Giancarlo AntognoniGiancarlo Antognoni (Marsciano, 1º aprile 1954) è un dirigente sportivo ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista, capo delegazione della nazionale under 21 italiana. Con la nazionale italiana si è laureato campione del mondo nel 1982. Bandiera e capitano della Fiorentina con cui, tra gli anni '70 e '80 del XX secolo, giocò praticamente l'intera carriera professionistica in Italia (ha chiuso l'attività in Svizzera nel Losanna). Fra i giocatori viola detiene i record di presenze in tutte le competizioni (429 gare) e in Serie A (341 gare). Con 73 gare in azzurro è anche il giocatore della Fiorentina con più presenze in nazionale (con 7 reti realizzate). Nel 2018 è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Veterano italiano. == Carriera == === Giocatore === ==== Club ==== ===== Gli inizi ===== Nato tifoso rossonero e cresciuto nel mito di Gianni Rivera – «Era il mio idolo [...] A Perugia mio papà gestiva un bar che era anche la sede di un Milan Club, [squadra dove] da ragazzino sognavo di giocare» –, a quindici anni Antognoni si ritrovò in Piemonte, acquistato dal Torino con cui, tuttavia, ebbe modo di giocare solo un'amichevole prima di accasarsi all'Asti MaCoBi, in Serie D. ===== Fiorentina ===== ====== 1972-1982 ====== La Fiorentina del presidente Ugolino Ugolini lo acquistò nel 1972, per 435 milioni di lire dell'epoca. Con i Viola esordì in Serie A a 18 anni, il 15 ottobre di quell'anno in una vittoria dei toscani per 2-1 sul campo del Verona; Antognoni scese in campo con la maglia numero otto, venendo elogiato il giorno dopo dal Corriere dello Sport che, nel titolo del resoconto della gara, lo definì «un giovanissimo Rivera» protagonista di un esaltante primo tempo. Acquistato assieme a Moreno Roggi, Mimmo Caso, Vincenzo Guerini e Claudio Desolati, Antognoni si trovò ad essere il leader di una giovane squadra che vinse, nel 1975, la Coppa Italia conquistata nella finale di Roma contro il Milan, e la Coppa di Lega Italo-Inglese contro il West Ham Utd. L'anno seguente ereditò da Claudio Merlo la fascia di capitano dei gigliati, che manterrà per il resto della sua esperienza in riva all'Arno. Nei primi anni 80, sotto la gestione societaria dei Pontello (Flavio e Ranieri) contribuì a riportare la Fiorentina a competere per lo scudetto dopo un decennio, sfiorando il titolo nel campionato 1981-1982 quando lo mancò all'ultima giornata, dopo un serrato duello con la Juventus: «quel campionato perduto grida ancora vendetta. Arrivammo a un punto dalla Juve: all'ultima giornata a Cagliari ci annullarono un gol regolare di Graziani, mentre la Juve vinse a Catanzaro con un rigore, che c'era... Forse non doveva finire con uno spareggio perché c'era il Mondiale che incombeva e in nazionale eravamo in cinque della Fiorentina e in sette-otto della Juve». Giocatore la cui carriera fu segnata da gravi infortuni, il più drammatico risale al 22 novembre 1981 quando, in uno scontro di gioco con il portiere del Genoa, Silvano Martina, riportò una frattura alle ossa craniche e la temporanea interruzione del battito cardiaco: Antognoni ebbe salva la vita grazie al pronto intervento del medico sociale rossoblù, Pierluigi Gatto, il quale con Ennio Raveggi, massaggiatore dei viola, riattivò le funzioni respiratorie e il battito del giocatore. ====== 1982-1987 ====== Il 12 febbraio 1984 un nuovo scontro di gioco, stavolta con Luca Pellegrini della Sampdoria, gli causò la frattura scomposta ed esposta di tibia e perone della gamba destra, costringendolo a rimanere lontano dai rettangoli di gioco per quasi due anni. Tornò in campo soltanto nel novembre 1985, per giunta scontrandosi col sopravvenuto ostracismo della dirigenza e dell'allenatore Aldo Agroppi in primis, più che dubbiosi sul suo effettivo stato di forma, situazione che aveva rischiato di sfociare in una clamorosa rottura tra la bandiera gigliata e l'ambiente. Pur ricomponendosi, il rapporto fra Antognoni e Agroppi rimarrà teso per il resto della stagione, tanto che nel marzo 1986 ciò farà da pretesto per una violenta aggressione ai danni del tecnico da parte di una frangia di ultras viola, reo ai loro occhi di una cattiva gestione del numero dieci, e che non degenererà in peggio solo per l'intervento del compagno di squadra Daniel Passarella. Nell'annata 1986-1987, assieme a Ramón Díaz, Antognoni guidò la Fiorentina a una difficile salvezza in campionato; vittima di un nuovo infortunio in Coppa Italia alla fine della stagione precedente, il capitano viola, sotto la guida di Eugenio Bersellini, esordì solo sul finire del girone di andata, nella sconfitta interna contro l'Inter: in tutto 19 presenze e 4 reti, di cui una su calcio di punizione al Napoli. Segnò l'ultima rete in maglia gigliata all'Empoli nell'aprile 1987. ===== Losanna e ritiro ===== Al termine della stagione, dopo 429 incontri e 72 reti in tutte le competizioni, Antognoni lasciò la Fiorentina per accasarsi alla squadra svizzera del Losanna, dove disputò ancora due stagioni. Il 25 aprile 1989 lasciò il calcio giocato: per la sua gara di addio, tra l'Italia campione del mondo 1982 e una selezione del resto del mondo, si stiparono, in uno stadio Comunale pur in rifacimento per i mondiali di Italia 1990, circa 40 000 tifosi, ai quali la bandiera viola regalò un giro di campo. ==== Nazionale ==== ===== Nazionali giovanili ===== Nel corso del 1973 Antognoni debuttò in maglia azzurra, venendo impiegato nelle nazionali giovanili under 21 e under 23: l'esordio assoluto fu il 10 ottobre nelle file dell'under 21, in una gara a Parigi contro i pari età della Francia (1-1), mentre quello con l'under 23 avvenne il 21 dello stesso mese, nella partita giocata a San Gallo contro la Svizzera B (1-1). ===== Nazionale maggiore ===== Convocato dal commissario tecnico Fulvio Bernardini, Antognoni esordì in nazionale maggiore il 20 novembre 1974, a 20 anni, in occasione della partita Paesi Bassi-Italia (3-1) valida per le qualificazioni al campionato d'Europa 1976. Fu impiegato subito con continuità, visto anche il grande ricambio generazionale dell'epoca, che lo vide ricoprire in campo le posizioni prima occupate da elementi quali Sandro Mazzola e Gianni Rivera. Realizzò il suo primo gol in maglia azzurra il 7 aprile 1976, nell'amichevole vinta per 3-1 contro il Portogallo. Confermato anche dal successivo selezionatore Enzo Bearzot, giocò da titolare il campionato del mondo 1978 in Argentina chiuso dagli Azzurri al quarto posto, così come il successivo campionato d'Europa 1980 ospitato in Italia. Prese parte, sempre da titolare, anche al campionato del mondo 1982 in Spagna, nel quale l'Italia sollevò la Coppa del Mondo. In terra iberica, nella decisiva gara contro il Brasile della seconda fase a gironi, aveva segnato una rete, quella del possibile 4-2 azzurro, annullata per un fuorigioco poi rivelatosi inesistente. Un fallo di Matysik nella semifinale con la Polonia lo privò della possibilità di scendere in campo nella vittoriosa finale di Madrid contro la Germania Ovest: «a parte quella partita di Cagliari che ci costò lo scudetto, la finale del Mundial spagnolo che non mi fu possibile giocare» rappresentò per Antognoni la più grande delusione della vita calcistica; come ricorderà anni dopo, «quella volta mi girarono parecchio le scatole. Vidi Italia-Germania dalla tribuna stampa». Impiegato anche nelle successive qualificazioni al campionato d'Europa 1984, giocò la sua ultima partita in nazionale il 16 novembre 1983, nella gara persa 2-0 contro la Cecoslovacchia a Praga. Antognoni ha vestito per 73 volte la maglia della nazionale italiana, realizzando 7 reti. === Dopo il ritiro === Rientrato a Firenze, nel 1990 Antognoni ha accettato di entrare a far parte della dirigenza della Fiorentina, vestendo quindi diversi incarichi sotto la gestione della famiglia Cecchi Gori (con il padre Mario prima, e il figlio Vittorio poi); partito come osservatore, è diventato in seguito team manager, fino a ricoprire le mansioni di direttore generale; tra le sue operazioni come dirigente, è compreso anche l'acquisto del portoghese Rui Costa, che lo stesso Antognoni considerò il suo «fiore all'occhiello». Nelle fasi finali della stagione 1992-1993, ha assunto brevemente, assieme a Luciano Chiarugi, anche la responsabilità tecnica della squadra, pur non riuscendo a evitare la retrocessione dei gigliati in cadetteria dopo oltre mezzo secolo. Dopo essere tornato nei quadri dirigenziali, si è infine dimesso dai suoi ruoli operativi nel 2001, all'indomani dell'esonero di Fatih Terim, entrato ormai in contrasto col presidente fiorentino: In seguito, Antognoni è entrato a far parte dello staff della FIGC, che gli ha affidato diversi incarichi nell'ambito del calcio giovanile: nell'ottobre del 2005 è stato nominato coordinatore degli osservatori delle nazionali giovanili, mentre nell'agosto del 2015 è diventato capo delegazione della nazionale under 21. Nel gennaio del 2017, una volta scaduto il contratto con la FIGC, è tornato alla Fiorentina, inizialmente con compiti di rappresentanza e dal giugno seguente anche come club manager; ha quindi mantenuto i propri incarichi fino al luglio del 2021, quando ha lasciato il club viola a causa di sopravvenuti dissidi con la dirigenza. Nell'aprile del 2024, Antognoni è tornato a ricoprire l'incarico di capo delegazione della nazionale under 21 dopo sette anni, nominato dal presidente della FIGC Gabriele Gravina. == Statistiche == === Presenze e reti nei club === === Cronologia presenze e reti in nazionale === == Palmarès == === Club === ==== Competizioni nazionali ==== Coppa Italia: 1 Fiorentina: 1974-1975 ==== Competizioni internazionali ==== Coppa di Lega Italo-Inglese: 1 Fiorentina: 1975 === Nazionale === Campionato mondiale: 1 Spagna 1982 === Individuale === Inserito nelle "Leggende del calcio" del Golden Foot 2010 Inserito nella Hall of Fame Viola 2012 Premio internazionale Giacinto Facchetti: 1 2016 Inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria Veterano italiano 2018 Premio Nazionale Alessandro Mazzinghi per meriti sportivi 2024 == Onorificenze == == Note == == Bibliografia == Arrigo Beltrami (a cura di), Almanacco illustrato del calcio 1991, Modena, Panini, 1990. Giansandro Mosti, Almanacco Viola 1926-2004, Scramasax, 2004. L. Caroppo, P. Chirichigno, M. Mancini e D. Moschella, Antognoni. Firenze e il suo campione, Polistampa, 2005. == Altri progetti == Wikiquote contiene citazioni di o su Giancarlo Antognoni Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Giancarlo Antognoni == Collegamenti esterni == Sito ufficiale, su giancarloantognoni.it. Antognóni, Giancarlo, su sapere.it, De Agostini. Alberto Polverosi, Giancarlo Antognoni, in Enciclopedia dello Sport, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002. (EN) Giancarlo Antognoni, su national-football-teams.com, National Football Teams. (DE, EN, IT) Giancarlo Antognoni (calciatore), su Transfermarkt, Transfermarkt GmbH & Co. KG. (DE, EN, IT) Giancarlo Antognoni (allenatore), su Transfermarkt, Transfermarkt GmbH & Co. KG. (EN) Giancarlo Antognoni, su worldfootball.net, HEIM:SPIEL Medien GmbH. (EN, RU) Giancarlo Antognoni, su eu-football.info. Benemerenze sportive - Giancarlo Antognoni, su coni.it, Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Convocazioni e presenze di Giancarlo Antognoni in nazionale, FIGC.Piero CalamaiPiero Calamai (Genova, 25 dicembre 1897 – Genova, 7 aprile 1972) è stato un comandante marittimo e militare italiano, capitano superiore di lungo corso, comandante superiore del Ruolo dello SMN in R.O. della "Italia" Società di Navigazione, noto per essere stato al comando della turbonave Andrea Doria nella notte in cui affondò. == Biografia == Nato in una famiglia di antiche tradizioni marinare, il Comandante Superiore CSLC Piero Calamai incominciò la sua carriera in mare nell'estate del 1916: diplomatosi aspirante al comando di navi mercantili presso l'Istituto tecnico Nautico San Giorgio di Genova, entrò subito dopo nella Regia Marina come guardiamarina, mentre era in corso la prima guerra mondiale. Fu in servizio come ufficiale su alcune navi fra cui il cacciatorpediniere Pilade Bronzetti. Decorato con la croce di guerra al valor militare, si congedò da sottotenente di vascello di complemento nel 1919 e incominciò subito a navigare come ufficiale di coperta per il Lloyd Sabaudo, in servizio di linea su navi come la Moncalieri, la Principe di Udine, la Carignano, la Conte Rosso e la Valdieri; fu poi primo ufficiale sulle navi Castelporziano, Valdieri, Principessa Giovanna, Principessa Maria, Conte Grande, Conte Verde, Conte Biancamano, Esquilino, Conte di Savoia ed Orazio. Nel 1932 gli fu conferita una medaglia d'argento al valor civile a seguito di un episodio in cui, imbarcato sul Conte Grande, non esitò a gettarsi in mare in mezzo all'Oceano Atlantico al fine di salvare la vita a un passeggero caduto a mare. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, il 14 maggio 1940, meno di un mese prima dell'entrata in guerra dell'Italia nel conflitto, venne richiamato alle armi con il grado di capitano di corvetta di complemento. La notte dell'11 novembre 1940 si mise in luce per il salvataggio di alcuni marinai, compiuto a bordo della corazzata Duilio, colpita nel corso dell'attacco aeronavale inglese della base navale di Taranto, meritando una seconda medaglia d’argento al valor militare. Nel secondo dopoguerra, dal 10 maggio 1947 riprese la sua posizione quale ufficiale di coperta appartenente allo stato maggiore in regolamento organico nel ruolo della Italia - Società di Navigazione, rientrando così nei ranghi della flotta di Stato; sposato e con due figlie, prestò servizio come ufficiale prima e comandante poi su 27 navi diverse, fra cui i transatlantici Conte Grande e Saturnia, fino a giungere al comando delle più prestigiose ammiraglie della Flotta Italiana di Linea, ottenendo il titolo onorifico di "Comandante Superiore", coronamento di una brillante carriera in mare. == L'Andrea Doria == Nel luglio 1956 l'illustre comandante era assegnato all'allora nave ammiraglia della Marina Mercantile Italiana, la T/N Andrea Doria; a questo lussuosissimo e al tempo stesso modernissimo transatlantico si deve la sua notorietà e la sua presenza nella memoria collettiva, perché la nave naufragò con grande clamore nella notte tra il 25 ed il 26 luglio 1956 in seguito alla collisione con la nave svedese Stockholm, nel mezzo di un fitto banco di nebbia in pieno Oceano Atlantico. Calamai aveva già comandato almeno la metà delle 100 tratte atlantiche già percorse con successo dall'Andrea Doria, tra cui anche il viaggio inaugurale, ed era candidato al comando della nave gemella dell'Andrea Doria, la Cristoforo Colombo. Materialmente, l'azione di Calamai nell'imminenza del disastro si concretizzò nell'ordinare, una volta compreso di trovarsi in rotta di collisione, un'accostata a sinistra, nel preparare la nave all'imminente impatto e nell'ordinare di tenere in funzione sino allo stremo gli impianti elettrici, poiché essendo notte era importante non lasciare l'Andrea Doria ed i suoi passeggeri al buio. Capendo che la nave sarebbe inevitabilmente affondata, fece trasmettere l'SOS ed organizzò il salvataggio dei circa 1600 passeggeri, che rimase il più imponente salvataggio in mare di tutti i tempi; allo stesso tempo attese finché fu possibile prima di lanciare il segnale di abbandono nave, per evitare l'insorgere del panico, e si coordinò con le navi intervenute in soccorso per l'evacuazione, tutto ciò nel buio della notte e con la nave sbandata di più di 20°. Il principale bastimento che prestò soccorso al piroscafo italiano fu il transatlantico francese Île de France, che una volta ricevuto il segnale di emergenza si predispose per l'accoglienza dei naufraghi (il comandante Raoul de Beaudéan scelse di non allertare inutilmente i propri passeggeri), per poi navigare a tutta velocità verso il luogo del disastro, arrivandovi poco meno di due ore dopo, e posizionarsi parallelo all'Andrea Doria a circa 370 metri di distanza, creando un corridoio di mare calmo tra le due navi in cui far transitare le lance di salvataggio. Gli ufficiali riferirono che Calamai, a passeggeri ormai evacuati, non voleva lasciare la nave per morire con essa, secondo un'antica tradizione del mare; i suoi sottoposti lo dovettero "minacciare" di risalire tutti per morire con lui e solo in questa prospettiva Calamai si lasciò convincere a scendere su una scialuppa, non senza che il suo secondo ordinasse la discesa per grado, in modo che gli ufficiali di grado inferiore scendessero per primi. Al naufragio dell'Andrea Doria seguirono polemiche e molte difficoltà nel far luce sulle cause del disastro, difficoltà in parte dovute anche a motivi politici e agli importanti interessi economici coinvolti, come il regista Fabio Toncelli ha raccontato nel suo documentario Il naufragio dell'Andrea Doria - La verità tradita, trasmesso dalla televisione pubblica americana PBS e anche in Italia nei programmi televisivi Ulisse di Raitre e Atlantide di LA7. Calamai rimase nei ruoli attivi della Italia - Società di Navigazione sino al 31 dicembre 1957, data in cui andò in pensione per raggiunti limiti di età. == A terra == Dopo il naufragio dell'Andrea Doria Calamai non riprese mai più il mare e a livello psicologico non si riprese mai completamente dal disastro, chiudendo di fatto la sua carriera, fino ad allora ricca di soddisfazioni. Al momento del sinistro aveva 58 anni e guadagnava uno stipendio di 625 USD al mese, per i tempi ragguardevole, paragonabili, calcolando l'inflazione, a circa 7700 Euro odierni. Recenti rivelazioni e studi successivi ne hanno riabilitato la figura e confermato la correttezza del suo operato e quello del suo equipaggio. Morì il 7 aprile 1972, all'età di 74 anni ed ormai malato, nella sua città d'origine (abitava in piazza Leonardo da Vinci, quartiere Albaro) poco meno di un mese prima aveva ricevuto dagli Stati Uniti una comunicazione di John C. Carrothers(1904-1991), un ingegnere navale in pensione che era diventato uno dei maggiori esperti di collisioni navali, studiando in particolare quella fra l'Andrea Doria e la Stockholm; Carrothers, il primo a sostenere la responsabilità del terzo ufficiale della nave svedese, voleva comunicargli che il sinistro di cui era stato protagonista era studiato all'Accademia navale di Annapolis e che nella pubblicazione ufficiale dello U.S. Naval Institute, Proceedings, di cui allegava la copia di una pagina, si ratificava la ricostruzione dello stesso Carrothers, che riabilitava Calamai. La lettera conteneva espressioni di vivissima solidarietà, sottolineava che ci erano voluti più di 12 anni per dimostrare quella che era una certa e completa responsabilità svedese e si concludeva così: Calamai non aveva mai voluto leggere la lettera, che venne ritrovata intatta dalle sue figlie; molte fonti riportano che le sue ultime parole sarebbero state "sono tutti salvi i passeggeri?". Il capitano riposa nella cappella di famiglia, nel cimitero di Sant'Ilario, sulle alture di Genova Nervi, accanto al padre Oreste (1865-1937), al fratello Marco (1902-1957). L'altro fratello, Guido (nato nel 1904) intraprese la carriera giornalistica e difese sempre l'operato del fratello. Il fratello Marco raggiunse il grado di contrammiraglio nella Marina Militare Italiana ed ebbe anche il comando dell'Accademia navale di Livorno, mentre il padre Oreste è ricordato come fondatore della prima rivista quindicinale in Italia dedicata al mondo della marineria, intitolata "La Marina Mercantile Italiana". Fondata nel 1902 fu pubblicata sino al 1921, direzione era a Genova in piazza Savonarola 3 e la redazione (con tipografia annessa) in piazza San Donato 23. Oltre il padre direttore, collaborò il figlio, Marco, come vice-direttore. Il consulente tecnico era l'ingegnere savonese Napoleone Albini (nato nel 1875), che farà da consulente tecnico nell' affondamento dell'Andrea Doria. A Calamai, il 28 dicembre 2016, è stata dedicata una sala del Galata Museo del Mare di Genova, che in occasione dei 60 anni dal naufragio della T/n Andrea Doria, insieme alla Fondazione Ansaldo, ha organizzato una mostra sulla storia della nave e della sua tragica fine. La cerimonia è stata presieduta dal sindaco del capoluogo ligure Marco Doria e dalle figlie del comandante, Silvia e Marina; un riscatto morale alla controversa vicenda legale e soprattutto mediatica che seguì al naufragio dell'ammiraglia della flotta mercantile italiana. Il 26 luglio 2021, in occasione del 65º anniversario del naufragio, la città di Genova ha intitolato la scalinata di Boccadasse (che collega il belvedere Edoardo Firpo al piazzale Enrico Bassano) a Calamai e al suo equipaggio, quale riconoscimento istituzionale del loro eroico operato durante le operazioni di salvataggio. == Opere ispirate al comandante Calamai == Per celebrare degnamente i 60 anni dalla tragedia è stato prodotto il docu-film Andrea Doria - I passeggeri sono in salvo?, prodotto da Pierette Domenica Simpson, americana di origini italiane superstite dell'incidente, e diretto da Luca Guardabascio; si tratta di un film nato soprattutto per riabilitare la figura dell'eroico comandante dell'Andrea Doria.. Il documentario si avvale delle musiche del celebre compositore statunitense Mike Stoller, che fu uno dei passeggeri superstiti del naufragio del transatlantico italiano e che proprio per questo motivo venne coinvolto dalla signora Simpson. == Onorificenze == == Note == == Altri progetti == Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Piero Calamai == Collegamenti esterni == (EN) Sito ufficiale, su andreadoria.org.