Governo ŽeljazkovIl governo Željazkov è stato il 105º governo della Bulgaria, in carica dal 16 gennaio 2025 al 19 febbraio 2026 (sebbene già dimissionario dal precedente 12 dicembre). È stato approvato dall'Assemblea nazionale lo stesso giorno, dopo essere nato in seguito alle elezioni parlamentari dell'ottobre dell’anno precedente come il frutto di un accordo di coalizione tripartitica tra: Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB) - Unione delle Forze Democratiche (SDS), Partito Socialista Bulgaro (BSP) e C'è un Popolo come Questo (ITN), coadiuvato da Alleanza per i Diritti e le Libertà (APS/HÖI) prima, e Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS/HÖH) poi, in appoggio esterno. Con la nascita di questo governo è stata finalmente risolta una lunga e complessa fase di stallo politico, durata ben 10 mesi e 13 giorni, che ha portato alla nascita di due governi "ad interim" (Glavčev I e II) guidati da Dimităr Glavčev. == Storia == === Formazione === In seguito alle elezioni parlamentari dell'ottobre dell’anno precedente, già parte di una serie di tornate elettorali dovute a continui e ripetuti stalli parlamentari e forme di instabilità politiche, le parti si sono nuovamente trovate davanti ad un intenso ed arduo processo di negoziazione che, essendo anche peggiorata la precedente situazione di frammentazione parlamentare, da molti analisti fu nuovamente ritenuto, almeno all’inizio, altamente fallimentare, secondo anche la prassi tenuta nei precedenti tentativi e nelle conseguenti elezioni anticipate che dal 2021 attanagliavano il paese. Di fatti, anche in seguito alla prima riunione della neo-eletta Assemblea nazionale, tale visione non si è che confermata, risultando necessari ben 11 scrutini, innumerevoli negoziati ed una lunga serie di potenziali candidati nell’arco di poco meno di un mese prima di poter eleggere, finalmente, un nuovo Presidente di quest’ultima, identificato nella deputata Nataliya Kiselova (BSP-OL). In tale contesto, dunque, il Presidente, Rumen Radev, al fine di evitare un ennesimo facile naufragio delle negoziazioni e, in tal senso, un’obbligata indizione di nuove elezioni (prevista esplicitamente dalla Costituzione in caso di fallimento di tutti e tre i mandati esplorativi conferiti), ha adottato una linea più attendista, anche per via della sopracitata frammentazione, al fine di far dialogare preliminarmente e per il tempo opportuno le formazioni politiche ed attendere pazientemente che potesse emergere un quadro politico favorevole, posticipando così (non essendo prescritti termini precisi) il conferimento del primo mandato esplorativo all’anno successivo. Nel mentre che ciò accadeva, difatti, Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB), in quanto partito giunto primo, ha avviato, sin da subito, una fase informale di dialogo abbastanza aperta con tutti gli altri partiti (eccetto Rinascita (V), per via delle sue posizioni estreme ed inaccettabili dalla dirigenza), purché supportassero un accordo con esso, nonostante senza che ci fossero comunque molte aspettative in merito. A questo appello, i partiti hanno risposto in modo vario, sebbene comunque tutti particolarmente aperti al dialogo: Continuiamo il Cambiamento – Bulgaria Democratica (PP-DB), nello specifico, ha principalmente imposto una visione europeista ed ha proposto un patto scritto per un cordone sanitario contro il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS/HÖH) di Peevski, considerato ostile a riforme giudiziarie ed anti-corruzione, poi supportato in linea di principio (ma non nella forma, che GERB ha ritenuto troppo stringente) grosso modo da tutti gli altri partiti, tra cui Alleanza per i Diritti e le Libertà (APS/HÖI), C'è un Popolo come Questo (ITN) e Morale, Unità, Onore (MECh), nonostante le rimostranze del DPS/HÖH, mentre il Partito Socialista Bulgaro (BSP), rimanendo neutrale, ha comunque aperto ad un’ampia collaborazione. In seguito, con l’evolversi delle discussioni, sono state proposte una vasta serie di coalizioni, proposte ed accordi, ma nessuno che risultasse nei fatti abbastanza realistico; in questi, GERB provò anche a porre più volte l’idea di un ritorno di Bojko Borisov alla carica di Primo ministro nell’ambito di una grande coalizione europeista, ma la proposta fu presto rigettata altrettante volte, portando ad un forte rallentamento dei negoziati ed ad un ritiro della candidatura dell’ex-capo del governo, evolutisi presto in numerosi dialoghi abbastanza vani, finanche a giungere ad una minaccia di rinuncia immediata del futuro mandato esplorativo da parte dello stesso GERB, cosa che avrebbe portato quasi certamente a nuove elezioni. Alla fine, la situazione si è ufficialmente sbloccata solo nel mese di dicembre, quando, eletto il nuovo Presidente dell’Assemblea nazionale in quota socialista, il suddetto partito politico ha iniziato maggiormente ad aprire effettivamente già alla circolante idea di collaborare con GERB (fino a quel momento suo immemore avversario politico), al fine di costruire una nuova ed inedita coalizione politica (già in tandem con le altre negoziazioni aperte, tra cui quella con il PP-DB, mai più ripresa per via delle eccessive discordanze). GERB dunque, spinto non solo dalla volontà di formare un governo, ma anche dalla forte persuasione del Presidente Radev (il quale, avendo tenuto delle consultazioni con tutti i partiti politici, ha visto nella formazione europeista il miglior percorso verso un nuovo esecutivo), ha contestualmente reiterato l’impegno verso tale incarico, superando progressivamente le varie controproposte (tra cui quella di un governo tecnico) e linee rosse (il ritorno di Bojko Borisov) in sede negoziale dei socialisti, venendo presto coadiuvato anche dai populisti di destra di C'è un Popolo come Questo (ITN) che, in linea con quanto annunciato sin dall’inizio, si sono presto interessati alla possibilità di entrare a far parte del governo, accettando l’accordo già emendato senza molte obiezioni, sebbene tutti questi aspetti abbiano portato ad un inevitabile allungamento dei tempi, acconsentito tuttavia dal Presidente. Iniziato l’anno nuovo, dunque, il negoziato è stato ripreso in forma più stretta e frequente tra i tre partiti, portando così finalmente alla formazione di un nuovo patto di coalizione, la quale si è mossa a sua volta alla ricerca di un ulteriore alleato per raggiungere la maggioranza, presto rintracciato in Alleanza per i Diritti e le Libertà (APS/HÖI) che, pur invitato al tavolo negoziale, ha infine deciso di rimanere formalmente fuori dal governo, ma ciononostante di appoggiarlo attivamente nelle votazioni. Definiti dunque nel corso delle settimane i ruoli, il programma ed il diritto di GERB alla nomina del Primo ministro (identificato, in tal senso, già da qualche settimana in Rosen Zhelyazkov anziché Bojko Borisov per non irritare gli alleati), il Presidente Rumen Radev ha ufficialmente conferito a GERB il primo mandato esplorativo in data 15 gennaio che, riconsegnato immediatamente con successo, ha permesso di disporre una votazione sul nuovo esecutivo il giorno seguente. Il 16 gennaio, dunque, con l’approvazione definitiva dell’Assemblea nazionale, il governo è ufficialmente entrato in carica. === Revisione dell’allocazione dei seggi e modificazione della maggioranza === Il 13 marzo 2025, in seguito all’accoglimento di un ricorso di riconteggio (promosso da Grandezza - VEL, essendo questa formazione rimasta inizialmente esclusa dalla ripartizione, avendo ottenuto solo il 3,9992% dei voti) da parte della Corte costituzionale, il governo ha visto ridursi la propria area operativa da 126 a 121 seggi, rendendolo così estremamente instabile, seppur ancora numericamente sostenuto, nei limiti del possibile, da una maggioranza parlamentare. Ciò ha portato inevitabilmente a grandi problematiche dal punto di vista politico, facendo sì che, con il pendente rischio di nuove elezioni, le forze politiche dell’esecutivo si muovessero rapidamente per cercare soluzioni, tra cui il continuo dell’esperienza come governo di minoranza o l’appoggio di Bulgaria Democratica (DB), o ancora l’apertura ad un appoggio di Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS-HÖH), quantomeno per la sola approvazione della Legge di bilancio. Alla fine, a causa dell’accrescersi delle controversie derivanti dal nuovo assetto politico, le principali figure di Alleanza per i Diritti e le Libertà (APS-HÖI) si sono incontrate, in data 1º aprile, per riconsiderare la loro posizione di sostegno del governo, decidendo inizialmente di continuarla a determinate condizioni, ma successivamente, a causa dell’eccessiva insofferenza manifestatasi, di ritirarla due settimane dopo, passando così ufficialmente all’opposizione e appoggiando così una schedulata mozione di sfiducia (avendo nel mentre il governo mantenuto la propria linea), sebbene questa sia successivamente fallita per il subentro stabile del Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS-HÖH) a tutela dell’esecutivo. === Proteste e dimissioni === In data 11 dicembre 2025, avendo il Governo sottoposto, nelle settimane precedenti, all’Assemblea nazionale un disegno di legge di bilancio ritenuto alquanto controverso nei contenuti e fonte di numerose proteste in tutto il paese (presto sfociate in manifestazioni apertamente anti-governative contro la diffusa corruzione e l’abuso di potere) nonché di esplicite critiche anche da parte dello stesso Presidente della Repubblica Rumen Radev, il Primo ministro Rosen Željazkov rassegna contestualmente, insieme al resto dell’esecutivo, le dimissioni (ratificate il giorno successivo dall’Assemblea nazionale), constatando l’assenza di supporto popolare per il perseguimento del proprio indirizzo politico. == Compagine di governo == === Appartenenza politica === L'appartenenza politica dei membri del Governo alla sua formazione è la seguente: === Provenienza geografica === La provenienza geografica dei membri del Governo alla sua formazione si può così riassumere: === Situazione parlamentare === Al momento del giuramento dell’esecutivo, il 16 gennaio 2025: In seguito alla riallocazione dei seggi derivante dall’accoglimento di un ricorso di riconteggio da parte della Corte costituzionale, il 13 marzo 2025: In seguito al ritiro di Alleanza per i Diritti e le Libertà (APS/HÖI) dell’appoggio esterno ed al subentro in tale posizione del Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS/HÖH) in occasione di una mozione di sfiducia (poi fallita), il 16 aprile 2025: == Composizione == Il Governo è composto da 20 ministri (escluso il Primo ministro). Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB) Partito Socialista Bulgaro (BSP) C'è un Popolo come Questo (ITN) == Note == === Esplicative === === Bibliografiche ===