Relazioni bilaterali tra Italia e RussiaLe relazioni bilaterali tra Italia e Russia fanno riferimento ai rapporti diplomatici ed economici tra la Repubblica Italiana e la Federazione Russa. L'Italia ha un'ambasciata a Mosca, due Consolati Generali a Mosca e a San Pietroburgo, un consolato generale onorario a Krasnodar, consolati onorari a Ekaterinburg e Lipetsk, nonché corrispondenti consolari a Samara e a Volgograd. La Russia ha un'ambasciata a Roma, cinque consolati generali a Genova, Milano, Palermo, Bari e Ancona e due consolati onorari a Pisa e Firenze. Entrambi i Paesi sono membri del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). L'Italia è un importante partner commerciale russo ed è operativa una Camera di commercio italo-russa che raggruppa le principali aziende italiane che operano in Russia e viceversa. Il particolare calore dei rapporti russo-italiani è stato determinato non solo dagli interessi commerciali, ma anche dai ricchi scambi culturali e umani tra i due paesi. Molti turisti russi visitano l'Italia ogni anno e tanti studenti russi vi si recano per studiare l'arte e la musica italiana. A loro volta, gli italiani hanno sempre mostrato simpatia verso la Russia e il suo popolo. == Storia delle relazioni == === Monaci, viaggiatori e mercanti === La prima descrizione scritta della Russia risale al 1247 per opera di Giovanni da Pian del Carpine un frate francescano inviato dal Papa Innocenzo IV presso il gran khan dei mongoli; questi tra il 1235 e il 1241 avevano condotto la grande incursione in Europa giungendo fino alle coste dell'Adriatico ed al Friuli, ed erano quindi ritenuti una minaccia per l'Europa. Egli partì da Lione nel 1245, attraversò la Polonia e la Russia per arrivare in Manciuria nel 1246, passando per Kiev sia all'andata che al ritorno. Pian del Carpine descrive la città e le devastazioni dovute all'invasione mongola della Rus' di Kiev. Alla corte del gran khan a Karakorum egli incontra Jaroslav II di Vladimir, il padre di Aleksandr Nevskij, e racconta della sua morte per avvelenamento. La sua descrizione della Russia e della Mongolia precede la descrizione della Cina di Marco Polo di circa cinquanta anni. Nel XIII secolo molti mercanti italiani, soprattutto genovesi e veneziani, commerciavano nel Mar Nero risalendo anche i fiumi fino alle città russe dell'interno. I prodotti scambiati erano: pelli e pellicce (zibellini, ermellini e altre pelli pregiate), grano, miele, allume, zafferano, pesce e Caviale. Con i mongoli si sviluppò anche il commerci degli schiavi. Nella prima metà del '200, grazie alla preminenza conquistata a Costantinopoli con la Quarta crociata, primeggiavano i veneziani che avevano la loro base a Soldaia, l'attuale Sudak in Crimea. A Soldaia commerciava, tra gli altri, anche la famiglia Polo. Nel 1260 è da lì che Niccolò Polo e Matteo Polo, zio e padre del celebre Marco Polo, partirono per il loro primo viaggio in Cina. Poco dopo il rapporto tra veneziani e genovesi si capovolse grazie al Trattato di Ninfeo (1261) tra la Repubblica di Genova e l'Impero di Nicea e furono i genovesi ad avere l'egemonia del commercio nel Mar Nero, con al centro la loro colonia di Caffa (Crimea), dove risiedeva un Console. Al tempo anche la Crimea era inglobata nel Khanato dell'Orda d'Oro e, per potersi insediare, i genovesi dovettero negoziare una concessione dai Tataro-mongoli. La Repubblica di Genova ebbe diversi possedimenti in tutto il Mar Nero. In Crimea e nel Mare di Azov il loro insieme veniva chiamato Gazaria, una colonia che godeva di autonomia giuridica: il principale testo di legge ivi vigente erano gli Statuta officii Gazariae del 1341, rivisti nel 1441. I principali insediamenti in Crimea erano: Caffa (l'odierna Feodosia, il porto principale e centro amministrativo della colonia), Cherson (l'odierna Sebastopoli), Cembalo (l'odierna Balaklava), Soldaia (presa e ripresa nel tempo dai veneziani), Caulita (l'odierna Jalta), Vosporo (l'odierna Kerč). Nel Mare di Azov: Matrega (l'odierna Taman', di fronte a Kerč') e Tana (a lungo condivisa con i veneziani). Nel Caucaso: Bata (l'odierna Novorossijsk), Casto (l'odierna Chosta, parte di Soči), Lo Bati (oggi Batumi). Nel 1308 i Mongoli dell'Orda d'Oro, comandati dal khan Toqtai, assediarono ed espugnarono Caffa. Cinque anni dopo, Genova inviò gli ambasciatori Antonio Grillo e Nicolò di Pagana che riuscirono a riottenere la concessione di insediamento della loro colonia dal nuovo khan Uzbek, interessato a ristabilire le relazioni commerciali. Alla morte di Uzbek nel 1341, gli successe il figlio Ganī Bek e si riaccesero le tensioni, anche per questioni religiose visto che i Tatari si erano da poco convertiti all'Islam. Nel 1343, un nobile mongolo fu ucciso durante un alterco con un mercante veneziano, Andreolo Civrano, nella città di Tana. Per rappresaglia, i mongoli attaccarono la città e Ganī Bek ne approfittò per prendere il controllo di tutte le stazioni commerciali italiane. Un primo assedio fallì perché Caffa, governata allora dal console Carlotto Grimaldi, aveva costruito delle possenti mura difensive e riusciva a ricevere aiuti dall'Italia via mare. Ganī Bek assediò nuovamente la città nel 1345, ma non riuscì a conquistarla sia per le difese che per la Peste nera che aveva contagiato e decimato suoi uomini. Nel 1347, prima di levare l’assedio fece quindi lanciare dei cadaveri appestati entro le mura. I difensori sopravvissuti all'assedio, fuggirono a loro volta verso l'Europa per salvarsi dalla pandemia, ma la imbarcarono inconsapevolmente sulle navi tramite i ratti neri infestati da pulci. Così il contagio giunse a Costantinopoli, Messina, Genova e Marsiglia, da dove la peste si diffuse in tutta Europa, raggiungendo anche Mosca nel 1352. Ganī Bek è conosciuto in Occidente soprattutto per la peste nell'assedio di Caffa, ma in Russia è celebre la sua chiamata a Saraj, capitale dell'Orda d'Oro, nel 1357 del Metropolita ortodosso Alessio per curare la madre del gran khan dalla cecità. Nella prima metà del XV, secolo Caffa tornò ad essere il principale centro commerciale del Mar Nero. Il porto poteva ospitare più di duecento navi e la città contava circa 70 000 abitanti, di cui l'80% genovesi. Nel 1453, la presa di Costantinopoli da parte dei turchi isolò di fatto Caffa dai commerci con l'Italia ed iniziò una fase di declino. Conquistata la Crimea, gli ottomani attaccarono la città nel 1475, ponendo irrimediabilmente fine agli insediamenti italiani nel Mar Nero. Nei venti anni precedenti la caduta di Caffa, avendo preclusa la via del Bosforo, alcuni mercanti genovesi iniziarono a commerciare più assiduamente con il Principato di Moscovia. Gli annali russi ricordano in particolare alcuni mercanti di alto rango come Gianni Guasco (in russo: Иван Гваско, Ivan Gvasko) ed Emmanuele Grimaldi (Мануил Гримальди). === La Tana ed i primi racconti veneziani di Mosca === Nel XIV secolo, l'egemonia genovese nel Mar Nero e la schiacciante concorrenza di Caffa indussero i veneziani a spostare la loro colonia principale da Soldaia alla nuova colonia della Tana fondata sul delta del fiume Don, nell'area dove era situata l'antica città greca di Tanais (in greco antico Τάναϊς?, Tánaïs il nome anche del fiume Don). Le vestigia di Tana si trovano a 30 chilometri dall'odierna Rostov sul Don ed è in effetti il porto più ad Est in cui operavano i mercanti italiani. Un punto di contatto privilegiato sia per il commercio con l'Orda d'Oro e la Via della seta, allora favorito dalla Pax mongolica, sia con le regioni russe del Nord ed il Principato di Moscovia. Probabilmente perché era l'insediamento levantino più lontano, veneziani e genovesi vi convissero più che altrove nonostante le numerose guerre di quel periodo tra il sistema coloniale genovese e lo Stato da Mar veneziano. Nel 1332 l'ambasciatore Andrea Zeno si recò in missione dal gran khan Uzbek da cui riuscì a ottenere un editto (Jarlig, scritto anche yarlyk dal russo: ярлы́к) con la concessione di un terreno dove insediarsi stabilmente in cambio dell'obbligo di costruirvi delle case e versare un dazio del 3%. Nel tempo la Tana si sviluppò con i quartieri veneziano e genovese fortificati, un quartiere tataro-mongolo, una contrada greca ed una ebraica. Fulcro della parte veneziana era la residenza del console con la loggia dove rogava il notaio. Il primo console veneziano fu Giovanni Loredan. Erano presenti più chiese, due delle quali francescane. Risalgono a questo periodo, attorno al 1330, le prime notizie di italiani attivi a Mosca. Si tratta di tale Matteo Frjazin (in russo: Матвей Фрязин) che ottenne da Ivan I di Russia il permesso di cacciare pellicce nei territori del Nord. Trent'anni dopo, il nipote Principe Demetrio di Russia (venerato come santo dalla Chiesa ortodossa) confermò ufficialmente la concessione a beneficio del nipote di Matteo, Andrea Frjazin (Андрей Фрязин). Si trattava probabilmente di veneziani che esportavano pellicce in Europa tramite la Tana. Le cronache russe riferiscono poi di un Adamo (Frjazin), forse genovese di Caffa, che contribuì alla difesa di Mosca dall'attacco dei tartari. Nel 1343, dopo l'incidente sopra ricordato, Tana fu attaccata dai mongoli e gli italiani si ritirarono su Caffa, più facilmente difendibile. Con i successivi conflitti tra Genova e Venezia, in particolare la guerra degli Stretti con la chiusura genovese dello stretto di Kerč', la convivenza divenne quasi impossibile, ma riprese nella seconda metà del secolo. Nel 1395 le orde di Tamerlano rasero al suolo la città sterminando gli abitanti e vendendo come schiavi i sopravvissuti. Tra questi anche il console veneziano Andrea Giustiniani, che riuscì a liberarsi pagando un riscatto. Seguì un periodo di generale decadimento delle rotte carovaniere verso il Mar Nero. Tamerlano deviò il commercio della Via della seta verso le rotte dirette verso la Siria ed anche dal lato cinese la caduta della dinastia Yuan in Cina, nel 1368, portò ad una contrazione degli scambi. La Tana restò abbandonata per anni e la ricostruzione, nel XV secolo, fu molto lenta e basata su di un commercio ormai prevalentemente regionale. Tra i protagonisti di questa fase spicca Giosafat Barbaro che vi abitò per sedici anni a partire dal 1436. Barbaro tornò a Venezia via nave nel 1452, passando per Costantinopoli ormai quasi completamente accerchiata dai Turchi, portando con sé molte ricchezze: pelli di zibellino, volpe ed ermellino, pesce salato e caviale, miele, seta grezza persiana e rabarbaro. Nel 1472 Barbaro fu scelto dal Senato della Serenissima come ambasciatore da mandare in Persia per negoziare un'alleanza nella guerra contro i turchi. La sua delegazione trasportava cannoni ed armi da fuoco destinate ai persiani e fu scelta una rotta che da Cipro dove attraversare il Medio Oriente. Dopo varie peripezie riuscì a giungere a Tabriz, allora capitale persiana, solo nel 1474. Nel frattempo, nell'incertezza che Barbaro non riuscisse a completare il suo itinerario, il Senato veneziano nominò un secondo ambasciatore per la Persia, Ambrogio Contarini. Questi prese la via del Nord verso la Germania, la Polonia e Kiev per poi scendere nel Caucaso e raggiungere Tabriz. Nel viaggio di ritorno Barbaro evitò la rotta del Medio Oriente allora controllato dai turchi e puntò a Nord, attraversò il Caspio, risalì il Volga e arrivò a Mosca nel settembre del 1476. Fu accolto con tutti gli onori alla corte del Principe Ivan III dove incontrò anche la consorte Sofia Paleologa, i numerosi architetti ed artigiani italiani che allora lavoravano in città e l'altro ambasciatore veneziano in Persia, Ambrogio Contarini, anch'egli sulla via del rientro. Entrambi gli ambasciatori veneziani descrissero quindi il Principato di Mosca nel loro resoconto orale al Senato ed entrambi pubblicarono poi i loro racconti di viaggio per il grande pubblico. Il libro di Contarini fu stampato per la prima volta a Venezia nel 1487 (presso Annibale Fossi) e vi si trova la descrizione di Ivan III e della vita quotidiana a Mosca durante l'inverno del 1476. "Il duca di Moscovia ha circa 35 anni, è alto, magro e molto fiero. Si fa chiamare 'Signore di tutta la Russia' e gode di un potere assoluto sui suoi sudditi. Mi ricevette in una sala di legno, circondato dai suoi boiardi, e mi pose molte domande sul Doge di Venezia e sulla nostra guerra contro i Turchi. Mi sembrò un uomo di grande intelletto e molto attento ai fatti del mondo." Sulla città di Mosca: "La città di Mosca è situata su una piccola collina ed è tutta costruita in legno, tranne il castello [il Cremlino] dove il Duca sta iniziando a costruire palazzi di pietra con l'aiuto dei nostri italiani. La terra è fertilissima e vi è abbondanza di ogni cosa: carne, pollame e cacciagione si vendono a prezzi bassissimi. Mi stupì vedere i mercati invernali dove i buoi, già uccisi e scuoiati, restano ritti sulle zampe perché congelati dal freddo intenso." Il racconto di Barbaro iniziò a circolare in manoscritto subito dopo, nel 1491, e fu poi pubblicato a stampa da Aldo Manuzio a Venezia nel 1543 nella raccolta: "Viaggi fatti da Vinetia, alla Tana, in Persia, in India et in Costantinopoli" che includeva anche il testo di Contarini. === Prima, Seconda e Terza Roma: Italia e Russia nel 1400 === Nel XV secolo, la storia europea fu segnata dall'evento epocale sconvolgente della Caduta di Costantinopoli e la fine dell'Impero Romano d'Oriente. L'impero turco aveva quasi circondato la città fin dall'inizio del secolo e, per resistere alla pressione ottomana, l'Impero Bizantino e la Chiesa Ortodossa pensarono di chiedere il sostegno militare dell’Occidente. Per ottenerlo era tuttavia prima necessario superare la frattura religiosa con l'Europa cattolica dovuta allo Scisma del 1054. L'imperatore bizantino ed il Patriarca di Costantinopoli cercarono di arrivare all'unione dei cristiani greci e latini attraverso un Concilio ecumenico a cui furono invitati anche gli altri riti cristiani: armeni, copti e russi. Questo sforzo diplomatico-religioso intrecciò le vicende di Italia e Russia attraverso figure come il cardinale Bessarione e il metropolita di Russia Isidoro, che partecipò al Concilio di Firenze (1439) alla testa di una delegazione di ben duecento dignitari russi. Isidoro era stato nominato metropolita di Kiev e Mosca dall'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo e dal patriarca di Costantinopoli Giuseppe II nel 1437. Il Gran Principe Basilio II di Russia era inizialmente diffidente verso il nuovo metropolita, ma tollerò le sue iniziative di avvicinamento alla chiesa occidentale cattolica, ritenendo lui pure che solo un'alleanza con la Chiesa di Roma sarebbe stata in grado di salvare Costantinopoli e la Chiesa greco-ortodossa. La delegazione russa partì quindi con il sostegno economico di Basilio e comprendeva: il vescovo di Suzdal' Abramo (secondo la leggenda contrario all'unione con la chiesa latina, ma costretto a sottoscriverla sotto minaccia di Isidoro) l'ambasciatore Tommaso di Tver', diversi Boiardi e numerosi religiosi. A Firenze i russi rimasero stupiti ed ammirati dall'architettura, in particolare dalla Cupola del Brunelleschi, descritta come una struttura così immensa che "pareva toccare le nuvole", dalla musica degli organi in chiesa (nei riti ortodossi era consentito solo il canto), dalla qualità della vita urbana e dalla ricchezza delle merci commerciate. Sul piano teologico, Isidoro era un convinto sostenitore dell'unione tra tutte le chiese cristiane per salvare Costantinopoli dall'imminente minaccia ottomana e firmò il concordato di unione. In cambio, il papa lo nominò cardinale cattolico e legato apostolico in Russia. Isidoro lasciò quindi l'Italia per tornare nella sua sede episcopale e lungo il percorso si fermò in Polonia ed in Lituania, a Leopoli e Kiev per far ratificare ai vescovi di rito orientale l'unione con Roma. Tornato a Mosca nel 1441, durante la sua prima liturgia nella Cattedrale dell'Ascensione, nel Cremlino, nominò esplicitamente il papa di Roma nelle preghiere e lesse il decreto di unione. Consegnò inoltre a Basilio II una missiva il cui papa Eugenio IV chiedeva sostegno per l'accordo conciliare nelle terre russe. Il clero ed i principi russi denunciarono l'unione con Roma come un tradimento alla fede ortodossa ed Isidoro fu sconfessato e dichiarato apostata dal clero moscovita, Arrestato per ordine di Basilio, fu imprigionato nel monastero di Čudov. In disaccordo col Patriarcato di Costantinopoli, Mosca revocò l'unione con "l'eretica Roma" e, dal 1448, venne proclamata l'autocefalia dell'indipendente metropolia di Mosca. Per i russi, il fatto che il Patriarca di Costantinopoli e l'Imperatore bizantino avessero firmato l'accordo con il papa a Firenze era la prova che i greci avevano tradito la vera fede. Quando Costantinopoli cadde in mano ai Turchi nel 1453, i russi lo interpretarono come un castigo divino per quel tradimento. La Russia si ritrovava a essere l'unico grande stato ortodosso indipendente nel mondo. Il rifiuto dell'Unione da parte di Basilio II e l'espulsione di Isidoro divennero atti eroici di salvaguardia della fede. Iniziò a circolare l'idea che, dopo la fine della Prima Roma a causa dell'eresia cattolica e la caduta della Seconda Roma (Costantinopoli) per aver tradito la fede, Mosca era diventata la Terza Roma, l'unica custode della purezza cristiana. In Italia, dopo il 1453, il cardinale Bessarione accolse i sapienti greci in esilio e cercò di salvare i preziosi libri e codici manoscritti, donando in seguiti la sua vasta biblioteca a Venezia, nucleo della futura Biblioteca nazionale Marciana. Nel rinnovato tentativo di avvicinare Roma a Mosca, Bessarione suggerì al principe Ivan III di Russia, rimasto vedovo, di sposare Sofia Paleologa, ultima discendente imperiale di Bisanzio, di cui lui stesso era stato l'educatore. Le trattative durarono anni. Ivan inviò più volte a Roma a negoziare un suo fidato ambasciatore: Ivan Frjazin, ovvero l'orafo vicentino Giambattista della Volpe da tempo residente a Mosca come maestro di zecca. Ivan consultò sua madre Maria di Borovsk, il Metropolita Filippo e i suoi boiardi e, nel 1470, incaricò Ivan Fryjazin di tornare in Italia per procurarsi un ritratto di Sofia ed organizzare il matrimonio. Il ritratto piacque e Ivan decise di procedere. Nel gennaio 1472 Frjazin fu nuovamente inviato a Roma, questa volta con lo scopo di riportare con sé la sposa del suo sovrano. L'ambasceria arrivò il 23 maggio. Nel frattempo, Papa Paolo II era morto e la delegazione russa prese accordi con Papa Sisto IV. Il 1º giugno 1472 nella Basilica di San Pietro fu celebrato un matrimonio pro forma per delega con Ivan Frjazin che rappresentò il sovrano Ivan III. Tra gli invitati alla cerimonia vi erano Clarice Orsini (moglie di Lorenzo il Magnifico) e la regina Caterina di Bosnia. In dote Sofia ricevette la somma di 6000 ducati e partì per la Russia con una folta delegazione con anche un nunzio apostolico cardinale Antonio Bonombra, a cui sarà tuttavia impedito l'accesso a Mosca a causa dell'opposizione del Metropolita ortodosso a qualsiasi forma di riconoscimento dell'autorità papale. La sposa con Frjazin ed un grande seguito lasciò Roma nel giugno 1472 seguendo la rotta del Nord attraverso la Germania. Attraversò in nave il Mar Baltico e sbarcò a Reval (ora Tallinn) nel mese di ottobre per passare per Novgorod ed arrivare in novembre a Mosca. Il matrimonio solenne tra Ivan III e Sofia ebbe luogo lo stesso giorno del suo arrivo presso la Cattedrale della Dormizione a Mosca. La cerimonia fu celebrata dal metropolita Filippo, Sofia portò con sé la cultura e l'etichetta romano-bizantina e aprì la strada ai maestri italiani (architetti, ingegneri, artiglieri e diplomatici), sancendo il ruolo della Russia come erede ideale di Bisanzio a sostegno della visione di Mosca come Terza Roma che proprio allora si diffuse. Grazie anche al contributo degli italiani che costruivano chiese, castelli e cannoni, il Ivan III di Russia riuscì in quegli anni a sconfiggere tutti i suoi nemici, ad affrancarsi dal giogo dei tartari dell'Orda d'Oro e ad affermarsi come sovrano di tutto il Paese riunificato. Sofia era una discendente della casa imperiale di Costantinopoli, era stata adottata dal papa ed educata a Roma e fu sposa del Gran Principe di Mosca: personifica quindi in sé una continuità tra la Prima, la Seconda e la Terza Roma. === Gli architetti italiani in Russia === Nell'ultimo quarto del XV secolo, nel regno del Gran Principe Ivan III di Russia, Mosca diventa effettivamente la Terza Roma: costruisce chiese e cattedrali degne del nuovo centro della cristianità; consolida le mura della fortezza del Cremlino, ancora oggi luogo simbolo del potere centrale russo; estende la sovranità del Principato di Moscovia sugli stati vicini e si libera dal giogo dei tartari dell'Khanato dell'Orda d'Oro. Diventa dunque la base nazionale e religiosa di quello che oggi è la Russia. Per ricostruire il centro della capitale del giovane stato russo all'altezza delle sue ambizioni imperiali, il gran principe Ivan III si rivolse ai maestri italiani del Rinascimento, famosi allora in tutta l'Europa per il loro genio di ingegneri militari, architetti civili e maestri di artiglieria. Questa sua decisione fu presa anche seguendo il suggerimento della moglie Sofiia Paleologa, donna di grande cultura che dopo la morte del padre aveva vissuto dal 1465 a Roma con il cardinale Bessarione come tutore. Il matrimonio tra Ivan III e Sofia Paleologa fu celebrato in una piccola chiesa di legno eretta dentro la cattedrale della Dormizione che non era ancora finita. Questa cattedrale veniva costruita dai mastri russi Myškin e Krivzov ma due anni dopo, nella notte dal 20 al 21 maggio 1474, non ancora terminata, crollò. Sconvolto dalla distruzione della cattedrale, Ivan III prese la decisione definitiva di invitare a Mosca i mastri italiani e senza perdere tempo spedì l'ambasciata russa di Semjon Ivanovič Tolbuzin (in russo: Семён Иванович Толбузин) in Italia con l'ordine di portare da lì degli architetti e dei mastri di diversi mestieri. A Venezia Tolbuzin riuscì ad ingaggiare un architetto ed ingegnere militare già molto famoso, il bolognese Aristotele Fioravanti. Questi arrivò a Mosca il 26 marzo 1475, portando con sé il figlio Andrea e l'aiutante Pietro. Appena arrivato a Mosca, Fioravanti fu incaricato della costruzione della nuova cattedrale Uspenskij (della Dormizione). L'italiano si mise subito al lavoro demolendo per prima cosa le rovine della vecchia chiesa con tecniche allora alquanto innovative per la Russia. Fioravanti costruì anche una Fornace per produrre mattoni di migliore qualità. I lavori di ricostruzione furono tuttavia inizialmente bloccati per le resistenze del clero ortodosso, che diffidava di un architetto straniero per la costruzione di una chiesa tanto importante. Fioravanti sfruttò i mesi di pausa per viaggiare in Russia e studiare il Paese, i materiali, il clima e la cultura in modo da poter poi presentare un progetto in linea con la tradizione ortodossa che fu approvato. Con una velocità stupefacente per i locali, tra la primavera e l'autunno del 1476 la Cattedrale Uspenskij raggiunse la cintura degli archi, e nella stagione edilizia seguente era praticamente conclusa; altri due anni furono necessari per le rifiniture interne e l'erezione delle cupole. Il 12 agosto 1479 ebbe luogo la consacrazione solenne della chiesa da parte del metropolita in presenza del gran principe Ivan III. Fioravanti fu il primo di una lunga serie di architetti italiani in Russia. Nel 1485 arrivò a Mosca l'architetto italiano Antonio Gilardi (noto in Russia anche come Anton Frjazin). Nell'ottobre 1485 l'ambasciatore Giorgio Percamota (nobile greco al servizio di Ivan III noto anche come Jurij Trachaniot) partì per l'Italia, visitò Milano e Venezia, e come risultato della sua missione, nel 1487 a Mosca apparve Marco Ruffo (Marco Frjazin). Negli anni 1489-1490 a Mosca arrivò il bravissimo architetto italiano Pietro Antonio Solari (Piotr Frjazin), e nel 1494 a Mosca cominciò a lavorare anche Aloisio da Carcano (Aleviz Frjazin il Vecchio). Tutti gli architetti italiani venivano chiamati in Russia a quell'epoca frjagi o frjaziny. L'appellativo Frjazin deriva dal russo antico фрязь (frjaz), фряжский (frjazhskij) che significa "straniero", "forestiero", ma anche più specificatamente "italiano", "genovese". Nel corso di dieci anni questi mastri costruirono la fortezza del Cremlino, erigendo parallelamente il Palazzo a Faccette. La prima torre del Cremlino, chiamata la torre Tajnizkaja, fu costruita nel 1485 sotto la direzione dell'architetto Antonio Gilardi. Nel 1487 Marco Ruffo costruì la torre Beklemiševskaja (Moskvorezkaja), alta 46,2 m. Negli anni 90 del XV secolo della costruzione delle torri del Cremlino si occuparono Pietro Antonio Solari e Aloisio da Carcano. === La Relazione sulla Russia per Ludovico il Moro (1486) === Alla corte di Ivan III non vi erano allora solo italiani, ma anche numerosi greci che avevano trovato rifugio a Mosca dopo la caduta di Costantinopoli, come del resto la stessa Gran Duchessa Sofia Paleologa, che era giunta in Russia dopo essere cresciuta a Roma. Tra questi greci vi era anche la nobile casata dei Tarcaniota, il cui nome fu russificato in Trakhaniot (Траханиот). Dimitri Trakhaniot aveva partecipato al negoziato nuziale per il matrimonio del Gran Duca avviato dal Cardinale Bessarione e suo figlio Jurij divenne un ambasciatore di Ivan III nei contatti con l'Italia ed i paesi europei. Jurij Trachaniot giunge dunque a Milano allora governata dal reggente Ludovico il Moro in nome del nipote Gian Galeazzo Maria Sforza, ancora minorenne. L'ambasciatore non cerca solo architetti, ma anche alleanze diplomatiche. Nel 1486 espone quindi una articolata descrizione della Russia, del suo sovrano, delle varie città ecc. La cancelleria sforzesca la trascrive agli atti come "Relazione sulla Russia dettata dall'ambasciatore moscovita". A Milano, il suo nome viene peraltro italianizzato in Giorgio Percamota. === Chiese, Castelli e Cannoni === Aristotele Fioravanti alla pari di molti grandi uomini del Rinascimento non era solo un architetto civile costruttore di chiese, ma anche un ingegnere militare costruttore di fortezze moderne capaci di resistere al fuoco dell’artiglieria ed un esperto di fusione dei metalli capace costruire campane e cannoni di bronzo o di coniare monete d'argento. Come ingegnere militare partecipò a varie campagne di Ivan III dirigendo l’artiglieria moscovita contro Novgorod, Kazan' e Tver'. Restò poi celebre la costruzione di ponte galleggiante attraverso il fiume Volchov durante la conquista e annessione di Novgorod a Mosca nel 1477.La decisione di costruire a Mosca una robusta fortezza di pietra fu presa nel 1482. Pietro Antonio Solari (nato a Milano attorno al 1450) cominciò il suo lavoro nel Cremlino con la costruzione nel 1490 della torre Borovizkaja. Nel corso del 1491 Solari costruì tre torri imponenti e bellissime: torre Spasskaja, torre Nikol'skaja e torre Senatskaja. L'ultima torre che costruì nel Cremlino Antonio Solari fu la torre Uglovaja Arsenal'naja, costruita nel 1492. È la più forte delle torri angolari, ha sedici facce e ha un'altezza di 60,2 m. Parallelamente alla costruzione delle torri, Pietro Antonio Solari e Marco Ruffo innalzavano il Palazzo delle Faccette (1487-1491), che oggi è l'edificio più antico di quelli conservatisi del Gran Palazzo del Cremlino. Nel 1991 a Mosca è stato festeggiato il 500º anniversario del Palazzo delle Faccette in presenza di Rufo Ruffo, discendente di Marco Ruffo. Nella seconda metà degli anni 90 del XV secolo e all'inizio del XVI secolo della costruzione del Cremlino si occupò l'architetto Aloisio da Carcano (Aloisio Frjazin il Vecchio). Nel 1495 sotto la sua direzione vennero costruite due torri: Oružejnaja e Troizkaja. Una delle torri più curiose è la torre Kutaf'ja ("goffa") costruita da Aloisio da Carcano all'inizio del XVI secolo. Nel XVI secolo l'attività dei mastri italiani in Russia rimase intensa come nel secolo precedente. Il 30 novembre 1504 cominciò a costruire l'architetto da Venezia Aloisio il Nuovo (Aleviz Novyj, come lo chiamavano i russi; alcuni studiosi italiani hanno tentato di identificarlo con lo scultore veneziano Alevisio Lamberti da Montagnano, senza però riuscire a trovare un accordo) che, come gli altri mastri italiani, accettò l'invito dell'ambasciata russa di venire a lavorare a Mosca. Nel 1505 Aloisio il Nuovo cominciò a costruire la seconda chiesa del Cremlino per grandezza, la Cattedrale Archanghel'skij (dell'Arcangelo Michele). La costruzione della cattedrale Archanghel'skij fu iniziata sotto Ivan III e conclusa nel 1508 sotto suo figlio, il gran principe Basilio III. Negli anni 1505-1508 venne costruito anche il grandioso campanile "Ivan il Grande" con la conduzione dell'architetto italiano Marco Bon (Bon Frjazin). Nel 1812 le armate napoleoniche cercarono di distruggere questo edificio: lo scoppio di una carica di polvere colossale distrusse le costruzioni circostanti, ma il fusto del campanile resistette, con solo un'incrinatura del tamburo tondo. Nel 1528 il pontefice Clemente VII spedì a Mosca l'ultimo degli architetti italiani che lavorarono a Mosca nel XVI secolo: Pietro Annibale (o come lo chiamavano i russi Petrok Malyj), che cominciò a costruire nel 1532, adiacente a "Ivan il Grande", un campanile a vela secondo un tipo particolarmente diffuso a Novgorod. Pietro Annibale si occupò anche della costruzione delle mura di cinta del Kitaj-Gorod, sobborgo di commercianti e artigiani moscoviti dove vivevano e lavoravano molti italiani soprattutto per le fonderie dei cannoni. Con i lavori di Petrok Malyj si concluse l'attività degli architetti italiani a Mosca nei secoli XV-XVI: essi lavorarono circa 70 anni, più precisamente, secondo le cronache locali dal 1475 al 1543. Nel XVII secolo diversi fattori contribuirono a rallentare le relazioni tra la Russia e l'Italia: la crescente potenza turca che ostacolava i contatti diretti; il declino di Venezia a fronte del crescente commercio lungo la rotta del Capo di Buona Speranza a favore dei portoghesi e lungo la tratta transatlantica a favore degli olandesi e degli inglesi; lo spostamento della capitale russa da Mosca a San Pietroburgo. === Un viaggiatore fiorentino alla corte di Ivan il Terribile === Nel 1564, Raffaello da Barberino intraprese un viaggio d'affari in Russia e vi rimase quasi un anno. Egli partì da Anversa (nelle Fiandre, odierno Belgio), dove gestiva i suoi affari commerciali e fece una prima, fondamentale, tappa a Londra. Qui ottenne delle lettere di raccomandazione da Elisabetta I d'Inghilterra e si imbarcò per la Russia su di una nave della Compagnia della Moscovia, la società mercantile britannica che deteneva allora il monopolio del commercio con la Mosca. Poiché l'accesso alla Russia tramite il Mar Baltico era bloccato dalle guerre tra svedesi, polacchi e danesi, Barberino dovette seguire l'estrema rotta artica aperta dagli inglesi solo pochi anni prima. Navigò lungo le coste della Norvegia, doppiò Capo Nord e sbarcò ad Arcangelo, all'epoca l'unico scalo marittimo sicuro della Moscovia. Da Arcangelo scese quindi lungo le vie fluviali. A Mosca, Barberino fu boicottato e calunniato dai mercanti inglesi, che non gradivano ingerenze nel loro monopolio commerciale. L'italiano fu descritto ai dignitari della corte dello zar come una spia polacca o un impostore cattolico. Ivan IV lo fece quindi arrestare, ma grazie alle lettere credenziali della regina Elisabetta fu poi riabilitato, liberato e trattato con tutti gli onori. Al rientro in Italia scrisse quindi la celebre "Relazione di Moscovia scritta da Raffaello Barberino al Conte di Nugarola". Ripubblicata da Sellerio in una moderna edizione critica nel 1996. === Vimina e Čemodanov. Le missioni diplomatiche del ‘600 === Dopo un lungo periodo senza contatti, la Repubblica di Venezia ed il Principato di Moscovia si scambiarono nuovamente delle ambascerie verso la metà del XVII secolo. Nel 1655 Venezia inviò il religioso bellunese Alberto Vimina e Mosca rispose con la missione del boiardo Ivan Čemodanov nel 1656. La Serenissima era allora logorata dalla ventennale Guerra di Candia (Creta) contro lImpero ottomano e pensò di inviare un suo delegato a Mosca per convincere lo zar Alessio I Romanov ad aprire un secondo fronte anti-turco nei Balcani e nel Mar Nero. L’operazione fu gestita dall’ambasciatore veneziano a Vienna, Nicolò Sagredo, ed incontrò molte difficoltà. Vimina prese al rotta del Nord: da Venezia ad Amburgo, quindi in Svezia, per entrare infine in Russia via Riga. Il diplomatico veneziano incontrò molte resistenze e ricevette un’ospitalità spartana. Lo zar Alessio I non si trovava a Mosca, ma a Smolensk per seguire la guerra contro la Polonia. Spossato e malato dopo sei mesi di attesa, non riuscì a presentarsi all’udienza con Alessio, ma consegnò comunque le lettere del doge ai suoi ministri. Alessio non acconsenti subito alla richiesta di alleanza, ma volle inviare un suo ambasciatore a Venezia per discuterne le condizioni e chiedere un finanziamento. L’unica proposta accettata fu quello di stabilire scambi commerciali diretti senza più passare per gli intermediari olandesi, che dominavano allora il commercio mondiale. La missione di Vidima dunque fallì, ma come sempre nella tradizione diplomatica veneziana egli scrisse un rapporto per il Senato della Repubblica che conteneva anche la Relazione della Moscovia. L'opera rimase inizialmente confinata nell'archivio diplomatici e fu pubblicata postuma per la prima volta nel 1671. Il testo descrive minuziosamente: la geografia e il clima; la società nettamente divisa tra l'aristocrazia sottomessa allo zar e la classe contadina che vive in condizioni di servitù, povertà e sottomissione; il potere dello zar viene descritto come assoluto, la figura del sovrano è sacra e i sudditi hanno rispetto timoroso nei confronti dell'autorità statale e religiosa; la devozione religiosa ortodossa è molto radicata e vi è diffidenza verso gli stranieri; l'esercito moscovita è descritto come numeroso ma arretrato e con molti ufficiali e mercenari stranieri. Grazie alla sua precisione, la relazione divenne una delle fonti occidentali più importanti per comprendere la Russia prima delle riforme di Pietro il Grande. Lo zar Alessio Michajlovič inviò quindi Čemodanov in Italia con la richiesta di sussidi finanziari e prestiti per sostenere le sue contemporanee guerre contro la Poloniae la Svezia. La missione di Čemodanov fu a sua volta molto difficile: salpò dal porto russo settentrionale di Arcangelo, doppiò la Scandinavia, discese l'Oceano Atlantico e sbarcò nel porto franco di Livorno, per una sosta forzata dovuta alle tempeste. Risalì quindi la pianura padana fino alla laguna. A Livorno Čemodanov, arrivò totalmente privo di denaro liquido, ma con le navi cariche di merci da scambiare, forse come primo passo del trattato di commercio discusso con Vidima. Ma Livorno non apparteneva allora della Repubblica di Venezia, bensì al Granducato di Toscana. Nel porto franco operavano tuttavia dei mercanti-agenti delle compagnie inglesi ed olandesi tra cui Charles Longland, referente britannico dello stesso Oliver Cromwell per il Mediterraneo. Questi intuì subito l’affare delle pelli e del caviale portato dai russi ed acquisto in blocco tutto il carico, acquistando anche il monopolio per ogni futuro commercio di caviale. Čemodanov poté così finanziari la prosecuzione del viaggio fino a Venezia dove tuttavia incontrò anch’egli numerosi ostacoli protocollari. Accolto da un membro del Consiglio dei Dieci e trasportato a San Marco con un convoglio di cinquanta gondole, il boiardo accampava pretese per un trattamento di status più elevato che trovò scarsa simpatia nelle autorità veneziane che avevano ben sentito come era stato trattato Vimina in Russia. L’ambasciatore della Moscovia portava poi una lettera credenziale con il nome di un doge già scomparso da tempo (Francesco Molin). Egli fu comunque alloggiato a Palazzo Grimani e fu ricevuto dal doge Bertuccio Valier. L'incontro fu molto formale e le seguenti negoziazioni non produssero risultati. Venezia ritenne che la Moscovia era troppo lontana e non abbastanza forte da poter dare un serio contributo nella guerra contro i turchi, allora in forte espansione. Anche la missione Čemodanov fu dunque, sul momento, un fallimento. Le due ambascerie servirono tuttavia a collocare la Russia tra le possibili controparti commerciali e tra i possibili attori politici europei nel conflitto contro i turchi. Solo quattro anni dopo Čemodanov, nel 1660, arrivò a Livorno l'ambasciatore Vasilij Lichačëv incaricato di stabilire rapporti diretti con il Granducato di Toscana e di sviluppare i commerci tramite il porto franco. Trenta anni dopo le due ambascerie, la diplomazia italiana seppe infine riaprire il dialogo con Mosca quando, nel 1686, il nunzio apostolico a Vienna Francesco Buonvisi riuscì a negoziare la pace tra Russia e Polonia e l’adesione della Moscovia alla Lega Santa contro i turchi, che comprendeva anche il Sacro Romano Impero degli Asburgoe la Repubblica di Venezia. === Architetti e musicisti italiani a San Pietroburgo === Pietro il Grande volle costruire la sua nuova capitale sul modello di una "Venezia del Nord" e per farlo chiamò diversi architetti italiani tra cui in particolare Domenico Trezzini, che giunse in Russia nel 1703 e fu incaricato di elaborare i piani generali della nuova capitale dell'Impero. In qualità di supervisore e progettista, pianificò e realizzò una serie di interventi, caratterizzati da uno stile barocco, il cosiddetto barocco petrino, sobrio e razionale di carattere occidentale. Molto stimato per l'opera prestata alla corte dello zar, disegnò e realizzò, tra l'altro, una serie di modelli abitativi per differenti classi sociali. Tra le sue opere principali spiccano: la Fortezza di Pietro e Paolo, il Palazzo d'Estate di Pietro il Grande, la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo ed il Monastero di Aleksandr Nevskij. Alla morte di Pietro il Grande nel 1725, la città di San Pietroburgo era ancora molto lontana dall'essere un grande centro di cultura occidentalizzato come auspicava il suo fondatore. Molti degli aristocratici che erano stati obbligati a prendere residenza qui, lasciarono la città facendo ritorno a Mosca. Nel 1727, lo zar Pietro II fece chiamare l'architetto italiano Pietro Antonio Trezzini (omonimo, ma non parente di Domenico Trezzini), ma nonostante questi sforzi la corte imperiale ritornò comunque per qualche anno a Mosca. Un rinnovato impulso ad elevare il prestigio di San Pietroburgo venne dalla zarina Anna (1730-1740) che si occupò maggiormente della città e vi ristabilì la capitale russa nel 1732, spostando nuovamente la corte al Palazzo d'Inverno, ove rimase ininterrottamente sino al 1918. Nello stesso anno, la zarina commissionò all'architetto Francesco Bartolomeo Rastrelli di completare la ricostruzione del palazzo incorporandovi le case vicine. Bartolomeo Rastrelli (noto in russo come Варфоломей Варфоломеевич Растрелли, Barfolomej Barfolomeevič Rastrelli) si era trasferito a San Pietroburgo nel 1716 insieme a suo padre, lo scultore italiano Carlo Bartolomeo Rastrelli (1675-1744). La sua ambizione era quella di combinare l'ultima moda architettonica italiana con le tradizioni dello stile barocco moscovita. Rastrelli fu nominato architetto principale di corte nel 1730. Le sue opere trovarono il favore delle sovrane del suo tempo e mantenne l'incarico per tutto il regno delle imperatrici Anna (1730-1740) ed Elisabetta (1741-1762). Tra i suoi molti lavori, oltre al Palazzo d'inverno, vi sono: Palazzo di Caterina, Palazzo Voroncov, Palazzo Stroganov. L'ultimo e più ambizioso progetto di Rastrelli fu il Monastero Smol'nyj, dove l'imperatrice Elisabetta avrebbe dovuto trascorrere il resto della sua vita. Il campanile progettato doveva essere l'edificio più alto di San Pietroburgo e di tutta la Russia. L'imperatrice Elisabetta chiamò a Pietroburgo anche il pittore veronese Pietro Rotari che ricevette diversi onori e divenne il pittore della corte russa fino alla morte nel 1762. Nel suo testamento Rotari lascia gran parte delle sue opere rimaste nel suo studio alla nuova imperatrice Caterina II di Russia, la quale acquista dalla famiglia il lascito per un ammontare di 17.000 rubli. Queste opere furono collocate nella reggia di Peterhof, che è attualmente la loro sede. Antonio Rinaldi, allievo di Vanvitelli, giunse a San Pietroburgo il 22 giugno 1751 e tra le sue prime opere figura la Cattedrale della Resurrezione a Pochep vicino a Bryansk e la Cattedrale di Santa Caterina a Yamburg, ora Kingisepp vicino a San Pietroburgo. Nel 1754 fu nominato architetto di corte dei futuri Pietro III e Caterina II, che risiedevano ad Oranienbaum. In quella città eseguì alcuni dei suoi progetti barocchi più noti: la Fortezza di Peterstadt (1758–60), il sontuoso Palazzo Cinese (1762–68) e il Padiglione di Katalnaya Gorka (delle "montagne russe") (1762–74). Nel 1754 fu nominato architetto di corte dei futuri Pietro III e Caterina II, che risiedevano ad Oranienbaum. Nel 1770 divenne il principale architetto del conte Grigorij Grigor'evič Orlov, favorito di Caterina II e l'uomo più potente del paese. Durante questo periodo costruì due grandiose residenze neoclassiche, vale a dire il Palazzo di Marmo tra il Campo di Marte e il Lungoneva del Palazzo a San Pietroburgo e l'ampia Reggia di Gatchina, che fu successivamente concessa all'imperatore Paolo e in parte rimaneggiata. Nel 1779 la zarina Caterina II, non soddisfatta degli architetti a suo servizio, aveva dato incarico al suo ministro, il barone Friedrich Melchior von Grimm di trovare due architetti italiani. La scelta ricadde su Giacomo Trombara e sul Giacomo Quarenghi, che giunse in città nel gennaio 1780 in veste di «virtuoso architetto» della corte imperiale russa. A Pietroburgo, Quarenghi realizzò, tra le altre cose: il Palazzo della Banca di Stato (1783-1800), il teatro dell'Ermitage (1782-1785) il cui interno è ispirato al Teatro Olimpico di Vicenza, l'Accademia delle Scienze (1783-1789). Al di fuori di Pietroburgo ricordiamo: il Palazzo di Alessandro a Carskoe Selo (1791-1796); a Mosca la ricostruzione del Palazzo di Caterina. Tra i musicisti chiamati a San Pietroburgo da Caterina la Grande spiccano: Giovanni Paisiello, Giuseppe Sarti e Domenico Cimarosa. Nel 1776 Paesiello fu chiamato in Russia con l'incarico triennale di direttore musicale degli spettacoli alla corte della zarina Caterina II (con un salario di 9 000 rubli annui) su segnalazione del barone Friedrich Melchior von Grimm, un intellettuale illuminista in corrispondenza con Caterina II. Paisiello partì il 29 luglio con la moglie e passò per Vienna, dove conobbe Pietro Metastasio, il celebre poeta di corte degli Asburgo, e giunse a Pietroburgo a fine settembre. Nella capitale dell'impero russo divenne subito insegnante di musica della granduchessa Marija Fëdorovna (in russo Мария Фёдоровна?) consorte dell'erede al trono. Collaborò con i librettisti di corte Marco Coltellini e Giovanni Battista Casti nonché con il ballerino e coreografo Gasparo Angiolini (che dal 1766 al 1772 fu anche direttore del Teatro imperiale di San Pietroburgo, originariamente ospitato entro il Palazzo d'Inverno. I teatri imperiali avranno poi una proipria sede a partire dal 1783, con l'inaugurazione del Teatro Bol'šoj Kamennyj su progetto di Antonio Rinaldi). Tra i lavori di Paesiello vi è l’opera buffa Il barbiere di Siviglia, rappresentato all’Ermitage il 26 settembre 1782. Da non confondere con la successiva, più famosa, versione di Rossini, l’opera ebbe un libretto estratto dall’omonima commedia satirica di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais (rappresentata come pièce francese a Pietroburgo nel 1780 nel teatro al Ponte rosso). Giuseppe Sarti venne invitato a San Pietroburgo dall'imperatrice Caterina II nel 1784. Durante il viaggio si fermò a Vienna, dove l'imperatore Giuseppe II lo ricevette con grandi onori, e dove conobbe Wolfgang Amadeus Mozart. Giunse finalmente in Russia nel 1785, e subito, in qualità di direttore dell'Opera, compose nuovi pezzi e anche brani di musica sacra, tra cui un Te Deum per la vittoria di Ochakov nella guerra russo-turca (1787-1792). Sarti vi rimase sino al 1801, quando la sua salute era divenuta così malferma che chiese il permesso di lasciare il Paese: l'imperatore Alessandro I lo congedò nel 1802 accordandogli una generosa pensione; in precedenza, Caterina II gli aveva accordato il titolo nobiliare. Le opere maggiori del periodo russo furono Armida e Rinaldo e Gli inizi del governo di Oleg (Nachal'noye upravleniye Olega), quest'ultima su libretto della stessa imperatrice Caterina. Sarti morì a Berlino sulla via del ritorno verso l'Italia. La zarina Caterina II invitò Domenico Cimarosa nel 1787 per occupare presso la corte imperiale a San Pietroburgo la posizione di maestro di cappella, in sostituzione di Giuseppe Sarti. Fu attivo principalmente per il Teatro dell'Ermitage, per il quale scrisse alcune opere e cantate. Nel dicembre 1787 fece eseguire la Messa di Requiem per il funerale della Duchessa di Serra Capriola (moglie dell'ambasciatore del Re di Napoli Antonino Maresca, in russo: Антонио Мареска-д’Оннорсо, герцог ди Серракаприолаin russo Антонио Мареска-д’Оннорсо, герцог ди Серракаприола. Dopo l'invasione napoleonica del Regno di Napoli passerà nel servizio diplomatico dello zar). Tra le sue molte opere del periodo russi figurano: La felicità inaspettata, l'Atene edificata, Le due fidanzate e I due baroni e Cleopatra. Nel 1791 dedicò la cantata La serenata non preveduta al principe Gregorij Aleksandrovic Potemkin, amico e favorito dell'imperatrice. === Le relazioni tra gli stati pre-unitari e la Russia zarista === Il Principato di Mosca e la Santa Sede allacciarono rapporti diplomatici nel 1525 con l’invio a Roma dell’ambasciatore Dmitrij Gerasimov. Questo scambio fu preceduto dalla missione a Mosca del mercante e geografo genovese Paolo Centurione nel 1519. Centurione era un commerciante di spezie vissuto molti anni in Egitto e in Siria e che aveva visitato anche i paesi rivieraschi del Mar Nero. Vedendo l’ostacolo al commercio lungo la vecchia Via della seta rappresentato dai turchi e l’arrivo direttamente in India dei portoghesi, il genovese teorizzava lo sviluppo di una rotta alternativa per l’India che dal Caspio risalisse i fiumi russi fino a Mosca per arrivare poi sul Baltico. Centurione riuscì quindi ad ottenere da Papa Leone X delle "lettere" destinate il principe di Moscovia Basilio III per poter presentare il piano. Basilio III non accolse favorevolmente la proposta, ma gli concesse comunque dei privilegi per il commercio con la Russia sul Baltico. Tronato a Roma, nel 1524 riuscì a convincere il nuovo Papa Clemente VII di affidargli una nuova missione che, oltre agli aspetti commerciali, toccava il vecchio tema della possibile riunione delle chiese latina ed ortodossa ed invitava il Principe a mandare un suo ambasciatore a Roma per trattare. Nel settembre del 1525 egli tornò quindi a Roma accompagnato dell’ambasciatore Dimitrij Gerasimov (noto anche come Demetrio Erasmo), che porta con sé un messaggio di risposta di Basilio per il pontefice. Gerasimov era un linguista e scrittore e, durante il suo soggiorno a Roma, intrattenne proficui contatti con molti sapienti rinascimentali italiani. Fornì inoltre a Paolo Giovio delle informazioni geografiche sulla Russia e sui paesi settentrionali. Queste informazioni furono raccolte in un libro da Giovio, e in seguito Battista Agnese le utilizzò per elaborare una mappa, che diventò il modello per tutte le mappe europee della Moscovia del secolo XVI. Durante il regno di Pietro I di Russia furono numerosi i tentativi di stabilire relazioni diplomatiche con gli Stati italiani, in particolare con la Repubblica di Venezia. Lo stesso zar Pietro pianificò di visitare l'Arsenale navale della Serenissima nel 1698 come tappa conclusiva del suo celebre viaggio in Europa. La missione dovette essere tuttavia rinviata per tornare urgentemente in Russia. L'insrtaurazione di legami con lo Stato Veneto fu poi sempre ostacolata dalle altre potenze europee, in particolar modo dall'Impero austriaco, che temeva il rafforzamento della posizione della Russia nei confronti dell'impero ottomano, sia sulla terra sia sul mare, attraverso un accordo con Venezia. Nel 1711 le relazioni con la Serenissima migliorarono grazie alla costituzione a Venezia del primo consolato russo in Italia e il secondo nel mondo dopo Amsterdam. Pietro vi delegò Dmitrij Bocis (spesso citato anche come Dmitry Botsis o Dmitrij Bozis), un nobile di origine greca che prestava servizio presso la corte russa. Il consolato aveva sede nel quartiere greco della città, presso e la Scuola di San Nicolò dei Greci, sita accanto alla Chiesa di San Giorgio dei Greci. La Scuola ospitava la confraternita greco-ortodossa e fungeva da centro di riferimento anche per i russi. L'edificio ospita ancora oggi il principale Museo di icone italiano. === La flotta russa a Livorno === Nel 1767 Caterina II inviò il generale Aleksej Grigor'evič Orlov (fratello del suo amante Grigorij Orlov) con una missione segreta in Italia: stabilire contatti politici con i capi di Stato della Repubblica di Venezia, del Regno di Sardegna e degli altri Stati italiani e preparare la rivolta dei patriocti greci contro i turchi. Nel 1768 Caterina II nominò unilateralmente come suo console a Venezia il marchese Pano Maruzzi. Questi era un ricco banchiere di origine greca in stretto contatto con Orlov, di cui finanziò personalmente le campagne militari contro l'impero ottomano. Tra le altre cose Maruzzi finanziava la stamperia di Demetrio Teodosio per la sua produzione di libri in cirillico. Non volendo essere trascinata in guerra contro i turchi, la Serenissima per qualche anno limitò le prerogative diplomatiche di Maruzzi e la sua attività fu estremamente controllata. Maruzzi sposò la principessa moldava Zoe Ghica, che aveva a lungo vissuto in esilio a San Pietroburgo presso la corte della zarina Caterina dopo che i turchi avevano invaso il suo paese ed ucciso il padre. Nonostante gli sforzi dell'imperatrice per dargli tutti i diritti e privilegi dei rappresentanti diplomatici, la Serenissima li riconobbe formalmente solo nel 1782, quando furono ufficialmente stabilite relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Venezia e l'Impero russo. Il primo ambasciatore fu Ferigo Foscari, che arrivò a San Pietroburgo nel 1783. Nel 1790 fu sostituito da Zampiero (Giovanni Pietro) Grimani, che vi restò fino al 1795, quando fu trasferito alla corte imperiale di Vienna. L’ultimo fu Nicolò Venier, il cui mandato si esaurì con l’invasione napoleonica del Veneto e la scomparsa della millenaria Repubblica. Nel frattempo, l'impero ottomano e la Russia erano in aperto contrasto nel Mar Nero ed in Ucraina finché, il 25 settembre 1768, il sultano Mustafa III dichiarò guerra. In questa nuova guerra russo-turca (1768-1774) Caterina II era appoggiata dall'Inghilterra, che forniva la propria consulenza alla marina imperiale. Per attirare le forze turche dal teatro principale nel sud della Russia, la zarina decise di inviare da San Pietroburgo al Mar Mediterraneo una squadra navale comandata dall'ammiraglio Spiridov, sotto la direzione generale della spedizione di Orlov. La prima formazione della flotta russa salpò da Kronštadt nel luglio 1769 con 15 navi e 5.500 tra marinai e soldati. La navigazione oceanica fu difficile e causò avarie e decimò gli equipaggi a causa delle malattie, ma la flotta si raggrupp a Livorno nel mese di novembre. La città toscana divenne quindi la base logistica della flotta imperiale per curare i malati, riparare gli scafi e rifornire le imbarcazioni di acqua, viveri e polvere da sparo in vista dei combattimenti. I marinai russi scesi a terra erano ben accolti nel clima tollerante della città e potervano trovare anche un conforto religiosa persso la locale chiesa greco-ortodossa. Una volta riorganizzate le forze e giunte le successive squadre navali di rinforzo, i russi attaccarono e sconfissero la flotta ottomana nel 1770 nella battaglia di Cesme. Dopo la vittoria, Orlov si trasferì per qualche tempo a Venezia come sua base di sostegno ai greci. La Serenissima, formalmente non in guerra contro i turchi, non concesse lo scalo alla flotta militare e guardava con sospetto alle attività dell'ammiraglio russo che sorvegliava attentamente. Il gradimento al console Maruzzi fu quindi concesso solo nel 1782. Nel 1783 seguì l'istituzione formale del primo consolato russo a Livorno a cui fu designata una figura di spicco della città: il banchiere e mercante livornese Giuseppe Calamai. Questi si era distinto come agente incaricato di soddisfare le necessità della flotta di Orlov fin dal suo arrivo. Quello stesso anno, la zarina Caterina volle istituire un consolato pure a Trieste, allora sotto il controllo degli Asburgo. Anche a Trieste fu quindi nominato un conosole di origini greche: Antonio Papà. Tornando a Venezia, l'anno in cui la Serenissima accettò di ufficializare il suo ruolo di console, Pano Maruzzi e la consorte Zoe accolsero in laguna due visite eccellenti: la principessa Voroncova e l'erede al trono Granduca Paolo (il futuro zar Paolo I). La principessa Ekaterina Romanovna Voroncova, fu una delle donne più colte del tempo, scrittrice lei stessa ed in contatto con numerosi illuministi in tutta Europa. Fece un lungo viaggio in vari paesi europei e come ultima tappa si fermò a Venezia. Al rientro a Pietroburgo sarà la prima donna nominata Direttrice dell'Accademia delle scienze. Maruzzi la ospitò ed, al commiato, le regalò due quadri del Canaletto. A Venezia giunsero proprio allora da San Pietroburgo in un viaggio "segreto" anche l'erede al trono Granduca Paolo e sua moglie Maria Feodorovna, che viaggiavano sotto lo pseudonimo di "Conti del Nord" (Comtes du Nord). Nonostante fossero ufficialmente in incognito, Maruzzi e tutta Venezia li accolsero con grandi feste, regate e ricevimenti di gala. In laguna Paolo si incontrò "segretamente" con la principessa Voroncova in una situazione molto tesa per i noti trascorsi di lei al tempo del colpo di Stato che portò sul trono Caterina (sua madre). Ogni incontro fu attentamente osservato dagli informatori del Consiglio dei Dieci. Dopo Venezia, la Russia stabilì relazioni diplomatiche anche con gli altri stati italiani: negli anni 1776-1778 con il Regno di Napoli, nel 1783 con il Regno di Sardegna (Piemonte). Aleksej Orlov venne una terza volta in Italia nel 1775 per un'altra missione segreta: la cattura della Principessa Tarakanova, un'avventuriera che millantava di essere la vera erede al trono di Russia. Orlov riuscì a prendere contatto con la falsa principessa, sedurla e convincerla a raggiungerlo a Livorno, dove venne infine arrestata dall'ammiraglio Samuel Greig e riportata in Russia a bordo di una nave militare. === Un illuminista russo alla corte dei Savoia === Nel 1789 Caterina nomina ambasciatore a Torino il principe Bélosselsky (Aleksandr Michajlovič Belosel'skij-Belozerskij), diplomatico e scrittore illuminista. A lungo delegato russo a Dresda, dove aveva conosciuto Mozart e Goethe ed intrattenuto rapporti con Voltaire, Beaumarchais e Immanuel Kant, Belosel'skij era lui stesso un apprezzato scrittore. Il trasferimento a Torino fu rallentato dalle difficoltà insorte a causa della rivoluzione francese e giunse in Piemonte solo nel 1792. Dall’Italia egli osservava gli sconvolgimenti rivoluzionari giacobini in Francia con sgomento, ma riferiva anche della prudenza dei Savoia che temevano di venire a trovarsi da soli ad arginare la rivoluzione, senza una vera assistenza dall’Austria. Fu richiamato a San Pietroburgo nel 1793 probabilmente anche perché, dopo la rivoluzione in Francia, la zarina Caterina rigettò i principi dell'illuminismo verso un tempo era favorevole e divenne fautrice dell'assolutismo reazionario. Come privato, in Italia egli diventa un collezionista d’arte ed acquista a Roma un terreno con un pezzo di acquedotto romano dove la figlia Zinaida Aleksandrovna Belosel'skaja costruirà Villa Wolkonsky. Rientrato a San Pietroburgo diventerò membro della Accademia russa di belle arti e si fece costruire una residenza sulla Prospettiva Nevskij. Nei primi anni del XIX secolo, il re di Sardegna Carlo Emanuele IV di Savoia nominò un inviato straordinario a San Pietroburgo, il conte Gaetano Balbo. Contribuì a ciò il generale russo Alexander Suvorov, che si trovava con le sue truppe in Italia e nella sua lettera al duca di Aosta lo esortò a mandare l'inviato a San Pietroburgo. Gaetano Balbo arrivò a San Pietroburgo per ottenere aiuti finanziari dalla Russia al re di Sardegna. Lo zar inviò lo stesso anno a Carlo Emanuele 300.000 rubli. Da allora, il governo di San Pietroburgo sovvenzionò regolarmente il re di Sardegna per 15 anni. Alessandro raccomandò affinché anche altri stati stranieri fornissero assistenza finanziaria al re sardo, ma solo gli inglesi e i portoghesi risposero alla proposta russa (e lo stesso Portogallo ben presto rifiutò i propri obblighi). Balbo fu sostituito dallo scrittore e filosofo sabaudo Joseph de Maistre, ambasciatore del Regno di Sardegna, tra il 1803 e il 1817. In Russia, de Maistre diventò ben presto una delle più influenti e ammirate figure intellettuali, assiduo frequentatore dei salotti della nobiltà e dell'alta società pietroburghese. A testimonianza della sua fama, in Guerra e pace di Lev Tolstoj la figura di Joseph de Maistre viene ritratta nel personaggio dell'abate italiano in esilio presente nel salotto della principessa Anna Pavlovna Scherer. Anche de Maistre svolse in seno alla corte una rilevante attività politica in opposizione alle idee della Rivoluzione francese, che portò lo stesso zar Alessandro I a cancellare alcune riforme d'ispirazione illuministica, e a favorire l'azione apostolica della Compagnia di Gesù, andatasi man mano ricostituendo dopo il suo scioglimento nel 1773. La sua opera più nota sono Le serate di San Pietroburgo pubblicate postume nel 1821 e tradotte in varie lingue. Al suo pensiero si ispirarono vari altri autori come il poeta francese Baudelaire. === La campagna d'Italia di Suvorov. === Dopo avere aderito alla seconda coalizione antinapoleonica (al fianco di Gran Bretagna, impero austriaco, impero ottomano e Regno di Napoli) lo zar Paolo I promise di inviare per l'operazione un forte contingente militare con l'assistenza dell'Impero austriaco. Inizialmente, a capo dell'esercito era previsto l'arciduca Giuseppe d'Asburgo-Lorena, foglio del Granduca di Toscana Leopoldo I, ma su insistenza degli inglesi l'imperatore austriaco chiese a Paolo I di nominare Suvorov comandante per le sue indiscusse doti di militare e per i successi ottenuti. Lo zar Paolo I, seppur inizialmente riluttante, decise infine di convocare il vecchio generale per affidargli il comando di queste truppe. Nel febbraio del 1799 lo zar reintegrò Suvorov nei ranghi dell'esercito; il generale fu insignito della Gran Croce dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. L'imperatore Francesco I d'Austria assegnò a Suvorov il titolo di feldmaresciallo e il diritto di guidare anche le sue truppe coalizzate. Il 14 aprile Suvorov raggiunse Montebello Vicentino, dove le forze della coalizione avevano il loro quartier generale, e assunse il comando delle operazioni contro gli eserciti rivoluzionari francesi in Italia. La prima preoccupazione di Suvorov fu di saggiare gli umori dei lombardi e dei veneti, cui indirizzò il celebre "Proclama agli Italiani", facendo leva sui valori religiosi e della proprietà privata e promettendo il più crudo trattamento nei confronti di coloro che intendessero allearsi ai francesi. In poche settimane, Suvorov riuscì a reclutare 10.000 volontari, tra le popolazioni scontente e impaurite dalle ruberie messe in atto dall'esercito francese. Già dal 19 aprile gli alleati russo-austriaci con circa 80.000 uomini giunsero al fiume Adda sotto il comando di Suvorov. Il primo scontro delle truppe di Suvorov con i francesi sul territorio italiano portò alla cattura della città fortificata di Brescia il 21 aprile (in questa battaglia si distinse il maggiore generale principe Bagration). La cattura di Brescia permise di iniziare il blocco delle fortezze nemiche di Mantova e Peschiera e di iniziare il movimento del grosso delle truppe verso Milano dove parte dell'esercito si stava ritirando, trincerandosi all'Adda. La città di Lecco venne presa il 26 aprile, mentre lo scontro a Cassano d'Adda iniziò il 27 aprile e si concluse con la sconfitta delle truppe francesi. Sul Trebbia venne sconfitto il generale francese Macdonald, mentre a Novi vennero sconfitte le truppe del generale Joubert (che morì nel principio dello scontro) e poi quelle di Jean Victor Marie Moreau. I francesi vennero costretti alla ritirata generale di tutte le forze presenti in Italia, perdendo circa 3000 morti e circa 5000 prigionieri. A seguito a queste vittorie, il re di Sardegna concesse a Suvorov il rango di principe. A seguito di queste operazioni, il 28 aprile l'esercito francese abbandonò Milano e consentì l'ingresso delle truppe alleate nella capitale lombarda. Il 1º maggio gli austro-russi si diressero verso il Po. In questa campagna furono prese le fortezze di Peschiera, Tortona e Pizzighettone, in ognuna delle quali Suvorov lasciò un presidio austriaco, e quindi il suo esercito fu gradualmente ridotto. All'inizio di maggio, Suvorov iniziò a trasferirsi a Torino. Il 16 maggio, il distaccamento francese del generale Moreau vicino a Marengo attaccò la divisione austriaca, ma con l'aiuto del distacco di Bagration venne respinto. Le truppe francesi furono costrette a ritirarsi, lasciando le fortezze di Casale Monferrato e Valenza senza combattere e, dopo avere aperto la strada per Torino, anch'essa venne conquistata senza combattere (grazie al sostegno dei residenti locali e della Guardia Nazionale del Piemonte) il 26 maggio successivo. Di conseguenza, praticamente tutto il nord Italia fu liberato dalle truppe francesi. === Un diplomatico napoletano a San Pietroburgo === Durante le guerre napoleoniche, il decano del corpo diplomatico a San Pietroburgo fu l'ambasciatore napoletano Antonino Maresca duca di Serracapriola. Maresca partì da Napoli per la Russia nel 1783 ed annodò subito solidi legami con la corte di Caterina II. Nel 1787 concluse il primo trattato di commercio tra la Russia ed il Regno di Napoli. L’anno dopo sposò la principessa Anna Alexandrovna Vjazemskij figlia del principe Aleksandr Alekseevič Vjazemskij ministro della Giustizia e delle Finanze. Maresca iniziò quindi a svolgere importanti incarichi diplomatici anche per conto dello zar e trattò la pace tra la Russia e l’Impero ottomano; viaggiò poi in Polonia e condusse le trattative di pace tra Russia e Svezia. Nel 1798 negoziò un trattato di alleanza anti-francese tra Napoli e la Russia allo scopo della riconquista borbonica della capitale, divenuta allora repubblica rivoluzionaria. Con l’espansione napoleonica in Europa, Maresca fu sempre più integrato nel mondo dell’alta aristocrazia russa ed interagiva con i diplomatici degli altri Stati italiani a Pietroburgo, di cui era diventato il decano. Nel 1805 il Regno di Napoli perseguì una politica di equilibrio tra i paesi che si opponevano alla Francia: dall'Inghilterra furono ricevuti i soldi per la riorganizzazione dell'Esercito e il 10 settembre 1805, grazie a Maresca, fu siglato un accordo con la Russia, in base al quale fu spedito a Napoli un corpo di spedizione. Nello stesso mese, la Russia stabilì la neutralità con Napoleone. Il 7 novembre 1805 le truppe russe arrivarono a Napoli (un reggimento di granatieri siberiani e dei gruppi greco-albanesi) e cominciarono a trasferirsi a Roma, e quando giunsero a un centinaio di miglia dalla città, il 24 novembre fu loro ordinato di tornare a casa. Le forze russe e britanniche si ritirarono completamente dal Regno di Napoli nel mese di gennaio 1806. All'inizio degli anni Venti del XIX secolo, al culmine del movimento rivoluzionario in Italia, particolare preoccupazione destò nella Santa Alleanza la situazione del Regno di Napoli. Dal 1807, dopo la Pace di Tilsit tra Russia e Francia, in cui lo zar riconobbe Giuseppe Bonaparte come legittimo re di Napoli, la vita di Maresca a San Pietroburgo si fece più difficile. Nel 1812 i rapporti con Parigi tornarono difficili e lo zar tornò ad affidagli missioni diplomatiche riservate in Persia, Turchia ed Inghilterra. Dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte, Maresca guidò la delegazione napoletana al Congresso di Vienna dove, grazie anche alla sua amicizia con la principessa polacca Marija Czetwertyński-Światopełk amante dello zar Alessandro I, riuscì a respingere i piani austriaci per una conferma sul trono di Napoli di Gioacchino Murat in favore di una restaurazione dei Borboni. Dopo il Congresso di Vienna fu nuovamente nominato ambasciatore a San Pietroburgo, dove morì nel 1822. === La zar Alessandro al Congresso di Verona === Nel 1822 si tenne a Verona l'ultimo dei Congressi della Santa Alleanza iniziati con il celebre Congresso di Vienna del 1815 diretto dal ministro austriaco principe Klemens von Metternich. Metternich diresse i lavori anche del Congresso di Verona, alla presenza dell'imperatore austriaco Francesco I. La delegazione inglese era guidata dal duca di Wellington il generale che aveva sconfitto Napoleone a Waterloo. Per l'impero zarista vi partecipò lo zar Alessandro I di Russia, che risiedette nel palazzo Canossa. Il suo aiutante di campo era il generale Nikita Grigor'evič Volkonskij (che negli anni successivi si stabilì definitivamente in Italia, a Roma, nella residenza di Villa Wolkonsky, oggi appartenente all'ambasciata inglese). Lo Zar fu accompagnato dalla corte e dal ministro degli esteri Karl Vasil'evič Nessel'rode. A Verona affluirono per assistere il sovrano anche tutti i diplomatici russi in Occidente, tra cui Nikolaj Demidov allora assegnato a Firenze. In onore degli illustri partecipanti al Congresso si tenne un grande concerto nell'Arena di Verona con musiche di Gioacchino Rossini. Lo zar apprezzò molto l'opera del maestro e gli regalò una tabacchiera d'oro. Della delegazione russa facevano parte anche il Generale Filippo Paulucci, veterano delle guerre napoleoniche e Governatore di Riga, in Lettonia allora parte dell'impero zarista ed il giovane Aleksandr Arkad'evič Suvorov, nipote del Maresciallo Suvorov sopra ricordato. Al congresso di Troppau (23 ottobre - 17 dicembre 1820) il ministro austriaco Metternich auspicò un intervento militare diretto, al fine di mantenere lo status dei possedimenti territoriali in Italia. L'Impero russo chiese una soluzione diplomatica alla questione attraverso la mediazione di Inghilterra e Francia. La Russia aveva infatti messo in chiaro agli italiani il suo interesse per l'integrità territoriale degli stati italiani. Nonostante questo, nelle relazioni russo-italiane, non tutto andava liscio. L'idea di indipendenza e la libertà del Piemonte provocò grande apprensione tra l'autocrazia russa. L'insoddisfazione per il governo russo e la politica democratica di Mazzini e di Garibaldi impedirono un ulteriore riconoscimento diplomatico russo dell'Italia. === I Demidov a Firenze === Nel 1815, subito dopo il Congresso di Vienna, lo zar Alessandro I nominò il conte Nikolaj Nikitič Demidov come e ambasciatore presso la corte del Granducato di Toscana, allora retto da Ferdinando III d'Asburgo-Lorena, fratello dell’imperatore d’Austria Francesco II d'Asburgo-Lorena. La famiglia Demidov (nota nella storiografia italiana come Demidoff) era allora immensamente ricca. Produttori di fucili e cannoni per lo zar già dal tempo di Pietro il Grande, avevano cumulato grandi concessioni minerarie negli Urali per l’estrazione del ferro, del rame, dell’argento e della malachite. Nicolaj nel 1812 aveva finanziato di tasca sua un reggimento nelle guerre contro Napoleone e lo zar lo ricompensò con la nomina ad ambasciatore a Firenze. Lo zar voleva un uomo di assoluta fiducia per presidiare una delle capitali culturali e politiche più strategiche dell'Italia restaurata. Al tempo gli ambasciatori si pagavano da soli le proprie missioni ed i Demidov avevano certamente le risorse finanziarie necessarie per farlo. Nel 1822 accorse anch’egli nel Regno Lombardo-Veneto ad assistere lo zar in visita per il Congresso di Verona dove era riunita la corte imperiale con la crema della nobiltà europea. Molti dignitari stranieri colsero l'occasione per scendere a visitare la Toscana e Demidov maturò l'idea di elevare la sua residenza fiorentina e di ricreare una sorta di corte rinascimentale. Demidov acquistò quindi i terreni di Polverosa per edificarvi la sfarzosa Villa San Donato, mentre suo figlio Anatolio Demidoff rilevò in seguito la storica Villa Medicea di Pratolino (oggi nota come Villa Demidoff). La magnificenza delle loro residenza trasformò la corte dei Demidov in un polo d'attrazione unico in Europa. Le loro tenute ospitarono visite illustri del calibro dell'erede al trono Aleksandr Nikolaevič (il futuro zar Alessandro II) che passò in Toscana nel 1838, di Girolamo Bonaparte (la cui figlia Matilde sposò Anatolij Demidov nel 1840), i Granduchi di Toscana, nonché artisti e intellettuali come Gioachino Rossini, Fëdor Dostoevskij e Pëtr Il'ič Čajkovskij. L'impatto dei Demidov su Firenze non si limitò allo sfarzo privato, ma si tradusse in una straordinaria opera di assistenza sociale e beneficenza pubblica. Istituirono scuole popolari, asili infantili, farmacie gratuite per i poveri. Il loro contributo più visibile è tuttavia legato alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Paolo II Demidoff fu infatti tra i principali finanziatori della nuova facciata ottocentesca del Duomo, progettata da Emilio De Fabris. Per finanziare l'importante opera, Pavel Pavlovič Demidov (Paolo II) vendette all'asta varie collezioni d'arte e della biblioteca di Villa San Donato. Come ringraziamento la città dedicò alla famiglia la Piazza Nicola Demidoff sul Lungarno Serristori, dove vi è ancora oggi il monumento dedicato a Nikolaj Demidov. === I Volkonskij a Roma === Villa Wolkonsky a Roma, vicino alla Basilica di San Giovanni in Laterano, ospita oggi la residenza dell’ambasciatore di Inghilterra. Il nome viene da Nikita Grigor'evič Volkonskij, un generale russo che fu aiutante di campo di Alessandro I nella fase finale delle guerre napoleoniche. Nel 1808 Alessandro I lo inviò come suo emissario personale a consegnare una lettera a Napoleone Bonaparte. Volkonskij ha poi combattuto nella Battaglia di Lipsia ed in vari altri scontri nella campagna di Francia fino all’entrata dell'esercito imperiale a Parigi. Nel 1815 accompagnò lo zar Alessandro I al Congresso di Vienna, ma negli anni ’20 si trasferì a Roma, nella villa che porta il suo nome. In Italia si convertì al cattolicesimo e mori infine ad Assisi nel 1844. In verità, la villa romana apparteneva alla la moglie, la principessa Zinaida Aleksandrovna Belosel'skaja, coniugata Volkonskij. Zinaida Belosel'skaja, era la figlia di un illuminista e mecenate e diplomatico russo Aleksandr Belosel'skij. Allo scoppio della rivoluzione francese era stato nominato ambasciatore a Torino e durante il soggiorno italiano acquistò i terreni a Roma. Rientrata a San Pietroburgo con il padre rimase presto orfana, ma frequentava la corte e sviluppò un’affettuosa amicizia con lo zar Allesandro I di cui rimase una confidente per tutta la vita. Nel 1811, Zinaida sposa in fretta e furia l'aiutante di campo personale dello zar Alessandro I, l’allora colonnello Nikita Volkonskij e lo stesso anno nasce il loro figlio Aleksandr Volkonskij. Dopo il matrimonio lui proseguì la carriera militare nelle guerre napoleoniche e lei, su espressa richiesta dello zar, viaggiò in Germania ed in Europa lavorando come informatrice per suo conto. A San Pietroburgo, l’educazione del figlio fu affidata ai Gesuiti, che furono tuttavia espulsi dall’impero nel 1820. Per proseguire l’educazione del figlio, Zinaida si trasferì quindi a Roma dove viveva tra Palazzo Poli (l’edificio retrostante la Fontana di Trevi) e la villa di campagna presso San Giovanni in Laterano. Nel 1822 Zinaida e Nikita si ritrovano in Italia presso la corte dello zar Alessandro che partecipava al Congresso di Verona. Da Verona tornarono quindi a San Pietroburgo dove lei scrisse poesie e racconti in francese, italiano e russo. Due anni dopo si divisero nuovamente e lei si spostò a Mosca nel Palazzo Beloselskij, al numero civico 14 di via Tverskaja. Donna di straordinaria cultura, poetessa, cantante lirica e amante dell'arte, aprì il palazzo ad artisti e letterati, tra cui anche da Puškin, ed a rappresentazioni dell’Opera italiana. Dopo la morte di Alessandro I, il cognato Sergej Volkonskij guidò la rivolta decabrista contro Nicola I. I congiurati furono esiliati in Siberia e Zinaida cade in disgrazia, anche perché nel 1826 si convertì al cattolicesimo. Per sfuggire alla repressione, si trasferì definitivamente a Roma nel 1829, ottenendo il permesso di espatrio dallo zar solo a condizione di far rientrare il figlio in Russia e di avviarlo al servizio dello Stato russo come diplomatico. Anche nel secondo soggiorno in Italia la principessa accolse artisti e letterati russi ed internazionali tra cui: Nikolaj Gogol' (che all'ombra dell'acquedotto romano del giardino di Villa Wolkonsky scrisse scrisse gran parte del suo Le anime morte); Walter Scott, celebre scrittore scozzese; il francese Stendhal; i pittori russi Karl Brjullov e Orest Kiprenskij. Zinaida fu raggiunta a Roma dal marito, anch’egli convertito al cattolicesimo. Entrambi manifestarono una religiosità sempre più intensa. Lui morì ad Assisi e lei si dedicò sempre più ad opere di beneficenza. Negli ultimi anni della sua vita prese i voti e versò ingenti somme di denaro per il mantenimento di chiese e monasteri. === Giuseppe Garibaldi in Russia === Giuseppe Garibaldi è noto come l'Eroe dei Due Mondi, ma l’inizio del suo lungo percorso politico originò in Russia, nel porto di Taganrog nel Mare di Azov (vicino alla moderna Rostov). Fu qui che, nel mese di aprile del 1833, il giovane Garibaldi ventiseienne - capitano in seconda della goletta mercantile sabauda "Clorinda" conobbe ed aderì alla "Giovine Italia" di Giuseppe Mazzini. Come racconta lo stesso Garibaldi nelle sue memorie, in una locanda incontrò il patriota italiano Giovanni Battista Cuneo, che gli svelò le sue idee e lo indusse ad aderire al movimento fondato da Mazzini solo qualche anno prima. Ancora oggi nella città russa vi è un monumento dedicato a Garibaldi in ricordo di questo episodio. La presenza di italiani a Taganrog non deve stupire ed era anzi assolutamente normale. Per tutto l’800, moltissime navi dal Regno di Napoli e del Regno di Sardegna venivano in Russia per comperare il grando duro destinato alla produzione della pasta e, tra le varietà più pregiate, vi era appunto il grano “Taganrog”, che prendeva il nome dalla città portuale da dove si imbarcava. Dal 1817 a Taganrog operava un corrispondete consolare sabaudo ed, in un certo senso il porto era in sostanza la nuova Tana, lo scalo genovese-veneziano attivo fin dal medioevo come raccordo tra il commercio marittimo nel Mar Nero ed il Mediterraneo da un lato ed il commercio fluviale lungo il Don dall’altro. Nel tempo, l’estuario del Don aveva insabbiato il vecchio porto medievale della Tana, più volte abbandonata a causa degli attacchi dei mongoli. Nel’600 i russi costruirono quindi un nuovo porto più ad Ovest. Il commercio con l’Italia del grano duro fu fiorente e fino allo scoppio della rivoluzione nel 1917, quando il disordine interruppe gli scambi e gli italiani dovettero riorientare le loro importazioni dagli Stati Uniti e dal Canada. === Il viaggio di Zar Nicola I in Italia === Nel 1845 lo zar compì un lungo viaggio in Italia visitando Palermo, Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Venezia. Inizialmente si trattava di un viaggio privato poiché la zarina Alessandra Feodorovna si era trasferita a Palermo per ragioni di salute già dal mese di ottobre. La zarina soffriva di mal sottile (tubercolosi) ed i medici le imposero di lasciare San Pietroburgo passare l’inverno in un clima caldo. Palermo fu scelta su suggerimento della principessa Varvara Petrovna SHAKHOVSKOYA (trascritto anche come Barbara Shakhovskaya), moglie dell’Ambasciatore del Regno delle Due Sicilie in Russia, Principe Giorgio Wilding, che la invitò nella sua villa all'Arenella. Lo zar arrivò in Sicilia il 25 novembre a bordo del moderno piroscafo a ruote Kamčatka, una delle navi più avanzate della flotta russa dell'epoca. Era accompagnata da una ampia delegazione che comprendeva: la granduchessa Olga Nikolaevna, sua figlia; il vecchio ministro degli esteri Nesselrode; il generale Aleksej Fëdorovič Orlov, suo fidato consigliere politico e capo della Terza sezione della Cancelleria, cioè la temuta polizia politica; il principe Alberto di Prussia fratello della zarina; il principe Menshikov e la principessa Saltikov, prima dama d’onore. A Napoli Nicola I fu accolto dal re Ferdinando II di Borbone con una parata militare. Ferdinando lo portò a visitare le Officine di Pietrarsa la prima fabbrica italiana di locomotive, all'epoca all'avanguardia in Europa. Lo Zar ne fu ben impressionato e chiese i piani tecnici per replicare alcune macchine in Russia. La delegazione imperialevisitò anche gli scavi di Pompei. A Roma Nicola I soggiornò a Palazzo Giustiniani che era allora la residenza dell'ambasciatore russo presso lo stato pontificio Apollinarij Petrovič Butenev (1943-1855). Nicola scelse di risiedere dal suo ambasciatore per sottolineare il carattere privato e non ufficiale della visita anche se ebbe poi un incontro con Papa Gregorio XVI il 12 dicembre. Il pontefice rimproverò allo zar il trattamento dei cattolici in Polonia, ma il difficile colloquio non restò senza esisti. Nel 1847 Butenev riuscì infatti a negoziare un concordato tra la Russia zarista e la curia romana. Nella città eterna lo zar visitò i Musei Vaticani e la Basilica di San Pietro. Comprò moltissime opere d'arte e marmi pregiati, che oggi arricchiscono le sale del Nuovo Ermitage. A Firenze visitò le Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti. Nicola I era un grande estimatore del Rinascimento italiano ed ordinò numerose opere per decorare i palazzi imperiali di San Pietroburgo. In Toscana lo zar non fu ospite dei Demidov poiché il sovrano non era in buoni rapporti con loro. Nicola I era un autocrate rigidamente tradizionalista e non tollerava che un suo suddito anziché servire la corona a corte o nell'esercito preferisse vivere stabilmente all'estero. Egli condannava inoltre il matrimonio di Anatolij e Matilde Bonaparte, nipote di Napoleone, considerato una sorta di tradimento in favore delle idee liberali. A Bologna sostò nel Palazzo Albergati. L'ultima tappa del viaggio in Italia fu Venezia, dove lo zar arrivò il 12 gennaio 1846 e rimase fino al 15 gennaio, alloggiando a Palazzo Cavalli-Franchetti, nel sestiere di San Marco accanto al Ponte dell'Accademia ed allora residenza dell'arciduca Ferdinando d'Asburgo-Teschen, governatore della città. Lo zar fu accolto dal Principe Metternich, appositamente giunto in città per riceverlo poiché Venezia faceva allora parte del Regno Lombardo-Veneto (dominio austriaco). I due discussero questioni di politica internazionale e il matrimonio della figlia dello zar, Olga. In totale lo zar viaggiò in Italia per un paio di mesi, mentre la zarina restò a Palermo fino al maggio 1846. Nell'immaginario popolare, questo lungo soggiorno della zarina Alessandra sulle sponde del Mediterraneo ricorda, ma precede, i viaggi in Grecia dell'imperatrice d'Austria Elisabetta di Baviera, la celebre Sissi. === La guerra di Crimea === Nel 1853 scoppiò la guerra di Crimea da una disputa fra Russia e Francia sul controllo dei luoghi santi della cristianità, in territorio ottomano. Quando la Turchia accettò le proposte francesi, la Russia nel luglio 1853 la attaccò. La Gran Bretagna, temendo l'espansione russa verso il Mediterraneo, si unì alla Francia ed entrambe si mossero per difendere la Turchia dichiarando guerra alla Russia nel marzo del 1854. L'Austria appoggiò politicamente le potenze occidentali. Il Regno di Sardegna, nel timore che la Francia si legasse troppo all'Austria, il che avrebbe significato la fine delle speranze di un Regno di Sardegna allargato al Lombardo Veneto, accolse la richiesta nel gennaio 1855 di inviare un contingente militare al fianco dell'esercito anglo-francese dichiarando a sua volta guerra alla Russia. Il corpo di spedizione piemontese partì da Genova il 25 aprile 1855. Era formato da 2 divisioni per un totale di 18.058 uomini e 3.496 cavalli. Comandava il corpo di spedizione il generale Alfonso La Marmora; le due divisioni erano agli ordini del generale Giovanni Durando e del generale Alessandro La Marmora, fratello di Alfonso e fondatore dei bersaglieri. Dopo una breve sosta a Costantinopoli (oggi Istanbul) ai primi di maggio i piemontesi sbarcarono a Balaklava, disponendosi a fianco degli inglesi. La prima grande battaglia, a cui partecipò l'esercito sardo fu l'assedio di Sebastopoli (1854-1855). Dopo la sconfitta della Russia, il Congresso di Parigi del 1856 stabilì le condizioni di pace avvicinando politicamente il Regno di Sardegna alla Francia e favorendo quel processo di intese che porterà nel 1859 alla seconda guerra di indipendenza. Durante il congresso il Primo ministro sabaudo Camillo Cavour ottenne che per la prima volta in una sede internazionale si ponesse la questione italiana, avviando quel processo che avrebbe portato alla seconda guerra di indipendenza e al periodo decisivo del Risorgimento. === L'unificazione italiana === Il 17 marzo 1861, in seguito alle guerre risorgimentali combattute dal Regno di Sardegna, fu conseguita l'unificazione nazionale italiana: venne proclamato il Regno d'Italia e il parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II re d'Italia. L'Impero russo si rifiutò di riconoscere l'Italia unita e di stabilire relazioni diplomatiche con essa fino al 1862, quando la Russia riconobbe il neocostituito Regno d'Italia: la relativa nota del Ministero degli esteri russo venne inviata nel giugno del 1862. Successivamente, nel 1863, fu firmato l'accordo commerciale russo-italiano, che contribuì a un miglioramento delle relazioni. Nel 1876 le missioni dei due paesi a San Pietroburgo e Roma vennero trasformate in ambasciate. Nel primo decennio del XX secolo, ci furono sviluppi positivi nelle relazioni russo-italiane, che furono ricollegati con le attività del nuovo ambasciatore russo in Italia, che era un socio politico di Alessandro Izvolski. Isvolsky era il Ministro degli affari esteri e aveva avuto esperienza come ministro residente in Vaticano. === Giuseppe Verdi a San Pietroburgo === Dopo aver dominato la scena musicale russa per tutto il 1700 con autori come Sarti, Cimarosa, Paisiello e Galuppi nell'Ottocento vi era a San Pietroburgo una compagnia stabile dell’Opera italiana, fondata nel 1843 presso il Teatro Bol'šoj Kamennyj (il predecessore del Teatro Mariinskij) e diretta al tenore Giovanni Battista Rubini. La compagnia era finanziata direttamente dalle casse imperiali con budget enormi, permettendosi i migliori cantanti del mondo (come il Rubini o la soprano Pauline Viardot). L'Opera Italiana era il fiore all'occhiello del prestigio dei teatri imperiali, in aperta competizione con Vienna e Parigi. San Pietroburgo era in competizione con Parigi e Vienna anche per il balletto e, nel 1837, i teatri imperiali offrirono un ricco contratto triennale alla stella italiana dell'Opéra di Parigi, Maria Taglioni, allora contesa da tutta Europa. Grazie al padre ballerino e coreografo, Filippo Taglioni, Maria aveva introdotto il passo di danza sulle punte ed il costume a Tutù, diventando la personificazione del nuovo balletto romantico. Il suo debutto al Teatro Bol'šoj Kamennyj fu un successo travolgente, il contratto gli venne subito esteso a cinque anni e la Russia sviluppò un vero e proprio culto nei suoi confronti ricoprendola di doni e di gioielli, a cominciare dallo zar Nicola I. Con la riunificazione italiana Giuseppe Verdi raggiunse l'apice della sua fama internazionale la sua "trilogia popolare" (Rigoletto, Il trovatore, La traviata) era ben nota al pubblico russo e lo zar Alessandro II gli offrì una somma altissima per avere da lui la composizione di un’opera nuova: La forza del destino. L’invito venne per iniziativa del tenore Enrico Tamberlik. La prima mondiale fu data il 10 novembre 1862 al Teatro Imperiale Mariinskij, con l'orchestra stabile del teatro e un cast di stelle italiane come lo stesso Tamberlick e il baritono Francesco Graziani. Il pubblico e lo zar decretarono un trionfo, ma la critica non fu benevola, definendo l'opera troppo convenzionale e difendendo i compositori nazionali russi. Verdi in città frequentò la folta colonia di architetti e musicisti italiani e rimase comunque legato alla Russia. Cogliendo anche gli spunti critici dei compositori russi decise di riscrivere il finale dell'opera per la Scala (1869), addolcendo il finale in origine troppo cupo. === Il principe e la ballerina alla Ca' d'Oro di Venezia === La stella del balletto Maria Taglioni era giunta in Russia con il padre, il coreografo Filippo Talioni, e l'impresario e compagno Eugène Desmares, poeta francese. La Talioni divenne subito una diva ricca e famosa. Dovette tuttavia superare il trauma della morte prematura del Desmares e fu così che, nel 1840, incontrò il principe Aleksandr Vasil'evič Trubeckoj e nacque un amore travolgente e scandaloso. Di nove anni più giovane lei, Trubeckoj era un ufficiale di cavalleria della Guardia imperiale, discendente di una delle più antiche dinastie aristocratiche russe. Aveva inoltre fatto parte della cerchia ristrettissima di giovani e bellissimi ufficiali attendenti della zarina Aleksandra Fёdorovna. In questo gruppo spiccavano anche altri giovani ufficiali dell'alta nobiltà e Georges D'Anthès, che nel 1837 uccise in un tragico duello il poeta Aleksandr Puškin portando all’allentamento degli ufficiali dal servizio alla zarina. Alla corte la relazione tra un principe ed una ballerina dava scandalo e Trubeckoj fu dimesso dalla guardia imperiale. Quando, nel 1842, Maria decise quindi di dare l'addio definitivo alle scene e di trasferirsi in Italia, Aleksandr la seguì, abbandonando la Russia e stabilendosi nel Regno Lombardo-Veneto. A Venezia, tra il 1846 e il 1850, il principe acquistò per lei diversi palazzi, tra cui: la Ca' d'Oro, Palazzo Giustinian Lolin e Palazzo Morosini Businello. Lo scopo non era solo celebrare la grandezza del suo amore offrendo alla ballerina dimore degne della sua fama, ma anche compiere una vera speculazione edilizia, approfittando della svendita dei beni dei patrizi veneziani decaduti. Per gestire questi immensi affari e i disastrosi restauri che seguirono, il principe si affidò a un influente agente e intermediario italiano: l'architetto e restauratore Giovanni Battista Meduna, già famoso per aver ricostruito il Gran Teatro La Fenicedopo l'incendio del 1836. Nel frattempo il padre di Maria, Filippo, si era ritirato a vita privata a Blevio sul Lago di Como, nella splendida Villa Usuelli (conosciuta anche come Villa Maria), dove fu raggiunto dalla figlia. Aleksandr comperò un terreno nelle vicinanze e, nel 1848, vi fece edificare Villa Troubetzkoy, caratterizzata da un gusto eclettico con tetti aguzzi e una torretta, ancora oggi visibile dal lago. === Il terremoto di Messina del 1908 === A seguito del devastante terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 (la più grave catastrofe naturale in Europa per numero di vittime a memoria d'uomo) all'alba del 29 dicembre 1908, furono i marinai della flotta imperiale russa a soccorrere tra i primi i terremotati di Messina. La squadra navale, appartenente alla flotta del Baltico, era ancorata ad Augusta per una crociera di addestramento nel Mediterraneo. Appena saputo del terremoto (il cataclisma causò dalle 90 alle 120 000 vittime, dimezzando in pochi minuti la popolazione di Messina e riducendo di un terzo quella di Reggio Calabria), l'ammiraglio Litvinov convocò un consiglio di guerra che decise all’unanimità di levare le ancore e prestare aiuto alla popolazione senza aspettare ulteriori conferme dagli alti comandi in madrepatria. Dopo aver caricato in tutta fretta viveri, coperte, medicinali, badili e picconi raccolti e messi a disposizione dal Comune di Augusta, le navi russe salpano e si dirigono a tutta forza a Messina. Durante la navigazione notturna da Augusta a Messina, venne concordata la suddivisione dei compiti, formando squadre incaricate di procedere alla ricerca dei sopravvissuti rimasti sotto le macerie e altre col compito di assistere i feriti da imbarcare a bordo. A Messina i russi saranno la prima forza organizzata a intervenire, anche prima del governo italiano già all'alba di martedì 29 dicembre 1908 aveva ricevuto l’assistenza dagli equipaggi di tre unità della squadra imperiale russa, ovvero l'incrociatore Makaroff e le corazzate Slava e Cesarevič, e successivamente anche da quelli dell'incrociatore Bogatir, salpato dal porto di Augusta, insieme ai marinai delle cannoniere Guilak e Korietz, che avevano fatto rotta da Palermo. Nell'estate del 1921, una Messina riconoscente destinò al tenente generale della marina russa Vladimir Fedorovich Ponomarev la somma di 150.000 lire, frutto di una sottoscrizione promossa dalla Gazzetta di Messina e delle Calabrie, a favore del comandante dell'incrociatore russo Makarov, la prima nave arrivata all’interno del porto, a portare i soccorsi alla popolazione terremotata dopo il sisma del 1908. === La missione dei socialisti italiani in Russia durante la Rivoluzione === Nell'estate del 1917, tra la Rivoluzione di febbraio e quella d'ottobre, vari esponenti socialisti italiani si recarono in Russia per una valutazione diretta della situazione dopo la caduta degli zar. A causa del conflitto mondiale, il viaggio fu lungo e difficile: i delegati partirono dall'Italia per l'Inghilterra, per poi imbarcarsi verso la Norvegia e la Svezia ed entrare infine in Russia attraverso il confine finlandese. La prima missione, semi ufficiale e sostenuta dal governo di Roma per sostenere il governo provvisorio e incoraggiarlo a continuare la guerra contro gli imperi centrali, giunse a maggio e fu composta da figure di stampo riformista come Angiolo Cabrini (che allora prestava servizio nel Regio Esercito) e Giuseppe Emanuele Modigliani (fratello del pittore Amedeo Modigliani). San Pietroburgo era allora nel caos e la missione ebbe esiti incerti. A luglio giunse una delegazione ufficiale del Partito Socialista Italiano inviata per riallacciare i rapporti internazionali e osservare il processo rivoluzionario in corso. Questo gruppo era composta dai deputati massimalisti Arturo Vella (allora vice segretario nazionale del Partito Socialista Italiano), Alessandro Casalini e Giovanni Bacci. La figura centrale della missione fu tuttavia Angelica Balabanoff, socialista russa naturalizzata italiana e figura di spicco della direzione del PSI. Grazie alla sua profonda conoscenza della realtà russa e alla padronanza della lingua, non fu solo interprete, ma una vera guida politica facilitando l’incontro dei delegati italiani con i circoli rivoluzionari di Pietrogrado e i vertici dei soviet. A Pietrogrado vi era allora un dualismo di potere tra il Governo Provvisorio e il Soviet dei deputati degli operai e dei soldati. Gli italiani riuscirono ad incontrare sia Aleksandr Fëdorovič Kerenskij che Lenin. L'ambasciata italiana, guidata dal marchese Andrea Carlotti di Riparbella, forni un’assistenza puramente formale e segnata da profonda diffidenza. Sebbene l'ambasciata dovette garantire la sicurezza logistica i diplomatici vedevano i delegati socialisti come "pericolosi disfattisti" fautori di una pace separata russa che avrebbe liberato gli eserciti della Germania con un rischio di loro impiego sul fronte italiano. Al termine della missione, Bacci, Vella e Casalini rientrarono in Italia portando resoconti entusiasti sulla caduta dello zar, ma cauti sull'andamento della rivoluzione, la prosecuzione della guerra con la Germania e l'affermazione della democrazia. Al contrario, Angelica Balabanoff si era avvicinata a Lenin e decise di restare in Russia, aderendo definitivamente alla causa bolscevica e diventando, poco dopo, la prima segretaria dell'Internazionale Comunista. === I rivoluzionari italiani nell’internazionale Comunista === La Rivoluzione d'ottobre ebbe un grande impatto nella politica italiane e, tra il 1919 e il 1924, Mosca divenne il baricentro di una generazione di rivoluzionari italiani, attratti dal mito sovietico e dalla nascita dell'Internazionale Comunista (Comintern). Un pellegrinaggio politico che divenne anche terreno di uno scontro ideologico che avrebbe cambiato la storia del movimento operaio italiano. Nel 1919 Lenin convoca a Mosca il primo Congresso della Terza Internazionale o Internazionale Comunista (Comintern) proprio con l'obiettivo di rompere definitivamente con la Seconda Internazionale (socialista) e fondare un nuovo organismo rivoluzionario mondiale. Il Partito Socialista Italiano aderì formalmente alla Terza Internazionale, ma non riuscì ad inviare delegati ufficiali a causa del blocco bellico. L'Italia fu comunque rappresentata "simbolicamente" da Angelica Balabanoff (che si trovava già a Mosca e che venne subito eletta segretaria del Congresso). L’impatto ideologico fu comunque alquanto forte e contribuì ad alimentare il clima di agitazione e protesta del c.d. biennio rosso. Il dibattito interno al Partito si infiammò ed emersero al suo interno tre anime inconciliabili: i riformisti di Filippo Turati e Modigliani, i massimalisti di Giacinto Menotti Serrati e Costantino Lazzari, e la nascente frazione comunista guidata da Amadeo Bordiga e dal gruppo torinese di Antonio Gramsci. Nel 1920 si tenne il II Congresso del Comintern, celebre per i "21 punti" di Lenin, che imponevano l'espulsione dei riformisti e la trasformazione del partito in una struttura di tipo bolscevico. La delegazione dei socialisti italiani fu numerosa e politicamente rilevante. Erano presenti: Giacinto Menotti Serrati (Capo delegazione e leader dei massimalisti), Amadeo Bordiga, Nicola Bombacci (che negli anni ’40 si avvicinò poi al fascismo della Repubblica Sociale Italiana), Costantino Lazzari, Antonio Graziadei, Luigi Polano, Anselmo Marabini. Serrati e Lazzari cercarono di difendere l'autonomia e l'unità del PSI, ma si scontrarono con la fermezza di Lenin e Lev Trockij. Al contrario, Amadeo Bordiga ed Egidio Gennari si fecero portavoce della rottura necessaria, che culminò nella Scissione di Livorno del 1921 e nella nascita del Partito Comunista d'Italia (PCd'I). Nel 1921 si tenne il III Congresso del Comintern, il primo dopo la scissione di Livorno. Il neonato PCd'I inviò quindi i suoi leader: Umberto Terracini, Egidio Gennari, Francesco Misiano, Bruno Fortichiari. Era presente anche una delegazione del PSI (Serrati, Lazzari, Maffi) che cercava ancora un compromesso con Mosca, ma fu duramente attaccata da Lenin. Con il consolidarsi del nuovo partito, la presenza italiana a Mosca si strutturò attorno a figure di alto profilo internazionale come Antonio Gramsci, subito eletto nel Presidium dell'Esecutivo, allora ospitato presso Villa Berg (la futura sede dell’Ambasciata d’Italia a partire dal 1924). Al IV Congresso del Comintern (novembre-dicembre 1922) parteciparono anche: Amadeo Bordiga, Mauro Scoccimarro, Egidio Gennari, Camilla Ravera (una delle rare figure femminili a partecipare ai vertici internazionali, incaricata di mantenere i contatti clandestini con l'Italia), Onorato Damen. Questo periodo di intensa attività internazionale si chiuse idealmente nel 1924: con la morte di Lenin e l'ascesa del fascismo in Italia, i rivoluzionari italiani a Mosca passarono da delegati di un partito legale a esuli politici, trasformando la Russia nella base operativa per la lunga lotta clandestina contro il regime di Mussolini. === Le relazioni tra l'Italia e l'Unione Sovietica === Prima ancora della ripresa delle relazioni diplomatiche bilaterali, l’Italia fu la scena di un passaggio fondamentale per la politica estera sovietica, il Trattato di Rapallo (1922) con cui Russia e Germania rinunciarono a tutte le rivendicazioni territoriali e finanziarie ed aprirono relazioni diplomatiche amichevoli. Il trattato venne negoziato a margine della Conferenza di Genova sul riassetto economico del primo dopoguerra. Mentre la Conferenza principale si trascinava, le delegazioni russa e tedesca s'incontrarono segretamente a Rapallo e firmarono rapidamente un trattato che fu il primo grande trionfo diplomatico comunista guidata da Georgij Čičerin, un brillante diplomatico che si dimostrò il negoziatore più efficace di tutti. In Russia, Lenin, aveva rinunciato ai piani per organizzare rivoluzioni anticapitaliste in tutta Europa e cercava di aprire una fase pacifica di sviluppo economico: la nuova politica economica che avrebbe richiesto ampi scambi commerciali con il mondo esterno. Il Trattato di Rapallo è la premessa per la ripresa dei rapporti diplomatici diretti anche con Roma. Diversamente da altri Paesi Occidentali, l'Italia ha sempre tradizionalmente mantenuto buone relazioni con la Russia, anche durante il periodo sovietico e il ventennio fascista. Già nel 1924 il Regno d'Italia, per volontà di Benito Mussolini, riconobbe ufficialmente l'Unione Sovietica e per parte russa venne assegnata come sede per l'ambasciata italiana la prestigiosa Villa Berg che era stata la sede del Comitato esecutivo dell'Internazionale Comunista. Negli anni '20 e '30 l'ambasciata italiana divenne così un centro di relazioni non solo diplomatiche, ma anche culturali. Tra personalità illustri che visitarono Villa Berg in questo periodo vi sono gli scrittori Michail Bulgakov e Curzio Malaparte; gli aviatori Umberto Nobile e Mario de Bernardi; i diplomatici Gaetano Manzoni, Vittorio Cerruti ed il giovane Pietro Quaroni (che vi tornerà come ambasciatore dopo la Svolta di Salerno con un avventuroso viaggio da Kabul a Mosca per riannodare le relazioni diplomatiche). Tra gli ospiti russi accolti i diplomatici: Čičerin, Litvinov, Vyšinskij. Durante la crociera del Mediterraneo orientale (denominata nel foglio d'ordine esecutivo "Crociera d'istruzione di un reparto da bombardamento marittimo"), partita da Taranto il 5 giugno 1929, l'ex quadrumviro Italo Balbo, dopo aver toccato Atene, Istanbul e Varna, venne accolto con tutti gli onori a Odessa (allora parte della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina). Il 2 settembre 1933 le due potenze firmarono il patto italo-sovietico di amicizia e non aggressione. Sempre durante il ventennio fascista, Umberto Nobile costruì dirigibili per lo stato sovietico, mentre la FIAT di Agnelli realizzò a Mosca la più grande macchina di cuscinetti a sfera del mondo. === Umberto Nobile ed i dirigibili sovietici === Con lo scopo di far avanzare più rapidamente questo programma venne invitato in URSS il generale Umberto Nobile, che raggiunse Mosca nel maggio 1932. Primo trasvolatore del Polo Nord con il dirigibile "Norge", Nobile era caduto in disgrazia agli occhi del fascismo dopo il disastro del dirigibile "Italia" del 1928, in cui i superstiti erano stati salvati dal rompighiaccio russo Krassin. L’offerta sovietica rappresentava un'opportunità sia per lui che per il fascismo che poteva così allontanare un personaggio ormai scomodo. In Unione Sovietica raramente simili progetti potevano essere affidati alla responsabilità di uno straniero e Nobile all'inizio si trovò di fronte diversi ostacoli. Solo nell'estate del 1933 fu possibile iniziare la costruzione dell'aeronave URSS W6, dirigibile della stessa tipologia del Norge e dell'Italia. Il volo inaugurale del W6 si tenne il 5 novembre 1934 ai comandi dello stesso Nobile ed il dirigibile si trasferì subito dopo trionfalmente a Mosca W6 per partecipare alle celebrazioni per l'anniversario della Rivoluzione d'ottobre. Successivamente Nobile fu trasferito all'addestramento degli equipaggi e dei tecnici destinati ai nuovi dirigibili, mentre il W6 fu destinato al servizio passeggeri sulla tratta Mosca- Ekaterinburg (città nota con il nome di Sverdlovsk tra il 1924 e il 1991). Nobile rientrò in Italia nel 1936 per poi emigrare negli Stati Uniti e rientrare in Patria solo dopo la caduta del fascismo. Dopo la guerra, Nobile fu eletto come indipendente nelle liste del PCI all’Assemblea Costituente, risultando il secondo degli eletti dopo solo Palmiro Togliatti. === Esuli italiani a Mosca e la guerra di Spagna === Con l’affermazione del fascismo in Italia e la messa fuorilegge del Partito Comunista, la struttura del partito passò in clandestinità e molti militanti confluirono in esilio in Russia. Tra luglio e agosto 1935 si tenne a Mosca il VII Congresso dell'Internazionale Comunista, sotto la presidenza del bulgaro Georgi Dimitrov, che lanciò la strategia del Fronte Popolare. Tra i protagonisti vi fu Palmiro Togliatti (nome di battaglia: Ercoli) che scrisse e fu relatore della tesi principale sulla lotta contro il fascismo con un'alleanza democratica larga, includendo socialisti e cattolici, per isolare la dittatura. La delegazione italiana al Congresso era composta da circa 20 persone tra cui, oltre a Togliatti come membro del Comitato Esecutivo del Comintern e capo della delegazione italiana, figuravano: Ruggero Grieco (nome di battaglia Mariano, Segretario del PCI,), Giuseppe Di Vittorio (Nicoletti, rappresentante del sindacato CGIL), Luigi Longo (Gallo, responsabile del centro estero a Parigi), Antonio Roasio (Nicola, funzionario del Comintern), Teresa Noce (Estella, responsabile della stampa e propaganda), Giuseppe Berti (Jacopo, incaricato dei rapporti con le organizzazioni giovanili), Egidio Gennari (Maggi, rappresentante del PCI presso l'Esecutivo del Comintern), Edoardo D'Onofrio (Dantini, incaricato dell'organizzazione interna e controllo quadri), Velio Spano (Paolo, membro del comitato centrale del Partito). Molti di questi esiliati italiani vivevano a Mosca all'Hotel Lux sulla via Tverskaja ed alternavano il lavoro presso gli uffici del Comintern e dalla frequenza delle scuole di partito. Nessuno di loro aveva contatti con l'ambasciata italiana a Villa Berg poiché le autorità sovietiche tenevano ben distinte le attività del Comintern dalla diplomazia tradizionale. Diversi di questi dirigenti comunisti contribuirono poi direttamente alla formazione delle Brigate internazionali nella Guerra civile spagnola. In particolare Togliatti fu il delegato del Comintern in Spagna, Longo fu Ispettore Generale delle Brigate Internazionali, Roasio fu Commissario Politico della Brigata Garibaldi. === La ritirata del Don === L'Italia entrò nella seconda guerra mondiale un anno dopo lo scoppio del conflitto, nel giugno del 1940. Roma mantenne quindi a lungo rapporti diplomatici formali con l’URSS e rimase celebre la cena offerta dall'ambasciatore Augusto Rosso in onore di Vjačeslav Molotov, la sera del 23 maggio 1940. Era rarissimo che Molotov o altri alti dirigenti sovietici accettassero inviti da ambasciate straniere, specialmente delle potenze dell'Asse. La sua presenza a Villa Berg fu interpretata come un segnale di interesse politico da parte del Cremlino verso Roma. Tuttavia, nel 1941 dopo l'operazione Barbarossa, Mussolini decise l'invio di truppe italiane che arrivarono a costituire l'ARMIR di oltre 200.000. La spedizione si rivelò subito mal equipaggiata ed i rapporti con il comado tedesco non furono mai buoni. Tra la fine del 1942 e l'inizio del 1943 le offensive sovietiche dell'Operazione Piccolo Saturno portarono allo sfondamento del fronte dell’Asse sul fiume Don, dove erano schierate anche le divisioni italiane. L'attacco sovietico rientrava nel quadro della più vasta Battaglia di Stalingrado, dove era assediata un'intera armata tedesca comandata dal generale Friedrich Paulus. L'offensiva sul Don portò all'accerchiamento delle truppe italiane. Anziché arrendersi, gli Alpini e gli altri reparti intrapresero un'epica quanto disperata ritirata camminando per dieci giorni nella steppa ghiacciata. Alla fine di tale marcia, la divisione Tridentina riuscì a rompere l'accerchiamento a Nikolaevka. Questo ripiegamento a piedi nella neve per circa 200 chilometri, per durezza e sacrificio richiama alla memoria la leggendaria ritirata russa di Aleksandr Suvorov attraverso le Alpi svizzere nel 1799. La Ritirata del Don rappresentò un momento essenziale di presa di coscienza per i soldati e per il Paese: la percezione del fallimento del regime fascista e della sua retorica e della necessità di rifondare la nazione su basi diverse e democratiche. Una presa di coscienza evidenziata nella letteratura da scrittori che avevano partecipato in prima persona a quella tragica ritirata come Mario Rigoni Stern (autore di Il sergente nella neve), Giulio Bedeschi (Centomila gavette di ghiaccio) e Nuto Revelli. Revelli, tenente alpino della Tridentina, al rientro in Italia fu tra i primi ad unirsi alla Resistenza nel settembre 1943. Nel 1944 assunse il comando della Brigata Giustizia e Libertà "Carlo Rosselli". Dopo la guerra Revelli iniziò a ritrovare ex-alpini, ex-partigiani, contadini e a raccoglierne le testimonianze, da cui ha fatto partire i suoi scritti di memoria e di denuncia. Si dedicò pertanto a raccontare le sue esperienze durante il conflitto mondiale, e continuò il suo impegno politico per sostenere i valori della guerra partigiana e della democrazia. === La svolta di Salerno === Russia ed Italia tornarono ad incrociare i loro destini nel 1944 nella Svolta di Salerno. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e la fuga al Sud, il Governo Badoglio e il re erano completamente isolati politicamente. L’antefatto: alla Conferenza di Teheran (novembre 1943) Stalin, Roosevelt e Churchill concordarono nel rifiutare all’Italia lo status di "alleato", mantenendo in vigore le dure clausole dell'Armistizio, ovvero la resa incondizionata. L'Italia rimaneva una nazione sconfitta ed esclusa da ogni ambito decisionale. Il Paese sarebbe stato gestito da una Commissione alleata di Controllo (ACC) tripartita e dal Consiglio Consultivo per l'Italia, esautorando del tutto il governo Badoglio, ma senza riconoscere un vero ruolo neppure ai partiti antifascisti riunitisi nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN). I sei partiti del CNL erano guidati da personalità antifasciste di assoluto rilievo come: il Presidente Ivanoe Bonomi (già Presidente del Consiglio prima del fascismo), Carlo Sforza (ex Ministro degli Esteri), il democristiano Alcide De Gasperi, i socialisti Pietro Nenni e Pietro Mancini, il comunista Mauro Scoccimarro ed i rappresentanti del Partito d'Azione Alberto Tarchiani e Ugo La Malfa. Badoglio avrebbe voluto associarli al governo, ma il CLN compatto pretendeva prima l'abdicazione del re, considerato complice del fascismo e screditato dalla fuga da Roma. Una situazione di stallo che lasciava mano libera alla Commissione alleata, teoricamente tripartita, ma dove, di fatto, il controllo dell'amministrazione politica locale era gestito dall'egemonia anglo-americana che aveva il controllo militare della situazione. Uno stallo che fu sbloccato dal lavoro sotterraneo della diplomazia italiana con l'Unione Sovietica: nel gennaio 1944, a Salerno, il Segretario Generale degli Esteri, Renato Prunas, incontrò riservatamente il rappresentante sovietico nella Commissione di Controllo Andrej Vyšinskij, allora frustrato dal decisionismo egemonico anglo-americano al suo interno. Prunas propose un riavvicinamento italo-sovietico per rompere il monopolio anglosassone. Stalin colse subito l'occasione e ruppe l’ostracismo che bloccava il governo Badoglio, ordinò il riconoscimento diplomatico da parte dell’URSS e spinse il PCI a rompere il fronte antimonarchico del CNL ed a collaborare inviando Palmiro Togliatti da Mosca a Salerno. Il leader comunista rientrò in Italia viaggiando con lo pseudonimo di Ercoli e seguendo un percorso lungo e fortunoso coordinato dai servizi sovietici. Lasciò Mosca a fine febbraio 1944 in volo per Baku, poi in treno fino a Teheran. Dalla Persia volò al Cairo a bordo di un aereo militare britannico, quindi ad Algeri ed infine via nave fino a Napoli dove sbarcò il 27 marzo. In Italia Togliatti propose al CNL di accantonare la pregiudiziale antimonarchica poiché la priorità assoluta doveva essere l'unità nazionale per la guerra di liberazione contro il nazifascismo. La questione istituzionale (Monarchia o Repubblica) andava rimandata ad un referendum da tenersi a guerra finita. Il re accettò a sua volta un compromesso: Vittorio Emanuele III si ritirava a vita privata ed il figlio Umberto sarebbe diventato "Luogotenente del Regno" dal momento della liberazione di Roma. Il CLN, pur riluttante, dovette adeguarsi ed il 22 aprile 1944 nacque a Salerno il Governo Badoglio II, il primo di unità nazionale con la partecipazione dei leader antifascisti (Togliatti, Benedetto Croce, Carlo Sforza). La Svolta di Salerno fu un successo della diplomazia sovietica ed irritò non poco gli anglo-americani. Essa permise all'Italia di presentarsi come cobelligerante attiva, dando legittimità politica alla Resistenza e creando le basi per la transizione democratica, nonostante le pesanti limitazioni imposte dagli Alleati. Per formalizzare la ripresa delle relazioni diplomatiche con l'URSS occorreva riaprire un'ambasciata a Mosca, impresa apparentemente impossibile data l'ostilità anglo-americana entro la Commissione alleata. Renato Prunas risolse la questione incaricando della missione l'ambasciatore a Kabul, Pietro Quaroni. Quaroni fu convocato all'ambasciata sovietica a Kabul che gli consegnò la missiva di incarico a lui destinata da parte del Presidente del Consiglio Badoglio. Quaroni fece quindi un viaggio per certi versi speculare a quello di Togliatti: da Kabul a Tashkent su mezzi di fortuna e da lì in treno fino a Mosca dove incontrò Andrej Vyšinskij ed altri alti funzionari sovietici. I rapporti diplomatici tra i due Paesi vennero ripristinati il 25 ottobre 1944. === Il dopoguerra === Nel dopoguerra si registra un lento risanarsi delle ferite del conflitto grazie anche alla partecipazione di Togliatti e del PCI nei primi governi De Gasperi fino al 1947 quando l’Italia firma il Trattato di Parigi. Il trattato prevedeva, tra le altre cose, il pagamento di Riparazioni di guerra verso l'URSS, liquidate anche attraverso la consegna di navi da guerra della Marina Militare sopravvissute al conflitto. Ci fu poi una fase di tensione nelle relazioni dovuta l’uscita delle sinistre dal governo nel 1948 e l’adesione dell’Italia alla NATO nel 1949. Questo ritardò l’ammissione dell’Italia all’Organizzazione delle Nazioni Unite fino al 1954, ma a differenza degli altri Paesi europei occidentali, l'Italia ha sempre cercato di mantere un buon rapporto con la Russia, anche durante la guerra fredda. Questo si deve anche al fatto che l'Italia aveva il più grande partito comunista occidentale, con oltre 2 milioni di iscritti ed una struttura comunque legata all'URSS. Negli anni '50 e '60, il PCI promosse un'intensa attività culturale volta a far conoscere la realtà sovietica in Italia anche tramite l'Associazione Italia Russia (fondata nel 1946). Il PCI fu il principale promotore del cinema sovietico in Italia e sostenne il Realismo socialista. Promosse la partecipazione di artisti sovietici a eventi di rilievo come la Biennale di Venezia ed a mostre specifiche per far conoscere i successi del socialismo nella pittura e nella scultura. Attraverso case editrici come Editori Riuniti, vennero tradotti e diffusi i classici della letteratura russa e le opere degli scrittori sovietici contemporanei. Si organizzavano viaggi per scrittori e delegazioni culturali. Dalla metà degli anni '50 iniziò quindi un graduale riavvicinamento politico guidato dalla strategia del "Neoatlantismo". Figure come Gronchi, Fanfani e Mattei promossero una politica di apertura che culminò nel viaggio di Gronchi a Mosca nel 1960, trasformando l'Italia nel principale interlocutore occidentale per il dialogo e la cooperazione energetica con il Cremlino. === La visita a Mosca del Presidente Gronchi === Nel febbraio 1960 vi fu la storica visita di Giovanni Gronchi in Unione Sovietica, il primo capo di Stato di un Paese del blocco occidentale (quindi della NATO) a recarsi ufficialmente nell’URSS durante la guerra fredda. La visita cadde in un periodo di tensione fra i due blocchi a causa della questione tedesca e molti temettero che Roma avrebbe rotto la solidarietà atlantica. La missione fu preparata l’anno precedente da un viaggio a Mosca del sindaco di Firenze, il cattolico Giorgio La Pira, convinto sostenitore del dialogo politico come strumento per ottenre la pace tra i popoli. Il presidente Gronchi intendeva quindi giocare un suo ruolo personale, cercando una "terza via" italiana tra i blocchi contrapposti della Guerra fredda pur restando l'Italia rigorosamente atlantista. Gronchi era accompagnato dal ministro degli esteri Giuseppe Pella e da un'importante delegazione di grandi industriali interessati ad aprire il mercato sovietico, tra cui spiccavano Enrico Mattei (Eni) e Vittorio Valletta (FIAT). Gronchi incontrò il capo dello Stato sovietico Kliment Vorošilov e il segretario del PCUS Nikita Chruščëv. Di quella missione rimase famoso un aspro diverbio tra Gronchi e Chruščëv durante un ricevimento ufficiale presso l'ambasciata italiana. Ciò nonostante la visita fu tutt’altro che un fallimento, poiché pose le basi per l’avvio delle attività in Russia dell’Eni e della Fiat. L’anno successivo venne in visita a Mosca il Presidente del Consiglio Amintore Fanfani accompagnato dal Ministro degli esteri Antonio Segni e da Enrico Mattei. La missione intendeva dare nella continuità di azione alla politica estera italiana, ma essa cadde in contesto internazionale molto difficile per le tensioni della guerra fredda tra alleati e sovietici nella città di Berlino, dove pochi giorni dopo sarebbe iniziata la costruzione del Muro. Anche Fanfani incontrò Nikita Chruščëv sia al Cremlino che a villa Berg ed anch’egli ebbe un vivace scambio dialettico con il leader sovietico. Anche quella volta, le asperità politiche non bloccarono lo sviluppo delle relazioni economiche ed in particolare dell’ENI che avviò in quegli anni le proprie attività nell'URSS. === ENI e FIAT in Russia, la città di Togliatti === Grazie a queste visite politiche di alto profilo, l'Italia ha saputo mantenere un buon rapporto con la Russia, anche durante la guerra fredda. In questo dialogo ha sicuramente avuto un ruolo positivo il PCI, il più grande partito comunista in un paese occidentale, con oltre 2 milioni di iscritti e guidato sempre da Palmiro Togliatti che aveva anche la cittadinanza sovietica. Dopo un primo accordo preliminare nel 1958, ENI firmò il suo primo contratto per l'acquisto di petrolio russo nel 1960. L'amministratore delegato della Fiat Vittorio Valletta firmò i primi contratti preliminari nel 1960 ed i protocolli di collaborazione industriale nel 1962. Nel 1964 fu costituita la Camera di commercio italo-russa, che ebbe tra i fontatori per parte italiana: FIAT, SNIA, Montecatini (azienda), Edison, Pirelli, Olivetti ed Eni. Per parte sovietica: Sojuzneftexport, Mashinoimport, Tekhmashimport, Vneshtorgbank. Il primo presidente fu Franco Marinotti di SNIa Viscosa. Quello stesso anno a Mosca il nuovo Presidente FIAT Gianni Agnelli e il ministro sovietico dell'industria automobilistica, Aleksandr Tarasov, firmano il contratto per la costruzione di un gigantesco stabilimento automobilistico. Poco dopo giunse la notizia della improvvisa morte di Palmiro Togliatti, allora in vacanza a Jalta con la compagna Nilde Iotti. Togliatti era stato una figura chiave delle relazioni bilaterali, in particolare dopo la morte di Stalin (1953) quando lanciò la visione di una "via italiana al socialismo". Il feretro fu trasportato in Italia con un aereo messo a disposizione dal governo sovietico ed i funerali si tennero a Roma, con una presenza stimata di un milione di persone. In riconoscimento del suo ruolo, il Comitato Centrale del PCUS volle tributargli un onore non concesso ad alcun altro leader straniero, la città di Stavropol'-na-Volge (Ста́врополь-На-Волге) dove era prevista la costruzione degli impianti della FIAT, assunse la nuova denominazione di Togliatti. Nell'aprile 1966 avvenne la prima visita ufficiale in Italia del ministro degli esteri sovietico Andrei Gromyko. La visita non solo diede risultati concreti nel campo delle relazioni bilaterali, ma portò anche a un certo riavvicinamento dell'Unione Sovietica e dell'Italia su varie questioni. Negli anni '70 le relazioni sovietico-italiane, già notevoli, si svilupparono ancora di più. Un ulteriore rafforzamento delle relazioni avvenne nel 1975 con la firma della dichiarazione sovietico-italiana, che sottolineò la volontà di promuovere relazioni amichevoli tra l'Italia e l'Unione Sovietica. === Federico Fellini vince il Festival di Mosca (1963) === Nel 1963 il regista Federico Fellini presentò il suo capolavoro 8½ al Festival cinematografico internazionale di Mosca dove vinse il Gran Premio. Il regista e la moglie Giulietta Masina furono ospiti d'onore a Villa Berg ad un ricevimento organizzato per festeggiare la vittoria. Fu un evento che divenne famoso per l'atmosfera di scambio culturale tra l'élite artistica sovietica e quella italiana. Al ricevimento parteciparono anche l’attore Marcello Mastroianni e il produttore Angelo Rizzoli. Per parte russa, erano presenti i giurati sovietici del Festival che avevano coraggiosamente votato per Fellini, come il regista Grigorij Naumovič Čuchraj, che dovette poi difendere il film dalle critiche dei conservatori sovietici che lo consideravano "decadente". Nelle cronache mondane di Mosca si ricorda la grande folla di persone accorse per salutare gli attori al loro ingresso nella sede diplomatica. Tra le altre stelle del cinema italiano che ebbero grandi riconoscimenti in Russia negli anni ’60 vi furono: Alberto Sordi, Gina Lollobrigida, Sophia Loren ed i registi Vittorio De Sica e Michelangelo Antonioni. Negli anni settanta venne a Mosca per partecipare al il Festival cinematografico internazionale anche lo sceneggiatore Tonino Guerra. Qui conobbe Eleonora (Lora) Kreindlina, sciolse il precedente matrimonio e la sposò nel 1977. Testimoni di nozze furono i registi Andreij Tarkovskij e Michelangelo Antonioni. Nel 1983 scrisse per Andrej Tarkovskij la sceneggiatura di Nostalghia, film interamente girato in Italia nella campagna senese. === Le Olimpiadi di Mosca 1980 === I Giochi della XXII Olimpiade, svoltisi a Mosca dal 19 luglio al 3 agosto 1980, furono boicottati dagli Stati Uniti d'America per protestare contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan. Gli USA chiesero ai loro alleati occidentali di aderire al boicottaggio. Il governo italiano dichiarò il suo no ai Giochi di Mosca, ma il CONI, indipendente come da statuto del CIO, fu lasciato libero di partecipare; rimasero esclusi soltanto gli atleti che facevano parte delle Forze Armate. Il risultato del boicottaggio americano fu che 65 nazioni si rifiutarono di partecipare all'evento, compresa anche la Cina comunista appena riammessa dal CIO, e il blocco delle nazioni arabe. In Europa vi furono paesi che aderirono al boicottaggio e non si presentarono, come la Germania Ovest; altri stati invece, come Italia, Francia, Belgio e Gran Bretagna, parteciparono alle Olimpiadi, sfilando però senza bandiera né inno nazionale e presentandosi invece sotto le insegne del CIO. Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, l'Italia riconobbe il 23 dicembre 1991 la Federazione Russa come un soggetto di pieno diritto internazionale e successore (tra gli altri) dell'Unione Sovietica. Negli anni novanta, furono redatti due documenti sui quali si basa il rapporto moderno tra la Federazione Russa e la Repubblica italiana: un Accordo di amicizia e cooperazione tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana il 14 ottobre 1994 e il "Piano d'azione nelle relazioni tra la Federazione Russa e la Repubblica Italiana" il 10 febbraio 1998. Dal 2000, dopo la prima visita ufficiale in Italia del presidente russo Vladimir Putin, fu promossa attivamente la cooperazione bilaterale. Dal 2002 è attiva la linea di comunicazione diretta tra il Cremlino e Palazzo Chigi. Alla vigilia del vertice UE-Russia nel novembre 2003, la visita di stato del Presidente russo in Italia è stata il sesto incontro in meno di un anno. == Relazioni politiche == L'Italia intrattiene con la Russia un partenariato strategico basato su interdipendenza e interessi comuni. Negli ultimi anni, le relazioni tra i due Paesi si sono ulteriormente consolidate, al punto da potersi qualificare come "relazioni privilegiate". Esse sono scandite da un fitto calendario di eventi politici a cadenza annuale, ospitati alternativamente in Italia e in Russia: il Vertice interministeriale; il Foro di Dialogo delle Società Civili; la riunione Ministeriale Esteri-Difesa e il Consiglio di Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria. L'Italia sostiene tradizionalmente il percorso di avvicinamento della Russia all'Unione europea, alla NATO, all'Organizzazione mondiale del commercio e all'OCSE, favorendo un approccio inclusivo della Russia all'interno delle organizzazioni internazionali. Il 6 novembre 2003, in occasione della Presidenza italiana del Consiglio UE, si è svolto a Roma il dodicesimo incontro fra l'Unione europea e la Federazione Russa nell'ambito dell'Accordo di Partenariato e Cooperazione (APC) del giugno 1994 e della Strategia Comune per la Federazione Russa del giugno 1999. Al centro dei colloqui delle delegazioni l'attuazione delle intese intervenute in occasione del Vertice di San Pietroburgo del 31 maggio che prevedono la creazione di quattro "spazi comuni" tra UE e Russia. Nel corso del Vertice è stato firmato un accordo di cooperazione scientifica e tecnologica e di un accordo di cooperazione tra la Federazione Russa ed Europol in materia di lotta alla criminalità organizzata transnazionale. In un rapporto di fine 2017 del Wilfred Martens Centre (il "think tank" del Partito Popolare Europeo di centrodestra) l'Italia è stata indicata assieme a Grecia e Cipro tra i "collaboratori del Cremlino", che "non si sentono minacciati dalla Russia e fanno campagna per un miglioramento delle relazioni, spesso sostenendo gli obiettivi di politica estera del Cremlino a dispetto di ogni atrocità (ad esempio mettendo fine alle sanzioni per ragioni di appeasement o presunti interessi economici)". === I governi Berlusconi === I governi di Silvio Berlusconi (2001-2006 e 2008-2011) rafforzarono ulteriormente i rapporti tra Italia e Russia, soprattutto dal punto di vista economico e anche in virtù dell'amicizia personale con Vladimir Putin, ed è stato spesso ospite nella sua dacia. Putin ha più volte espresso il suo apprezzamento per il rispetto mostrato dal Presidente del Consiglio Berlusconi nei confronti della guida della Federazione Russa. Berlusconi è stato tra i più accesi sostenitori della necessità di instaurare rapporti più stretti tra Russia e Unione europea. In un articolo pubblicato su un media italiano il 26 maggio 2002 egli ha affermato che il passo successivo nella crescente integrazione tra Russia e Occidente sarebbe stata l'adesione della Russia all'Unione europea. Berlusconi aveva per l'Italia - spartiacque tra democrazia e comunismo nella Guerra fredda - il progetto di diventare il "ponte di collegamento" tra Washington e Mosca. Il 28 maggio 2002 al vertice NATO a Pratica di Mare i capi di Stato e di governo dei 19 paesi membri dell'Alleanza Atlantica e il presidente russo Vladimir Putin hanno firmato la "Dichiarazione di Roma", che crea un Consiglio NATO-Russia al fine di discutere e adottare (con il metodo del "consenso") decisioni su base paritaria su nove temi: lotta al terrorismo, gestione delle crisi, non proliferazione delle armi di distruzione di massa, controllo degli armamenti e misure di rafforzamento della fiducia reciproca, difesa contro i missili di teatro, operazioni di salvataggio in mare, cooperazione militare e riforma dei sistemi di difesa, piani a fronte di emergenze civili, sfide e nuove minacce. Il 6 novembre 2003 si è svolto a Roma il dodicesimo incontro fra l'Unione europea e la Federazione Russa nell'ambito dell'Accordo di Partenariato e Cooperazione (APC) del giugno 1994 e della Strategia Comune per la Federazione Russa del giugno 1999. Al centro dei colloqui delle delegazioni (composte dal Presidente Berlusconi e dal Ministro Franco Frattini per il Consiglio europeo, dal Presidente della commissione europea Romano Prodi, dall'Alto Rappresentante Javier Solana e dai Commissari Patten e Lamy, mentre la Federazione Russa era rappresentata dal Presidente Vladimir Putin, dal Vice Primo Ministro Khristenko e dal Ministro degli Esteri Ivanov) l'attuazione delle intese intervenute in occasione del Vertice di San Pietroburgo del 31 maggio che prevedono la creazione di quattro spazi comuni tra UE e Russia. Nel corso del Vertice è stato firmato un accordo di cooperazione scientifica e tecnologica e di un accordo di cooperazione tra la Federazione Russa ed Europol in materia di lotta alla criminalità organizzata transnazionale. Il Blue Stream, uno dei principali gasdotti internazionali che trasporta gas naturale dalla Russia alla Turchia attraverso il Mar Nero, costruito da una joint-venture costituita dalla russa Gazprom e dall'italiana ENI, fu aperto ai primi flussi di gas naturale nel febbraio 2003, ma alcuni ritardi nelle trattative tra Turchia e Russia sui prezzi del gas ritardarono l'inaugurazione ufficiale fino al novembre 2005. All'inaugurazione parteciparono i Primi Ministri di Italia e Turchia (Silvio Berlusconi e Recep Tayyip Erdoğan), e il Presidente Russo Vladimir Putin. Nel 2006 l'Italia e la Russia hanno firmato un protocollo di cooperazione contro il crimine e per difendere i diritti civili. Nel novembre 2008, il presidente del Consiglio Berlusconi, arrivato a Mosca assieme a vari ministri, ha firmato numerosi accordi di collaborazione con la Russia. Tra tali accordi, due riguardano l'azienda elettrica italiana Enel: nuove collaborazioni con la Inter Rao Ues (sia in Russia che in altre repubbliche ex sovietiche) e intesa con le ferrovie per prolungare la fornitura dell'energia che l'Enel stessa produce in Russia nelle centrali acquistate negli ultimi anni (l'azienda italiana assicura circa i due terzi del fabbisogno dei treni russi). Sempre alle ferrovie di Mosca saranno forniti da Finmeccanica sistemi di segnalazione. La società milanese Pirelli costruirà uno stabilimento a Togliattigrad (dove negli anni Sessanta si avviò con la collaborazione della Fiat la motorizzazione dell'Urss) per fabbricare 4,2 milioni di pneumatici l'anno assieme al partner Russian Technologies (investimento da 300 milioni di euro) e rafforzare così la sua posizione sul mercato russo. Uno stabilimento per produrre 2,3 milioni di tonnellate di cemento (budget di 450 milioni di euro a Orenburg, al confine con il Kazakistan) verrà realizzato dal gruppo Buzzi Unicem che è già presente con altri due cementifici sugli Urali e in Siberia. Altre intese firmate riguardano le adozioni, che vengono facilitate, la lotta al traffico di droga e la cooperazione culturale. Negli incontri si è parlato anche della necessità di semplificare il rilascio dei visti, un problema molto sentito dagli imprenditori russi che operano in Italia e da quelli italiani in Russia. Il 26 aprile 2010 nel corso del vertice italo-russo tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il primo ministro della Federazione Russa Vladimir Putin a Villa Gernetto (Lesmo), il governo russo si è impegnato a stanziare 7,2 milioni di euro per la ristrutturazione di Palazzo Ardinghelli e della chiesa di San Gregorio Magno a L'Aquila dopo il terremoto del 2009.. Il 1º dicembre 2010 il sito Wikileaks ha pubblicato documenti riservati della diplomazia statunitense che mostrano che il rapporto tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin sarebbe oggetto di un'attenta osservazione da parte dei diplomatici americani. La loro relazione è stata giudicata di natura confidenziale, anche a causa dello scambio di "regali generosi", e foriera di redditizi contratti energetici tra Eni e Gazprom. La descrizione data di Berlusconi è che "sembra essere il portavoce di Putin in Europa", in quanto il Presidente del Consiglio italiano si farebbe portatore degli interessi russi in seno all'Unione europea. Secondo uno di questi cablogrammi, l'ambasciatore georgiano a Roma ha detto a diplomatici statunitensi che il governo della Georgia crede che Putin abbia promesso a Berlusconi una percentuale sugli utili dei gasdotti sviluppati da Gazprom in coordinamento con ENI. Nel maggio 2012, l'ormai ex premier italiano è stato uno dei pochi ospiti stranieri alla cerimonia di insediamento al Cremlino del neoeletto presidente russo Putin. Dopo la condanna di Berlusconi a 4 anni per frode fiscale, Putin, seduto al fianco di Romano Prodi al vertice del club di Valdai (che dal 2004 ogni anno riunisce sul Volga esperti di politica internazionale), ha affermato che «Il Cavaliere è sotto processo perché vive con le donne» e che «Se Berlusconi fosse stato un gay, nessuno lo avrebbe toccato con un dito». === Il governo Letta === Il 26 novembre 2013, nell'ambito del forum Italia-Russia e del concomitante vertice bilaterale a Trieste, sono stati firmati 28 accordi commerciali, divisi tra finanza, energia e industria; tra tali accordi, figurano quelli tra Enel e Rosneft, Eni sempre con Rosneft e con Novatek, e Poste-Selex con le Poste russe. Tra le altre aziende coinvolte anche Mediobanca, Fincantieri e Pirelli. Il 29 novembre 2013 il rappresentante del Cremlino per i diritti dell'Infanzia, Pavel Astakhov, ha dichiarato che le adozioni di bambini russi saranno consentite solo all'Italia, poiché l'Italia ha in primo luogo con la Russia un accordo bilaterale in merito, e poi non riconosce i matrimoni gay. Il presidente del consiglio italiano Enrico Letta ha deciso di essere presente il 7 febbraio 2014 alla cerimonia inaugurale dei XXII Giochi olimpici invernali di Soči (Russia), a differenza degli omologhi capi di Stato e di governo di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito, che hanno scelto di boicottare l'evento per protesta contro le leggi omofobe promulgate in Russia sotto la guida di Putin e le persecuzioni cui è sottoposta la comunità LGBT sul territorio russo. Letta, invitato personalmente da Putin durante il vertice intergovernativo di Trieste a novembre, ha deciso di presenziare l'inaugurazione dei Giochi olimpici invernali sul Mar Nero per avere più chance di ospitare i giochi del 2024 a Roma. === Il governo Renzi === Con l'annessione della Crimea alla Russia e la guerra in Donbass, la Russia viene espulsa dal G8 e l'Unione europea sottopone il regime di Putin a sanzioni economiche. L'Italia non si oppone, nonostante la Russia metta in atto dall'agosto 2014 contro-sanzioni che colpiscono anche l'import di prodotti agro-alimentari italiani in Russia. La nomina, nel luglio 2014, della ministra degli esteri italiana Federica Mogherini quale Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza viene inizialmente osteggiata dai paesi membri UE più orientali (soprattutto Baltici e Polonia), secondo i quali la posizione italiana durante la crisi ucraina era stata troppo morbida nei confronti di Mosca, e che vedevano in Mogherini la portatrice di posizioni filo-russe. Il 10 giugno 2015 il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ricevette Putin all'Expo Milano 2015, ringraziandolo per la sua presenza all'inaugurazione del padiglione russo, ed ebbe un lungo e cordiale incontro faccia a faccia. Negli stessi giorni in cui il Parlamento europeo approvava un rapporto che definiva la Russia «non più partner strategico della Ue», Matteo Renzi affermò «Lavoreremo insieme per ripartire dalla tradizionale amicizia Italia-Russia [...] Il lavoro che possiamo fare insieme ha radici antiche e noi vogliamo che abbia un futuro ricco di energia per il pianeta e per la vita.»L'8 gennaio 2016 Renzi telefonò a Putin, che si era arrabbiato per la requisitoria del Presidente italiano di metà dicembre '15 al Consiglio UE contro il raddoppio del gasdotto North Stream tra Russia e Germania, e gli spiegò che la sua posizione non era da intendersi contro la Russia ma contro la Francia e la Germania, e che, anzi, l'Italia voleva partecipare a North Stream 2; a seguito di questo colloquio telefonico, il Cremlino annunciò «un lavoro congiunto fra Putin e Renzi per realizzare progetti energetici di mutuo profitto.» Dopo l'annessione alla Russia, gli italiani di Crimea sono rimasti esclusi dal decreto della Presidenza russa del 21 aprile 2014 per il riconoscimento delle minoranze crimeane perseguitate dallo stalinismo. A questa mancanza è stato posto rimedio il 12 settembre 2015, a seguito dell'incontro a Yalta fra il presidente Putin e una delegazione dell'associazione Cerkio guidata dalla presidente Giulia Giacchetti Boico, cui era presente anche Silvio Berlusconi. Il presidente russo ha emendato il decreto e ora gli italiani sono a tutti gli effetti riconosciuti come minoranza perseguitata e deportata. Il consiglio regionale del Veneto nel maggio 2016 ha riconosciuto la Crimea come parte della Russia e ha chiesto la revoca delle sanzioni dell'UE contro la Federazione Russa; il Veneto è stata la prima regione d'Europa a riconoscere l'annessione della Crimea alla Federazione Russa, e la notizia ha avuto larga risonanza in Russia. Ben presto le stesse delibere furono adottate dai consigli regionali della Liguria e della Lombardia. Nell'ottobre 2016 una delegazione di deputati e imprenditori di cinque regioni d'Italia, tra cui il Veneto, ha visitato la Crimea, dove ha chiesto la revoca delle sanzioni e il riconoscimento internazionale della Crimea come parte integrante della Russia. L'Italia è stata ospite d'onore del business forum russo di San Pietroburgo del 2016, a cui ha partecipato anche il premier Matteo Renzi, che si è detto contrario al rinnovo automatico delle sanzioni senza previa discussione in Consiglio UE, nonostante il mancato rispetto da parte della Russia degli accordi di Minsk. Il presidente russo Putin ha espresso solidarietà all'Italia a seguito del terremoto del Centro Italia del 2016, offrendo anche assistenza tecnica (poi non concretizzatasi). Nel giugno 2016 (e poi, durante il governo Gentiloni, nel luglio 2017) il Ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda strinse accordi economici con la Russia nonostante l'embargo europeo; il 17 giugno 2016 il ministro Calenda dichiarò: «Stiamo lavorando con il governo centrale russo e con i diversi governatori su 340 proposte legate a progetti di investimento comune, Queste proposte che saranno esaminate entro l'anno, con un'operatività a partire dal 2017, possono essere una risorsa importante anche per le piccole e medie imprese italiane». === Governi Conte === Il Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana e Ministro dell'interno Matteo Salvini non ha mai negato di vedere in Vladimir Putin e nella Russia un partner e non un nemico, ha siglato fra la Lega e Russia Unita (il partito del presidente russo), si è fortemente schierato contro le sanzioni internazionali contro la Russia del 2014, e, relativamente alle esercitazioni militari della NATO nei Paesi baltici, ha affermato: "Io penso che oggi il nemico non sia la Russia ma l'estremismo islamico, il fanatismo, perciò schierare carri armati e uomini ai confini con la Russia mi sembra poco produttivo". Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato in visita il 24 ottobre 2018 a Mosca per incontrare il presidente Putin e il primo ministro Medvedev; al centro dei colloqui temi diversi, che vanno dalle relazioni internazionali, ai rapporti economici e culturali tra i due paesi fino alla delicata questione delle sanzioni. Il premier Conte ha ribadito quanto l'Italia veda nella Russia un partner strategico, auspicando il superamento delle sanzioni internazionali, e ha invitato il presidente russo Putin in Italia dicendogli: "Mi auguro che lei possa venire in Italia al più presto, manca da troppo tempo". Durante l'incontro sono stati firmati nella Sala della Malachite al Cremlino tra i due governi 13 tra accordi e intese su ambiente, energia, infrastrutture, e altri settori per un valore stimato, in prospettiva, di circa 1,5 miliardi di euro. Nel marzo 2020, durante la pandemia di COVID-19 in Italia, quando il bilancio delle vittime della pandemia in Italia si è avvicinato a 10 000 persone, il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato di inviare squadre di medici russi sin Italia - e insieme a loro dispositivi di protezione, complessi mobili basati su Kamaz per la disinfezione con aerosol dei trasporti e del territorio, attrezzature mediche, laboratori sul campo per la sterilizzazione - per lavorare nel più aree colpite del Paese. L'assistenza è stata fornita tramite il Ministero della Difesa della Federazione Russa con l'uso di aerei delle Forze Aerospaziali della Federazione Russa.. 14 aerei delle Forze Aerospaziali con a bordo virologi militari e altri specialisti furono inviati in Italia; in totale, a bordo delle Forze Aerospaziali arrivarono in Italia circa 100 soldati russi, il loro principale luogo di attività fu il più grande focolaio di infezione nella città di Bergamo. Entro il 15 maggio 2020, tutti gli aerei e il personale militare, dopo aver completato i compiti assegnati, sono tornati in Russia. === Governo Meloni === Il 12 febbraio 2023, l'ex Premier Silvio Berlusconi ha affermato: «Se fossi stato il presidente del Consiglio non sarei mai andato a parlare con Zelensky» attribuendo a quest'ultimo la responsabilità dell'invasione russa del 2022ː «Bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe accaduto. Quindi giudico, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore». Il 16 giugno 2023, a seguito della morte - avvenuta 4 giorni prima - a 86 anni di Berlusconi, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha chiesto di osservare un minuto di silenzio in memoria di Silvio Berlusconi durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo; nell'occasione Putin ha affermato: «[Berlusconi] ha fatto molto per costruire normali relazioni a lungo termine tra la Russia e la Nato. Era una persona brillante, energica, che ha agito molto. Senza alcuna esagerazione, penso che fosse una figura di livello mondiale». Il Vicepresidente del Consiglio e ministro delle infrastrutture e dei trasporti del governo Meloni, Matteo Salvini, ha più volte affermato di essere contrario all'autorizzazione all'uso delle armi italiane inviate in Ucraina contro il territorio della Federazione russa, arrivando a minacciare di non votare il successivo decreto sull'invio di dotazioni qualora non avesse la certezza assoluta che queste siano utilizzate esclusivamente a scopo difensivo. Analogamente, l'altro vicepresidente del Consiglio nonché ministro degli esteri Antonio Tajani, ha più volte asserito che l'Italia non manderà mai soldati a combattere in Ucraina «perché non siamo in guerra con la Russia». Il 5 giugno 2024, in una intervista con alcune delle principali agenzie di stampa internazionali, Vladimir Putin ha risposto anche a una domanda sull’Italia, affermando: «Vediamo che la posizione dell’Italia (verso la Russia) è più contenuta rispetto ad altri Paesi europei e notiamo questo in modo adeguato [...] in Italia non si diffonde una russofobia da cavernicoli e lo teniamo in considerazione. Noi speriamo che quando la situazione riguardo all’Ucraina comincerà a stabilizzarsi, riusciremo a ristabilire relazioni con l’Italia forse anche più velocemente che con qualche altro Paese». Ai Giochi Paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026 per la prima volta dopo anni, gli atleti russi e bielorussi hanno potuto gareggiare con le proprie bandiere e sono stati suonati i rispettivi inni nazionali per i medagliati d'oro (8 per la Russia, 1 per la Bielorussia); ciò ha provocato proteste da associazioni filo-ucraine e cancellerie europee, con l'Unione Europea e 16 Paesi (tra cui Ucraina, Canada, Germania, Regno Unito e Polonia) che hanno boicottato l'apertura dei Giochi paralimpici. Nella prima giornata di gare, il 7 marzo 2026, la bandiera russa venne alzata per la prima volta in una competizione sportiva internazionale dopo Sochi 2014 (anno dell'annessione della Crimea alla Russia e dell'inizio dei combattimenti con i separatisti nell'Ucraina orientale) con i due bronzi nella discesa libera sia femminile, con la 23enne Varvara Voronchikhina, sia maschile con Alexey Bugaev. Due giorni dopo, il 9 marzo, con la prima medaglia d'oro russa sempre per l'atleta Varvara Voronchikhina nel SuperG dello sci alpino, è stato suonato l'inno nazionale russo ai giochi olimpici dopo 12 anni di assenza dai giochi olimpici.Anche gli atleti paralimpici della Bielorussia hanno potuto sfilare nella cerimonia d'apertura e gareggiare con la propria bandiera nazionale per la prima volta dal 2022, anno dell'invasione russa dell'Ucraina. La Fondazione Biennale ha consentito alla Federazione Russa di riaprire il proprio padiglione nazionale ai Giardini alla LXI Esposizione internazionale d'arte di Venezia del 2026, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026 (l'ultima partecipazione ufficiale di Mosca all’Esposizione risale al 2019, essendo stata esclusa dalle edizioni del 2022 e del 2024). Ventidue paesi dell'Unione Europea hanno firmato una lettera indirizzata al Direttore dell'Esposizione, Pietrangelo Buttafuoco, e ai membri del Consiglio di amministrazione per esprimere la loro contrarietà alla partecipazione della Russia, condannando la scelta. Buttafuoco ha risposto in un'intervista che obiettivo dell'edizione 2026 della Biennale Arte è offrire una “tregua” al mondo in fiamme: «Noi pensiamo che dove c'è arte ci sia dialettica». === Rapporti tra il governo russo e i partiti politici italiani === ==== Prima Repubblica ==== ==== Seconda Repubblica ==== Il governo russo è stato accusato di sostenere i partiti anti-establishment in Italia, tra cui la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle, generando opposizione alle sanzioni dell'Unione europea nei confronti della Russia. Nel 2017 il partito di Vladimir Putin, Russia Unita, ha firmato un accordo di cooperazione politica con la Lega Nord. L'ex premier italiano Matteo Renzi ha accusato le organizzazioni sostenute dalla Russia di propagare notizie false in Italia al fine di influenzare i risultati elettorali. Il Movimento Cinque Stelle ha diffuso attivamente false notizie a supporto del governo russo e della sua politica estera, con molte notizie provenienti dagli organi d'informazione russi direttamente controllati dal Cremlino quali Sputnik e Russia Today. Nel dicembre 2017 l'ex vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha accusato la Russia di aiutare i partiti d'opposizione Lega Nord e Movimento Cinque Stelle. == Relazioni economiche == === Commercio === L'Italia è il quarto sbocco commerciale russo dopo Paesi Bassi, Cina e Germania, e la quinta fonte d'importazioni per la Russia dopo Cina, Germania, Stati Uniti e Bielorussia. L'Italia è il secondo più importante partner commerciale della Federazione Russa nell'Unione europea (dopo la Germania), il quarto nel mondo, (dopo la Germania, i Paesi Bassi e la Cina; il terzo se si escludono i Paesi Bassi che statisticamente computano le merci che transitano per il porto di Rotterdam), e il settimo fornitore. Il commercio tra Italia e Russia è raddoppiato dal 2000 al 2010, con un interscambio di 27,3 miliardi di euro nel 2011. Il picco delle relazioni commerciali e umanitarie russo-italiane è stato nel 2013, quando il fatturato commerciale ha raggiunto i 53,9 miliardi di dollari. Il flusso commerciale tra Italia e Russia è stato sintetizzato da Roberto Pelo e Stefano Torrembini con la formula «made in Italy per pagare la bolletta del gas», per sottolineare il ruolo delle aziende italiane in Russia come controparte della dipendenza energetica della penisola nei confronti del gigante russo. Con le sanzioni reciproche tra Russia e UE a seguito dell'annessione della Crimea e della guerra in Donbass, l'interscambio commerciale tra Russia e Italia è sceso da 26 a 17,4 miliardi di euro tra 2014 e 2016, per poi risalire leggermente nel 2017. Tra i settori d'export italiano maggiormente colpiti vi sono l’agroalimentare, i macchinari e i segmenti a elevato contenuto tecnologico; nell'import sono calati soprattutto il settore minerario e dei combustibili, per via del crollo dei prezzi degli idrocarburi. In Russia erano attive nel 2012 circa 500 grandi e piccole aziende italiane, riunite nella Camera di commercio italo-russa. I settori più rilevanti dell'export italiano sono macchine e apparecchi meccanici, tessile, prodotti in cuoio e arredamento. La Russia rappresenta uno dei più importanti mercati di sbocco delle merci e degli investimenti italiani, reso ancor più promettente dall'ingresso di Mosca nell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). In cambio, l'Italia acquista dalla Russia ingenti quantità di petrolio e gas naturale cruciali per far funzionare del suo sistema produttivo. === Industria === Nel settore industriale e high-tech, le aziende Finmeccanica collaborano con successo con imprese russe: la cooperazione si estende anche al settore dell'aviazione, tra l'italiana Alenia e la russa Sukhoi, che producono e commercializzano insieme un nuovo velivolo, il Super jet 100. Sono inoltre significativi gli investimenti di Pirelli, Danieli, Gruppo Marcegaglia, Ferrero, Indesit, Cremonini, Coeclerici, Marazzi, Barbaro. Si è inoltre consolidata la strategia russa di FIAT che annovera la joint venture con la banca pubblica Sberbank per l'assemblaggio a San Pietroburgo di 120.000 Jeep l'anno, l'intesa per un investimento con la società locale ZIL (20% Sberbank), l'attivazione dello stabilimento della joint venture Case-New Holland-Kamaz per l'assemblaggio di macchinari agricoli, e quella Iveco/OboronService per la prossima produzione di veicoli militari "Lince". Tra i più grandi progetti di cooperazione di investimento vi sono: una fabbrica per la produzione di lavatrici a Lipeck, costruito nel 2004 dall'Indesit (il nome dal 2005); la produzione di piastrelle in ceramica a Stupino, nella regione di Mosca, costruito dalla Marazzi; un impianto di assemblaggio a Naberežnye Čelny per piccole automobili del Gruppo Fiat. Tra i settori che vantano le più significative presenze imprenditoriali italiane si segnalano il settore agro-alimentare (tra cui InalcaCremonini, Parmalat, Ferrero, Zuegg, Perfetti, Colussi, De Cecco), quello automobilistico (tra cui Fiat-Iveco, Pirelli), gli elettrodomestici (tra cui Indesit, Candy, Ariston, de Longhi), i comparti edilizia-infrastrutture-trasporti (tra cui Mapei, Marazzi, Buzzi Unicem, Astaldi, Rizzani De Eccher, Salini, Merloni progetti), i settori energetico (Eni-Saipem, Enel, Coeclerici), metallurgico (Techint, Danieli, Marcegaglia), petrolchimico (Technimont), farmaceutico (Menarini) ma anche aerospaziale-difesa-telecomunicazioni (Finmeccanica-Alenia-Agusta-Ansaldo-Selex, Italtel, Technosystem). Dal lato degli investimenti russi in Italia, alla fine del 2011, la banca dati ICE-Reprint-Politecnico di Milano censisce 65 imprese che impiegano 16.136 dipendenti e generano un fatturato di 14,2 miliardi di euro. I principali settori economici italiani che ospitano investimenti russi sono il siderurgico (tra cui Severstal' che ha rilevato il Gruppo Radaelli Tecna e il Gruppo Lucchini, il colosso dell'alluminio Rusal che ha acquisito Eurallumina, il gruppo Evraz che controlla l'azienda friulana produttrice di lamiere in acciaio Palini & Bertoli, il gruppo Novolipetsk che ha creato con l'italiana Duferco una joint venture per il controllo di Verona Steel), l'energetico (LUKoil controlla ISAB Raffinerie Mediterranee, polo di raffinazione di Siracusa), e le telecomunicazioni (VimpelCom ha acquisito nel 2011 Wind Italia) ma investimenti russi sono anche presenti nei settori agro-alimentare (il gruppo Russkij Standard ha acquisito recentemente la storica azienda vinicola Fratelli Gancia), immobiliare (una grande quantità di investimenti immobiliari inizialmente in Costa Smeralda, poi in Toscana e ora anche sui Laghi), della nautica e dei beni di consumo. === Energia === Le compagnie pubbliche italiane ENI, ENEL e Saipem sono molto attive nel Paese. La Russia è complessivamente il principale fornitore di energia all'Italia: da essa quest'ultima acquista infatti petrolio per circa il 15% delle importazioni e gas per il 30% delle importazioni totali. Non si dimentichino poi gli investimenti delle due maggiori banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Italia e Russia vivono in un rapporto di simbiosi economica, palesata dalle cifre sempre crescenti dell'interscambio commerciale. Le relazioni energetiche tra Italia e Russia sono state caratterizzata per quasi dieci anni dal progetto del gasdotto South Stream, progettato d'intesa tra la compagnia italiana Eni e il gigante statale russo Gazprom in base ad accordi commerciali siglati a partire dalla fine del 2006. Così come il progetto gemello North Stream che connette Russia e Germania, South Stream aveva l'obiettivo di connettere direttamente il gas di produzione russo ai mercati dell'Europa centro-meridionale (Italia, Austria ed Europa centrale) attraverso un percorso sul fondo del mar Nero che evitasse il passaggio per paesi extracomunitari, soprattutto l'Ucraina. Il progetto sollevò varie questioni, tanto di interesse strategico (come l'accusa di aumentare la dipendenza europea dal gas russo) quando di corruzione e conflitto d'interessi (in particolare in relazione alle società collegate a Silvio Berlusconi, come notato anche in documenti diplomatici pubblicati da Wikileaks). Il progetto South Stream è stato abbandonato nel 2014 a seguito dell'intervento russo in Ucraina e delle conseguenti sanzioni internazionali. == Relazioni culturali == Nel marzo 1837 Gogol' iniziò a studiare la lingua italiana in occasione del suo soggiorno in Italia. Visse a Roma fino al 1842 e conobbe il letterato Pagodin e Giuseppe Gioachino Belli. La cooperazione in ambito umanitario e culturale è una delle componenti principali di relazioni bilaterali. I legami culturali tra la Russia e l'Italia sono in corso di attuazione sulla base di un accordo intergovernativo sulla cooperazione nel campo della cultura e dell'istruzione del 10 febbraio 1998, così come i programmi di scambio che sono coordinati nel quadro della Commissione mista russo-italiana per la cooperazione nel campo della cultura e dell'istruzione, e fissati in protocolli bilaterali. I russi hanno sempre nutrito nei confronti dell'Italia e della sua lingua un certo fascino. Lo ha dimostrato nel passato l'amore che legò scrittori come Gogol' e Gor'kij al Belpaese, e lo dimostrano ancora oggi i tanti cittadini della Federazione Russa che si avvicinano alla lingua e alla cultura italiana. Molti turisti russi visitano l'Italia ogni anno e tanti studenti russi vi si recano in per studiare l'arte e la musica italiana. Il 2011 è stato l'Anno della lingua e della cultura italiana in Russia, nell'ambito del quale si sono svolte molte iniziative: 400 eventi svoltisi in più di 35 città della Federazione Russa, con 30 musei che hanno prestato opere, 400 tra attori, ballerini e tecnici degli spettacoli, e 1.300 musicisti coinvolti nei concerti. Almeno 5.000 persone hanno partecipato all'organizzazione dell'Anno, più di 200 giornalisti l'hanno seguito passo per passo, quasi 3.000 sono stati gli articoli scritti, mentre i primi due giorni di apertura della grande mostra di 11 quadri di Caravaggio al Museo Pushkin di Mosca hanno registrato ben 6.500 cittadini in coda per un tempo di attesa medio di due ore e mezza. === L'insegnamento dell'italiano in Russia === In Russia l'insegnamento della lingua italiana contende il secondo posto (dopo l'inglese) a francese e tedesco. L'interesse per lo studio della lingua italiana ha una lunga tradizione in Russia ed è motivato da interesse culturale, ma spesso anche dal desiderio di includere la conoscenza dell'italiano nel proprio curriculum a fini professionali. La presenza economica e commerciale italiana è un dato acquisito nella società russa e molti giovani ambiscono ad avere l'opportunità di lavorare per un'organizzazione o un'impresa italiana. Corsi di lingua sono offerti dall'Istituto Italiano di Cultura, mentre a livello accademico vi sono corsi di italiano a cura di lettori inviati dal Ministero degli Affari Esteri presso l'Università Lomonosov a Mosca, nonché presso l'Università di Stato di San Pietroburgo. Numerose altre Università russe offrono corsi accademici a cura di insegnanti locali: a Mosca l'Università Linguistica di Stato e l'Università per le Scienze Umanistiche. I corsi di lingua offerti dall'Istituto Italiano di Cultura di Mosca e dalla Sezione di San Pietroburgo riscuotono negli ultimi anni un crescente successo, come dimostrato dall'incremento complessivo degli iscritti, da 1 100 nel 2007 ai 2 300 nel 2010. Molto attive nel territorio della Federazione anche le Società Dante Alighieri, le quali offrono corsi di Italiano a opera di insegnanti qualificati, rilasciando certificazioni delle competenze linguistiche maturate attraverso specifici esami (PLIDA). Il Programma P.R.I.A., acronimo in russo per "programma di diffusione della lingua italiana in Russia", è nato a opera dell'Ufficio Istruzione del Consolato generale d'Italia, con sede presso l'Ambasciata d'Italia a Mosca, affiancato da un gruppo di scuole russe desiderose di inserire l'italiano nel proprio percorso formativo. Il Programma P.R.I. A consiste in una costante opera di promozione della lingua italiana in tutto il territorio della federazione Russa, con conseguente individuazione delle scuole che intendono attivarne l'insegnamento come seconda o terza lingua straniera, in attesa di una possibile introduzione da parte del Ministero russo dell'Educazione e della Scienza dell'italiano anche come prima lingua. Nell'anno scolastico 2010-2011 si è avuto un incremento del numero delle scuole russe che aderiscono al P.R.I.A., attualmente circa 50, di cui una trentina a Mosca e una ventina in altre città, quali San Pietroburgo, Ekaterinburg, Nižnij Novgorod, Samara, Rostov sul Don, Kazan', Krasnodar, Novosibirsk, Irkutsk e Vladivostok. La Scuola bilingue italo-russa n. 136 di Mosca, unica nel sistema formativo della Federazione, è la scuola in cui trova applicazione il Memorandum intergovernativo del 5 novembre 2003 sulla costituzione di sezioni bilingue presso scuole italiane e russe. È una delle scuole di maggiore prestigio, scelta dal Ministero russo dell'Educazione e della Scienza per concretizzare tale accordo. Gli allievi della sezione bilingue seguono il normale percorso curriculare russo, ma dall'8ª alla 11ª classe, studiano direttamente in italiano discipline quali storia, filosofia, geografia e biologia, oltre ovviamente alla Lingua e Letteratura italiana. Al fine di garantire l'invio di personale madrelingua altamente qualificato, il Ministero degli Esteri italiano seleziona periodicamente i docenti attraverso uno specifico concorso. Il titolo conseguito dagli studenti della Scuola 136 consentirà loro di iscriversi presso un'Università italiana. == Note == == Voci correlate == Ambasciatore d'Italia in Russia Ambasciata d'Italia in Russia Ambasciatore della Federazione Russa in Italia == Altri progetti == Wikiquote contiene citazioni sulle relazioni bilaterali tra Italia e Russia Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulle relazioni bilaterali tra Italia e Russia == Collegamenti esterni == Ambasciata della Federazione Russa in Italia / Italy in Russia (canale), su YouTube, Google LLC.