BellanoBellano (Belàan in dialetto comasco, pronuncia fonetica IPA: /beˈlãː/), è un comune italiano di 3 358 abitanti della provincia di Lecco in Lombardia, situato sulla sponda orientale del Lago di Como. Confina a nord col comune di Dervio, a est con i comuni di Valvarrone e di Casargo, a sud con i comuni di Taceno, Parlasco e Perledo, mentre a ovest è interamente bagnato dal lago di Como. == Geografia fisica == === Clima === == Storia == Il territorio di Bellano era forse già abitato in epoca romana. Nel secolo scorso furono frequenti i ritrovamenti di sepolture d'età romana. In questo periodo storico era attraversato dalla via Spluga, strada romana che collegava Milano con il passo dello Spluga. Nel 905, ma con probabilità già da alcuni secoli, la città era di proprietà dell'arcivescovo di Milano, che vi aveva fissata una sua residenza da cui amministrava la giustizia civile. Stando a quanto riferisce un documento d'archivio, conservato nel monastero milanese di Sant'Ambrogio, nell'anno 905 si sarebbe tenuto un processo nel quale l'arcivescovo Andrea da Cantiano avrebbe fatto da giudice in una disputa che vedeva contrapposti gli abitanti di Limonta all'abate dello stesso monastero, e durante il processo lo stesso arcivescovo avrebbe risieduto nell'«aula solarii Curtis sancti Ambrosii, que Belano dicitur sita iuxta laco comense», ossia nel «soleggiato palazzo della corte di Sant'Ambrogio che è detta Belano, sita presso il lago comense». Si è molto discusso sull'origine della Pieve, forse già del VII secolo, vista anche l'antichità della titolazione ai santi Nazaro e Celso, ai quali poi si aggiunse san Giorgio. Ad ogni modo, la Pieve di Bellano è menzionata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero. Passata come la Valsassina sotto il controllo dei Torriani, venne poi non senza contrasto in possesso dei Visconti dalla fine del Duecento, e dal 1370 godette del diritto di formulare i propri Statuti. La città tre-quattrocentesca rivestiva una posizione di rilievo nel Lario: le mura, il Pretorio, la vecchia Parrocchiale presso il Pioverna, i numerosi palazzi, la precocità dell'insegnamento (scuole grammaticales sono attestate dal 1417) conferivano a Bellano notevole prestigio, che spiega sia la frequenza dei saccheggi (celebre quello veneziano del 1447), terminati nel 1454 con la pace di Lodi, sia le resistenze ai tentativi d'infeudazione (nel 1467 ai Rusca, nel 1471 a Lorenzo da Pesaro), fino all'assegnazione nel 1480 del Contado della Riviera con Bellano, Mandello del Lario e Varenna, e l'anno successivo si aggiunsero Dervio, Corenno e Monte Introzzo, a Pietro II Dal Verme, conte di Bobbio, Voghera, Castel San Giovanni e tutta la val Tidone, Pieve di Incino e Valsassina, che muore avvelenato dalla moglie nel 1485, e il feudo viene assegnato a Chiara Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza, vedova Dal Verme. Nonostante le frequenti espropriazioni e i danni (distruzione delle mura per volontà del Medeghino, nel 1531), la Sforza seppe mantenere il controllo della situazione fino alla morte (1530), mentre nel 1533 i suoi eredi Fregoso preferirono cedere Bellano e gli altri feudi agli Sfondrati. Notiamo con interesse come proprio gli anni 1520-1530, tumultuosi e spesso drammatici, videro in Bellano una notevole fioritura d'arte, ben testimoniata nella fabbrica della Parrocchiale. Negli anni 1580 Bellano figura nella mappa che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano. Dal 1533 al 1788 la città fu parte importante del feudo Sfondrati della Riviera, pur subendo dure prove come le pestilenze del 1576-1577 e 1630 e i saccheggi Montalto (1629) e Rhoan (1634). Con la morte dell'ultimo Sfondrati, nel 1788 Bellano ritornò a essere proprietà demaniale del Ducato di Milano. Il 1º gennaio 2020 ha incorporato il territorio del comune di Vendrogno. A novembre 2021 entra a far parte del circuito de I borghi più belli d'Italia. === Simboli === Lo stemma comunale è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 30 settembre 2021, il quale ha "aggiornato" la precedente concessione, avvenuta con decreto del capo del Governo del 6 dicembre 1928: Gli elementi costitutivi dello stemma, presenti fin dal 1928, sono i simboli di due importanti famiglie gentilizie legate al territorio, i Della Torre o Torriani (una torre con le iniziali A e N) e i Visconti (un biscione con le lettere I e O, iniziali di Ioannes, ovvero l'arcivescovo di Milano Giovanni Visconti); all'interno della "mantellatura" costituita dai suddetti emblemi, l'effigie della nave che fende i flutti evoca la posizione della cittadina di Bellano, sulle sponde del lago di Como. Il decreto presidenziale del 2021 ha aggiunto al disegno il capo rosso col giglio d'oro, che riprende lo stemma del soppresso comune di Vendrogno. Il gonfalone è un drappo di azzurro caricato dell'arma comunale; originariamente concesso con regio decreto del 22 febbraio 1934, è stato a sua volta modificato nel rispetto del già citato D.P.R. del 30 settembre 2021. == Monumenti e luoghi d'interesse == === Architetture religiose === La chiesa dei Santi Nazaro e Celso risalente al 1348, riconosciuta come monumento nazionale è una costruzione in stile tardo romanico, notevolmente restaurata; all'esterno, sulla facciata, il rosone presenta una pregevole cornice di grandi dimensioni; tra il portale e il rosone è situata una edicola gotica impreziosita da una statua di Sant'Ambrogio oggi locata all'interno. All'interno sono presenti molti affreschi risalenti al XVI secolo. La chiesa di Santa Marta edificata nel sec. XIV, conserva al suo interno il gruppo ligneo del 1500 di Giovanni Angelo Del Maino con nove figure raffiguranti la deposizione. La chiesa di San Grato nella frazione di Vendrogno. La chiesa di Sant'Andrea (XIII-XVII secolo), nella frazione Bonzeno, citata nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani. Il santuario della Madonna delle Lacrime (1690-1704), in località Lezzeno e in stile barocco, venne eretto in seguito a un presunto evento miracoloso di lacrimazione di sangue da parte di un'icona mariana. Secondo la tradizione, l'episodio sarebbe avvenuto il 6 agosto 1688. Esattamente due anni dopo ci sarebbe stata la posa della prima pietra del santuario, completato agl'inizi del 1704 e consacrato nel 1896 da Andrea Carlo Ferrari. Il 6 agosto 1938, Alfredo Ildefonso Schuster dotò l'effigie di una corona. All'interno del Santuario trova inoltre posto una pala d'altare raffigurante una Gloria di San Giuseppe (XVII secolo). L'oratorio dei Santi Bernardino e Sebastiano (XV secolo), in località Ombriaco, citata negli atti della visita pastorale di Feliciano Ninguarda. L'oratorio di San Rocco, nei pressi del cimitero, piccola chiesa definita «molto bella et aerosa» da Paride Cattaneo della Torre. La ex chiesa di San Nicolao, già attestata come sede di Umiliati fin dagli anni 1295-1298, situata dove un tempo si trovava una mulattiera che conduceva in Valsassina. La chiesa di San Gottardo, in località Oro La chiesa di San Carlo, in località Pradello La chiesa di San Domenico, in località Pendaglio La chiesa di San Francesco da Paola, in località Biosio === Architetture civili e militari === Porta fortificata di Novareno (XVI-XVII secolo) Villa Bertarini (1890) Villa Virginia Ex-cotonificio Cantoni (1898) Istituto Vitali (1922-1924) Scuola elementare Tommaso Grossi (1933-1938) === Altro === Monumento a Tommaso Grossi, opera di Antonio Tantardini, inaugurata il 10 settembre 1876. Monumento a Sigismondo Boldoni, opera dello scultore Branca inaugurata l'11 settembre 1898. === Aree naturali === Orrido di Bellano, forra presente nel comune. == Società == Il primo consiglio comunale fu eletto nel 1821. === Evoluzione demografica === 1 000 nel 1751 1 138 nel 1771 1 508 nel 1803 1 574 nel 1805 2 303 nel 1853 2 576 nel 1859 Abitanti censiti === Etnie e minoranze straniere === Al 1º gennaio 2019 gli stranieri residenti nel comune erano 156, ovvero il % della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti: === Tradizioni e folclore === ==== Pesa vegia ==== La Pesa vegia è un appuntamento delle festività natalizie, una manifestazione con alle spalle oltre 400 anni di storia che ogni anno il 5 gennaio si ripresenta ai suoi visitatori. Molte sono le leggende e le ipotesi sorte negli anni intorno alla nascita di questa manifestazione. Dal lavoro di ricerca svolto recentemente da Antonio Rusconi (e sfociato nella pubblicazione del libro Pesa Vegia tra leggenda e realtà), viene documentata come più verosimile una datazione intorno al 1605, anno in cui vi fu l'emanazione di una grida, a cura del Governatore Pedro Acevedo, Conte di Fuentes, che annullava una precedente sua riforma del 1604 e ripristinava in uso le vecchie unità di misura (da qui il nome Pesa vegia). I bellanesi festeggiano questo evento ogni anno da 4 secoli, anche in tempo di guerre e privazioni, inscenando il corteo dei Re magi, la corsa delle Pese per le vie del paese e il falò sul molo. Negli anni molti sono stati i cambiamenti e le innovazioni nel modo di festeggiare la lieta novella. E vengono così alla luce nel secondo Novecento il governatore e la lettura dell’editto dal balcone del municipio, il presepe vivente, il castello di re Erode e altro ancora. == Economia == Per secoli, e probabilmente almeno dal Trecento, l'economia di Bellano si è retta principalmente sulla viticoltura, essendo questa una delle aree di produzione storica dove maggiore era la qualità del vino prodotto, anche in conseguenza di una certa specializzazione, già evidente sul finire del Settecento. La vite era coltivata sia sul piano di Coltogno, sia in costa, sui così detti ronchi, ossia superfici fortemente ripide, coltivate a terrazze e sorrette perlopiù da muri a secco, che all'apice della loro estensione arrivarono a superare i 130 ettari. Vini tipici di Bellano erano il cosiddetto claretto (un bianco), il cosiddetto vin del tecc (una sorta di Marsala) e il vino di paglia (ottenuto facendo fermentare uva passa sulla paglia). La viticoltura bellanese entrò in declino già alla metà dell'Ottocento e vani risultarono tutti i tentativi per invertirne la traiettoria, da ultimo negli anni Trenta del Novecento, quando risultava comunque ancora estesa. All'inizio degli anni Ottanta resisteva soltanto in alcune aree residuali, essendo stata per il resto abbandonata al bosco o scalzata dall'urbanizzazione. Oggi le superfici agricole ancora esistenti si presentano in parte prative e in parte occupate dall'olivo, coltura presente a Bellano anche in epoca storica, ma mai specializzata prima degli ultimi decenni. Tra la metà dell'Ottocento e gl'inizi del Novecento erano inoltre attivi molti opifici, in numero tale da rendere Bellano uno dei più fiorenti centri industriali del Lario dopo Como e Lecco. Tra le più fiorenti attività industriali presenti sul territorio bellanese figurava il Cotonificio Cantoni. Oggi Bellano è nota principalmente come località turistica. Nel Cinquecento erano documentate attività di contrabbando sia nel territorio bellanese che in quello di Varenna. == Infrastrutture e trasporti == === Ferrovie === Il comune dispone di una stazione ferroviaria posta sulla ferrovia Tirano-Lecco. La stazione è servita dai treni regionali in servizio sulla tratta da Sondrio a Lecco, e dai RegioExpress in servizio sulla tratta da Tirano a Milano. === Navigazione === Bellano dispone di un ormeggio servito dalle imbarcazioni della navigazione pubblica sul lago di Como. == Amministrazione == == Galleria d'immagini == == Note == == Bibliografia == Lettera intorno alla coltivazione delle viti a Bellano, in «Biblioteca Italiana o sia giornale di letteratura, scienze ed arti», tomo XXXIII (1824), pp. 257-264. Il vino nella leggenda e nella realtà. Numero unico in occasione della mostra provinciale del vino e dell'olio a Bellano, Como, Cesare Nani, 1934. Emilio Anderloni (a cura di), Statuti dei Laghi di Como e di Lugano del sec. XIV, vol. I, Averrara e Val Taleggio, Dervio e Corenno, Valsassina, Roma, Ermanno Loescher & C., 1913. Amanzio Aondio e Felice Bassani (a cura di), Dialetto da salvare, Oggiono, Cattaneo Editore, 1983. Luigi Mario Belloni, Renato Besana e Oleg Zastrow, Castelli basiliche e ville - Tesori architettonici lariani nel tempo, a cura di Alberto Longatti, Como - Lecco, La Provincia S.p.A. Editoriale, 1991. Anna Bertarini Monti, Antonio Rusconi (a cura di) (a cura di), Un anno in paese. Bellano 1981/1982 - Luoghi, Volti, Momenti di vita, Bellano, Grafiche Rusconi, 2012. Luca Bonardi, Davide Mastrovito, Paesaggi ritrovati. I terrazzamenti lariani attraverso il Catasto lombardo-veneto, in «Geostorie», anno XXVII, nn. 2-3 (maggio-dicembre 2019), pp. 97-123. Annalisa Borghese, Bellano, in Il territorio lariano e i suoi comuni, Milano, Editoriale del Drago, 1992, pp. 93-95. Angelo Borghi, Il lago di Lecco e le valli, Lecco, Cattaneo Paolo Grafiche, 1999, pp. 185-196, ISBN 8886509375. Rino Cammilleri, Tutti i giorni con Maria, calendario delle apparizioni, Milano, Edizioni Ares, 2020, ISBN 978-88-815-59-367. Angelo Borghi, Michele Casanova, Federica Zelioli Pini, Antonio Battaglia e Antonio Nogara, Gli Statuti di Bellano. Le norme del comune del 1370, Missaglia, Bellavite, 2011. Dino Brivio, Bellano, in Itinerari lecchesi sul lago della 36, Lecco, Stampa Grafiche Stefanoni, Edizione della Banca popolare di Lecco, 1984, pp. 165-226. Enrico Casanova, Dizionario feudale delle provincie componenti l'antico stato di Milano all'epoca della cessazione del sistema feudale, Firenze, 1904, pp. 79-80. Davide Mastrovito, Paesaggi terrazzati e catasti. Un'indagine dal Censo milanese al Catasto italiano, Monza, Fabrizio Acquati stampatore in Porta Lodi, 2024. Oleg Zastrow, Sant'Ambrogio - Immagini tra Lario e Brianza, Oggiono, Cattaneo Editore, 1997. == Voci correlate == Andrea Vitali Giacomo Del Maino Giovanni Angelo Del Maino Tiburzio Del Maino Orrido di Bellano Stazione di Bellano-Tartavalle Terme == Altri progetti == Wikiquote contiene citazioni di o su Bellano Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Bellano Wikivoyage contiene informazioni turistiche su Bellano == Collegamenti esterni == Bellano, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia. Bellano - LarioOrientale.eu, su larioorientale.eu. URL consultato il 17 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 15 novembre 2012).Dialetto mirandoleseParlata derivante dal latino e appartenente alle varietà linguistiche gallo-italiche, il dialetto mirandolese (nome nativo dialét miranduléś) è un dialetto della lingua emiliana diffuso in provincia di Modena, nella zona di pianura detta bassa modenese nei comuni di Mirandola, Medolla, Cavezzo, San Possidonio e Concordia sulla Secchia. Il dialetto mirandolese si distingue nettamente dal dialetto di Modena grazie a sostanziali differenze fonetiche e lessicali. Nella sua convincente classificazione delle varietà gallo-italiche, Bernardino Biondelli nel 1853 lo identificava come subdialetto del gruppo ferrarese, insieme al ferrarese ed il mantovano. == Diffusione == Il dialetto mirandolese è diffuso principalmente nel territorio della Bassa modenese, in particolare Mirandola, San Felice sul Panaro, Cavezzo, Medolla, San Possidonio, Finale Emilia e Concordia sulla Secchia. Influssi del mirandolese sono, però, identificabili nell’Oltrepò mantovano, nell’area confinante con la provincia modenese (Poggio Rusco, San Giacomo delle Segnate, Moglia, San Giovanni del Dosso, Quistello), e nel ferrarese, in particolare a Sant’Agostino, Bondeno e la sua frazione Casumaro, divisa con i comuni di Finale Emilia e Cento. == Fonologia == === Vocali === Risulta assente nel mirandolese (così come nel dialetto ferrarese, nel dialetto basso mantovano, nella bassa reggiana e nell'alto Appennino modenese) la palatalizzazione della vocale latina tonica a che invece caratterizza il resto della regione. Non si è persa, durante il passaggio da latino a mirandolese, la distinzione tra vocali brevi e lunghe. Non esiste ancora una convenzione adatta per regolarne la scrittura ma per comodità si tende a duplicare visivamente la vocale (àa, èe, ìi). i come in italiano (es. sit «sito», pir «pera») é oppure ẹ vocale chiusa (stretta, lunga) (la mél «il miele», féra «fiera» dét «detto») è vocale semiaperta, breve (fèr «ferro», gèra «ghiaia ») a come in italiano, lunga in posizione tonica (pal «palo», gnal «nido») ò vocale semiaperta (bòta «botta», sciòp «fucile») ó oppure ọ vocale chiusa (cór «cuore», sól «sole») u come in italiano (mur «muro») === Consonanti === I fonemi consonantici nel dialetto Mirandolese sono 18: Occlusive: p, b (bilabiali); t, d (alveodentali); c, g (palatali); ch, gh (velari) Nasali: m, n, gn Rotate: r Laterali: l, gl Fricative: f, v Sibilanti: s, z (riportata così per comodità, trattasi in realtà della sibilante sonora ş) == Grammatica == === Articolo === ==== Articolo determinativo ==== L'articolo al, determinativo maschile singolare, ed i, maschile plurale, si usano davanti a parole che iniziano per consonante (al gatt, i gatt «il gatto, i gatti»). L'articolo l’ (plurale è i) determinativo maschile si usa davanti a parole che cominciano per vocale (l'occ, i occ «l'occhio, gli occhi»). L'articolo determinativo femminile è la, davanti a consonante e si elide davanti a vocale (la cà, l'ora «la casa, l'ora»). Al plurale femminile abbiamo ancora al davanti a consonante e gl’ davanti a vocali (al srézi, gl'avi «le ciliegie, le api». ==== Articolo indeterminativo ==== L'articolo indeterminativo maschile è un, femminile è ‘na cioè è quasi sempre presente l'aferesi ovvero la mancanza della vocale iniziale «u» (in ‘na cà, ‘na sréza «in una casa», «una ciliegia»). ==== Articolo partitivo ==== Maschile dal, di (davanti a cons.), dl’, dj (davanti a voc.) Femminile dla, dal (davanti a cons.), dl’, dagl (davanti a voc.) === Pronomi === ==== Pronomi personali ==== Forme toniche Le forme toniche hanno sia funzione di soggetto sia di oggetto e sono: me, te, lò, nuantar, vuatar, lór Forme atone proclitiche in funzione di soggetto Sono sempre usate innanzi al verbo in forma affermativa o negativa, anche quando il soggetto è già espresso e sono: a, t, al (l', a, la l'), a, a, i. Nella 2°pers. sing., dopo il pronome t viene aggiunta la vocale a (t'a-m da ragion «mi dai ragione», t'a-g va «ci vai»). Nella 3ª pers. sing. si usa al come pronome se precede un verbo che comincia per consonante (al diz «lui dice»), se invece comincia per vocale si usa la sola l‘ (l'andava «andava»). Lo stesso vale per il femminile della la, l’. Forme atone in funzione di termine e destinazione Sono: m, t, s, s, v, s Esempi: a m'indurmensi «mi addormento», a s'indurmensa «si addormenta», a s'indurmintém «ci addormentiamo», a v'indurminsàa «vi addormentate» ==== Pronomi e aggettivi possessivi ==== I pronomi/aggettivi della 1ª, 2ª e 3ª persona singolare mé, tó, só sono indeclinabili. Però esistono alcune variazioni ormai in disuso e usate solo posposte méa «mia», méi «mie», tóv «tuo, tuoi», tóa «tua», sóv «suo, sue», sóa «sua» (es. fat i fatt tóv «fatti i fatti tuoi»; al va a cà sóa «va a casa sua») Anche la 3° persona plurale lór è indeclinabile, diversamente da nostar e vostar che come unica variazione hanno il femminile singolare che fa nostra e vostra. ==== Pronomi e aggettivi dimostrativi ==== Questo (pronome): quést (plur. sti), quésta (plur. quésti) Questo (aggettivo): stal, st’ (plur. sti, stj), sta, st’ (plur. sti, stj) Quello (pronome): quél (plur. quei), quéla (plur. quéli) Quello (aggettivo): cal, cl’ (plur. chi), cla, cl’ (plur. cli, chi) === Suffissi === ==== Accrescitivi ==== -ón (masch.), -óna (femm.) (es. sgnurón «signorone», dunóna «donnona») -às, -àsa (umàs «uomo robusto», dunàsa «donnaccia») ==== Diminutivi-vezzeggiativi ==== -èn, -ina (piculèn «piccolino», piculina «piccolina») -èt, -èta (bagaèt «bambinetto, cosino», bagaèta «bambinetta, cosina») -òt, -òta (zuvnot «giovanotto» zuvnota «giovanotta») === Verbi === === Frasi interrogative === Nelle frasi interrogative l'ordine fra soggetto e verbo è invertito. A fag cum a dig (faccio come dico) → Fag-j-a cum a dig? At lèś quèl (leggi qualcosa) → Lèś-at quèl? I tōśan sèmpar la màchina (prendono sempre la macchina) → Tōś'n-i sèmpar la màchina? A-j-ém lèt al lìbar (Abbiamo letto il libro) → Ém-j-a lèt al lìbar? === Frasi negative === Per comporre una frase negativa occorre utilizzare due elementi di negazione a ridosso del verbo, N e MINGA. Queste particelle vanno posizionate prima e dopo il verbo quando il tempo del verbo è semplice, prima e dopo l'ausiliare quando il tempo del verbo è composto. La particella MINGA può essere arbitrariamente sostituita con le equivalenti forme MIA e BRIŚA. Al magna la mnèstra (Egli mangia la minestra) → Al n magna minga la mnèstra A-j-ò lèt al lìbar (Ho letto il libro) → A n ò briśa lèt al lìbar A 'l sò (Lo so) → A n al sò mia == Produzione letteraria == Scarsa ma importante la produzione letteraria redatta in questo dialetto prima dell'unità d'Italia. Il primo vocabolario contenente mille parole mirandolesi tradotte in "lingua toscana" fu compilato da Flaminio Lolli nel 1862. Eusebio Meschieri diede alle stampe il Vocabolario mirandolese-italiano per la prima volta nel 1876, per poi ristamparlo in una nuova edizione nel 1932. Fra le pubblicazioni periodiche, si ricorda il celebre Al Barnardon, uno dei più antichi lunari d'Italia pubblicato dal 1879 a tutt'oggi. Altre opere dilettali sono La divino commedia traduzione di Gianni Bellini dell'Inferno di Dante, Quand al Sgnor al girava pr'il stradi di Vilmo Cappi e La coa dal gatt e altri storii... poesie di Brunetta Panzani. == Esempi == Padar nostar Ch'a't sée in dal ciél Ch'a sia banadett al tó nom. Ch'a vegna al tó regn Ch'a sia fat quel ch'a't vó te In ciél e in s'la tera. Das al nostar pan anch incó E scanzelas i nostar debit Cume nuantar i scanzlem a ch'i'atar E a'n faras minga cascar in dla tentasion Ma cassa via al mal da nuantar. Amen == Note == == Bibliografia == Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, Bernardoni, 1845. Carlo Ciardi, Osservazioni sul Dialetto Mirandolese nella strenna mirandolese la - Fenice - per l'anno 1884, a cura di Felice Ceretti, Mirandola, Tip. Cagarelli, p. 41. Flaminio Lolli, Serie di mille vocaboli vernacoli mirandolesi fatti toscani da Flaminio Lolli, Mirandola, Tipografia Moneti e Manni, 1862, p. 26. Fabio Marri, Studiosi del dialetto mirandolese intorno a don Felice Ceretti, Mirandola, Biblioteca Comunale, 1998, pp. 187-212. Eusebio Meschieri, Vocabolario mirandolese-italiano, Bologna, Regia tipografia, 1876. Giuseppina Rosta, Il dialetto mirandolese, con saggio dei dialetti di S. Felice, Finale, Cento, Crevalcore, G. Bottiglioni, 1937-38. Max Niemeyer Verlag, Deonomasticon Italicum, Tübingen, 1997, ISBN 3-484-50228-2. Pubblicazioni in dialetto mirandolese Vilmo Cappi, Cantilene infantili impetratorie ed augurali nel Mirandolese, In Atti e Memorie In Deputazione per la Storia patria delle antiche province Modenesi. Vilmo Cappi, Preghiere in dialetto nel Mirandolese, Ibidem == Voci correlate == Lingua emiliano-romagnola Lingua emiliana Mirandola Dialetto modenese Dialetto basso mantovano == Altri progetti == Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su dialetto mirandolese == Collegamenti esterni == (EML, IT) Al Barnardon - Lunàri con l'indicasiòṅ dal fèsti, dal sagri e dal fēri dal Miranduléś e dintóraṅ, su albarnardon.it. (EML) Al Barnardon presenta "Al dascòrs generàl 2015".