Bice CarraraBice Carrara, detta Maritza (Parma, 2 novembre 1886 – 3 giugno 1941), è stata una criminale e serial killer italiana. == Biografia == Figlia di Celideo Carrara e Gemma Chierici, entrambi provenienti da famiglie benestanti, Bice Carrara nacque a Parma il 2 novembre 1886. I genitori, dopo essersi trasferiti nelle campagne circostanti la città, divorziarono per via delle tendenze scialacquatrici di Celideo, di conseguenza Gemma si trasferì nuovamente in città portando con sé la figlia Bice e crescendola da sola. Non ci sono informazioni sul rapporto tra lei e il padre dopo il divorzio del genitori, ma certamente il legame tra madre e figlia fu particolarmente stretto sin dalla tenera età di Bice: infatti la bambina, che crebbe diventando una ragazza notoriamente attraente, risultava essere piuttosto altezzosa e viziata, in quanto la madre aveva l’abitudine di soddisfare ogni suo desiderio. A 17 anni, Bice si fidanzò con uno studente di medicina, Giulio Bonvecchito, il quale, contrariamente ai costumi dell’epoca, si trasferì presso la casa della Carrara e della Chierici, convivendo dunque con la ragazza come se fossero una coppia sposata. Sempre in questa fase della sua vita, Bice cominciò a provare un certo fascino nei confronti del teatro e, il 9 febbraio 1904, debuttò in quel mondo come prima attrice e cantante ad uno spettacolo di beneficienza, il quale, tuttavia, non ebbe il successo sperato. Nel febbraio del 1905, Bice Carrara venne arrestata per la prima volta con l’accusa di truffa: era infatti stata denunciata da una modista parmigiana, dopo che la ragazza si era rifiutata più volte di pagare un cappello acquistato presso il suo negozio. La pena detentiva della Carrara venne infine sospesa, ma, nonostante ella si fosse risparmiata il carcere, la vergogna dello scandalo divenne un fardello pesante da sopportare per il fidanzato Giulio Bonvecchito, che decise di lasciare la fidanzata. Nel 1910, Bice e la madre Gemma si trasferirono a La Spezia e successivamente a Reggio Emilia, luoghi in cui Gemma aveva acquistato delle case di tolleranza. Da questo momento in poi, la permanenza in bordelli e l’attività nel mondo della prostituzione furono una costante nella vita della Carrara, che, insieme alla madre, non si limitava alla gestione dei bordelli, ma praticava ella stessa la prostituzione. Nel 1917 Bice Carrara tornò a Parma per un breve periodo, per poi spostarsi, nel 1919, a Napoli, desiderosa di ritentare la carriera di attrice. Proprio nella città partenopea, conobbe Giuseppe Laterza, attore e cantante di operette, con cui stabilì una relazione duratura e, nello stesso anno, i due convolarono a nozze. Laterza, tuttavia, si rivelò ben presto un cocainomane e ludopatico, che si manteneva essenzialmente grazie al lavoro della moglie, la quale, nel frattempo, stava cominciando ad avere successo nel mondo del teatro. Dopo una breve permanenza presso Reggio Emilia, al bordello della madre di Bice, per via dei dissapori tra Gemma e il genero, la coppia si spostò a Genova. Qui, Laterza e Bice decisero di aggiungere ai guadagni dati dal lavoro come attrice di Bice (nonché dall'attività di prostituzione della stessa e della ragazza slava amante di Laterza) anche il denaro ricavato dalla chiromanzia: Bice, da sempre affascinata dall’occulto, imparò l’arte della lettura della mano e della divinazione tramite i tarocchi. Il discreto successo come chiromante di Bice, però, non garantì sufficiente guadagno alla coppia e la donna, dopo essere stata abbandonata dal marito nel 1924, tornò dalla madre a Reggio Emilia. Nello stesso anno, Bice ricevette una lettera dal marito, che le annunciava di voler divorziare per sposarsi con la nuova compagna, una donna di Pola. Bice inviò lettere con minacce a Laterza e all’amante, costringendoli a fuggire Trieste e, successivamente, a Zara. Nonostante ciò, Bice riuscì ugualmente, nell’ottobre del 1924, a rintracciare il coniuge e, accompagnata dall’amico e avvocato Clemente Polacci, si imbarcò proprio a Zara, dove avvenne il suo secondo crimine: tentato omicidio ai danni di Giuseppe Laterza. La donna, infatti, armata di un revolver, aveva inseguito Laterza, per poi sparargli due volte; i colpi non furono mortali, ma l’uomo si ritrovò gravemente ferito al petto e alla scapola. A processo, Bice Carrara venne assolta, avendo convinto la Corte d’Assise che il suo fosse un gesto irrazionale dovuto alla gelosia. Tornò successivamente a Parma, continuando a svolgere la professione di chiromante con il soprannome di Maritza e organizzando sedute spiritiche. == Delitti == === Presunto suicidio di Maria Fioravanti === Nel 1926, Bice strinse amicizia con un’altra prostituta, Gemma Paganti. La Paganti desiderava ardentemente trovare la propria anima gemella, motivo per cui si rivolse all’amica, nella speranza che lei potesse offrirle dei consigli su come trovare l’uomo giusto. Tali consigli non tardarono ad arrivare: secondo Bice, Gemma Paganti avrebbe dovuto recarsi nei pressi della stazione di Parma e sventolare un fazzoletto al passaggio del treno Bologna-Milano. Lì, a detta della chiromante, la Paganti avrebbe incontrato il suo uomo. La Paganti venne però convinta a non dare retta alla profezia della Carrara da un’altra prostituta, Maria Fioravanti, la quale considerava Bice Carrara completamente inaffidabile e pazza. In seguito, accaddero due fatti che, secondo le ricostruzioni di Gian Guido Zurli e Edoardo Fregoso, sarebbero da addebitare proprio a Bice Carrara: il 3 agosto 1926 Gemma e Maria vennero arrestate per adescamento e successivamente rilasciate; a seguito del loro arresto, i giornali della città rilasciarono articoli in cui le due donne venivano ridicolizzate. Ciò potrebbe essere dovuto proprio a pressioni fatte da parte di Bice Carrara, che, in effetti, aveva legami con diversi membri di spicco del Partito Fascista parmigiano. Invece, il 9 agosto 1926, il cadavere di Maria Fioravanti, venne ritrovato all’interno della sua abitazione. La morte, secondo l’autopsia, fu dovuta alle esalazioni provenienti dal braciere all’interno della stanza. La morte della prostituta, che in quanto tale non destava particolare interesse da parte degli inquirenti, venne frettolosamente archiviata come un suicidio, e non venne considerata un’evidente anomalia: nell’appartamento della Fioravanti, furono rinvenute due lettere indirizzata all’amante, attribuite dunque alla donna stessa, nonostante fosse semi-analfabeta. === Omicidio di Gemma Paganti === Dopo la morte di Maria Fioravanti, Gemma Paganti decise comunque di portarsi presso la stazione di Parma, come le era stato raccomandato da Bice Carrara e, l’8 settembre 1926, incontrò a tutti gli effetti un uomo, del quale si invaghì subito, un certo Mario Rossi. Dopo poche settimane, Rossi fece una proposta di matrimonio e la Paganti accettò. I due avrebbero dovuto partire per Piacenza, luogo delle nozze, il 29 settembre 1926, ma, da allora, di Gemma Paganti si persero le tracce. Solo qualche giorno dopo, venne rinvenuto, in provincia di Padova, il cadavere di una donna strangolata, che fu poi riconosciuto come quello di Gemma Paganti dai famigliari stessi della donna. Bice Carrara accusò immediatamente Mario Rossi (che poi si scoprì essere Flaminio Margonari, con precedenti per truffa, furto, porto abusivo d’armi e sequestro di persona) e l’amico di lui, Angelo Campana, dedito allo spaccio di droga. Nella sua accusa, in una lettera rivolta al procuratore di Parma, Bice Carrara, però, dimostra di conoscere fin troppo bene l’esatto ammontare dei risparmi della Paganti e anche certi dettagli sul ritrovamento del cadavere che avrebbero dovuto conoscere unicamente gli inquirenti che stavano indagando sul caso. Nonostante ciò, la Carrara venne chiamata a processo unicamente per testimoniare, mentre solo Flaminio Margonari venne giudicato colpevole dell’omicidio e condannato a trent’anni di carcere. === Presunti aborti clandestini e infanticidi === Negli anni successivi alla morte di Gemma Paganti, Bice Carrara adottò una bambina, Pia Orsi, figlia di una povera donna senza fissa dimora, Maria Orsi, la quale, desiderosa di garantire un futuro migliore alla propria figlia, nata nel 1928, la affidò alle cure della Carrara. Quest’ultima cambiò il nome della bambina in Rosaria e la allevò dimostrandosi una madre amorevole. In questo periodo, tuttavia, sorsero nuove accuse nei confronti della donna che, continuando a prestare i proprio servizi come chiromante e prostituta, non era affatto vista di buon occhio dai concittadini parmigiani. A partire dall’inizio degli anni ’30, infatti, vennero ritrovati sulle rive di fiumi e torrenti resti di feti e cadaveri di neonati avvolti da panni, alcuni frutto di aborti e altri bambini vivi ma successivamente uccisi. Secondo un’ipotesi avanzata da Zurli e Fregoso, Bice avrebbe sfruttato le capacità del medico Ferruccio Grizioti, uno dei fondatori del fascismo a Parma e condannato con l’accusa di praticare aborti clandestini, per aiutare le donne ad abortire all’interno della abitazione. Come notano Zurli e Fregoso, infatti, i cadaveri dei neonati e feti sono sempre stati ritrovati nelle settimane precedenti o successive al trasferimento di Bice a un nuovo indirizzo. Considerando che i cadaveri erano in avanzato stato di decomposizione, si suppone che Bice li mantenesse per un certo periodo nella propria abitazione, per poi liberarsene in un momento successivo. Il legame tra Bice Carrara e i piccoli cadaveri rinvenuti in quegli anni a Parma, però, non è mai stato confermato. === Omicidio di Carmen Bertoni === Il primo delitto ufficialmente addebitato a Bice Carrara è quello di Carmen Bertoni, prostituta trentacinquenne che sovente si recava presso l’abitazione della chiromante per fare le pulizie. Le due erano in pessimi rapporti e sembra che spesso Carmen minacciasse Bice di denunciare i suoi “loschi affari”, che si ipotizza potessero essere proprio gli aborti illegali. La scomparsa di Carmen Bertoni avvenne il 27 maggio 1939. Secondo diversi testimoni, quella mattina, Bice Carrara girovagò per la città acquistando fernet, canfora in fiale e una siringa, spiegando che una sua cliente si era sentita male nel suo appartamento. Circa una settimana dopo, Bice chiamò un imbianchino per dipingere la parete sopra la latrina, in modo che non si vedesse la muratura fresca. Poco dopo la scomparsa, i famigliari di Carmen Bertoni, ricevettero alcune lettere firmate dalla donna stessa, in cui affermava di essere fuggita con un uomo. In realtà, il corpo di Carmen Bertoni era stato fatto a pezzi e murato proprio nella parete sopra la latrina, come si scoprì il 18 giugno dello stesso anno. La responsabile, secondo l’accusa, era Bice Carrara, aiutata nella fase di occultamento dal cugino Riccardo Chierici. === Omicidio di Pia “Rosaria” Orsi === La mattina del 18 giugno 1939 la vicina di Bice Carrara, Adalgisa Baiocchi, che abitava nello stesso stabile della donna, in Vicolo Sant’Anna, venne svegliata proprio dalla Carrera, la quale le consegnò le chiavi del proprio appartamento e alcune lettere. Poco dopo, la Baiocchi ricevette una nuova visita: un fioraio era venuto a consegnare un mazzo di gigli bianchi proprio per la signora Carrara. Confusa dalla situazione, la signora Adalgisa decise di recare al n. 10 dello stabile, dove la Carrara viveva con la figlia adottiva. Entrando nell’appartamento, però, si ritrovò immediatamente di fronte una macabra scena: il corpicino dell’undicenne Pia Orsi, detta Rosaria, era steso senza vita sul divano. Adalgisa diede immediatamente l’allarme e, il giorno stesso, venne fatto un sopralluogo nell’abitazione: sul pavimento vennero trovati un braciere, una siringa e un batuffolo di cotone con residui di vetro di una fialetta. L’autopsia confermò i dubbi degli inquirenti: la bambina era morta per asfissia da monossido di carbonio esalato dal braciere, dopo che qualcuno aveva sigillato l’unica finestra della stanza. Prima di morire, la piccola Pia Orsi era stata sedata e trasportata sul divano, come dimostrano i segni di trascinamento sui calcagni delle scarpe della bambina. Si ricorda che la causa e le dinamiche della morte di Pia Orsi sono le stesse che si riscontrano nel decesso di Maria Fioravanti. Lo stesso 18 giugno gli inquirenti, attirati dall’odore pungente proveniente dalla cucina, scoprirono anche il cadavere di Carmen Bertoni, scomparsa mesi addietro. Di entrambi gli omicidi venne accusata Bice Carrara. == Morte == Bice Carrara si impiccò nella sua cella il 3 giugno 1941, il giorno prima dell’udienza per il processo a suo carico, dopo aver negato in un memoriale di 700 pagine tutte le accuse di duplice omicidio. == Fonte == Podcast “Dark Souls – Storie di serial killer” di Massimiliano Jattoni dall’Asén, episodio 20 “Maritza: la chiromante: storia della prima serial killer italiana”, parte I e II.