera su tavola, 74×74 cm, San Paolo, Museo d'arte di San Paolo Madonna col Bambino e san Giovannino, 1490-1500, tempera e olio su tavola, 88,6 cm, Cleveland, Cleveland Museum of Art Ritratto di Ser Piero Lorenzi, 1490-1495, tempera su tavola, 50×36,5 cm, Filadelfia, Philadelphia Museum of Art Pala delle Convertite, 1491-1493 circa, tempera su tavola, 215×192 cm, Londra, Courtauld Institute Galleries Maddalena che ascolta la predica di Cristo, 18×42 cm, Filadelfia, Philadelphia Museum of Art Festa in casa di Simone, 18×42 cm, Filadelfia, Philadelphia Museum of Art Noli me tangere, 18×42 cm, Filadelfia, Philadelphia Museum of Art Comunione e assunzione della Maddalena, 118×42 cm, Filadelfia, Philadelphia Museum of Art Madonna del Padiglione, 1493 circa, tempera su tavola, tondo, diametro 65 cm, Milano, Pinacoteca Ambrosiana Calunnia, 1494-1495, tempera su tavola, 62×91 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Ritratto di Dante, 1495 circa, tempera su tela, 54,7×47,5 cm, Ginevra, collezione privata Compianto sul Cristo morto, 1495 circa, tempera su tavola, 107×71 cm, Milano, Museo Poldi Pezzoli Compianto sul Cristo morto con i santi Girolamo, Paolo e Pietro, 1495 circa, tempera su tavola, 140×207 cm, Monaco, Alte Pinakothek Comunione di san Girolamo, 1495 circa, tempera su tavola, 34,5×25,4 cm, New York, Metropolitan Museum Giuditta con la testa di Oloferne, 1495-1500, tempera su tavola, 36,5×20 cm, Amsterdam, Rijksmuseum Discesa dello Spirito Santo, 1495-1505, olio su tavola, 207×229 cm, Birmingham, Birmingham Museum & Art Gallery Storie di Virginia, 1498 circa, tempera su tavola, 85×165 cm, Bergamo, Accademia Carrara Storie di Lucrezia, 1498 circa, tempera su tavola, 83,5×180 cm, Boston, Isabella Stewart Gardner Museum San Gerolamo, 1498-1505, tempera su tela, 44,5×26 cm, San Pietroburgo, Ermitage San Domenico, 1498-1505, tempera su tela, 44,5×26 cm, San Pietroburgo, Ermitage Cristo coronato di spine, 1500 circa, tempera su tavola, 47,6×32,3 cm, Bergamo, Accademia Carrara Assunzione della vergine con i santi Benedetto, Tommaso apostolo e Giuliano, 1500 circa, Tempera e oro su tavola, 178 x 88,2 cm, Galleria nazionale di Parma Madonna col Bambino e san Giovanni Battista, 1500 circa, tempera su tavola, 123,8×84,4 cm, Boston, Museum of Fine Arts Trasfigurazione con i santi Gerolamo e Agostino, 1500 circa, tempera su tavola, 27,5×35,5 cm, Roma, Galleria Pallavicini Orazione nell'orto, 1500 circa, tempera su tavola, 53×35 cm, Granada, Museo de la Capilla Real Adorazione del Bambino, 1500 circa, tempera su tavola, tondo, diam. 125,7 cm, Raleigh, North Carolina Museum of Art Adorazione del Bambino, 1500 circa, olio su tavola, tondo, diam. 120,8 cm, Houston, Museum of Fine Arts Adorazione dei Magi, 1500 circa, tempera su tavola, 108×173 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi Madonna col Bambino e sei angeli, 1500 circa, olio su tavola, tondo, Firenze, Galleria Corsini Natività mistica, 1501, olio su tela, 108,5×75 cm, Londra, National Gallery Battesimo ed elezione a vescovo di san Zanobi, 1500-1505, tempera su tavola, 66,5×149,5 cm, Londra, National Gallery Tre miracoli di san Zanobi, 1500-1505, tempera su tavola, 65×139,5 cm, Londra, National Gallery Tre miracoli di san Zanobi, 1500-1505, tempera su tavola, 67,3×150,5 cm, New York, Metropolitan Museum Ultimo miracolo e morte di san Zanobi, 1500-1505, tempera su tavola, 66×182 cm, Dresda, Gemäldegalerie Cristo dei dolori, 1500-1510, olio e tempera su tavola, 69x51,4 cm, collezione privata Crocifissione simbolica, 1502 circa, tempera su tela, 73,5×50,8 cm, Cambridge (Massachusetts), Fogg Art Museum == Note == == Bibliografia == Giorgio Vasari, Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri, Giunti, Firenze 1568. Bruno Santi, Botticelli, in I protagonisti dell'arte italiana, Scala Group, Firenze 2001. ISBN 88-8117-091-4. G. Cornini, Botticelli, in Art e Dossier, n. 49, settembre 1990, pp. 3–47. F. Strano, Botticelli, in Gedea Le Muse, VI, Novara, Ist. Geografico De Agostini, 2004. Sandro Botticelli e la cultura della cerchia medicea, Storia dell'arte italiana, II, diretta da Carlo Bertelli, Giuliano Briganti e Antonio Giuliano, Milano, Electa, 1990, pp. 292–299. Ilaria Taddei, Botticelli, Firenze, Ministero per i Beni e le Attività culturali, 2001. AA.VV., Galleria degli Uffizi, collana I Grandi Musei del Mondo, Roma 2003. Chiara Garzya, "Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena; a proposito della Primavera di Botticelli", in "Critica letteraria", 130, anno XXXIII, fasc. II, N.127/2005. L'opera completa del Botticelli, Classici dell'Arte Rizzoli, Milano, 1978. M. Horak, "Piacenzia, è terra di passo come Fiorenza", Leonardo da Vinci, Codice Atlantico, f.887 r-v, Il Tondo di Botticelli e la Madonna dei fusi, ambasciatori piacentini d'arte e cultura in Giappone, LI.R. - Piacenza, 2015, ISIN 978-88-95153-53-7. == Altri progetti == Wikisource contiene una pagina dedicata a Sandro Botticelli Wikiquote contiene citazioni di o su Sandro Botticelli Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Sandro Botticelli == Collegamenti esterni == Botticèlli, Sandro di Mariano Filipepi detto il, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Adolfo Venturi, BOTTICELLI, Sandro, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930. Botticèlli, Sandro, su sapere.it, De Agostini. (EN) Ronald W. Lightbown, Sandro Botticelli / Italian painter / Also known as: Alessandro di Mariano Filipepi, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. 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