Maurice BlanchotMaurice Blanchot (Quain, 22 settembre 1907 – Le Mesnil-Saint-Denis, 20 febbraio 2003) è stato uno scrittore, critico letterario e filosofo francese. Il suo pensiero e la sua opera esercitarono una profonda influenza su una parte significativa della cultura francese degli anni Cinquanta e Sessanta, nonché sui sostenitori della cosiddetta "French Theory". Il rapporto di Blanchot con l'antisemitismo e l'estrema destra fu oggetto di ampio dibattito. Le sue scelte politiche negli anni Trenta lo legarono all'anticomunismo e alla destra antiparlamentare. Durante l'Occupazione nazista della Francia, egli collaborò con Jeune France (fino al 1942) — un'organizzazione finanziata dal governo di Vichy — e svolse un ruolo di primo piano nel mondo della stampa e dell'editoria, grazie ai suoi stretti legami con gli ambienti favorevoli a Pétain. Parallelamente, tuttavia, cercò di proteggere alcune persone dalle persecuzioni del regime. In seguito, si impegnò attivamente contro la guerra d'Algeria, partecipò a gruppi di discussione e di azione durante gli eventi del maggio 1968, si oppose in gran parte alle politiche del generale de Gaulle e si avvicinò a certi ambienti comunisti. «La sua vita è stata interamente dedicata alla letteratura e al silenzio che le è proprio», asserisce la voce pubblicata da Gallimard sulle sue opere. == Biografia == Maurice Blanchot nacque il 22 settembre 1907 da una famiglia benestante nella frazione di Quain, a Devrouze (Saône-et-Loire), nella casa agricola ereditata dalla famiglia cattolica materna. Aveva due fratelli e una sorella, il padre era professore. Dopo essersi diplomato, un'inutile operazione al duodeno gli fa ritardare l'iscrizione universitaria. Compì gli studi all'Università di Strasburgo (Filosofia, con specializzazione in lingua tedesca) tra il 1926 e il 1929. Frequentò gli ambienti dell'Action Française e soleva passeggiare portando con sé un bastone dal pomolo d'argento. Fu a Strasburgo che conobbe Emmanuel Levinas: "politicamente molto distante da me all'epoca — era un monarchico". In seguito, Blanchot avrebbe affermato: "[...] Emmanuel Levinas, l'unico amico — ah, amico lontano — con cui mi dò del tu, e che mi dà del tu; ciò non avvenne perché eravamo giovani, ma per una decisione deliberata, un patto che spero di non infrangere mai." (in: Per l'amicizia). Jacques Derrida avrebbe descritto questa amicizia come una "benedizione di quel tempo". Lévinas lo avvicina al pensiero fenomenologico di Heidegger e di Husserl. Intanto legge Marcel Proust e Paul Valéry. Nel 1928 terminò la lettura di Essere e tempo di Heidegger: "Grazie a Emmanuel Levinas — senza il quale non avrei potuto iniziare a comprendere Sein und Zeit già nel 1927 o nel 1928 — quel libro provocò in me un vero e proprio shock intellettuale. Si era appena verificato un evento di estrema importanza: è impossibile sminuirlo, ancora oggi, persino nella mia memoria". Nel 1929 conseguì a Parigi il diploma di studi superiori e, nel 1930, la laurea alla Sorbona con una tesi sulla concezione del dogmatismo presso gli scettici. Successivamente intraprese gli studi di medicina presso l'ospedale Sainte-Anne, specializzandosi in neurologia e psichiatria. Dal 1931 in poi, Blanchot collaborò con le riviste e i giornali della Jeune Droite: ​​pubblicò il suo primo testo nel febbraio 1931 nella Revue universelle di Jacques Bainville e Henri Massis – "Deux hommes en moi, par Daniel-Rops". Pubblicò anche nella Revue française di Antoine Redier, nei Cahiers mensuels di Jean-Pierre Maxence e nel Journal des Débats, dove fu critico letterario, editorialista e caporedattore fino al suo scioglimento nel 1944 ("fu lì che avrebbe trascorso la maggior parte del suo tempo per quasi dieci anni"). Collaborò con la rivista Réaction pour l'ordre di Jean de Fabrègues. Nel 1931, iniziò a scrivere Thomas l'Obscur. Nel 1933, entrò a far parte del quotidiano Le Rempart (di proprietà dell'amico Paul Lévy) continuando al contempo il suo lavoro presso il Journal des Débats. "Con Blanchot, Maxence e Maulnier in posizioni chiave, la Jeune Droite mantenne comunque un posto significativo". Dopo la chiusura de Le Rempart, Blanchot tornò a collaborare con Levy presso Aux écoutes, ricoprendo anche il ruolo di caporedattore. Nel biennio 1935-1936 scrisse Le Dernier Mot e L'Idylle; tali opere furono successivamente ripubblicate in Le Ressassement éternel (1951) e, più tardi, in Après coup (1983). Nel 1936 entrò a far parte della rivista Combat, mensile diretto da Thierry Maulnier — dove si scagliò contro Léon Blum. Muore in quell'anno il padre; l'anno dopo si allontana dalla scrittura politica e polemica e conosce Jean Paulhan, che lavora in Gallimard. Nel 1937, collaborò a L'Insurgé, un settimanale di estrema destra fondato da Maulnier e Jean-Pierre Maxence il 13 gennaio 1937. Per questa testata scrisse in media due articoli a settimana; alcuni di essi erano incentrati su Charles Maurras, il quale lo aveva criticato per la sua scarsa ortodossia. Oltre all'articolo intitolato "La Dentelle du Rempart, par Charles Maurras" (L'Insurgé, 24 febbraio 1937), Blanchot continuò a fare riferimento a Maurras nel tentativo di mobilitare una parte della destra conservatrice attorno alla causa di una "rivoluzione nazionale", obiettivo che egli propugnava sin dal 1933. Blanchot arrivò persino ad affermare: "Maurras è l'unico di cui si possa dire che abbia veramente pensato". === Seconda Guerra Mondiale: 1939-1945 === Nel maggio 1940 fu completato Thomas l'oscuro; Jean Paulhan ricevette il manoscritto presso la casa editrice Gallimard. In seguito all'invasione tedesca, Blanchot sostenne l'ascesa al potere del maresciallo Pétain, criticando i politici del periodo tra le due guerre mondiali. Ottenne l'autorizzazione ufficiale dal regime di Vichy per pubblicare Aux écoutes a Clermont-Ferrand e ne assunse la direzione per tre numeri (quelli del 13, 20 e 27 luglio). Aderì all'associazione Jeune France — fondata il 20 novembre 1940 — assumendo la responsabilità delle sue attività editoriali in ambito letterario nella Parigi occupata. "Dall'aprile 1941 fino agli ultimi giorni, Blanchot curò una rubrica letteraria regolare per il Journal des Débats, una testata che divenne sempre più filo-Vichy e convintamente sostenitrice di Pétain". Parallelamente, nel novembre 1940, Blanchot salvò l'amico Paul Lévy dalla persecuzione razzista e mise in salvo la moglie e la figlia di Levinas; partecipò inoltre a una rete di assistenza per persone che vivevano in clandestinità nella sua regione d'origine. Verso la fine del 1940, incontrò Georges Bataille e la sua compagna Denise Rollin (con la quale Blanchot ebbe forse una relazione). Bataille lesse a Blanchot L'Expérience intérieure, un'opera che avrebbe dovuto molto a Thomas l'Obscur. Quest'ultimo fu pubblicato nel 1941, dopo essere stato raccomandato da Paulhan alla NRF; il suo secondo romanzo, Aminadab, uscì nel 1942. Nel 1943 incontrò Dionys Mascolo; quello stesso anno pubblicò la sua prima raccolta di saggi critici, Faux Pas. Divenne inoltre membro della giuria del Prix de la Pléiade, istituito dalla NRF. Nel 1944, Blanchot si trovava a Quain, dove visse uno degli eventi più drammatici della sua vita — raccontato cinquant'anni più tardi ne L'istante della mia morte — scampando per un soffio alla fucilazione da parte di soldati tedeschi. Da quel giorno, la morte — intesa come qualcosa che era già passato ma destinato a tornare — non lo abbandonò mai. === Secondo Dopoguerra === Dopo la II guerra mondiale, Blanchot venne riconosciuto come un grande critico, divenendo una figura di spicco della scena letteraria francese. Lavora ormai quasi solo come scrittore e critico letterario, collaborando alla "NRF" e ad altre prestigiose riviste letterarie e di cultura. Diventa un punto di riferimento degli intellettuali: la sua opinione è salda, profonda e guidata da studio e gusto certo. Nel 1957 muore la madre, l'anno dopo egli torna a Parigi, dove diventa amico di Robert e Monique Antelme, Louis-René des Forêts, Maurice Nadeau, Marguerite Duras, Dionys Mascolo, e Elio Vittorini che lo invita a collaborare a "Il Menabò". Con Vittorini, Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Michel Leiris, Günter Grass, Hans Magnus Enzensberger e altri progetta una "Revue internationale" partecipando alle riunioni del 1960 con entusiasmo. Il progetto però non riesce a partire e Blanchot resta amaramente deluso. Lo stesso anno partecipa attivamente alla vicenda del Manifesto dei 121. Quando nel 1962 muore Georges Bataille scrive un testo sull'amicizia, poi inizia una lunga corrispondenza con il filosofo Jacques Derrida, ma di fatto è isolato, nonostante comincino a rendergli omaggio diversi intellettuali e un numero di "Critique" del 1966 ospiti articoli su di lui di René Char, Paul de Man, Michel Foucault, Jean Starobinski ecc. Nel maggio del 1968 Blanchot esce dal suo relativo isolamento, per protestare in favore degli studenti, e negli anni successivi scrive alcune opere contro il silenzio di Heidegger nel dopo-guerra a proposito dell'olocausto e per omaggio accorato a Paul Celan (L'ultimo a parlare, 1972). È uno degli autori in cui la filosofia e la letteratura si mescolano al loro meglio e alcune sue riflessioni critiche sullo scrivere hanno sapore di pensiero classico. Dal punto di vista politico Blanchot è passato da un atteggiamento iniziale di destra all'adesione al pensiero dell'estrema sinistra. Man mano che passano gli anni la sua scrittura diventa sempre più rarefatta e frammentaria, e la scomparsa degli amici (Lévinas nel 1995, Duras nel 1996, Mascolo nel 1997, il fratello René nel 1978, la sua vedova - con la quale Maurice ora abita - nel 1995 ecc.) lo portano a riflettere sempre più spesso sulla morte. I suoi libri più importanti sono Aminadab (1942), La follia del giorno (1949 e 2002), Lo spazio letterario (1955), L'infinito intrattenimento (o La conversazione infinita, 1969), La scrittura del disastro (1980) e L'istante della mia morte (1994 e 2002). È morto il 20 febbraio 2003 a Le Mesnil-Saint-Denis. === Analisi delle opere === La portata, l'influenza e l'importanza degli scritti di Maurice Blanchot sulla letteratura e la filosofia francesi del Secondo Dopoguerra sono indiscutibili. A prima vista, la sua opera oscilla tra l'ermetismo (che richiama Stéphane Mallarmé, uno degli autori più assiduamente letti da Blanchot) e il "terrorismo" (riconducibile a un'altra figura formativa per il giovane Blanchot: Jean Paulhan). L'opera di Blanchot appare dunque erede di una tradizione letteraria francese: nata con scrittori come Maurice Scève, tale tradizione trova eco nell'opera di Mallarmé, Paul Valéry e Paulhan, e prosegue — in una certa misura — in quella di Samuel Beckett, Marguerite Duras, Edmond Jabès e Jacques Derrida; quest'ultimo ha offerto diverse letture — in particolare di natura politica — dell'opera di Blanchot. La sua opera e il silenzio di cui circondò la propria vita privata — insieme al suo impegno politico e alla sua poetica rigorosa — hanno trasformato Blanchot in una figura mitica: una guida o un traghettatore per alcuni, un nemico pubblico o un guru per altri. L'intensità dei sentimenti suscitati dal suo nome è pari soltanto alla scarsa notorietà di cui gode presso il grande pubblico. Il suo percorso politico (dall'estrema destra alla sinistra), le sue prese di posizione — in particolare contro Charles de Gaulle — e la sua opposizione meno virulenta nei confronti di Jean-Paul Sartre; gli scrittori che lo riconoscono come punto di riferimento o che egli sostenne contro ogni previsione; la sua profonda affinità con La Nouvelle Revue française; il suo impegno a favore del popolo ebraico e il confronto con l'insondabile natura della Shoah (Auschwitz); e, infine, le sue amicizie incrollabili — in particolare con Emmanuel Levinas e Georges Bataille — concorrono a fare di lui una figura complessa, nonostante la sua assenza dai riflettori mediatici e la lotta contro una malattia oscura e apparentemente infinita. Lo stile letterario di Blanchot si caratterizza per la forma ossimorica e oscura, soprattutto per la sua passione per il frammento. Gli autori sui quali Blanchot concentra la sua attenzione sono Stéphane Mallarmé, Franz Kafka, Rainer Maria Rilke, Friedrich Hölderlin, Lautréamont, Sade, Friedrich Nietzsche, Georges Bataille ecc. Il pensiero filosofico di Blanchot è molto complesso e tributario sia del surrealismo e sia dell'esistenzialismo, ma con tendenze mistiche. == Opere == === Romanzi e racconti === Thomas le solitaire, 1931-1937; Paris, Éditions Kimé, 2022 Thomas l'Oscuro (Thomas l'Obscur, Paris: Gallimard, 1941; nuova versione, coll. « L'imaginaire », Gallimard, 1950), trad. di Francesco Fogliotti, Collana La Cultura n.1670, Milano, Il Saggiatore, 2023, ISBN 978-88-428-2923-2. Aminadab, coll. « L'imaginaire », Paris: Gallimard, 1942, ISBN 2-07-077029-X. Le Très-Haut, coll. « L'imaginaire », Paris, Gallimard, 1948, ISBN 2-07-071447-0. La sentenza di morte (L'Arrêt de mort, 1948; riedito leggermente modificato, 1971), trad. di Giancarlo Pavanello e Roberto Rossi, Milano, SE, 1989. Au moment voulu, Gallimard, coll. Blanche, Paris, Gallimard, 1951, ISBN 2-07-020735-8. Le Ressassement éternel, Paris, Éditions de Minuit, 1952. Celui qui ne m'accompagnait pas, Paris, Gallimard, coll. « L'imaginaire » , Paris, Gallimard, 1953, ISBN 2-07-073438-2. Le Dernier Homme, Paris, Gallimard, coll. Blanche, Paris, Gallimard, 1957, ISBN 2-07-020738-2. L'attesa, l'oblio (L'Attente l'oubli, 1962), trad., cura e Nota introduttiva di Milo De Angelis, Biblioteca della Fenice, Parma, Guanda, 1978. L'eterna ripetizione e Après coup (Après Coup, précédé par Le Ressassement éternel, 1983), trad. di Marina Bruzzese, Napoli, Cronopio, 1996. «L'istante della mia morte» (L'Instant de ma mort, 1994), trad. di Patrizia Valduga, in: aut aut, nn.267-268, Milano, 1995, pp. 32–37. Thomas l'obscur, prima versione, postuma, non approvata dall'autore, Paris, Gallimard, 2005. Premiers récits : le mythe d'Ulysse (inedito), suivi de L'Idylle (1936), et du Dernier mot (1935), Paris, Éditions Kimé, 2023. === Saggi e crestomazie === Comment la littérature est-elle possible?, Paris, Corti, 1942 Passi falsi (Faux pas, 1943), trad. di Elina Klersy Imberciadori, Milano, Garzanti, 1976; Collana La Cultura n.1371, Milano, Il Saggiatore, 2020, ISBN 978-88-428-2784-9. Lautréamont et le roman, Paris: Gallimard, 1947 «La littérature et le droit à la mort», in: Critique, 1948; poi in: La part du feu e in De Kafka à Kafka La parte del fuoco (La Part du feu, 1949), trad. di Andrea Vitozzi, Collana La Cultura n.1954, Milano, Il Saggiatore, agosto 2025, ISBN 978-88-428-2944-7. Lautréamont e Sade (Lautréamont et Sade, 1949), trad. di Marina Bianchi e Renata Spinella, scritto di Tito Perlini (Maurice Blanchot. L'opera come presenza-assenza), Bari, Dedalo, 1974. «Introduction» in Restif de la Bretonne, Sara (1949), trad. di Renato Sirabella, Milano, Lerici, 1962. L'Espace littéraire, 1955 Lo spazio letterario, trad. di Gabriella Zanobetti e Goffredo Fofi, con uno scritto di Jean Pfeiffer (La passione dell'immaginario), Nota di Guido Neri, Torino, Einaudi, 1967. Lo spazio letterario, collana La Cultura n.1147, traduzione di Fulvia Ardenghi, Postfazione di Stefano Agosti, Milano, Il Saggiatore, 2018, ISBN 978-88-428-2268-4. La bestia di Lascaux (La Bête de Lascaux, 1958); trad. di Franco Marconi e Sandro Toni, con lo scritto di René Char (La bestia innominabile), Bologna, Il cavaliere azzurro, 1983. Il libro a venire (Le Livre à venir, 1959); trad. di Guido Ceronetti e Guido Neri, Torino, Einaudi, 1969; Collana La Cultura n.1288, Milano, Il Saggiatore, 2019, ISBN 978-88-428-2599-9. La conquista dello spazio - Il nome Berlino - La parola in arcipelago - Il quotidiano, in: "Il Menabò", 7, Torino, Einaudi, 1964. «L'inconvénance majeure», in Sade, La Philosophie dans le boudoir, Paris, Pauvert, 1965 «Il riso degli dei», in Pierre Klossowski, Roberta stasera, trad. Giancarlo Marmori, Milano: SugarCo, 1981, pp. 105–21; poi in: Le leggi dell'ospitalità, Milano, ES, 2005. «Le Demain jouer», in Nouvelle Revue Française, aprile 1967. L'Entretien infini, (1969) L'infinito intrattenimento. Scritti sull'«insensato gioco di scrivere», traduzione di Roberta Ferrara, Collana Paperbacks n.81, Torino, Einaudi, 1977, ISBN 978-88-06-47035-7. La conversazione infinita. Scritti sull'«insensato gioco di scrivere», traduzione di R. Ferrara, Collana Piccola Biblioteca.Nuova serie, Torino, Einaudi, 2015, ISBN 978-88-06-22500-1. «Il discorso filosofico» (1971), trad. Roberto Di Vanni, Panta: filosofia, 21, 2003, pp. 573–78 L'amicizia (L'Amitié, 1971), trad. di Rosanna Cuomo e Monica Ghidoni, con lo scritto di Riccardo Panattoni e Gianluca Solla (In ogno caso, due), Genova, Marietti, 2010. Il passo al di là (Le pas au-delà, 1973), trad. di Lino Gabellone, con uno scritto di Lino Gabellone (L'infondatezza del pensiero), Genova, Marietti, 1989. La follia del giorno (La folie du jour, 1973), trad. di Franco Facchini, Giorgio Marcon, Giorgio Patrizi e Giulia Urso, «In forma di parole», libro IV, Reggio Emilia, Elitropia, 1982; contiene: M. Blanchot, La follia del giorno e La letteratura e il diritto alla morte; Jacques Derrida, La follia del titolo; Emmanuel Lévinas, Esercizi su La follia del giorno. La follia del giorno, traduzione di Simona Marino, Napoli, Filema, 2000, ISBN 88-86358-49-0. La scrittura del disastro (L'écriture du désastre, 1980), trad. e saggio di Federica Sossi (Il mito della fragilità), Milano, SE, 1990; Collana La Cultura n.1425, Milano, Il Saggiatore, 2021, ISBN 978-88-428-2839-6. De Kafka à Kafka, 1981 [raccolta di saggi scritti fra il 1943 e 1968] Da Kafka a Kafka, trad. di Roberta Ferrara, Diana Grange Fiori, Giorgio Patrizi, Leonella Prato Caruso, Giulia Urso e Gabriella Zanobetti, Collana Impronte, Milano, Feltrinelli, maggio 1983, ISBN 88-07-05003-X. Da Kafka a Kafka, trad. di Andrea Pitozzi, R. Ferrara, Fulvia Ardenghi, D. Grange Fiori, G. Patrizi e G. Urso, Collana La Cultura n.2057, Milano, Il Saggiatore, giugno 2026, ISBN 978-88-428-3071-9. «Sulla traduzione», in: aut aut, nn.189-190, 1982, pp. 98–101. La comunità inconfessabile (La Communauté inavouable, 1983), trad. di Mario Antomelli, Collana Impronte n.21, Milano, Feltrinelli, ottobre 1984, ISBN 88-07-05201-8; trad. di Daniele Gorret, Milano, SE, 2002. Noi lavoriamo nelle tenebre (Nous travaillons dans les ténèbres, 1983), trad. di Giuseppe Zaccarino, Novi ligure, Joker, 2006. L'ultimo a parlare (Le Dernier à parler, 1984), trad. e Nota di Carlo Angelino, Genova, Il melangolo, 1990. Michel Foucault come io l'immagino (Michel Foucault tel que je l'imagine, 1986), trad. di Viana Conti, Genova, Costa e Nolan, 1988. Sade et Restif de la Bretonne, Bruxelles, Complexe, 1986. Joë Bousquet (Joë Bousquet par M. Blanchot, suivi de M. Blanchot par J. Bousquet, 1987), trad. a cura di Adriano Marchetti, Bologna, Capitello del sole, 1999. «La parola sacra di Hölderlin», in: aut aut, n.234, 1989, pp. 21–36. Une voix venue d'ailleurs - Sur les poèmes de Louis-René des Forêts, Ulysse Fin de Siècle, Plombières, Éditions Virgile, 1992. Per l'amicizia (Pour l'amitié, 1996), Introduzione e trad. di Francesco Fogliotti, con uno scritto di Bruno Moroncini (Amici, compagni, fratelli) Napoli, Cronopio, 2021. La questione degli intellettuali. Abbozzo di una riflessione (Les Intellectuels en question: ébauche d'une réflexion, 1996), trad. di Marco G. Ciaurro, Milano-Udine, Mimesis, 2011. [articolo pubblicato su Le Débat, n.29, marzo 1984] Henri Michaux ou le refus de l'enfermement, 1999 Une voix venue d'ailleurs, Paris, Gallimard, 2002. Notes sur Heidegger, édition d'Étienne Pinat, Paris, Éditions Kimé, 2023. === Articoli e rubriche === ==== Anteguerra ==== È in corso di pubblicazione un'edizione critica completa dei primi testi firmati da Blanchot: il primo volume, Chroniques politiques des années trente, 1931–1940 — a cura di David Uhrig, che ne ha redatto anche l'apparato critico e la prefazione — è stato pubblicato da Gallimard nel 2017 (nella collana "Les Cahiers de la N.R.F."), mentre le cronache letterarie sono previste in un secondo volume (di prossima uscita). 1931-1932 : Revue universelle (3 articoli) ; Les Cahiers mensuels (1 articolo) 1931-1933 : La Revue française (5 articoli) 1931-... : Journal des débats (22 articoli durante tale periodo) 1932 : Réaction pour l'ordre (2 articoli) 1933 : Le Rempart, ad oggi sono stati rinvenuti più di cento articoli pubblicati tra l'aprile e il dicembre del 1933; La Revue du Siècle (2 articoli) 1934-1940 : Aux écoutes (18 articoli) 1935 : Revue du XXe siècle (2 articoli) 1936 : Combat, 7 articoli dal febbraio 1936 al dicembre 1937, « La fin du 6 février » (n. 2, febbraio 1936), « La guerre pour rien » (n.3, marzo 1936), « Après le coup de force germanique » (n.4, aprile 1936), « Le terrorisme, méthode de salut public » (n.7, luglio 1936), « La grande passion des modérés » (n. 9, novembre 1936), « Le caravansérail » (n. 10, dicembre 1936), « La France, nation à venir » (n.19, novembre 1937), « On demande des dissidents » (n. 20, dicembre 1937) 1937 : L'Insurgé, 66 articoli di questa pubblicazione settimanale apparsi tra il gennaio e l'ottobre del 1937 1940 : Revue française des idées et des œuvres (1 articolo) ==== Durante l'Occupazione tedesca ==== Gli articoli e gli estratti del Journal des Débats che non erano stati inclusi in una raccolta dello stesso Blanchot sono stati raccolti in Chroniques littéraires du "Journal des Débats", aprile 1941–agosto 1944, a cura di Christophe Bident. aprile 1941 - luglio 1944 : Journal des débats (74 articoli durante tale periodo) Chroniques littéraires du "Journal des Débats" (avril 1941-août 1944), Edition établie par Christophe Bident, Collection "Les Cahiers de la N.R.F.", Paris, Gallimard, 2007. ==== Secondo Dopoguerra ==== Nostra compagna clandestina. Scritti politici 1958-93 (Écrits politiques (1958-1993), 2003), a cura di Michel Surya, trad. e scritto di Carmelo Colangelo (Sorvegliando la notte), Napoli, Cronopio, 2004. Écrits politiques 1953-1993, Edition établie par d’Éric Hoppenot, Paris, Gallimard, 2008. Lettres à Vadim Kozovoï (1976-1998), Paris: Manucius, 2009 La Condition critique. Articles, 1945-1998, Edition établie par Christophe Bident, Collection "Les Cahiers de la N.R.F.", Paris, Gallimard, 2010. Political Writings, 1953–1993, a cura di Zakir Paul, New York, Fordham University Press, 2010. Mai 68, Révolution par l'idée, édition de Jean-François Hamel et Éric Hoppenot, Paris, Collection Folio, Paris, Gallimard, 2018. 1945 : Cahiers de la Table ronde (1 articolo) ; Paysage dimanche (7 articoli) 1945-1948 : L’Arche (16 articoli) 1946 : L’Espagne libre (1 articolo), Carrefour (1 articolo), Saisons (1 articolo); Combat (1 articoli) 1946-1951 : Cahiers de la Pléiade (4 articoli) 1946-1952 : Les Temps modernes (4 articoli) 1946-1953 : Critique (15 articoli) 1948 : Fontaine (1 articolo) 1948-1953 : Cahiers d’art (2 articoli) 1950 : L’Observateur (7 articoli) 1951-1956 : Botteghe Oscure (3 articoli) 1953-1989 : La Nouvelle Revue Française (118 articoli) === Epistolari === Lettres à Vadim Kozovoï (1976-1998), présentées et annotées par Denis Aucouturier, 1984; suivies de « La Parole ascendante », réédition : Paris, Manucius, 2009. Maurice Blanchot - Pierre Madaule, Correspondance 1953-2002, édition établie, présentée et annotée par Pierre Madaule, Paris, Gallimard, coll. Blanche, Paris, Gallimard, 2012. Maurice Blanchot - Johannes Hübner, Correspondance, édition établie, présentée et annotée par Éric Hoppenot et Philippe Mesnard, coll. « Archives Maurice Blanchot », Paris, Kimé, 2014. === Traduzioni === Una raccolta di testi di Kafka tradotti da Blanchot è stata pubblicata con il titolo Traduire Kafka, a cura di Éric Hoppenot, Arthur Cools e Vivian Liska (Collana "Archives Maurice Blanchot", Paris, Kimé, 2019). == Bibliografia critica == Jean-Paul Sartre, «Aminadab ou du fantastique considéré comme un langage», Situations I, Paris: Gallimard, 1947 Pierre Klossowski, «Sur Maurice Blanchot», Les Temps Modernes, 40, febbraio 1949 Adelia Noferi, «Blanchot», Paragone, 1, 2, febbraio 1950 Georges Bataille, «Silence et littérature», Critique, 57, 1952 Michel Butor, «Celui qui ne m'accompagnait pas», "NRF", 8, 1953 Gaëtan Picon, «L'oeuvre critique de Maurice Blanchot», Critique, agosto 1956 Georges Bataille, «Ce mond où nous mourons», Critique, 123-4, 1957 Manuel de Diéguez, L'écrivain du dehors, Paris: Gallimard, 1960 Geoffrey Hartman, The Novelist as Philosopher, Oxford University Press, 1962 Michel Deguy, «L'attente, l'oubli», NRF, 118, 1962 Francesco Leonetti, «La negazione in letteratura», Menabò, 6, 1963 Pierre Klossowski, Un si funeste désir, Paris, 1963 Michel Foucault, «La pensée du dehors», Critique, 229, giugno 1966 (numero speciale su Blanchot che contiene anche articoli di René Char, Georges Poulet, Jean Starobinski, Emmanuel Lévinas, Paul de Man, Françoise Colin, Jean Pfeiffer e Roger Laporte) Jean Pfeiffer, «La passione dell'immaginario», 1966, trad. G. Fofi, in Lo spazio letterario, pp. IX-XVI Maurice Nadeau, «La naissance du jour», La Quinzaine littéraire, n. 2, 29 giugno 1966 Guido Neri, «Nota bibliografica», 1967, in Lo spazio letterario, 1967, pp. XVII-XXI Pietro Citati, «Ricomporre dai fili lacerati lo splendido mosaico originario», Il Giorno, 4.10.1967 Vittorio Saltini, «Il rapporto tra l'arte e la morte», l'Espresso, 22.10.1967 Georges Sebag, «Blanchot l'indifférent», Les Lettres Nouvelles, marzo-aprile, 1968, pp. 61–80 Mario Perniola, «Blanchot e il masochismo delle lettere», Nuovi Argomenti, 25, 1969, pp. 268–83 Françoise Collin, Maurice Blanchot et la question de l'écriture, Paris: Gallimard, 1971 Mario Perniola, «Blanchot e il problema della scrittura», Rivista di estetica, 16, 1971, pp. 260–3 Paul de Man, «Impersonality in the Criticism of Maurice Blanchot», in Blindness and Insight, 1971, trad. it. 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Kant, Heidegger, Blanchot, Loffredo, 1998 Christophe Bident, Maurice Blanchot partenaire invisible, Champ Vallon, 1998 «L'énigme Blanchot», dossier in Le Magazine Littéraire, 424, 2003, pp. 22–68 (articoli di Thomas Regnier, Christophe Bident, Jacques Derrida, Monique Antelme, Michaël Lévinas, Nadine Sautel, Leslie Hill, Michel Surya, Daniel Dobbels, Jacques Lacan, Jean Roudat, Raymond Bellour, Dany Laferrière, Marie Depussé, Philippe Lacoue-Labarhte, David Rabouin, Alain David, Lissa Lincoln, Jean-Luc Nancy, e qualche lettera inedita di Blanchot stesso) Carmelo Colangelo, «Sorvegliando la notte», 2004, in Nostra compagna clandestina, pp. 199–263 Alessandro Carrera, Lo spazio materno dell'ispirazione. Agostino, Blanchot, Celan, Zanzotto, Cadmo, 2004 Riccardo De Benedetti, La politica invisibile di Maurice Blanchot, Milano: Medusa, 2004 Chiara Tortora, Volti di sabbia sull'orlo del mare. Il pensiero del fuori in Maurice Blanchot e Michel Foucault, Parma: Monte università, 2006 Bruno Moroncini, L'autobiografia della vita malata. Benjamin, Blanchot, Dostoevski, Leopardi, Nietzsche, Bergamo: Moretti e Vitali, 2008 Hadrien Buclin, Maurice Blanchot ou l'autonomie littéraire, Lausanne, Antipodes, 2011 Andrea Sartini, Scrittura, soggetto, comunità in Maurice Blanchot, Pisa: ETS, 2012 Andrea Sartini e Costanza Tabacco (a cura di), Scritture della creazione. In dialogo con Jean-Luc Nancy e Maurice Blanchot, Pisa: ETS, 2013 Anna Norpoth, Die Forderung des Werkes. Inspiration, Schreiben und das Werk bei Maurice Blanchot, Berlin: Ch. A. Bachmann, 2022 == Voci correlate == Surrealismo Esistenzialismo == Note == == Altri progetti == Wikiquote contiene citazioni di o su Maurice Blanchot Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Maurice Blanchot == Collegamenti esterni == Blanchot, Maurice, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Paola Ricciulli, BLANCHOT, Maurice, in Enciclopedia Italiana, IV Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1978. Simona Mambrini, BLANCHOT, Maurice, in Enciclopedia Italiana, VI Appendice, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000. (EN) Joseph Kuzma, Blanchot, Maurice, su Internet Encyclopedia of Philosophy. Maurice Blanchot, su lincei.it, Accademia Nazionale dei Lincei. Opere di Maurice Blanchot, su MLOL, Horizons Unlimited. (EN) Opere di Maurice Blanchot / Maurice Blanchot (altra versione) / Maurice Blanchot (altra versione), su Open Library, Internet Archive. (EN) Bibliografia di Maurice Blanchot, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff. (EN) Maurice Blanchot, su Goodreads. Bibliografia italiana di Maurice Blanchot, su Catalogo Vegetti della letteratura fantastica, Fantascienza.com. (EN) Maurice Blanchot, su Discogs, Zink Media. (EN) Maurice Blanchot, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation. (EN) Maurice Blanchot, su IMDb, IMDb.com. 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