Albert EinsteinAlbert Einstein (pronuncia italiana [ˈalbert ˈainstain]; tedesca [ˈalbɛɐ̯t ˈaɪnʃtaɪn]; Ulma, 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955) è stato un fisico tedesco naturalizzato svizzero e statunitense. Considerato il più importante fisico del XX secolo e in generale uno dei più grandi ed influenti scienziati della storia, è conosciuto al grande pubblico per la formula dell'equivalenza massa-energia, E=mc², definita "l'equazione più famosa al mondo", per la relatività ristretta (1905), la relatività generale (1916) e molti altri suoi lavori, che ebbero una forte influenza anche sulla filosofia della scienza. Nel 1921 ricevette il premio Nobel per la fisica «per i contributi alla fisica teorica, in particolare per la scoperta della legge dell'effetto fotoelettrico». La teoria della relatività, insieme alla meccanica quantistica, è ancor oggi uno dei pilastri della fisica moderna. Nato a Ulma nel 1879 da una benestante famiglia ebraica, si trasferì con essa in Svizzera nel 1895, rinunciando alla cittadinanza tedesca l'anno successivo. Sempre nel 1896 conseguì il diploma superiore e nell'ottobre dello stesso anno fu ammesso al corso di matematica e fisica del Politecnico di Zurigo, da cui si laureò nel 1900. Dopo essere stato apolide per più di cinque anni, nel 1901 assunse la cittadinanza svizzera, che mantenne per il resto della sua vita. Nel 1914 fu eletto all'Accademia Reale Prussiana delle Scienze e nominato professore di fisica teorica, nonché direttore dell'Istituto di Fisica dell'Università Humboldt di Berlino, dove rimase fino al 1933. Nel 1905, ricordato come suo annus mirabilis, all'età di 26 anni Einstein pubblicò quattro articoli, nei quali sono trattati l'effetto fotoelettrico, il moto browniano, si introduce la relatività speciale e, a condizione che essa sia corretta, è dimostrata l'equivalenza massa-energia. Einstein nel 1909 identificò per primo il dualismo onda-particella, che caratterizzerà tutto il successivo sviluppo della meccanica quantistica. Nel 1916 pubblicò un primo articolo sulla relatività generale, contenente la sua teoria della gravitazione; in questo articolo previde, tra l'altro, l'esistenza delle onde gravitazionali, osservate per la prima volta esattamente un secolo dopo. Nel 1917 applicò la teoria della relatività generale alla struttura dell'universo e teorizzò i fenomeni di emissione spontanea e stimolata, la quale è il presupposto teorico per i dispositivi laser e maser. Nel 1924 estese agli atomi i risultati della statistica quantistica introdotta nel 1920 da Satyendra Nath Bose per i fotoni, formulando la cosiddetta statistica di Bose-Einstein. Nel 1933, mentre Einstein era in visita negli Stati Uniti d'America, Adolf Hitler salì al potere. A causa delle sue origini ebraiche, Einstein non fece più ritorno in Germania, stabilendosi negli Stati Uniti e diventando cittadino statunitense nel 1940. Alla vigilia della seconda guerra mondiale, inviò una lettera al presidente Franklin Delano Roosevelt, nella quale lo avvisava del possibile sviluppo da parte della Germania di "bombe di un nuovo tipo estremamente potenti" e suggeriva agli Stati Uniti di cominciare a lavorare su ricerche di questo tipo. Nel 1935 introdusse con Boris Podolsky e Nathan Rosen il paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen sull'entanglement quantistico, che ha aperto un filone di ricerca sull'interpretazione della meccanica quantistica e sulle sue applicazioni; negli ultimi anni di vita, tentò invano di unificare la gravità e l'elettromagnetismo, forze fondamentali descritte dalle due teorie ch'egli considerava esemplari, e si oppose all'impostazione probabilistica della teoria quantistica, sostenendo che «Dio non gioca ai dadi». La rivista Time lo ha nominato uomo del secolo ("person of the century") nel dicembre 1999, dedicandogli l'ultima copertina del XX secolo, e i suoi traguardi intellettuali e la sua originalità hanno reso il termine "Einstein" sinonimo di "genio". Eugene Wigner scrisse di lui: == Biografia == === Famiglia, gioventù e studi superiori === Albert Einstein nacque a Ulma, nell'allora regno di Württemberg, il 14 marzo del 1879 da una benestante famiglia ebraica, figlio di Hermann Einstein, proprietario di una piccola azienda che produceva macchinari elettrici in corrente continua, e di Pauline Koch. Frequentò una scuola elementare cattolica e, su insistenza della madre, a 5 anni gli furono impartite lezioni di violino: lo strumento non gli piacque a quell'età, ma a 13 anni, dopo aver scoperto le sonate per violino di Mozart, riprenderà a impararlo da autodidatta, e la musica assumerà un ruolo fondamentale nella sua vita. I suoi genitori temevano che soffrisse di un disturbo dell'apprendimento, poiché imparò molto lentamente a parlare. All'età di cinque anni il padre gli mostrò una bussola tascabile, ed Einstein si rese conto che qualcosa agiva sull'ago, spostandolo in direzione del nord; l'esperienza accese la sua passione per l'elettromagnetismo, e l'avrebbe descritta in seguito come una delle più rivelatrici della sua vita. La supposizione che il suo profitto in matematica fosse scarso è notoriamente sbagliata, basata anche sul fatto che nel sistema scolastico svizzero le votazioni adottano una scala da 1 a 6. Nell'agosto del 1886 la madre riferì a un'amica l'ottimo profitto scolastico del figlio: «Ieri Albert ha ricevuto la pagella, è nuovamente il primo della classe». All'età di dieci anni iniziò a frequentare il Luitpold-Gymnasium di Monaco di Baviera, ma si rivelò ben presto insofferente al rigido ambiente scolastico tedesco, pur riportando buoni voti in matematica e in latino, e abbandonò il ginnasio a seguito del trasferimento della famiglia in Italia. Einstein cominciò a studiare matematica insieme a Max Talmud, un amico di famiglia che gli procurò testi scientifici, come gli Elementi di Euclide, e filosofici, come la Critica della ragion pura di Kant. Suo zio Jakob inoltre lo metteva spesso alla prova con problemi matematici, che risolveva brillantemente « [...] provando un profondo senso di felicità»: i suoi progressi in matematica furono così rapidi che scoprì una nuova dimostrazione del teorema di Pitagora prima di compiere 13 anni, e a 14 anni aveva padroneggiato il calcolo integrale e differenziale. A causa di dissesti economici, la famiglia Einstein dovette trasferirsi di frequente: dapprima a Monaco di Baviera, poi nel 1895 a Pavia, a Palazzo Cornazzani, dove aveva abitato Ugo Foscolo e dove Albert scrisse il suo primo articolo scientifico, e quindi a Milano. === Studi universitari e impiego all'ufficio brevetti === Il fallimento all'esame d'ingresso al Politecnico di Zurigo (poi ETH, Eidgenössische Technische Hochschule) nel 1895, tentato nonostante non avesse l'età minima richiesta, in quanto autorizzato con un permesso speciale da parte del rettore Albin Herzog, e non superato per un'insufficienza nel test di francese, segnò una battuta d'arresto. Per concludere gli studi superiori Einstein fu mandato dalla famiglia ad Aarau, dove riuscì a conseguire il diploma nel 1896, anno in cui rinunciò alla cittadinanza tedesca col permesso del padre, per evitare il reclutamento nell'esercito. Nell'ottobre dello stesso anno ritentò l'esame di ammissione al politecnico, superandolo. Durante il primo anno degli studi universitari, nel 1896, conobbe Mileva Marić, sua compagna di studi e unica donna ammessa a frequentare quel politecnico, di cui s'innamorò. Einstein concluse gli studi al Politecnico di Zurigo nel luglio del 1900, superando gli esami finali con la votazione di 4,9/6 e classificandosi quarto su cinque promossi. Egli fu l'unico dei laureati a non ottenere un posto come assistente, ma un diploma per l'insegnamento superiore. Nel 1901 fu naturalizzato svizzero, e dal 1902 al 1909 fu impiegato all'Istituto federale della proprietà intellettuale di Berna. Insieme ad alcuni amici fondò nella stessa città un gruppo di discussione chiamato "Accademia Olimpia", in cui si discuteva di scienza e filosofia. === Prime nozze e figli === Nel gennaio 1902 Mileva Marić ebbe una figlia illegittima, Lieserl, accudita dai nonni materni, che morì anni dopo, presumibilmente di scarlattina. La sua nascita compromise gli studi di Mileva, che decise di sacrificarsi per la famiglia e la carriera accademica di Albert. Nel 1903 Albert e Mileva si sposarono civilmente in municipio. A Berna, in Kramgasse 49, si trova la casa dove lo scienziato abitò con la moglie Mileva dal 1903 al 1905, nel periodo in cui elaborò la teoria della relatività ristretta. Mileva avrebbe dato alla luce altri due figli: Hans Albert, che sarebbe diventato ingegnere, e Eduard, con ottime capacità nella musica e negli studi e laureato in medicina, che fu poi travolto dalla malattia mentale e trascorse gran parte della sua vita tra la casa materna di Zurigo e l'ospedale psichiatrico Burghölzli. === 1905: annus mirabilis e la relatività ristretta === Il 1905 fu un anno di svolta nella vita di Einstein e nella storia della fisica. L'articolo sulla relatività ristretta fu inizialmente ignorato. Il nome di "teoria della relatività" venne coniato da Max Planck nel 1906; Einstein avrebbe preferito "teoria degli invarianti". La relatività ristretta venne dapprima interpretata come una teoria subordinata a quella dell'elettrone di Lorentz, che prevedeva una massa dell'elettrone dipendente dalla sua velocità; difatti, la teoria dell'elettrone rimase nota fino alla fine degli anni venti del XX secolo come "teoria di Lorentz-Einstein". Tra i primi sostenitori della relatività ristretta vi fu Max Planck, allora già ben noto nella comunità scientifica, che diede anche contributi tecnici allo sviluppo della teoria. Un secondo sostenitore fu Hermann Minkowski, che nel 1907 formulò la versione tetra-dimensionale della relatività, introducendo lo spaziotempo di Minkowski. Sempre nel 1907, a un convegno tenutosi a Cracovia, il fisico polacco August Witkowski parlò a Max Born, allora neolaureato all'Università di Gottinga, dell'articolo di Einstein. Born comprese il significato profondamente innovativo del lavoro di Einstein, e s'impegnò nella diffusione della teoria della relatività. Altri precoci sostenitori della relatività ristretta furono Max von Laue e Paul Ehrenfest. Iniziò così la progressiva diffusione della relatività ristretta, soprattutto nella comunità dei fisici tedeschi. Entro il 1910 la relatività ristretta aveva guadagnato ampi consensi ed era accettata, almeno in Germania, dalla maggioranza dei fisici teorici. Il pubblico e molti intellettuali, inclusi i filosofi, vennero a conoscenza della relatività ristretta soprattutto dopo la fine della prima guerra mondiale, a seguito della spedizione scientifica di Arthur Eddington del 1919, che fornì nel 1920 le prime prove della correttezza della relatività generale. L'articolo sull'equivalenza massa-energia modificherà non solo la storia della fisica, ma quella del sapere umano. Nella parte finale dell'articolo, Einstein suggerì d'indagare il radio, un elemento radioattivo, per verificare l'equivalenza massa-energia nel caso d'emissione radioattiva: «Non è impossibile che nei corpi nei quali il contenuto in energia sia variabile in sommo grado (per esempio nei sali di radio) la teoria possa essere sperimentata con successo.». In effetti, sarà proprio nel campo della fisica nucleare che si avranno sistematiche conferme della validità dell'equazione E0=m0c2, fino all'uso bellico della bomba atomica e alla realizzazione industriale di reattori nucleari. Nel 1905 Einstein pubblicò sei lavori nel giro di dieci mesi: un articolo, ultimato il 17 marzo, che spiegava l'effetto fotoelettrico assumendo che la radiazione elettromagnetica fosse in realtà composta da quanti di energia, considerati come particelle (poi denominate fotoni). Questo studio gli sarebbe valso il Premio Nobel per la fisica nel 1921 e avrebbe contribuito allo sviluppo della meccanica quantistica; la tesi di dottorato sul tema "Nuova determinazione delle dimensioni molecolari", pubblicata il 30 aprile e divenuta lo scritto di Einstein più citato nella letteratura scientifica degli anni settanta del XX secolo; un articolo, datato 11 maggio, sul moto browniano, che costituiva uno sviluppo della sua tesi di dottorato; una prima memoria, in data 30 giugno, dal titolo Zur Elektrodynamik bewegter Körper (Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento) che aveva come oggetto l'interazione fra corpi carichi in movimento e il campo elettromagnetico vista da diversi osservatori in stati di moto differenti. La teoria esposta nell'articolo, nota successivamente con il nome di relatività ristretta (o speciale), risolveva i contrasti tra teoria meccanica e teoria elettromagnetica della luce, che avevano caratterizzato la fisica del XIX secolo, con una revisione dei concetti di spazio e di tempo assoluti; un'altra memoria sulla relatività ristretta, datata 27 settembre, che conteneva implicitamente la formula E0=m0c2; un altro articolo sul moto browniano, pubblicato il 19 dicembre. === Docenza accademica e la relatività generale === Einstein ottenne il dottorato il 15 gennaio del 1906 all'Università di Zurigo e l'abilitazione alla docenza universitaria all'Università di Berna nel 1908. Nel 1909 pubblicò Über die Entwicklung unserer Anschauungen über das Wesen und die Konstitution der Strahlung ("Evoluzione delle nostre concezioni sulla natura e la costituzione della radiazione"), sulla quantizzazione della luce; in questo e in un precedente scritto dello stesso anno introdusse il concetto - fondamentale per il successivo sviluppo della meccanica quantistica - di dualismo onda-particella. Professore associato all'Università di Zurigo dal 1909 e, in seguito a una fortunata serie di circostanze imprevedibili, professore ordinario a Praga per sedici mesi dall'aprile 1911, insegnò nuovamente a Zurigo, stavolta al Politecnico, dal 1912 al 1914. Nel 1914 fu eletto all'Accademia Reale Prussiana delle Scienze e nominato professore di fisica teorica, nonché direttore dell'Istituto di Fisica dell'Università di Berlino, dove rimase fino al 1933. In quegli anni effettuò ricerche sulla meccanica statistica e sulla teoria della radiazione. Accortosi che il principio di relatività poteva essere esteso ai campi gravitazionali, pubblicò nel 1916 un primo articolo sulla relatività generale, contenente la sua teoria della gravitazione. Einstein dedusse le equazioni del moto da quelle della relatività speciale valide localmente nei sistemi inerziali; dedusse inoltre il modo in cui la materia curva lo spaziotempo imponendo l'equivalenza di ogni possibile sistema di riferimento (da cui il nome di relatività "generale"). Previde, tra l'altro, l'esistenza delle onde gravitazionali, osservate per la prima volta esattamente un secolo dopo. L'anno successivo, applicò la teoria della relatività generale alla modellizzazione della struttura dell'universo. Alla pubblicazione, la teoria venne accolta con scetticismo da parte della comunità scientifica, perché derivata unicamente da ragionamenti matematici e analisi razionali, non da esperimenti e osservazioni. Nel 1920 le predizioni della relatività generale furono confermate dalle misurazioni dell'astrofisico Arthur Eddington, effettuate durante un'eclissi solare, che verificarono che la luce emanata da una stella era deviata dalla gravità del Sole. Le osservazioni ebbero luogo il 29 maggio del 1919 a Sobral, in Brasile, e nell'isola di Príncipe, nello Stato di São Tomé e Príncipe. Nel clima di euforia seguito alla fine della prima guerra mondiale, la collaborazione tra un astrofisico sperimentale inglese e un fisico teorico tedesco furono celebrate dalla stampa internazionale come simbolo di pace, dando fama planetaria ai due protagonisti. In particolare, la figura eccentrica di Einstein fu oggetto di una crescente attenzione mediatica: Einstein divenne popolare quanto un campione sportivo o un attore cinematografico, cosa mai avvenuta in precedenza per uno scienziato. Vennero pubblicati centinaia di libri divulgativi sia sulla relatività ristretta, sia su quella generale, ed egli entrò nell'immaginario collettivo come genio per antonomasia. === Separazione, divorzio e seconde nozze === Sin dal marzo 1912 Einstein aveva iniziato una relazione con la cugina trentaseienne divorziata Elsa Löwenthal, e della moglie diceva che era come una dipendente che non poteva licenziare. Per incontrare Elsa spariva per giorni, finché andò via da casa, accettando poi di tornarci solo se la moglie avesse rispettato alcune severissime condizioni: che i suoi vestiti e la biancheria fossero mantenuti in ordine e in buono stato; che egli ricevesse tre pasti regolarmente nella sua stanza; che la sua camera da letto e lo studio fossero sempre puliti e, in particolare, che sulla sua scrivania potesse mettere le mani solo lui. Mileva avrebbe anche dovuto rinunciare a ogni rapporto personale, astenersi dal criticarlo sia a parole sia con azioni davanti ai figli, e quanto ai rapporti personali con Einstein: non doveva aspettarsi intimità; se richiesta, doveva smettere immediatamente di rivolgersi; se richiesta, doveva uscire all'istante dalla stanza senza protestare. Mileva accettò ed egli tornò a casa, ma dopo pochi mesi lei andò a Zurigo con i figli e nel 1919 i due divorziarono. L'accordo economico prevedeva per Mileva la pensione di reversibilità, un aumento dei versamenti e la devoluzione di tutto il denaro del futuro premio Nobel. Nello stesso anno Einstein sposò in seconde nozze la cugina Elsa Löwenthal, a cui restò legato fino alla morte di lei nel 1936. === Einstein e l’antisemitismo post-bellico === Le posizioni antimilitariste assunte da Einstein durante la prima guerra mondiale, nonché il crescente clima antisemita nella Germania post-bellica, gli crearono un ambiente particolarmente difficile. Presto cominciò a ricevere lettere minatorie e ingiurie mentre usciva dal suo appartamento o dall'ufficio: nel febbraio 1920 un gruppo di studenti interruppe una sua lezione e uno di essi gridò: «Taglierò la gola a quello sporco ebreo!». Fu poi lo stesso Ministro dell'Istruzione a scrivergli una lettera di stima da parte del governo tedesco. L'antisemitismo divenne anche la molla per degli attacchi sul campo scientifico, tanto che, per reazione, scrisse un articolo per il Berliner Tageblatt dal titolo La mia risposta, in cui denunciava il fatto che se non fosse stato un ebreo le sue teorie non sarebbero state attaccate in maniera così veemente. Il clima divenne ancor più pericoloso quando il 24 giugno 1922 fu assassinato il ministro degli esteri tedesco Walther Rathenau, anch'egli ebreo. === La maturità e il premio Nobel === Il 27 aprile 1920 Bohr giunse a Berlino su invito di Max Planck. Essendo presente a Berlino anche Einstein, si colse l'occasione per un incontro a tre dei più importanti fisici dell'epoca. L'incontro fu estremamente cordiale: seppur diversi caratterialmente, si trovarono a loro agio parlando per tutto il tempo di fisica e confrontando le loro idee. «Poche volte, nella vita, una persona mi ha dato tanta gioia con la sua sola presenza come è stato nel suo caso», scrisse successivamente Einstein a Bohr. Dopo i frequenti soggiorni giovanili, Einstein tornò in Italia nel 1921 a Bologna, invitato dal matematico Federigo Enriques, per tenere tre lezioni sulla relatività in italiano. Proseguì quindi per Padova, dove rese omaggio al matematico Gregorio Ricci Curbastro, sempre parlando in italiano. Nel 1921 ottenne il Premio Nobel per la fisica per il suo lavoro del 1905 sulla spiegazione dell'effetto fotoelettrico, assegnatogli effettivamente nel 1922. In quegli anni cominciò a dedicarsi alla ricerca di teorie di campo unificate, argomento che lo appassionò fino alla fine della sua vita, assieme ai tentativi di spiegazioni alternative dei fenomeni quantistici. Il più famoso tentativo in questo senso fu il paradosso Einstein-Podolsky-Rosen, elaborato con Boris Podolsky e Nathan Rosen. Come in precedenza, s'interessò anche di altri campi della fisica. Nel 1926, ad esempio, pubblicò un articolo nel quale utilizzò il cosiddetto effetto tazza di tè per spiegare il motivo dell'esistenza dei meandri fluviali. Nel 1929 collaborò con Leó Szilárd a un prototipo di macchina frigorifera ad assorbimento, realizzando un brevetto innovativo di un refrigeratore funzionante solo con una miscela di acqua, ammoniaca e butano, senza parti in movimento e con consumi elettrici bassissimi. Il brevetto, registrato negli Stati Uniti nel 1930, non fu mai commercializzato perché soppiantato commercialmente dal brevetto Servel-Electrolux per gli attuali frigoriferi con ciclo ad assorbimento. Nel 1927 Einstein venne invitato dal governo italiano a partecipare al Congresso internazionale dei Fisici, che si svolgeva quell'anno a Como in occasione del centenario dalla morte di Alessandro Volta, e fu il solo degli invitati a declinare per la sua opposizione al regime di Benito Mussolini. === L'esilio statunitense e gli ultimi anni === Nel gennaio del 1933, quando Adolf Hitler salì al potere, Einstein si trovava momentaneamente all'università di Princeton come professore ospite. Il 7 aprile dello stesso anno venne promulgata la "Legge della Restaurazione del Servizio Civile", a causa della quale tutti i professori universitari di origine ebraica furono licenziati; nell'ottobre del 1933, con l'intensificarsi delle persecuzioni antisemite, decise di trasferirsi negli Stati Uniti. Durante gli anni trenta, con i nazisti al potere, i premi Nobel Philipp von Lenard e Johannes Stark condussero una strenua campagna atta a screditare i suoi lavori, etichettandoli come "fisica ebraica", in contrasto con la "fisica tedesca" o "ariana". Nel 1944, a Rignano sull'Arno, la moglie e le figlie di suo cugino Robert furono uccise da un reparto delle SS, verosimilmente come rappresaglia nei suoi confronti. La strage, a cui si aggiunse l'anno seguente la perdita del cugino, morto suicida, colpì molto Einstein, che aveva acquisito la cittadinanza statunitense nel 1940 e che non rientrò più in Europa, rimanendo negli Stati Uniti fino alla morte. Oltre all'insegnamento e alle apparizioni in pubblico, proseguì le sue ricerche presso l'Institute for Advanced Study di Princeton, studiando anche alcuni problemi cosmologici e le probabilità delle transizioni atomiche. Negli ultimi anni di vita tentò di unificare la gravità e l'elettromagnetismo, le due forze fondamentali allora conosciute, sebbene si possa notare come fosse già iniziato lo studio della forza nucleare forte e della forza nucleare debole, quest'ultima per opera di Enrico Fermi. Nel 1950 descrisse la sua teoria di unificazione, rivelatasi poi parzialmente errata, in un articolo sulla rivista Scientific American. Durante la sua permanenza a Princeton negli anni cinquanta del XX secolo Einstein strinse amicizia, pur avendo un temperamento estremamente diverso dal suo, con il matematico austriaco Kurt Gödel, mentre ebbe come vicino di ufficio il fisico-matematico ungherese John von Neumann. Nel 1952, quando il Presidente d'Israele Chaim Weizmann morì, l'allora Primo Ministro gli offrì l'incarico, ma egli rifiutò, spiegando di mancare sia dell'inclinazione sia delle esperienze necessarie. Il 17 aprile del 1955 fu colpito da un'improvvisa emorragia interna, causata dalla rottura di un aneurisma dell'aorta addominale, già rinforzata precauzionalmente con un'operazione chirurgica nel 1948. Fu ricoverato all'ospedale di Princeton, dove morì alle ore 01:15 del 18 aprile 1955, a 76 anni. Einstein aveva espresso verbalmente il desiderio di essere cremato, ma Thomas Stoltz Harvey, il patologo che effettuò l'autopsia, di propria iniziativa rimosse il cervello e lo conservò a casa propria, immerso nella formalina, in un barattolo sottovuoto per circa 40 anni. Il resto del corpo fu cremato e le ceneri furono disperse in un luogo segreto. Quando i parenti di Einstein furono messi al corrente, per il bene della scienza acconsentirono al sezionamento del cervello in 240 parti, da consegnare ad altrettanti ricercatori; la parte più grossa è custodita nell'ospedale di Princeton. == Contributi scientifici == === Moto browniano === Con il termine moto browniano si fa riferimento al moto disordinato, osservabile al microscopio, di particelle sufficientemente piccole (aventi diametro dell'ordine del micrometro) da essere sottoposte a una forza di gravità trascurabile, presenti in fluidi o sospensioni fluide (ad esempio il fumo). Il fenomeno fu scoperto agli inizi dell'Ottocento dal botanico scozzese Robert Brown, e modellizzato nel 1905 da Albert Einstein. La tesi di dottorato di Einstein Nuova determinazione delle dimensioni molecolari, una dissertazione di sole 24 pagine contenente una trattazione quantitativa meccanico-statistica del fenomeno, fu pubblicata il 30 maggio 1905 e difesa all'Università di Zurigo il 15 gennaio 1906. L'articolo sul moto browniano, datato 11 maggio 1905, costituiva uno sviluppo della sua tesi di dottorato; un altro articolo sul moto browniano fu pubblicato il 19 dicembre 1905. Il termine viene usato per indicare sia il fenomeno naturale sia la sua rappresentazione matematica, la quale può descrivere l'andamento temporale di una classe molto ampia di processi aleatori. Un'importante categoria di fenomeni rappresentabili con gli strumenti matematici del moto browniano è costituita dall'andamento dei mercati finanziari, come dimostrato sin dal 1900 dal matematico francese Louis Bachelier, nel suo lavoro Théorie de la spéculation. === Relatività ristretta === La teoria della relatività ristretta, chiamata anche relatività speciale, fu presentata da Einstein con l'articolo Zur Elektrodynamik bewegter Körper (Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento) del 1905, il cui obiettivo era conciliare il principio di relatività galileiano, che include il principio della composizione delle velocità, con le equazioni di Maxwell, nelle quali la velocità della luce è espressa come costante, ovvero è indipendente dal sistema di riferimento. Precedentemente, al medesimo scopo, erano state proposte alcune teorie che ipotizzavano l'esistenza di un mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche, l'etere, che avrebbe dovuto costituire un sistema di riferimento privilegiato. Tuttavia, nessun esperimento era riuscito a misurare la velocità di un corpo rispetto all'etere; in particolare, grazie all'esperimento di Michelson-Morley, fu dimostrato che la velocità della luce è costante in tutte le direzioni indipendentemente dal moto della Terra, non risentendo del cosiddetto vento d'etere. La teoria di Einstein ha scartato del tutto il concetto di etere, che non fa più parte della fisica. I due postulati della teoria della relatività ristretta si possono così enunciare: Principio di relatività: le leggi della fisica sono invarianti in tutti i sistemi di riferimento inerziali; Invarianza della velocità luce: la luce si propaga nel vuoto a velocità costante c {\displaystyle c} , indipendentemente dallo stato di moto della sorgente o dell'osservatore. È possibile verificare che le trasformazioni di Lorentz soddisfano il secondo postulato: se per un osservatore in un sistema di riferimento inerziale la velocità della luce è c, tale sarà per un qualunque altro osservatore in un altro sistema di riferimento inerziale in movimento rispetto al primo. I due postulati possono quindi essere sintetizzati come: Le leggi della fisica sono invarianti per trasformazioni di Lorentz in tutti i sistemi di riferimento inerziali. Le leggi dell'elettromagnetismo, nella forma dell'elettrodinamica classica, non cambiano sotto le trasformazioni di Lorentz, quindi soddisfano il principio di relatività. === Equivalenza massa-energia === Nel 1905 Einstein stabilì l'equivalenza massa-energia, ovvero che l'energia di un corpo a riposo è uguale alla sua massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce; gli sviluppi di questa scoperta porteranno all'uso dell'energia nucleare sia per scopi bellici (bombe atomiche), sia per quelli civili e industriali (reattori nucleari), modificando non solo la storia della fisica, ma quella del genere umano. La massa relativistica m {\displaystyle m} , definita come prodotto fra la massa a riposo m 0 {\displaystyle m_{0}} di un corpo e il fattore di Lorentz: m = γ m 0 {\displaystyle m=\gamma \,m_{0}} fu introdotta da Hendrik Lorentz nel 1904 nel contesto della sua teoria dell'elettrone, risalente al 1892. Lorentz rappresentò l'elettrone come una sfera carica, che subiva una contrazione delle lunghezze nella direzione del moto, e produsse due equazioni per la massa “longitudinale” e “trasversale” dell'elettrone, dipendenti dalla velocità mediante il fattore γ = 1 1 − ( v / c ) 2 {\displaystyle \gamma ={\frac {1}{\sqrt {1-(v/c)^{2}}}}} oggi noto come "fattore di Lorentz". La massa trasversale era equivalente a γ m 0 {\displaystyle \gamma \,m_{0}} , mentre la massa longitudinale corrispondeva a γ 3 m 0 {\displaystyle \gamma ^{3}m_{0}} . L'articolo di Albert Einstein del 27 settembre 1905 sull'equivalenza tra massa ed energia fa riferimento solo alla massa a riposo m 0 {\displaystyle m_{0}} di un corpo in quiete, che emette radiazione in due direzioni opposte (per la conservazione della quantità di moto), diminuendo quindi la propria massa. Tale lavoro stabiliva l'equivalenza tra massa ed energia, e conteneva implicitamente la formula E 0 = m 0 c 2 {\displaystyle E_{0}=m_{0}\,c^{2}} ovvero l'energia di un corpo a riposo è uguale alla sua massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce. Nel 1906 Einstein fornì una derivazione non relativistica, basata solo sulle leggi della meccanica e dell'elettromagnetismo, della formula pubblicata l'anno precedente. La dimostrazione utilizzava la scatola di Poincaré (introdotta da Henri Poincaré nel 1900) e il nuovo risultato risulta approssimato al prim'ordine in v / c {\displaystyle v/c} . Nel 1907 Einstein tornò sulla derivazione relativistica dell'equivalenza massa-energia, a riprova del fatto che non considerasse quella del 1905 come definitiva. La formula che viene ricavata in diverse situazioni d'interesse fisico, scritta nel formalismo relativistico successivo al 1912, è m i n v = E 0 c 2 {\displaystyle m_{inv}={\frac {E_{0}}{c^{2}}}} in cui si fa esplicito riferimento all'energia a riposo E 0 {\displaystyle E_{0}} e alla massa newtoniana, ovvero alla massa invariante m i n v {\displaystyle m_{inv}} . La relazione m = γ m 0 {\displaystyle m=\gamma \,m_{0}} di Lorentz è prevista anche dalla teoria della relatività ristretta, ma non fu mai ricavata da Einstein in tale forma: === Effetto fotoelettrico === Einstein indagò nel 1905 le proprietà corpuscolari della luce, e spiegò l'effetto fotoelettrico a partire dalle proprietà corpuscolari della radiazione elettromagnetica. Per questo contributo riceverà il premio Nobel per la fisica nel 1921. L'effetto fotoelettrico è un fenomeno quantistico consistente nell'emissione di elettroni da una superficie metallica quando viene colpita da una radiazione elettromagnetica di frequenza non inferiore a un certo valore soglia caratteristico di ogni metallo (soglia fotoelettrica). L'ipotesi quantistica di Einstein non fu accettata per diversi anni da una parte importante della comunità scientifica, tra cui Hendrik Lorentz, Max Planck e Robert Millikan (vincitori del Premio Nobel per la fisica, rispettivamente, nel 1902, 1918 e 1923), secondo i quali la reale esistenza delle particelle di luce, denominate poi da Gilbert N. Lewis "fotoni", era un'ipotesi inaccettabile, considerato che nei fenomeni di interferenza le radiazioni elettromagnetiche si comportano come onde. L'iniziale scetticismo di questi grandi scienziati dell'epoca non deve sorprendere, dato che perfino Planck, che per primo ipotizzò l'esistenza dei quanti (anche se con riferimento agli atomi, che emettono e assorbono "pacchetti di energia"), ritenne, per diversi anni, che fossero un semplice artificio matematico e non un reale fenomeno fisico. Successivamente, lo stesso Millikan tuttavia dimostrò sperimentalmente l'ipotesi di Einstein sull'energia del fotone, e quindi dell'elettrone emesso, che dipende soltanto dalla frequenza della radiazione, e nel 1916 effettuò uno studio sugli elettroni emessi dal sodio che contraddiceva la classica teoria ondulatoria di Maxwell. === Quanti di luce e dualismo onda-particella === Il modello ondulatorio della luce, affermatosi nel corso del XIX secolo, sembrava ancora corretto agli inizi del XX secolo. Tuttavia, nel 1905 Einstein giustificò l'effetto fotoelettrico postulando l'esistenza di quanti di luce, particelle formate da "pacchetti" indivisibili e discreti di energia. Tale lavoro identificava quindi in un ente fisico (il quanto di luce) il concetto puramente teorico (il quanto di energia) introdotto da Max Planck nel 1900. Vi compariva l'equazione che lega l'energia E {\displaystyle E} di un fotone con la frequenza ν {\displaystyle \nu } della luce: E = h ν {\displaystyle \ E=h\,\nu } dove h {\displaystyle h} è la costante di Planck. Si aveva ora una duplice (ondulatoria secondo Maxwell, particellare secondo Einstein) e quindi problematica descrizione dei fenomeni luminosi; la natura particellare della radiazione elettromagnetica fu definitivamente confermata nel 1922 dalla scoperta dell'effetto Compton. Il dualismo onda-particella si manifestò con l'analisi statistica della radiazione del corpo nero, operata da Einstein nel 1909. La varianza σ 2 ( n ¯ ) {\displaystyle \sigma ^{2}({\bar {n}})} mostrava due termini, uno lineare e uno quadratico, in n ¯ {\displaystyle {\bar {n}}} , numero medio di quanti d'energia a frequenza ν {\displaystyle \nu } da attribuire a ciascun risonatore (atomo) responsabile dell'emissione o assorbimento di radiazione: σ 2 ( n ¯ ) = n ¯ + n ¯ 2 {\displaystyle \sigma ^{2}({\bar {n}})={\bar {n}}+{\bar {n}}^{2}} Questa caratteristica apparve subito sconcertante perché era noto che i sistemi di particelle hanno una dipendenza lineare in n ¯ {\displaystyle {\bar {n}}} della varianza: σ 2 ( n ¯ ) = n ¯ {\displaystyle \sigma ^{2}({\bar {n}})={\bar {n}}} mentre quelli formati da onde mostrano una dipendenza quadratica: σ 2 ( n ¯ ) = n ¯ 2 {\displaystyle \sigma ^{2}({\bar {n}})={\bar {n}}^{2}} Lo spettro di radiazione del corpo nero, invece, si comportava statisticamente come un sistema sia particellare, sia ondulatorio. Einstein si accorse inoltre che tale caratteristica era ineliminabile: solo la presenza di entrambi i termini garantiva la conservazione dell'energia del sistema. === Calori specifici dei solidi === In meccanica statistica e in fisica dello stato solido, il modello di Einstein è un modello sviluppato nel 1907 per calcolare il calore specifico di un solido. Si basa sulle ipotesi che gli atomi oscillino intorno alla loro posizione di equilibrio con una sola frequenza, e che l'energia di oscillazione sia quantizzata. Tale modello tratta il solido come un aggregato di oscillatori isolati non interagenti tra loro, tutti con la stessa frequenza di risonanza. Il modello di Einstein predice abbastanza correttamente la dipendenza ad alta temperatura del calore specifico molare. Tale modello coincide, ad alta temperatura, con il modello classico di Dulong-Petit, cioè il calore specifico molare risulta costante per tutti i solidi: c v = 3 R ≈ 25 J / ( m o l ⋅ K ) {\displaystyle c_{v}=3R\approx 25\;\;\mathrm {J/(mol\cdot K)} } con R {\displaystyle R} costante dei gas, che vale 8 , 314 J / ( m o l ⋅ K ) {\displaystyle 8,314\;\;\mathrm {J/(mol\cdot K)} } . A temperature inferiori, il modello di Einstein non riproduce perfettamente i dati sperimentali; tuttavia, nel limite T → 0 {\displaystyle T\to 0} , anche con il modello di Einstein il calore specifico tende a zero. Tale modello è in contrasto con il modello di Debye, che tratta le vibrazioni del reticolo cristallino come fononi in una scatola. === Emissione stimolata === Nell'ambito degli studi sull'interazione radiazione-materia, nel 1917 Einstein teorizzò il fenomeno dell'emissione stimolata. Tale lavoro è il presupposto teorico per il funzionamento dei dispositivi laser e maser, realizzati a partire dagli anni sessanta del XX secolo. Si dice emissione stimolata il fenomeno quantistico per cui la radiazione elettromagnetica, oltre che eccitare un sistema, può anche stimolarne la diseccitazione. Infatti, se si applica la teoria perturbativa dipendente dal tempo a un sistema a due livelli, si ottiene che la probabilità di transizione fra i due livelli è pari al 100% quando l'energia della radiazione incidente è pari alla differenza di energia fra i due livelli. Se il sistema si trovava sul suo stato fondamentale, si ha un fenomeno di assorbimento risonante della radiazione, ovvero l'onda viene assorbita e il sistema si eccita; se, al contrario, il sistema era già eccitato, si disecciterà, emettendo radiazione elettromagnetica alla stessa frequenza e nella stessa direzione di quella incidente. === Relatività generale === Nel 1915 Einstein propose una teoria relativistica della gravitazione, denominata relatività generale, che descriveva le proprietà dello spaziotempo a quattro dimensioni: secondo tale teoria la gravità non è altro che la manifestazione della curvatura dello spaziotempo. La teoria venne presentata in una serie di lezioni tenutesi all'Accademia delle Scienze di Berlino a partire dal 25 novembre 1915, dopo una lunga fase di elaborazione. Un'annosa polemica contrappose il matematico tedesco David Hilbert ed Einstein riguardo alla pubblicazione delle equazioni di campo. Tuttavia, alcuni documenti attribuiscono con una certa sicurezza il primato a Einstein. Il fondamento della relatività generale è l'assunto, noto come principio di equivalenza, che un'accelerazione sia indistinguibile localmente dagli effetti di un campo gravitazionale, e dunque che la massa inerziale sia uguale alla massa gravitazionale. Gli strumenti matematici necessari a sviluppare la teoria della relatività generale erano stati introdotti in precedenza da Gregorio Ricci Curbastro, che sostanzialmente introdusse quello che oggi è noto come calcolo tensoriale. Einstein dedusse le equazioni del moto da quelle della relatività speciale valide localmente nei sistemi inerziali; dedusse inoltre il modo in cui la materia curva lo spaziotempo, imponendo l'equivalenza di ogni possibile sistema di riferimento (da cui il nome di "relatività generale"). In particolare, il potenziale gravitazionale di Isaac Newton viene reinterpretato come l'approssimazione, per un campo debole, della componente temporale del tensore metrico: da questo discende il fatto che il tempo scorre più lentamente in un campo gravitazionale più intenso. Alla pubblicazione, la teoria venne accolta con scetticismo da parte della comunità scientifica, perché derivata unicamente da ragionamenti matematici e analisi razionali, anziché da esperimenti e osservazioni. Nel 1920 le predizioni della relatività generale furono confermate dalle misurazioni dell'astrofisico Arthur Eddington effettuate durante un'eclissi solare, che verificarono che la luce emanata da una stella era deviata dalla gravità del Sole. Le osservazioni ebbero luogo il 29 maggio del 1919 a Sobral, in Brasile, e nell'isola di Príncipe, nello Stato di São Tomé e Príncipe. Da allora, altri esperimenti sempre più precisi hanno confermato le predizioni della teoria, prevalentemente nell'ambito dell'astronomia (precessione del perielio di Mercurio e lenti gravitazionali). I limiti della relatività generale riguardano essenzialmente il trattamento degli stati della materia nei quali le interazioni gravitazionali e quantistiche arrivano ad avere lo stesso ordine di grandezza, fino alle singolarità gravitazionali. Tra le evoluzioni teoriche prospettate, le più note e investigate sono la teoria delle stringhe e la gravitazione quantistica a loop. === Statistica di Bose-Einstein === La statistica di Bose-Einstein, anche detta distribuzione di Bose-Einstein o abbreviata in statistica B-E, determina la distribuzione statistica (relativa agli stati energetici all'equilibrio termico) di un sistema di bosoni, nell'ipotesi che siano identici e indistinguibili tra loro. Introdotta nel 1920 da Satyendra Nath Bose per i fotoni ed estesa agli atomi da Albert Einstein nel 1924, rappresenta, insieme alla statistica di Fermi-Dirac per i fermioni, l'aggiornamento quantistico della classica statistica di Maxwell-Boltzmann. La trattazione quantistica delle particelle si applica quando la distanza tra le particelle si avvicina alla loro lunghezza d'onda termica di de Broglie, cioè quando le funzioni d'onda associate alle particelle si incontrano in zone nelle quali hanno valori non trascurabili, ma non si sovrappongono. I bosoni, non seguendo il principio di esclusione di Pauli, possono occupare in numero illimitato lo stesso stato energetico contemporaneamente e, a basse temperature, tendono ad ammassarsi nello stesso livello di bassa energia, formando un condensato di Bose-Einstein. La statistica di Bose-Einstein è particolarmente utile nello studio dei gas e costituisce, con la statistica di Fermi-Dirac, la base della teoria dei semiconduttori e dell'elettronica. === Spiegazione dei meandri fluviali === Con l'espressione effetto tazza di tè s'indica quel fenomeno per cui delle particelle significativamente più pesanti del liquido in cui sono immerse si spostano verso il centro di rotazione del liquido, quando quest'ultimo viene posto all'interno di un contenitore tendenzialmente rotondeggiante e fatto roteare su se stesso. Tale fenomeno deve il suo nome al cosiddetto paradosso delle foglie di tè, citato da Albert Einstein in un suo articolo del 1926 inerente alla formazione dei meandri dei fiumi; il fisico tedesco faceva notare come le foglie di tè, in una tazza della stessa bevanda, si spostassero verso il centro del fondo della tazza dopo che la bevanda era stata mescolata, piuttosto che rimanere costrette ai bordi della stessa, come ci si sarebbe aspettato dalla forza centrifuga. La spiegazione fisica del fenomeno fu data per la prima volta nel 1877 da James Thomson, il quale, nel cercare un'origine alla formazione dei meandri nei corsi dei fiumi, collegò correttamente l'aspetto del flusso secondario (vedi figura) con l'attrito sul fondo; il flusso secondario è determinato dalla differenza tra l'effettivo flusso tridimensionale che si sviluppa in un canale e un flusso bidimensionale di riferimento. Lo spostamento di particelle vicine al fondo nei flussi dei meandri fluviali fu poi studiato sperimentalmente da Alexander Milovich nel 1913. Tuttavia, si dovette aspettare il 1926 perché Einstein fornisse una spiegazione esaustiva al perché tutti i fiumi, in misura più o meno marcata, sviluppano un percorso tortuoso anziché essenzialmente rettilineo. Lo fece chiamando in causa l'erosione degli argini fluviali e le ragioni alla base di essa, nonché svelando il motivo del curioso e quasi paradossale movimento delle foglie di tè in una tazza della stessa bevanda, subito dopo il mescolamento. === Paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen === Il paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen, talvolta abbreviato in paradosso EPR, è un esperimento mentale con cui Albert Einstein, Boris Podolsky e Nathan Rosen dimostrarono che dalla meccanica quantistica deriva il fenomeno dell'entanglement, considerato paradossale perché ritenuto incompatibile con la relatività ristretta (che considera la velocità della luce la massima alla quale può viaggiare qualunque tipo d'informazione) e, più in generale, con il principio di località. Da ciò scaturì la loro convinzione che la teoria quantistica fosse incompleta, ovvero dovesse comprendere delle variabili nascoste. I tre autori proposero il loro esperimento mentale nell'articolo del 1935 "La descrizione quantistica della realtà fisica può ritenersi completa?". Intendevano dimostrare che, per conservare il principio di località, ritenuto requisito imprescindibile, la meccanica quantistica deve necessariamente essere incompleta. Cinque mesi dopo, Niels Bohr rispose all'argomento di EPR con un articolo intitolato allo stesso modo. La posizione di Bohr fu a lungo considerata come ulteriore vittoria del suo scontro con Einstein, benché oggi si riconosca che essa fosse oscura e non soddisfacente. Sempre nel 1935, Erwin Schrödinger pubblicò l'articolo in cui descrive il famoso paradosso del gatto, cercando di chiarire l'idea della sovrapposizione di stati nella meccanica quantistica. Si deve a David Bohm, nel 1951, una riformulazione del paradosso in termini più facilmente verificabili. Il paradosso EPR descrive un effetto fisico che ha aspetti paradossali: se in un sistema quantistico ipotizziamo alcune deboli e generali condizioni, come realismo, località e completezza, ritenute ragionevolmente vere per qualunque teoria che descriva la realtà fisica senza contraddire la relatività, giungiamo a una contraddizione. Da notare che, di per sé, la meccanica quantistica non è intrinsecamente contraddittoria, né in contrasto con la relatività. Benché proposto originariamente per mettere in luce l'incompletezza della meccanica quantistica, ulteriori sviluppi teorici e sperimentali seguiti all'articolo originale (come il teorema di Bell e l'esperimento sulla correlazione quantistica di Aspect) hanno portato gran parte dei fisici a considerare il paradosso EPR solo un esempio di come la meccanica quantistica contrasti con le nostre esperienze del mondo macroscopico. === Teoria del campo unificato === I primi tentativi di unificare la gravità con l'elettromagnetismo vengono datati almeno agli esperimenti di Michael Faraday del 1849–50. Dopo che la teoria della relatività generale venne pubblicata nel 1916, la ricerca di una teoria del campo unificato che combinasse la gravità con l'elettromagnetismo cominciò a riscuotere interesse, giacché all'epoca sembrava plausibile che non esistessero altre forze fondamentali. I principali fisici coinvolti furono Gunnar Nordström, Hermann Weyl, Arthur Eddington, Theodor Kaluza, Oskar Klein. Con la relatività ristretta e generale, Einstein teorizzò che per lo spaziotempo in cui si manifestano campo elettromagnetico e campo gravitazionale dovesse essere formulata una teoria del campo unificato in grado di conciliare il campo elettromagnetico, non ancora descritto in termini geometrici, con il campo gravitazionale, descritto come una variazione della geometria dello spaziotempo circostante. Einstein stesso suggerì che la relatività generale non fosse una teoria ultima e che la strada verso una teoria del campo unificato fosse lo studio delle proprietà geometriche dello spaziotempo e l'estensione a n dimensioni di tale costruzione geometrica. Nei suoi ultimi anni, Einstein fu intensamente impegnato a trovare tale teoria unificatrice ma i suoi sforzi non furono coronati dal successo La ricerca di una teoria universale fu interrotta dalla scoperta delle forze nucleari forte e debole, che non potevano essere incluse né nella gravità né nell'elettromagnetismo. Un ulteriore ostacolo fu l'accettare che la meccanica quantistica dovesse essere incorporata dall'inizio, anziché emergere come conseguenza di una teoria deterministica unificata, come aveva sperato Einstein. Il lavoro di unificazione s'incentrò, per gran parte del XX secolo, sulla comprensione delle tre forze quantizzabili: l'elettromagnetismo e le forze nucleari debole e forte. Le prime due furono unificate nel 1967–68 da Sheldon Glashow, Steven Weinberg, e Abdus Salam come "forza elettrodebole". Le forze forti ed elettrodeboli coesistono pacificamente nel modello standard della fisica particellare, ma rimangono distinte. Diverse teorie della grande unificazione sono state proposte per unificarle. Anche se le più semplici di tali teorie sono state sperimentalmente escluse, la possibile esistenza di una supersimmetria rimane al centro delle ricerche dalla comunità dei fisici teorici. == Pensiero == === Einstein filosofo === Sebbene i contributi principali di Einstein siano relativi alla fisica, è indubbio che egli nutrisse un sincero interesse per la filosofia. Nella sua vita studiò scritti di carattere filosofico fin dagli anni del liceo, senza tuttavia considerarsi mai un filosofo nel senso stretto del termine: il suo, più che un sistema filosofico, venne definito da Reichenbach un «atteggiamento filosofico». Nel 1924 contribuì con un breve scritto introduttivo all'edizione del poema di Tito Lucrezio Caro De rerum natura, curata da Hermann Diels. Come pensatore e filosofo, era mosso da una profonda ammirazione per i sistemi di Spinoza e Schopenhauer. Del primo era particolarmente affascinato dalla concezione olistica, cioè dall'idea del cosmo come di un tutto ordinato secondo le leggi di un'entità panica impersonale, mentre del secondo condivideva la visione dell'umanità. Dalla teologia spinoziana avrebbe tratto spunto per la sua cosmologia relativistica, mentre in tutta la sua produzione saggistica si può notare come lo stile, lineare e al contempo vibrante e ricco di passi altamente suggestivi, sia avvicinabile a quello di alcuni testi di Schopenhauer, quali i caustici aforismi. Nell'ambito della filosofia della scienza, egli affermò l'importanza nei suoi studi dell'opera di David Hume e dell'epistemologia di Ernst Mach, da cui tuttavia si distaccò nella maturità. Smentì invece una sua presunta adesione al positivismo: Einstein sostenne in più occasioni l'importanza dell'epistemologia nella scienza contemporanea, tanto che negli ultimi anni di vita affermò «La scienza senza epistemologia, se pure si può concepire, è primitiva e informe», ed egli stesso accompagnò il suo lavoro scientifico con una chiara posizione epistemologica, fino ad arrivare a parlare nella sua Autobiografia scientifica di un "credo epistemologico". In esso egli distingue la totalità delle esperienze sensibili (ovvero i dati offerti dalla natura) dall'insieme dei concetti e delle proposizioni di cui fa uso la scienza (cioè la costruzione teorica); il compito del pensiero logico riguarda solo la parte della costruzione teorica, che però a sua volta assume significato solo dalla connessione, puramente intuitiva e non di carattere logico, con le esperienze sensibili. In altre parole, per Einstein il sistema dei concetti e delle proposizioni di cui fa uso la scienza è una semplice creazione umana che però assume valore e contenuto solo nel momento in cui permette il più possibile di collegare e connettere tra loro i dati sperimentali con la maggiore semplicità di termini e proposizioni stesse. Alcuni autori hanno evidenziato la rilevanza del pensiero epistemologico di Einstein, come elemento che avrebbe favorito lo scienziato nel formulare un'immagine robusta e coerente della realtà fisica. La sua fiducia nell'intelligibilità dell'universo lo portò a una concezione rigorosamente deterministica, convincendolo che «Dio non gioca ai dadi» in opposizione ai risultati intrinsecamente probabilistici della meccanica quantistica, cui diede comunque indirettamente importanti contributi. Celebri sono la sua raccolta di saggi Come io vedo il mondo e il carteggio che Einstein intrattenne con Sigmund Freud negli anni trenta, in cui s'interroga sul motivo della guerra, ottenendo come risposta dal fondatore della psicoanalisi che essa dipende dalla natura intrinsecamente aggressiva dell'animo umano. === Visione politica === Einstein era intransigente come scienziato, così come persona; nel 1913 rifiutò di firmare un manifesto a favore della guerra, che gli veniva proposto da un buon numero di scienziati tedeschi, a cui rispose con un rischioso Appello agli Europei, firmato con il fisiologo Georg Friedrich Nicolai nel 1914, in cui invitò a rifiutare le logiche guerrafondaie, proponendo invece di unire gli sforzi per un'Europa unita. L'autorevolezza di Einstein si fece sentire inoltre non solo nel campo della fisica, ma anche in ambito sociale, politico e culturale, in particolare sul tema della nonviolenza di Gandhi: Einstein si considerò sempre un pacifista e un umanista. Descrivendo il Mahatma Gandhi, sosteneva che «le future generazioni difficilmente potranno credere che qualcuno come lui sia stato sulla terra in carne e ossa [...] Gandhi, il più grande genio politico del nostro tempo, ci ha indicato la strada da percorrere. Egli ci ha mostrato di quali sacrifici l'uomo sia capace una volta che abbia scoperto il cammino giusto [...] dovremmo sforzarci di fare le cose allo stesso modo: non utilizzando la violenza per combattere per la nostra causa, ma non-partecipando a qualcosa che crediamo sia sbagliato». Come Gandhi, inoltre, Einstein si fece assertore del valore etico e salutistico del vegetarianismo, abbracciando egli stesso questo stile alimentare. Einstein si opponeva ai governi dittatoriali: per questo motivo, e per le sue origini ebraiche, abbandonò la Germania subito dopo la presa del potere da parte del partito nazista. Il 30 gennaio 1933 lo scienziato era in viaggio di ritorno in Germania dopo un soggiorno negli Stati Uniti; appresa la notizia dell'ascesa di Adolf Hitler mentre si trovava in Belgio, dopo qualche esitazione decise di interrompere il viaggio e ritornare oltre Atlantico su invito dell'Institute for Advanced Study a Princeton. Tra i vari aneddoti su Einstein ricorre spesso quello secondo cui, quando espatriò negli Stati Uniti, sulla richiesta di dichiarare la sua razza d'appartenenza avrebbe risposto "umana". Nessun dato reale sembra supportarlo; risulta registrato come ebreo nell'unico documento sul suo passaggio per Ellis Island. In principio fu favorevole alla realizzazione della bomba atomica, al fine di prevenirne la costruzione da parte di Hitler, e per questo il 2 agosto 1939 firmò anche una lettera, scritta da Eugene Wigner e Leó Szilárd al presidente Franklin Delano Roosevelt, incoraggiandolo ad avviare un programma di ricerca scientifico-tecnologica per sfruttare l'energia nucleare a scopi civili, dichiarando che essa poteva essere utilizzata anche per creare delle bombe molto potenti. Roosevelt rispose creando un comitato per studiare la possibilità di usare l'uranio come arma nucleare, assorbito dal Progetto Manhattan. Einstein, insieme a Albert Schweitzer e Bertrand Russell, combatté contro i test e le sperimentazioni militari della bomba atomica. Successivamente invece non fu ascoltato quando, nel 1945, si oppose al lancio della stessa bomba sul Giappone. Con Russell firmò il Manifesto Russell-Einstein, che dette vita alla Pugwash Conferences on Science and World Affairs; tuttavia, dopo la guerra, Einstein fece pressioni per il disarmo nucleare e per l'istituzione di un governo mondiale. È a lui attribuita la frase: ==== Einstein e il sionismo ==== Einstein non fu un sostenitore del sionismo, anche se sostenne l'insediamento ebraico nell'antica sede del giudaismo, e fu attivo nell'istituzione dell'Università Ebraica di Gerusalemme, in cui pubblicò nel 1930 un volume intitolato About Zionism: Discorsi e Conferenze del Professor Albert Einstein e a cui donò i suoi scritti. D'altra parte, si oppose al nazionalismo ed espresse scetticismo rispetto alla soluzione di uno Stato-nazione ebraico, preferendo la creazione di un unico Stato con il riconoscimento di cittadinanza e pari diritti per tutti gli abitanti, a prescindere da etnia o religione. Insieme ad altri intellettuali ebrei,tra cui Hannah Arendt, il 4 dicembre 1948 scrisse una lettera al New York Times in cui veniva fortemente criticata la visita negli Stati Uniti di Menachem Begin, definendo ispirati a quelli dei partiti nazisti i metodi e l'ideologia di Herut, il suo partito, formato dopo lo scioglimento ufficiale dell'Irgun. Nel 1952, alla morte del presidente israeliano Chaim Weizmann, il primo ministro David Ben Gurion gli offrì il posto di capo di Stato mediante l'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Abba Eban: Einstein declinò tuttavia l'invito, asserendo di non avere le capacità richieste. ==== Einstein e il socialismo ==== Einstein ebbe posizioni mutevoli riguardo al bolscevismo. Lo criticò nel 1925, definendone il governo come un "regime di terrore e una tragedia nella storia umana", scrivendo poi nel 1929: Nel 1950, con altre illustri personalità, s'impegnò inutilmente per la salvezza di Milada Horáková, condannata a morte dal regime comunista cecoslovacco. Nell'articolo del 1949 Perché il socialismo?, Albert Einstein descrisse il disordine economico della società capitalista moderna come fonte di un problema da superare, affermando: «Il raggiungimento del socialismo richiede la soluzione di alcuni problemi socio-politici estremamente difficili: come è possibile, in vista della profonda centralizzazione del potere politico ed economico, impedire che la burocrazia diventi onnipotente e prepotente? Come si possono proteggere i diritti dell'individuo e, di conseguenza, assicurare un contrappeso democratico al potere della burocrazia?». A causa delle sue posizioni politiche, l'FBI creò un fascicolo sulla sua attività, che alla sua morte contava 1427 pagine, raccomandando che gli fosse impedito di emigrare negli Stati Uniti secondo l'Alien Exclusion Act e aggiungendo che Einstein credeva, consigliava, difendeva o insegnava una dottrina che, in senso legale, era stata ritenuta dai tribunali, in altri casi, « [...] capace di permettere all'anarchia di progredire indisturbata» e che portava a « [...] un governo solo di nome». Aggiunse anche che Einstein « [...] era stato membro, sostenitore o affiliato a 34 movimenti comunisti tra il 1937 e il 1954» e che « [...] inoltre lavorò come presidente onorario in tre organizzazioni comuniste». === La visione religiosa === Einstein nacque in una famiglia ebraica ma laica, e in età adulta rifiutò l'idea di un Dio personale tipica della concezione giudaico-cristiana, ritenendola una forma di antropomorfismo, come testimonia una lettera personale del 1954: Nella stessa lettera, sulla morte: Era affascinato dal panteismo di Spinoza («Io credo nel Dio di Spinoza che si rivela nella ordinaria armonia di ciò che esiste, non in un Dio che si preoccupa del fato e delle azioni degli esseri umani»), ma rifiutava l'etichetta di panteista. In risposta alla domanda: "Lei crede nel Dio di Spinoza?", Einstein rispose così: La posizione di Einstein verso la religione ammette un'attitudine "religiosa" dinanzi al mistero e alla bellezza della natura, che però, come sopra accennato, appare piuttosto differente da un'impostazione tradizionale di tipo ebraico-cristiana. Einstein sembra infatti rigettare, pur rifiutando esplicitamente l'ateismo, una concezione di Dio personale, come testimoniato dal seguente passaggio tratto da Come io vedo il mondo: Fu accusato di ateismo dal vescovo di Boston O'Connell, che lo accusò altresì di corrompere la morale attraverso queste sue idee. In realtà Einstein non sembrava nutrire nemmeno una grande opinione dell'ateismo militante: E ancora: In una lettera del 24 gennaio 1936 che egli scrisse in risposta a un bambino, che gli aveva chiesto se anche gli scienziati pregassero e per che cosa, dopo aver detto che per uno scienziato ogni evento è riconducibile alle leggi di natura e quindi non risulta influenzabile dalla preghiera, aggiunse: "Però, chiunque sia seriamente impegnato nella ricerca della scienza si convince che un qualche spirito, molto superiore a quello dell‘uomo, è manifesto nelle leggi dell`universo." Sebbene fosse ebreo, Einstein ammirava molto la figura storica di Gesù: Riguardo alla relazione tra scienza e religione, scrive nel 1950, in Out of My Later Years: «La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca». E ancora: «La scienza, contrariamente a un'opinione diffusa, non elimina Dio. La fisica deve proporsi non solo di sapere com'è la natura, ma anche di sapere perché la natura è così e non in un'altra maniera, con l'intento di arrivare a capire se Dio avesse davanti a sé altre scelte quando creò il mondo». Circa la Chiesa cattolica durante la seconda guerra mondiale, a Einstein è stata attribuita questa posizione, riportata a pagina 38 del numero del Time del dicembre 1940: Einstein sapeva dell'articolo del Time in cui era citata la sua affermazione e sulla quale alcuni chiedevano maggiori dettagli, ma non scrisse mai alla rivista per farla rettificare: esiste anzi una sua lettera del 1943, autenticata dall'esperta Catherine Williamson, in cui lui stesso dice che l'affermazione riportata dal Time è riconducibile a una sua dichiarazione, anche se lui era stato un po' più moderato. In una lettera successiva rifiuta tuttavia la paternità di questa frase, sostenendo che la sua dichiarazione fu travisata e modificata a tal punto da non poterla più riconoscere come sua e specificando che la citazione non riflette il suo pensiero generale riguardo alla Chiesa. Il diplomatico e studioso Pinchas Lapide riporta nei suoi testi un'altra versione della frase pubblicata sul Time, comunque molto simile: In una sua lettera manoscritta, datata 3 gennaio 1954 e indirizzata al filosofo Eric Gutkind, che gli aveva inviato una copia di un suo libro sulla Bibbia, Einstein ribadisce ancora le sue concezioni: Questa missiva, acquistata all'asta nel 1955 da un privato e rimasta per molto tempo sconosciuta, è stata venduta a Londra il 15 maggio 2008 per 214.000 euro dalla casa d'aste Bloomsbury Auctions. Della posizione di Einstein su Dio si sono variamente avvalsi opposti schieramenti nella disputa teismo/ateismo. Dal canto suo, Einstein tendeva a rifuggire definizioni riduttive; egli manifestò in ogni caso rispetto per i valori religiosi adottati dalle tradizioni ebraiche e cristiane, pur non condividendone la concezione del divino, e adottando una visione spirituale più propriamente riconducibile al deismo, in quanto egli manifestava una profonda religiosità personale pur rigettando fermamente il dogmatismo tipico delle religioni rivelate. == Riconoscimenti == Nel 1921 gli fu assegnato il Premio Nobel per la Fisica. Nel 1926 gli fu assegnata la Medaglia d'oro della Royal Astronomical Society. A Einstein sono stati dedicati: l'elemento chimico einsteinio. la Medaglia Albert Einstein, che dal 1979 viene consegnata al fisico che si sia particolarmente distinto nel suo ambito di ricerca. il Premio Einstein dell'American Physical Society. l'asteroide 2001 Einstein. il cratere Einstein sulla Luna. l'unità di misura Einstein per l'energia raggiante. l'osservatorio astronomico Torre Einstein. il Monte Einstein, sui Monti Chugach, in Alaska, e sulla Catena Paparoa, in Nuova Zelanda. La rivista Time lo ha nominato uomo del secolo ("person of the century") nel dicembre 1999, dedicandogli l'ultima copertina del XX secolo. Nello stesso anno, un sondaggio condotto tra i 100 fisici più di spicco dell'epoca ha eletto Einstein come il "più grande fisico di sempre", mentre un sondaggio parallelo condotto tra altri fisici ha assegnato il primo posto a Isaac Newton, con Einstein secondo. L'Unione internazionale di fisica pura e applicata e le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2005 "Anno internazionale della fisica", conosciuto anche come "Anno di Einstein", per commemorarne l'annus mirabilis del 1905. == Nella cultura di massa == Einstein divenne una delle celebrità scientifiche più famose dopo la conferma della sua teoria generale della relatività, nel 1919. Sebbene la maggior parte del pubblico non conoscesse i dettagli del suo lavoro, egli era ampiamente riconosciuto e ammirato. Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale, il New Yorker pubblicò un articolo nel suo "The Talk of the Town" in cui affermava che Einstein era così conosciuto in America che veniva fermato per strada da persone che gli chiedevano di spiegare "quella teoria", riuscendo a gestire le richieste indesiderate fingendosi qualcun altro, particolarmente somigliante: «Mi scusi, mi dispiace! Mi scambiano sempre per il professor Einstein.» Einstein è stato oggetto o fonte di ispirazione per molti romanzi, film, opere teatrali e musicali. È un modello prediletto per le raffigurazioni di professori distratti e fuori dalle righe; il suo viso espressivo e la sua particolare acconciatura sono stati ampiamente copiati ed esagerati. Frederic Golden, della rivista Time, arrivò a scrivere che Einstein era "il sogno di un fumettista che si avverava". I suoi successi intellettuali e la sua originalità hanno reso Einstein ampiamente sinonimo di genio. Da Albert Einstein prende il nome la Sindrome di Einstein, un profilo evolutivo usato per indicare bambini con sviluppo linguistico ritardato ma con capacità cognitive superiori alla media. Molte citazioni sono spesso attribuite erroneamente a lui. === Cinema === Albert Einstein, fiction del 1975, regia di Massimo Scaglione, produzione Rai, con Giancarlo Zanetti nelle vesti di Einstein, Raoul Grassilli e Gianni Mantesi. Vita di Einstein, fiction del 1990, regia di Lazare Iglesias, coproduzione internazionale tra Rai 1, TF1 e l'inglese Tele Chip. Genio per amore (I.Q.), film del 1994 diretto da Fred Schepisi, con Tim Robbins, Meg Ryan e Walter Matthau nella parte di Albert Einstein. Einstein, fiction del 2008 di Liliana Cavani, con l'attore italiano Vincenzo Amato nelle vesti del grande scienziato. Il mio amico Einstein (Einstein and Eddington), film TV del 2008 trasmesso dalla BBC, con David Tennant nel ruolo di Arthur Eddington e Andy Serkis in quello di Albert Einstein. Genius, serie TV del 2017, produzione National Geographic, stagione 1, con Geoffrey Rush nel ruolo di Albert Einstein. Oppenheimer, film del 2023 scritto, diretto e co-prodotto da Christopher Nolan, con Tom Conti nel ruolo di Albert Einstein. Einstein e la bomba, docu-film diretto da Anthony Philipson del 2024. === Musica === Einstein – brano musicale della cantante australiana Gabriella Cilmi, contenuto nell'album Lessons to Be Learned. Einstein (E=mc²) – singolo del cantautore italiano Francesco Gabbani, contenuto nell'album Viceversa. Albert Einstein (album) - album del rapper Prodigy e del DJ The Alchemist, pubblicato nel giugno 2013. == Opere == Relatività. Esposizione divulgativa (Über die spezielle und allgemeine Relativitätstheorie (gemeinverständlich)), 1916. (DE) Vier Vorlesungen über Relativitätstheorie, Braunschweig, Vieweg und Sohn, 1923. (DE) Eine neue Bestimmung der Moleküldimensionen (PDF), Berna, Buchdruckerei K. J. Wyss, 1905. Perché il socialismo? (Why Socialism?), in Monthly Review, vol. 1, no. 1: maggio 1949, DOI 10.14452/MR-061-01-2009-05_7. Autobiografia scientifica, Torino, Bollati Boringhieri, 1979, ISBN 978-88-339-2582-0. Perché la guerra? (Warum Krieg?), raccolta degli scambi epistolari con Sigmund Freud, Torino, Bollati Boringhieri, 1997, ISBN 978-88-339-1058-1. Pensieri di un uomo curioso (raccolta miscellanea di scritti), Mondadori, 1999, ISBN 978-88-04-47479-1. Pensieri, idee, opinioni (ulteriori scritti dal 1933 al 1950), Roma, Newton Compton Editori, 2006, ISBN 978-88-541-8150-2. Leggendo Lucrezio (prefazione all'edizione tedesca del De rerum natura del 1924 curata da Hermann Diels), a cura di Gherardo Ugolini, Napoli, La Scuola di Pitagora, 2012, ISBN 978-88-65-42069-0. Il significato della relatività, Torino, Bollati Boringhieri, 2014, ISBN 978-88-339-2555-4. Pensieri degli anni difficili (scritti dal 1933 al 1950), Torino, Bollati Boringhieri, 2014, ISBN 978-88-339-2531-8. Come io vedo il mondo (scritti fino al 1933), Roma, Newton Compton Editori, 2015, ISBN 978-88-541-7172-5. == Note == == Bibliografia == Jeremy Bernstein, Einstein, Bologna, Il Mulino, 2004, ISBN 978-88-15-09676-0. Denis Brian, Einstein: a life, Wiley, New York, 1997, ISBN 978-0-471-19362-3. Leopold Infeld, Albert Einstein, Torino, Einaudi, 1962, ISBN 88-06-04416-8. L. Fregonese, Gioventù felice in terra pavese. Le lettere di Albert Einstein al Museo per la Storia dell'Università di Pavia, Milano, Cisalpino, 2005. Pietro Greco, Einstein, Milano, Alpha Test, 2004, ISBN 884830494X. Michael Guillen, Le 5 equazioni che hanno cambiato il mondo, TEA, ISBN 88-502-0439-6. D. Howard, Anche Einstein gioca a dadi, Carocci, Roma, 2015. Manjit Kumar, Quantum, Mondadori, 2017, ISBN 978-88-04-60893-6. Bertrand Russell, L'ABC della relatività, Longanesi, 2005, ISBN 978-88-304-2248-3. Dennis Overbye, Einstein innamorato, Milano, Bompiani, 2005, ISBN 978-88-452-3474-3. Abraham Pais, «Sottile è il Signore...». La scienza e la vita di Albert Einstein, Torino, Bollati Boringhieri, 1986, ISBN 978-88-339-1927-0. Abraham Pais, Einstein è vissuto qui, Torino, Bollati Boringhieri, 1994, ISBN 978-88-339-0954-7. W. Pauli, Teoria della relatività, Torino, Bollati Boringhieri, 2008, ISBN 978-88-339-1864-8. H. Dukas, B. Hoffmann, Albert Einstein, il lato umano. Spunti per un ritratto, Torino, Einaudi, 2005, ISBN 978-88-06-17465-1. Walter Isaacson, Einstein. La sua vita, il suo universo, Mondadori, 2010, ISBN 978-88-04-59573-1. Julian Schwinger, L'eredità di Einstein: l'unità di spazio e tempo, Zanichelli, 1988, ISBN 978-88-08-05340-4. Kip Thorne, Buchi neri e salti temporali. L'eredità di Einstein, Castelvecchi, 2015, ISBN 978-88-6944-112-7. Gerald Holton, Einstein e la cultura scientifica del XX secoloEinstein e la cultura scientifica del XX secolo, Il Mulino, 1991. Einstein. Dalla relatività alle onde gravitazionali, collana Grandangolo Scienza del «Corriere della Sera». == Voci correlate == == Altri progetti == Wikisource contiene una pagina dedicata a Albert Einstein Wikisource contiene una pagina in lingua inglese dedicata a Albert Einstein Wikisource contiene una pagina in lingua tedesca dedicata a Albert Einstein Wikiquote contiene citazioni di o su Albert Einstein Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Albert Einstein == Collegamenti esterni == Sito ufficiale, su alberteinstein.com. Einstein, Albert, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Roberto Marcolongo, EINSTEIN, Albert, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932. EINSTEIN, Albert, in Enciclopedia Italiana, III Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961. Einstein, Albert, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009. Einstein, Albert, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009. Einstein, Albert, su sapere.it, De Agostini. (IT, DE, FR) Albert Einstein, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera. (EN) Michio Kaku, Albert Einstein, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. Albert Einstein, su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana. (EN) Albert Einstein, su nobelprize.org. (EN) Albert Einstein, su Biographies of the Entomologists of the World, Senckenberg Deutsches Entomologisches Institut. Albert Einstein, su accademici.lincei.it, Accademia Nazionale dei Lincei. (EN) Albert Einstein, su MacTutor, University of St Andrews, Scotland. (EN) Albert Einstein, su Mathematics Genealogy Project, North Dakota State University. Opere di Albert Einstein, su MLOL, Horizons Unlimited. (EN) Opere di Albert Einstein, su Open Library, Internet Archive. (EN) Audiolibri di Albert Einstein, su LibriVox. (FR) Pubblicazioni di Albert Einstein, su Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de l'Innovation. (EN) Opere riguardanti Albert Einstein, su Open Library, Internet Archive. (EN) Bibliografia di Albert Einstein, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff. (EN) Albert Einstein (autore), su Goodreads. (EN) Albert Einstein (personaggio), su Goodreads. (EN) Albert Einstein, su Discogs, Zink Media. (EN) Albert Einstein, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation. (EN) Albert Einstein, su Comic Vine, Fandom. Registrazioni audiovisive di Albert Einstein, su Rai Teche, Rai. Albert Einstein, su FilmTv.it, Tiche Italia s.r.l.. (EN) Albert Einstein, su IMDb, IMDb.com. (EN) Albert Einstein, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC. (EN) Albert Einstein, su TV.com, Red Ventures (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2012). (EN) Albert Einstein, su AFI Catalog of Feature Films, American Film Institute. (EN) Albert Einstein, su BFI Film & TV Database, British Film Institute (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2018). (DE, EN) Albert Einstein, su filmportal.de. (EN) Albert Einstein, su StarTrek.com, CBS Studios (archiviato dall'url originale il 1º aprile 2023). (EN) Einstein Papers Project - The Collected papers of Albert Einstein, progetto di pubblicazione dell'intero corpus di scritti di Einstein. (EN) The Collected Papers of Albert Einstein, versione digitale dell'Einstein Papers Project. (EN) Einstein Archives Online, digitalizzazione dell'archivio Einstein dell'Università Ebraica di Gerusalemme. Annus Mirabilis, su lorentz.phl.jhu.edu. URL consultato l'8 aprile 2008 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2008). (DE, EN) Museo Einstein Berna, su einstein-bern.ch. URL consultato il 3 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale l'8 settembre 2007). (DE) Albert Einstein, Zum Relativitaets-Problem, Scientia: rivista internazionale di sintesi scientifica, 15, 1914, pp. 337–348. Ciao Einstein, mi piace la tua calligrafia Archiviato il 27 aprile 2014 in Internet Archive. (EN) FBI Freedom of Information Act Documents on Einstein, su foia.fbi.gov. URL consultato il 30 marzo 2005 (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2004). Albert Einstein - Il lato umano (PDF), su ulisse.sissa.it. URL consultato il 27 aprile 2008 (archiviato dall'url originale il 29 maggio 2009). Einstein, biografia curata da Thomas F. Torrance.Sigmund FreudSigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud (AFI: [ˈzɪkmʊnt ˈfʁɔʏ̯t]; Freiberg, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939), è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, fondatore della psicoanalisi, la più antica tra le correnti della psicologia dinamica. Fra gli intellettuali più influenti del XX secolo, è noto per aver elaborato una teoria scientifico-filosofica secondo la quale i processi psichici inconsci esercitano influssi determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui. Di formazione medica, tentò di stabilire correlazioni tra la visione dell'inconscio (rappresentazione simbolica di processi reali) e delle sue componenti con le strutture fisiche della mente e del corpo umano, teorie che hanno trovato parziale conferma anche nelle moderne neurologia e psichiatria. Nella psicoanalisi l'impulso sessuale infantile e le sue relazioni con il rimosso sono alla base dei processi interpretativi. Molti dissensi dalle teorie di Freud, e quindi indirizzi di pensiero diversi (Adler, Jung e altri) nascono dalla contestazione del ruolo, ritenuto eccessivo, attribuito da Freud alla sessualità. In un primo momento si dedicò allo studio dell'ipnosi e dei suoi effetti nella cura di pazienti psichiatrici, influenzato dagli studi di Josef Breuer sull'isteria, in particolare dal caso Anna O. (ossia Bertha Pappenheim, futura fondatrice dei movimenti di assistenza sociale e di emancipazione femminile), al quale s'interessò sulla base delle considerazioni di Charcot, che individuava nell'isteria un disturbo della psiche e non una simulazione, come ritenuto fino ad allora. Dalle difficoltà incontrate da Breuer nel caso, Freud costruì progressivamente alcuni principi basilari della psicoanalisi relativi alle relazioni medico-paziente: la resistenza e il transfert. Di questo periodo furono le intuizioni che formano il nucleo della psicoanalisi: metodo d'indagine mediante l'analisi di associazioni libere, lapsus (da cui il lapsus freudiano), atti involontari, atti mancati e interpretazione dei sogni, e concetti come la pulsione (Eros e Thanatos), il complesso di Edipo, la libido, le fasi dello sviluppo psicosessuale e le componenti dell'inconscio e della coscienza: Es, Io, Super-Io, in sintesi: Es è il subconscio istintivo, primordiale, derivante dalla natura umana e spinto dalle pulsioni sessuali, Io rappresenta la parte emersa, cosciente (secondo Freud situato nella corteccia cerebrale), Super-Io una super-coscienza maturata dalla "civilizzazione" dell'uomo, il codice di comportamento (questa suddivisione richiama certe teorie neuroscientifiche come il triune brain). Le idee e le teorie di Freud - viste con diffidenza negli ambienti della Vienna del XIX secolo - sono ancor oggi dibattute, in ambito non solo medico-scientifico, ma anche letterario, filosofico e culturale. Molti hanno messo in discussione l'efficacia terapeutica della psicoanalisi. Di questo fatto, lo stesso Freud era probabilmente consapevole, affermando che la psicoanalisi era una valida terapia, ma sarebbe poi stata superata da altre teorie della mente più raffinate ed evolute: == Biografia == Sigismund Schlomo Freud nacque nel 1856 a Freiberg, nella regione austriaca della Moravia (oggi Příbor, nella Repubblica Ceca), secondo figlio di Jacob Freud (1815-1896) e della terza moglie Amalia Nathanson (1835-1930), proveniente da Leopoli. Jacob, ebreo e commerciante di lana proveniente dalla città di Stanislau in Galizia (oggi Ivano-Frankivs'k, in Ucraina), si trasferì a Vienna nel 1860, a causa di sconvolgimenti politico-economici. Jacob Freud dal precedente matrimonio con Sally, detta Sali, Kanner (1829-1852) aveva avuto due figli, Emanuel e Philipp che vivevano con lui e avevano all'incirca la stessa età della giovane matrigna. Emanuel, alla nascita di Sigmund, era già sposato e aveva un figlio, John, di un anno maggiore di Sigmund. Nel 1877, a 21 anni, Sigismund abbreviò il suo nome in Sigmund, con il quale sarà conosciuto d'ora in poi. Il giovane Sigmund non ricevette dal padre un'educazione tradizionalista, eppure già in giovanissima età si appassionò alla cultura e alle scritture ebraiche, in particolare allo studio della Bibbia. Questi interessi lasciarono notevoli tracce nella sua opera, anche se Freud divenne presto ateo e avversò tutte le religioni, come lui stesso ben esplica nel suo L'avvenire di un'illusione. Nella Vienna di quel periodo erano presenti forti componenti antisemite e ciò costituì per lui un ostacolo, che non riuscì però a limitare la sua libertà di pensiero. Dalla madre e dal padre ricevette i primi rudimenti. Poi fu iscritto a una scuola privata e dall'età di nove anni frequentò con grande profitto, per otto anni, l'Istituto Superiore "Sperlgymnasium" (all'epoca intitolato "Leopoldstädter Communal-Real und Obergymnasium" perché si trovava, come tuttora, in via Sperlgasse) sino alla maturità conseguita a diciassette anni, dimostrando grandi capacità intellettuali, tanto da ricevere una menzione d'onore. Nel 1873 si iscrisse alla facoltà di medicina dell'Università di Vienna, rettore Karl von Rokitansky. Durante il corso di laurea maturò una crescente avversione per gli insegnanti che considerava non all'altezza: sentendosi offeso per essere discriminato in quanto ebreo, sviluppò un senso critico che, di fatto, ritardò l'ottenimento della sua laurea in medicina e chirurgia conseguita il 31 marzo 1881. Dal 1873 al 1876 s'impiegò nel laboratorio di zoologia diretto da Carl Friedrich Claus il quale, nel 1876, grazie a una borsa di studio ministeriale, lo inviò per due volte presso la stazione zoologica di Trieste (Imperial Regia Stazione Didattica e di Osservazione Zoologica, sede distaccata dell'Università di Vienna ) all'epoca facente parte dell'Impero austro-ungarico. Il lavoro di ricerca però non lo soddisfaceva e dopo due anni cambiò lavoro e conobbe Ernst Wilhelm von Brücke, direttore dell'Istituto di fisiologia, dove condusse importanti ricerche nel campo della neuro-istologia degli animali, dimostrando che gli elementi cellulari del sistema nervoso degli invertebrati sono morfologicamente identici a quelli dei vertebrati. Freud lasciò l'istituto dopo sei anni di permanenza, anche se le ricerche effettuate gli assicuravano una carriera nel settore, perché era animato da grande ambizione e valutava troppo lenti i successi conseguibili in quel campo. Freud fu enormemente colpito da Brücke, tanto che nella sua autobiografia lo cita come colui che maggiormente influì sulla sua personalità. Fu in questo periodo che iniziò la sua amicizia con l'internista Josef Breuer. L'aspirazione all'indipendenza economica lo spinse a dedicarsi alla pratica clinica, lavorando per tre anni, a partire dal maggio 1883, in qualità di sekundararzt (assistente ospedaliero) presso il reparto di psichiatria diretto dal prof. Meynert presso l'Ospedale Generale di Vienna. Questa disciplina, molto più remunerativa, gli avrebbe permesso di sposare Martha Bernays, parente del celebre spin doctor Edward Bernays con il quale Sigmund Freud ebbe una cospicua corrispondenza epistolare. Fu mentre lavorava in questo ospedale, nel 1884, che Freud cominciò gli studi sulla cocaina, sostanza allora sconosciuta. Scoperto che la cocaina era utilizzata dai nativi americani come analgesico, la sperimentò su sé stesso osservandone gli effetti stimolanti e privi, a suo dire, di effetti collaterali rilevanti. La utilizzò in alternativa alla morfina per curare un suo caro amico, Ernst Fleischl, divenuto morfinomane in seguito a una lunga terapia del dolore. Ma la conseguente instaurazione della dipendenza da essa, più pericolosa della morfina, fece scoppiare un caso che costituì una macchia nella sua carriera, anche in considerazione del fatto che un altro ricercatore, utilizzando i suoi studi, sperimentò la cocaina quale analgesico oftalmico, ricavandone rilevanti riconoscimenti in ambito internazionale. Rinunciò pertanto alle forti aspettative di ricavare successo da queste ricerche. Il caso di Fleischl, che ebbe numerosi episodi paranoidei, nonché allucinazioni e deliri, spinsero il medico a pubblicare il saggio: "Osservazioni sulla dipendenza e paura da cocaina". Dopo la pubblicazione smise di farne uso e di prescriverla. Nel 1885 ottenne la libera docenza e ciò gli assicurò facilitazioni nell'esercizio della professione medica. La notorietà e la stima dei colleghi gli permisero una facile carriera accademica, sino a ottenere la cattedra di professore ordinario. È sempre di quest'anno la notizia della distruzione delle sue carte personali, avvenimento che si ripeté nel 1907. Successivamente, le sue carte furono attentamente custodite negli "Archivi Sigmund Freud" e gestite da Ernest Jones, suo biografo ufficiale e da alcuni membri del circolo psicoanalitico. Il lavoro di Jeffrey Moussaieff Masson portò chiarimenti e una feroce critica sulla natura del materiale soppresso. Nel biennio 1885-1886 iniziò gli studi sull'isteria e con una borsa di studio si recò a Parigi, dove era attivo Jean-Martin Charcot. Questi, sia per i suoi metodi sia per la sua forte personalità, suscitò notevole impressione sul giovane Freud. Le modalità di cura dell'isteria attraverso l'ipnosi, insegnatagli da Charcot, furono applicate da Freud dopo il rientro a Vienna, ma i risultati furono deludenti, tanto da attirarsi le critiche di numerosi colleghi. Il matrimonio con Martha Bernays era stato più volte rimandato a causa di difficoltà che apparivano a Freud insuperabili e quando, il 13 maggio 1886, riuscì a sposarsi, visse l'avvenimento come una grossa conquista. Un anno dopo (1887) nacque la prima figlia, Mathilde, seguita da altri cinque figli, di cui l'ultima, Anna, diventò un'importante psicoanalista. Nel 1886 iniziò l'attività privata aprendo uno studio a Vienna; utilizzò le tecniche allora in uso, quali le cure termali, l'elettroterapia, l'idroterapia e, tecnica in uso dal 1700 ritenuta in grado di agire sul sistema nervoso, ma priva di risultati apprezzabili, la magnetoterapia. Utilizzò allora la tecnica dell'ipnosi e, per migliorare la stessa, compì un altro viaggio in Francia, a Nancy, ma non ottenne i risultati che si aspettava. L'8 dicembre 1897 fu iniziato nell'organizzazione B'nai B'rith di Vienna (tre anni dopo la sua fondazione) con una conferenza sui sogni che anticipava di due anni l'uscita dell'Interpretazione dei sogni. Fu accolto con entusiasmo e rimase legato alla loggia per tutto il resto della sua vita. Freud era professore di neuropatologia, e le teorie sulla psicoanalisi avevano poca eco e considerazione nella scuola di medicina dell'epoca. Una chiave di volta nel processo evolutivo delle teorie di Freud fu l'incontro con Josef Breuer - importante fisiologo che poi, in diverse circostanze, sostenne Freud anche finanziariamente - intorno al caso di Anna O. Breuer curava l'isteria della paziente attraverso l'ipnosi nel tentativo di guarirla da sintomi invalidanti tra i quali un'idrofobia psicogena. Sono di questo periodo le prime intuizioni sui ricordi traumatici. Il metodo, definito catartico - che fu descritto nel 1895 in Studi sull'isteria di Breuer e altri - venne successivamente utilizzato in modo sistematico da Freud. === La nascita della psicoanalisi === Generalmente si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione di un sogno scritta da Freud, un suo sogno della notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, riportato anche ne L'interpretazione dei sogni come "il sogno dell'iniezione di Irma". La sua interpretazione rappresentò l'inizio dello sviluppo della teoria freudiana sul sogno. L'analisi dei sogni segna l'abbandono del metodo ipnotico utilizzato in quella fase del suo sviluppo, che a ragione si può definire l'inizio della psicoanalisi. Altri legano la nascita della psicoanalisi alla prima volta in cui Freud usò il termine "psicoanalisi", cioè nel 1896 dopo aver svolto un'esperienza di dieci anni nel settore della psicopatologia, quando scrisse due articoli nei quali, per la prima volta, parla esplicitamente di "psicoanalisi" per descrivere il suo metodo di ricerca e trattamento terapeutico. La psicoanalisi è la traduzione dal tedesco del neologismo impiegato da Freud dal 1896 per indicare: un procedimento per l'indagine di processi mentali altrimenti inaccessibili; un metodo terapeutico che trae le sue origini dall'indagine psicoanalitica avente per fine la cura delle nevrosi; un insieme di concezioni psicologiche (teoria della psiche). Sebbene oggi la paternità del metodo psicoanalitico sia attribuita a Freud, egli, nella prima conferenza a Boston, riconobbe che l'eventuale merito non sarebbe spettato a lui, bensì al dottor Joseph Breuer, il cui lavoro è antecedente agli studi di Freud e ne costituisce il punto di partenza. === L'internazionale della psicoanalisi === Dopo aver pubblicato l'articolo "Morale sessuale e le malattie nervose moderne", nel quale espresse le sue riflessioni sulla civiltà, Freud nel 1909 venne invitato negli Stati Uniti insieme allo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung e all'ungherese Sándor Ferenczi. Poco dopo a New York si aggiunse a loro Ernest Jones, giunto dall'Inghilterra. In questo contesto ebbero luce le "Cinque conferenze sulla psicoanalisi", alla presenza di un pubblico di non medici. Si trattava di cinque conferenze improvvisate in tedesco dal 5 al 9 settembre 1909. Al termine della solennità del giubileo, alla Clark University fu insignito del titolo di Dottore in psicologia. Freud aveva 53 anni e questo era il primo riconoscimento ufficiale della sua attività di ricercatore. Inoltre, ebbe modo di incontrare il filosofo statunitense William James. Secondo una versione diffusa della storia della psicoanalisi, in Europa il discorso freudiano era tacciato di "delirio", di ossessione per il sesso e di rovina della società mettendo in piazza indecenze e perversioni. Secondo alcuni, c'era l'impressione che la comunità umana rifiutasse il suo discorso e che volesse ridurre lui e i suoi seguaci al silenzio per impedir loro di nuocere. Questa "folla inferocita" non avrebbe spaventato il medico viennese; anni dopo egli accusò Jung di codardia, invitandolo a non utilizzare più il termine 'psicoanalisi' per le sue teorie, basate su una teoria della libido desessualizzata; Jung allora utilizzerà il termine "psicologia analitica". Tuttavia, lo storico della psicologia Allen Esterson, criticando il resoconto del neuroscienziato Mark Solms secondo il quale le idee di Freud sull'esistenza di pulsioni animali primitive negli umani avevano scandalizzato i suoi contemporanei vittoriani, ha scritto: Secondo Catherine Meyer, Negli Stati Uniti, Freud si sarebbe sentito più a suo agio anche se in seguito (1925) confessò che là, dove la "dottrina del comportamento" si vantava di aver eliminato la psicologia, la portata del suo pensiero era abbondantemente annacquata. Nel 1910, il Congresso di Norimberga (30 e 31 marzo) istituì un'organizzazione internazionale per coordinare le associazioni psicoanalitiche nazionali. Il congresso era stato organizzato da Carl Gustav Jung, che veniva visto come il successore di Freud alla guida del movimento psicoanalitico. Freud stesso, in questa occasione, fece pressione affinché la presidenza dell'internazionale della psicoanalisi venisse affidata a Jung. Alfred Adler e Wilhelm Stekel invece s'incaricarono del giornale dell'associazione "Zentralblatt für Psychoanalyse" (Rivista centrale di psicoanalisi). In seguito, a questa rivista si affiancò "Imago", che trattava gli aspetti non direttamente medici della psicoanalisi ed era diretta da Freud. Già allora circoli medici legati alla psicoanalisi erano presenti a Berlino, Vienna, Zurigo, Budapest, Bruxelles, Stati Uniti, Russia, Francia, Italia e Australia. Con questi medici e psicoanalisti, che costituivano l'avanguardia del nuovo movimento di pensiero del Novecento, ai quali bisognerebbe aggiungere l'insieme numeroso e sofferente dei loro pazienti, "materia prima" della "nuova scienza", Freud cominciò a intessere una fitta e costante corrispondenza per garantire coerenza e avvenire al movimento. Nel 1910 ci fu un'altra novità, il primo tentativo di biografia psicoanalitica, il saggio Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci, che costituisce, come confessò Freud, «la sola cosa piacevole che io abbia mai scritto». === Rapporti con alcuni contemporanei === ==== Freud ed Einstein ==== Nel 1926 Freud, che per ragioni di salute fu costretto a ridurre a tre il numero dei pazienti che trattava ogni giorno, compì settant'anni e per il suo compleanno giunsero al n. 19 della Berggasse telegrammi e lettere di felicitazioni da ogni parte del mondo, tra cui quello di Albert Einstein. Fu nel dicembre di quell'anno che Freud, recandosi a Berlino per rivedere figli e nipoti, incontrò per la prima volta Einstein e sua moglie, andati da lui a fargli visita. Freud commentò in margine al loro colloquio, protrattosi per due ore: «È vivace, sicuro di sé, piacevole. Di psicologia ne capisce quanto io di fisica, tanto che abbiamo avuto una conversazione molto scherzosa». L'idea diffusa secondo cui Einstein era un ammiratore di Freud è erronea, come ha fatto notare A. H. Esterson: in una lettera a uno dei suoi figli nei primi anni trenta Einstein scrisse che non era rimasto convinto dalle opere di Freud e che riteneva i suoi metodi dubbi se non fraudolenti. Nel 1933 infine, a richiesta della Società delle Nazioni, venne pubblicata una discussione con Einstein sul tema: "Perché la guerra?". Freud, al contrario di Einstein, affermò l'impossibilità della fine delle guerre, in quanto l'aggressività, fondamento di ogni guerra, è radicata nell'uomo. Vi erano anche delle vedute comuni; come lo stesso Einstein, Freud non volle supportare attivamente il sionismo (né moralmente né finanziariamente), poiché aveva delle riserve sulla creazione di uno Stato ebraico nella Palestina sotto mandato britannico. Einstein, nonostante non credesse nell'ebraismo, si sentiva profondamente ebreo, come anche Freud: ==== Freud e Lou Andreas Salomé ==== Sicuramente Lou Andreas-Salomé, una delle muse ispiratrici più enigmatiche dell'Ottocento, diede modo anche a Freud di rinnovare le proprie idee. Grande catalizzatrice di idee innovative, Salomé, dopo le frequentazioni con Rainer Maria Rilke, Friedrich Nietzsche, Jung, ebbe modo di incontrare anche Freud. Dal loro confronto Freud smorzò quella che fino ad allora era rimasta la concezione primaria delle sue teorie, la libido come motore della vita dell'uomo. Infatti nel suo saggio Psicologia e Metapsicologia espose per la prima volta la dualità tra pulsione di vita e pulsione di morte usando a modello dell'uomo un globo sulla cui superficie la coscienza filtra il mondo pulsionale, l'essenza del "globo", giunto dal mondo esterno vero e proprio. Un'essenza che nasconde la lotta tra volontà alla vita e all'aggregazione, da un lato, e alla morte e disgregazione dall'altro. È doveroso ricordare che un altro personaggio femminile del primo Novecento, Sabina Spielrein, ebrea russa ricoverata alla clinica Burghölzli, curata da Jung e diventata poi essa stessa psicoanalista, fu la prima a scrivere sulla pulsione di morte, e Freud la citò in una nota di Al di là del principio di piacere. ==== Collaborazione e rottura con Jung ==== Il citato rapporto con Jung è un elemento biografico importante, che è stato anche psicanalizzato, riconoscendo in esso una sorta di complesso di Edipo di Jung contro il padre "professionale" Freud. Nel 1912 Jung pubblicò il suo testo fondamentale Trasformazioni e simboli della libido, dove erano presenti i primi disaccordi teorici con Freud assieme al primo abbozzo di una concezione finalistica della psiche. I disaccordi continuarono nelle conferenze sulla psicoanalisi (Fordham lectures) tenute da Jung lo stesso anno a New York. L'aspetto centrale delle differenze teoriche risiedeva in un diverso modo di concepire la libido: mentre per Freud il "motore primo" dello psichismo risiedeva nella pulsionalità sessuale, Jung proponeva di riarticolare ed estendere il costrutto teorico di libido, rendendolo così comprensivo anche di altri aspetti pulsionali costitutivi "dell'energia psichica". La "sessualità" da costrutto unico e centrale (metapsicologia freudiana) passa a essere costrutto importante ma non esclusivo della vita psichica (punto di vista junghiano). La libido è energia psichica in generale, motore di ogni manifestazione umana, sessualità ma non solo. Essa va al di là di una semplice matrice istintuale proprio perché non è interpretabile solo in termini causali. Le sue "trasformazioni", necessarie a spiegare l'infinita varietà di modi in cui si dà l'uomo, sono dovute alla presenza di un particolare apparato di conversione dell'energia, la funzione simbolica. Il conflitto tra Freud e Jung crebbe al quarto congresso dell'Associazione Psicoanalitica, svoltosi a Monaco nell'agosto del 1913 contro le posizioni psicoanalitiche espresse da Janet durante la sessione dedicata alla psicoanalisi. Nell'ottobre successivo si ebbe la rottura ufficiale, e Jung si dimise dalla carica di direttore dello "Jahrbuch". Ad aprile 1914 si dimise da presidente dell'Associazione e uscì definitivamente dal movimento psicoanalitico. La psicoanalisi, creatura i cui meriti di gestazione erano ascritti al solo Freud, per la cui nascita aveva pagato con l'isolamento e l'ostracismo da parte del mondo accademico, nuova via della conoscenza, per Jung era divenuta più importante dello stesso padre che l'aveva generata. Era nata dal lavoro di Freud e adesso si trattava di farla crescere. L'aspetto che più li differenziava era la concezione dell'inconscio. Per Freud l'inconscio alla nascita era vuoto e durante la vita si riempiva di quanto per la coscienza era "inutile" o dannoso per l'Io (rimozione). Invece per Jung la coscienza nasceva dall'inconscio, che aveva quindi già una sua autonomia. Inoltre, per Jung, la psicoanalisi di Freud teneva poco conto della persona nel suo contesto vitale. Invece Jung, che dava importanza alla persona e al suo contesto, fondò la "psicologia analitica", che voleva essere uno strumento per guarire da patologie psichiche e una concezione del mondo, o meglio, uno strumento per adattare la propria anima alla vita e coglierne le potenzialità di espressione e specificità individuale. Chiamò questo percorso "individuazione". Al concetto di individuazione si lega la nozione di archetipo e tutte le altre costruzioni teoriche junghiane. Freud accusò Jung di essere monista anziché dualista, quindi di sconvolgere il principio dell'Eros contro Thanatos, con le relative pulsioni di vita e di morte (la libido e destrudo), ecc., proponendo una libido come unica energia, non solo sessuale, dell'"inconscio collettivo", che prende molteplici forme; inoltre lo accusò di avergli plagiato i concetti (ad esempio l'Es trasformato in Ombra) e di altre scorrettezze, come l'eccessivo peso, a detta di Freud, dato da Jung al paranormale e alle religioni. Jung tenterà comunque, una volta posto alla guida dell'Associazione psicoanalitica, dopo che essa aveva escluso gli ebrei per ordine dei nazisti, di proteggere Freud e gli psicoanalisti di origine israelita dalla persecuzione antisemita, gli manderà persino del denaro, che Freud rifiuterà sdegnosamente, in quanto considerava l'ex allievo un «antisemita». Benché Jung commemorasse poi Freud con un necrologio dopo la morte nell'esilio di Londra, la frattura non si comporrà mai. ==== Psicoanalisi e surrealismo: Freud, Dalì e Breton ==== A Londra Freud incontrò Salvador Dalí, uno dei più importanti esponenti dell'avanguardia artistica del surrealismo, il movimento culturale fondato da André Breton. L'artista spagnolo fu accompagnato a far visita a Freud dallo scrittore esule Stefan Zweig, il loro incontro avvenne in un caffè, dove Dalí, su un tovagliolo, fece rapidamente un ritratto di Freud, che ne rimase stupito. In merito a questo incontro con il pittore surrealista, Freud scrive a Zweig: Dalì rimarrà l'unico surrealista davvero stimato da Freud, che forse incontrò, rimanendone solo incuriosito e niente più, anche il caposcuola André Breton, scrittore che mal sopportava invece l'artista spagnolo, a causa delle sue idee politiche ritenute conservatrici. === "Analisi terminabile e analisi interminabile" (1937) === Durante lo sviluppo della disciplina psicoanalitica, in Freud si faceva sempre più chiaro che questa sua "figlia" era qualcosa che andava ben oltre una semplice psicoterapia come era invece nei suoi intenti iniziali di medico. Così scrive infatti nel 1925: Partendo dal confronto con i problemi psicoterapeutici, la psicoanalisi si era mossa lentamente verso il superamento della semplice psicoterapia. Più in là, due anni prima di morire, in Analisi terminabile e interminabile Freud pose una delle questioni, se non la questione fondamentale della psicoanalisi, nota con le parole di Freud come problema del "fondo roccioso della psicoanalisi", ovvero dell'impossibilità o per lo meno della difficoltà a proseguire il lavoro psicoanalitico oltre un certo limite. Detto in altri termini, Freud si riferisce al fatto che la psicoanalisi è impotente davanti alla realtà biologica. Quando cioè il paziente pone domande che affrontano l'aspetto biologico della divisione sessuale, l'analisi diventava interminabile. Tuttavia è proprio in questa questione capitale che si cela, quale implicazione, un'altra questione: quella della funzione adattativo-conservatrice della psicoanalisi che ha attraversato tutta la storia della psicoanalisi e ricevuto le critiche più attente da parte di coloro che considerano l'umanità impegnata in altre vie per la propria trasformazione oltre lo status quo. Una parte delle critiche alla psicoanalisi infatti proveniva da coloro che al contrario si domandavano se la psicoanalisi costituisse una vera e propria pratica rivoluzionaria conseguentemente evolutiva o se invece fosse una semplice pratica normativa e adattativa, atta a esorcizzare ogni naturale movimento eversivo. === L'esilio a Londra === Quando nel 1933 Hitler prese il potere in Germania, le origini ebraiche di Freud costituirono un problema. Nello stesso anno, il suo nome entrò nella lista di autori le cui opere dovevano essere distrutte. La situazione diventò seria a partire dal 1938, anno in cui l'Austria venne annessa al Terzo Reich. La figlia Anna fu arrestata brevemente dalla Gestapo; i nazisti cominciarono a vessare Freud, che spesso dette loro somme di denaro per cacciarli da casa propria, dove di frequente facevano irruzione. All'inizio si accontentavano di questo, ma presto la situazione divenne insostenibile. A Freud venne data la possibilità di compilare una lista di persone da salvare dalle leggi razziali, quindi dalla futura deportazione (di cui ancora non si parlava). I nazisti acconsentirono alla sua emigrazione (come era d'uso nella Germania nazista prima della decisione di sterminio, avvenuta nel 1942), previo pagamento delle due tasse prescritte a cui egli riuscì a far fronte, nonostante le finanze e i guadagni fossero in netto declino. Nella lista Freud non incluse le sorelle (quattro di loro moriranno nei campi di sterminio), ma sua moglie Martha, i figli e i nipoti, le proprie domestiche e il suo medico personale con la famiglia di questi. L'ex paziente e amica Marie Bonaparte gli fornì il denaro per il viaggio e l'appoggio necessario. Freud partì da Vienna insieme a diciassette persone, tra amici e familiari. Secondo Élisabeth Roudinesco, non si disinteressò delle sorelle: infatti, fu costretto a lasciarle a Vienna per via degli eventi precipitosi e dalla fretta con cui scappò dalla capitale, sperando di farle partire per Londra più tardi. Come tutti gli ebrei dell'epoca pensava che i nazisti non avrebbero deportato donne anziane. Nessuno immaginava la Shoah; le sorelle di Freud non riusciranno più a lasciare Vienna e a ricongiungersi con il fratello, rimanendo vittime dei nazisti dopo la morte dello psicoanalista. Freud, privato intanto della cittadinanza austriaca e divenuto apolide, in pessime condizioni di salute, si preparò a lasciare Vienna: pochi giorni dopo, accompagnato da Martha e da Anna, che nel frattempo era stata rilasciata, partì per Londra dove avrà lo status di rifugiato politico. Secondo alcune testimonianze, come quella di Vittorio Mussolini, su richiesta di alcuni psicoanalisti italiani Benito Mussolini (a cui Freud aveva inviato una dedica con autografo qualche anno prima su una copia di Perché la guerra?) si interessò della sorte di Freud, cercando, inutilmente, di intercedere presso Hitler perché fosse lasciato in pace nella sua casa viennese, o, secondo lo storico Piero Melograni, per farlo mettere in salvo senza conseguenze gravi, come in effetti avvenne. === La malattia e la morte === Un anno prima della morte, nel 1938, al suo arrivo a Londra aveva concesso un'intervista, la quale si era conclusa con uno sguardo alla strada ancora da percorrere per la scienza neonata: «La lotta non è ancora terminata», affermava. Quando era morta sua madre, Amalia Nathanson Freud, a 95 anni, nel 1930, Freud, già malato di tumore, aveva scritto a Ernest Jones di avere finalmente guadagnato la libertà di morire, perché era sempre stato ossessionato dall'idea che potessero comunicare alla madre la sua morte. Freud si era ammalato di carcinoma della bocca già negli ultimi anni viennesi: nel 1923 aveva subito due operazioni per una leucoplachia al palato, dovuta al fumo, ma negli anni successivi la lesione ricomparve trasformandosi in un epitelioma del cavo orale, con metastasi ossee, con il quale convisse per 16 anni. Freud fumò sigari per la maggior parte della sua vita, e questo probabilmente favorì l'insorgere della malattia. Nonostante varie cure e ben 32 operazioni, alla fine dovette subire l'invasiva asportazione della mandibola, che lo costringerà a lavorare quasi esclusivamente in silenzio, effettuando sedute ascoltando solamente i pazienti e all'inserimento di una protesi. Anche dopo l'asportazione della mandibola a causa del cancro continuerà a fumare. Si dice infatti che abbia fumato una scatola di sigari al giorno sino alla morte. Sull'uso e abuso di cocaina da parte dell'illustre studioso della psiche parimenti molto si è dibattuto. La perdita di un figlio e di un nipote prima, negli anni 1920, e la persecuzione nazista poi, non fecero che aggravare il tutto. Nel 1939, un anno dopo essere giunto a Londra e aver subito l'ultima operazione e la radioterapia, il cancro era in fase terminale, e venne dichiarato inoperabile. Il 21 settembre 1939, Freud, consumato fra atroci sofferenze, sul letto di morte mormorò al dottor Max Schur, proprio medico di fiducia: «Ora non è più che tortura e non ha senso» e poco dopo ancora: «Ne parli con Anna, e se lei pensa che sia giusto, facciamola finita». Freud si affidò al sentimento della figlia e il medico aumentò gradualmente la dose di oppiacei. Morì due giorni dopo, senza risvegliarsi dal sonno tranquillo che la morfina gli aveva provocato. Il corpo di Freud venne cremato dopo una cerimonia civile, con Stefan Zweig tra coloro che pronunciarono l'elogio funebre, e le ceneri tumulate in un cimitero londinese, per essere poi traslate alcuni anni dopo nel tempio crematorio Golders Green nella zona nord della città (che aveva ospitato già la cerimonia funebre e la cremazione), e messe in un antico vaso greco, dove verranno tumulate anche quelle della moglie Martha, morta nel 1951. La sua casa di Londra è nel famoso quartiere residenziale Hampstead nella zona Camden, non lontano dal centro di psicoanalisi, dove lavorerà, anni dopo, la figlia Anna. Dopo la morte di Anna la casa è stata trasformata per volontà di Anna stessa in museo. === Familiari === Tra i figli di Freud, fu Anna che si distinse anch'ella quale psicoanalista, specialmente nella psicologia dell'infanzia e dello sviluppo del bambino. Freud è anche il nonno del pittore Lucian Freud e del commediografo Clemente Freud, nonché il bisnonno della giornalista Emma Freud, della stilista di moda Bella Freud e di sua sorella, la scrittrice Esther Freud. Freud era inoltre lo zio di Edward Bernays (il padre Ely Bernays era il fratello di Martha Bernays, moglie di Freud. La madre Anna era la sorella di Freud, per cui Freud era zio di Bernays sia da parte sua sia della moglie). Bernays è considerato uno dei padri del settore delle pubbliche relazioni e della propaganda, è stato uno dei primi a sperimentare la manipolazione dell'opinione pubblica utilizzando la psicologia subliminale, divenendo un importante spin doctor, ossia consulente di campagne politiche, negli Stati Uniti. Aiutò finanziariamente lo zio quando questi era quasi sull'orlo della bancarotta a causa della crisi del '29. == Le innovazioni di Freud == L'influenza di Freud fu determinante in due campi correlati ma distinti. Sviluppò simultaneamente una teoria della mente e del comportamento e tecniche cliniche finalizzate all'apporto terapeutico nella risoluzione delle nevrosi. Alcuni sostengono che abbia influenzato solo il primo campo. La teoria dell'inconscio è reputata tuttora utile per comprendere la psicologia di un individuo, anche dagli psicologi di altre scuole, ma la prassi dell'analisi è invece da questi rigettata, come accade ad esempio nella scuola comportamentale, indirizzo già attivo all'epoca di Freud e che lo psicoanalista austriaco definì «estremista». === L'apparato psichico === ==== L'inconscio ==== Il contributo più significativo di Freud al pensiero moderno fu l'elaborazione del concetto di inconscio. Secondo una versione diffusa della storia della psicologia, durante il XIX secolo la tendenza dominante nel pensiero occidentale era il positivismo, che credeva nella possibilità degli individui di controllare la conoscenza reale di sé stessi e del mondo esterno, e nella capacità di esercitare un controllo razionale su entrambi. Freud, invece, suggerì che questa pretesa di controllo fosse in realtà un'illusione; che persino ciò che pensiamo sfugge al controllo e alla comprensione totale, e le ragioni dei nostri comportamenti spesso non hanno niente a che fare con i nostri pensieri coscienti. Il concetto di inconscio è stato rivoluzionario in quanto sostiene che la consapevolezza è allocata nei vari strati di cui è composta la mente e che ci sono pensieri non immediatamente disponibili in quanto "sotto la superficie" (livello cosciente). Tuttavia, come lo psicologo Jacques Van Rillaer, fra gli altri, ha sottolineato, "contrariamente a quanto crede il grande pubblico, l'inconscio non è stato scoperto da Freud. Nel 1890, quando ancora non si parlava di psicoanalisi, William James, nel suo monumentale trattato di psicologia, esaminava il modo in cui Schopenhauer, Eduard von Hartmann, Pierre Janet, Alfred Binet e altri avevano utilizzato i termini "inconscio" e "subconscio". Inoltre, lo storico della psicologia Mark Altschule ha scritto nel 1977: «È difficile - o forse impossibile - trovare uno psicologo o psicologo clinico del diciannovesimo secolo che non riconoscesse la cerebrazione inconscia come non solo reale ma anche della massima importanza». I sogni, proposti come "la via regia che conduce all'inconscio", sono gli indizi migliori per la comprensione della nostra vita inconscia e, ne L'interpretazione dei sogni, Freud sviluppò l'argomento dell'esistenza dell'inconscio e descrisse una tecnica per accedervi. ==== Il preconscio e la coscienza ==== Il preconscio venne descritto come uno strato a cui si può accedere con meno sforzo, in quanto interposto tra il conscio e l'inconscio (il termine subcosciente, benché usato popolarmente, è una parola derivante dalla traduzione anglosassone e non fa parte della terminologia psicoanalitica). Anche se molti aderiscono ancora alla concezione razionalista e positivista, è ormai comunemente accettato, anche da coloro che rifiutano altre parti delle teorie di Freud, che l'inconscio è una parte della mente e che parte dei comportamenti possono avere luogo senza il controllo della coscienza. Nel 1910, in una conferenza all'Università Clark, Freud spiegò la sua nuova concezione del funzionamento della mente umana e raccontò il rifiuto dei suoi lavori da parte dei suoi colleghi e del pubblico: ==== La rimozione ==== Elemento cruciale del funzionamento dell'inconscio è la rimozione. Secondo Freud, spesso i pensieri e le esperienze sono così dolorosi che le persone non possono sopportarli. Tali pensieri ed esperienze, e i ricordi associati, ha argomentato Freud, sono banditi dalla mente, ma potrebbero essere banditi anche dalla coscienza. In questo modo costituiscono l'inconscio. Benché Freud più tardi tentasse di trovare strutture di rimozione tra i suoi pazienti per derivare un modello generale della mente, egli ha anche osservato la diversità tra i singoli pazienti dovuta alla rimozione di pensieri ed esperienze differenti. Freud ha osservato, inoltre, che il processo stesso di rimozione è in sé un atto non-cosciente (cioè si presenta con pensieri o sensazioni non dipendenti dalla volontà). Freud ha supposto, insomma, che ciò che viene rimosso è in parte determinato dall'inconscio. L'inconscio, per Freud, era sia causa sia effetto della rimozione. ==== Io, Es e Super-Io ==== Freud ha cercato di spiegare come opera l'apparato psichico e ne ha proposto una particolare organizzazione in tre componenti: Id (das Es in tedesco), Ego (das Ich in tedesco, o "Io" in italiano) e Superego (das Über-Ich in tedesco, Super-Io in italiano). L'Id viene rappresentato come il processo di identificazione–soddisfazione dei bisogni di tipo primitivo. Il Superego rappresenta la coscienza e si oppone all'Id con la morale e l'etica. L'Ego si frappone tra Id e Superego per bilanciare sia le istanze di soddisfazione dei bisogni istintivi e primitivi, sia le spinte contrarie derivanti dalle nostre opinioni morali ed etiche. Un Ego ben strutturato garantisce la capacità di adattarsi alla realtà e di interagire con il mondo esterno, soddisfacendo le istanze dell'Id e del Superego. L'affermazione di principio che la mente non è monolitica o omogenea, continua ad avere un'influenza enorme al di fuori degli ambienti della psicologia. Freud era particolarmente interessato al rapporto dinamico tra queste tre parti della mente, argomentando che fosse governato da desideri innati, ma ha anche asserito che il rapporto mutasse con il cambiare del contesto dei rapporti sociali. Alcuni hanno criticato Freud per aver dato troppa importanza all'uno o all'altro aspetto. Allo stesso modo, molti dei seguaci di Freud hanno concentrato la loro attenzione privilegiando l'uno o l'altro. Per chiarire come funzionasse la psiche umana, Freud elaborò una tecnica al tempo insolita, con la quale analizzò e interpretò ermeneuticamente i sogni e le corrispondenti associazioni dei propri pazienti. Da queste osservazioni e interpretazioni riuscì a sviluppare il suo modello di una struttura psichica divisa in tre parti. Secondo il suo pensiero, la struttura della psiche di un individuo è composta da tre elementi: l'Es, l'Ego e il Super Ego. Egli supportava la visione che la parte predominante delle decisioni umane fosse inconscia e che solo una parte minore fosse motivata consciamente. Il primo tema affrontato dal Strukturmodell der Psyche differenzia ciò che è noto da ciò che è ignoto, ed espone come l'ignoto influenzi il noto. Nel suo secondo tema, sviluppato soprattutto nel suo scritto L'Io e l'Es (1923), Freud spiegò per la prima volta la sua teoria sull'Io e il Super-Io. Egli prese il termine "Es" dal medico e precursore della medicina psicosomatica Georg Groddeck, cambiandone anche il significato. L'Es costituisce l'elemento libidinoso della psiche e non conosce né negazione né contraddizione. Freud denomina in questo modo ogni struttura psichica, nella quale gli stimoli (es. fame, sesso), i bisogni e i sentimenti come l'invidia, l'odio, la fiducia o l'amore vengono stabiliti. Gli stimoli, i bisogni e i sentimenti sono anche modelli ("organi" psichici), per mezzo dei quali noi percepiamo sensazioni in gran parte inconsapevolmente. In questo modo viene guidato il nostro comportamento. L'Io costituisce l'istanza mentale realisticamente veicolata attraverso il pensiero razionale e di auto-critica e, per gli standard critico-razionali di sicurezza, i valori e gli elementi di visione del mondo, è nel mezzo "tra le esigenze dell'Es, il Super-Io e l'ambiente sociale con l'obiettivo di risolvere i conflitti psicologici e sociali in modo costruttivo". Pensare, ricordare, provare (in termine di emozioni), compimento di movimenti volontari Intermediario tra i desideri impulsivi dell'Es e del Super-Io Cerca soluzioni razionali È per gran parte conosciuto Il Super-Io costituisce infine la struttura mentale sulla quale si basano l'ambiente educativo interiorizzato, gli ideali dell'Io, i ruoli e le visioni del mondo. La "conoscenza" Gli esempi morali e la visione del mondo Comandi e divieti dei genitori e di certe Autorità fungono da modelli Visione del bene e del male La controparte all'Io === Le pulsioni === Freud ha sviluppato il concetto di "sovradeterminazione" per evidenziare le molteplici cause che sottendono all'interpretazione dei sogni, piuttosto che contare su un modello di semplice corrispondenza biunivoca tra cause ed effetti. Ha creduto che gli esseri umani fossero guidati da due pulsioni basilari: dalla libido, componente della pulsione di vita (Eros) e dalla pulsione di morte (Thanatos), la cui energia fu inizialmente chiamata destrudo, termine che poi verrà scartato. La descrizione di Freud della libido comprende la creatività e gli istinti. La pulsione di morte è definita come un desiderio innato finalizzato alla creazione di una condizione di calma, o non-esistenza, ed è ricavato da Freud dai propri studi sui protozoi (cfr. Al di là del principio di piacere). Quando le pulsioni e l'energia libidica rimangono fissate nell'inconscio esse generano nevrosi e psicosi. === La teoria delle fasi psicosessuali e il complesso di Edipo === Freud credeva anche che la libido si sviluppasse negli individui cambiando oggetto. Ha argomentato che gli esseri umani nascessero "polimorficamente perversi", volendo con ciò significare che qualsiasi oggetto può essere sorgente di piacere. Più tardi ha sostenuto che gli esseri umani si sono sviluppati in differenti stadi di sviluppo identificati nella fase orale (piacere del neonato nell'allattamento), quindi nella fase anale (esemplificato dal piacere del bambino nel controllo della defecazione) e ancora nella fase genitale, che prende anche l'aspetto di fase fallica. Freud argomenta che i bambini passano da uno stadio nel quale s'identificano con il genitore di sesso opposto, mentre il genitore dello stesso sesso viene visto come rivale. Egli ha cercato di inquadrare questa struttura di sviluppo nel dinamismo mentale. Ogni stadio è una progressione della maturità sessuale, caratterizzata da un Ego più forte e dalla capacità di ritardare la soddisfazione dei bisogni (principio di piacere e principio di realtà) (cfr. Tre saggi sulla teoria sessuale). Freud cercò di dimostrare che il suo modello, basato soprattutto sulle osservazioni della borghesia viennese, fosse universalmente valido. Ha per questo orientato i suoi studi verso la mitologia antica e l'etnografia del suo tempo per trovare materiale comparativo. Ha utilizzato la tragedia greca Edipo re di Sofocle per evidenziare, soprattutto negli adolescenti e nei bambini, la presenza inconscia del desiderio d'incesto e contemporaneamente la necessità di reprimere quel desiderio. Il complesso di Edipo è stato descritto come condizione dello sviluppo e della consapevolezza psicosessuale; questo concetto psicologico era stato formulato anche da Denis Diderot nel XVIII secolo, e Freud, nel Compendio di psicoanalisi, dichiara esplicitamente il suo debito. Sua è anche la definizione di carica psichica, intesa come energia derivata dagli istinti che si manifesta in qualsiasi processo psichico, conservando la possibilità di spostarsi per attivare vari contenuti di coscienza. Nel suo ultimo libro, Compendio di psicoanalisi, terminato sul letto di morte, Freud individua i pilastri della psicoanalisi nel complesso edipico, nella teoria della rimozione e nella sessualità infantile, analizzando anche la scissione dell'Io. Egli sperava che le sue ricerche fornissero una solida base scientifica per le proprie tecniche terapeutiche. L'obiettivo della terapia psicoanalitica (psicoanalisi), era di portare allo stato cosciente i pensieri repressi/rimossi, rafforzando così il proprio ego. Per portare i pensieri inconsci al livello della coscienza, il metodo classico prevede delle sedute in cui il paziente è invitato a effettuare associazioni libere e a raccontare i propri sogni. Un altro elemento importante della psicoanalisi è l'assunzione, da parte dell'analista, di un atteggiamento distaccato che permette al paziente di proiettare durante l'analisi i pensieri e le sensazioni sull'analista. Attraverso questo processo, chiamato transfert, il paziente può riesumare e risolvere i conflitti rimossi, particolarmente quelli infantili, legati alla formazione e alla famiglia d'origine. ==== La fissazione ==== Secondo Freud la fissazione nasce in periodi remoti dello sviluppo pulsionale e impedisce alla pulsione di modificare il suo obiettivo, rendendo impossibile il distacco dall'oggetto di fissazione. Si produrrebbe a causa dell'eliminazione (rimozione) di alcuni elementi che consentirebbero la normale evoluzione dello stimolo (pulsione). È per questo che alcuni suoi effetti, durante la psicoanalisi, possono venire assimilati o confusi con altre rimozioni. La fissazione, eludendo la ragione, si comporta come se facesse parte del sistema dell'inconscio, come una corrente rimossa. Essa non è altro che la conservazione di libido su oggetti o fasi inconsce relativi ai vari stadi psicosessuali di sviluppo. Queste cariche di libido conservata danneggiano l'individuo provocandogli la nevrosi. ==== La rimozione e la resistenza ==== La rimozione è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e intollerabili dall'Io, e la cui presenza provocherebbe dispiacere. La rimozione tuttavia va considerata come una modalità universale dello psichismo la cui finalità è proprio quella di difendere, come una sorta di apparato immunitario proprio dello psichismo, l'ideale dell'Io (o Super-Io) in cui ci si rispecchia. Al concetto di rimozione si collega quello di resistenza al cambiamento, un ulteriore meccanismo psichico che impedisce ai contenuti una volta rimossi di tornare nuovamente coscienti. Scopo della psicoanalisi secondo Freud è quello di diminuire la forza di queste resistenze e permettere all'Io di tornare in possesso del materiale rimosso, in modo da porre termine alla sua funzione patogena. La rimozione può riguardare sia un fatto vissuto, sia un pensiero o istinto. Il contenuto rimosso non tende spontaneamente a manifestarsi o non ha l'energia psichica per farlo, per cui spesso la rimozione è priva di conseguenze. È necessario un secondo fatto o volontà: 1) apparentemente "innocuo" per il Super-Io, e che quindi non viene rimosso a sua volta; 2) associabile al contenuto inconscio per vicinanza nello spazio, nel tempo o per somiglianza. Nei soliti modi la mente opera per associare tra loro contenuti che restano non rimossi. Il nuovo elemento "risveglia" il materiale rimosso che spinge per manifestarsi a livello cosciente, e l'Io media fra questo e la resistenza del Super-Io: un appagamento tramite compensazione permette al materiale rimosso di manifestarsi ma in forme diverse dal suo contenuto, più distorte e lontane quanto più è forte la resistenza. Ciò accade nel sintomo nevrotico, ma anche in persone "sane" e "normali" attraverso i sogni, o nella nevrosi creativa. Nel sogno si rilassa la muscolatura, segno che si rallentano le resistenze del Super-Io, per cui il rimosso nell'inconscio ha l'opportunità di manifestarsi, e di farlo in modo più "soddisfacente" tramite forme più vicine al suo vero contenuto. Secondo Freud, questo meccanismo non sempre è fonte di malattie, ma ha grandi implicazioni positive per la società. La nevrosi, se è canalizzata, è il motore dell'arte e della scienza: il genio creativo e gli ammiratori dell'opera vi manifestano singolarmente e collettivamente un proprio contenuto rimosso. In alcuni casi il Super-Io si manifesta tramite il senso di colpa per cui il nevrotico non desidera, inconsciamente, guarire ritenendo di meritare la malattia o avendo forti pulsioni di autodistruzione: è il cosiddetto "bisogno di colpa o di sofferenza". ==== La regressione ==== La regressione è un meccanismo in cui, per mancanza di superamento di una fase, anziché svilupparsi la nevrosi di quella tipica fase, si manifesta una nevrosi di fase precedente, in cui molta più libido era rimasta fissata, ma possono essere presenti anche cariche di libido di altre fasi, che si fanno sentire sotto forma di sintomo nevrotico. ==== La nevrosi ==== La nevrosi è il principale campo di interesse di Freud e il disturbo che la psicoanalisi ambisce a curare in profondità. Le nevrosi sono diverse a seconda dello stadio di sviluppo o di quello in cui si regredisce a causa del non-superamento del complesso di Edipo. Esempi di nevrosi sono: nevrosi ossessiva (fase sadico-anale) nevrosi fobica (varie fasi) nevrosi d'ansia la dipendenza dal fumo o da sostanze varie (anche se non è propriamente una nevrosi è possibile includerla; si sviluppa nella fase orale) nevrosi isterica (traumi sessuali e di vario tipo) Se manca la nevrosi, dove dovrebbe invece comparire, si sviluppa la perversione, termine che in Freud non indica una malattia, ma la fissazione della libido su oggetti o ambiti non sessuali in senso genitale, che si sviluppa, ad esempio, nella fase sadico-anale o in quella edipica (spesso per il rifiuto a riconoscere il complesso di castrazione o l'invidia del pene o la sua assenza). In assenza di perversione si può sviluppare l'asessualità. Secondo Freud, esempi di perversione, in questo ambito psicoanalitico, sono: l'omosessualità manifesta (l'omosessualità latente è presente, come bisessualità di fondo, in ogni essere umano come carattere naturale); il feticismo (derivante da una scissione dell'Io); il sadismo e il masochismo (in cui Eros e Thanatos sono fortemente contaminati fra loro). ==== Freud e l'omosessualità ==== Freud, a differenza di quanto spesso si è detto, non ha mai definito l'omosessualità come una malattia psichica, né ha mai condannato gli omosessuali come anormali, anzi sosteneva che ogni essere umano nascesse intrinsecamente bisessuale, differenziandosi nelle preferenze solo successivamente. In una lettera scritta nel 1935 a una madre che lamentava di avere un figlio omosessuale e chiedeva se fosse possibile "curarlo", lo psicoanalista rispose che Rispondendo alla richiesta della donna, Freud aggiunge poi che una "terapia" per trattare l'omosessualità può essere possibile, ma che il risultato "non può essere previsto". ==== La sublimazione ==== La psicoanalisi permette, analizzando i sogni e le fantasie di scoprire queste fissazioni e avendo un buon rapporto di transfert con l'analista, di sublimare le pulsioni non accettabili in situazioni socialmente e umanamente accettabili: ad esempio chi ha una forte componente di pulsione di morte/distruzione e aggressività, anche dal punto di vista puramente sessuale (un "Eros" molto contaminato da "Thanatos", come accade nel masochismo e nel sadismo), può sublimare ciò scegliendo una professione in cui si usano armi o violenza in maniera accettata (es. militare, pugile) o violenza simulata o simboleggiata ma in realtà non vera (es. chirurgo, attore, gioco di ruolo, scrittore, regista, ecc.). In questo modo la primitiva aggressività dell'Es viene temperata e controllata, senza che il Super-Io reprima in maniera eccessiva, per annullarla, questa energia, provocando così le malattie psichiche, come la nevrosi, oppure le devianze (perversione, feticismo, asessualità), che provocano (questo per la psicoanalisi moderna vale per le nevrosi e secondariamente per le cosiddette devianze, se fuori controllo) la sofferenza dell'individuo e/o la sua disfunzionalità. === Il sogno === Scrive Freud: "Nell'epoca che possiamo chiamare prescientifica gli uomini non avevano difficoltà nel trovare una spiegazione ai sogni. Quando al risveglio ricordavano un sogno, lo consideravano una manifestazione favorevole o ostile di potenze superiori, demoniache e divine. Allorché cominciarono a diffondersi le dottrine naturalistiche, tutta questa ingegnosa mitologia si mutò in psicologia, e oggi solo un'esigua minoranza delle persone istruite dubita che i sogni siano un prodotto della mente del sognatore. Il problema è il significato dei sogni, problema che ha un doppio aspetto. In primo luogo esso indaga sul significato psichico del sognatore, sul nesso tra i sogni e gli altri processi mentali e su qualsiasi funzione biologica essi possano avere; in secondo luogo cerca di scoprire se i sogni possono essere interpretati, se il contenuto dei sogni individuali ha un 'significato', secondo quanto siamo abituati a trovare in altre strutture psichiche. Nella valutazione del significato dei sogni si possono distinguere tre correnti di pensiero: Una di queste, che riecheggia in un certo senso l'antica sopravvalutazione dei sogni, trova espressione negli scritti di certi filosofi. Essi ritengono che la base della vita onirica sia un particolare stato di attività mentale e si spingono tanto in là da acclamare quello stato come un'elevazione a un livello superiore. In netta opposizione è la maggioranza dei medici, i quali adottano un loro punto di vista secondo il quale i sogni raggiungono appena il livello di fenomeni psichici. Nella loro teoria gli unici istigatori dei sogni sono gli stimoli sensoriali e somatici, che colpiscono il dormiente dall'esterno oppure diventano casualmente attivi nei suoi organi interni. L'opinione popolare è ben poco influenzata da questo giudizio scientifico, non si cura delle fonti dei sogni e sembra perseverare nella convinzione che nonostante tutto i sogni abbiano un significato, che si riferisce alla predizione del futuro e che può essere scoperto mediante un qualche processo di interpretazione di un contenuto che spesso è confuso ed enigmatico. Al punto in cui siamo arrivati, siamo portati a considerare il sogno come una specie di sostituto dei processi di pensiero, pieno di significati ed emozioni, che ho scoperto dopo aver completato l'analisi. Non conosciamo la natura del processo che fa sì che il sogno venga generato da questi pensieri, ma possiamo vedere che è sbagliato considerarlo puramente fisico e privo di significato psichico, come un processo sorto dall'attività isolata di gruppi di cellule cerebrali destate dal sonno. Il contenuto del sogno è un condensato dei pensieri che sostituisce, e l'analisi ha svelato come istigatore del sogno un fatto privo di importanza della sera precedente; difatti seguendo senza criteri le associazioni che sorgono da qualsiasi sogno, si può arrivare a una successione di pensieri tra i quali appaiono gli elementi che costituiscono il sogno e che, questi pensieri, sono interrelati in maniera razionale e comprensibile. Per contrapporre il sogno come viene trattenuto nella memoria, all'importante materiale scoperto analizzandolo, si può chiamare il primo contenuto manifesto del sogno e il secondo contenuto latente del sogno. La trasformazione dei pensieri onirici latenti nel contenuto onirico manifesto, merita una trattazione più specifica; sotto l'aspetto del rapporto tra il contenuto latente e il contenuto manifesto, i sogni si possono dividere in tre categorie: In primo luogo possiamo distinguere sogni sensati e comprensibili, quelli, cioè, che possono essere inseriti senza ulteriori difficoltà nel contesto della nostra vita psichica. Ci sono numerosi sogni di questo tipo. Per la maggior parte sono brevi e in genere ci sembra che non meritino attenzione, poiché in esse non c'è nulla di sorprendente o di strano. Tra l'altro, la loro esistenza costituisce una efficace argomentazione contro la teoria secondo la quale i sogni derivano dall'attività isolata di gruppi separati di cellule del cervello. Un secondo gruppo è costituito da quei sogni che, anche se sono coerenti in sé e posseggono chiaramente un senso, tuttavia hanno un effetto sconcertante, poiché non riusciamo a inserire quel senso nella nostra vita psichica. Sarebbe questo il caso se, per esempio, sognassimo che un parente al quale vogliamo bene è morto di peste, mentre non abbiamo ragione di aspettarci una cosa simile, né di temerla o presumerla. Il terzo gruppo, infine, comprende quei sogni che non hanno senso o sogni incomprensibili, che sembrano incoerenti, confusi e privi di significato. La stragrande maggioranza dei sogni presenta queste caratteristiche; e a essi appunto si deve la scarsa considerazione in cui i sogni sono tenuti e la teoria medica secondo la quale sono il risultato di un'attività psichica limitata. È raro che manchino i segni più evidenti di incoerenza, particolarmente nelle composizioni oniriche di una certa durata e complessità. Un ripetersi di esperienze simili ci può spingere a sospettare che ci sia una relazione intima tra la natura incomprensibile e confusa dei sogni e la difficoltà di riferire i pensieri a essa sottostanti. Nel caso dei sogni complicati e confusi di cui ci occupiamo ora, la condensazione e la drammatizzazione, da sole, non sono sufficienti a spiegare l'impressione di dissomiglianza tra il contenuto del sogno e i pensieri onirici. Nel corso del lavoro onirico l'intensità psichica dei pensieri e delle rappresentazioni si trasferisce su altri pensieri e rappresentazioni che non dovrebbero essere così sottolineati; nessun altro processo contribuisce a nascondere il significato del sogno e a rendere irriconoscibile il nesso tra il contenuto del sogno e i pensieri onirici. Nel corso di questo processo chiamato spostamento onirico, l'intensità psichica - l'importanza o potenzialità affettiva del pensiero - viene trasformata in vivacità sensoriale. I sogni possono formarsi quasi senza alcun spostamento, sono quelli sensati e comprensibili; oppure sogni in cui non c'è un solo elemento dei pensieri onirici che abbia conservato il proprio valore psichico, o in cui tutto ciò che è essenziale nei pensieri onirici non sia stato sostituito da qualcosa di insignificante, e possiamo trovare una serie di casi intermedi tra questi due estremi (quanto più oscuro e confuso sembra un sogno, tanto più grande è la partecipazione del fattore spostamento alla sua formazione). Proprio il processo di spostamento non ci permette di scoprire o riconoscere i pensieri onirici nel contenuto del sogno, a meno che non comprendiamo il motivo di questa deformazione. Tuttavia, i pensieri onirici vengono anche sottoposti a un'altra specie di deformazione più debole, che rivela un'altra attività del lavoro onirico, facilmente comprensibile. Spesso ci colpisce l'insolita forma di espressione dei primi pensieri onirici che incontriamo con l'analisi; essi infatti non sono rivestiti del linguaggio banale di cui generalmente si servono i nostri pensieri, al contrario sono rappresentati simbolicamente per mezzo di paragoni e metafore, in immagini somiglianti a quelle del linguaggio poetico. Non è difficile spiegare la costrizione imposta alla forma di espressione dei pensieri onirici. Il contenuto manifesto dei sogni è costituito per la maggior parte da situazioni pittoresche, e di conseguenza i pensieri onirici devono prima di tutto essere sottoposti a un trattamento che li renda adatti a una rappresentazione di questo tipo. Se immaginiamo di dover affrontare il problema di rappresentare le argomentazioni di un articolo politico di fondo o i discorsi di un avvocato davanti alla corte in una serie di immagini, potremmo facilmente renderci conto delle modificazioni che il lavoro onirico deve necessariamente eseguire in base a considerazioni sulla rappresentabilità del contenuto del sogno". Freud divise il processo di distorsione che affermava fosse applicato a desideri repressi per formare un sogno in quattro passaggi. È grazie a queste distorsioni che la manifestazione del contenuto dei sogni differisce enormemente dal sogno latente, ed è invertendo queste distorsioni che il contenuto latente è raggiunto. Queste operazioni includono: Condensazione - un oggetto in un sogno può rappresentare diverse associazioni e idee; quindi "i sogni sono brevi, esigui e laconici, se confrontati con la gamma e la ricchezza dei pensieri onirici"; Spostamento - il significato emotivo di un oggetto in un sogno è separato dalla sua reale definizione o contenuto e si aggrappa a una completamente diversa, che non desta il sospetto del "censore onirico"; Visualizzazione - un pensiero è tradotto in un'immagine; Simbolismo - un simbolo sostituisce un'azione, una persona o un'idea. A questo si potrebbe aggiungere un'"elaborazione secondaria", ovvero il risultato della naturale tendenza del sognatore a elaborare una sorta di "senso" o "storia" partendo dagli elementi manifesti. Freud, infatti, era abituato a sottolineare il fatto che cercare di "spiegare" una parte della manifestazione del contenuto con riferimenti ad altre parti non fosse solamente futile, ma in realtà anche ingannevole, come se la manifestazione del sogno costituisse in qualche modo un concetto unitario o coerente. Freud pensava che l'esperienza di una sensazione di ansia in sogni e incubi fosse il risultato di fallimenti nel sistema dei sogni: più che contraddire la teoria della "realizzazione di un desiderio", un fenomeno del genere dimostrava come l'ego reagisse alla comprensione di desideri rimossi che erano troppo potenti e insufficientemente mascherati. I sogni traumatici (dove il sogno ripete solamente l'esperienza traumatica) vennero infine considerati eccezioni alla teoria. Freud descrisse l'interpretazione psicoanalitica dei sogni come "la via regia che conduce alla conoscenza delle attività incoscienti della mente"; era però solito esprimere insoddisfazione nei confronti del modo in cui le sue idee sul tema venivano interpretate, qualora esse non venissero comprese. Scrive, a questo proposito: "L'affermazione che tutti i sogni richiedano un'interpretazione sessuale, contro la quale i critici infieriscono così incessantemente, non si verifica da nessuna parte nella mia "Interpretazione dei sogni"... ed è in evidente contraddizione con altri punti di vista espressi in essa." In un'altra occasione, egli suggerì che le capacità individuali di riconoscere la differenza tra contenuto latente e manifesto del sogno "sarebbe probabilmente andata al di là della capacità di comprensione della maggior parte dei lettori della mia 'Interpretazione dei sogni'". Per concludere, l'importanza del sogno come via per l'inconscio è sintetizzata dal significato e dall'aspetto che molti sogni hanno: sono una psicosi temporanea e solitamente innocua e una rappresentazione accettabile di una fantasia o impulso non accettato dall'Io cosciente, mascherato con elementi della vita quotidiana e della fantasia. === La psicoanalisi "freudiana" e la sua evoluzione === La formazione di Freud era di tipo medico. Per questo egli ha coerentemente dichiarato che i suoi metodi e le sue conclusioni di ricerca erano "scientifici". Tuttavia, la sua ricerca così come la pratica sono state messe in discussione da diversi studiosi. Inoltre, sia i critici sia i seguaci di Freud hanno osservato che l'affermazione di base secondo la quale molti dei nostri pensieri e delle nostre azioni coscienti siano motivati da paure e desideri inconsapevoli sfida esplicitamente le principali concezioni sulla mente fino ad allora elaborate. In ambito sia psicologico sia psichiatrico sono state elaborate numerose evoluzioni della metapsicologia e della teoria della tecnica freudiana (ad esempio, nelle varietà di modelli e forme di psicoterapia psicodinamica), mentre altri autori hanno rifiutato il modello della mente proposto da Freud pur adottando spesso alcuni elementi del suo metodo terapeutico, specialmente nel privilegiare il colloquio clinico con il paziente come parte dell'intervento terapeutico. Freud ha esplorato l'abisso dell'inconscio, portandone alla luce anche gli angoli più oscuri, mettendo in crisi le placide certezze della cultura occidentale, che cercava di esorcizzare la paura della morte e dell'ignoto ponendo l'uomo al centro di un mondo che sembra modellarsi sulle sue esigenze. === Freud e gli studi neuropsichiatrici === Un altro degli interessi considerati minori di Freud era la neurologia. Fu uno dei pionieri delle ricerche sulla paralisi cerebrale e pubblicò numerosi documenti medici sull'argomento. Dimostrò anche, precedendo altri ricercatori suoi contemporanei che iniziavano lo studio sugli stessi argomenti, l'esistenza della neuropatia. Affermò che William John Little, il quale per primo identificò la paralisi cerebrale, aveva torto nell'inferire che la mancanza d'ossigeno durante il parto fosse causa della malattia. Suggerì, invece, che le complicazioni del parto fossero solo un sintomo del problema. Egli sosteneva che la psichiatria, la psicologia, la psicoanalisi e la neurologia fossero collegate: l'inconscio e le sue problematiche erano la rappresentazione teorica di un problema fisico, anticipando così la visione della psichiatria biologica e il ruolo dei neurotrasmettitori nella genesi della patologie mentali. In particolare la genetica, l'anatomia e la neurologia stabilirono che nel cervello umano sono presenti zone più antiche e istintive, come l'Es freudiano, ad esempio l'amigdala, e zone più razionali, come il Super-Io, ad esempio i lobi frontali e in generale la corteccia cerebrale. Solo alla fine degli anni 1980 le speculazioni neurologiche di Freud sono state confermate dalle ricerche di neuropsichiatria più avanzate. == Freud e la filosofia == Oltre ai seguenti, precursori filosofi o artistici delle idee di Freud sono riconosciuti anche Blaise Pascal, Baruch Spinoza, Gottfried Wilhelm Leibniz, Jean-Jacques Rousseau, Immanuel Kant, Johann Goethe, Friedrich Schiller, Denis Diderot, Francisco Goya, il marchese de Sade e Johann Heinrich Füssli. Filosofi accostati direttamente al pensiero freudiano sono poi Empedocle, Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche. === Empedocle === Da Empedocle Freud trae il dualismo Amore/Odio (altrimenti dette "Concordia" e "Discordia"), che egli trasforma in quello Eros/Thanatos. Infatti, se per Empedocle "Concordia" è la forza che unisce i quattro eidola (acqua, aria, terra, fuoco) permettendo al cosmo di originarsi, mentre "Discordia" è la forza che li separa disfacendo l'universo, per Freud Eros è la pulsione psichica tendente all'amore, alla sessualità, alla riproduzione e alla vita in generale mentre Thanatos è la pulsione tendente alla distruzione (di sè e degli altri) e alla morte. === Schopenhauer === Arthur Schopenhauer individua nella Volontà la forza che ci fa vivere e perpetuare la specie, a cui egli contrappone il distacco e l'ascesi; sebbene le conclusioni siano differenti, la Volontà può essere assimilata alla forza sessuale, la libido descritta da Freud, altrettanto vis a tergo che ci spinge ciecamente così come pure la "volontà di potenza" nietzschiana: «Da un bel po' infatti il filosofo Arthur Schopenhauer ha fatto vedere agli uomini in qual misura tutte le loro azioni e aspirazioni sono determinate da desideri sessuali - nel senso abituale della parola - e tutto un mondo di lettori non dovrebbe scordare troppo facilmente quell'insegnamento così avvincente!» Se rimasta fissata e non usata a scopo sessuale, crea le nevrosi o la perversione. Inoltre Schopenhauer riprende concetti delle religioni orientali, in particolar modo buddisti, come il Nirvana, la cessazione delle passioni: anche Freud usa a volte il termine, in senso psicologico, ad esempio in Al di là del principio di piacere (1920) e nel Compendio di psicoanalisi (1938). === Nietzsche === Friedrich Nietzsche, partendo dal concetto greco del "conosci te stesso e diventa ciò che sei" e portando il sapere umano al livello psichico (scrisse infatti che «"conosci te stesso" è tutta la scienza»), fu precursore d'una epistemologia e gnoseologia naturalista della conoscenza, intesa come prodotto di capacità acquisite in modo evolutivo. Speculazione psicofilosofica che lo portò per primo a penetrare e descrivere i processi inconsci alla base e da cui emerge, come la cima d'un iceberg, la coscienza umana con le sue inclinazioni volitive e cognitive: «Secondo l'ambiente e le condizioni della nostra vita, un istinto emerge come il più stimato e dominante; in particolare, pensiero, volontà e sentimento si trasformano in suoi strumenti». Anche la sua volontà di potenza dionisiaca è avvicinata a una forza irresistibile quale la libido, che la razionalità del socratismo, dominante nella cultura occidentale, cerca di soffocare. Inoltre Freud riprende il tema della morte di Dio proclamata dal filosofo tedesco ne La gaia scienza e nel Così parlò Zarathustra. === Il Novecento === Attraverso il pensiero di Freud, il concetto di uomo e della sua personalità acquisisce una precisa connotazione in ambito filosofico. La grande rivoluzione da lui operata, nella civiltà e nella cultura contemporanea, riguarda essenzialmente il tentativo di indagare in maniera profonda l'enorme complessità dell'animo umano e in particolare le possibilità d'inganno o d'autoinganno della coscienza. Proprio la scoperta freudiana dell'inconscio -e di tutte le sue inevitabili conseguenze- ha determinato uno dei grandi travolgimenti ideologici cui il Novecento ha dovuto far fronte. Tramite la psicoanalisi, Freud ha proposto una nuova antropologia, in cui il soggetto non viene più considerato un essere esclusivamente razionale - come sostenuto dall'idealismo e in particolar modo da Georg Wilhelm Friedrich Hegel - ma, piuttosto, un'entità caratterizzata anche da una dimensione puramente istintuale. Proprio per questa ragione, Freud rientra tra quei maestri del sospetto - così denominati dal filosofo francese Paul Ricœur - insieme a Friedrich Nietzsche e Karl Marx. «Marx, Nietzsche e Freud: [...] questi tre maestri del sospetto non sono tre maestri di scetticismo. Certamente sono tre grandi "distruttori", e tuttavia anche questo non deve farci sentire perduti; la distruzione, dice Heidegger in Sein und Zeit, è un momento di una fondazione del tutto nuova. La "distruzione" dei mondi retrogradi è un compito positivo, ivi compresa la distruzione della religione»; «Il processo del nichilismo non ha raggiunto la sua conclusione, forse neppure il suo culmine: il lavoro del lutto [che spodesta gli idoli degli] dèi morti non è ancora terminato.» == La nevrosi collettiva == Freud orientò anche i suoi studi sull'antropologia e sul totemismo, sostenendo che il totem riflette la codificazione di un complesso di Edipo relativo alla tribù. Il disagio della civiltà, uno degli ultimi libri di Freud, dedicato all'applicazione delle teorie psicoanalitiche alla società, riprende concetti espressi anche in Totem e tabù, Psicologia delle masse e analisi dell'Io e L'avvenire di un'illusione. Il concetto di nevrosi collettiva, riprende ma in senso molto diverso alcune idee già presentate da Jung (inconscio collettivo). Vengono presentate alcune idee sociologiche oggi abbastanza accettate e altre più discutibili. Un esempio del primo tipo è il fatto che la repressione della libido da parte della società sia fonte del disagio che ci colpisce e che ci fa sentire limitati, in quanto privati delle soddisfazioni di cui necessitiamo. Freud fa risalire tutto questo alla sua storica contrapposizione tra Io e Super-Io, identificando nel Super-Io la morale sociale che avvilisce l'Io. Il problema della conflittualità interiore alla psiche umana, certo non nuovo nella filosofia occidentale, era stato già posto in termini molto simili - e con la stessa denominazione di "cattiva coscienza" - da Nietzsche nella Genealogia della morale: per entrambi la "civiltà" è riuscita a rendere mansueto un uomo altrimenti aggressivo, limitando le sue pulsioni distruttive e antisociali, che non possono però essere completamente eliminate. Queste vengono altresì rese pericolosamente capaci di sfogarsi solamente contro il soggetto stesso; Freud adatta questa riflessione nietzschiana alla Seconda topica, e arriverà perciò a fare del Super-Io l'istanza repressiva, di controllo, che la società ha "inserito" nella stessa psiche dell'uomo. Il Super-Io ha dunque la funzione di limitare, in senso moralista, sia alcune pulsioni sessuali - portando l'individuo alla nevrosi nel caso in cui lo faccia con eccessiva rigidezza - sia l'aggressività umana, in quanto Freud condivide quel filone pessimista dell'antropologia che può essere condensato nella formula "homo homini lupus" già usata da Hobbes. Freud polemizzerà difatti anche con la concezione di origine rousseauiana del buon selvaggio, in quanto nell'uomo vi sono innegabili spinte aggressive, talvolta fini a sé stesse. In senso più filosofico che psicologico, tutto il disagio collettivo viene invece fatto risalire a una forma di primordiale peccato originale, di cui tutti gli individui serbano traccia. Il peccato è quello della prima tribù di uomini ("orda primordiale"), in cui un solo capo comandava con la forza e possedeva tutte le donne del clan (patriarcato). Il dispotismo di questo padre-capo accrebbe così tanto l'odio degli altri membri, suoi figli, che essi lo uccisero e lo mangiarono, risentendone poi il senso di colpa e il rimorso. Ebbene, secondo Freud tutti noi inconsciamente serbiamo traccia di questo ancestrale parricidio, di questo complesso di Edipo collettivo. Secondo Freud sta qua l'origine inconscia della religione, che il padre della psicoanalisi, a differenza di Jung, considera solamente una nevrosi ossessiva di massa. Il primo risultato è il totem: è il simbolo del padre mitico, l'animale da venerare e non mangiare; questo tranne in determinate occasioni, in cui si rinnova il pasto o banchetto totemico; questa pratica si trasmise tramite le varie religioni dove Dio è solamente un padre elevato all'ennesima potenza, fino al cristianesimo dove il Figlio si sacrifica, per espiare la colpa, al Padre e viene esso stesso mangiato nell'Eucaristia; per Freud l'ebraismo (sulla religione dei suoi antenati scrisse L'uomo Mosè e il monoteismo) e il cristianesimo sono la prova vivente della sua teoria. Il secondo risultato è il tabù dell'endogamia, ovvero l'obbligo dell'esogamia, cioè prendere moglie fuori dalla famiglia e dal clan per evitare l'incesto che, oltre che dannoso, offende la memoria del padre primordiale, solo padrone delle donne della tribù. Il disagio della civiltà, edita nel 1929, è invece nobile interprete delle oscure riflessioni sulla natura umana che, in seguito alla Grande Guerra e alla Grande depressione, tormentarono i circoli culturali. L'uomo decade da valoroso patriota e lavoratore a "lupo parricida". I valori sono così ridotti a convenzioni, peraltro disagevoli. Freud fa del "Disagio della civiltà" il manifesto delle più tetre e disilluse analisi. Ecco alcune citazioni del capitolo sui sentimenti religiosi: Prosegue poi: Freud poi aggiunge: == Interessi per l'occulto == Come altri scienziati della sua epoca, Sigmund Freud ebbe un profondo e documentato interesse per la parapsicologia, allora variamente definita come «occultismo» o «ricerca psichica», alla quale si accostò nonostante un estremo scetticismo iniziale, che era stato peraltro fra le cause del suo distacco da Jung, quando aveva liquidato il fenomeno della precognizione come una banale sciocchezza. Da allora tuttavia si avvicinò progressivamente ai mondi del paranormale e della medianità per comprendere meglio le dinamiche dell'inconscio, non per motivazioni mistiche o spirituali, ma ritenendoli degni di attenzione scientifica, fino a diventare nel 1911 membro della prestigiosa Society for Psychical Research inglese. Giunse così ad affermare: Un episodio del 1919 avvenuto con un suo paziente lo aveva convinto in particolare dell'esistenza della telepatia, da lui ritenuta capace di manifestarsi nei fenomeni di transfert, quando cioè il forte legame emotivo tra paziente e analista potevano amplificarne la sensibilità inconscia, permettendo a una persona di cogliere i pensieri non espressi dell'altra. Tale forma di telepatia, in ogni caso, non era per lui un evento magico o soprannaturale, ma considerato il residuo di un arcaico metodo di comunicazione tra gli esseri umani, successivamente sostituito dal linguaggio verbale, forse rimasto nel legame intimo tra madre e neonato. Egli ne discusse in opere quali Sogni e telepatia (1922), o Sogno e occultismo (1932). Si trattò tuttavia di opere rese poco note, alle quali si aggiunse un testo rimasto a lungo segreto, Psicoanalisi e telepatia del 1921, pubblicato solo vent'anni dopo: i colleghi infatti fecero pressioni su Freud affinché tenesse nascosti questi interessi; la psicoanalisi era una scienza giovane, già duramente attaccata dalla medicina ufficiale per le sue teorie sulla sessualità, e si temeva che esponendosi a favore della telepatia, la comunità scientifica l'avrebbe fatta sprofondare nella «marea nera» dell'occultismo, distruggendone la credibilità. == Controversie == Il dibattito interno ed esterno rispetto alle teorie psicoanalitiche è stato sempre piuttosto acceso. Questi dibattiti hanno spesso permesso di sviluppare e articolare la teorizzazione freudiana originaria, facilitando l'evoluzione della psicoanalisi dagli originari modelli pulsionalisti ai più recenti modelli relazionali. Dalla psicoanalisi e dai numerosi rami che da essa si dipartono, hanno inoltre avuto origine diverse e disparate teorie psicologiche e filosofiche. === Metodologiche === Per quanto riguarda l'efficacia psicoterapeutica della psicoanalisi il dibattito è stato molto forte e ha visto posizioni spesso contrapposte. In Francia, l'Institut national de la santé et de la recherche médicale (l'organismo pubblico francese dedicato alla salute e alla ricerca medica) ha pubblicato nel 2004 l'expertise collettiva "Psychothérapie: Trois approches évaluées", una rassegna critica di studi clinici e di meta-analisi precedenti, in cui veniva valutata l'efficacia di tre diversi approcci psicoterapeutici, fra cui quello di ispirazione psicoanalitica. Gli otto esperti che hanno realizzato tale rapporto provenivano da indirizzi diversi di psicologia clinica, sei di loro erano stati psicoanalizzati e uno era psicoanalista lacaniano. Lo psichiatra e psicoterapeuta Jean Cottraux, uno di questi otto autori, riassume le caratteristiche e i risultati dell'expertise nel modo seguente: "[...] il rapporto INSERM non si occupava della psicoanalisi nel senso stretto del termine, esso valutava l'efficacia delle terapie psicoanalitiche brevi, della terapia familiare [di vari indirizzi] e delle terapie cognitivo-comportamentali. Le sue conclusioni erano particolarmente misurate. Erano stati studiati sedici disturbi. Le terapie cognitivo-comportamentali hanno dimostrato un effetto positivo in quindici disturbi su sedici, le terapie familiari in cinque disturbi su sedici, le psicoterapie psicodinamiche d'ispirazione psicoanalitica in un solo disturbo su sedici. Si trattava di disturbi della personalità in cui anche le TCC (sigla che sta per "terapie cognitivo-comportamentali") hanno dimostrato la loro efficacia. Erano proposte indicazioni precise per ciascun disturbo, il che permetteva alle diverse correnti di dividersi il terreno in funzione dei loro poli di eccellenza. Il rapporto consentiva così ai pazienti di compiere una scelta informata. Le terapie psicoanalitiche brevi venivano considerate una buona indicazione in almeno il 30% delle domande di psicoterapia che provenivano da pazienti affetti da un disturbo di personalità isolato o associato alla depressione, o da un disturbo ansioso. Il filosofo francese Paul Ricœur ha fatto anche notare che Freud non è così neutrale nel suo metodo. Egli aderisce fin dall'inizio dei suoi studi alla filosofia del positivismo, in particolare alla Weltanschauung scientista, che proponeva una concezione meccanicistica dell'uomo. L'uomo nella psicoanalisi è simile a una macchina guidata dai suoi istinti (libido in particolare), dunque, sempre secondo Ricoeur, non sono rispettate né la sua libertà né la sua responsabilità. === Epistemologiche === Una critica all'impianto psicoanalitico freudiano fu formulata dal filosofo della scienza Karl Popper, che annoverava la psicoanalisi e il materialismo storico marxista fra quelle discipline "non passibili di smentita" e perciò, a suo parere, non scientifiche. Il logico e filosofo Ludwig Wittgenstein (1889-1951), ad esempio, sostenne che la psicoanalisi fosse: "una mitologia che ha molto potere", criticando nello specifico il procedimento della libera associazione delle idee, considerato oscuro, "perché Freud non chiarisce mai come possiamo sapere dove fermarci, dove la soluzione sia giusta". La psicoanalisi mancherebbe di falsificabilità, ovvero di un'affermazione che se smentita con metodo scientifico, fa crollare l'edificio. I freudiani ribattono che tale affermazione è il complesso di Edipo, ritenuto vero e "pilastro" della psicoanalisi. === Sessuologiche e critiche da altri psicoanalisti === Le prime critiche a Freud riguardarono la teoria dell'eziologia sessuale delle nevrosi, che Freud definiva il "dogma della psicoanalisi" e che, all'epoca, suscitava scandalo. In effetti, il modello sessuale-pulsionalista fu in seguito criticato anche da alcuni seguaci di Freud; Alfred Adler, per esempio, propose di sostituirlo con una teoria della volontà di potenza di derivazione nietzschiana; Carl Gustav Jung elaborò una teoria della libido intesa come energia psichica più generale, e non necessariamente ridotta a "forza sessuale"; Rudolf Allers cercò il fondamento di una psicologia integrale nell'antropologia di Tommaso d'Aquino. === Femministe === Anne Koedt, femminista statunitense, pubblicò nel 1968 il saggio The Myth of the Vaginal Orgasm ("Il mito dell'orgasmo vaginale"), un testo reputato molto scandaloso all'epoca, nel quale attaccò il fondamento della teoria freudiana sulla sessualità femminile, ossia l'idea che una giovane divenga realmente donna sessualmente adulta quando abbandoni l'orgasmo clitorideo, ottenuto con la pratica della masturbazione, in favore dell'orgasmo vaginale, che sarebbe provocato dalla penetrazione maschile. Freud affermava nel suo libro "Tre saggi sulla teoria sessuale" (1905) la presenza di due orgasmi femminili, quello clitorideo e quello vaginale. In realtà, studi scientifici sessuologici dimostrano che la donna possiede solamente la clitoride come organo sessuale femminile che causa l'orgasmo; Freud sosteneva che la frigidità femminile - l'incapacità di raggiungere l'orgasmo vaginale - era una forma di nevrosi, riconducibile a una fissazione alla fase puberale. Freud sosteneva inoltre che l'analista donna dovesse riconoscere la regola psicoanalitica dell'invidia del pene, altrimenti non l'avrebbe applicata con le pazienti, danneggiando la terapia. === Neuropsichiatriche === Lo psichiatra statunitense Allan Hobson respinge l'idea che i sogni esprimano necessariamente significati profondi o nascosti. A suo parere, l'opera di Freud L'interpretazione dei sogni è infondata. Secondo i suoi studi, i sogni sono creati quando gli impulsi neuronali generati casualmente dal tronco encefalico raggiungono la corteccia cerebrale durante il sonno REM. La corteccia tenta di dare un senso agli input casuali che sta ricevendo, e questa genera i sogni. === Critiche alla persona di Freud === Freud era stato, per un periodo della sua vita, consumatore ed estimatore di cocaina e uno sviluppatore della teoria e della pratica delle nevrosi nasali riflesse d'accordo con Wilhelm Fliess. Emma Eckstein, infatti, subì un disastroso intervento chirurgico al naso per opera di Fliess. Il filosofo francese anarco-edonista Michel Onfray nel libro Crepuscolo di un idolo. L'affabulazione freudiana ha attaccato duramente Freud - e secondariamente la psicoanalisi - accusando lo psicoanalista di essere antisemita (nonostante egli stesso avesse subito le persecuzioni naziste in quanto ebreo), evasore fiscale, fascista (per via della dedica citata) e tossicodipendente. Onfray ritiene inoltre che Freud abbia riutilizzato concetti non suoi (ad esempio di Nietzsche), e si sia appropriato della psicoanalisi a partire dal lavoro con Charcot, inoltre che la scienza psicoanalitica si debba in realtà al lavoro del contemporaneo Pierre Janet. Un'accusa è quella di aver lottato contro l'allievo Wilhelm Reich perché comunista, e in un primo tempo aver pensato di essere accondiscendente e apolitico verso il nazismo, perché l'Istituto Goering permettesse alla psicoanalisi di non essere bandita dalla Germania. Critica poi i freudiani di sinistra, come i freudomarxisti (come Wilhelm Reich, a cui per altri aspetti si è rifatto). Il libro ha suscitato dure critiche e lunghe polemiche da parte dei freudiani e da intellettuali di sinistra radicali che avevano applaudito opere come il Trattato di ateologia, ma anche da intellettuali di altre aree politiche, come Bernard-Henri Lévy, filosofo ebreo che ha respinto le accuse di antisemitismo rivolte a Freud. In risposta al libro di Onfray, Élisabeth Roudinesco pubblica nello stesso anno il libro Mais pourquoi tant de haine? in cui l'autrice spiega in che modo la maggior parte delle tesi sostenute da Onfray contro Freud siano del tutto infondate e la sua documentazione sia o non attendibile oppure soggetta ad arbitrarie forzature. Trattamenti inumani ai pazienti Freud è inoltre responsabile dell'osceno e inumano trattamento riservato alla povera principessa Alice di Battenberg == Nella cultura di massa == Freud ha esercitato enorme influenza sulla cultura di massa e sulla cultura pop, ma anche sull'intera visione del mondo umana, in particolare su quella del XX secolo, paragonabile a pochi altri (come Karl Marx, Friedrich Nietzsche e Charles Darwin). Nella cultura di massa è citato innumerevoli volte; Tra queste citazioni si ricordano: Woody Allen cita spesso Freud e la psicoanalisi nei suoi film. Nel film Le vie del Signore sono finite di Massimo Troisi, il medico curante del protagonista invia lettere a Freud per illustrargli il caso; le lettere, però, vengono cestinate da una cameriera che, memore della sconfitta dell'Austria nella ancora recente prima guerra mondiale, ha in odio gli italiani. Nel 1990 a Freud è stato dedicato un concept album da Eric Woolfson e Alan Parsons dal titolo Freudiana. Nel 1991 Woolfson ha pubblicato un album live dallo stesso titolo. Nel libro Il cimitero di Praga (2010), Umberto Eco inserisce Freud tra i personaggi conosciuti dal protagonista il quale, non conoscendo l'esatto modo di scrivere il nome del giovane psicoanalista, nei suoi diari lo cita erroneamente con il nome "Froïde": In quegli anni (mi pare che fosse l'Ottantacinque o l'Ottantasei) da Magny avevo conosciuto quello che continuo a ricordare come il dottore austriaco (o tedesco). Ora mi torna alla mente il nome, si chiamava Froïde (credo si scriva così), un medico sulla trentina, che certamente veniva da Magny solo perché non poteva permettersi di meglio, e che stava facendo un periodo di apprendistato presso Charcot. Freud viene citato alla fine del romanzo come l'artefice della guarigione del protagonista. Nel film Tutta colpa di Freud. Nel romanzo di Italo Svevo La coscienza di Zeno, il personaggio del dottor S. allude a Freud e ad altri psicoanalisti dell'epoca, anche se il medico in questione non è un vero e proprio psicoanalista (e da taluni è ritenuto la proiezione dell'autore). Nel romanzo La scelta di Sigmund, scritto nel 2016 dall'italiano Carlo Martigli, il protagonista è proprio Sigmund Freud che, in una Roma del 1903 (dove il neurologo visse realmente per alcuni mesi), si ritrova ad aiutare le autorità a risolvere un caso di omicidio-suicidio. Nel brano di Nek intitolato Freud, cantato assieme al rapper J-Ax e pubblicato il 31 marzo 2017, è citato molto spesso all'interno delle strofe, ma in gran parte del ritornello nella frase Freud è uno di noi! Nel film Sogni d'oro (1981) di Nanni Moretti, il protagonista Michele Apicella sta girando un film intitolato "La mamma di Freud" in cui il fondatore della psicoanalisi (interpretato da Remo Remotti) appare come un adulto-bambino, che telefona a Jung, detta le proprie memorie alla figlia, fa le bizze con sua madre, pestando i piedi e strillando con voce infantile. Nel romanzo di Nicholas Meyer La soluzione sette per cento (1974) Sigmund Freud è un personaggio di rilievo. Preoccupato per la salute di Sherlock Holmes il dottor Watson mette in atto un piano per condurlo a Vienna in modo che il celebre alienista possa aiutarlo a disintossicarsi dalla dipendenza da cocaina.La vera cura sarà però un intricato caso da risolvere in cui tutti rimarranno coinvolti. === Film sulla vita di Freud === Freud - Passioni segrete (Freud), regia di John Huston (1962) Le fil rouge, regia di Robert Crible - film TV (1968) Der junge Freud, regia di Axel Corti - film TV (1976) Berggasse 19, regia di Ernst Hausman - film TV (1979) The Secret Diary of Sigmund Freud, regia di Danford B. Greene (1984) A Beginners Guide to Freud, regia di Stacy Marking - film TV (1989) Ich hiess Sabina Spielrein, regia di Elisabeth Márton (2002) Young Dr. Freud, regia di David Grubin - documentario TV (2002) Princesse Marie, regia di Benoît Jacquot - film TV (2004) Mahler auf der Couch, regia di Felix O. Adlon e Percy Adlon (2010) A Dangerous Method, regia di David Cronenberg (2011) Freud on Freud, regia di Daniel Blake (2016) Il tabaccaio di Vienna, regia di Nikolaus Leytner (2018) Freud, serie televisiva diretta da Marvin Kren (2020) == Pazienti di Freud == Pazienti che compaiono negli studi di Freud, con gli pseudonimi usati e i relativi nomi reali: Anna O. = Bertha Pappenheim (1859-1936) Laszlo Schmendrick = Matty G. (1895-?) Cäcilie M. = Anna von Lieben (1847-1900) Dora = Ida Bauer (1882-1945) - isteria Frau Emmy von N. = Fanny Moser (1872-1953) Fräulein Elizabeth von R. = Ilona Weiss (1867-?) Fräulein Katharina = Aurelia Kronich Fräulein Lucy R. Il piccolo Hans = Herbert Graf (1903-1973) L'uomo dei topi = Ernst Lanzer (1878-1914) - nevrosi ossessiva (secondo Freud casi di difficile soluzione con il metodo psicoanalitico) L'uomo dei lupi = Sergej Costantinovič Pankëevjeff (1886-1979) - nevrosi infantile H.D. (Hilda Doolittle, 1886-1961), in analisi nel 1933 Emma Eckstein (1865-1924) Jeanne Lampl-de Groot, in analisi nel 1922 Bruno Veneziani (1890-1952): cugino e cognato dello scrittore Italo Svevo, Freud lo ebbe in terapia, con una diagnosi di psicosi, passando poi il caso a Edoardo Weiss e altri; in realtà, tossicodipendente e omosessuale, Bruno tornò più abulico dopo la lunga analisi a Vienna, stimolando le riflessioni del romanziere triestino sulla psicoanalisi, specialmente nel romanzo La coscienza di Zeno. === Personaggi storici analizzati da Freud === Leonardo da Vinci (1452-1519) in Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci (Eine Kindheitserinnerung des Leonardo da Vinci, Deutsche Verlag, 1910) Gustav Mahler (1860-1911), conversazione analitica avvenuta il pomeriggio del 26 agosto 1910 a Leiden, nei Paesi Bassi Daniel Paul Schreber (1842-1911) in Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia (dementia paranoides) descritto autobiograficamente (Psychoanalytische Bemerkungen zu einem autobiographisch beschriebenen Fall von Paranoia (Dementia Paranoides), 1911) Mosè Il Mosè di Michelangelo (Der Moses von Michelangelo (1913), Imago, 1914) L'uomo Mosè e la religione monoteistica (Der Mann Moses und die monotheistische Religion. Drei Abhandlungen, 1934-1939) Christoph Haitzmann (o Haizmann, nato nel 1651 o 1652 a Traunstein - morto il 14 marzo 1700 nel convento di Neustadt an der Mettau/Nové Město nad Metují in Boemia), in Una nevrosi demoniaca del XVII secolo (Eine Teufelsneurose im Siebzehnten Jahrhundert, Imago, 1923). == Discepoli e influenza == Freud ha avuto molti colleghi divenuti famosi, denominati "Neo-Freudiani", che hanno diviso con lui l'interesse sulla teoria psicoanalitica. Molti sono entrati in collisione con lui per aver messo in dubbio argomenti relativi ai suoi dogmi psicoanalitici. Altri psicologi sono stati influenzati dal pensiero di Freud, pur non essendogli legati professionalmente. Fra tutti questi, si ricordano: Freud ebbe influenza anche su Milton Erickson, che gli riconosceva il merito della scoperta dell'inconscio e del ruolo potenziale dell'ipnosi nella terapia, ma non ne condivideva molte idee teoriche. == Opere principali == L'interpretazione dei sogni (1899) Il caso di Dora (1901) Psicopatologia della vita quotidiana (1901) Il motto di spirito (1905) Tre saggi sulla teoria sessuale (1905) Il poeta e la fantasia (1907) Il piccolo Hans (1908) L'uomo dei topi (1909) Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci (1910) Il presidente Schreber (1910) Totem e tabù (1912-13) Il Mosè di Michelangelo (1914) Introduzione al narcisismo (1914) L'uomo dei lupi (1914) Metapsicologia (1915) Introduzione alla psicoanalisi (1915-17 e 1932) Il perturbante (1919) Al di là del principio di piacere (1920) L'Io e l'Es (1922) La negazione (1925) Inibizione, sintomo e angoscia (1925) L'avvenire di un'illusione (1927) Dostoevskij e il parricidio (1927) Il disagio della civiltà (1929) Tipi libidici (1931) === Traduzioni italiane === (con Joseph Breuer), Sulla teoria dell'attacco isterico (1892), in S. Freud, Opere, 12 voll, Boringhieri, Torino, 1976-1980, vol. I Progetto per una psicologia scientifica (1895), in Opere, cit., vol II L'interpretazione dei sogni (1899), in Opere, cit., vol. III Psicopatologia della vita quotidiana (1901), in Opere, cit., vol. IV Il motto di spirito e il suo rapporto con l'inconscio (1905), in Opere, cit., vol. V Il caso di Dora (1905), in Opere, cit., vol. IV Tre saggi sulla teoria sessuale (1905), in Opere, cit., vol. IV Delirio e sogni nella "Gradiva" di Jensen (1907), in Opere, cit., vol. V Psicoanalisi "selvaggia" (1910), in Opere, cit., vol. VI Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci (1910), in Opere, cit., vol. VI Totem e tabù (1913), in Opere, cit., vol. VII Introduzione al narcisismo (1914), in Opere, cit, vol. VIII Per la storia del movimento psicoanalitico (1914), in Opere, cit., vol. VII Metapsicologia (1915), in Opere, cit., vol. VIII Introduzione alla psicoanalisi (1915-1917), in Opere, cit., vol. VIII Lutto e melanconia (1917), in Opere, cit., vol. VIII Dalla storia di una nevrosi infantile (1918), in Opere, cit., vol VII Il perturbante (1919), in Opere, cit., vol. IX Al di là del principio del piacere (1920), in Opere, cit., vol. IX Psicologia delle masse e analisi dell'Io (1921), in Opere, cit., vol. IX L'Io e l'Es (1923), in Opere, cit., vol. IX Inibizione, sintomo e angoscia (1925), in Opere, cit., vol. X L'avvenire di un'illusione (1927), in Opere, cit., vol. X Il disagio della civiltà (1929), in Opere, cit., vol. X L'uomo Mosè e la religione monoteistica: tre saggi (1934-1938), in Opere, cit., vol. XI Analisi terminabile e interminabile (1937), in Opere, cit., vol. XI Compendio di Psicoanalisi (o Sommario di psicoanalisi, Londra, Firenze, Milano, Giunti, 1938-1940; 1953-2010 (edizione citata). in Opere, cit., vol. XI. Incredulità sull'acropoli, a cura di Peter Girardi, La Vita Felice, Milano 2022. ISBN 9788893465991 == Riconoscimenti == A Sigmund Freud è stato intitolato il cratere Freud sulla Luna. == Note == == Bibliografia == === Biografie su Freud === Ernest Jones, Vita e opere di Sigmund Freud (The Life and Work of Sigmund Freud, 1953-1957), 3 voll., trad. di Arnaldo Novelletto, Milano, Il Saggiatore, 1962-1964; Milano, Garzanti, 1977; edizione condensata a cura di Lionel Trilling e Steven Marcus, Milano, Il Saggiatore, 1995, ISBN 88-428-0883-0. Paul Roazen, Freud e i suoi seguaci (Freud and his Followers, 1975), traduzione di Anna Maria Fenoglio, Roberto Speziale-Bagliacca e Anna Martini, Prefazione di Michele Ranchetti, Collana Piccola Biblioteca, Torino, Einaudi, 2011, ISBN 978-88-062-0742-7. Sigmund Freud. Biografia per immagini, A cura di Ernst Freud, Lucie Freud e Ilse Grubich-Simitis. Con un profilo biografico di K. R. Eissler. Progetto grafico di Willy Fleckhaus, 357 illustrazioni e fotografie, Torino, [Bollati] Boringhieri, 1978 - IV ed. 1998, ISBN 978-88-339-1094-9. Ronald W. Clark, Freud. Vita e opere del padre della psicoanalisi (Freud: The Man and the Cause, 1980), trad. di Ettore Mazzali, Collana Biografie, Milano, Rizzoli, 1983. Peter Gay, Freud. Una vita per i nostri tempi (Freud: A Life for Our Time, 1987; ed. riveduta, 2006), trad. di Margherita Cerletti Novelletto, Milano, Bompiani, 1988, ISBN 88-452-4670-1. Élisabeth Roudinesco, Sigmund Freud nel suo tempo e nel nostro (Sigmund Freud en son temps et dans le nôtre, 2014), trad. di Valeria Zini, Torino, Giulio Einaudi editore, 2015, ISBN 978-88-06-22650-3. Peter-André Alt, Sigmund Freud. Il medico dell'inconscio. Una biografia (Sigmund Freud. Der Arzt der Moderne. Eine Biographie, 2016), traduzione di Aglae Pizzone e Lorenzo Marinucci, Prefazione di Silvia Vegetti Finzi, Collana Saggi n.19, Milano, Hoepli, 2022, ISBN 978-88-203-9176-8. ==== Fiction sulla Vita di Freud ==== Jean-Paul Sartre, Freud. Una sceneggiatura (Le scénario Freud, 1984), traduzione di Angelo Morino, Prefazione e cura di Jean-Bertrand Pontalis, Collana Supercoralli, Torino, Einaudi, 1985, ISBN 978-88-065-8057-5. Irving Stone, Le passioni della mente. Il romanzo sulla vita di Sigmund Freud (The Passions of the Mind, 1971), traduzione di Sergio Varini, Milano, Dall'Oglio, 1971. - Milano, TEA, 2004; Milano, Corbaccio, 2009. === Saggi sul pensiero di Freud === === Opere sul "contrasto" Freud-Jung === Carl Gustav Jung, Freud e la psicoanalisi, Boringhieri, Torino, 1973. ISBN 88-339-0060-6 (esistono anche le edizioni per i tipi di Mondadori e Newton Compton). Carl Gustav Jung, Il contrasto tra Freud e Jung, Boringhieri, Torino, 1975. Carl Gustav Jung, Su Freud: 1917-43, Boringhieri, Torino, 1979. Sigmund Freud come fenomeno storico-culturale, 1932. Sigmund Freud: necrologio, 1939. William McGuire (a cura di), Lettere tra Freud e Jung: 1906-1913, Bollati Boringhieri, Torino, 1990. ISBN 88-339-0576-4. Aldo Carotenuto, Diario di una segreta simmetria. Sabina Spielrein tra Jung e Freud, Astrolabio, Roma, 1980. Mauro Alfonso, "Freud e Jung", in Freud e la madre, Libreria Editrice Psiche, Torino, 1982, pp. 57–85. ISBN 88-85142-03-6. Linda Donn, Freud e Jung: anni di amicizia, anni di distacco (1988), Ed. Leonardo, Milano, 1989. ISBN 88-355-0035-4. John Kerr, Un metodo molto pericoloso: la storia di Jung, Freud e Sabina (1993), Frassinelli, Milano, 1996. ISBN 88-7684-304-3. S. Freud, L. Binswanger, Lettere 1908-1938, a cura di Aurelio Molaro, Cortina, Milano, 2016. == Voci correlate == Storia della psicoanalisi Scuola del sospetto Fasi dello sviluppo psicosessuale secondo Freud Martha Bernays Dora (Sigmund Freud) Freud Museum Herbert Graf Edoardo Weiss == Altri progetti == Wikisource contiene una pagina dedicata a Sigmund Freud Wikisource contiene una pagina in lingua tedesca dedicata a Sigmund Freud Wikiquote contiene citazioni di o su Sigmund Freud Wikibooks contiene testi o manuali su Sigmund Freud Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Sigmund Freud == Collegamenti esterni == Freud, Sigmund, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Edoardo Weiss, FREUD, Sigmund, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932. FREUD, Sigmund, in Enciclopedia Italiana, II Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1948. Freud, Sigmund, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009. Freud, Sigmund, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009. Freud, Sigmund, su sapere.it, De Agostini. (EN) Martin Evan Jay, Sigmund Freud / Austrian psychoanalyst, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. (EN) Sigmund Freud, in Jewish Encyclopedia, Funk and Wagnalls. (EN) Stephen P. Thornton, Freud, Sigmund, su Internet Encyclopedia of Philosophy. Sigmund Freud, su BeWeb, Conferenza Episcopale Italiana. (DE) Sigmund Freud (XML), in Dizionario biografico austriaco 1815-1950. Opere di Sigmund Freud, su Liber Liber. Opere di Sigmund Freud, su MLOL, Horizons Unlimited. (EN) Opere di Sigmund Freud, su Open Library, Internet Archive. (EN) Audiolibri di Sigmund Freud, su LibriVox. (FR) Pubblicazioni di Sigmund Freud, su Persée, Ministère de l'Enseignement supérieur, de la Recherche et de l'Innovation. (EN) Opere riguardanti Sigmund Freud, su Open Library, Internet Archive. (EN) Bibliografia di Sigmund Freud, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff. (EN) Sigmund Freud, su Goodreads. (EN) Sigmund Freud, su Discogs, Zink Media. (EN) Sigmund Freud, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation. (EN) Sigmund Freud, su MyAnimeList. (EN) Sigmund Freud / Sigmund Freud (altra versione), su Comic Vine, Fandom. (EN) Sigmund Freud, su Grand Comics Database. Registrazioni audiovisive di Sigmund Freud, su Rai Teche, Rai. (EN) Sigmund Freud, su IMDb, IMDb.com. Vita ed Opere di Sigmund Freud, su psicoanalisi.it. URL consultato il 2 gennaio 2006 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2005). Freudismo.. La morte di Sigmund Freud - e alcune critiche alle sue teorie - annunciata da Stampa Sera, Torino, 27-9-1939 Sigmund Freud. di Ermanno Pavesi (dal Dizionario del Pensiero Forte) (EN) Freud Museum, Londra, su freud.org.uk. (EN) Biografie e teorie, su brainmeta.com. URL consultato il 1º dicembre 2004 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2011). (EN) Scientific Method in the Interpretation of Dreams, su worldwideschool.org. URL consultato il 1º dicembre 2004 (archiviato dall'url originale il 21 novembre 2005). (EN) Scienziato o raccontastorie?, su books.guardian.co.uk. URL consultato il 1º dicembre 2004 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2005). (EN) International Network of Freud Critics, su psychiatrie-und-ethik.de. URL consultato il 27 giugno 2006 (archiviato dall'url originale il 28 luglio 2018). (EN) Burying Freud. ("Seppellendo Freud"), articolo critico di Raymond Tallis, da The Lancet (1996, 9 marzo) Vol. 347: 669-671. (DE) Cronologia di Freud, su lichtensteiger.de. URL consultato il 1º dicembre 2004 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2021). (EN, DE) Sigmund Freud Museum, Berggasse 19, Vienna, su freud-museum.at. (EN) One Hundred Years of Sigmund Freud, su positivehealth.com. URL consultato il 1º dicembre 2004 (archiviato dall'url originale il 27 dicembre 2005). (EN) La religione come patologia. URL consultato il 13 luglio 2024 (archiviato dall'url originale il 26 agosto 2007). (Freud e la religione: "La religione come patologia", articolo di Maria Mantello pubblicato sul nº 89 della rivista trimestrale europea "Lettera Internazionale" (EN) Luoghi di Sigmund Freud su Himetop - History of medicine topographical database, su himetop.wikidot.com. Flavia Foradini, Sigmund Freud e la sua Vienna, su RSI Radiotelevisione svizzera, Laser. URL consultato il 12 marzo 2024 (archiviato il 9 dicembre 2023).