Marchesato di ClavesanaIl Marchesato di Clavesana era un antico stato aleramico medioevale nato dalla frammentazione dei domini di Bonifacio del Vasto (Marca Aleramica). Il fondatore del marchesato è stato Ugo, figlio di Bonifacio, che si stabilì nel borgo di Clavesana e ne fece il suo capoluogo. La decisione probabilmente deriva dal fatto che Clavesana è un sito elevato, facilmente difendibile circondato com'è da ogni lato da invalicabili dirupi erosivi detti perticali, in alcuni punti alti più di duecento metri, che ne fanno un singolare esempio di territorio - fortezza. == Territorio == Il marchesato di Clavesana comprendeva diversi territori situati oggi nelle province di Cuneo, Savona e Imperia, oltre al paese, a nord le terre ed i castelli di Somano, Dogliani, Monchiero, La Morra, Farigliano; a ovest Lequio e Piozzo; a sud Marsaglia; a est Mombarcaro, Gottasecca, Monesiglio, Camerana, Saliceto, Cengio, Rocchetta, Bormida e tutto il territorio, il borgo e il castello di Millesimo, Olazza e il territorio di Cairo di là dalla Bormida, Carretto, Vignale e Vignarola con il castello di Croce Ferrata e di Biestro. Inoltre al di là delle Alpi possedeva, in comune con i marchesi di Ceva, le terre ed i castelli della valle di Ranzo e di "Coedano" (oggi valle del Neva), con il vassallaggio dei signori di Pornassio e di Cosio, di Docio, di Armo e Rezzo verso ponente, di Lavagna, d'Aquila e Gavenola, di Castelvecchio, di Zuccarello e Balestrino. A questo marchesato si aggiunsero una parte dell'eredità del marchese di Cortemilia, morto senza prole, anche Oneglia con la sua valle ed il castello d'Andora. == Storia == Ugo, detto anche Ugone o Ugomagno come il nonno materno, morì senza eredi nel 1170. I suoi domini passarono al fratello Anselmo, già marchese di Ceva, che morì nel 1178 lasciando il marchesato di Ceva al figlio Guglielmo I e quello di Clavesana al figlio Bonifacio I. Ma anche Bonifacio I non ebbe eredi, tanto più che l'unica sua figlia, Berta, era andata in sposa al lontano cugino Guglielmo VI del Monferrato, anch'esso di stirpe aleramica (1202 o 1211) portandogli in dote Mombarcaro e le terre che i marchesi di Ceva avevano ereditato da Bonifacio di Cortemilia (secondo la legge salica le donne non partecipavano all'eredità delle terre che componevano il nucleo patrimoniale della famiglia paterna). Alla morte del marchese Bonifacio (Andora, 1221), il marchesato passò a suo fratello Guglielmo, che poco dopo lo lasciò ai figli: Oddone I e Bonifacio II Tagliaferro. Bonifacio II era stato chiamato Tagliaferro per le ardite imprese svolte nel 1219 al servizio della Repubblica di Genova, quando fu uno dei condottieri che espugnarono Ventimiglia. Anche Oddone I si fece onore militando al servizio degli astigiani contro Alessandria nel 1225. Dato che Bonifacio Tagliaferro, morendo nel 1268 non lasciò eredi, il marchesato di Clavesana andò a Emanuele, terzo figlio di Oddone I. I domini dei Clavesana si erano però già notevolmente ridotti perché, nel 1228, i due fratelli avevano venduto quattro castelli alla Repubblica di Genova e, il 16 dicembre 1233, Bonifacio con i quattro figli di Oddone le cedettero anche i possedimenti vicini ad Oneglia (Dolcedo, Porto Maurizio, Diano, cioè il territorio fra Taggia e Cervo) e poco dopo Andora. Emanuele ebbe per figlio Oddone II e questi Federico I il bestiale, che acquisì il marchesato nel 1324 e sposò Margherita di Saluzzo. Cugine di Federico e figlie di Francesco, altro figlio di Emanuele, furono Caterina, che fra il 1326 e il 1336 sposò Enrico del Carretto, figlio di Giorgio marchese di Finale e Argentina, che sposò prima Raffaele Doria (ammiraglio del re di Napoli, Giovanni) e poi Giacomo di Saluzzo di Dogliani (11 settembre 1324). Poco dopo iniziò lo smembramento del marchesato fra i Del Carretto di Finale (che già nel 1351 utilizzarono il titolo di "marchesi di Savona e Clavesana") e i Saluzzo. A seguito della suddivisione patrimoniale fra tre fratelli Del Carretto, Enrico diede origine alla linea dei marchesi di Mombaldone in Piemonte mentre Zuccarello passava a Carlo I Diego, terzo figlio di Giorgio e fratello di Enrico. Ecco perché nel 1379 nacque a Zuccarello la famosa Ilaria, il cui padre Carlo prese ufficialmente il titolo di marchese di Zuccarello nel 1397, controllando i territori fra Aquila d'Arroscia e Balestrino. Ai Del Carretto di Finale invece finì Stellanello (1355?). I Saluzzo cedettero ben presto la loro dote/eredità: Clavesana andò ai Savoia dopo il 1382 (che dal 1548 acquisirono l'intero marchesato saluzzese), Ranzo a Genova nel 1386, ecc. Al momento della morte senza eredi del figlio di Federico I, Manuele II (1387), il marchesato, ormai ridotto geograficamente, cessò completamente di esistere. Un ramo dei Clavesana fu aggregato all'albergo dei Doria alla fondazione della Repubblica di Genova nel 1528. == Marchesi aleramici di Clavesana == 1142 - 1170 Ugone 1170 - 1178 Anselmo, marchese di Ceva 1178 - 1221 Bonifacio I 1221 - 1225 Guglielmo, marchese di Ceva 1225 - 1233 Oddone I 1233 - 1268 Bonifacio II Tagliaferro 1268 - 1297 Manuele I 1297 - 1324 Oddone II 1324 - 1363 Federico I 1363 - 1381 Oddone III 1381 - 1387 Manuele II == Note == == Voci correlate == Aleramici Bonifacio del Vasto Del Carretto Marchesato di Finale Marchesato di Ceva Marchesi di Clavesana Bruno di Tornaforte == Collegamenti esterni == sito dell'associazione culturale "Marchesato dei Clavesana", su marchesatoclavesana.com. URL consultato il 4 luglio 2022 (archiviato dall'url originale il 25 agosto 2018). sito del Comune di Clavesana, su clavesana.info. URL consultato il 2 novembre 2007 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2008).Villa Giulia (Verbania)Villa Giulia (nota anche come Kursaal) è un edificio in stile neoclassico, situato sul lungolago di Pallanza a Verbania, con un parco aperto al pubblico. == Storia == Originariamente Bernardino Branca, inventore del Fernet Branca, comprò un appezzamento di terreno in località castagnola, su cui fece costruire tre villette con vista su lago e un piccolo giardino per poterle vendere.. La prima di queste ville fu acquistata dalla nobildonna Marietta Sertoli, vedova del marchese Marco Viani Visconti, il 17 maggio 1848 e rivenduta il 9 marzo 1851 al generale Guglielmo Müller, un diplomatico svizzero. Müller ingrandì la proprietà aggiungendo piccoli appezzamenti confinanti, fece costruire una scuderia e una rimessa e trasformò in frutteto il terreno collinar. Il generale Müller morì nel 1871 lasciando la villa in eredità alla moglie e diversi altri parenti, questi rivendettero la proprietà a Giuseppe Branca (figlio di Bernardino) all'inizio del 1880 e la dedicò alla moglie Giulia. Estese la proprietà acquistando i terreni limitrofi ed intraprese lavori di ampliamento verso il lago Maggiore. Però i primi lavori di costruzione di un muro di contenimento del giardino verso il lago, realizzati da una ditta locale, franarono durante una secca nel 1879 perché le fondamenta non erano state posate su un terreno stabile. I resti della scalinata che era stata realizzata all'epoca affiorano ancora oggi nei periodi di secca Venne effettuato un nuovo tentativo di ampliamento, affidandosi per la progettazione delle opere di sostegno all'ingegnere Gallizia del genio civile di Milano, che questa volta vengono ancorate allo strato roccioso sotto al primo strato di suolo.. Le opere architettoniche della villa furono affidate all'architetto milanese Giuseppe Pirovano I confini della proprietà furono circondati da una cancellata in ferro con un ingresso un grande cancello all'ingresso. Al fianco di questo fu costruito uno chalet ad uso portineria, successivamente trasformato in sala da biliardo) e un casino (definito un po' altezzosamente "trianon in stile romano")). In riva al lago fu costruita una grande darsena in grado ospitare battelli a vapore sovrastata da un'ampia terrazza con pergolato e giardino e una grotta con giochi d'acqua.. Il giardino viene sistemato seguendo i dettami dello stile inglese, comprendeva una paulownia, un Cinnamomum camphora, magnolie e una collezione di camelie e rododendri. Nel 1882 viene demolito il vecchio edificio originale e ristrutturato il nuovo, avanzandolo di dieci metri ampliando le sale e decorandolo con loggiati e colonne La struttura della villa venne quindi ad essere a pianta rettangolare di tre piani, con una facciata semplice ispirata a Palazzo Strozzi di Firenze, rivolta verso la strada e una molto imponente che si richiama a uno stile pompejano, rivolta verso il lago, con un'ampia scalinata. Quest'ultima facciata è decorata da colonne in granito rosa di Baveno, capitelli in marmo di Carrara e colonnine in marmo rosso di Verona e. Al primo piano e a piano terra le colonne sono allineate lungo la facciata (con capitelli in stile corinzio al piano terra e in stile ionico al primo piano. Il terrazzo dell'ultimo piano (scoperto) è delimitato da una balaustra decorata con acroteri posti in linea con le colonne dei piani inferiori, mentre le colonne sono disposte in posizione arretrata a formare un'esedra L'interno è diviso in sale ampie e spaziose, con un'imponente scalinata ed ornate da pitture. Dopo la morte di Giuseppe Branca nel 1888 la villa diventa di proprietà di sua moglie Giulia Villa, che vi risiede per lunghi periodi insieme al secondo marito, il duca Francesco Melzi d'Eril, e nel 1904 la fa ampliare sul lato occidentale, su progetto dell'architetto Luigi Broggi che mantiene lo stile originario della facciata, ma aggiunge decorazioni interne in stile Liberty. Dopo la morte della contessa la villa passa attraverso alcuni proprietari per essere acquistata infine nel dicembre 1932 l'Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo (CST), che la trasforma in Casinò Municipale, battezzato Kursaal e in cui venivano anche organizzate serate danzanti nel parco. L'attività della sala da gioco era già cessata dopo la seconda guerra mondiale anche se rimaneva attiva come sala da ballo e sede di eventi. Nel 1955 le parti aggiunte nel 1904 furono quasi integralmente rimosse ed ampliato l'edificio, creando spazio per due ampi saloni, uno seminterrato accessibile dal giardino e l'altro al primo piano da dedicare a conferenze, mostre e concerti. Nel 1959 per far spazio a nuovi edifici fu trasformata la darsena, che resta utilizzabile solo con il lago alto, ed eliminate le grotte artificiali Negli anni 1960 il salone a piano giardino viene destinato a sala da ballo, e successivamente diventerà una discoteca. Nel 1987 a seguito della riforma dell'organizzazione turistica e conseguente soppressione delle Aziende Autonome di Turismo, la Regione Piemonte la proprietà di Villa Giulia e del suo parco viene trasferita al Comune di Verbania.. Allo scadere del contratto della società che gestisce la discoteca nell'agosto 1996 questo non viene rinnovato e il palazzo e il parco diventano di piena disponibilità del Comune che lo utilizza per organizzare mostre e spettacoli. == Note == == Bibliografia == Andrea Lazzarini (a cura di), Dimore di lago - Ville, castelli, parchi e personaggi della sponda piemontese del Lago Maggiore, 2ª ed., Scenari, 2011. Leonardo Parachini, Villa Giulia a Pallanza, 2011. == Voci correlate == Bernardino Branca (imprenditore 1802) Verbania == Altri progetti == Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Villa Giulia